Ugo Bardi interviene sulla questione gas.

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Ugo BardiSono felicissima di ospitare oggi un intervento, scritto proprio per il blog, del prof. Ugo Bardi dell’Università di Firenze, Presidente dell’AspoItalia, branca italiana dell’associazione internazionale che studia il picco petrolifero. E’ un interessante articolo che ci lascia intravedere quali potrebbero essere le sorti dell’economia mondiale alla luce della crisi energetica in corso.
Buona lettura a tutti!

LA FINE DELLA GLOBALIZZAZIONE?
di Ugo Bardi

La disputa sulla questione delle forniture di gas russo all’Ucraina continua, e la questione è lontana da
essere risolta. Questa storia ha messo a nudo una conflittualità che era latente e che aspettava solo un pretesto per scatenarsi. Una conflittualità che non riguarda solo il gas russo ma che coinvolge tutto il mercato delle materie prime mondiali che è stato gestito fino ad oggi nell’ambito di un sistema che chiamiamo “globalizzazione”.

La globalizzazione è il risultato di un accordo tacito che, fino ad oggi, era stato vantaggioso per tutti. Nel mercato globale liberalizzato, i paesi consumatori hanno la garanzia di poter accedere alle materie prime a prezzi ragionevoli, mentre i paesi produttori sono garantiti dal rischio di essere rapinati da paesi militarmente più forti. Ma l’invasione dell’Iraq nel 2003 e l’embargo del gas naturale Russo del 2006 hanno messo in dubbio entrambi questi elementi. E’ possibile che la crisi che stiamo vedendo segnali l’inizio della fine della globalizzazione?

L’idea di un mercato mondiale liberalizzato nasce in tempi recenti da condizioni molto particolari, ovvero dalla crescente domanda di risorse minerarie da parte dei paesi industrializzati e dall’impossibilità di soddisfarla con risorse nazionali. Il problema si è posto per tutto il ventesimo secolo, ma il punto critico che ha dato origine alla situazione attuale lo si trova con la crisi petrolifera degli Stati Uniti che comincia nel 1971. Il petrolio è la risorsa “principe” dei paesi industrializzati e, a quel tempo, il graduale esaurimento dei giacimenti americani aveva reso impossibile soddisfare la domanda statunitense di petrolio con le sole risorse nazionali. La crisi portò a quel periodo di incertezza e di alti prezzi che chiamiamo oggi la “Grande Crisi del Petrolio.” Il sistema produttivo si riassestò a partire dal 1985, circa, con l’ l’ingresso sul mercato del petrolio medio-orientale e di quello del mare del Nord, che andavano gradualmente a sostituire le risorse nazionali degli Stati Uniti, diventati paese importatore. In questo quadro profondamente cambiato rispetto al mondo di prima del 1970, la globalizzazione garantiva a tutti la possibilità di accesso al petrolio e, contemporaneamente, a tutte le altre materie prime.

La globalizzazione, tuttavia si basa su una situazione di abbondanza, perlomeno relativa. Fino a pochi anni fa, in effetti, le capacità produttive dei paesi esportatori di petrolio erano in eccesso rispetto alla domanda degli importatori. Tuttavia, questo eccesso di capacità si è gradualmente esaurito e oggi praticamente non esiste più. Il petrolio non è infinito e non esistono più aree “vergini” del pianeta nelle quali possiamo sperare di trovare nuovi giacimenti abbondanti. In queste condizioni di relativa scarsità, si fa sempre più forte la tentazione per i produttori di tenersi per se le loro risorse, mentre al contempo si fa sentire quella per gli utilizzatori di prendersele con la forza se ne hanno la possibilità. Sembrerebbe che sia proprio questo che stiamo vedendo accadere, sia col petrolio che col gas naturale, anch’esso non infinito e che sembra stare raggiungendo i suoi limiti produttivi. La crisi si sta facendo sentire un po’ per tutte le materie prime che stanno vertiginosamente aumentando di prezzo, in parte certamente anche a causa del progressivo esaurimento delle risorse.

Possiamo prevedere un ritorno nel prossimo futuro alla condizione di prima della globalizzazione, ovvero economie nazionali protezionistiche?
E’ ancora presto per dirlo ma, se questo avvenisse, le conseguenze sarebbero disastrose per le economie di paesi che, come l’Italia, non hanno importanti risorse minerali proprie. Peggio ancora sarebbe se questo ritorno fosse accompagnato da una serie di guerre per le risorse.
Ricordandoci l’antica maledizione cinese, sembra che stiamo vivendo in tempi più interessanti di quanto ci piacerebbe che fossero.

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  • nickname Commento numero 1 su Ugo Bardi interviene sulla questione gas.

    Posted by:

    embargo? Ad ogni modo, nicht schlecht! Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Ugo Bardi interviene sulla questione gas.

    Posted by:

    diversificazione delle fonti minerarie. Tutto qua! Pensare che la razza umana e\' nata sulla Terra e sulla Terra deve morire, e\' sbagliatissimo. Abbiamo la Luna, Marte e la Fascia degli Asteroidi da poter sfruttare. E le tempistiche sarebbero piu\' o meno uguali a quelle richiste dalla costruzione di una nuova centrale nucleare. Ma con vantaggi decisamente diversi! Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 3 su Ugo Bardi interviene sulla questione gas.

    Posted by:

    Caro prof non avevo visto la questione dal suo punto di vista ma mi pare una visione del mondo realistica. Scritto il Date —

 

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