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I politici e il non reagire.

Martedì 28 Marzo 2006, 19:59 in Esperti, Italia, Scenari di

Adesso, sono gli esseri umani a stravolgere gli ecosistemi. Come un principiante che non sa guidare la bicicletta, abbiamo aspettato troppo prima di reagire al riscaldamento globale e all'esaurimento dei fossili. La reazione tarda ad arrivare, ma quando arriverà potrebbe essere eccessiva (per esempio "conquistiamo il Medio Oriente per prenderci il petrolio!"). Comunque vada, trovare un punto di equilibrio sarà molto difficile.

Il prof. Ugo Bardi, Presidente di AspoItalia, ama concederci anteprime dei suoi scritti e di questo gli sono molto grata.
Ecco il suo nuovo vivace contributo, che ci svela finalmente l'annosissimo mistero del "Perché i politici non fanno niente?". Si chiama Mysperception of Dynamics, ed è facilissima da capire!

Gaia è una bicicletta? Perché non si reagisce alla crisi energetica e climatica.

di Ugo Bardi

Ero seduto in platea ad uno dei tanti incontri sull'energia che si fanno in questo periodo. Parlava l'assessore di non so che, o forse era il presidente della commissione di non so che altro. Parlavano di impianti di riscaldamento solare, di mezzi pubblici, di biciclette, di fotovoltaico e di eolico. Uno consigliava di fare la doccia invece del bagno, che si risparmiano due terzi dell'acqua.

Tutte buone pratiche, certo. Pensavo che è bene che questi amministratori si siano resi conto che bisogna fare qualcosa. Ma le parole che mi giravano per la testa mentre stavo li a sentire, tuttavia, erano "troppo poco" e "troppo tardi". Dovremmo fare di più, molto di piu'.

Eh, si. E' bene che qualche amministratore locale cominci a pensare che bisogna far qualcosa, e magari e bene anche farsi la doccia invece del bagno. Ma non basta, non basta neanche vagamente. Stiamo continuando a costruire edifici con grandi pareti di vetro e con caldaie di riscaldamento che sembrano la sala macchine del Titanic. Continuiamo a comprarci SUV e altri mezzi di trasporto fuori di ogni proporzione rispetto alle necessità. Continua la "logisticizzazione" del paese con la costruzione di nuove strade, ponti e gallerie, come se avessimo carburante per tempi infiniti. A fronte di questo, in Italia abbiamo solo lo 0.01% di contributo del fotovoltaico alla produzione energetica, solo lo 0.2% dall'eolico. Di quanto dobbiamo aumentare la produzione di energia rinnovabile prima di arrivare a un contributo significativo? Sperate che l'uranio vi tolga dagli impicci? Ma quanto ci vorrebbe per ripartire con nuove centrali? E chi ci darebbe l'uranio del caso quando tutti sono affamati per averlo e non ce n'è abbastanza per tutti?

Avessimo cominciato trent'anni fa, adesso saremmo da qualche parte. Ma, ora, ci vorranno decenni prima di aver messo su un sistema di energia non fossile capace di darci l'autosufficienza e mitigare la crisi
climatica. Ma non abbiamo decenni. L'emergenza è in arrivo, sia quella climatica come quella energetica. Le calotte polari si sciolgono, il disastro climatico è preannunciato. I rifornimenti petroliferi possono interrompersi in qualsiasi momento, così come si sono interrotti quelli del gas questo inverno.

Queste cose mi frullavano per la testa mentre tornavo a casa dalla conferenza di cui vi sto raccontando. Com'è che ci siamo ridotti così? Eppure, la crisi di oggi ha origini antiche. Basta cliccare un po' su internet per vedere che l'allarme era stato lanciato già trent'anni fa per l'energia e almeno vent'anni fa per il clima. E per tutto questo tempo,nessuno ha fatto nulla, o quasi.

Di chi è la colpa di tanta insipienza? Dei politici? O di tutti noi? A casa, mi sono bastate poche cliccate su internet per scoprire che questo fallimento e cosa già nota e stranota. Ha anche un nome: si chiama MOD
(Misperception of Dynamics). E' parte di un campo della scienza che si chiama "Dinamica dei Sistemi", quel metodo, per intenderci che è stato usato dal gruppo del MIT per il loro famoso studio del 1972 "I Limiti dello Sviluppo".

Il problema del MOD è stato studiato in dettaglio (cliccate "Erling Moxnes" su google e troverete i suoi articoli in proposito). Moxnes e altri hanno scoperto che gli esseri umani hanno sempre delle grandi difficoltà per gestire sistemi "complessi" ovvero sistemi dove esiste un certo lasso di tempo fra uno stimolo e la reazione che ne consegue. Questo anche anche se hanno davanti tutti i dati e il potere di prendere tutte le decisioni del caso in completa autonomia, Gli esseri umani tendono sempre a reagire troppo lentamente all'inizio, e poi a esagerare nella reazione.

E' come una persona che monta per la prima volta su una bicicletta. Un principiante reagisce troppo lentamente quando la bici si inclina da una parte, poi sovracompensa e si inclina troppo dall'altra, poi di nuovo dalla parte opposta. Il tutto risulta in quelle oscillazioni incontrollabili che alla fine fanno cascare per terra il ciclista inesperto.

Si può imparare a controllare una bicicletta, ma questo può richiederequalche livido e qualche sbucciatura. Per sistemi un po' più pericolosi,abbiamo simulatori, tipo quelli usati per quelli che imparano a guidareun 747. Avremmo anche dei simulatori per imparare a guidare tutto ilpianeta, il primo fu quello sviluppato dal gruppo del MIT nel 1972 (I Limiti dello Sviluppo). Ma, finora, il pianeta non l'ha mai guidato
nessuno, e se Gaia (la personificazione della biosfera terrestre secondo Lovelock) è ai comandi si meriterebbe di essere bersaglio delle peggiori barzellette sulle "donne al volante". Nel passato, gli ecosistemi planetari sono andati più di una volta a quel paese riducendo il pianeta intero a una palla di ghiaccio o a un deserto assolato e Gaia è stata a guardare fumandosi una sigaretta.

Adesso, sono gli esseri umani a stravolgere gli ecosistemi. Come un principiante che non sa guidare la bicicletta, abbiamo aspettato troppo prima di reagire al riscaldamento globale e all'esaurimento dei fossili.
La reazione tarda ad arrivare, ma quando arriverà potrebbe essere eccessiva (per esempio "conquistiamo il medio oriente per prenderci il petrolio!"). Comunque vada, trovare un punto di equilibrio sarà molto difficile.

Eppure, in principio, ne possiamo essere capaci. Abbiamo qualcosa che non è mai esistita prima, la capacità di fare modelli planetari che ci dicono che cosa avverrà come risultato di certe azioni, senza bisogno di distruggere un pianeta vero per saperlo. Ma bisogna credere in queste capacità umane, non fare come è stato fatto al tempo del primo lavoro dei "Limiti dello Sviluppo" quando tutti lo considerarono un'ovvia sciocchezza. Bisogna lavorarci sopra, altrimenti non riusciremo a controllare la bicicletta planetaria e i risultati saranno qualche robusto livido e sbucciature.

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