Uno sguardo dal picco
Qualche giorno fa avevamo riportato gli incidenti che stanno avvenendo in Bangladesh a causa di blackouts dovuti a problemi energetici.
Sembra che allo sfortunato Stato asiatico si stiano accodando altri Paesi, tutti con problemi energetici, tutti poveri. In Uganda, ad esempio, i trasportatori e le imprese manifatturiere non riescono più a star dietro al prezzo del petrolio. Come risultato, è la fame: quando lo zucchero, il sale, il pane aumentano del 30% in una settimana certe popolazioni non riescono più, semplicemente, a mangiare.
In Nigeria, uno dei principali produttori di petrolio pregiato al mondo, la ricchezza non arriva alla gente, che invece subisce gli aumenti. Ci sono file ai distributori, che non riescono ad avere i rifornimenti, e si cerca di corrompere i benzinai per avere carburante per vie traverse.
L'Etiopia è invece alle prese con gruppi ribelli, che esigono che il governo rimuova le truppe che ha posto a difesa dei pozzi petroliferi e delle compagnie straniere.
In Ciad la situazione è scottante già da qualche settimana. Nel 2002 il Paese è diventato esportatore di petrolio, ma contemporaneamente si è impoverito: i programmi sociali promessi sono rimasti lettera morta, e il denaro è finito nell'acquisto di armi sul mercato internazionale. (A questo proposito, è molto illuminante l'articolo di George Monbiot sul Guardian: tanta indignazione per Morales, e niente per il Ciad?).
Ho ricevuto proprio questa notte un'aggiornamento dai miei amici africani. Lo stato di crisi in cui perversano diversi stati di questo splendido continente, purtroppo sta dilagando. E in molte zone l'agitazione della gente e' chiara!
Purtroppo molte mie attivita' in quel continente salteranno a causa dei problemi petroliferi e temo che presto si avranno ripercussioni serie anche qui da no!
alle 02:13
kamau
a parziale scusante del chad c'è da dire che sono in guerra da 40 anni, grazie al contributo non irrilevante del signor gheddafi prima e del signor el bashir poi.
con i ribelli alle porte di ndjamena come si può pretendere che il governo non compri armi?