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Dubai: cose che voi umani non potete immaginare.

Domenica 9 Luglio 2006, 13:54 in Scenari di

Ecco, ora che l'ho vista con i miei occhi ho capito la vera potenza del petrolio. Tre giorni a Dubai, Emirati Arabi, cuore delle terre petrolifere mediorientali.

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Dubai, oggi

Ecco, ora che l'ho vista con i miei occhi ho capito la vera potenza del petrolio. Durante la mia (breve, ahimé) vacanza ho trascorso tre giorni a Dubai, Emirati Arabi, cuore delle terre petrolifere mediorientali.

Una città indescrivibile, anche se proverò a farlo. Tutto è un immenso cantiere, dove si costruiscono, 24 ore su 24 e a 45 gradi all'ombra, grattacieli di vetro ed isole con ville faraoniche e alberghi a sette stelle. Enormi centri commerciali, a dozzine, straripano di ogni ben di Dio, dai gioielli faraonici ai vestiti firmatissimi alle ultime meraviglie dell'elettronica. L'aeroporto, lungo un chilometro, ha un cantiere che lo accrescerà di un altro chilometro: aperto e formicolante di gente, che anche alle tre di notte fa shopping e perfino la manicure.

Ogni cosa è in vendita. Migliaia e migliaia di appartamenti e ville sono ostentati su magnifici plastici all'interno del malls, e gentili hostess propongono l'acquisto di residenze ed uffici a tutti gli stranieri che capitano a tiro. Perché è naturalmente tutto concepito per i turisti, a cui insieme alla lussuosa dimora sarà consegnato un certificato di residenza a Dubai illimitato nel tempo. Gli emiri sono pochi, ricchissimi (ne ho visti alcuni con mogli al seguito fare acquisti nelle gioiellerie) e la "gente" di Dubai è tutta immigrata dall'India, dal Pakistan, dal Bangladesh: i nuovi schiavi, che costruiscono e gestiscono i servizi per ricchi di tutto il mondo. Tutto trasuda petrolio, anche se non si vede: la benzina costa venti cents al litro e si circola solo in taxi.

Che senso avrebbe fare trasporti pubblici? Tutto trasuda anche sudore e sangue, quello dei muratori africani che stendono guaine in cima ai grattacieli sotto un sole cocente e un'afa che ammazza, e tornano a casa ammucchiati in bus cadenti da Terzo Mondo. Dopo aver visto un tale spettacolo, non acquisterei uno di quegli appartamenti neppure regalato. Intorno, il deserto, percorso da grandi jeep con aria condizionata e sedili in pelle per chi vuole divertirsi a saltare le dune. Dubai si sta mangiando il deserto, giorno dopo giorno, asfalto su asfalto, cemento su cemento, cresce e invade la sabbia, le dune, i cespugli.

Chissà se mai vedremo il giorno in cui il deserto si rimangerà nuovamente Dubai. Il giorno in cui i miliardi di metri cubi di aria condizionata, le piste da sci indoor di neve vera, i pavimenti di marmi scintillanti saranno nuovamente ricoperti da quella cipria rosa... l'unica vera proprietaria di tutto.

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Dubai, 1991

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