Cerca
Blogosfere
Ago 06 4

Centrali nucleari, il picco dell'uranio.

Pubblicato da Debora Billi alle 22:00 in Energia


Ospitiamo per il weekend un articolo del prof. Ugo Bardi, Presidente di AspoItalia, che delinea la situazione della risorsa uranio. Dove si dimostra che, malgrado l'abbondanza di uranio nella crosta terrestre, stiamo andando incontro ad un... picco di estrazione.

Uranio e petrolio. Picchi in parallelo?
di Ugo Bardi

Di fronte alla presa di coscienza dell'imminenza del picco del petrolio, la prima reazione emotiva è, spesso, "allora useremo l'uranio". In effetti, l'energia nucleare viene spesso presentata come il toccasana che risolve tutti i malanni e che ci permetterà di superare senza danni la crisi energetica ormai in corso da qualche anno. Ma, ahimé, le cose non sono così semplici e i fautori dell'energia nucleare spesso glissano elegantemente sulla questione della disponibilità di uranio; il quale è una risorsa minerale, limitata così come lo è il petrolio. Quanto uranio abbiamo, realmente? E' possibile che siamo vicini al "picco dell'uranio", allo stesso modo in cui ci stiamo avvicinando al picco del petrolio?

Il problema è complesso e difficile, ma qualche elemento di valutazione lo possiamo ottenere dai dati. Un primo elemento lo possiamo ottenere dall'andamento dei prezzi (da www.uxc.com). Vediamo che il prezzo dell'uranio si è quasi decuplicato dal 2001. E' oggi di quasi 50 dollari la libbra, mentre era circa 5 dollari la libbra nel 2001.
Uranio1
Si dice che il prezzo dell'uranio non è un parametro molto importante per l'industria nucleare; è il costo degli impianti che conta. Questo è stato vero per un lungo periodo della storia dell'industria nucleare, ma è perfettamente possibile che il prezzo dell'uranio aumenti a un livello tale da diventare un fattore importante o addirittura predominante. Alla fine dei conti, se la produzione di uranio non è sufficiente per soddisfare la domanda, non importa quanto costa: qualcuno rimarrà senza. E questo sembrerebbe essere quello che sta succedendo, come vediamo dal grafico seguente.
Uranio2
La linea rossa rappresenta l'uranio utilizzato dai reattori attualmente in esercizio mentre le "montagne" colorate rappresentano la produzione. Il primo picco di produzione dell'uranio corrisponde alla corsa agli armamenti nucleari degli anni '60, il secondo è correlato allo sviluppo delle centrali nucleari, che ha avuto il suo massimo negli anni 70-80. Come si vede, a partire dagli anni 80, le centrali nucleari consumano più uranio di quanto l'industria minerale non produca. Non è impossibile che lo stop alle nuove centrali, avvenuto circa in quel periodo, sia stato dovuto in buona parte alla scarsità di uranio e non, come si dice di solito, all'incidente di Chernobyl e alle manifestazioni di ambientalisti esagitati con capelli lunghi e zoccoli.

La differenza fra produzione e consumo di uranio è stata coperta dal 1980 a oggi smantellando vecchie testate nucleari. Di per se, questa di trasformare "spade in aratri" è un'idea encomiabile, ma la quantità di materiale fissile che se ne può ricavare è limitata. Basta guardare il diagramma per vedere che stiamo utilizzando per i reattori l'uranio estratto negli anni '50 e '60 che era stato immagazzinato nelle bombe. Questo uranio non potra durare ancora a lungo, anche ammesso che i paesi che hanno armi nucleari vogliano liberarsene totalmente.

Cosa sta succedendo? Perché non si riesce a produrre uranio dalle miniere in quantità tali da soddisfare la domanda? E' possibile che siamo vicini alla "fine dell'uranio"? Dal punto di vista puramente fisico, sembrerebbe di no, L'uranio, a differenza del petrolio, è un minerale relativamente abbondante nella crosta terrestre; il problema è che è raro trovarlo sufficientemente concentrato da poter essere considerato "estraibile". L'andamento dei prezzi e della produzione suggerisce che i giacimenti di uranio concentrato siano stati in gran parte sfruttati e che ora sia necessario estrarre da giacimenti piu' diluiti. Questo richiede forti investimenti, il che spiega l'andamento dei prezzi, sui quali i maggiori costi di estrazione si riflettono.

Vediamo quindi per l'uranio lo stesso andamento che stiamo vedendo con il petrolio, dove i costi di estrazione sempre maggiori causano quello che viene chiamato il "picco del petrolio". Sembrerebbe che anche l'uranio sia vicino, o abbia già passato, il proprio picco di estrazione ("picco dell'Uranio") anche se l'andamento irregolare della produzione non ci permette di dirlo con certezza.

Di fronte a questa situazione, le prospettive dell'industria nucleare sono incerte. Al momento c'è un evidente tentativo di ripartire con la costruzione di nuove centrali, ma il rilancio del nucleare non può esimersi dal considerare la scarsità di uranio minerale. Il problema si potrebbe fronteggiare investendo ancora di più nell'estrazione di uranio oppure investendo in tecnologie nucleari più efficienti, ovvero che usino meno uranio. Entrambe le strategie richiedono costi di investimento immensi, nonché tempi molto lunghi. A lungo andare, comunque, non sarebbero che dei palliativi di fronte al progressivo
esaurimento delle risorse minerali.

E' ancora possibile produrre abbastanza uranio per mantenere attivi i reattori esistenti, che possono supplire in parte al declino dei combustibili fossili. Tuttavia, mantenere la produzione, o anche espanderla con nuove centrali, è destinato a costare sempre più caro. Ne consegue che l'energia nucleare non potrà mantenere la promessa che aveva fatto negli anni '50 e '60, ovvero produrre energia talmente abbondante e a buon mercato che "non sarebbe valsa nemmeno la pena di farla pagare agli utenti". Tanto vale prenderne atto e non farsi troppe illusioni che il nucleare per magia ci risolva tutti i problemi.

Trackback

Indirizzo di Trackback per questo post:
http://blog.blogosfere.it/mte/mt-tb.php?tb_id=11469

Commenti

1. pentolaccia, Sabato 5 Agosto 2006 ore 13:51

Propongo di soprannominare il professor Bardi con il nuovo e più appropiato nome di "professor Picco"..

sono aperte le votazioni

2. pentolaccia, Sabato 5 Agosto 2006 ore 14:09

Leggevo tempo fa un itervista a rubbia in cui auspicava la costruzione di centrali nucleari di nuova concezione tecnologica...
invece dell'uranio utilizzerano un altro materale (non ricordo quale) che secondo il premio nobel è più facilmente reperibile e mooolto meno inquinante... se lo ripesco ve lo invio

3. pentolaccia, Sabato 5 Agosto 2006 ore 14:28

non ho ritrovato l'articolo originale...cmq ne parlano pure qui

http://www.ugis.it/a160405-rubbia.html

4. Rolando Giovanni, Domenica 6 Agosto 2006 ore 09:39

Non dimentichiamoci dei reaatori auto-fertilizzanti che se da un lato sono degli incubi ambientali e dai costi proibitivi possono produrre plutonio e auto sostenersi per "sempre".
Leggevo che sono però delle vere bombe radioattive, in caso di perdita di gas sarebbe un disastro.

5. Debora/Petrolio, Domenica 6 Agosto 2006 ore 13:16

Prova

6. Jekyll, Lunedì 7 Agosto 2006 ore 01:49

Mi risulta che la stragrande maggioranza delle centrali nucleari attualmente in funzione nel mondo sfrutti la fissione di U-235, isotopo abbastanza raro (abbondanza isotopica inferiore all'1%). L'estrazione e purificazione di questo isotopo ha comportato una grande disponibilità del prodotto di scarto, l'isotopo U-238, che non è fissile, ma è fertile. Alcuni tra i reattori di generazione IV in fase di studio prevedono l'uso come combustibile proprio di U-238, che è già bello che pronto per l'uso (ed è molto più abbondante di U-235, in un rapporto di circa 1:100). Altri reattori di generazione IV in fase di studio prevedono l'uso come combustibile di Th-232 (anch'esso non fissile ma fertile). Th-232 è più abbondante di U-238 e molto più abbondante di U-235 (in un rapporto di circa 1:500).

Questi tipi di reattori offrirebbero diversi vantaggi rispetto a quelli attualmente in uso: maggiore efficienza, minore produzione di scorie, uso di combustibile non rinnovabile ma comunque molto più abbondante, eliminazione dei costi per l'arricchimento isotopico (Th-232 è sostanzialmente l'unico isotopo del torio presente sulla Terra).

Si prevede che saranno pronti intorno al 2030. L'Italia non fa parte del consorzio che sta studiando questi reattori.

È possibile che questa sarà una delle strade più battute per far fronte al declino dei combustibili fossili. La mia impressione è che si tenterà di limitare i danni passando da picco a picco (petrolio, gas, carbone, U-238, Th-232), attendendo che:
1. le fonti rinnovabili assorbano una fetta sempre maggiore della produzione energetica.
2. prenda piede un'attenzione sempre maggiore all'efficienza dei processi produttivi e alla limitazione degli sprechi.

Ciao.

7. bu, Giovedì 22 Novembre 2007 ore 09:32

Accidenti ke disastro

8. Cura x l'ambiente, Giovedì 22 Novembre 2007 ore 15:45

Se volete scrivermi mandate una e-mail a

insuperabilelive@hotmail.it

ok???? scrivete in molti ciaoo

9. Adriano Bassignana, Martedì 5 Febbraio 2008 ore 18:10

Vorrei fare una miniintervista a Debora Billi sul suo sito, scrivo degli articoli sulla rivista wiki:
http://www.dubitarlo.com
Mi piacerebbe capire un po' di cose.

Intanto complimenti per il Blog
Ciao
Adriano

10. mason antnio, Venerdì 27 Febbraio 2009 ore 11:33

Importante è  disinformare . Scrivere sempre e comunque falsita'. IL Tibet ha uranio per 2000 anni. Non viene scritto, ovvio, solo violazione dei diritti umani. Pensa solo ,caro lettore,quando leggi qualsiasi notizia, chiediti : chi c' è dietro? chi finanzia? chi paga?

Che interessi ci sono in ballo?

Scrivi un commento

:

:

:

(facoltativo):

Attendere la pubblicazione del commento
Profilo
Foto & Video
Post più letti
Ultimi commenti
Archivi

Mappa del blog

Tag
Newsletter
Logo Blogosfere
Cronaca e Attualità
Cultura
Economia e Finanza
High Tech
Politica e Società
Scienza e Salute
Spettacoli
Sport e Motori
Style e Fashion
Tempo libero

Speciali
In cerca d'autore
  • Vuoi curare uno dei nostri blog in cerca d'autore? Per conoscere i blog liberi scrivici a bloggers@blogosfere.it
Business Blog
Ultime di Scienza - Salute
Ultime da Blogosfere
Link utili
Partner
Partner tecnici
  • Logo SixApart
  • Logo MySyndicaat