Uno sguardo dal picco
Mentre Hugo Chavez fa il suo discorso all'ONU chiamando Bush "el diablo" e consigliando al mondo intero di leggere il libro di Noam Chomsky Egemonia e sopravvivenza (e il mondo intero corre a comprarlo su Amazon ), continua a propagarsi il nuovo virus del millennio.
Che non è l'aviaria, ma la ribellione alle compagnie petrolifere. Come abbiamo già annotato nei mesi scorsi, molti Paesi produttori, quando non sono vittime di guerre preventive, stanno scoprendo che la ricchezza del loro sottosuolo sta meglio nelle salde mani dello Stato piuttosto che data via per un boccone di pane alle compagnie straniere. Naturalmente, il motivo principale di questo voltafaccia risiede proprio nel problema della depletion dei principali giacimenti: in fin dei conti, possedendo un bene via via più prezioso, è logico cercare di gestirselo in proprio anziché darlo in concessione.
La Russia è stata un po' l'apripista di questa nuova tendenza. Può permetterselo, vista la sua forza nel mondo. Ultimamente, Gazprom (che si avvia a diventare più potente geopoliticamente del Pentagono) ha dato uno stop al progetto di sfruttamento del gas sull'isola di Sakhalin da parte del colosso Shell. In realtà, lo stop viene dal governo russo ed è giustificato da motivi di ordine ambientale, ma le voci sostengono che si tratti invece di un cambiamento di rotta: la concessione, data in tempi di prezzi bassi, prevedeva condizioni estremamente favorevoli per Shell; e inoltre, Gazprom vorrebbe ora fare la sua parte nel progetto.
La piccola Bolivia, il cui Presidente Morales durante il suo discorso all'ONU ha sventolato sotto il naso dei delegati una foglia di coca, ha dato invece gli otto giorni alle grandi compagnie petrolifere . Se non firmano un nuovo accordo, che prevede migliori condizioni commerciali per la Bolivia, entro il 31 ottobre il governo procederà alla nazionalizzazione dell'industria petrolifera e buonanotte a tutti.
Certo, la Bolivia non è la Russia. Cederanno, le potenti compagnie? O assisteremo al solito colpo di Stato?
E dopo i 400 km, come si ricarica e dove? ... non e' questione solo di come si muove un mezzo e fare il mezzo elettrico c'e' il problema delle infrastrutture, e mobilita'. Non si puo' perdere ore per ricaricare un auto e ripartire.
E inoltre bisogna pensare che l'80% degli abitanti dei paesi del 1 mondo dicono di essere ecologisti, l'importante e' non rinunciare a cosa si ha ma chi e' disposto a fare un passo indietro nel suo benessere? ... credete davvero che siano in molti? ....
E poi credete che il cambiamento tecnologico che si vuole fare, staccarsi dal petrolio sia un bene per i paesi piu' poveri?
Nn credete che se noi paesi ricchi, sviluppiamo tecnologie nuove nel medio periodo lo facciamo solo per mantenere la nostra supremazia tecnologica e politica sul mondo.
Ma se tra 10-20 anni noi avremo bisogno del 50% in meno di petrolio i paesi poveri avranno un bene che perdera' importanza che potranno usare sempre meno anche perche' il mondo gli dira' che sono cattivi perche' inquinano e si devono adeguare, come e' stato fatto per i CFC.
Se Chavez nazionalizza la produzione di petrolio in barba alla multinazionale petrolifera "Casa Bianca" e al suo timoniere George W. Bush, allora questi e la sua cricca del petrolio decidono di andarselo a prendere in Medioriente invadendo l'Irak(con i suoi giacimenti petroliferi secondi solo a quelli dell'Arabia Saudita) e pianificando nel frattempo la stessa rapace strategia che li dovrebbe portare ad invadere l'Iran per lo stesso motivo.
A questo punto occorre chiedersi, chi è il vero buffone politico?
Chavez che nazionalizzando le industrie petrolifere ha solo l'esigenza di reperire la tecnologia per sfruttare il petrolio difficile da estrarre, o Bush, che ha trascinato il suo paese in un secondo Vietnam irakeno con tutte le conseguenti disastrose perdite economiche,umane e di credibilità internazionale?
Se poi analizziamo i livelli di popolarità dei due presidenti nei propri paesi, stabilmente alto se non in ascesa quello di Chavez, in caduta libera quello di Bush, si ha la misura di quanto questi sia politicamente un nano.
Chavez sta già pagando caro l'ultima uscita.
I consumatori americani (non i politici) hanno deciso che ne hanno abbastanza di quel buffone e del suo petrolio; tanto che la Citgo ha perso in pochi mesi circa il 30% delle stazioni di distribuzione, dato che le due cotene che possedevano quelle stazioni vedevano l'associazione con Citgo come una mazzata agli affari. Adesso distribuiranno carburante di altri fornitori, con il proprio marchio sopra.
Se non bastasse questo, la produzione venezuelana di petrolio va quasi interamente negli USA e venderla ad altri significa accollarsi spese di spedizione maggiori.
E per dessert, Chavez ha licenziato tutti i manager e i tecnici che in passato facevano andare avanti l'industria petrolifera del venezuela e li ha sostituiti con umini di sua fiducia, che però non sono altrettanto bravi a far andare avanti il lavoro; la conseguenza è che la produzione è già diminuita di un bel po'.
Il giorno della vendetta, fredda e crudele, comunque sta arrivando per le aziende che sono state nazionalizzate o sono minacciate da "rinegoziazioni".
Una volta terminato il petrolio "facile" quello che esce da solo e si raffina facilmente, le compagnie petrolifere di questi paesi (dall'Arabia Saudita in giù) dovranno fare accordi con le aziende occidentali private e pubbliche per ottenere la tecnologia che permetta loro di sfruttare il petrolio più pesante e difficile da estrarre.
In quel momento, o pagano anche gli arretrati, oppure si tengono il petrolio sottoterra, la dove non vale nulla.
che simpaticone Hugo !!!
l'anno scorso anche io avevo consigliato, al mondo intero, di leggere il libro di Noam Chomsky!!!
:)
http://trafficantedecannelloni.blogspot.com/2005/10/egemonia-o-sopravvivenza-di-noam.html
Gli inservienti dell'onu giurano che dopo l'intervento di bush si sentiva davvero puzza di zolfo.....
vik alias guerrillaradio
La situazione è molto pericolosa. Ormai chi ha il petrolio se lo vuole tenere (come è giusto che sia).
Il fatto è che potrebbero scoppiare nuove guerre per impedire i processi di nazionalizzazione dell'oro nero.
Aggiungo una notizia: é finalmente uscito il prototipo della Tesla Car. Non è altro che una macchina elettrica a BATTERIA, quindi con tesla almeno per ora non ha niente a che vedere comunque le sue prestazioni sono uguali a quelle di una ferrari, può raggiungere i 210km/h e la sua autonomia è di 400 km. Ovviamente il prezzo almeno per ora è proibitivo, si parla di 90mila euro e non si intravedono possibilità di produzione su vasta scala ma la cosa positiva è che finalmente si stà facendo qualche cosa di serio per sviluppare (in questo caso migliorare) tecnologia alternative.
Una riflessione mi sembra d'obbligo: bisogna specificare che usando auto elettriche non si elimina il problema del petrolio infatti l'energia per farla andare deriva dalla rete elettrica la quale deriva a sua volta da una bella centrale termoelettrica.... Il problema come sempre stà all'origine e se non troviamo un modo per produrre energia senza usare combustibili fossili (parlo di energia competitiva con i prezzi attuali) la teslacar servirà a poco
alle 22:14
carlos
que viva chavez hasta el 2021 fuera la oligarquia