Uno sguardo dal picco
Sempre sulla questione prezzo. Ancora una volta ospito un intervento del prof. Ugo Bardi, Presidente di AspoItalia , che ci fa capire come il prezzo non sia poi così importante per capire la tendenza di fondo sulla disponibilità di petrolio.
Le montagne russe dei prezzi di Ugo Bardi
Un paio di anni fa, una televisione finanziaria mi invitò a una loro trasmissione sul petrolio. In onda, mi chiesero, "Professore, ma come mai il petrolio è a 38 dollari al barile?" Mi venne in mente di rispondere, "perché non è a 37 e nemmeno a 39", ma non sarebbe stato gentile. Quindi cercai di spiegare rapidamente come il progressivo esaurimento delle risorse "facili" stava portando a una strozzatura della capacità di produzione e quindi a un aumento dei prezzi.
La mia spiegazione non ebbe molto successo. Uno dopo l'altro, gli ospiti della trasmissione dissero tutti più o meno la stessa cosa: che le risorse erano abbondanti, che non c'era problema, che i prezzi si sarebbero rapidamente abbassati e uno addirittura ripetè la famosa idea che "Nei prossimi anni si potrà facilmente raddoppiare la produzione di petrolio dall'Arabia Saudita." Ripensandoci oggi, se avessi detto che il petrolio avrebbe superato i 70 dollari al barile in un paio di anni, forse mi avrebbero preso a legnate.
Uno dei problemi che abbiamo con il petrolio è la fissazione che hanno molti addetti ai lavori con le tendenze a breve termine dei prezzi. Al tempo dell'intervista di cui vi ho raccontato, la grande preoccupazione era se il petrolio avrebbe superato i 38 dollari al barile. Qualche settimana fa, con il petrolio a oltre 75, tutti si domandavano se saremmo arrivati a 100. Oggi che il petrolio si è abbassato ad avvicinarsi ai 60 dollari al barile, è un coro che dice che tutti i problemi sono finiti, che la storia del picco del petrolio era una bufala e chissà perché ci siamo preoccupati tanto. D'altra parte, solo pochi anni fa, nel 1999, il petrolio si vendeva a 10 dollari al barile e tutti erano preoccupati che scendesse a 5 o anche meno.
Evidentemente, se continuiamo a preoccuparci soltanto delle montagne russe dei prezzi, magari ci divertiamo, ma non andiamo molto lontani. Se non guardiamo le tendenze un po' più a lungo termine, non riusciremo a capire che cosa sta succedendo. E le tendenze le vediamo in questa figura, con i prezzi del petrolio degli ultimi cinquant'anni.

Siamo da trent'anni in una fase di oscillazioni fortissime. Oscillazioni che hanno periodicità molto diversa, alcune anche decennale e quindi impossibile da percepire guardando il prezzi del Nymex tutti i giorni. Possiamo dire però con certezza che dopo il 1973 (la prima crisi del petrolio) il prezzo medio è sempre stato alto e non è mai più tornato ai livelli bassi di prima della crisi.
Nel prossimo futuro, il petrolio potrebbe abbassarsi anche di parecchio, non ci sarrebbe da stupirsi se tornasse sotto i 50 dollari al barile, o anche sotto i 40 il che darebbe ancora più fiato agli abbondantisti che cercano di convincerci che non c'è nulla di cui preoccuparsi. Oppure potrebbe salire a 100 dollari al barile, ma sarebbe altrettanto sbagliato prendere questo valore come la prova del picco del petrolio.
Prevedere gli andamenti dei prezzi è difficile, probabilmente impossibile. L'unica cosa che possiamo dire con certezza è che i tempi del petrolio facile sono finiti. Prendiamone atto e agiamo di conseguenza.