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Manipolazione del prezzo? Alcune ipotesi.

Martedì 19 Settembre 2006, 11:51 in di

Mentre il barile pare essersi fermato attorno ai 63$, si continua a sussurrare, tra le altre motivazioni, che la discesa del prezzo sia dovuta a manipolazioni del governo USA in vista delle elezioni di Novembre.

Plausibile ipotesi, si dice Jeff Vail , un analista di intelligence americano con un blog molto interessante su argomenti energetici.  Ma poco supportata da fatti: proviamo invece ad elaborare alcune teorie su come tale manipolazione possa essere  messa in pratica.

Ecco allora le cinque ipotesi di Jeff:

1-Pressione politica su un Ente governativo per fermare momentaneamente regolamenti di ordine ambientale che bloccano significative quantità di petrolio. Ad esempio, consentire alla BP di procrastinare la riparazione/rimpiazzo della famosa pipeline di Prudhoe Bay... ed è proprio quello che sta succedendo : la BP userà una "variante" per bypassare i punti più corrosi dell'oleodotto garantendo altri 400.000 barili entro ottobre.

2- Pressione politica su un Ente governativo per accelerare la messa in commercio di diesel a basso contenuto di zolfo. Questa mossa costringe le raffinerie a bloccare momentaneamente la produzione di diesel, dirottando il petrolio nella produzione di benzina... ed è proprio quello che sta succedendo : dal 1 Luglio è obbligatoria la produzione di gasolio a basso contenuto di zolfo.

3- Pressione politica su un Ente governativo per cambiare sconosciute noticille che regolano il trading del petrolio. Per esempio, riducendo il numero di contratti che i grandi investitori possono detenere, costringendoli a mettere sul mercato il surplus a facendo scendere il prezzo... ed è proprio quello che sta succedendo : in base ad una richiesta federale questo limite è stato recentemente ridotto.

4- Pressione politica su un Paese estero produttore per implementare l'aggiunta di etanolo alla benzina, costringendo così il mercato interno di quel Paese a rallentare l'uso di petrolio sia per adeguarsi alla nuova tecnologia che per il prezzo più elevato, e mettendo così maggior petrolio sul mercato... ed è proprio quello che sta succedendo , precisamente alla Nigeria.

 5- Aumentare la produzione dall'Iraq. Ma siccome è un'operazione difficoltosa in presenza di attacchi della guerriglia, basta consentire ai "pirati" del petrolio, molto attivi in Iraq, di esportare il prodotto nei Paesi limitrofi rimanendo impuniti... ed è proprio quello che sta succedendo : la Marina americana è stata appena rimpiazzata dalla scarsissima Marina irachena nel controllo del Golfo e delle attività di esportazione clandestina del petrolio, consentendo un aumento di ben 200.000 barili dall'Iraq.

E voi, avete altre ipotesi su come avviene la manipolazione del prezzo? 

 


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6 commenti
6
25 Set 2006
alle 15:13

Debora/Petrolio

ugo,
se è vero che non rilasciano petrolio dalle riserve, è vero anche che tali riserve sono state riempite nei mesi scorsi. Ergo, si acquista solo petrolio per la normale amministrazione e il prezzo scende.

5
20 Set 2006
alle 14:12

Ugo Bardi

Mi era venuto il dubbio che potessero fare abbassare i prezzi rilasciando petrolio dalla riserva strategica, ma sono andato a vedermi i dati (si trovano sul sito della DOE). Non sembra essere il caso, la riserva è ferma da diversi mesi, almeno ufficialmente.

Comunque, le oscillazioni sono un fatto tipico dei mercati, i modelli dicono che in vicinanza e dopo il picco i prezzi devono oscillare molto fortemente e questo è proprio quello che sta succedendo.

Incidentalmente, un mio modellino mi da 60 dollari al barile come prezzo "medio" al momento attuale, quindi secondo me potrebbe ancora scendere anche ben sotto i 60

4
19 Set 2006
alle 20:49

Pinnettu

Pensate che l’OPEC possa avere un ruolo in questa discesa del prezzo?
Oggi è sceso sotto i 63$, vicino quindi ai 60$ indicati dall’OPEC come limite per un taglio alle quote di produzione.
Taglio che può essere fatto solo in questo momento, visto che potrebbero giustificarlo con la faccenda del prezzo. La produzione potrebbe finalmente respirare un po’ e se poi le quotazioni, dovessero riprendere a salire....si vedra!!
Certo è che un eventuale taglio a quota 60$ potrebbe essere il segnale che più giù di li è veramente difficile scendere!
Ciao a tutti

3
19 Set 2006
alle 15:42

Antonello

Quando si parla genericamente "di oscillazioni del mercato" (soprattutto nel caso delle macro-oscillazioni) si intende che il governo e/o i massimi esponenti dell'industria applicano una strategia economica per far variare il prezzo di una data merce; fin qui nulla di nuovo. La storia del prezzo del petrolio però ci insegna che tali interventi sono solo effimeri, e semmai possono servire solo a ritardare l'ascesa del prezzo ma non a fermarla.

2
19 Set 2006
alle 13:37

Coqui

Non so davvero, mi pare come cercare di dedurre la mano di poker dell'avversario. Una cosa, invece, la so per certa: la casetta in Nuova Zelanda del miliardario pentito è una delizia. Venga il picco e 10, 100, 1000 Nuova Zelanda!

1
19 Set 2006
alle 13:27

Luca

Non sono tanto altre ipotesi, quanto altri fatti probabilmente rilevanti. Il sole 24 ore di oggi ci rende noto che l'incidenza degli investitori esteri sulle emissioni di Treasure Bond è crollata da 75,1 mld (di $) a 32,9 mld (mensili).
Ovvero si è dimezzata. E' noto che i principali acquirenti di titoli di stato americani sono i cinesi, che in questo modo "mantengono" il deficit commerciale americano. In altri termini danno agli americani i soldi con cui questi comprano i prodotto cinesi. Sembrerebbe per cui che un qualche motivo (la crescita del commercio interno?) ha indotto i cinesi a ridurre la propria incidenza sui mercati americani. Ma non è così, difatti la percentuale di TBond acquistata anche questo mese dai cinesi è salita, per il decimo mese consecutivo, portandola ad un complessivo di 332,7 mld di $. E allora? chi è che non sovvenziona più gli americani? il Sole 24 ore dice "ritirata attribuita a vendite di investitori privati". 45 mld di $?!? investitori privati? ma per favore! Gli unici che - oltre hai cinesi - hanno un tale potere di incidenza solo le stesse banche americane, invitabilmente dirette dalla FED, che in questo modo cerca di contribuire al controllo della crescita cinese. E tutto questo nel giorno in cui al vertice di Singapore viene sottolineata ancora un volta (hahahaha) la necessità della rivalutazione dello yuan, e Trichet minaccia di alzare i tassi di Eurolandia fino al 4%. Ovvero controllo dell'inflazione, ovvero prezzo del petrolio ancora in ribasso. Hanno qualche possibilità di riuscirci? probabilmente poche. Che ne pensate?

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