Uno sguardo dal picco

Tra i principali prodotti derivati dal petrolio ci sono i pesticidi. Importanti, più della famigerata benzina: hanno permesso la Rivoluzione Verde, che nutre miliardi di persone e ci consente, oltre che di avere un'alimentazione ricca e completa mai sperimentata prima nella storia dell'umanità, anche di poter sprecare cibo a nostro piacimento.
Tutto questo ha un prezzo. Che non è solo quello del barile, ma anche quello che si paga in salute, impoverimento dei suoli e sfruttamento dei Paesi poveri. In India ne sanno qualcosa: è il Paese dove si assiste, negli ultimi anni, al tragico fenomeno dei suicidi dei contadini, che non possono più letteralmente permettersi di coltivare la terra a causa dei prezzi delle sementi brevettate e, appunto, dei pesticidi.
E' l'Hindu News che dà la notizia sconcertante: secondo il World Watch Institute, l'uso mondiale di pesticidi ha raggiunto i 2 chilogrammi per ettaro, dai 0,49 kg del 1961. Ovviamente, la parte del leone la fa la Cina, che secondo l'articolo ne ha incrementato l'uso sui propri campi OGM (ma gli OGM non dovevano servire ad eliminare i pesticidi???), ma probabilmente anche l'aumentata resistenza degli organismi "invasori" ha contribuito all'aumento massiccio di veleni.
Unica eccezione, la Svezia. Che grazie ad un'azione sulle tasse ha diminuito l'uso dei pesticidi sul proprio territorio di ben il 68% negli ultimi 12 anni, ottenendo anche una riduzione degli avvelenamenti del 77%.
Io, da parte mia, accetto i ringraziamenti per averlo (malamente) tradotto dall'inglese... :-)
Ciao Debora!!
wow!
Antonello!!!!
GRAZIE!!!!!!!!
:))
Avevo letto questo pezzo tempo fa e non riuscivo più a ritrovarlo!!! Volevo farne un post... ora grazie a te posso metterlo!!!
Urrà!!
(lo so, sono contenta con poco...)
Io vorrei segnalare John Michael Greer,
http://www.martines.org/articolo_greer_futuro_deindustriale.html
Non si tratta di un esperto del petrolio o cose simili, ma quello che dice riesce comunque ad interessare.
Questo è il pezzo che più mi ha colpito:
"Lasciando da parte il deus ex machina delle mitologie del progresso e dell'apocalisse, riportiamo i risultati sulla scala temporale della vita umana, ed ecco che emerge un probabile futuro. Immaginiamo una donna statunitense nata nel 1960. Ella vede le code per la benzina negli anni '70, i trucchi politici di corto respiro che mascherarono la crisi negli anni '80 e '90, e i rinnovati problemi dei decenni seguenti.Prezzi dell'energia in rapida crescita, penuria, depressioni economiche e guerre per le risorse danno forma al resto della sua vita. A 70 anni, ella vive in una città assediata e malfunzionante in cui metà della popolazione non ha accesso in maniera affidabile ad acqua potabile, elettricità e cure mediche. Baraccopoli cresciute all'ombra dei grattacieli, mentre i leader economici e politici continuano ad insistere sul fatto che le cose stanno migliorando.
Il suo pronipote, nato nel 2030, riesce a sopravvivere al cocktail di malattie, violenza diffusa e abuso epidemico di alcol e droga che si porta via metà della sua generazione prima dell'età di trent'anni. Un colpo di fortuna lo porta ad intraprendere una carriera tecnica, al riparo dal servizio militare in guerre infinite all'estero o "missioni di pace" contro gruppi separatisti in patria. La sua conoscenza tecnica consiste per lo più in regole empiriche per riciclare materiali dai rifiuti in maniera efficiente, le auto e i frigoriferi sono beni di lusso che non possiederà mai, la sua casa non ha elettricità e riscaldamento centralizzato, e la sua assistenza sanitaria proviene da una vecchia la cui nonna era un medico, e che sa qualcosa sulla cura delle ferite e sulle erbe. All'epoca in cui i suoi capelli ingrigiscono le regioni in perenne conflitto che costituivano un tempo gli Stati Uniti si sono divise, tutti i carburanti e la potenza elettrica residui sono stati requisiti dai nuovi governi, e le città costiere sono state abbandonate a causa dell'aumento del livello degli oceani.
Per la sua pronipote, nata nel 2100, le grandi crisi sono perlopiù una cosa del passato. Cresce in un anello di villaggi scarsamente popolati che circonda un nucleo abbandonato di grattacieli rugginosi visitati solo da squadre di recupero che ne estraggono materie prime. Guerre locali scoppiano qua e là, gli oceani continuano a salire di livello, e carestie ed epidemie sono una realtà ben nota, ma con una popolazione mondiale che è forse il 15% di quella che era nel 2000, l'uomo e la natura stanno raggiungendo un equilibrio. Impara a leggere e scrivere, una capacità che la maggior parte dei suoi vicini non ha, e alcuni vecchi libri sono tra le sue cose più preziose, ma i giorni in cui l'uomo camminò sulla luna stanno scivolando nella leggenda. Quando lei e la sua famiglia infine si mettono in cammino verso un villaggio della campagna, lasciando il guscio della vecchia città alle squadre di recupero, non le passa per la testa che i suoi passi silenziosi su una strada di asfalto dissestato segnano la fine di una civiltà."
No, tranquillo, non sono nervoso.
Vi segnalo questi siti...:
http://www.worldometers.info/
http://www.oilcrash.com/italia/limiti.htm
Non male considerare la Cina ancora in via di sviluppo!
(per la 4a volta provo ad inviare questo commento)
Non sono nervoso... anzi....
Comunque vi segnalo questi 2 links:
Antonello, non sono affatto nervoso. Anzi...
...forse, senza falsa modestia, potrei essere uno dei pochi che possono sopravvivere in Italia.
Ad ogni modo... vi riporto 2 siti interessanti...
http://www.oilcrash.com/italia/limiti.htm
(devo ancora leggerlo...)
X Bernardo
1) I dati sono stati ricavati dal "2006 World population data sheet", la Cina è stata esclusa perchè viene considerata in via di sviluppo.
2) Volevo naturalmente dire XXII secolo.
3) Per le percentuali di chi morirà prima le lascio alla tua fantasia, sei per caso nervoso?
allora....
primo errore: quali sono i paesi sviluppati di cui parli? Europa e USA? Beh... allora aggiungici CINA, GIAPPONE E INDIA (come minimo). Otterrai... 1.2+1.3+1.5 = 4 miliardi di persone (almeno).
secondo errore: All’inizio del XII secolo... forse intendevi dire XXII...
Poi... tra la popolazione in via di sviluppo, quella gia' sviluppata e quella sottosviluppata, secondo voi, in percentuale, quale morira' prima?
La popolazione attuale è di circa 6.5 miliardi di persone, mentre quella dei paesi più sviluppati corrisponde a circa 1.2 miliardi, con tasso di crescita zero. La contrazione della popolazione avverrà soprattutto nei paesi in via di sviluppo e con alti tassi di crescita. All’inizio del XII secolo (se non ci saremo distrutti prima a colpi di bombe atomiche), la popolazione dovrebbe ammontare a 1.5 miliardi e guarda caso questa cifra si avvicina a quella di 1.2 miliardi.
Se togli pesticidi e fertilizzanti e il gasolio dei trattori e il metano per scaldare le serre, ecc. ecc. la produzione scende del 60-75%. Togli anche l'elettricità delle celle frigo e il gasolio dei camion e hai un nodo inestricabile di tracollo produttivo e collasso logistico.
Torna quindi il conto dei "5 su 7": di 7 miliardi di persone che siamo oggi sulla terra almeno 5 sono di troppo.
Come ginnastica mentale guarda la gente che ti sta attorno e fingi di doverne cancellare 5 su 7... (non è valido farlo guardando la TV perchè vedendo Amedeus o Mammuccari è troppo facile)
interessante questi dati....
...non so se e' stato gia' detto e/o calcolato... ma senza pesticidi, di quanto diminuirebbe la produzione agricola mondiale?
50%?
75%?
90%?
alle 14:15
Antonello
X Debora
E' Stato un piacere esserti stato d'aiuto. :)