Messico: etanolo e rivolte per le tortillas.
Pubblicato da Debora Billi alle 10:20 in Books, Risorse
Il Messico la tortilla è pane. E se il pane viene a mancare, si sa come reagisce la gente: con le rivolte.
Ed è proprio quello che comincia a succedere in alcune parti del Messico: rivolte per il pane, che hanno costretto il Presidente Calderon a forzare la sua anima liberista ed a mettere un prezzo di calmiere sulle tortillas.
Ma qual è il motivo di tale esagerato aumento di prezzo? Pare che il mais venga sempre più usato per produrre etanolo , carburante alternativo per le automobili, e cominci a scarseggiare il mais necessario alla produzione di cibo. D'altronde, il giacimento gigante di Cantarell sta mostrando la corda e bisogna pur fare il pieno. Se poi ne va dell'alimentazione , pazienza...
Update: Ugo Bardi, sul suo blog,fa una bella recensione del nuovo libro di Dale Allen Pfeiffer, Mangiando combustibili fossili. A proposito del rapporto tra petrolio e cibo...







1. max wolfowitz-mastella, Lunedì 29 Gennaio 2007 ore 11:19
Lo dico io che finiremo per fagocitarci l'uno con l'altro...
Dopo il mais toccherà allo zucchero scarseggiare,poi il plancton finirà e noi dovremo sottostare alla legge del Soylent Green del 1973:quando un uomo muore lo si lavora industrialmente per poi portarlo sulle nostre tavole.
Era fantasia nel'73 ma realtà nel'07.
Orrore.
2. vil, Lunedì 29 Gennaio 2007 ore 11:28
Non penso finiremo col mangiarci, conteniamo troppi inquinanti.
3. Paolo, Lunedì 29 Gennaio 2007 ore 12:10
E' più importante sostenere il traffico automobilistico che nutrire le persone.
Essere nel 21° secolo, in piena epoca di cosidetta "civiltà"(ma dove?) mi fa rabbrividire ancora di più; le società umane descritte in film come "2022:I sopravvissuti" o "Blade runner" sono quanto di più simile a quello che potrebbe diventare la nostra società odierna.
Rischiamo davvero di precipitare in un nuovo medioevo...
4. Bernardo Mattiucci, Lunedì 29 Gennaio 2007 ore 15:04
Mi stanno venendo strane idee nel leggere queste "evoluzioni innaturali" degli odierni accadimenti mondiali.
Qualcuno potrebbe obiettare che tutto cio' stia realmente accadendo.
Ed in tal senso mi piacerebbe tanto pensare che gli scenari descritti nei film della serie Matrix, siano la realta' e che la nostra vita, quella reale, sia tutta una simulazione al computer realizzata da qualche fantomatico scienziato!
Fantasia!
5. Antonello, Lunedì 29 Gennaio 2007 ore 16:44
Il Messico è una nazione importante. Se la notizia non è stata esagerata dai mass-media la cosa è piuttosto grave.
N.B:
Per chi non conosce Pfeiffer consiglio questo articolo:
http://www.oilcrash.com/italia/eating.htm
6. re_probo, Lunedì 29 Gennaio 2007 ore 18:29
La civiltà occidentale è appoggiata su un lastrone di ghiaccio. Stando sopra il ghiaccio si sta molto meglio di chi sta in acqua però man mano che la lastra si scioglie qualcuno scivola in mare: adesso sul bordo c'è il Messico (e l'Italia).
7. max ex-wolfowitz, Lunedì 29 Gennaio 2007 ore 21:14
L'umanità per come la conosciamo noi è a un bivio:da un lato continuare a pensare solo al livello di benessere del cittadino(iuessei mica sudanese!),dall'altro modificare il nostro stile di vita per salvare la società che i nostri figli e nipoti gestiranno.
La prima opzione bushofila ha creato solo danni e su questo non ci piove,indi...la seconda strada sarà quella da percorrere,impopolare certamente ma almeno ci garantirà la speranza di una società sana e lontana dagli spettri terrificanti di certe produzioni hoollywoodiane.
Se uno di noi avesse voce in capitolo nel governo italiano o finirebbe ammazzato dai sicari degli Elkann o risulterebbe spaventosamente popolare.
Speranza.
8. Bernardo Mattiucci, Lunedì 29 Gennaio 2007 ore 21:41
L'errore piu' grave che l'umanita' ha commesso fino ad oggi, e' l'aver dimenticato che l'essere umano e' un animale che vive in branco.
Nel nostro caso il branco e' composto da olte 6 miliardi di individui che fagocita tutto cio' che trova nel proprio territorio. E proprio come fanno le cavallette, finite le risorse di un territorio, passano oltre... oppure, molto piu' spesso, muoiono di fame!
Nel nostro branco ci sono pochi individui che cercano di istruire gli altri su cio' che accadra'... ma quelle flebili voci non riescono a distogliere lo sguardo dei piu' dal loro obiettivo principale: primeggiare sugli altri.
Ed ecco che l'astuzia e l'intelligenza di cui siamo dotati, ha fatto si' che nel branco ci siano persone che amano mostrarsi per qualcosa che in realta' non sono. Con risultati a dir poco deprimenti per tutti gli altri!
Il territorio a disposizione del nostro branco, pero', e' gia' finito da un pezzo ed ora ognuno scava la propria "fossa", con la speranza di trovare qualcos'altro. Ma man mano che scavano, aumenta in loro il desiderio di trovare qualcosa e questo si traduce in una maggior velocita' di azione. Quei pochi che sanno, invece, risparmiano le forze in attesa dei momenti critici che certamente arriveranno da qui a qualche anno. E vengono visti in malo modo da tutti gli altri!
Chi vivra' vedra'!
9. max, Lunedì 29 Gennaio 2007 ore 21:52
Le cavallette prima divorano tutto e poi si spostano nuovamente con logica distruttiva,cosa che mi ricorda l'uomo degli albori!Primeggiare sugli altri è una prerogativa dell'uomo,altrimenti si muore.
Tertium non datur.
Oggi se un bene si esaurisce o ci si sposta in aree dove quel bene abbonda oppure lo si sostituisce con surrogato ove possibile.
Ma vivere a scapito della povera gente dove ci porterà?
Ma è questo il mondo in cui vogliamo vivere?
Odio la retorica e il buonismo cronico,ma se non ci diamo una mossa quì si rischia il collasso!
10. Crystal, Martedì 30 Gennaio 2007 ore 10:50
I territori agricoli, fertili e miti sono da sempre i più ambiti dagli esseri umani, proprio perchè necessitano di poca energia per essere sfruttati, al contrario delle fredde pianure del nord.
E' per questo che da 3000 anni il sud italia è stato oggetto di spostamenti di intere popolazioni, greci,svevi,normanni e cosi' via..
Cio'è durato fino al 1861, anno in cui l'invasore piemontese si annette il regno delle due sicilie, costruendo un'italia economica contro natura e spostando in maniera artificiosa il baricentro economico da Palermo/Napoli a Milano/Torino.
Questo trend si è interrotto con la globalizzazione,l'euro e la crescente crisi energetica.
A poco a poco le migrazioni sud-nord si interromperanno e riprenderanno ad essere nord-sud, come accade da sempre e come natura vuole.
Presto il costo del trasporto verso il nord italia comincerà ad essere proibitivo facendo lievitare i prezzi dei prodotti ortofrutticoli/cerealicoli.
Chi non vuole rischiare, cominci a comprarsi una casa per passare le vacanze al sud ;-)
saluti
11. Sandrina, Martedì 30 Gennaio 2007 ore 15:02
Dategli briòsc
12. Bernardo Mattiucci, Martedì 30 Gennaio 2007 ore 15:18
Crystal, il tuo ragionamento potrebbe essere valido se preso da solo. Ti ricordo, pero', che non esiste solo il problema agricolo italiano. I cambiamenti climatici stanno rendendo le zone un tempo temperate dei veri e proprio "paradisi" tropicali, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso.
Oggi qui da me e' completamente sereno. Neanche una nuvola. Il sole e' sufficientemente forte e la neve sulle montagne del Parco Nazionale d'Abbruzzo si sta sciogliendo in fretta. Cosa significa?
Che non ci sara' acqua tra 2/4 anni.
L'acqua che fuoriesce dalle falde acquifere, spesso e' quella che e' "piovuta" da 2 a 4 anni prima!
E senza acqua non fai niente. Men che meno... vivere!
E non puoi potabilizzarla... perche' i potabilizzatori, i desalinizzatori e tutti gli altri macchinari che servono per "creare" l'acqua potabile, costano un botto di soldi e consumano tanta energia. Energia che noi, in Italia, non abbiamo!
E' inutile che i politici insistono col sostenere che acquistare l'energia all'estero costa meno che prodursela in casa. In caso di necessita', la Francia certamente rinuncera' ad una porzione di introiti a favore di un uso INTERNO dell'energia elettrica prodotta dalle SUE CENTRALI NUCLEARI poste SUL CONFINE ITALIANO.
Quello che dici potrebbe essere vero... ma in Italia le coltivazioni non rendono a sufficienza e renderanno sempre meno... per via della desertificazione, delle tasse, della manodopera, della concorrenza e, soprattutto, della GLOBALIZZAZIONE.
Questo espediente economico avrebbe dovuto equilibrare le economie di tutto il mondo. Chiunque avrebbe potuto vendere a chiunque. Il risultato e' che i prodotti esportati dai paesi in via di sviluppo, come la Cina, vengono smerciati in tutto il resto del mondo. E quelli dei paesi piu' sviluppati invece restano invenduti!
Ergo... la GLOBALIZZAZIONE sta ottenendo come unico risultato un'impoverimento generale diffuso!
E il clima, ovviamente, sta amplificando tutti gli effetti negativi che una "mancata" gestione economica ha prodotto!
13. Crystal, Mercoledì 31 Gennaio 2007 ore 08:40
Ciao Bernardo, io ti posso portare l'esempio della Sicilia.
In passato, durante l'impero romano, quando ancora non esistevano le attuali tecnologie idrauliche la Sicilia era già considerata il granaio dell'impero, cosi' come in un passato meno recente la Sicilia ha sempre avuto una vocazione agricola votata all'esportazione.
Di siccità sono passate parecchie eppure si è sempre andati avanti.
E dagli arabi che in Sicilia si usa risparmiare acqua con il sistema delle "gebbie"
Ovvero ogni terreno ha una grossa vasca d'acqua di grosse dimensioni che si riempie con le piogge e cmq quando l'acqua è disponibile e viene successivamente riutilizzata quando di acqua ce n'è poca.
Non mi pare che altrove venga utilizzata questa tecnica, si preferisce utilizzare l'acqua di falda per irrigare.
Forse è arrivato il momento di tornare sui libri di storia e ritrovare la cultura dei nostri nonni.
Oggi se le cose vanno male è proprio perchè abbiamo perso questa cultura.
saluti
14. Bernardo Mattiucci, Giovedì 1 Febbraio 2007 ore 11:37
Concordo con quanto dici. Anche nel deserto del Sahara, in alcune zone, ci sono tunnel e cisterne sotterranee anticamente utilizzate per reperire l'acqua e mantenerla al sicuro sottoterra (se veniva esposta al sole evaporava).
Costruire una cisterna pero' significa lasciarne la gestione ai singoli proprietari. E questo significa che lo stato, la regione, la provincia o il comune stesso, non andrebbero a percepire quei fondi che, altrimenti, gli rientrano tramite la gestione centralizzata degli impianti di sollevamento e distribuzione dell'acqua per usi agricoli.
Qui in zona c'e' una cooperativa che lo fa. Si fa pagare un "tot" da ogni proprietario terriero. Sia che usi... sia che non usi l'acqua. Sta rifacendo kilometri e kilometri di condotte, con valvole controllate elettronicamente per una distribuzione capillare dell'acqua per irrigazione. Ma quello che non hanno calcolato... o che non vogliono calcolare... e' il fatto che, a monte di tutto cio', l'acqua comunque scarseggia.
Sono diversi mesi... per non dire anni, che l'acqua potabile viene razionata quotidianamente. E quella per irrigazione c'e' solo quando non serve. Questo ha portato tantissimi agricoltori a rinunciare al loro raccolto perche' dopo 12 mesi di lavoro... il risultato era molto inferiore rispetto alle aspettative. Ergo... spendi 1 anno di tempo e per una "cazzata" se ne va tutto all'aria.
In Italia il problema principale, comunque, resta il fatto che chiunque, in qualunque punto della penisola, ha sempre cercato di costruirsi la propria casetta... nel suo piccolo appezzamento di terra, pensando solo ed esclusivamente come individui singli (ovviamente piu' belli e bravi degli altri). Questo ha portato alla drastica diminuzione delle terre coltivabili.
Con alcuni amici abbiamo provato ad ipotizzare una trasformazione della nostra zona da "non agricola" (ormai piu' nessuno coltiva i campi) ad "agricola" (quando ero ragazzo c'erano tutti i campi coltivati a grano e granturco). E' una cosa fattibile, certo... ma la perdita di tempo e la scarsa produttivita' dei terreni non giustifica il lavoro che bisognerebbe fare.
In una zona dove su ogni terreno e' sorta almeno una casa... e dove non c'e' la casa ci passa l'acquedotto... il gasdotto o le tubature per l'irrigazione controllata dalla cooperativa locale. Insomma... in tutta la vallata saranno si e no 10 ettari di terreno quelli coltivabili... ma spezzettati in una miriade di piccoli campi isolati dei quali, il piu' grande, misura 5000 metri quadrati. Ovvero niente!
Quanto grano potremmo recuperare da questi terreni?
Poco.. perche' per rimetterli in funzione andrebbero arati e fresati per diversi anni senza coltivarli affatto... quindi con grande dispendio di energia e costi.
E l'acqua?
L'acqua c'e'... c'e' il fiume poco distante che non e' mai sceso sotto il livello attuale (ben al di sopra del minimo) da quando i romani iniziarono a controllarlo periodicamente.
Ma conviene investire in questo modo?
Secondo me no!
Costa troppo e la criticita' della zona non permette investimenti a medio-lungo termine.
Dobbiamo tornare indietro nel tempo, nella storia, nella cultura e abbandonare l'individualismo, il superfluo e, cosa ancor piu' importante, il concetto temporale dell'"oggi".
La gente deve ricominciare a vivere in gruppi... vere e proprie comunita', piu' o meno autosufficienti, piu' o meno isolate dalle altre, piu' o meno grandi. Bisogna ricominciare a pensare al futuro come obiettivo imprescindibile del nostro vivere quotidiano e cercare, in ogni modo, di dare un futuro decente ai nostri figli e discendenti vari.
Anticamente venivano sfruttate le zone pianeggianti per la loro intrinseca vocazione all'esser coltivate.
Poi a causa delle guerre ci si e' spostati in collina... continuando a coltivare le campagne.
Ora abbiamo le campagne completamente piene di case, strade, capannoni e tante altre strutture piu' o meno INUTILI e le colline che cadono a pezzi per mancanza di manutenzione.
Per poter tornare a vivere come descritto poco sopra, bisogna purtroppo rendersi conto che l'Italia, morfologicamente parlando, non e' tutta adatta! Bisogna capire che con il clima in tormendo gli eventi climatici estremi faranno la differenza. E le alluvioni potrebbero rappresentare una regola futura e non l'eccezionalita' come accade oggi o la rarita' di qualche anno fa.
Con questo voglio dire che molte zone vanno abbandonate... altre vanno riportate al loro stato primordiale... ma con cosa? E chi dovrebbe farlo? E perche'?
Come vedi i problemi sono tanti... troppi...
Io ed un piccolo gruppo di appassionati, stiamo cercando un punto piu' o meno ideale del pianeta nel quale tentare di realizzare un sogno...ovvero... realizzare una piccola comunita' autosufficiente. Ma mancano i fondi... e il progetto va a rilento!
Ci riusciremo prima che sia troppo tardi?
Boh!
15. Andreij, Venerdì 2 Febbraio 2007 ore 19:50
segnalo questo articolo dell'IHT, che, da quanto capisco con la mia scarsa conoscenza dell'inglese, dice che anche i conbustibili naturali hanno i loro lati negativi e non sono pochi.