Uno sguardo dal picco
Se vi servono 25 milioni di dollari, e avete una laurea scientifica o meglio ancora un diploma di perito tecnico (che dona ingegno e stimola il genio italico) allora datevi da fare: il miliardario inglese Richard Branson , presidente della Virgin (quella dei voli low cost e della musica) ha messo in palio l'astronomica cifra per chi riuscirà ad inventare un sistema che liberi l'atmosfera dalla CO2 in eccesso.
Mi permetto di offrire qualche personale consiglio agli aspiranti inventori:
- il sistema non deve prevedere ulteriori inquinamenti quali rilascio nell'atmosfera di sostanze tossiche o altre schifezze;
- non deve prevedere l'impegno all'uopo di vaste zone del pianeta dove attualmente abita gente o la natura regna indisturbata;
- non deve prevedere l'implementazione di avventurose iniziative quali deviazioni di asteroidi, accrocchi interplanetari o esplosioni atomiche;
- non deve possibilmente prevedere l'utilizzo di immani quantità di risorse.
Se ci riuscite, ricordatevi di me...
la tecnologia infatti esiste già e si chiama ALBERI, sono anche molto belli....però occupano tanto spazio, portandolo via a supermercati, parcheggi, autostrade, aeroporti, tutte cose di cui non possiamo assolutamente fare a meno.
Visto che il problema principale sono i soldi a cominciare dal vostro ipotetico premio , secondo me basterebbe far capire a chi produce energia inquinante che potrebbero guadagnare di piu con la riconversione alle energie rinnovabili,magari coinvolgendo quelle nazioni che vivono di petrolio in modo da garantire l'equilibrio politico derivante.
Il link si è guastato. Provo a copincollarlo di nuovo.
">http://www.incendiboschivi.org/docum/prevenz/fabbricaverde.htm"> Fabbricaverde
Riguardo ad ipotetiche fotosintesi artificiali.
La resa della conversione in glucosio della luce solare è abbastanza bassa. Il processo è attuato tramite il celeberrimo “ciclo di Calvin”, parte del più ampio meccanismo della fotosintesi clorofilliana, che è poi alla base dell’esistenza stessa del regno vegetale. E di noialtri che mangiamo il prodotto di tutto ciò.
Dai miei ricordi di scuola, e da qualche libro di testo che ancora possiedo, se non vado errato risulta che per alcune lunghezze d’onda preferite nella fotosintesi la resa teorica della conversione potrebbe ammontare a circa il 29%: si tratta però di una resa ipotetica massima, non raggiungibile nella pratica. Calcoli che tengano conto delle effettive caratteristiche della luce che le piante devono utilizzare indicano rese teoriche di conversione più basse, circa il 12%, come ricordato ad esempio qui:
">http://www.incendiboschivi.org/docum/prevenz/fabbricaverde.htm"> Fabbricaverde
Vari studi hanno poi mostrato che la resa massima reale della conversione luce – biomassa nei vegetali potrebbe ammontare a circa il 5 – 6%, esaminando comunità di piante di vario tipo in condizioni ambientali ottimali. Una resa ovviamente più bassa di quelle calcolate per via teorica, a causa del fatto che la luce è di qualità variabile secondo le condizioni atmosferiche (cambiano le proporzioni tra le varie lunghezze d’onda, la potenza, etc.) e che questi processi biochimici sono molto sensibili alle variazioni di temperatura ed alla disponibilità d’acqua e altri reagenti. Nei nostri climi, le piante che coltiviamo possono sperare di arrivare a rese massime addirittura inferiori; un recente studio condotto in Emilia ha dimostrato che la comune canna di palude, estremamente più efficiente rispetto alle altre piante coltivate, riesce a totalizzare “solo” 38 t/ha di massa secca all’anno, comportando una resa effettiva di circa 1,15 – 1,16 % (se non ho sbagliato a fare il conto e a riportare i dati!). E questo basso rendimento, lo ricordo, è comunque uno dei migliori mai osservati nei nostri climi.
Supponendo anche di utilizzare direttamente un apparato che simuli il funzionamento della fotosintesi, il limite a cui dobbiamo riferirci può essere quel 12% circa citato sopra, grossomodo. Poi dobbiamo considerare le perdite: ad oggi le migliori macchine termodinamiche di cui disponiamo (turbogas a ciclo combinato) rendono qualcosa come il 65%; quindi, nella surreale ipotesi di poter disporre di prestazioni altrettanto fenomenali, siamo già scesi a valori del 7 – 8% (per ora mai raggiunti da nessun vegetale esistente!). E qui arriva la sorpresa: già oggi, la resa media di molte celle fotovoltaiche commercialmente disponibili è superiore, e si posiziona su valori del 6 – 15%.
Giunti a questo punto, mi sorgono dei dubbi sull’utilità di fantomatici meccanismi volti ad emulare la fisiologia dei vegetali, al di là dell’indiscutibilmente grande valore scientifico di una simile scoperta. Magari potremmo limitarci ad utilizzare bene le tecnologie che già abbiamo, come il FV.
Ogni giorno non c'è giornale o TG o televideo, mediavideo, ecc, che non riportino frasi pronunciate dai paperoni economici e dai loro maggiordomi politici nelle quali il comune denominatore è la parola "crescita".
O questi individui non sanno che la "linfa" vitale di questa sporca economia neoliberista sta per finire(leggi petrolio e clima), ma non credo proprio che sia questo il caso, o cercano di buttarci addosso molta nebbia disinformativa.
In ogni caso è sicuro che il trend prossimo venturo sia una sicura decrescita per tutti...
guardate che il discorso e', purtroppo, a trabocchetto.
nel senso che attualmente la superficie verde non riesce a pareggiare la CO2 emessa perche' la temperatura del pianeta e' salita troppo e il rendimento delle zone verdi e' diminuito.
E comunque, qualsiasi sia il metodo che si andra' ad utilizzare per ridurre la CO2, purtroppo servira' a poco...
...e questo perche' il PROBLEMA, quello vero, non e' il "problema", ma un'insieme quasi indescrivibile di singoli "problemi" che, presi singolarmente non fanno molta paura perche' hanno pur sempre una soluzione, ma presi tutti contemporaneamente, ci costringono a prendere in seria considerazione la possibilita' di una catastrofica riduzione degli esseri viventi.
Si potrebbero raggruppare i singoli "problemi" come segue:
[Clima]
- aumento della temperatura
- aumento delle pertubazioni estreme
- aumento della siccità
- aumento dei disastri provocati dalle pertubazioni estreme
- ecc.. ecc...
[energia]
- aumento costo del'energia
- aumento costi di produzione
- aumento costo dei prodotti
- diminuzione materie prime
- diminuzione energia elettrica
- diminuzione carburante
- diminuzione possibilita' di +caldo/+freddo (aria condizionata, riscaldamento, refrigerazione ecc...)
- ecc.... ecc....
[società]
- diminuzione sicurezza pubblica
- aumento crimini
- aumento malcontento
- aumento malattie
- aumento siccità e/o carenza idrica
- diminuzione lavoro e quindi soldi
- diminuzione merci disponibili
- diminuzione farmaci
- diminuzione trasporti locali
- diminuzione trasporti internazionali
- ecc... ecc....
...e ci sono tanti altri problemi che non ho preso in sonsiderazione. Ma, purtroppo, esistono.
Il petrolio, al momento, riesce a tenere sotto controllo tutti questi problemi. La diminuzione della disponibilita' dell'oro nero e/o il suo RAPIDO aumento di costo, andra' ad innescare una sorta di "domino" tra alcuni o tutti questi problemi.
Il risultato e' ovviamente catastrofico e l'unica cosa che possiamo tentare di fare, ora, e' quella di prepararci al peggio, cercando, ovviamente, qualche soluzione. Ma il peggio verra'. E' 100% sicuro!
ne sono (ragionevolmente) sicuro perchè spaccare la CO2 in carbonio e ossigeno richiede energia. Se non vogliamo mangiarci la coda (brucio petrolio per sequestrare la CO2?) l'unica energia utilizzabile è quella solare: o la sfruttiamo con pannelli FV (ad alto rendimento molto energivori o con meccanismi "tipo clorofilla". Ma "tipo clorofilla" vuol dire "rendimento tipo clorofilla", non si scappa.
Quindi fidati: per pareggiare la CO2 servono superfici dell'ordine di quelle verdi attuali (che infatti non riescono a pareggiare la CO2 emessa)
Superficie adeguata per cosa re_probo? Decine di migliaia di km quadrati? Sei già sicuro che serviranno porzioni di territorio quanto ne servono alle foreste?
Qualsiasi cosa permetta la fotosintesi clorofilliana artificiale, come fai ad essere sicuro che avrebbe bisogno di tanta superficie?
Comunque rimanendo coi piedi per terra, le soluzioni più praticabili per ridurre l'effetto serra comportano il risparmio energetico ed il ricorso massiccio alle energie rinnovabili, ovvero tutto ciò che "impoverisce" le multinazionali dei combustibili fossili...
perche' le piante.... con le temperature troppo elevate, emettono CO2 e assorbono O2. E questo significa fare il processo inverso.
ammettiamo che la fotosintesi clorofillaina artificaile sia fattibile: userà comunque la luce solare (con un'efficienza paragonabile a quella delle piante, difficile fare meglio) e quindi avrà bisogno di superficie adeguata, decine di migliaia di km quadrati solo in Europa. Andrebbe fatta nascere un industria di proporzioni colossali, con input energetici pantagruelici.
Ora spiegatemi perchè questo sarebbe preferibile al semplice rimboschimento delle stesse superfici
Scusate, qualcuno ha visto la puntata di Speciale TG1 andata in onda ieri sera con il titolo SOS CLIMA - PETROLIO ADDIO ?... con ospiti in studio Carlo Rubbia e Alfonso Pecoraro scanio. Io purtroppo me la sono persa...!!!
Mah, possiamo essere ragionevolmente sicuri che questa tecnologia(la fotosintesi clorofilliana artificiale) avrebbe visibilità totale ed immediata appena fosse messa a punto perchè ha un pregio che mette d'accordo tutti, ambientalisti e multinazionali dei combustibili fossili: neutralizza totalmente la CO2 scindendola nei suoi componenti base.
Ergo, possiamo essere sicuri che la tecnologia suddetta ancora non esiste.
E per quelle che mettono a rischio i profitti delle suddette multinazionali, che guardacaso sarebbero risolutive per l'ambiente?
In questo caso sarebbe lecito ipotizzare dei complotti con l'obiettivo di secretarle...
Bernardo, di "priceless" c'è solo l'American Card. Mettiamoci in testa che la salvezza del pianeta passa solo per la riduzione dell'impronta ecologica con le buone (riduzione dei consumi) o con le cattive (riduzione degli esseri umani).
Scorciatoie simil-tecnicologiche nessuno le sta nascondendo, semplicemente non ci sono.
Il rendimento di un ipotetico processo di scissione della CO2 non ha importanza. Se fosse possibile ottenerne la scissione in un modo semplice e naturale, sarebbe comunque un risultato da premio nobel!
L'energia necessaria a scindere la CO2 in carbonio ed ossigeno sarà sempre superiore a quella ottenuta bruciandolo (il fatto deriva dal II Principio della Termodinamica). E comunque il processo abrebbe un costo folle.
L'unico processo naturale in grado di scindere la molecola di anidride carbonica in carbonio inerte e ossigeno è la fotosintesi clorofilliana.
Se si riuscisse a riprodurre in laboratorio tale processo e si ottimizzasse il rendimento su valori vicini al 100% a scopi industriali immaginate quale scoperta epocale per il profitto delle lobbie dei combustibili fossili che potrebbero continuare a fare guadagni stratosferici sul commercio del carbone.
Però è anche vero che ci guadagnerebbe l'ambiente e tutti noi...
Tipico del pensiero capitalista più gretto:
1)"Con il denaro si può risolvere tutto, è solo una questione di prezzo"
2)"La scienza è al servizio dei porci comodi dell'uomo"
propongo di estinguere la razza umana
ho vinto qualche cosa?
ciau
Probabilmente è proprio quello che teme che accadrà, se le cose non cambiano!
una buona idea per ridurre la Co2 (per iniziare) potrebbe essere quella di non far decollare i suoi aeroplani virgin....
alle 20:08
gio
ciao