Uno sguardo dal picco
Iceberg a dritta, capitano.
Comincia così un articolo di Energy Bulletin sulla situazione del petrolio. Collegare gli iceberg ai deserti del Golfo può sembrare un'operazione ardita, ma leggendo il seguito acquista ahinoi molto senso.
Abbiamo già parlato del declino della produzione in Arabia, in Messico, nel Mare del Nord . Ecco il malinconico paragone di EB:
Quali sono le somiglianze con il viaggio del Titanic? Primo, che il capitano era stato avvisato con netto anticipo che c'erano icebergs sulla sua strada. Negli ultini 6 o 7 anni, i geologi hanno più volte annunciato che c'è un "iceberg" anche nel nostro futuro. (...) La radio del Titanic aveva ricevuto diversi avvisi da altre navi, ma li aveva respinti per non disturbare le trasmissioni "paganti" di annunci commerciali per i passeggeri. Allo stesso modo, le voci di chi avverte sulla crisi energetica vengono ignorate dai media, per lasciar posto a pettegolezzi e pubblicità.
Gli icebergs sono ingannatori: si nascondono nella notte, e la parte visibile di essi appare molto meno preoccupante di quanto non sia invece la parte sommersa. La stessa cosa accade con il petrolio, dove i dati discordanti e confusi nascondono la realtà di ciò che si trova sottoterra.
Inoltre, per il comando e gli armatori del Titanic era molto più importante stabilire il record di velocità di attraversamento dell'Atlantico che rallentare e prestare attenzione ai pericoli. Anche questa è un'ottima e triste metafora della nostra attuale mentalità.
Nel momento in cui l'iceberg è a dritta, tutto l'equipaggio corre ai ripari. Ad un osservatore esterno, sembrerebbe che venga fatto il possibile per impedire il disastro. Ma le opzioni sono poche, e palliative: così come per noi l'idrogeno o i biocarburanti.
All'ultimo momento, sembrava che il Titanic se la potesse cavare giusto con qualche graffio e un paio di buchi. Dopo tutto la nave, così come i nostri tempi, era dotata della migliore tecnologia, delle migliori attrezzature, tutti erano ben nutriti, anche i passeggeri in terza classe. Tutti pensavano che fosse inaffondabile, anche perché i media lo ripetevano di continuo, la compagnia costruttrice lo ripeteva, l'equipaggio lo ripeteva per cui doveva essere vero. Ma la verità era che tutti avevano interesse a farlo credere.
Il resto dell'articolo racconta il lento prendere coscienza dell'equipaggio e dei passeggeri, e la corsa finale alle scialuppe... che non bastavano per tutti. Ma il film l'avete visto: noi, a che punto siamo? Abbiamo già visto l'iceberg? Lo abbiamo già toccato?
E sullo scafo, c'è soltanto qualche graffio?
;) Io sono un fotografo, potrò spero ritrarre questo tempo di mezzo e conservarne delle tracce prima che la giungla si mangi tutto. Poi scriveremo una nuova mitologia.
ma che bravi, abbiamo già cominciato e leggirci nel pensiero! io leggendo della pubblicità della diesel avevo tanto pensato al titanic e soprattutto alla famosa orchestrina che continuava a suonare fino alla fine!
vorrà dire che anche nella catastrofi che ci aspettano troveremo simpatici pubblicitari pronti a farci sorridere? magra consolazione!
Allegria!
Debora, se in un determinato luogo le risorse scarseggiano la gente e le specie in genere emigrano semplicemente.
In qualsiasi altro posto pur di sopravvivere(o morire).
Auguriamoci di non dover essere costretti a lasciare le nostre case in futuro...
http://www.zavtra.com.ua/news/socium/41686
eccovi una possibile soluzione: inverno/autunno nuclerare.
dalle nuove ricerche risulta che si alza + polvere nell'aria di quella prevista negli anni '80: il raffreddamento potrebbe durare intorno ai 6 anni. e con una diminuzione per circa 10 anni delle temperature inferiori al periodo dei secoli XVI-XVIII. Il tutto sulla base di 100 esplosioni da 15 kiloton [potenziale di hiroshima, diffuso nelle testate indiane e pakistane] nelle maggiori città subtropicali.
che simpatica che sei... scommetto che sei socia in una grande societa' di onoranze funebri!
:)
scherzi a parte...
... il discorso e' relativamente semplice:
1a a livello collettivo: - petrolio = - cibo, - medicinali, - energia, - sicurezza.... e - lavoro (
1b a livello individuale: - lavoro = - cibo, - medicinali, - energia, - sicurezza....
2: + caldo = +desertificazione, - acqua potabile, - cibo, +energia richiesta per i condizionatori
il risultato e' che si tendera' ad andare verso aree del pianeta piu' temperate e vivibili. E' una migrazione inevitabile che presto o tardi si manifestera' a livello planetario. Ma non sara' ne costante, ne semplice e coerente... perche' la complicazione dovuta dagli sconvolgimenti climatici tendera' a frenare qualsiasi facile decisione!
Io mica l'ho capito com'è che siete partiti per la tangente con le migrazioni.
E dove vorrete mai migrare?
A sud, dove hanno più fame di noi? A sudest, dove hanno il petrolio e tante belle guerre? A nord, dove fa un freddo cane o, in caso di caldo, ci accoglieranno a schioppettate?
In Nuova Zelanda o in America del Sud? E come? Col... Titanic?
:D
Antonello, la tua analogia e' sconvolgente... ma c'e' un punto nel quale aprirei una parentesi, cosi' rispondo anche a Val Ter che pensa a migrazioni regionali:
La nave si inclina in uno scenario apocalittico fino a spaccarsi a metà (III guerra mondiale?)
La Terra si spacca in 2: Nord e Sud. Al centro non ci sara' piu' nulla. Perche'?
Desertificazione: nella zona euro-africana sara' impossibile coltivare e vivere per la totale mancanza di acqua potabile. Nella zona asiatica i monsoni saranno devastanti sulle coste... ma all'interno (Cina), il problema principale saranno l'inquinamento, la desertificazione e la mancanza di acqua potabile. Nella zona americana gli uragani saranno a dir poco catastrofici...
Diciamo quindi che fino ai 45° Nord (quindi fino all'arco alpino) la popolazione dovra' spostarsi verso Nord... o verso su (oltre i 45° sud!).
L'inclinazione dell'asse terrestre e la deviazione verso sud della corrente del golfo, amplificheranno pero' il raffreddamento dell'emisfero boreale e il riscaldamento di quello australe.
La decisione sul dove spostarsi sara' quindi difficile...
Verso nord si avranno temperature sempre piu' basse, verso sud sempre piu' alte.
Le migrazioni di massa sono gia' iniziate... dall'africa verso nord.
mai sentito parlare di migrazioni a tappe? Così, in tempi preistorici e nell'ordine di qualche decina di km al giorno, intere popolazioni umane hanno coperto distanze enormi in pochi anni, pur pagando il prezzo di molte vite.
E poi la necessità di cibo trasforma anche gli individui più sedentari ma con intatte capacità fisiche, questo è certo...
Caspita Debora! E io che pensavo di essere l'unico fissato del Titanic (1912-2012?) in questo blog e fuori. Le analogie sono tantissime, (a parte quelle che hai detto tu):
Il Titanic (che rappresenterebbe la nostra società) era la nave più potente, lussuosa e moderna che esisteva nel 1912. Essa viene vista come l'assoluto dominio dell'uomo sulla natura e sul suo destino.
La nave procede "avanti tutta" nonostante i continui avvertimenti alla prudenza. (crescita economica spinta al massimo)
Incontro con l'Iceberg (peak oil 2006)
Si sente una strana vibrazione diffusa (primi effetti del peak oil). In giro si sparge la voce che non c'è nulla di cui preoccuparsi, probabilmente è stata persa solo una pala dell'elica (disinformazione nei massmedia). La gente gioca sul ponte con alcuni pezzi di ghiaccio (vedi pubblicità Diesel).
L'ufficiale di guardia capisce il pericolo e comincia ad abbassare le paratie stagne una dopo l'altra (primi provvedimenti economico-bancari per es. aumento del costo del denaro)
Il comandante ordina di fermare le macchine, la nave rallenta fino a fermarsi (la crescita economica rallenta...)
l'ingegnere navale dice al capitano che la nave è destinata certamente ad affondare (futurologo aspo?)
Il comandante ordina di cominciare a preparare le scialuppe (primi provvedimenti legislativi in tema di energia e altro, della serie: cominciate a pensarci voi e arrangiatevi) che però non bastano per tutto l'equipaggio (la Terra può sostenere nelle condizioni migliori solo 1.5 miliardi di abitanti).
L'acqua comincia a salire prima lentamente, e poi sempre più velocemente (prezzo della benzina e del gasolio).
Si comincia a spargere il panico mentre l'orchestrina suona "Orfeo" (Alla TV diranno di rilassarsi...)
La nave si inclina in uno scenario apocalittico fino a spaccarsi a metà (III guerra mondiale?)
Rimangono i superstiti ad aspettare i soccorsi (che nel nostro caso non ci saranno).
Senza petrolio e società globale certamente...
Ah, ecco.
No perche' muovere decine, centinaia di migliaia o al limite milioni di persone richiede la disponibilita' di adeguati mezzi di trasporto.
O, in mancanza, scorte di cibo e acqua sufficienti a sostentarle lungo il cammino.
Non la vedo come una cosa molto probabile, sulle lunghe distanze.
E' vero che i barbari calarono piu' volte in Europa in tempi storici ma si trattava di popolazioni nomadi, gente abituata a vivere spostandosi in modo pressoche' autosufficiente.
E non erano milioni.
Sono del parere che le migrazioni saranno su scala regionale, e non globale.
Credo che la percezione che abbiamo delle distanze sia destinata a profondi cambiamenti in un simile scenario.
Il mondo finira' col ritornare grande.
Immenso, addirittura.
Con ogni mezzo di fortuna è più probabile, e per quanto consentirà la disponibilità di carburanti.
Eppure io le immagino fatte a piedi...
Dove emigrare nella superaffollata Europa? Potrebbe sopraggiungere la paventata nuova glaciazione dell'emisfero nord del pianeta, e allora dovremmo aspettarci orde di gente dai paesi nordici in cerca di temperature più sopportabili alle nostre latitudini e nel Nordafrica, o potrebbe continuare il trend di desertificazione, calore e siccità tale da spingere a lasciare le latitudini temperate attuali per il nord europa(magari anche la Siberia, certamente più vivibile grazie al riscaldamento globale) milioni e milioni di persone.
O forse sopraggiungerà prima la penuria di derrate agricole in seguito al peak oil(l'agricoltura è petrolio per il 90% delle sue produzioni), se come dice Ali Bakhtiari entro il 2009 cominceremo a risentire degli effetti del picco del 2006.
In ogni caso sarebbero migrazioni di popoli interi mai viste, per quantità di individui, nel corso dell'intera storia umana.
Adesso come adesso, se ci fossero le condizioni e la voglia di lasciare i miei affetti nella mia terra, me ne andrei con la mia famiglia in Nuova Zelanda, paese con la stessa estensione territoriale italiana e con non più di 4 milioni di abitanti ad oggi, praticamente disabitato.
Il posto ideale per attendere senza troppa ansia il precipitare degli eventi e per sperare di sopravvivere al nuovo medioevo...
"io speriamo che me la cavo" - Marcello D'Orta - Arnoldo Mondadori Editore - 1990 - Splendido libro!
Ma a parte la pubblicita' gratuita di un libro che raccoglieva 60 temi di bambini napoletani, concordo con quanto affermato da Val Ter. Sopravvivera' chi meglio di tutti sapra' adattarsi ai cambiamenti e chi, aggiungo io, non vorra' restare ostinatamente nello stesso punto del pianeta. Bisognera' emigrare... e bisognera' scegliere per tempo il luogo di destinazione.
Si salveranno quelli che saranno piu' pronti a gestire i cambiamenti ambientali, quelli piu' flessibili che sapranno adattarsi meglio e reagire nel modo giusto, cambiando in modo spesso radicale abitudini e stili di vita.
Non necessariamente saranno i piu' ricchi: loro avranno un vantaggio iniziale, ma sulla distanza potrebbero emergere quelli che sono abituati a vivere con poco, cioe' i poveri.
Tutto questo ha un nome: si chiama "selezione naturale", ed e' allo stesso tempo curioso e non privo d'ironia che ad attivare il meccanismo sia stato proprio l'intervento umano.
Staremo a vedere.
Forse.
Speriamo che la realtà non faccia preferenze nel salvare ricchi e poveri...e chi sta in mezzo, cioè noi.
Piuù che altro sopravvivrà chi si trova nella parte calda
;-)
Ma nel film (o meglio, nella storia vera) non si sono salvati mica i buoni.
Si sono salvati i ricchi.
Quelli che si salvano ci sono sempre, ma in questo caso (purtroppo) a salvarsi non saranno "i buoni" come nei accade nei films...
certo che ci saranno. sono quelli a cui fa riferimento la pubblicità del jeans disel ovvero anche se c'è il global warming noi viviamo nella parte ricca del mondo. in qualche modo ci salveremo! continua a bere e sii felice! !
Non ci sono scialuppe per tutti, questo è sicuro e lo si sa da un po' di tempo prima dell'avvistamento dell'iceberg, che ora è in piena vista e in rotta di collisione col Titanic/società globale...
Comunque i sopravvissuti ci sono/ci saranno, no?
alle 19:49
Roberto
In Africa ci sono almeno 500.000.000 di morti di fame , com'è che non sono ancora immigrati da noi?
non esageriamo col catastrofismo da film di fantascienza!