blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Brasile. Gli schiavi dell'etanolo.

Venerdì 23 Marzo 2007, 09:32 in Risorse di

Mentre noi ancora non ci accorgiamo di nulla, la questione energetica sta lentamente facendo scivolare indietro di decenni intere nazioni. Dopo i ripetuti disastri delle miniere di carbone, mai pensavamo di rivedere altri schiavi del secolo scorso: i tagliatori di canna da zucchero.

Dietro cancelli arrugginiti, il cuore della rivoluzione energetica brasiliana si trova nell'aria stagnante di uno squallido edificio a mattoni rossi. All'interno, dozzine di migranti dagli abiti sudici sono affollati in minuscoli cubicoli, pieni di lettini e zaini, e si preparano al loro primo giorno di lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero di San Paolo.

Sono già 200.000. Duecentomila. Dopo l'accordo per l'esportazione di etanolo tra Lula e Bush, ci si aspetta infatti che nei prossimi anni la produzione aumenti addirittura del 55%.

Gli attivisti sostengono che i tagliatori sono schiavi a tutti gli effetti (la paga è di 150 euro al mese) e che la promettente industria dell'etanolo brasiliana è in effetti un mondo oscuro di caporalato e abusi dei diritti umani. Lavorano dodici ore a temperature sopra i 30 gradi per guadagnare 70 centesimi a tonnellata tagliata.

Al di là delle valutazioni tecniche ed etiche sull'opportunità di sostituire, nelle automobili, il petrolio con il cibo, dobbiamo amaramente constatare che l'etanolo non si sta dimostrando più sostenibile dei peggiori giacimenti petroliferi.

Almeno dal punto di vista degli umani coinvolti. 

 

 

12
12 commenti
12
03 Apr 2007
alle 20:57

Roberto Scalon

Ma quanta sciocchezza di chi non è mai stato in Brasile.

 La tecnologia per produrre etanolo in Brasile è già pronta, cosi non bisogna piu di lavoratore come "schiavi" (come sono quelle extra-comunitari che lavorano al nero proprio in Italia) di 10, 20 anni fa. Purtroppo si trova ancora delle "destilarias" (quelle piu vecchie) con manodopera di basso livelo, ma tra 3, 4 anni, con le nuove impianti, non sara questo il problema, neanche il problema della diversità tropicale. Come un paese "continentale", basta 3 a 4 % della area del paese per diminuire la dipendenza del petroleo. Non basta, ma è già qualcosa.

 Il problema è se europei, americani, giaponese sono pronti a cambiare atitude e vedere se è meglio aiutare un paese come il Brasile (inoltre un paese ocidentale, con 22 milioni di citadini di origini italiana), o continuare a gastare soldi con l'Arabia Saudita, Iran, Iraq, e altri paese orientale che sono la cula del terrorismo atuale.

11
27 Mar 2007
alle 15:13

riccardo

per paolo: secondo te il mondo è governato più dai politici (più o meno socialisti) o dalla finanza?

io ho in mente una risposta... 

10
26 Mar 2007
alle 21:08

eugenio

<<Gli attivisti sostengono che i tagliatori sono schiavi a tutti gli effetti (la paga è di 150 euro al mese)>>

Con tutto che la cosa e' gravissima, gli attivisti dovrebbero anche usare i termini in maniera un po' piu' tecnica e meno enfatica, visto che le due affermazioni si contraddicono in termini. Non vorrei sembrare puntiglioso, ma parlando di schiavitu', visto che esiste davvero in senso proprio, e' meglio non parlarne in senso impropio. No?

 

ps.

 

ciao Debora! era un sacco che non passavo, complimentissimi per il blog sempre piu' bello!! 

 

9
26 Mar 2007
alle 11:06

fausto

Ah, la nostra carissima OCM zucchero...

Comunque, l'illusione che i lavoratori abbiano buona resa nella raccolta delle colture industriali è sciocca; a ben guardare, anche loro mangiano. La raccolta manuale è ottima per certe colture (orticole, vite, frutteto). Per granaglie, bietole e roba da sfalciare, una macchina mangia ben meno energia della squadra sostitutiva (imponente!) di lavoratori che sarebbe impiegata in sua assenza. E questo è il motivo per cui la meccanizzazione di talune operazioni in agricoltura si è evoluta già nell'ottocento, quando, in assenza del motore a scoppio, nelle campagne europee venivano utilizzate piccole macchine a vapore (solo per trebbiatura, lavorazione canapa o simili); per farle viaggiare (come ci raccontavano i nostri nonni) si usavano gli scarti delle colture e un pò di fascine derivate dalle potature.

Ho il sospetto che l'EROEI della manodopera schiavile, in talune operazioni, sia abbastanza deludente; senza nulla togliere alle questioni morali.

8
25 Mar 2007
alle 09:20

Maria Teresa

150 euro al mese equivalgono al minimo salariale in Brasile, ed è lo stipendio di molte categorie di lavoratori, sono rapportabili ai nostri 800/900 euro mensili considerato il costo della vita. Inoltre almeno nello stato del nord est i lavoratori agricoli hanno un sindacato che li protegge. Quindi senza nulla togliere ai motivi etici e comunque di sfruttamento, dal punti di vista della paga non possiamo certo considerarli schiavi.

 

 

 

7
24 Mar 2007
alle 17:06

Andrea

Già, perchè Lula, il "presidente operaio" non dice nulla?

6
23 Mar 2007
alle 21:05

Angelo

purtroppo ormai gli schiavi non fanno più notizia. Mi dite chi si straccia le vesti se un cinese lavora 18 ore al giorno per una paga da fame?

Se al posto degli operai facessero lavorare le macchine per raccogliere la canna credo che il rapporto EROEI sarebbe sotto l'uno (e quindi svantaggioso).  Provate a cercare con Google: EROEI+etanolo

Comunque complimenti per il blog e saluti da Angelo 

5
23 Mar 2007
alle 19:16

Antonello

Beh... Vediamo i lati positivi della faccenda:

Adesso si vorrebbe innalzare l'obbligo scolastico a 16 anni, ma forse con il vento che tira ci ripenseranno.

Forse finalmente si potrà dire a chi non ha voglia di studiare di andare a zappare la terra o spalare carbone, o tagliare canna da zucchero...
;-)

4
23 Mar 2007
alle 18:33

destro adriano

dove eravate quando anno applicato la riforma ocm zucchero ......

3
23 Mar 2007
alle 12:15

Paolo

Ma Lula non fa parte di quella schiera di leader socialisti sudamericani ostile all'imperialismo economico USA?

2
23 Mar 2007
alle 12:01

bridge

Debora, come sai bene tutti gli uomini sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri. in un recente test di altroconsumo, le automobili vendute in brasile (apparentemente identiche a quelle europee) risultavano molto più pericolose in quanto il costruttore toglieva diversi dispositivi di sicurezza. nel caso specifico si trattava di una Volkswagen Fox

(http://www.altroconsumo.it/map/src/143723.htm)

1
23 Mar 2007
alle 11:50

max

Dietro ogni tragedia c'è un'opportunità: l'opportunità di arraffare soldi!

Dobbiamo scegliere se continuare a veder morire un operaio in un pozzo petrolifero kazako o in un campo di canna da zucchero clarioca,è triste ma terribilmente importante per tutti noi perchè in mancanza di plutoniani che fungano da schiavi qualcuno dovrà pure fare il lavoro sporco.

E' tevvibile direbbe il guerrigliero Bevtinotti,ma la mia frase iniziale ahimè spiega tutto!!!

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento
Post in evidenza su Blogosfere