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Mar 0713

Convegno Aspo. Apocalittici o integrati?

Pubblicato da Debora Billi alle 11:32 in Esperti


In seguito all'intervento di Bakhtiari , sulla lista Aspo si è accesa un'interessante discussione. Il punto del contendere è l'accusa di "pauperismo" da qualcuno mossa alla chiosa dell'intervento di Ali. Il "ritorno alle radici" è stato da, per fortuna pochi, percepito come un invito al francescanesimo ed all'impoverimento.

Ecco alcuni dei commenti:

Se si intende impoverimento la riduzione dei consumi attuali nei paesi occidentali allora sono pauperista anche io. Francamente non me ne frega molto di avere il "privilegio" di sperperare risorse all'infinito. Preferisco abitare questo mondo con il massimo possibile di sobrietà ed eleganza. 

Non dico di arrivare a forme estreme di ascesi (ormai, cresciuto coi 20 gradi in casa, morirei di polmonite dopo due giorni), ma l'attico da 800 metri quadrati a Manhattan va diviso in otto bilocali, su questo ho pochi dubbi.

D'altra parte, le soluzioni sono sostanzialmente impossibili in un mondo dominato dal capitalismo. Il che ci porta a ciò che per me e per altri è lampante (se ne parlava anche a Firenze), ma per altri ancora invece no: il riconoscimento dei limiti fisici imposti dalla limitatezza del pianeta ha delle potenti, e inevitabili, implicazioni di carattere politico.

Io resto convinto che per la natura della divisione internazionale del lavoro, della denominazione effettiva in valute concrete dei capitali e del valore delle cose, il modo di produrre e distribuire merci e di occupare e retribuire cittadini concreti in questo processo, QUESTO sarà il primo a sconvolgersi, e molto prima del
dispiegarsi termodinamico della crisi. Salterà un MODO DI PRODUZIONE fondato sulla mobilità parossistica di uomini, merci e capitali.

E voi cosa ne pensate? 

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Commenti

1. Francesco, Martedì 13 Marzo 2007 ore 13:23

Si fa presto a condannare qualcuno perché è pauperista o sviluppista.

Il punto della questione dovrebbe invece rimanere la domanda "Cosa succederà?" o almeno "Cosa poterbbe succedere?" (visto che cerchiamo di evitare le profezie!)

Se accettiamo il principio di realtà, e non quello dell'ideologia, allora ognuno può essere criticabile, ma la sua opinine vale per quello che suggerisce e costruisce, non per quello che pretende.

Riguardo al "ritorno alle radici" di Bakhtiari, io lo vedo come un'idea positiva: quando ci vengono mancare cose apparentemente irrinunciabili, allora capiamo che forse ci resta ancora molto.

Anzi, è in quel momento che apprezziamo il vero valore di quello che abbiamo ingiustamente trascurato.

Ad esempio, ogni tanto in casa guardo i miei libri, e penso che, anche nel caso più pessimista, basterà una candela per leggerli.

(sempre che non ce li bruciamo nella stufa, ma allora lasciamo davvero perdere ;-)

Se devo scegliere, già ora preferisco i libri a un giro in macchina, o anche a un DVD.

Se poi qualcuno vuole per forza vederlo come una iattura, l'invito a buttar via quel che abbiamo ancora, o la maledizione di un invidioso puritano, faccia pure.

2. fra, Martedì 13 Marzo 2007 ore 13:48

Consiglio questa intervista riguardo il rapporto tra uomo e natura. Saluti, fra.

http://www.promiseland.it/view.php?id=1928

3. Frank Galvagno, Martedì 13 Marzo 2007 ore 13:53

A me quest'idea del ritorno alle radici, semplicemente, esalta.

Tra i primi a crollare saranno i templi dell'inutilità: le nostre televisioni zeppe di reality e informazioni pilotate.

Altro templio: l'industria dell'auto. Ad essere sbagliata non è l'industria in sè, ma le dimensioni che ha assunto. Meglio poche automobili standard, sobrie, a basso consumo, magari elettriche dell'attuale giungla.  Qualcuno dirà: "ma i dipendenti...?"  Risposta: i dipendenti SARANNO INDIRIZZATI A FARE QUELLO CHE SERVE. Mi sbilancio: biciclette? tecnologie avanzate per la microgenerazione? Agricoltura? Proponiamo...

Non che sia un passaggio facile anzi... probabilmente nella transizione ci sarà una fase di ristrutturazione degli enti pubblici... lo stesso concetto di ordine pubblico potrebbe essere messo in discussione.

Vedo possibili scenari simil-bellici... non escludo guerre civili / far west. A livello internazionale le instabilità politiche saranno amplificate, non mi sento di escludere guerre.

Scusate se ho esagerato con l'ottimismo ...  :-)

 

4. Corrado Truffi, Martedì 13 Marzo 2007 ore 14:01

Sulla fine del modo di produzione ossessivo di merci ho scritto anch'io qui: http://corradoinblog.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1370413, e concordo.

Credo che sia ora di assumere la decrescita e la dematerializzazione  come due strade possibili. Credo sia difficile farlo perché la "corsa del topo" (qualcuno ricorda il grande fumettaro francese Lauzier) è così ben congengnata che è davvero difficile fermarla. Credo che tutti dovremmo spenderci sia nei comportamenti personali, sia soprattutto nel fare direttamente politica, ovunque lo riteniamo congeniale - ossia in qualunque partito ci troviamo magari per caso o tradizione, per tentare di cambiare i comportamenti della società. 

5. Paolo, Martedì 13 Marzo 2007 ore 14:30

Fino a poco tempo fa credevo a una forte contrazione dei consumi in generale dopo il peak oil, la fine della società consumistica insomma, ma ora penso alle incognite carbone e nucleare e di quanto se ne farà uso al posto del petrolio.

Probabilmente i consumi energetici, e gli altri in genere, dovranno calare per tutti i "non ricchi", vista la difficile trasportabilità dello stesso carbone rispetto al petrolio(ma ci scommetto che si sta lavorando ad un miglioramento del processo Fischer-Tropsch per rendere più competitivi i carburanti sintetici rispetto a quelli tradizionali) e i problemi intrinseci delle centrali nucleari e la limitatezza dei relativi combustibili, ma non in modo drastico.

A chi comanda questa società globalizzata non importa molto del cambiamento climatico; basta vedere come le assicurazioni si stanno attrezzando in previsione dei danni causati dal clima pazzo(ma questi signori sanno che il clima nelle ere terrestri è stato il principale motore delle estinzioni di massa delle specie viventi?).

Di ritorno alla radici siamo in pochissimi a pensarlo, ma prima o poi sarà un percorso obbligato per chi sopravvivrà al crollo della nostra società,  perchè nessuna civiltà tecnologica che saccheggia indefinitamente le risorse finite dell'ambiente in cui vive(e lo inquina), è destinata a durare per sempre.

Il tempo che Cina e India arrivino a consumare quanto noi occidentali...

 

 

6. riccardo, Martedì 13 Marzo 2007 ore 14:38

che ne pensate della decrescita felice?

utopia?

a me suona così bene!

 

7. Paolo, Martedì 13 Marzo 2007 ore 14:54

Suona bene ma è utopia pura se la poni su base volontaria...

8. Bernardo Mattiucci, Martedì 13 Marzo 2007 ore 15:01

Riprendo dal penultimo capoverso di Paolo.... 

Di ritorno alla radici siamo in pochissimi a pensarlo, ma prima o poi sarà un percorso obbligato per chi sopravvivrà al crollo della nostra società,  perchè nessuna civiltà tecnologica che saccheggia indefinitamente le risorse finite dell'ambiente in cui vive(e lo inquina), è destinata a durare per sempre.

A questa frase, saggia e giusta, aggiungo che vivra' meglio chi meglio sapra' prepararsi al cambiamento. 

Il cambiamento e' inevitabile... per tutti... dai piu' poveri, che si accorgeranno poco del cambiamento stesso, ai piu' ricchi, che vedranno annullarsi gli introiti delle loro immense lobby.

Al centro tra i due estremi ci siamo noi. Quanto piu' saremo pronti ad affrontare il cambiamento, qualunque esso sia e di qualunque entita', tanto meglio sapremo abituarci ad esso.

Per quanto riguarda i dipendenti... che verranno inevitabilmente licenziati quando le aziende inizieranno a chiudere, beh... dovranno tornare indietro e abituarsi a qualche altro lavoro.

Tempo fa, quando lavoravo nell'ambito della robotica industriale, c'era sempre tanta gente che vedeva di cattivo occhio il concetto di automazione industriale... perche', diceva, riduce drasticamente il numero di dipendenti in una determinata azienda. Si faceva l'esempio della fiat dove ogni robot aveva sostituito 5 o 6 operai. Beh... la seconda parte del discorso non la faceva mai nessuno... ovvero che per ogni robot servivano 10 persone per tenerlo sempre in perfetta efficienza. Persone che, spesso, venivano ingaggiate all'estero perche' in Italia non c'era specializzazione!

Questo significa che se accettassimo il cambiamento con largo anticipo, potremmo anche guadagnarci su... non solo economicamente....

Nel discorso che stiamo facendo in questi giorni c'e' molta carne al fuoco. Quanti di noi si sentono disposti REALMENTE  a cambiare drasticamente il loro stile di vita passando da quello tipico di un borghese medio (cioe' uno abituato al confort) a quello di un... pastore?

9. Carlo, Martedì 13 Marzo 2007 ore 15:21

Mi inserisco solo per dire che gli eventi della storia dell'umanità sono stati e saranno sempre indifferenti alle nostre speranze e alle nostre preferenze. Non ha importanza che le prossime crisi ambientale, energetica, demografica arrivino per un baco intrinseco del sistema economico o per una serie di fattori esterni al sistema (ad es. un meteorite o il calo della disponibilità di petrolio). Ciò che importa è avere delle strategie e delle idee per fronteggiarle in anticipo oppure subirle passivamente. Questo atteggiamento mi sembra saggio. I nostri desideri (realistici o no) non cambiano la natura dei problemi globali. Porsi fin d'ora dei seri obiettivi di riduzione dei consumi (ad es. non più di auto per famiglia, non più di 7-8000 km/annui di percorrenza, abolizione delle sovvenzioni al commercio a lunga distanza, ecc. ecc.) sarebbe già un modo di ridurre l'impatto, altrimenti devastante, delle prossime crisi.

10. Bernardo Mattiucci, Martedì 13 Marzo 2007 ore 15:52

Carlo, cio' che dici e' vero... ma in moltissimi casi e paesi, l'abolizione delle sovvenzioni al commercio a lunga distanza, ad esempio, non e' una strategia semplice da applicare. C'e' da dire che invece di manifestare contro ogni progetto di riduzione dell'inquinamento REALE, quello cioe' causato dal trasporto su gomma, si potrebbero accettare progetti come la TAV o spingere affinche' quel colabrodo della Trenitalia SpA inizi a spendere seriamente i soldi che guadagna invece di sperperarli in stipendi miliardari negando i soldi anche a chi deve fare la manutenzione di base!

 

Ci sono, insomma, sempre pro e contro! 

 

11. riccardo, Martedì 13 Marzo 2007 ore 15:55

volontaria....

gli "scenari" che stiamo dipingento mi sembrano quantomeno degli incentivi...

certo possono funzionare come tali se ce ne renderemo in tempo (e per questo stiamo qui a parlarne) e se non avverranno in maniera troppo brusca 

12. Paolo, Martedì 13 Marzo 2007 ore 16:11

Individualmente possiamo autolimitare i nostri consumi in generale, ma se non è l'intera società a farlo, anche chi si è preparato per tempo(ma quanto tempo prima nessuno può saperlo) rischia con ogni probabilità di essere trascinato nei cataclismi di panico e crollo collettivi della società dei consumi.

Stiamo perdendo l'unica possibilità di una decrescita  moderatamente dolorosa ma ancora pilotabile dall'uomo, perchè le classi politiche occidentali hanno lasciato il comando alle oligarchie finanziarie che governano il pianeta, servendole addirittura.

Di conseguenza, a meno che non subentri una rapida svolta epocale delle culture politica e sociale mondiali verso la sostenibilità ambientale(sono molto scettico), la nostra civiltà tecnologica è destinata alla decrescita massima  nel peggiore dei modi possibili, tra qualche decennio o forse meno.

Posso solo immaginare che vivere nelle città in quei difficili momenti non sarà molto consigliabile(mi viene in mente un'atmosfera del tipo "1997:fuga da New York")...

 

 

13. Franc, Martedì 13 Marzo 2007 ore 17:31

ancora meglio.. 2022: i sopravvissuti.

14. Antonello, Martedì 13 Marzo 2007 ore 19:16

Vorrei sfatare alcuni miti:

1) In casi tragici quelli ricchi e potenti hanno la meglio sugli altri.

La storia ci insegna che a volte è vero il contrario, basta ricordare Il generale Silla che fece strage di molti senatori romani ricchi e potenti. La rivoluzione francese che ghigliottinò Luigi XVI, la rivoluzione russa che fucilò lo Zar Nicola II con la sua famiglia... e si potrebbe continuare.

2) Se risparmiamo contribuiamo alla salvezza della società.

E' certamente utile non sprecare, ma non si contribuisce alla salvezza della società se esistono persone con stipendioni da favola che spendono per comprarsi ogni giorno droga, macchinoni, abiti firmati, panfili di lusso, vacanze in alberghi a 6 stelle, top-model. Se poi gran parte di questi "signori" sono i nostri politici...

3) Non riesco a concepire forme di risparmio come fare a meno del frigorifero, mi sentirei un poveraccio. Con i ritmi moderni è indispensabile.

Se in una società tutti hanno il frigo è chiaro che non averlo ci farebbe sentire "orfani". Ma è proprio questo il punto; la sensazione di ricchezza o di povertà è relativa a chi ci circonda. Se la corrente elettrica manca per tutti, i ritmi "moderni" non ci saranno più, nessuno potrà più avere un frigo, e ci dovremo riorganizzare tutti insieme in un altro modo.

Questi sono solo alcuni fatti che la storia e l'osservazione ci insegnano. Ma come diceva Einstein: "la storia ci insegna che l'uomo non ha mai imparato nulla dalla storia."

15. booksworm, Mercoledì 14 Marzo 2007 ore 15:04

l'accusa di "pauperismo"  è stato... percepito come un invito al francescanesimo ed all'impoverimento.

A me pare invece   che  abbia raggiunto conclusioni analoghe a quelle di  E. Berlinguer nel "discorso sull'austerita'".  (ovvio con le dovute differenze dei 30 anni di distanza). 

Booksworm 

 

 

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