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Il centrodestra si ravvede e spinge le rinnovabili.

Venerdì 9 Marzo 2007, 10:43 in Italia di

Beh, non si finisce mai di stupirsi.

Leonardo Libero, direttore di Energia dal Sole , è entrato in possesso di una mozione del Senato della Repubblica firmata da molti esponenti del centrodestra e me l'ha cortesemente inviata. Il succo della mozione è: il global warming è galoppante, il protocollo di Kyoto non basta, quindi occorre spingere perché i Paesi con maggiori emissioni si decidano a provvedere e poi si devono sviluppare microgenerazione, risparmio, rinnovabili. Non si fa menzione del nucleare, e si sostiene:

L'attuazione di questo grande piano di difesa del clima ha bisogno quindi di scelte politiche coraggiose che producano un vero e proprio shock tecnologico ed una rivoluzione energetica. 

Saranno parole, ma sembra il documento di un centro sociale.  Eccolo qui integralmente, buona lettura.

 

SENATO DELLA REPUBBLICA
Seduta di martedì 6 marzo 2007
Mozione

Sen. Altero MATTEOLI (A.N.), BATTAGLIA Antonio, MUGNAI, ALLEGRINI, AUGELLO, BALBONI, BALDASSARRI, BERSELLI, BORNACIN, BUCCICO, BUTTI, CARUSO, COLLINO, CORONELLA, CURSI, CURTO, DE ANGELIS, DELOGU, DIVELLA, FLUTTERO, GRAMAZIO, LOSURDO, MANTICA, MANTOVANO, MARTINAT, MENARDI, MORSELLI, NANIA, PARAVIA, PONTONE, RAMPONI, SAIA, SAPORITO, SELVA, STORACE, STRANO, TOFANI, TOTARO, VALDITARA, VALENTINO, VIESPOLI - Il Senato,

premesso che:

il cambiamento climatico è una delle sfide più importanti che abbiamo davanti e che pone gravi minacce alla prosperità ed alla stabilità della nostra società;
 

i più recenti rapporti elaborati dagli scienziati dell'Onu e dall'economista inglese Nicholas Stern forniscono dati allarmanti sia sul futuro climatico sia sulle conseguenze che l'effetto serra avrà sullo sviluppo economico delle nostre società;
più del 90 per cento dei 500 scienziati dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), riuniti di recente a Parigi, si è detto convinto che vi sia un rapporto diretto tra attività dell'uomo e riscaldamento terrestre (solo sei anni fa questa ipotesi era sostenuta dal 60% degli studiosi), una quasi unanimità che deve far riflettere e deve dare coraggio alla nostra azione;
gli stessi scienziati dell'Onu hanno anche presentato le nuove proiezioni sui cambiamenti climatici che dicono che l'aumento probabile della temperatura sarà tra 1,8 e 4 gradi entro il 2100 e che l'aumento del livello degli oceani, dovuto al riscaldamento dell'atmosfera ed allo scioglimento dei ghiacci, sarà compreso tra un minimo di 18 centimetri ed un massimo di 58 centimetri, sempre per la stessa data, con conseguenze per decine di milioni di persone che dovranno abbandonare le aree sommerse;
la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera (380 parti per milione), secondo l'Ipcc, è la più alta mai registrata negli ultimi 650 mila anni e l'aumento dell'anidride carbonica è stato di oltre il 35 per cento negli ultimi 200 anni;
nello stesso tempo l'economista inglese Nicholas Stern ha valutato che bloccare il cambiamento climatico in atto costerebbe oggi l'1 per cento del Pil mondiale, ma se si facesse tra 10 o 20 anni i costi sarebbero tra il 5 e il 20 per cento del Pil con risultati minori perché parte del cambiamento sarebbe irreversibile;
il protocollo di Kyoto ha fornito gli strumenti per raccogliere la sfida, anche se tutti sono ormai consapevoli che il Protocollo non è sufficiente per arrestare l'aumento dei gas serra in atmosfera. Non e' sufficiente perché gli obiettivi posti, frutto di una difficile mediazione, sono stati fissati al ribasso, e non è sufficiente perché ne sono fuori paesi industrializzati come gli Stati Uniti e paesi emergenti come Cina, India e Brasile che sono e saranno i paesi a più alte emissioni di anidride carbonica;
secondo il Rapporto 2005 dell'Agenzia internazionale dell'energia, il consumo mondiale di energia da qui al 2030 aumenterà del 55 per cento, determinando un pari aumento delle emissioni globali di CO2 e a fare la parte del leone saranno proprio le economie emergenti: appunto Cina, India, Brasile, Sud Africa, Indonesia che contribuiranno ai due terzi dell'aumento dei consumi e delle relative emissioni;
questo scenario, insieme agli ultimi rapporti, sollecitano quindi ad agire con maggiore risolutezza, ma occorre essere tutti consapevoli che se si vuole affrontare il problema climatico in maniera credibile e pragmatica si deve costruire oggi una prospettiva per il dopo Kyoto che coinvolga il maggior numero possibile di paesi;
occorre quindi uno sforzo a livello mondiale per stringere, da una parte, un patto ambientale per il dopo Kyoto con Stati Uniti, Cina, India, Brasile affinché si pongano obiettivi di riduzione dei gas serra e per disseminare, dall'altra, tecnologie a basso contenuto di carbonio nei paesi in via di sviluppo;

considerato che:

nello stesso rapporto l'economista britannico Nicholas Stern mette in luce che non servono misure unilaterali per combattere i cambiamenti climatici, ma serve uno sforzo mondiale. Stern fa anche un esempio: se la Gran Bretagna chiudesse domani tutte le sue centrali elettriche, la riduzione delle emissioni verrebbe vanificata in soli 13 mesi dalla crescita inquinante della Cina;
di fronte a questo scenario in cui l'Europa diventerà sempre più marginale sul palcoscenico globale delle emissioni, i paesi dell'Unione europea potranno avere invece un ruolo di primo piano: intensificare il lavoro diplomatico di pressione e di persuasione nei confronti di quei paesi che oggi non fanno parte del protocollo di Kyoto, ma che dovranno dopo il 2012 se si vuole realmente incidere sulla lotta ai cambiamenti climatici;
sarebbe opportuno convincersi che non ci sarà un dopo Kyoto se non si coinvolgono paesi come Stati Uniti, Cina, India, Brasile; che non ci sarà un dopo Kyoto se questi paesi non si impegneranno a ridurre le loro emissioni di anidride carbonica. L'Europa può decidere di andare avanti, ma deve essere consapevole che la sua battaglia solitaria avrà un impatto minimale sul fronte dei cambiamenti climatici ed un impatto insostenibile sulla competitività del suo sistema produttivo;
la Commissione europea di recente ha presentato un pacchetto di misure che ha come limite temporale il 2020 per affrontare la sfida climatica. Le proposte della Commissione per abbassare le emissioni di anidride carbonica passa soprattutto attraverso un mix energetico che vede al primo posto l'aumento delle fonti rinnovabili, che dovranno costituire il 20 per cento nel 2020 con un aumento della quota di biocarburanti pari al 10 per cento: un passo importante, perché per la prima volta ufficialmente a livello europeo - il Governo del centro-destra lo aveva fatto in un Consiglio informale dei Ministri dell'energia e dell'ambiente a Montecatini - sono state considerate prioritariamente le convergenze delle politiche ambientali con quelle energetiche nella lotta al mutamento climatico;
durante gli anni del Governo di centro-destra, l'Italia si è fortemente impegnata sul Protocollo di Kyoto; giova ricordare che nel mese di maggio 2002 è stato approvato il disegno di legge di ratifica del Protocollo di Kyoto che conferma la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra nella misura del 6,5 per cento entro il 2012 e nello stesso tempo individua misure più flessibili e meno onerose rispetto a quelle definite nel 1998 a Kyoto;
il 19 dicembre 2002 è stato approvato dal Cipe il Piano nazionale per la riduzione delle emissioni dei gas responsabili dell'effetto serra, piano aggiornato a febbraio 2004, che prevede misure nazionali e misure di cooperazione tecnologica internazionale per centrare l'obiettivo di Kyoto;
la legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006) ha previsto un primo stanziamento per Kyoto rivolto soprattutto all'innovazione tecnologica come i progetti per la diffusione della microgenerazione diffusa, che a regime sarebbero in grado di ridurre le emissioni di CO2 di 10 milioni di tonnellate l'anno, e l'idrogeno;
sembrano ormai chiari gli interventi necessari per centrare gli obiettivi di Kyoto e andare oltre, e ciò è confermato dall'avvio della loro realizzazione: essi passano attraverso una minore dipendenza dai combustibili fossili per la produzione energetica, trasporti più puliti (a questi due settori entro il 2020 sarà imputato il 75 per cento delle emissioni globali di CO2), aumento dell'efficienza negli usi finali e risparmio energetico (che potranno contribuire al 65 per cento della riduzione delle emissioni), incentivazione delle fonti alternative, stop alla deforestazione ed interventi di forestazione;
pur avendo strumenti e risorse economiche a disposizione, occorre tenere in considerazione gli ostacoli rappresentati dalla riluttanza di alcuni paesi ad impegnarsi e dagli interessi consolidati di alcuni settori produttivi;
è indispensabile che il settore dell'industria valuti l'importanza del Protocollo di Kyoto che può rappresentare una grande occasione per rendere concreta la visione dell'ambiente come occasione di sviluppo, al fine di diventare maggiormente competitive sui mercati globali;
secondo alcuni studi, se l'Italia, per rispettare il Protocollo di Kyoto, dovesse intervenire riducendo le emissioni soltanto all'interno del proprio sistema produttivo, che gode già di un'alta efficienza energetica, avrebbe costi tre o quattro volte superiori a quelli della Germania e di altri paesi dell'Unione europea, meno efficienti a livello energetico;
tuttavia, occorre tener presente che nel breve periodo l'applicazione del protocollo comporterà aumenti in termini di costi, che incideranno anche sulle utenze elettriche;
l'attuazione di questo grande piano di difesa del clima ha bisogno quindi di scelte politiche coraggiose che producano un vero e proprio shock tecnologico ed una rivoluzione energetica;
gli scriventi sono convinti che l'implementazione a livello mondiale di questa strategia per la difesa del clima possa, da una parte, mettere al sicuro il pianeta dai cambiamenti climatici e, dall'altra, risolversi in una nuova crescita per l'economia,
impegna il Governo ad assumere iniziative volte a:
calibrare in maniera corretta il sistema europeo dell'emission trading in modo da evitare che settori industriali italiani ad alta efficienza paghino, attraverso l'acquisto di quote, lo sviluppo di settori europei meno efficienti;
proseguire sulla strada dell'utilizzo dei meccanismi flessibili previsti dal Protocollo di Kyoto. I progetti di cooperazione internazionale avviati dal Ministro dell'ambiente del passato Governo, soprattutto nei settori energetici, forestali ed industriali, potrebbero consentire una riduzione equivalente fino a 60 milioni di tonnellate di anidride carbonica l'anno con un costo inferiore di oltre il 50 per cento rispetto a quello necessario per i programmi in ambito nazionale. In questo modo si potrebbero ottenere due risultati: promuovere i progetti di imprese italiane a livello internazionale, soprattutto nelle economie emergenti, come dimostra il programma in Cina avviato dal precedente Governo, e ridurre significativamente i costi per le imprese italiane;
rifinanziare il Fondo istituito presso la Banca Mondiale al fine di promuovere i progetti di cooperazione. Il mancato rifinanziamento del Fondo da parte dell'attuale Governo compromette infatti la possibilità di sviluppare progetti e di acquisire crediti;
investire nelle energie rinnovabili ed incentivare le nuove tecnologie energetiche che daranno vantaggi all'ambiente, ma anche alla competitività delle imprese nazionali; si cita, a titolo di esempio, la cogenerazione distribuita ad alta efficienza che consente di produrre energia ad alti livelli di efficienza (circa il 90 per cento contro il 50 per cento delle centrali più moderne) e permette di recuperare i gas di scarico prodotti dalla combustione per produrre ulteriore energia, tecnologia questa in cui l'Italia è all'avanguardia; le tecnologie dell'idrogeno; la microcogenerazione diffusa; la produzione di CDR di qualità dai rifiuti da utilizzare come combustibile per la produzione di energia che da solo permette di ridurre 10 milioni di tonnellate di CO2;
scorporare, come proposto nella XIV Legislatura dal Ministro dell'ambiente pro tempore , gli investimenti per Kyoto dal patto di stabilità.

25
25 commenti
25
14 Mar 2007
alle 01:32

barbara

riccardo, l'unione è andata su anche con i voti di ecologisti, no tav no rigassificatori e pacifsti come i no dal molin.

I dodici punti di prodi negano totalmente ogni speranza a queste realtà, non è un compromesso, è un diktat.

Poi, se in sincerità e buona fede il centro destra nei fatti e non aparole come l'unione fa qualcosa di concretamente ambientalista io non ho nessun problema ad allearmi a loro.

Ma ho bisogno di fatti che di parole ce ne sono state troppe contraddette da fatti.

Ad esempio rifondazione, verdi e pdci si erano professati contro l'inceneritore Hera e Meta in Emilia romagna, salvo poi VOTARE A FAVORE.

Per adesso anche i cip6 sono stati "rimandati" e non sono io che ho preso i voti dicendo che i cip 6 andavano aboliti.

 

24
13 Mar 2007
alle 10:05

riccardo

se anche le multinazionali, e se ormai anche la politica tutta (sinistra, centro e destra) dicono di volersi interessare di ambiente e di clima, noi ci mettiamo subito in guardia. giusto. pensiamo che lo facciano per interesse. vero.

almeno però così se ne parla... certo faranno poco, lo faranno male e tardi, ma chissà che non gli scappi qualcosa di positivo!

se siamo in lotta per la sopravvivenza della nostra "civiltà" (se  meriti o meno di essere difesa non lo so...) dobbiamo tapparci un pò il naso e accettare alleati di tutti i colori!

per combinare qualcosa di utile siamo disposti ad accettare anche mediazione e compromessi?

23
12 Mar 2007
alle 20:47

barbara

purtroppo c'è poco da fidarsi di entrambi e rimango sulla posizione di Beppe Grillo.

La politica ambientale non la vuole né il centro-destra, né il centro-sinistra.

L'unica differenza è che quest'ultima si spaccia per ambientalista, per pacifista, per no tav, no rigassificatori salvo poi approvare tutto in parlamento onde evitare che ritorni il centro destra a fare le stesse cose, ovvero guerra, infrastrutture, rigassificatori etc.

Anche nei piccoli comuni, ad esempio qui in Val susa il comune di chiusa san michele ha aderito alla bella iniziativa di M'illumino di meno salvo poi elogiare la nuova illuminazione della sacra che, potenziata, illuminerà meglio anche di notte.

Se non è ipocrisia questa e ricordiamoci che i politici sono solo i portaborse degli interessi dei potentati economici.

ciao

22
12 Mar 2007
alle 09:29

fausto

Roberto wrote:

<b>Solo che i sistemi collettivi non fanno economia di scala, e così una lavatrice che serve un intero condominio, come succede in certi palazzi negli Stati Uniti, qui è impensabile: "perchè non so come la usa quello del quarto piano, e soprattutto non è tuttamia-tuttamia" (retaggio dell'antica gelosia contadina).</b>

Attenzione: nelle campagne di una volta le economie di scala erano attentamente valutate. Un caseggiato ospitava sempre tante persone, e lo si costruiva pensando di farlo durare secoli, il forno per il pane era in comune, a lavare i panni si preferiva un grande lavatoio centralizzato, etc.

Tutte cose che oggi, purtroppo, ci possono apparire persino "moderne".

Il "tuttomio" è nato semplicemente quando abbiamo potuto permettercelo!

21
11 Mar 2007
alle 00:00

Walter

Matteoli è forse stato colpito da un fulmine...quando era al governo lui...le rinnovabili venivano prese scarsamente in considerazione....di recente sembra aver cambiato idea anche Bush su questo tema (forse perchè sta perdendo le guerre)...sara forse per questo che anche loro han cambiato....o ferse perchè si rendono conto che il nucleare attuale e molto molto costoso, ci vogliono diversi anni per costruire una centrale....e poi il problema delle scorie rimane irrisolto...bisogno spingere anche sul solare termodinamico....

Sole>cristallo solare>riscaldamento sali fusi>produzione vapore>messa in moto della turbina>produzione elettricità... 

20
10 Mar 2007
alle 16:43

Roberto

Certo, Corrado. Del mestiere di passacarte dell'industria praticato dalla più parte dei politici italiani senza distinzione di schieramento (ma la destra "moderata" è assai sensibile e pronta all'appello per la bitumazione dell'intero Paese) già sapevamo. Quel che mi ha acceso la lampadina è stato il raffronto tra i costi energetici di fabbricazione di un computer e di un'auto (per la quale pare servano anche 150 tonnellate d'acqua per ogni tonnellata di veicolo). Anche includendo i costi di esercizio di base (la corrente nel caso del computer, la benzina e l'asfalto nel caso dell'auto) credo che, ovuque possibile, il computer, il mezzo di trasporto collettivo e la parabolica condominiale al posto della pletora di padelle incollate a balconi e facciate, vincano a mani basse sulla polverizzazione del consumo individuale di trasporti, sistemi di ricezione dell'informazione radiotelevisiva (antenne paraboliche e decoder) e quant'altro. Solo che i sistemi collettivi non fanno economia di scala, e così una lavatrice che serve un intero condominio, come succede in certi palazzi negli Stati Uniti, qui è impensabile: "perchè non so come la usa quello del quarto piano, e soprattutto non è tuttamia-tuttamia" (retaggio dell'antica gelosia contadina). Il che significa che l'economia capitalista come la conosciamo, quella fondata sul consumo esasperato e acefalo di risorse "purché renda" non è la migliore fra quelle possibili...

19
10 Mar 2007
alle 16:22

Corrado Truffi

Per carità, Roberto, neanche io mi fido di Matteoli e non penso di fare una politica ambientale con la destra. Figurati! Il mio discorso era sul ruolo che volenti o nolenti dovrà avere l'industria, che dovrà essere obbligata a fare politiche "ecologiche" con normative stringenti, ma per la quale è in una certa misura inevitabile - almeno finchè vige il famigerato libero mercato - trovare il modo di farla funzionare dal punto di vista della redditività del capitale...

18
10 Mar 2007
alle 13:52

Roberto

Chi nasce quadrato non muore tondo, Corrado, e di Matteoli mi fido quanto di un crotalo. Il partito di Matteoli è quello che a Milano non vuole chiudere la città al traffico privato, che governa da dieci anni limitandosi a registrare le DIA di nuovi complessi edilizi senza capo né coda, che ha passato un piano parcheggi che porta le macchine fin quasi sotto il Duomo, che prima di prendere qualsiasi decisione relativa all'urbanistica consulta "i commercianti" (Milano è storicamente governata da loro, mai dalla politica), che ha sdoganato volumetrie demenziali a ridosso dei pochi parchi cittadini. Personalmente non considero la destra una risorsa per l'Italia, anche perché se è vero che per fare un computer da 24 kg ci vogliono 240 kg di petrolio mentre per fabbricare un'automobile media ne occorrono 20 tonnellate, ci si chiede perché Alleanza Nazionale continua a sostenere le autostrade e non il più razionale (tele)lavoro su linee digitali, invece di abbaiare alla luna di "efficienza energetica". La risposta sta forse nel latente conflitto di interessi del nostro sindaco, moglie di un petroliere che brucia scarti di raffinazione per produrre elettricità da vendere allo Stato?

17
10 Mar 2007
alle 09:04

Corrado Truffi

Ho sostenuto che il doc della destra sembra scritto da Confindustria, e confermo. Vedo però in alcuni commenti una a mio avviso pericolosa tendenza: quella vecchissima del "complotto delle multinazionali". Prima era un complotto per il controllo e lo sfruttamento, ora per fare business su una finta politica ecologica.

Dato che ritengo che salvare il mondo dalla crisi climatica sia una faccenda prioritaria  (non so voi, ma io ho dei figli e ci tengo...), penso anche che in questo momento non si debbano schifare aiuti magari un po' "pelosi", ma alla fine utili allo scopo. Ad esempio le recenti scelte UE sono comunque importantissime. Sta a noi combattere perché ci sia la minore dose di business e la maggiore dose di vera riconversione produttiva.

Insomma, non fate i nichilisti, che non serve a un tubo... 

16
10 Mar 2007
alle 01:49

Roberto

Ecchelo qua: "NEW YORK - Ottantacinque grandi imprese di vari Paesi e settori - da General Electric a Air France, da Bayer a Volvo - hanno invitato i governi del mondo a promuovere un patto per la lotta al cambiamento climatico. Riunite alla Columbia University di New York, le imprese hanno ieri presentato una 'Dichiarazione sul cambiamento climatico', esortando ad agire a tutti i livelli per "creare sistemi duraturi che permettano di assicurare la crescita economica". Tra gli 85 firmatari del testo figurano, oltre alle imprese già citate, colossi quali l'americana Alcoa, primo produttore mondiale di alluminio, la banca americana Citigroup, la compagnia di assicurazioni Allianz". (http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=310595&idtipo=2)

La banca americana Citigroup, per inciso, è quella che ha inventato questo: http://www.citifinancial.it/italy/citifinancial/link.htm "Calorata", il prestito per pagare le spese di riscaldamento. Non so a voi, ma a me sale proprio il sangue alla testa. Vabbè, stacco. Meditate ;-)

15
10 Mar 2007
alle 01:43

Roberto

PS - Quando ho scritto: "Per quanto mi riguarda, la cosa migliore che può capitare a certa gente è un'impotenza generandi a vita. Solo leggere i loro nomi mi provoca orticaria", non mi riferivo a nessuno dei presenti né a nessuno in particolare. Stavo pensando a voce alta e mi è partito il tasto Invio. Succede, no?

:-) 

14
10 Mar 2007
alle 01:33

Roberto

tap, mi pare che il gioco sia molto semplice. I PVS resteranno tali a vita, e da loro compreremo quote di gas per continuare la giostra. Così il terziarizzato automunito non si dovrà mai fermare, e continuerà a girare, girare, girare in tondo sulle tangenziali. Ho capito male? Credo di no, accetto smentite.

13
10 Mar 2007
alle 01:30

Roberto

MATTEOLI, PARCHI NATURALI OPPORTUNITA' DI SVILUPPO

(ANSA) - TRENTO, 27 GEN - "Per troppi anni in Italia i parchi sono stati visti più come vincoli che come opportunità di sviluppo: oggi la tendenza è cambiata e l'esempio del Parco dello Stelvio ne è una riprova". Lo ha detto il ministro dell' Ambiente, Altero Matteoli, intervenendo oggi all' inaugurazione della nuova sede trentina del Parco nazionale dello Stelvio. Fin dalla sua istituzione, questo parco è suddiviso fra tre realtà amministrative, che lo gestiscono in forma consorziata: la Regione Lombardia, la Provincia autonoma di Bolzano e la Provincia autonoma di Trento. Quella inaugurata oggi è la nuova sede della parte trentina, situata a Cogolo di Peio. Si tratta di una struttura di 6.300 metri cubi, dotata di una sala convegni da 150 posti con impianto audio-video, di un punto informativo e di un'area per l'attività divulgativa, di una serie di uffici, di un'aula didattica e di una foresteria con quattro posti letto. Matteoli ha elogiato l'efficienza anche organizzativa dell'ente Parco e la qualità della proposta didattica e formativa. Il ministro ha ricordato la sua determinazione, fin dall'inizio del mandato, a investire sui parchi naturali e a far passare l'idea che essi "non possono essere nemici delle attività produttive e dei soggetti che operano sul territorio", ma anzi "volani di sviluppo territoriale". Nel corso del suo intervento, il ministro ha anche sostenuto la scelta della termovalorizzazione dei rifiuti come migliore soluzione per il problema. Ha affermato di aver visto in Europa e in altri paesi del mondo impianti con tecnologie talmente perfezionate, che potrebbero sorgere anche in prossimità di parchi naturali senza creare disturbo. Alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede trentina del Parco erano presenti oggi il presidente dell'ente Parco, Ferruccio Tomasi, i presidenti dei tre comitati di gestione (Franca Penasa per il Trentino, Idilia Antoniolli per la Lombardia e Josef Hofer per l'Alto Adige), oltre al presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, e a numerose altre autorità. (ANSA).

Sul signor Matteoli potete leggere anche questo: www.mountwild.it/mw/news/displaynews.php?idnews=77, dove si leggem, fra l'altro: "(...) Chissà come è conciliabile tale precetto comunitario con le recenti affermazioni del Ministro Matteoli, secondo il quale la vocazione del PN dello Stelvio è nello sci da discesa? Certo è che, in nome di una visione distorta che vede le aree protette solo in funzione di redditi speculativi spacciati come panacea contro lo spopolamento e l'impoverimento delle popolazioni residenti, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un assalto generalizzato agli ambienti naturali del Parco, che sta determinando perdite considerevoli proprio a livello della biodiversità di cui si tratta in questi giorni di convegni. In nome di un evento mondiale che si è rivelato un gigantesco flop mediatico ed una voragine economica, si sono sacrificate foreste e delicatissime torbiere a Santa Caterina ValFurva e Bormio, seppellendole sotto piste da sci ed assurde circonvallazioni, in Val di Peio si sta realizzando la stazione di Peio 3000 devastando la Valle della Mite, mentre altrove si sta progettando come espandere la politica fallimentare dello sci estivo per devastare gli ultimi ghiacciai integri vicini al Passo dello Stelvio (...)".
Si trovano decine di documenti analoghi, è sufficiente maltrattare un po' Google.
Ha ragione chi ha scritto che sembra un documento dettato da Confindustria. Del resto ricorda molto da vicino un analogo documento presentato da "imprese" estere tipo General Electric, Air France (!) et altre.

12
10 Mar 2007
alle 01:08

Roberto

Per quanto mi riguarda, la cosa migliore che può capitare a certa gente è un'impotenza generandi a vita.

Solo leggere i loro nomi mi provoca orticaria. 

11
10 Mar 2007
alle 01:04

Roberto

Ma mi facciano il piacere... :-))
Vi passo un documento del Comune di Milano (giunta di centrodestra) sui piani di sviluppo della città. Così, se qualcuno ha voglia, ci spiega anche cosa signifca "sussidiarietà libnerale", termine fior di conio dell'assessore Masseroli:

 

RIPARTE LO SVILUPPO DI MILANO. A DISPOSIZIONE DELLA CITTA' 10 MILIONI DI METRI QUADRATI

La Giunta comunale ha approvato la delibera che prevede il recupero di 147 aree del territorio urbano bloccate dal 1975, definite tecnicamente "Zone omogenee B2".
La decisione, che segna una fase storica per il futuro urbanistico di Milano, interessa 10 milioni di mq di superficie, cioè il 5% del territorio comunale, il 17% ubicato all’interno del centro storico.
Il piano di recupero prevede la realizzazione di volumetrie per 4.500.000 metri cubi, di cui 2.300.000 su aree libere immediatamente edificabili. Ciò consentirà di costruire residenze per 23.000 nuovi inquilini. Il giro d’affari complessivo stimato per la prima fase sarà di 3 miliardi di euro, con un incasso per l’Amministrazione di 60 milioni di euro di oneri di urbanizzazione.

"Con la delibera approvata in Giunta – ha commentato l’assessore allo Sviluppo del Territorio Carlo Masseroli – è iniziata la rivoluzione urbanistica della città . A causa dei limiti posti dal vecchio Piano Regolatore Generale e dall’eccessiva gabbia legislativa, infatti, le zone omogenee B2 hanno rappresentato fino ad oggi una risorsa inattuata per Milano".

"La decisione della Giunta – ha aggiunto Masseroli – ci permette di ridisegnare la città secondo una logica che abbia al centro le esigenze dei cittadini, che devono poter tornare a vivere e lavorare sostenuti dalla bellezza, dall’ordine, dalla pulizia e in sicurezza".

Domani la Giunta aprirà un’altra importante nuova fase: inizierà infatti la discussione, a livello informativo, sul nuovo Piano di Governo del Territorio, il piano che sostituisce il vecchio Piano Regolatore.

"Di comune accordo con il Sindaco Moratti – ha sottolineato l’assessore Masseroli – abbiamo inaugurato un metodo e un approccio culturale nuovo ai problemi urbanistici della città , che possiamo definire il metodo della ‘sussidiaretà liberale’. Se, infatti, il vecchio Piano Regolatore costituiva un disegno astratto, calato dall’alto, poco flessibile e spesso discorde dalla registrazione di un bisogno - ha concluso l’assessore - l’attuale sforzo di progettazione generale della città partirà dai bisogni dei suoi abitanti, secondo una politica di sviluppo finalmente concreta".

10
09 Mar 2007
alle 20:07

tpa

... ed alzi la mano chi crede che un politico pianifichi il medioevo per difendere l'ambiente.

9
09 Mar 2007
alle 19:22

tap

Ovviamente l'ambiente non c'entra nulla. Si tratta di manovre finalizzate ad affrontare l'imminente crisi energetica. Non solo ridurre le emissioni è ridicolo per i paesi in via di sviluppo, ma risulta impossibile per gli stessi paesi occidentali, come dimostrano i risultati nulli degli ultimi anni. Addirittura hanno messo in mezzo la parola crescita, come se dopo lo shock tecnologico che ci prospettano ci possa ancora interessare la crescita! Una volta che crei il medioevo, certo, non puoi fare altro che crescere. La ciliegina: 65% di tagli provenienti da "miglioramenti di efficienza" e "risparmio energetico". Considerate che 1) i margini per migliorare l'efficienza sono ridottissimi e che se mai ci sono stati miglioramenti negli ultimi anni questi contrastano con i consumi elettrici ecc. costantemente in crescita e che 2) il volume delle emissioni è strettamente ed indissolubilmente legato ai consumi energetici, mettete insieme le due cose ed ottenete... che i nostri consumi energetici saranno presto abbattutti del 65%. Riflettere un attimo sull'enormità della cosa, please...

8
09 Mar 2007
alle 16:40

Fabio Sommantico

pPù che altro quando non si hanno responsabilità di governo e pertanto non si subiscono le pressioni delle varie lobby, stilare  un bel documento costa poco. Anzi pochissimo.

7
09 Mar 2007
alle 16:11

fausto

Interessante: segna un cambiamento di metodo abbastanza importante.

Il dogma della crescita perpetua, però, rimane centrale anche in questo documento; segno che la cultura non è poi cambiata di molto. Si prende coscienza del problema, dato che ormai le emergenze risultanti (temperature demenziali e costi energetici insopportabili) affliggono anche l'Italia, ma ancora non si vuole riconoscere la sua causa primaria.

Nel bene e nel male, questi atteggiamenti sono decisamente bipartisan.

6
09 Mar 2007
alle 15:07

Corrado Truffi

Debora, leggi il documento con attenzione. Scoprirai che propone, prevedibilmente, un approccio di destra (direi egoistico) al problema. Come del resto è logico:

  1. Ovviamente difende la politica ambientale del precedente governo (e fin qui è ovvio), che invece è stata disastrosa proprio in relazione a Kyoto.
  2. Dalla giusta constatazione dell'interdipendenza e del fatto che non basta "agire in un paese solo", deriva delle conseguenze egoistiche e furbette: (a) che bisogna fare in modo che le nostre imprese (molto efficienti energeticamente, secondo il testo!) non debbano sopportare il costo dell'inefficienza di altri - leggi credo i paesi dell'Est Europa (b) che bisogna contrattare sui costi dei diritti a inquinare (c) che la strada giusta è comprare certificati verdi soprattutto facendo finta ecologia nei paesi poveri - in pratica sussidiando le nostre imprese ad andare là
  3. In breve, il documento segnala certamente che sta crescendo la consapevolezza ambientale (per fortuna la strizza, come si dice a Roma, sta prendendo un po' tutti), ma come al solito si propone una soluzione soprattutto attenta alle necessità della nostrana Confindustria. Mi sembra sia lei ad aver scritto questa mozione.
5
09 Mar 2007
alle 14:03

Paolo

Con quell'infernale e ristretto gotha mondiale al potere di banche e multinazionali(e Governi loro servi tra cui il nostro e il centro destra) non si va da nessuna parte.

Come dice Grillo nel suo blog, finchè rimarranno nella stanza dei bottoni l'estinzione umana è sicura.

Un po' drastico ma rende l'idea, no?

Possono fare tutti gli accordi che vogliono sulle rinnovabili, come quello di questi giorni a Bruxelles, ma anche se L'Unione Europea partisse in quarta con tali energie( sono molto scettico al riguardo) chi obbliga USA, Cina,India e Brasile a fare altrettanto?

Come ho scritto prima, tra il dire e il fare...

4
09 Mar 2007
alle 12:49

max

Bah,io perplesso citando Chan.

Che i membri della CdL abbiano scoperto che il clima è davvero pazzerello per via della carenza di mimose? Chissà cosa hanno regalato alle loro Berlu-Girls ieri,forse mimose di serra? (:-|)

3
09 Mar 2007
alle 12:23

Marco Pagani

Che dire: finalmente!

Come <a href="http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2006/06/lambientalismo-.html">scrivevo</a> tempo fa, se l'ambientalismo rimanesse appannaggio della sinistra, sarebbe un guaio, perchè per salvare il pianeta non possiamo aspettare che la sinistra vinca dappertutto!  :-) (cosa peraltro un po' difficile, visto che come dice il signor G. la sfiga è sempre di sinistra) .

2
09 Mar 2007
alle 12:20

Antonello

In questo documento ci sono idee nuove, messe insieme ad idee vecchie. Quello che ne esce fuori è un documento-polpettone indigesto. Ecco solo alcuni “strafalcioni”:

“gli stessi scienziati dell'Onu hanno anche presentato le nuove proiezioni sui cambiamenti climatici che dicono che l'aumento probabile della temperatura sarà tra 1,8 e 4 gradi entro il 2100”

E’ più credibile il 2050, ma si sà: “i bambini” non vanno spaventati!

“secondo il Rapporto 2005 dell'Agenzia internazionale dell'energia, il consumo mondiale di energia da qui al 2030 aumenterà del 55 per cento,”

Naturalmente se non ci saranno nel frattempo guerre mondiali, e il petrolio non declini in modo repentino.

“intensificare il lavoro diplomatico di pressione e di persuasione nei confronti di quei paesi che oggi non fanno parte del protocollo di Kyoto, ma che dovranno dopo il 2012 se si vuole realmente incidere sulla lotta ai cambiamenti climatici;”

Si deve leggere: dopo il 2012 saranno cavoli amari! (e per il 2030?)

“scelte politiche coraggiose che producano un vero e proprio shock tecnologico ed una rivoluzione energetica;”

Si deve leggere: noi politici dobbiamo fare qualcosa di drastico, se non vogliamo il ritorno della ghigliottina!

“tuttavia, occorre tener presente che nel breve periodo l'applicazione del protocollo comporterà aumenti in termini di costi, che incideranno anche sulle utenze elettriche;”

Si deve leggere: nel primo periodo Kyoto lo paga “pantalone”, nel secondo pure, ma non glielo diciamo.

“gli scriventi sono convinti che l'implementazione a livello mondiale di questa strategia per la difesa del clima possa, da una parte, mettere al sicuro il pianeta dai cambiamenti climatici e, dall'altra, risolversi in una nuova crescita per l'economia,”

Si deve leggere: Se Mettiamo al sicuro il pianeta potremo continuare ad inquinare tranquillamente, anche se in modo diverso.

1
09 Mar 2007
alle 11:37

Paolo

Toh! Il centrodestra che sposa la moda del riscaldamento globale...ma come è possibile???

Nei fatti lo vedremo quando andranno al potere alle prossime politiche, tanto il Governo di Mr. Mortadella si è giocato con la politica sciagurata delle tasse tutte le sue possibilità elettorali.

Però come si dice, tra le parole e l'azione c'è di mezzo...tanto interesse delle lobbies economiche! 

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