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Il petrolio iracheno finisce (segretamente) in Arabia Saudita?

Mercoledì 2 Maggio 2007, 11:32 in Geopolitica di

C'è un mistero che aleggia attorno al petrolio iracheno. E qualcuno si è preso la briga di andare ad investigare.

L'hanno chiamato "Il mistero dei misuratori scomparsi", e il giallo si svolge in quel di Bassora. Come forse sapete, nel sud dell'Iraq spariscono ben 500.000 barili di petrolio al giorno. Svaniscono nel nulla, si dice venduti al mercato nero da "misteriosi" trafficanti che operano nell'indifferenza o meglio con la complicità delle istituzioni locali.

In una zona come l'Iraq, non c'è purtroppo da stupirsi che avvengano tali traffici. Ma andando ad approfondire, si scopre che le complicità salgono di livello e vanno ben oltre l'assessore che prende la mazzetta. Dovete sapere che negli oleodotti esistono (e mi pare anche ovvio) dei sistemi di misurazione che rendono possibile il quantificare da una parte quanto petrolio viene immesso dai giacimenti, e quanto ne viene pompato nelle petroliere dall'altro capo, al terminal.

Ebbene, mentre soldati inglesi armati fino ai denti sono lì a controllare il petrolio nel porto di Bassora, sotto il loro naso miliardi di dollari di greggio vengono sottratti clandestinamente per il semplice motivo che il meter non funziona. Non si sa quanto petrolio viaggi nell'oleodotto. Il meter è rotto. Rotto! Ed è rotto dal lontano 2003, da quando è cominciata la guerra. Sarà un oggetto di altissima tecnologia, delicatissimi apparati elettronici impossibili da mantenere in esercizio in quel contesto, verrebbe da pensare.

Invece no. I meter vengono assemblati, calibrati e montati in loco, quindi il lavoro è sì impegnativo e richiede circa un anno, ma poi funzionano che è una bellezza. Qualcuno ha il compito di tale manutenzione? Certo che sì, ed indovinate di chi si tratta? Bravi: di Halliburton. Da quattro anni la Halliburton non riesce a far funzionare i meter.

E perché? Qui subentrano i malpensanti. Parleremo presto della situazione petrolifera dell'Arabia Saudita (nel frattempo leggetevi Bardi), in grave depletion, e questo articolo ipotizza, con dovizia di particolari, che il petrolio che scompare dall'Iraq sia deviato verso l'Arabia per mascherarne il declino.

Ecco il procedimento ipotizzato:

- L'Iraq viene invaso e il Ministero del Petrolio messo in sicurezza;
- I meters dei giacimenti del sud sabotati, e mantenuti fuori uso, in modo che non si possa quantificare il petrolio mancante;
- Il petrolio è diretto verso la pipeline IPSA, riparata dai sauditi proprio appena prima dell'invasione, ed entra in Arabia Saudita;
- Dato che il petrolio iracheno è chimicamente differente da quello arabo, è ipotizzabile che venga diretto alle raffinerie arabe per soddisfare la domanda interna, mentre il Light Crude saudita interamente usato per le esportazioni.
- Il volume di 1,7 milioni di barili dell'oleodotto IPSA e l'aumento della produzione saudita dell'inizio del 2004 rispondono perfettamente all'ipotesi; 
- Tutta l'operazione stava procedendo benissimo, se non che il declino saudita trascende ogni aspettativa e comincia a smascherare il plot.

Insomma, l'articolo ipotizza che si rubi petrolio iracheno per trasferirlo in Arabia Saudita, proprio a causa del picco. Ipotesi azzardata? Fantascientifica? Voi che ne pensate?

 

17
17 commenti
17
04 Mag 2007
alle 20:51

Giulia

Paolo, tracci uno scenario davvero sconsolante...ma credo proprio che sia innegabile: contro l'ignoranza pubblica e l'(interessato ma pazzo) attendismo politico, solo la catastrofe --> solo così non si potrà più negare l'evidenza (a la buon ora e non è neanche detto). Certo che l'umanità non impara mai le sue lezioni: siamo ancora come Chamberlain di fronte a Hitler??

Sono decisamente d'accordo che in un tale quadro il picco possa rappresentare un'occasione di parziale risveglio, almeno perché va a colpire direttamente il settore economico, dove sembrano esserci ancora i capitali e quel minimo di lungimiranza (anche se ora con le logiche di finanziarizzazione e l'ossessione per i risultati di breve...mah...) necessari a reagire e a smuovere le acque, fattori che invece in ambito politico sono pura utopia!

Grazie Max per il consiglio sul libro di Blomquist: si sta dando molto da fare Goteborg sull'argomento clima e ascoltare tesi discordi (purché adeguatamente argomentate) è un vero piacere. Cmq ritengo, pericolosi allarmismi a parte, che si sia ormai di fronte a tendenze di lungo periodo da cui sia difficile non trarre logiche conclusioni.

E ad ogni modo il dibattito sul clima rischia di assumere una dinamica estremamente simile a quella che si registra in merito al picco: il vero problema infatti non è stabilire QUANDO ciò si verificherà (non siamo peraltro ancora preparati a crederci seriamente!!!), ma cominciare a far capire che ciò CMQ accadrà PRIMA O POI SE l'attuale Modello Energetico NON viene ridisegnato. Esperti autorevoli (Maugeri in primis_"L'Era del Petrolio" Feltrinelli 2006) continuano a ripeterci che l'aumento dei prezzi del petrolio, determinando un incremento degli investimenti, renderà provate ed economicamente vantaggiose le riserve finora solo prospettate. Credo che possiamo essere tutti concordi con tale progressione, che tuttavia elude il punto: occorre prendere, responsabilmente, la decisione di agire, indipendentemente da quanti miliardi o triliardi di riserve ci rimangono, prima che in tale attendismo le economie emergenti diventino sempre più carboni-vore e petroli-vore.

E' precisamente nel "far capire che ciò CMQ accadrà PRIMA O POI se noi non ..." che individuo il core di una politica informativa responsabile. In questa direzione vi segnalo il G8-UNESCO World Forum on 'Education, Research and Innovation: New Partnership for Sustainable Development' che si terrà a Trieste dal 10 al 12 maggio...speriamo porti qlc.

In relazione all'interessante post di Fausto 1) l'economia odierna fornisce sì il contesto per rendere potenzialmente deleterie sanzioni dirette contro uno Stato esportatore netto di petrolio (anche se caso Iraq...cmq erano sanzioni ben meno generalizzate), ma fornisce anche delle armi sopraffine a chi voglia cmq farsi sentire...; e soprattutto: 2) è molto interessante ragionare sul fatto che la debolezza del dollaro, diretta conseguenza dello squilibrio nella sua bilancia dei pagamenti internaz, sia altrettanto diretta conseguenza della logica di crescita costante dei consumi (che la produzione nazionale non è più in grado di soddisfare) che l'America ha a lungo profetizzato come l'unica vera garante della felicità dei popoli e che....guarda caso, si basa sulla possibilità di godere per un tempo indefinito di forniture di energia regolari, potenti e a costi contenuti!!!!

Dài economia globalizzata!! K forse ti scappa di salvarci tutti da questo insostenibile Modello di Sviluppo fondato su un altrettanto insostenibile Modello Energetico ;-)!

16
04 Mag 2007
alle 16:17

Paolo

"Washington caput mundi!"...non per molto ancora

15
04 Mag 2007
alle 15:28

fausto

E' privo di attinenza, ma lo segnalo lo stesso:

L’IRAN GUIDA L’ATTACCO CONTRO IL DOLLARO USA

assieme all'originale in inglese:

Iran leads attack against U.S. dollar

Quatti quatti, gli iraniani si stanno liberando del biglietto verde.
E per di più con il patrocinio di nazioni quali Cina e Giappone.

14
04 Mag 2007
alle 11:08

max

Se dobbiamo dare retta agli scienziati allarmisti nondimeno dobbiamo dare retta agli scettici,come il prof. Blomquist (mi pare si scriva così) dell'Università di Goteborg che sull'argomento global warming ha scritto un libro-mattone in cui sbugiarda le tesi catastrofistiche smontandole completamente,alla faccia di Zichichi che addossa le colpe al sistema solare imapazzito!

La questione si complica. La cosa mi ricorda gli eserciti fantasma sovietici pronti ad invadere Trieste e l'Italia intera...o alle armi spaziali di Saddam...o agli omini verdi che fanno crollare il world trade center!!!

Un attimo.

Mi dicono che c'erano davvero.

Uuuuuuuuuuuuuuhhhhhhhh

13
04 Mag 2007
alle 08:54

Paolo

Giulia, mi sa che speri troppo.

La maggior parte della gente(mio padre compreso) disgraziatamente crede alla tecnologia che risolverà tutti i nostri problemi al momento giusto.

 

Quindi molta disinformazione e convinzioni sbagliate fanno sì che non si muova foglia.

E credo che anche larga parte della classe politica sia abbastanza ignorante sulla drammatica situazione climatica ed energetica.

Il servilismo(da corruzione) alle lobby completa il quadro.

Figuriamoci se intendono informare a piccole dosi le masse!

Sicuramente saranno gli effetti prossimi del picco a smuovere le coscienze e le masse ma non in modo intelligente e democratico temo.

Il fattore "cambiamento climatico" resta incerto, ma non affrontare per tempo ciò che è certo, la gravissima recessione globale dell'economia, con delle opportune politiche sul risparmio energetico e sulle rinnovabili, è da irresponsabili.

Tanto in nostro soccorso verrà la onnipresente tecnologia...

 

12
04 Mag 2007
alle 00:39

Giulia

Paolo, sono perfettamente d'accordo su quanto affermi in merito all'iper-complessità del sistema clima. E l'aspetto che trovo più inquietante dell'intera probematica del global worming è precisamente questo: numerosi governi hanno (troppo) a lungo tergiversato sulla questione proprio xk in assenza di una CERTEZZA scientifica. Ora, come si può ragionevolemente sperare di giungere ad un tale grado di correlazione in un sistema talmente multi-variato? non mi risulta peraltro che di fronte alla valutazione di fattibilità di importanti esperimenti tecnologici (pensiamo alle missioni nello Spazio ai loro inizi) sia stato preteso un tal grado di certezza!

Indubbiamente non possiamo pensare di tracciare scenari chiari in merito (benché in questi giorni a Bangkok l'IPCC stia ragionando di 3 scenari e non più di 7 come nel 2001) ma ciò non può essere invocato (in modo politicamente irresponsabile peraltro) per posporre le prese di decisioni o almeno l'ammissione dei rischi.... concordo con Max quando sostiene che "a volte la paura rende ciechi sordi e muti": ciò che temo è che tale paura scaturisca ora dal "senso di colpa" di non aver fatto nulla fino ad ora e si traduca in un sacro panico d'impotenza e fatalismo.

Forse un provvedimento politicamente responsabile per debellare la paura al suo sorgere potrebbe essere rappresentato da capillari e graduali misure di informazione della popolazione (organizzate a livello europeo nel nostro caso - l'Agenzia Europea per l'Ambiente potrebbe far molto in tal senso -). Facendo comprendere come spiragli di uscita ci sono, forse si potrebbe riprendere in mano la situazione (dal punto di vista della volontà politica) ed evitare sensazioni deleterie di impotenza e fatalismo: i veri nemici che ci conducono a restarcene con le mani in mano ad aspettare il peggio!

Al momento attuale, scientificamente e politicamente parlando, non reputo realistico pensare che i governi possano fornirci pacchetti di soluzione chiavi in mano ma almeno cominciare a informare..... L'informazione nutre la coscienza e la coscienza raramente si lascia abbindolare dalla paura ;-)!

Sperando che gli "interessi morbosi delle lobby" (grazie Max) in materia si riducano.... anche in merito al picco. è sperare troppo?

11
03 Mag 2007
alle 10:56

max

Riccardo,la fonte viene dritta dritta dalla tv delle massaie:1 Mattina!!! La trasmissione è pallosa e sciatta ma questa volta il prete di cui ignoro le generalità ci ha visto benissimo. Non temere,non sono cardinale. Aspiro al papato :-P

Ragazzi ripeto:calma con le profezie di seconda o terza mano su cataclismi innaturali e navicelle spaziali da Urano. C'è del marcio in Danimarca...o sul picco,e quest'interessamento morboso delle lobby mi puzza parecchio.

Io sul global warming ci andrei coi piedi di piombo. A volte la paura rende ciechi sordi e muti.

10
03 Mag 2007
alle 09:27

Paolo

Il  picco è ormai ottima materia per le spy story.

Comunque non potranno continuare a lungo a fare giochini finanziari per mantenere il prezzo del greggio a livelli relativamente bassi.

Prima o poi inizierà il trend che li porterà alle stelle, tipico delle leggi di mercato quando un bene inizia a scarseggiare.

Se oggi la domanda di greggio determina la produzione, tra un po' avverrà il contrario.

Ma si continuerà a consumare petrolio e carbone ancora per diversi anni perchè i soliti sporchi individui devono fare profitto fino alla fine, e che profitto con i prezzi dei combustibili fossili ai massimi storici!

Giulia, il clima è un sistema con un così alto numero di variabili da risultare completamente imprevedibile nel brevissimo termine perfino al più potente elaboratore esistente.

Nessuno sa esattamente cosa succederà e da questo non sapere i petrolieri ne hanno tratto il massimo vantaggio imponendoci 60-70 anni di dittatura del petrolio(che non è ancora conclusa).

Qualcosa di grosso sicuramente accadrà a livello climatico, però non mi pare che i Governi stiano prendendo serie misure per fronteggiarlo e attenuarlo.

Meglio vivere giorno per giorno e attrezzarsi a livello personale e nei nostri limiti a fronteggiare la grande recessione economica globale prossima ventura...

9
02 Mag 2007
alle 19:26

Giulia

sono d'accordissimo con Riccardo per le buone speranze che ha l'Italia ;-)!

cmq io continuo a chiedermi: finirà prima il petrolio o prima la temperatura globale si innalzerà oltre i fatidici 2gradi e dunque...? x cosa dovremmo prepararci ad arrangiarci? potrebbero cominciare a dircelo....

Cmq per tornare a bomba al post di oggi e giusto per continuare "a pensar male" (citazione) ....ho 1 piccola sensazione spiacevole....a pelle mi sembra una furbata troppo abile da parte della tribù dei Saud...non è k dietro ci sia qlk simpatico manovratore ""occidentale"" proprio per evitare serie preoccupazioni sul sopraggiungere del picco, con tutte le conseguenze del caso?? mah...il sospetto viene!

8
02 Mag 2007
alle 17:47

riccardo

max, da che fonte ti ariva la notizia clericogeopolitica? sarai mica un cardinale infltrato in un blog picchista!

paolo, se il popo picco sarà dominato dall'arte di arrangiarsi... viva l'italia! possiamo farcela!!!

7
02 Mag 2007
alle 17:45

riccardo

max, da che fonte ti ariva la notizia clericogeopolitica? sarai mica un cardinale infltrato in un blog picchista!

paolo, se il popo picco sarà dominato dall'arte di arrangiarsi... viva l'italia! possiamo farcela!!!

6
02 Mag 2007
alle 17:36

max

Calma! In Arabia non c'è nessun allarme,il picco può attendere. Semmai mi turba e non poco il fatto dei barili scomparsi ogni giorno,potremmo dedicare loro una fiaccolata che ne dite?

Se poi c'è di mezzo HalliCheney l'inganno è servito. L'uomo più cattivo del mondo a detta di Kissinger.

Parentesi Niger: ho sentito l'ipotesi clericale di chi si cela dietro i sequestri per mano del Mend...la Cina!!! Noto che la Chiesa s'interessa di geopolitica e la cosa mi garba parecchio.

5
02 Mag 2007
alle 16:39

Paolo

E' cominciata l'era del "ognuno si arrangi come può".

Chissà perchè mi immagino il dopo peak oil come un mondo pienamente dedito all'arte dell'arrangiarsi piuttosto che organizzato alla meno peggio come è attualmente...

4
02 Mag 2007
alle 16:15

riccardo

debora debora, a pensar male si fa peccato... (ma secondo il sempiterno andreotti ci si indovina)

certo che se bastassero tre pale eoliche per rifornire di idrogeno le nostre auto... 

 

3
02 Mag 2007
alle 14:56

mariano

dopo aver visto ieri un distributore di idrogeno per autovetture ad una stazione AGIP (grecciano sud sulla superstrada fi - pi) alimentata con tre pale eoliche.......non mi stupisco piu' di nulla!!! ciao mariano  

2
02 Mag 2007
alle 14:31

Paolo

Bakhtiari aveva predetto che dopo il picco del 2006 ne avremmo avvertito gli effetti già dal 2009.

Se è vero che l'Arabia è quasi a secco mi sa che ci ha azzeccato... 

1
02 Mag 2007
alle 12:53

la lavandaia di Borgunto

chiosa: i meter SONO ELEMENTARI.

Ripeto ELEMENTARI.

Hai presente la pompa di benzina?

Ecco.

In fondo, nota la sezione del tubo e la velocità ( media) del fluido, con OTTIMA attendibilità si riesce a calcolare la portata e quindi imetri cubi/ora vvero i barili giorno.

COme diceva Gazze ( Max) ?

C'e' gente che farebbe schifo ad un piede.

Ecco.

Pietro 

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