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Le energivore costruzioni cinesi, e la cattiva coscienza.

Lunedì 25 Giugno 2007, 11:09 in Scenari di

Non sapevo che l'industria delle costruzioni cinese, probabilmente la più attiva del mondo, consumasse tali quantitativi di energia: il 27% di tutta l'energia prodotta in Cina va per costruire grattacieli, strade, ponti, fabbriche. Il governo se ne è accorto, ed ha appena approvato una legge sul risparmio energetico che prevede misure di conservazione proprio nel settore delle costruzioni, oltre che in quelli autoimobilistico e degli edifici pubblici.

Lo scopo è tagliare i consumi energetici del 4% l'anno fino al 2010, ma lo scorso anno la riduzione è stata solo del 1,23%.

 Nel frattempo, la Cina va cercando petrolio in mezzo mondo, Paesi africani inclusi. Ma non sembra comportarsi molto meglio dei cattivacci occidentali che qui costantemente rimproveriamo. In Sudan, ad esempio, ben il 64% del petrolio del Darfour viene acquistato oggi dai cinesi che hanno investito in infrastrutture, pozzi, oleodotti ed aeroporti.

Ma non hanno investito in nient'altro. Gli abitanti locali vivono nelle capanne, assistiti da una ong svizzera e mangiando cibo della carità americana. Niente lavoro, niente scuole. Le cacciate degli abitanti dai loro villaggi, l'inquinamento ambientale, il cinico menefreghismo insomma non si differenziano affatto da quelli su cui siamo abituati ad indignarci quando si parla di Nigeria.

Trevor Ncube, giornalista dello Zimbabwe Standard, ha così efficacemente sintetizzato la situazione: "Abbiamo cambiato il nostro vecchio padrone colonialista con uno nuovo"

(Nella foto in alto, un quartiere di Shanghai nel 2003; in basso, lo stesso quartiere nel 2005, 24 mesi dopo) 

 

24
24 commenti
24
27 Giu 2007
alle 10:01

Paolo B.

La Cina è una potenza economica per volere dell'Occidente che ha delocalizzato lì l'industria manifatturiera di basso valore(le cianfrusaglie).

Visto che il bassissimo costo del lavoro cinese incide notevolmente sulla concorrenza schiacciante che i prodotti di quel paese fanno ai nostri, mi chiedo cosa succederà quando il costo del carburante per portare tutto quel ciarpame nei mercati occidentali(gli unici dove i cinesi possono smaltire i manufatti prodotti) inevitabilmente diventerà proibitivo e il dollaro imploderà su se stesso?.

E questo i dirigenti di Pechino lo sanno benissimo.

Se la Cina fa paura agli "ignoranti", la sua classe politica ha ancora più paura del prossimo futuro ed ecco spiegata la politica economico/petrolifera estremamente aggressiva di questo paese mostruosamente popoloso...

 

23
26 Giu 2007
alle 20:56

Debora/Petrolio

Vi ricordo che i soldi che sta accumulando la Cina sono in gran parte dollari... utili per comprare petrolio, ve bene, ma praticamente di nessun valore essendo stampati con la stessa filosofia con cui si stampa un volantino.

Quanto potrà ancora reggere il dollaro? E di conseguenza la Cina, che ne ha più di tutti gli atri messi insieme? 

22
26 Giu 2007
alle 20:22

Bernardo Mattiucci

Il vantaggio potrebbe essere anche quello di procurare uno svantaggio al nemico! Questa e' una regola d'oro per le grandi strategie!

L'importante non e' vincere... ma far perdere il tuo avversario! 

21
26 Giu 2007
alle 18:33

Crystal

Ciao Dario, qui non si colpevolizza nessuno, si cerca solo di capire dove stanno le cause per quello che ci sta succedendo.

Tuttavia che il governo cinese sia buonista è fuori discussione considerati i famosi  laogai in cui fanno lavorare gli schiavi cinesi....ed altro ancora.

Se la Cina arriva a fare le infrastrutture in Africa per eliminare la concorrenza petrolifera occidentale non lo fa certo per compassione per gli africani; ma sicuramente loro ne stanno traendo vantaggi da questa situazione.

20
26 Giu 2007
alle 16:31

Dario Pulcini

Credo che non si possa colpevolizzare la Cina solo perché fa economia. Il paragone con l'occidente è assurdo, poiché, ad esempio in sudamerica, il governo cinese tratta con i governi sudamericani, invece di favorire dittatori e vendere armi, in Africa compra merci in accordo con i governi africani, invece di vendere armi. Non finge di voler aiutare l'Africa, con ipocrisia come l'occidente, dove le ONG vanno in Land Rover e la gente fa la fame. Già ha problemi enormi di povertà nel suo paese (e non solo di povertà). Per non parlare che dove loro riducono dell'1,23%, invece del 4%, i consumi energetici, l'Italia li continua ad aumentare. Per quanto riguarda il loro lato etico e dei diritti umani, c'è poco da dire... Ormai è lampante, dove il soldo prevale, l'uomo è solo merce. In tutto il mondo. Non voglio difendere la Cina, però spostiamo la critica al modello economico globale, non solo a questo o quel paese, come se la colpa della fame e delle guerre, del vuoto di democrazia in cui anche noi imperversiamo, fosse solo loro responsabilità. E' una responsabilità collettiva e mondiale di tutti i popoli e tutti gli individui. Finalmente riscopriamo quanto siamo legati l'un l'altro: spostiamo le energie all'amorevole comprensione e aiuto, all'amicizia tra i popoli, piuttosto che all'odio ottuso. Al mercato equo, ai prodotti bio e regionali, alla decrescita felice, alla critica costruttiva come risorse per dare il nostro contributo.

19
26 Giu 2007
alle 15:26

Crystal

E' chiaro che se oggi esiste un problema Cina, questo è stato creato dall'avidità della finanza occidentale che per la smania di fare soldi ha delocalizzato ottenendo così profitti enormi.

Il problema è che adesso la Cina a furia di attrarre soldi si sta tirando su per bene.

In ogni caso non appena questo sistema capitalistico crollerà la Cina farà la stessa fine in quanto la Repubblica Popolare non ha investito una lira per creare un mercato interno, e la stragrande maggiorparte del PIL proviene dalle esportazioni.

Dunque nel momento in cui questo boom di export dovesse interrompersi, i cinesi moriranno letteralmente dalla fame.

Quel momento probabilmente sarà la fine del comunismo in Cina.

saluti

18
26 Giu 2007
alle 15:24

Marco

Sono d'accordo che il protezionismo esiste, ma non è praticabile dai nostri consumatori perchè ai Ns. prodotti locali manca la potenza dell'informazione.

Ahimè, da anni vivo facendo entrare nei negozi della grande distribuzione una parte di quelle  merci che arrivano nei nostri porti dall'oriente.

  I nostri consumatori sono ancora fiduciosi per il futuro e le loro priorità sono ancora i "gadget" che possono acquistare per riempire il carrello durante noiosi Sabati di shopping nei Centri Commerciali.

L'idea che ho dell'intelligenza dell'italiano medio non è molto più elevata di quella del Cinese dato che vivo sfruttando l'ignoranza e la mancanza di giudizio critico di molti milioni di italiani che pensano agli oggetti e non hanno la più pallida idea delle loro reali necessità per vivere.

Triste destino per una nazione che negli scorsi secoli era ai vertici per la qualità dei propri cervelli! 

17
26 Giu 2007
alle 11:03

Geppetto

Il faro americano e' una brutta ...accia.

Pero' tra un bel giocattolino economico "made in China" ed lo stesso piu' caro "made in EU" tu quale acquisti per il tuo bel bambino?

E gli "imprenditori" a quel punto cosa devono fare? 

E cosi' giorno dopo giorno, anno dopo anno, la ruotona della fortunona gira, gira e rigira e alla fine ... ci ritroviamo qui in braghe di tela (si dice cosi' a Roma?) a lamentarci di questo e di quello e a raccontare cosa si dovrebbe fare, si sarebbe dovuto fare e quant'altro o peggio ancora a dare la colpa ai cinesi, agli americani (di ...) o alla sfiga.

16
26 Giu 2007
alle 10:52

riccardo

non so bene con che fine le cancellerie occidentali ci invitano a risparmiare, ma so che comunque se impariamo a vivere con meno idrocarburi... è cosa buona e giusta!!

e bravo cataldo, "ridefinire i contenuti nello scambio delle merci e dei prodotti sulla base della  rispondenza a criteri di equità" sarebbe una cosa altrettanto buona e giusta!!! stamo attenti al potere che abbiamo quando facciamo la spesa, usiamolo! non stiamo al gioco del protezionismo che esiste eccome se esiste e che contribuisce a far restare sempre più poveri i poveri del mondo. e cerchiamo anche di darela preferenza ai prodotti locali... dai che qualche proposta riusciamoa tirarla fuori, e non solo e sempre critiche

se volete cambiare il mondo... cominciare cambiando caffe! 

15
26 Giu 2007
alle 10:03

Roberto

Ma infatti l'idea di risparmiare noi petrolio per dare a loro la possibilità di non crollare nell'immediato, cioè di salvare gli investimenti occidentali a Shanghai, a me è sempre sembrata evidente. Alle paturnie ecologiste delle cosiddette cancellerie occidentali non ho mai creduto nemmeno per un istante: prima di tutto, salvare il capitalismo di rapina, poi si vedrà. Questo, a me pare l'ordine del giorno, il vero segnale lanciato dal faro americano...

14
26 Giu 2007
alle 09:58

max

Gente il depauperamento dell'italiano medio non è dovuto alla sindrome cinese. E neppure ci rubano la donna, come sostengono i Calderoli's boys.

Semmai il 51% della colpa è da imputare alla nostre aziende (esternalizzare ora e sempre amen) che delocalizzano in massa o in Cina o in Romania, chiudendo baracca in Italia e arrivederci e grazie! Ma volete dargli proprio torto? Mah...

Il fatto, poi, che la grande sete cinese per gli idrocarburi non terminerà mai più è un dato di fatto mica mera previsione. Se per un momento dimentichiamo i 600 milioni di agricoltori, a fagocitare energia restano 700.000.000 di cinesi che sintetizzando formano la popolazione di Usa+Europa a 27 con un potere d'acquisto impressionante; dunque è lapalissiana la politica aggressiva e cinica di Hu Jintao che proprio come un direttore d'azienda persegue un unico target: mandare avanti la baracca il più lungo possibile, preparandosi allo scontro del XXI secolo contro gli Usa per lo status di superpotenza del futuro.

Del resto la guerra mesopotamica dei Neocons doveva servire a due cose:proteggere i pozzi dallo yuan e mettere radici in Iraq per almeno vent'anni. Geopolitica spiccia dunque! E checchè ne dicano i No Bush il programma Neocons va avanti che è una bellezza!!!

 

13
26 Giu 2007
alle 09:33

Cataldo

Non credo che la soluzione possa ritrovarsi nel protezionismo, in effetti oggi il protezionismo esiste, ad esempio in agricoltura sia gli USA che l'EU attuano una politica fortemente protezionistica che riduce le possibilità di sviluppo dei paesi più poveri, come quelli africani.

La delocalizzazione delle industrie è un fenomeno condiviso da tutti i paesi occidentali, con gradi diversi, a seconda del tipo di struttura industriale, il nostro paese è uno dei più interessati, per via del tipo di produzioni, a scarso contenuto tecnologico, mentre la Germania, ad esempio ha avuto una delocalizzazione "interna" dopo la riunificazione e comunque ha una forte componente di produzioni ad alta qualità.

Negli USA è gia iniziato il passo successivo della delocalizzazione, con l'esportazione dei posti di lavoro pregiati, i nostri "quadri", e l'impatto è devastante, prima o poi sara minata alla base la loro capacità di consumo, ed il cane si morderà la coda.

Per le multinazionali questo non è un problema, anzi, non devono rendere conto a nessuno ed hanno trasformato i governi e le loro scelte politiche in cinghie di trasmissione della loro profittabilità. Non ci sono elementi che dall'alto possano razionalizzare  il fenomeno, se non una ampia fase storica di redistribuzione dovuta ad una crisi generale del sistema, a partire dalla ridefinizione del dollaro come moneta di scambio, con le conseguenze geostrategiche che comporta.

Gli elementi di crisi sono gia visibili, ma non ci sono strumenti critici nell'ambito stesso del pensiero economico insegnato nelle università che ci permettano di elaborare delle strategie coerenti.

L'unico passo che mi sembra importante da fare al momento è ridefinire i contenuti nello scambio delle merci e dei prodotti sulla base della  rispondenza a criteri di equità nella redistribuzione, leggasi condizioni di lavoro e salario, e di rispondenza a criteri minimi di qualità intrinseca e verso le economie esterne, leggasi rispetto per le risorse ambientali e le legislazioni sanitarie.

Se a Gioia Tauro continuano a sbarcare anche i gadgets o pi pezzi di ricambio costruti nelle carceri Cinesi è ovvio che le cose non andranno bene. 

12
26 Giu 2007
alle 09:32

Roberto

Secondo me i cinesi non sono mai stati saggi: bellicosi, espansionisti, assetati di terra e risorse da secoli. Casomai sono sempre stati lavoratori indefessi, ma l'età mentale del cinese post-comunista pare essersi livellata ai 12 anni dell'occidentale medio, un quarantenne tardigrado che regola la sua vita in base alla classica domanda che da bambino, diffidente, poneva al compagno di banco: "Che lavoro fa tuo papà? Che macchina ha?". E poiché il papà del compagno di banco aveva la macchina più grossa e il lavoro più in centro, adesso va cercando riscatto sociale nella berlina tedesca e nel lavoro da "leader mondiale" di questo e quello. L'idea che le menti migliori del pianeta stanno cercando di fabbricare un SUV a basso consumo è abbastanza indicativa, in tal senso, mi pare e so già come andrà a finire: risparmieremo petrolio e il dividendo energetico così guadagnato lo spenderemo in "SUV verdi". La nostra generazione non vedrà mai il picco, secondo me. E' più facile che veda lo sfascio climatico, il picco no.

11
26 Giu 2007
alle 02:10

Alessandro Merolla

La politica economica cinese è straordinariamente aggressiva, su tutti i fronti: ecologia, diritti dei lavoratori, oggetti, indumenti, perfino auto (vedi qui). Non critico i cinesi (ché l'etica, lì dove ci sono i soldi, muore), constato una realtà.

10
25 Giu 2007
alle 19:43

Bernardo Mattiucci

La teoria, che e' sempre ben diversa dalla pratica, prevede che se l'evoluzione socio-economica di uno stato volge verso il terziario... ovvero... se le aziende di produzione vengono spostate all'estero, nello stato debbano crescere quelle attivita' che prevedono l'offerta di servizi e quelle attivita' nelle quali e' presente in maggior parte il lavoro intellettuale.

In Gran Bretagna la produzione industriale si e' ridotta, progressivamente, sin dai primissimi anni del dopoguerra.
Oggi in Gran Bretagna vi sono uffici e attivita' per lo piu' logistiche e di trading.
In Italia queste ultime 2 attivita' sono ancora limitate in quanto il lavoro intellettuale non viene considerato "lavoro" ma, spesso, perdita di tempo. E come tale viene trattato.

Di chi e' la colpa?
Principalmente di chi continua a sostenere l'assoluta importanza dei progetti che prevedono aiuti industriali e tecnologici a paesi in via di sviluppo. Quindi a chi ci ha governato... che per troppo tempo ha favorito la fuga di capitali, industrie e cervelli all'estero fregandosene altamente del terreno che perdavamo a livello mondiale.

Ci ritroviamo a pensare e ad agire come fossimo in cima alla lista dei G8 quando invece ne stiamo uscendo con la coda tra le gambe... sorpassati da paesi che fino a ieri non contavano assolutamente nulla!

La colpa e' un po di tutti.... dei politici che spingono affinche' le industrie vadano all'estero cosi' si fanno grandi agli occhi degli strateghi internazionali... e agli imprenditori che rinnegano le proprie origini in nome di un Dio Denaro che li porta sempre piu' lontano dalla propria nazione! 

9
25 Giu 2007
alle 19:06

Crystal

Ma è per colpa dei cinesi che siamo rimasti senza lavoro o perchè gli imprenditori italiani stanno trasferendo tutte le loro imprese la?Dubbio amletico.

Fatto sta, se la situazione è questa e visto che nessuno si decide a rispolverare un pò di sano protezionismo, succederà che la maggior parte delle merci consumate dall'Europa passerà dal Canale di Suez ed avrà come naturale hub logistico la Sicilia ed il Sud Continentale.

Gioia Tauro, piccola cittadina calabrese, mai menzionata dai media, ogni giorno scarica centinaia di migliaia di tonnellate di merci dalle megaportacontainer cinesi per ricaricarle in navi più piccole visto che a quanto sembra i porti del nord come Genova, Venezia, La Spezia, ecc.ecc. non possono ricevere tali navi così grandi in quanto i porti non sono stati progettati per accoglierle 

A voi successive riflessioni.

saluti

Crystal

8
25 Giu 2007
alle 16:24

Bernardo Mattiucci

ho sempre sostenuto che c'era qualcosa di anomalo dietro gli enormi "acquisti" della Cina all'estero.
Il loro obiettivo, per come lo avevo interpretato io, e' solo quello di acquisire quanto piu' controllo possibile all'interno delle economie degli altri paesi cosi' da avere delle potentissime armi nel momento del bisogno.

In occidente a molti imprenditori gli viene l'acquolina in bocca quando una grande societa' cinese vuole acquistare qui da noi, perche' questo significa soldi. E in fin dei conti, all'imprenditore, importa solo questo.

Ancora una volta non si guarda al futuro e di questo dobbiamo ringraziare i notri politici che lo permettono. Perche'?
Perche' quando la Cina riuscira', con le buone o con le cattive, a controllare i principali settori alla base della societa' occidentale, accadra' che verranno qui da noi a dettar legge. E noi non riusciremo piu' a fare niente!

L'unico rischio per loro e' il non riuscire a "soddisfare" il popolo. Ma fin quando riusciranno a tenerlo a bada, per loro sara' un gioco venire qui in Europa e acquistare.

Quando si parlava di immobili nei quartieri di miliano venduti ai cinesi, non si e' notato il fatto che quasi sempre i cinesi hanno pagato in contanti... qualsiasi cifra!

7
25 Giu 2007
alle 15:51

riccardo

e poi c'è chi prende in giro quelli che hanno paura della cina... per molti aspetti c'è da temere! sono incredibilmente riusciti a coniugare in pochi anni il peggio del peggio!

e siamo in grado di valutare a cosa porterà lo squilibrio demografico maschi-femmine? senza contare che presto la massa dei figli unici avrà a che fare con la moltitudine di anziani...

6
25 Giu 2007
alle 15:49

riccardo

e poi c'è chi prende in giro quelli che hanno paura della cina... per molti aspetti c'è da temere! sono incredibilmente riusciti a coniugare in pochi anni il peggio del peggio!

e siamo in grado di valutare a cosa porterà lo squilibrio demografico maschi-femmine? senza contare che presto la massa dei figli unici avrà a che fare con la moltitudine di anziani...

5
25 Giu 2007
alle 15:38

Cataldo

Premesso ad adolf che per inviare post cosi idioti ci sono mille altri posti, con ben altri numeri di lettori.

Pochi giorni fa, ho avuto il piacere di  pranzare  con il responsabile economico di una città Cinese di quasi 4 milioni di abitanti, capodelegazione di un folto drappello di imprenditori asiatici in giro nell'italia delle province per fare accordi commerciali. Poichè il nostro rappresentante dell'assessore (l'assessore chi sa dove'era ? ) si è squagliato subito dopo il suo salutino, a riprova del provincialismo e dell'inefficenza di questi politici locali, mi sono ritrovato a spiegare all'autorevole ospite (presentato come il Consulente Supremo per l'Economia della Provincia !!?)  alcune cose sulla proprietà della terra in Italia e sulla politica agricola europea, di cui sapeva molto poco, con mia sorpresa, stressando la povera traduttrice (nessuno di loro sapeva parlare un inglese accettabile, altra sorpresa).  Ho ricavato dall'incontro l'impressione che i nostri amici cinesi abbiano una enorme quantità di danaro da spendere nella ricerca per il globo di risorse e di mercati, non se ne staranno a casuccia ad aspettare il corso degli eventi, ma credo proprio che assisteremeo pian piano alla loro proiezione sempre più evidente verso l'esterno. Subissato dalle domande del Supremo, ho cercato di ricevere qualche informazione anch'io, ne ho ricavato l'impressione che lo sviluppo cinese abbia una inerzia immane, le risorse finanziarie per loro non sono un problema, gli imprenditori privati sono cooptati nel sistema pubblico, e se non ci sono se li inventano, a quanto ho capito, specie nei settori dove non hanno una tradizione specifica di industrie locali, attraverso un sistema di finaziamento centrato su distretti di sviluppo a livello di provincie.

La struttura stessa di questo modello di sviluppo fa si che la pianificata politica di riduzione dei consumi non avra un grande impatto, solo la provincia di cui sopra ha in progetto il completamento di un porto fluviale, l'ingrandimento dell'aeroporto, il milgioramento dello scalo ferroviario ....

Un'ultima considerazione, la costruzione di immani opere pubbliche in Cina ha un restroscena politico-demografico non indifferente, in pratica servono anche a concentrare e controllare la popolazione maschile giovane, che come è noto è in grande squilibrio con quella femminile per via della politica del figlio unico sin qui perseguita che ha innaturalemnte modificato il rapporto maschi-femmine. Una valvola di controllo non indifferente e un ulteriore elemento di complessità nella valutazione del nuovo secolo asiatico.

Ciao 

 

 

 

4
25 Giu 2007
alle 15:29

Paolo B.

Certo che della antica saggezza cinese non è restato proprio niente.

Il regime di questo paese è la peggiore espressione del neoliberismo in sinergia col totalitarismo di stato...

 

3
25 Giu 2007
alle 14:50

riccardo

io questo lo cancellerei proprio, troooopo stubido! 

2
25 Giu 2007
alle 14:47

Adolf

Giusto cosi! Buoni solo ad esser schiavi!!!

1
25 Giu 2007
alle 12:11

Bernardo Mattiucci

Il popolo cinese viene prima di ogni cosa.

E' una storia che si ripete... una delle tante...

...proprio come Israele... che non soccombera' MAI da sola...

...proprio come gli USA... che non possono affatto cambiare il proprio stile di vita...

...proprio come la CINA... che si ritiene l'unica degna di questo mondo in quanto la piu' longeva...

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