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Il Golfo Persico andrà a... carbone.

Lunedì 9 Luglio 2007, 13:05 in Risorse di

Continuiamo a raccogliere notizie che dimostrano come i Paesi produttori di petrolio siano alle prese con una domanda interna che compete con le esportazioni. Non sanno più come risolvere il rebus: l'Iran raziona, il Venezuela alza i prezzi della benzina, l'Arabia fa il fotovoltaico... e adesso Gulf News riporta che si sta prendendo in considerazione persino il carbone.

Quattro Stati del Golfo, ovvero Arabia Saudita, Emirati, Oman e Bahrain stanno considerando l'opzione di costruire centrali elettriche a carbone, per la domanda di elettricità in continua crescita. "Sembra assurdo ma non c'è abbastanza gas" sostengono gli esperti. In Arabia il governo ha chiesto di conservare energia per evitare blackouts.

Dovremmo chiederci anche a che pro pensare ai rigassificatori se i Paesi produttori non hanno abbastanza gas neppure per le proprie esigenze. Preferiscono esportarlo? Probabile: ma rimane il fatto che la competizione è grande. 

 


19
19 commenti
19
11 Lug 2007
alle 11:47

riccardo

anche a me intriga l'idea di installare il kite su un anello ferroviario, a naso penso che si potrebbero così ridurre gli enormi (ma veramente enormi) problemi strutturali.

non so però se l'idea sia stata presa in considerazione "ufficialmente". ne sapete qualcosa?

e visto che si parla in grande, "La Termotecnica" di giugno riferisce della costruzione in francia del primo reattore nucleare di terza generazione... ne sapete qualcosa? (certo che con la fame di energia i nuclearisti rialzeranno la voce) 

18
11 Lug 2007
alle 11:00

silviu'

# Riccardo 13 - veramente io pensavo a una cosa più modesta, casalinga insomma. Mi ha comunque incuriosito il KWG su anello ferroviario.

17
11 Lug 2007
alle 10:25

riccardo

se lo dice il financial times... vuol dire che oramai se ne sono convinti più o meno tutti!

15
11 Lug 2007
alle 09:43

fausto

Sono a sproposito come al solito, ma vorrei segnalare alcune cose riguardo il Sudan:

campagnasudan

ecosonline 

E poi un articolo divertente (beh, per modo di dire).

14
10 Lug 2007
alle 17:48

riccardo

se il KWG non riuscirà a decollare, ci resta la serpentina di schietti... 

13
10 Lug 2007
alle 17:09

Geppetto

Nel sito del KWG (il progetto piu' "promettente") hanno chiuso la possibilita' di commentare.

 

12
10 Lug 2007
alle 12:52

max

I beduini dell'Oman trafficanti di carbone? Bella questa,poi s'inventeranno i califfati che vanno avanti a foglie di bambù, vero?

A quando l'eucalipto come fonte energetica pulitissima? Mmh...

11
10 Lug 2007
alle 11:42

fausto

A sproposito, allego qualche link riguardo il marasma sudanese:

campagnasudan

ecosonline

E poi un articolo sul petrolio sudanese

10
10 Lug 2007
alle 11:16

silviu'

Poi però, il povero cristo, trova anche questa:

http://italy.peacelink.org/ecologia/articles/art_22341.html

e si tira un po' su. E comincia a pensare che, fra i Sibillini e il mare, tira quasi sempre una bella arietta...

9
10 Lug 2007
alle 10:44

silviu'

Beh, c'entra niente col carbone. Ma a un povero cristo che di prima mattina si trova a leggere:

Bertinotti: Veltroni come leader del Partito democratico è una scelta efficace e intelligente

gli resta qualcos'altro che non piangere?

8
10 Lug 2007
alle 10:22

Cataldo

X Andrea e Hydraulicus, non ci sono problemi ad importare carbone, i paesi del golfo hanno solo due ostacoli, il primo è che il ciclo del carbone ha bisogno di una quantità di acqua notevole, ma hanno anche una tradizione di dissalatori ben attestata, il secondo è il costo assicurativo molto elevato per portare grandi navi dentro il golfo. Navi carboniere girano per tutto il mondo, e arrivano, tra l'altro, anche in Italia, per cui non ci sono problematiche particolari di importazione.

7
09 Lug 2007
alle 21:20

Pinnettu

credo sia riportato anche nella notizia segnalata da Fdisante...

"PETROLIO: DOPO 2010 MERCATO TESO
Aie, calo produzioni eccedentarie, livello minimo nel 2012
(ANSA) - PARIGI, 9 LUG - L'Agenzia internazionale per l'energia teme che dopo il 2010 il mercato petrolifero sia ancora piu' teso. Alla base di questa previsione c'e' il calo delle capacita' di produzione eccedentarie. Nel rapporto semestrale, l'organizzazione creata in seno all'Ocse per difendere gli interessi energetici dei paesi industrializzati, riduce di 2 mln di barili al giorno la previsione di produzione eccedentaria per il 2009. Il livello piu' basso si raggiungera' nel 2012."

Magari avranno anche ragione... ma dando uno sguardo più attento ai dati si nota che la produzione eccedentaria non esiste già dal 2006.... boh!!!

saluti

6
09 Lug 2007
alle 19:35

Hydraulics

Non ricordo se questo documento era già stato segnalato, ma è comunque interessante:

http://www.americanscientist.org/template/AssetDetail/assetid/55574

In un certo senso sarebbe meglio se i maggiori produttori utilizzassero anche il carbone (condivido i dubbi di Andrea sulla fattibilità ed economicità delle importazioni), perché tutti si troverebbero nelle stesse condizioni di scarsità di petrolio prima e carbone poi. Molto peggiore lo scenario in cui i produttori di petrolio se lo tengono per loro e lasciano gli altri andare a carbone. Scommetto che a quel punto qualcuno si sentirebbe in dovere di esportare un po' di sana democrazia...

5
09 Lug 2007
alle 17:54

Pierluigi

Considerato che gli scenari sull'uso del carbone non hanno minimamente previsto l'ingresso di simili clienti (e' chi si sarebbe mai immaginato L'arabia saudita che compra carbone?) e nonostante questo prevedono entro 10 anni un picco di estrazione energetico, questo vuol dire che questo picco si puo' solo avvicinare ulteriormente.

Con buona pace di Battaglia e zeloti vari

 Saluti

4
09 Lug 2007
alle 17:43

Andrea

Non mi risulta che ci siano giacimenti di carbone in arabia saudita.

Ma lo sanno che il carbone è conveniente solo se la centrale 
elettrica la costruiscono vicino alla miniera?

E da chi lo comprerebbero ? Farebbero a cambio con la cina e gli USA?
Petrolio in cambio di carbone? GENIALE!

 

3
09 Lug 2007
alle 15:17

fdisante

LONDON, July 9 (Reuters) - World oil demand will rise faster than expected to 2012 while production lags, leading to a supply crunch, the International Energy Agency said on Monday.


In its Medium-Term Oil Market Report, the adviser to 26 industrialised countries said demand will rise by an average 2.2 percent a year between 2007 and 2012, up from a previous medium-term forecast of 2 percent.

The outlook, which updates an IEA forecast last issued in February, coincides with a jump in oil prices to more than $75 a barrel, closing in on a record high near $79, on concerns of a tightening market.

"Despite four years of high oil prices, this report sees increasing market tightness beyond 2010," the IEA said.

"It is possible that the supply crunch could be deferred -- but not by much."

The IEA's previous Medium-Term report called for world demand growth of two percent a year between 2006 and 2011.

It now expects global demand to reach 95.8 million barrels per day (bpd) from 86.1 million bpd in 2007. The forecast assumes average global GDP growth of 4.5 percent annually.

"The results of our analysis are quite strong," said Lawrence Eagles, head of the IEA's Oil Industry and Markets Division. "Something needs to happen."

"Either we need to have more supplies coming on stream or we need to have lower demand growth."

The Paris-based IEA also said additional global refining
capacity over the next five years will lag earlier expectations as rising costs and a shortage of engineers delay construction.

It said world production of biofuels would reach 1.75 million bpd by 2012, more than double 2006 levels, but the fuel
will remain marginal as economics hobble further growth.


LOWER OPEC CAPACITY
Oil prices pared earlier losses after the report was released. Brent crude was down 21 cents at $75.41 a barrel as of 1030 GMT.

The report points to a greater reliance on the Organization of the Petroleum Exporting Countries, source of more than a third of the world's oil.

While foreseeing higher demand, the IEA expects less supply to come from producers outside OPEC and the agency also trimmed
a forecast for the 12-member group's unused production capacity.

"A stronger demand outlook, together with project slippage and geopolitical problems has led to downward revisions of OPEC spare capacity by 2 million bpd in 2009," said the report.

The forecast assumes no net expansion of capacity from Iran,
Iraq and Venezuela and that the 500,000 bpd of Nigerian production that has been shut for a year will not reopen during the next five years.

Ten OPEC members began cutting production last year to stem a drop in prices. The IEA in its Monthly Oil Market Report has for the past four months urged OPEC to open the taps to avoid over-tightening the market.

Some analysts say the agency is being alarmist and that its
warnings about supplies are actually leading to higher prices.

"The International Energy Agency has put such a fear premium in the market that crude futures remain bought no matter what," said Olivier Jakob of Petromatrix.

The IEA said the fundamentals of oil supply and demand are prompting price gains.

"The simple thing is we are there to project the market as we see it," Eagles said. "The price response is due to fundamentals. We are simply pointing out the fundamentals. That's our job."


PLATEAU OIL
The IEA trimmed its forecast for supply from non-OPEC producers by 800,000 bpd in 2011, partly because of project delays, and touched on the thorny subject that oil supplies are nearing a peak.

"Certainly our forecast suggests that the non-OPEC, conventional crude component of global production appears, for now, to have reached an effective plateau, rather than a peak," the report said.

Falling output at ageing fields and setbacks such as 2005's
hurricanes in the Gulf of Mexico have slowed growth in non-OPEC output in recent years.

Lower supply from non-OPEC countries and rising demand will boost the requirement for OPEC oil.

The IEA said demand for OPEC crude, or the call on OPEC,
will rise to 34.7 million bpd in 2011, up 1.3 million bpd from the previous projection.
Keywords: IEA ENERGY/

2
09 Lug 2007
alle 14:32

Cataldo

I rigassificatori fino ad oggi servono solo per negoziare meglio i contratti di fornitura, in altri termini rappresentano più che altro un escamotage per meglio diversificare in apparenza le fonti di approviggionamento e negoziare al meglio le forniture dai gasdotti. Mettendo in portafoglio una certa previsione di importazione via mare è più semplice trattare, non a caso si prevedono diversi grandi impianti, sulla carta, ma non si realizza granchè. Alla lunga il giochino si va scoprendo, in quanto mancano gli impianti di gassificazione all'origine, tra l'altro, e l'impatto complessivo di questo sforzo di diversificazione diventa marginale, specie pensando al constante incremento dei volumi importati.

1
09 Lug 2007
alle 14:24

Cataldo

Non ci sono contraddizioni nei comportamenti dei paesi del golfo, cosi come di altri esportatori, sono alle prese con uno sviluppo forte, indotto dalle ricadute degli introiti petroliferi, è normale che il loro sistema industriale, fortemente energivoro, vada ristrutturato a 360°.  Il ritorno al carbone è dovuto sia al differenziale di prezzo, sia alla relativa facilità di implementazione tecnologica, inoltre non hanno ancora vincoli di emissione carbonatica stringenti. E' interessante notare come sia molto forte il problema dell'accesso al golfo persico, e di come la situazione politica condiziona profondamente tutto lo sviluppo dell'aera, apportando vincoli profondi. Importando carbone e diversificando il consumo interno possono rallentare l'emergenza del picco di estrazione e galleggiare sugli eventi più a lungo,  posticipando la rinegoziazione dei contratti di esportazione a lungo termine, un equilibrismo difficile anche per i furbi arabi della penisola saudita.

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