Uno sguardo dal picco
Soltanto 9 anni fa, nel '98, il prezzo del barile era nientemeno che... a 9 dollari! Dieci volte meno di oggi. L'anno scorso di questi tempi era a circa 50$ (dopo aver toccato i 75, comunque).
Su Resource Investor si chiedono come sia possibile tutto ciò. Certo, l'OPEC negli ultimi anni ha ostinatamente rifiutato di aumentare la produzione, ma a ragione: i pozzi non si possono spremere oltre senza danneggiarli, e il petrolio sarebbe comunque di quello pesante, solforoso, che nessuno vuole. L'ex ministro saudita Yamani dà la colpa ai traders, mentre Cina e India continuano ad aumentare i loro consumi. In ogni caso, continua Resource Investor, l'anno prossimo potremo tranquillamente vedere il barile a 100$... e conclude:
Qual è la notizia che potrebbe riportare giù il prezzo? Cosa potrebbe muovere indietro il petrolio al punto in cui ci sentirremmo più sicuri e tranquilli? La risposta, al momento, è: niente.
Anche l'Economist parla della soglia psicologica dei 100$, ma come normale amministrazione. Anche la Goldman Sachs in fin dei conti aveva predetto, nel 2005, che avremmo raggiunto i 100$ entro questo decennio (noi ne avevamo parlato qui). Continua l'autorevole magazine: cosa significano i 100$ per l'economia mondiale? Non certo una tragedia...
Aggiustato con l'inflazione, il barile a 100$ non supera il record del 1980. Inoltre, le grandi economia oggi sono molto meglio protette dalla fluttuazioni del prezzo del petrolio. I Paesi sviluppati usano metà petrolio per dollaro reale del PIL rispetto al 1970, grazie ad una migliore efficienza energetica. Quest'anno il prezzo del petrolio è salito del 70% dal gennaio senza interrompere la crescita economica USA.
Visto? Insomma, se lo dice l'Economist, col barile a 100$ possiamo dormire tra quattro guanciali: la crescita continua.
Sembra che le cose sono peggiore. Adesso si parla che il barile raggiungerra fino a 250 dolari. E abbiamo raggiunto gia a 130 al mezzo dell´anno 2008...
Chissà come si giustificano quelli dell'OPEC. Non sanno più cosa inventarsi.
Gli scenari si fanno sempre più foschi!!
Intanto al NIMEX quota 91.77$ ma ha toccato un massimo a 92,22$ direi che i 100$ sono alle porte.
dal sole24:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/euro-giornaliero.shtml?uuid=82ab605a-6b73-11dc-9aad-00000e25108c&DocRulesView=Libero&area=box03
"A provocare il rally inarrestabile dell'oro nero sono stati ... e il rapporto dell'Opec, secondo cui l'incremento della produzione non sarà messo in atto presto come era stato previsto. L'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio ha reso noto che non annuncerà nuovi aumenti durante la riunione prevista per il mese prossimo...
Tornando al petrolio, il segretario generale dell'Opec Abdalla el-Badri, ha dichiarato che l'organizzazione non ha intenzione di discutere un incremento della produzione pari a 500.000 barili al giorno, rivedendo l'annuncio dello scorso 1 settembre quando era stato reso noto che a partire dal 1 novembre la produzione giornaliera sarebbe stata aumentata appunto di 500.000 barili."
Lo volete ammettere che non POTETE incrementare la produzione?
91,09$ (!!!)
@ Roberto
Sarà molto duro, non subito forse, per la congiuntura elettorale, ma sarà duro.
Uno dei motivi di preoccupazione principali è la caduta del potere di acquisto dei consumatori USA. Come ho riportato l'inflazione "ufficiale" non riporta l'impatto dell'inflazione sui redditi, sapevo che gli indici erano poco chiari, ma nel giro di aggiornamento di questi giorni ho rivisto tutti gli artifici utilizzati al fine di occulatre l'inflazione nelle statistiche, siamo al falso ideologico.
In USA, come da noi, tutta la spesa sociale è misurata con l'inflazione "ufficiale" , potete immaginare l'andamento del tenore di vita di questa fascia di basso reddito in tempi di dollaro debole ed incremento dei prezzi di base.
Nei prossimi mesi ci sarà negli USA una tendenza generale a mantenere il prezzo dei distillati basso, in linea con le esperienze delle passate campagne elettorali, sarà interessante vedere come le compagnie cercheranno di attuare i desiderata politici (di entrambi gli schieramenti).
Per quanto riguarda l'Italia la nostra esposizione è sempre elevata. Nel breve periodo sappiamo che le compagnie hanno lucrato per almeno 6 mesi dall'euro forte percentuali consistenti, sarebbe opportuno che qualcuno lo ricordi alle riunioni del CIPE, e in tutte le sedi opportune, se ragioniamo in termini reali le compagnie vanno obbligate a dividere con i cittadini il rischio di cambio in tutte le direzioni, e non a senso unico.
Dato che esportano anche i distillati del petrolio hanno guadagnato anche su altri mercati oltre che in Italia, a maggior ragione ...
Scusa, Cataldo, correggimi se sbaglio: se il dollaro è debole a noi del prezzo del petrolio può anche importare relativamente poco. Quello che mi chiedo è come sarà l'impatto dei 100 dollari per gli Usa.
in italia forse non ci basterebbero 15 anni per decidere dove costruirle le centrali nucleari... e forse è meglio così!
comunque enel sta facendo la spesa e ne compra in giro per l'europa, ma staremo a vedere se questo apparente revival dell'atomo è consistente o no
Mi chiedo quali margini di crescita possa avere l'industria nucleare quando si stima che le riserve mondiali di uranio non superino i 50 anni, ottimisticamente, e 30 anni realisticamente oggi, sempre che Cindia non rompa ulteriormente le uova nel paniere.
In tal caso i 30 anni stimati diventerebbero molti di meno.
Che il cosidetto "nucleare pulito" o di IV generazione è ancora un ammasso di progetti teorici che potrebbero diventare realtà, udite,udite, nel 2030!
Pulito quanto poi?
Ergo, il nucleare attuale che "salverà" il mondo dall'effetto serra è giocoforza quello che produce scorie ineliminabili, per quanto dall'altra parte sia aumentata la soglia di sicurezza di una centrale atomica allo stato attuale.
Si calcola che, se in Italia oggi stesso si partisse con la nuclearizzazione del modello energetico, ci vorrebbero almeno 15 anni per ripartire con la produzione energetica nazionale da fonte nucleare in modo significativo.
E' una strategia energetica a perdere a mio avviso, ma temo che la classe politica attuale, spinta dalla lobby nucleare(ma le lobby solare ed eolica dove c...o sono?) ovviamente, non la veda come il sottoscritto.
Mi chiedo che mondo sarà quello del 2022...
"Non capisco perchè la lobby dell'uranio non debba premere. Per quanto criticabile è un settore industriale come gli altri"
E' sacrosanto, pur essendo sempre stato un antinuclearista convinto, hai perfettamente ragione. Ed oltre tutto, in un ottica geopolitica, la crescita dell'industria incentrata sul nucleare sposterebbe in modo netto l'asse dal petrolio, provocando fondamentali «slittamenti» della tensione in certe aree del mondo (Caucaso, middle east).
Volevo spendere una parola sulle notizie, più o meno epocali, relative al picco, e come vengono recepite nel mainstream. Ci metto dentro anche lo scarno studio tedesco che ha generato la discussione nei giorni scorsi. Mi sembra chiaro che ci sia una certa volontà di usare questi "studi" anche come grimaldello per incidere sulla consapevolezza generale. Per quel che conta la mia opinione direi che va anche bene, ma ci sono dei limiti di base in queste operazioni, che le rendono rischiose. Idealmente il lavoro dovrebbe avere una autorevolezza intrinseca, tale da offrire garanzie alla comunità che ormai segue il problema da anni, e trarre quindi da questa la forza per affrontare il teatrino mediatico. Le difficolta in questo senso sono notevoli. Il lavoro citato, ad esempio, mi sembra interessante, anche per la capacità di condensare informazioni ben assodate, ma posso capire le critiche, dato che assume un punto di vista centrato sui "giganti" che a molti appare non corretto.
Tornando alle soglie psicologiche, uno degli effetti prevedibili è che raggiunti i fatidici 100 il dibattito sul Peak diventerà caldissimo. A quel punto la strategia di chi vuole contribuire positivamente ad una informazione corretta dovrà cambiare. A mio avviso bisognera fare una operazione di base, sui principi elementari del problema, tentando di arginare almeno le più gravi tra le castronerie che daranno in pasto ai cittadini.
Sul piano dei prezzi è evidente che se il dibattito sul Peak inizia a prendere spazio avrà un effettivo distorsivo ( o correttivo fate voi) fortissimo.
Non capisco perchè la lobby dell'uranio non debba premere. Per quanto criticabile è un settore industriale come gli altri, con la differenza che ha una componente "politica" più importante. Oppure gli altri settori sono più buoni e sani ? Forse le lobby del settore alimentare lavorano per le nostre magnifiche e progressive sorti, insieme ai benefattori della farmaceutica ed ai santi del petrolio. Se continuiamo a fare gli strabici non inquadriamo la via.
Notizia nefasta di questa mattina riportata da un solo giornale(La Stampa mi pare):
L'UE ha dato il via libera al nucleare "pulito", l'unico(così sostengono al Parlamento europeo) a poterci salvare dall'effetto serra.
Ho il sospetto/certezza che la lobby dell'uranio stia premendo dietro le quinte...
non tutto il male vien per nuocere ..se la terza guerra mondiale sara' combattuta con armi nuvcleari , oltre i 100 megaton , secondo Sagan , scatta il fenomeno dell' inverno nucleare(http://it.wikipedia.org/wiki/Inverno_nucleare , la vers. in inglese e' piu' dettagliata ) , che neutralizzerebbe alla grande i l riscaldamento globale .
catastrofismo a parte , la cricca neocon sa benissmo che una guerra su lara scala potrbbe significare la fine di ogni società organizzata e dunque del loro stesso potere .. abbaiano e basta.
Dall'ultimo articolo di Blondet su www.effedieffe.com
"Da poche ore, mentre scrivo, l'intera eurocrazia s'è radunata a Bruxelles per bere devota le parole di Robert Kagan (del Katz), guru fondatore dei neocon us-raeliani, membro dell'Aspen, nonché marito dell'ambasciatrice degli Usa all'ONU, Victoria Nuland. Kagan, ex comunista filo-sovietico, è anche il «pensatore» che ha elaborato la brillante idea: gli USA sono «Marte», l'Europa «Venere» imbelle.
Ai serventi europei, Kagan ha comunicato che i neocon e Washington hanno tratto la lezione giusta dal disastro della spedizione irachena.
La lezione, a suo dire, è questa: gli europei non si aspettino più dall'America interventi «umanitari» e per «spargere la democrazia».
Il mondo è in mano ai «barbari», che «rifiutano» la civiltà superiore offerta dagli USA.
Saranno trattati da barbari.
Verso cui gli USA condurranno «guerra di sopravvivenza» per accaparrarsi il petrolio, come si conviene in questi tempi che Kagan ha definito di Dark Age, «Età oscura», una sorta di alto medioevo.
Sottinteso: interventi sì, ma non per diffondere la democrazia, solo per sterminare.
E' la linea che applica da sempre Israele ai palestinesi, in fondo.
Kagan ha fatto allusione, fra i barbari, alla Russia.
Quanto all'Europa, dipenderà se sarà obbediente: allora non sarà annoverata tra i «barbari» da sterminare, ma da «Venere» da violare per il riposo del guerriero.
Applausi convinti dei serventi."
@ Paolo p
Si li conosco bene, mesi fa ho postato sulla fraudolenta scomparsa dell'M3 dalle statistiche ufficiali USA, ho appena finito un giro di aggiornamento degli indicatori economici, non è un bel vedere. In particolare la ripresa delle esportazioni USA, sembra mostrare una difficile messa in moto, troppo outsorcing ? declino della base industriale ? Anche l'espansione monetaria non è solo made in USA, anche altri paesi hanno contribuito, con i loro sassolini, alla montagna di carta stampata che chiamano moneta. La cosa drammatica è vedere miliardi di dollari pubblici confluire nelle tasche degli speculatori, per sparire nel nulla, invece che andare a chi puo effettivamente utilizzarli nell'economia reale, cosi facendo si stanno bruciando risorse che non saranno disponibili domani, quando i nodi inizieranno a venire al pettine. Tornando al post di ieri, dove ho linkato due grafici molto interessanti, un altro grafico a riprova della distanza tra economia reale e numeri da telegiornale. Negli ultimi anni gli indicatori che fino al 2003 lavoravano in sincrono hanno una completa distonia. Finche è oro qualcuno potrà addebitare elementi spuri (quali?) ma qui si tratta di un indice generico, che ingloba prodotti di natura diversissima. La finanza e la realtà sono sempre più lontane, ma le leggi economiche fondamentali non tollerano a lungo questa situazione.
@ Cataldo
negli USA qualcuno s'è preso la briga di tenere i conti veri relativamente ad inflazione, PIL etc.
http://www.shadowstats.com/cgi-bin/sgs/data
PP
Sulle conseguenze occulte del fenomeno inflattivo in corso, sarò facile profeta nell'annunciare la fine della corsa all'incremento della speranza di vita, in altri termini vedremo nel giro di pochi mesi un cambio di tendenza forte sui fondamentali veri dell'economia : camperemo di meno.
Se vogliamo dirla tutta, come anche nel post ot 6 di ieri ho accennato, correggendo con un tasso di inflazione realistico non c'è stata alcuna crescita reale del PIL USA. La faccenda è più grave di quello che sembra, abbiamo inflazione e recessione insieme. La "crescita" è solo nella bolla finanziaria, ma l'economia reale è in recessione. Cosi ragionando il prezzo del barile non impatta sulla domanda, nemmeno oltre 100, come in effetti accade nella realtà. Questo fa si che si debba considerare l'inflazione reale ben oltre le cifre falsificate date dai governi.
beh certo se l'ha detto l'Economist siamo a posto.
Senonchè detto giornale riflette le considerazioni di quelli che stanno realmente guadagnando dalla speculazione sul petrolio (speculazione finanziaria e che pertanto non riflette la realtà ma solo le aspettative degli speculatori).
la verità è sempre l'opposto di quello che dicono..
Gli economisti sonon notori per non azzeccare una previsione che e' una. Quindi quando dicono "non preoccupatevi" iniziate a fare seri progetti di salvataggio.
Gli economisti da tabloid e da pubbliche relazioni politiche sono quella specie di persone che trovano sempre una plausibile spiegazione alle cose, DOPO che sono successe, mai prima.
Gli economisti seri, invece, stanno suonando le campane a morto delle economie industriali gia' da un pezzo.
domanda da ignorante: non è forse che in 9 anni il "valore" ("...oddio cosa vuole dire questa parola abbandonato il gold standard"?) del $ è diminuito talmente tanto (vista la quantità stampata "a ufo" in questi anni) che effettivamente il controvalore in petrolio è quello? Grazie
Se lo dice l'Economist allora vuol dire che la catastrofe è alle porte; conoscete una islandese in età da marito?
Io sono contento se arriva oltre i cento dollari.Così si da una mossa verso le fonti energeticheveramente alternative.
alle 10:50
stev
è uno schifo tutto ciò.....ogni giorno aumenta il prezzo al barile...occorre fare qualcoa al più presto..altrimenti non avremo più auto a scoppio, ma elettriche visto che la più grande casa automobilistica americana ha già bloccato emissine di auto nuove..questo fa pensare..