Uno sguardo dal picco
L'avete letto tutti, dello strombazzatissimo accordo tra ENI e Libia per la fornitura di petrolio fino al 20042: ventimilaquarantadue, vista la durata apparentemente sempiterna dei pozzi libici. La Libia ha infatti avuto il suo picco di produzione nell'ormai lontano 1970, a 3,3 milioni di barili al giorno, declinando (per motivi essenzialmente geopolitici) a 1 milione di barili nel 1983. (Info qui)
In seguito al ravvedimento di Gheddafi, e al ritorno di buoni rapporti con le compagnie straniere, la produzione è risalita fino agli attuali 1,3-1,5 milioni di barili circa, poco più della metà del massimo storico. Insomma, la Libia è in depletion, il cui midpoint è previsto nel 2011. Che sazi i nostri SUV fino al 2042 è lecito dubitare, anche se le nostre raffinerie tireranno un bel sospiro di sollievo visto il basso tenore di zolfo del petrolio libico.
Sarebbe interessante sapere il trattamento che ha spuntato Gheddafi, ho il sospetto che sia molto buono, e certo che l'investimento ENI di 800 milioni di $ aiuterà a migliorare la produzione.
Insomma, si è messa anche una bella pezza al fallimento di Kashagan, dove il recalcitrantissimo governo Kazakho sta trascinando in tribunale l'ENI persino per gli impianti antincendio. Gole profonde in Kazakhstan fanno trapelare che le voci, laggiù, sussurrano una data: 2018. Campa cavallo.
Petrolio: aumentano rischi economiaCon i prezzi attuali, dice Rodrigo Rato (Fmi) (ANSA) - WASHINGTON, 18 OTT - I record raggiunti dalle quotazioni del petrolio sono tra i rischi principali che minano i solidi fondamentali dell'economia mondiale.E' quanto osserva il direttore generale dell'Fmi, Rodrigo de Rato. 'I prezzi - aggiunge Rato - sono in salita dal 2003 e finora questo ha avuto un limitato impatto sulla crescita globale ma i rischi adesso sono aumentati. C'e' un cronico problema di scorte di greggio rispetto alla domanda, ampliato dai limiti nella raffinazione'.
@ Cataldo 13, carino l'articolo, ma mi sembra che sia un po' troppo portato all'accusa verso gli US. Il tono sembra di quello che a tutti i costi cerca di dimostrare la volonta di attacco contro la Russia piuttosto che di ricercare le cause della scelta.
intanto l'€ vola a 1.43 sul $ .. crisi sempre + nera ..
"...Anche Fiano ha affermato che “essendo l’aumento attuale provocato sempre da elementi di politica estera, c’è la probabilità che, risolti questi, il prezzo torni a scendere”..."
E' di affermazioni simili che tendo a dubitare. Il dato sulle produzioni giornaliere spiega molte più cose delle elucubrazioni finanziarie. Barili, non dollari.
beh, volendo distinguere il potere politico di putin da quello economico (gazprom tanto per fare un nome!) ... allora si, esiste ancora la politica!
vorrei vedere quanto putin potrebbe fare la voce grossa se il suo trono non fosse poggiato sulle riserve di petrolio e gas!
e oggi l'euro ha ripreso a galoppare
bildenberg & dintorni, luca? io son anarchista complottista ma cerco anche di stare coi piedi per terra.
come sta dimostrando il biondino russo preferito della miru, (per non parlare coi rossi a mandorla) esiste ancora la politica. non solo la finanza...
Grazie, Cataldo.
Un saluto a Paolo B.
ma siamo sicuri che kissinger lo voleva? da che fonte arrivano queste cirtazioni?
scomettiamo che il petrolio arriva a 100$ entro fine anno .. come voleva kissinger ??
Dissuasione Geppetto, pura dissuasione della Russia nei confronti degli yankees.
Che abbia la capacità Putin di colpire con missili intercontinentali gli USA è certo, che sia molto meno folle e più intelligente politicamente di certa classe politica israeliana e della stessa Casa Bianca è sicuro.
Più che abbaiare all'Iran, USA e Israele, di più non credo oseranno...
Per inquadrare correttamente la questione degli "antimissili" USA in europa, e per avere info di base sull'equilibrio nucleare il migliore scritto in italiano degli ultimi mesi è qui Lo scudo Antimissile ed il suo obiettivo
Per la prima volta dal 1990 si rovescia il flusso: 163 miliardi di dollari escono dal paese. Petrolio alle stelle: il barile sopra quota 88
Per una volta la notizia più importante del giorno non è il nuovo record del petrolio. E' vero, ha superato ieri soglia 88 dollari al barile, salendo di altri due dollari in un giorno solo dopo un'identica performance lunedì. Ma per la prima volta da quasi 20 anni si è registrata una fuga di capitali dagli Stati uniti.
E' una svolta storica, a suo modo, perché dal 1990 il flusso di capitali stranieri aveva finanziato tutti i deficit che gli Usa andavano accumulando, comprese le spese militari. Valanghe di denaro, provenienti soprattutto dalla Cina e dai paesi produttori di petrolio, sono stati investiti nei più diversi asset, con una preferenza particolare per i buoni del tesoro, considerati i più sicuri del mondo. Ad agosto invece, complice l'esplosione della crisi dei mutui subprime, ben 163 miliardi di dollari hanno abbandonato il territorio e l'economia statunitense, verso altri lidi. Soltanto il mese prima il flusso era opposto, con arrivi pari a 94,3 miliardi. Il tracollo è particolarmente evidente per i buoni del tesoro a lunga scadenza, con un saldo negativo di 69,3 miliardi (a luglio era attivo per 19,5).
Il dato ha come sempre sorpreso gli economisti (la «scienza triste» farebbe bene prima o poi ad abbandonare ogni pretesa predittiva...), che si attendevano chissà perché un flusso in entrata di 60 miliardi. Se si tiene conto che questi flussi positivi costituivano da tempo la risorsa principale con cui gli Usa finanziavano il disavanzo dei conti con l'estero, si comincia ad intuire la gravità della situazione.
L'altro pilastro che sosteneva l'economia Usa sono i consumi (oltre il 70% del Pil). Ma su questa voce è caduta la mannaia della crisi immobiliare, oltre che del credito. Lo ammettono senza mezzi termini sia il segretario al tesoro, Henry Paulson, che il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Il primo ha spiegato ieri che questa crisi «non è ancora terminata e rappresenta il rischio principale per l'economia». Anche perché sta producendo un rapido aumento dei pignoramenti (+50%, che diventa un +200% nel settore subprime), calcolato dallo stesso Paulson in «più di un milione per quest'anno». Bisogna poi aggiungere i due milioni di mutui «normali» a tasso variabile, che nei prossimi mesi subiranno un certo «aggiustamento», che incrementerà le difficoltà di chi già ora «non riesce a rimborsare i mutui tradizionali».
La prima conseguenza è chiara: l'industria delle costruzioni si sta fermando, visto che la domanda di case è in arretramento. L'indice di fiducia dei costruttori - il Wells Fargo Housing Market - è sceso ieri al minimo storico (18 punti). La seconda è che la casa, per gli americani, è stata per anni quasi una carta di credito, grazie alla possibilità di ipotecarla per finanziare i consumi. Ora, titola la Cnn, «è finito il tempo del consumatore in vena di follie», anche perché il tasso di risparmio delle famiglie Usa è andato in negativo per la prima volta dalla Grande Depressione. Anche per il Pil, quindi, sembra iniziare una stagione più «fredda».
E una qualche influenza sulla dinamica della crescita, in effetti, dovrebbe averlo prima o poi anche il prezzo del petrolio. Gli operatori di mercato si attendono ormai i 90 dollari al barile, e come sempre è ricco il ventaglio delle spiegazioni. L'Opec afferma di star monitorando attentamente la situazione e di «osservare con preoccupazione il recente rialzo del prezzo». La colpa viene attribuita alla «speculazione» poiché «la produzione è più che sufficiente» a soddisfare la richiesta. Non velato l'accenno alle «tensioni mediorientali» (soprattutto alla frontiera turco-irachena, con l'esplicita minaccia di Ankara di invadere il nord del paese per «ripulirlo» dai combattenti curdi); nonché alla «fluttuazione del dollaro e le raffinerie» che non lavorano al massimo del loro potenziale. Rituale la garanzia che il cartello è pronto a «rispondere a ogni problema di rifornimento, in modo tale da garantire che il mercato resti ben approvvigionato durante i mesi invernali». E' stato perciò confermato che a partire dal primo novembre la produzione Opec aumenterà di mezzo milione di barili al giorno, che vanno a compensare la diminuita produzione dei paesi non-Opec (meno 100.000 bg). Bisogna anche ricordare che mezzo milione di barili corrisponde a meno di nove minuti di consumo globale.
Si comprende facilmente come il prezzo del greggio Wti (il più pregiato) sia schizzato ieri ancora più in alto (88,20 dollari), per poi ripiegare a 87,61. Per Wall Street, nonostante tutte queste pessime notizie, è stata una giornata solo parzialmente negativa. Ma i mercati finanziari tirano avanti per ora solo grazie alla (fonata) speranza che la Fed abbassi ancora i tassi di interesse.
Francesco Piccioni
Fonte: www.ilmanifesto.it
17.10.07
Bush è incredulo sulle espressioni attibuite a Putin, penso sinceramente, proponendosi di verificarle. Si è ritrovato quindi spiazzato sulla risposta alla domanda successiva, ed ha concionato di possibili guerre mondiali, implicitamente ha incassato malamente la mossa di Putin, mettendo in risalto lo shift strategico delle opzioni Iraniane, cosi facendo a massimizzato i risultati della visita di Putin, oltre le aspettative più razionali. L'attacco all'Iran, da oggi, non potra essere considerato come "limitato, o "chirurgico" spazzando tutta la fuffa propagandistica degli ultimi mesi. Detto questo non è che i Russi si sacriferebbero per l'Iran, con un supporto diretto sotto forma di trattati impegnativi di difesa che non siano localizzati geograficamente o per obiettivi specifici. Il realismo di Putin fa si che la sua tattica sia quella di prendere tempo, per arrivare ad uno status quo nel giro di qualche anno con una dichiarata capacità nucleare Iraniana. Tutto questo non disinnesca il pericolo di una opzione militare, ne rende solo più evidenti i rischi ai vari attori, un altro passo della politica di chiarificazione della scena geostragetica operata da Putin, e indirettamente, dalla Cina, indirizzata alle elite occidentali.
Excerpts of President Bush's October 17th White House Press Conference
Q Mr. President, ... on President Putin's visit to Tehran. It's not about the image of President Putin and President Ahmadinejad, but about the words that Vladimir Putin said there. He issued a stern warning against potential U.S. military action -- U.S. military action against Tehran --
THE PRESIDENT: Did he say U.S.?
Q Yes.
THE PRESIDENT: Oh, he did?
Q He said -- ... "He sees no evidence to suggest Iran wants to build a nuclear bomb." Were you disappointed with that message? And does that indicate possibly that international pressure is not as great as you once thought against Iran abandoning its nuclear program?
THE PRESIDENT: I -- as I said, I look forward to -- if those are, in fact, his comments, I look forward to having him clarify those, because when I visited with him, he understands that it's in the world's interest to make sure that Iran does not have the capacity to make a nuclear weapon. ...
And so I will visit with him about it. I have not yet been briefed yet by Condi (sic) or Bob Gates about, you know, their visit with Vladimir Putin.
Q But you definitively believe Iran wants to build a nuclear weapon?
THE PRESIDENT: I think so long -- until they suspend and/or make it clear that they -- that their statements aren't real, yeah, I believe they want to have the capacity, the knowledge, in order to make a nuclear weapon. And I know it's in the world's interest to prevent them from doing so. I believe that the Iranian -- if Iran had a nuclear weapon, it would be a dangerous threat to world peace.
But this -- we got a leader in Iran who has announced that he wants to destroy Israel. So I've told people that if you're interested in avoiding World War III, it seems like you ought to be interested in preventing them from have the knowledge necessary to make a nuclear weapon. I take the threat of Iran with a nuclear weapon very seriously. And we'll continue to work with all nations about the seriousness of this threat.
penso che gli usa, tramite gli onori resi al dalai lama, stiamo anche mandando un chiaro messaggio alla cina, che infatti pare abbia chiamato ufficialmente l'ambasciatore usa a pechino per tirargli le orecchie.
non capisco se l'amministrazione bush se la vuole prendere col mondo intero... hanno appena raffreddato molti i rapporti con putin per vio dello scudo spaziale, col mondo arabo c'è un feeling da paura, col sudamerica pure, la prossima mossa quale potrebbe essere, far incXXXXre pure il canadesi?
Sembra che la scimmia di oltreoceano abbia minacciato ieri o l'altroieri una 'terza guerra mondiale' (almeno cosi' e' stato riportato dal "giornalismo" crucco)
Qui ci starebbe bene un commento del buon Cataldo: certo i russi sono in grado di sostenere l'Iran, ma sarebbero anche in grado di colpire (nuclearmente, alternative non ce ne sono, mi pare) direttamente oltreoceano?
Fermate il Mondo!
voglio scendere...
@ silvano
ancora col nucleare?
piuttosto...
sentito di putin e delle minacciate nuovi armi nucleari?
E' la russia che alza la testa o l'america che l'abbassa?
Per l'Italia si mette male.
Possiamo solo sperare nel nucleare, fonti rinnovabili, risparmio energetico, conversione del parco auto in elettrico.
Silvano Robur
La libia incassa non solo i soldi, è entrata nel consiglio di sicurezza ONU. Come al solito i giornalisti nostrani quando si tratta di fare 2+2 sono in enorme difficoltà.
cichiarazione di bush ieri .. se l'iran non la smette .. sarà la terza guerra mondiale .. sentito ieri alla dario metnre ero in macchina ... chi sono i veri terroristi ???
19:14
Nuovo record del petrolio a New York (ANSA) - ROMA, 17 OTT - Ennesimo record del petrolio. Il greggio ha toccato quota 89 dollari al barile al mercato di New York. A spingere il greggio, ridisceso poi a 88,30, e' il via libera del Parlamento turco alla mozione che da' carta bianca ai militari di Ankara per un'eventuale invasione del Nord Iraq contro il Pkk. L'Iraq detiene infatti le maggiori riserve mondiali di greggio.Nello scenario peggiore, si teme un coinvolgimento di altri paesi del Medio Oriente, come l'Iran. Le nuove tensioni, quindi, potrebbero far schizzare i prezzi oltre i 90 dollari. Diversi analisti si aspettano un barile intorno ai 100 dollari nel giro di poche settimane. La volata dei prezzi - che mantengono un rialzo del 50% rispetto ad un anno fa - e' fra l'altro calmierata dal rialzo, maggiore delle attese, delle scorte energetiche statunitensi.(ANSA).Caro petrolio, colpa della politica internazionale
Sfondato il tetto degli 85 dollari al barile, ma in caso di crisi con l'Iran si potrebbe arrivare ai 200
Mentre continua l’impennata del costo del petrolio c’è già chi ammonisce che questo potrebbe essere soltanto l’inizio. La notizia di possibili azioni unilaterali della Turchia nei confronti dei Curdi dell’Iraq del nord e dell’effetto destabilizzante che ciò potrebbe provocare ha fatto aumentare ancora il prezzo del greggio che ha sfondato la soglia degli 85 dollari al barile. Così oggi per acquistare un barile di petrolio Wti sul mercato Nymex servivano 85,19 dollari, mentre il Brent, ovvero il greggio estratto nel mari del Nord, scambiato a Londra, è arrivato ad 81,29 dollari per barile. Mentre alcuni vedono il prezzo attuale come qualche cosa di molto preoccupante sembra però che il peggio debba ancora arrivare. Andrea Fiano, giornalista economico di Milano Finanza, inviato a New York, ha spiegato a La Voce d’Italia che “85 dollari al barile è più un livello psicologico che altro. Per ora non si può certamente dire che questo arriverà ad avere una significativa ripercussione sull’economia. A beneficiarne, grazie all’aumento dei titoli saranno probabilmente le società di distribuzione dei prodotti petroliferi, ma ciò non vuole per forza dire che quelle fortemente consumatrici, come le imprese di trasporti subiranno pesanti perdite.” L’aumento che si è verificato oggi, effettivamente, non è stato uno sbalzo così improvviso e poi, come ha spiegato Fiano, “è avvenuto per un problema di politica internazionale. Questi aumenti potrebbero poi rientrare e quindi il prezzo del greggio calare nuovamente, mentre ci vuole solitamente molto tempo prima che le azioni delle compagie consumatrici di tale bene e più in generale l’intera economia di un paese risenta di questo aumento. Certo ora c’è l’inverno, con il conseguente aumento dei consumi da riscaldamento e quindi potrebbero esserci altri rincari per l’aumento della domanda”. Inoltre non ne saranno felici i consumatori.
E’ anche vero, però, che ormai alcuni parlano di un possibile raggiungimento di quota 100 dollari. A questo punto il superamento della quota 85 sembra qualche cosa di innocuo, mentre l’altra eventualità sì che sarebbe in grado di avere ripercussioni pesanti. Davide Tabarelli, Presidente di Nomisma Energia, centro di ricerca specializzato nel settore energetico, ha affermato che in caso di sanzioni all’Iran l’eventualità non è da escludersi, ed anzi si potrebbe parlare addirittura di 200 dollari al barile in caso di un vero e proprio attacco. Lui comunque non è l’unica voce a proclamare una tale possibilità, anche Alan Greenspan, già alcune settimane fa, aveva parlato della mitica quota 100. Le vicende di politica internazionale, più che la mera legge della domanda e dell’offerta, sembrano governare il prezzo del greggio. Bisogna infatti pensare che l’Iran produce 3 milioni di barili al giorno e che attraverso lo stretto di Hormuz da lui controllato ne passano altri 17 milioni, ovvero la produzione di Emirati Arabi, Oman, Kuwait, Iraq e Arabia Saudita. Si capisce perciò come la politica americana ed internazionale in genere nei confronti di questo Stato sia uno degli elementi principali nel decidere il futuro prezzo del petrolio.
Provando a bandire ogni ombra di pessimismo e presumendo che la situazione iraniana trovi una soluzione pacifica è possibile allora che il greggio non continui a salire, ed anzi torni a calare? Secondo Tabarelli questo è probabile, anzi sarebbe lo scenario più plausibile, ma in realtà altri elementi potrebbero comunque far superare comunque la quota cento. Anche Fiano ha affermato che “essendo l’aumento attuale provocato sempre da elementi di politica estera, c’è la probabilità che, risolti questi, il prezzo torni a scendere”. Ovviamente bisogna tener conto delle speculazioni, ma riguardo ad esse Fiano è scettico, dicendo che “esistono, come in tutti i prodotti borsistici, ma attualmente non sembrano essere il principale motivo del rialzo”. Anche la speculazione poi difficilmente riesce ad essere portata avanti per un lungo periodo, tale da avere effetti significativi sull’economia in generale.
Infine bisogna considerare le differenze fra America ed Europa, per capire la possibile evoluzione. Da una parte c’è uno Stato che è riuscito ad attuare una politica di immagazzinamento di riserve dall’altro un continente i cui Stati sono sempre in equilibrio precario, così come lo è la Cina che continua a crescere e di pari passo aumenta la sua necessità di energia. Pensare, però, che ciò possa essere un motivo di possibile beneficio per gli Stati Uniti in caso di un consistente aumento del petrolio è, però, sbagliato. Le riserve sono un conto, ma solo i paesi produttori guadagnerebbero da un aumento duraturo e consistente del prezzo, come ci ha confermato Andrea Fiano: “Stiamo parlando di Stati che sono più o meno dipendenti, ma non di produttori. Al massimo gli Stati Uniti potrebbero diminuire il loro rallentamento economico, visto che adesso stanno registrando performance negative. Certo è che non servirebbe sicuramente a far progredire la propria economia ed il fatto che altri Stati possano entrare in crisi più velocemente sarebbe una consolazione da poco”. Il nostro paese in tutto questo si sta muovendo discretamente grazie alle compagnie energetiche presenti in Italia che sono molto attive all’estero. Basti ricordare l’Eni in Kazakistan, e poi c’è la costruzione dell’oleodotto Baku-Tblisi-Cheyan, che permetterebbe di evitare la via dell’Iran. Tutto ciò però non appare sufficiente in quanto il prezzo del petrolio è troppo legato al medioriente ed un aumento del prezzo potrebbe che essere mondiale.
Marco Rogna
Fonte: www.voceditalia.it
alle 20:59
Titino
Ho letto anche io l'articolo e mi sembra molto lucido... a parte il finale dove si conclude che gli USA una volta raggiunta la supremazia potrebbero usare le bombe. In realtà userebbero il vantaggio semplicemente per avere mani libere su tute le risorse del globo.
P.S. anchio voto Cataldo per un posto su blogsfere.