Povera Longarò, povera Longarò, povera Longarone.
Pubblicato da Debora Billi alle 10:49 in Current Affairs

Dopo il grande clamore degli anni passati grazie al bellissimo spettacolo di Marco Paolini, l'interesse su quella che è stata la più grande tragedia che un'opera pubblica abbia mai provocato in Europa, rischia di scemare perfino in occasione della ricorrenza del 9 ottobre.
Il Comitato Sopravvissuti del Vajont rischia di chiudere per mancanza di fondi. Il grande archivio web che raccoglie i materiali sulla tragedia è stato sottoposto a "sequestro preventivo" il mese scorso da parte del Tribunale di Udine (se qualcuno sa il perchè mi piacerebbe saperlo).
Si parla di rimettere di nuovo l'acqua nell'invaso, in un'area traumatizzata da quello che non fu una fatalità ma un disastro colposo che non poteva non accadere ma nessuno evitò che accadesse. L'ultimo sfregio in ordine di tempo riguarda il cimitero delle vittime.
Nel 2003 furono appaltati i lavori per il rimodernamento del sacrario dove riposano coloro tra le vittime che poterono avere una degna sepoltura, mentre quasi 500 non furono mai più ritrovate. Gli arredi originali del vecchio cimitero furono rimossi e le lapidi accatastate o rotte, la collocazione delle salme stravolta.
Il risultato, inaugurato il 9 ottobre del 2004, e costato sei miliardi di lire è questo. Un'orrenda distesa di cippi che si guardano (cosa sono, monitor?) che ha oltraggiato i famigliari delle vittime , i quali non sono nemmeno stati consultati prima dei lavori.
Un cippo uguale per tutti meno che per il Vescovo Muccin , al quale è stata assegnata una tomba tradizionale e meno anonima. Il Comitato si è chiesto il perchè ed ha protestato per questo trattamento di favore per il prelato. 'A livella, evidentemente, non funziona a Longarone.
Per giunta i cippi non riportano nemmeno più la famigerata data del 9 ottobre 1963.
Se c'era una cosa che stringeva il cuore e dava l'idea della tragedia a chi, come me, ebbe modo di visitare il cimitero di Fortogna prima del suo stravolgimento, era leggere su tutte le lapidi, pur diverse tra loro, la stessa data di morte. Duemila nomi, volti, età, spazzati via nello stesso momento ma ognuno con la sua storia che era lì pronta per essere raccontata se avevi la pazienza di soffermarti ad ascoltarla.
Ora sembra un cimitero di guerra, con i cippi tutti uguali dove vedi solo dei nomi che non ti raccontano la storia di ogni soldato con la sua faccia di ragazzino andato via troppo presto. Come ti sembrerebbe più orrenda la guerra se potessi guardare in volto ogni soldato morto.
In questo modo, anche per gli innocenti del Vajont, vale questa versione stravolta e disumana della livella, dove le vittime sono uguali ma nel senso che diventano un numero, una statistica. Forse per fare meno impressione. E a parte il vescovo, ovviamente.
(Post in contemporanea con Lameduck , Mentecritica , le 7 meraviglie dell'Immondo , ed altri)







1. Hydraulics, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 11:31
Il sito posto a sequestro non è lo stesso del comitato dei sopravvissuti (nel post non è proprio chiarissimo che si tratta di due cose distinte).
Il motivo del sequestro preventivo dipende, se non ho capito male, da una querela. Il link è questo:
http://www.expost.eu/sequestro/sequestroVajontOrg.pdf
2. la lavandaia di Borgunto, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 12:16
Ho visitato la diga nel 1987.
Ho anche conosciuto PERSONALMENTE due giovani tecnici direttamente coinvolti, uno ben noto, il Dr. Semenza, Geologo, figlio del porgettista che cerco' invano di avvisare della tragedia, schiacciato, anche e sopratutto psicologicamente dal padre. insegnava a Ferrara fece il viaggio con noi studenti di geologia di firenze e ci parlai abbastanza alungo.
L'altro l'unico sopravvisuto della direzione lavori, conosciuto casualmente anni dopo.
Un giovane ingegnere in licenza premio matrimoniale che stava traslocando a Venezia quando gli arrivo' la notizia che qualcosa era successo lassu', il suo racconto della corsa nottruna per le calli di venezia a tirar giu' dal letto un barcaiolo taxista e poi la corsa in seicento sotto la pioggia coni tergicristallini tzin tzin che non permettevano di vedere un tubo, mentre il piave era strapieno e loro sapevano che era successo qualcosa di orrendo e poi del mezzo miracolo che gli impedi' di vloare di sotto da un ponte gia' portato via dalla piena e poi, infine, dell'arrivo in mattinata, dopo qualche decina di km a piedi davanti a longarone e del fatto di trovarsi in ginocchio senza nemmeno sapere perche' a piangere nel fango...beh gia' la dicono lunga.
Come la dice lunga la raccomandazione di chiudere a chiave le porte blindate dell'accesso agli impianti ( sotterrranei ) ed alle gallerie e l'invio delle chiavi a Milano..
A conferma, quando andai a visitare la diga ci dissero, sottovoce, che gli impianti erano tenuti in perfetta efficienza e che erano pronti a riprendere a funzionare in qualunque momento, dato che bene o male una parte del lago si è salvata e che il salto "sfruttabile" resta.
Quindi la notizia è che la cosa non è solo probabile ma, direi, notevomente attendibile e tecnicamente fattibile in brevissimo tempo.
Premesso il senso di nausea e rabbia che viene da questa faccenda, non posso dire che non avrebbe senso aprire le dannate paratie e produrre energia elettrica; sarebbe come, per dire, quando si fa l'espianto degli organi e sic erca, in questo modo, di alleviare in qualche modo una tragedia, di dargli un senso, quelle cose che noi uomini disperatamente cerchiamo.
La cosa è tollerabile, ovviamente, SE e solo SE la proprietà dell'impianto e tutti gli introiti presenti passati e futuri siano dei sopravvissuti e dei familiari dei caduti di quell'immane tragedia, o , in alternativa ( meno corretta) delle comunità locali colpite.
Credo che si potrebbe fare.
Credo che sarebbe giusto e doveroso farlo.
Una tragedia per i nonni ed i padri che diventa un piccolo motivo di speranza per i figli e nipoti.
SOLO ed esclusivamente in questo modo, pero', come tardivo, risibile e insufficiente risarcimento del delitto.
3. Luca, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 12:30
Anch'io ho visitato - come te - il cimitero prima dello scempio che è stato compiuto. Non entro nel merito (tecnico) della possibilità di rimettere in funzione la diga, ma vorrei invitare chiunque non abbia visto lo spettacolo che Paolini ha portato per anni in giro per l'Italia a recuperarne una copia (è in DVD) ed a guardarselo. Non è certo come essere lì, a teatro, dove ti scopri a piangere e non te ne eri nemmeno accorto, ma è comunque sufficiente. Oppure andate proprio, su quella diga, o a Erto, e Casso, i paesi che insieme a Longarone (povera Longarò) sono stati colpiti. A Erto incontrerete un uomo che oggi è diventato famoso, ma che allora è stato solo un sopravvissuto: Mauro Corona. Nessun problema a bere un bicchier con lui ed a fare quattro chiacchiere. Ne vale la pena.
4. fausto, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 14:47
Rimettere in funzione l'impianto? Beh, si può anche fare (dato che siamo alla frutta). Ma senza nemmeno azzardarsi a produrre variazioni brusche di livello in quel che resta del lago, particolarmente a valle della frana.
Al tempo della disgrazia, il frettoloso svuotamento (“rapid drawdown”, direbbero in inglese gli antichi maestri della geotecnica) del bacino trasformò una frana come tante, destinata a camminare alla velocità di una lumaca paralitica, in un mostro dotato di velocità automobilistica.
Pensare di ripristinare l’operatività dell’invaso significa accettare che, durante i suoi periodici svuotamenti, si tornino a riprodurre le nefaste combinazioni di eventi che portarono ai fatti di allora. L’effetto non potrebbe certo essere di uguale portata, ma credo che la cosa meriterebbe almeno qualche riflessione, sul fronte della (discutibile) stabilità del corpo di frana.
5. Lameduck, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 15:33
Grazie Debora, veramente, per aver ripreso questo mio pezzo che desideravo avesse la maggior risonanza possibile in questo 44° anniversario della tragedia, soprattutto per quanto riguarda ciò che ancora causa sofferenza a quelle popolazioni.
Sulla riapertura della diga sarebbe interessante sapere qualcosa di più, anche se dubito qualunque introito riuscirebbe a far superare il trauma di ciò che accadde nel 1963.
Sul sito sequestrato del quale si parla nell'articolo, credo che si sia perso un link.
6. Tiziano Dal Farra, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 20:00
Ciao. Sono quello del sito "sequestrato".Una piccola precisazione: (quota)"A Erto incontrerete un uomo che oggi è diventato famoso, ma che allora è stato solo un sopravvissuto: Mauro Corona. Nessun problema a bere un bicchier con lui ed a fare quattro chiacchiere. Ne vale la pena."(/quota)
Il tizio è diventato famoso FACENDO CREDERE di "essere" sopravvissuto, superstite, etc. Quindi, direi che proprio no, non ne vale la pena.
Tiziano (tiziano@vajont.org
7. Franco, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 22:59
Per Tiziano
Non entro nel merito della tua personalissima e pittoresca querelle con Corona. Mi limiterò alla forma.
Trovo che le tue critiche, fondate o infondate che siano, sono formulate in una forma troppo "colorita" (per usare un eufemismo).
Qualsiasi sia lo scopo che tu voglia raggiungere con il tuo modo di esprimerti, sappi che nel lettore riesci solo ad ottenere l'effetto opposto.
E, come effetto collaterale, puoi solo riuscire a collezionare una compilation di querele (cosa che, a quanto pare, ti sta riuscendo...)
Migliora la forma, e forse si riuscirà anche a dar bado ai contenuti.
Saluti Franco
8. luca c, Martedì 9 Ottobre 2007 ore 23:42
come accade sempre in italia .. chi ha provocato quella tragedia non ha pagamto minimamente...
9. wb, Mercoledì 10 Ottobre 2007 ore 09:35
Il cimitero coi monitor mi ha ricordato dalle mie parte i luoghi della strage di Marzabotto (che non è avvenuta propriamente a Marzabotto). Coi soldi delle compensazioni ambientali della variante di valico (pare) hanno "ristrutturato" le macerie con un gusto tra il restiling fico di casa in sasso e l'archelogico (hanno fatto riemergere perimetri di edifici che sembra di essere ai vicini scavi etruschi). Se prima sentivi che il tempo (60 anni) aveva avvolto ciò che restava dei borghi con la vegetazione ma non aveva né avrebbe potuto cancellare le tracce e il ricordo del passaggio umano e della malvagità, ora non senti più niente, e capisci che ci stiamo preparando a ripetere gli stessi errori, orrori.
W
10. Luca, Mercoledì 10 Ottobre 2007 ore 12:38
Per Tiziano
Ciao, ho conosciuto Mauro, ed ho avuto modo di incontrarlo solo in un paio di occasioni. Non so nulla della querelle di cui si parla, e certamente coglierò l'occasione per informarmi. Detto questo io sono andato a vedere la diga dopo aver sentito per la prima volta lo spettacolo di Paolini a Radio Popolare di Milano, un bel pò di anni or sono. Ovviamente conoscevo la storia del Vajont, ma Paolini me lo aveva mostrato sotto una luce differente. Ho avuto quindi modo di conoscere Mauro ed il suo lavoro, sia come scultore che come scrittore, e ti dirò, poco mi importa se ha scheletri nell'armadio, penso infatti che il risultato della sua opera, ovvero la diffusione a livello di massa delle tematiche proprie del suo lavoro, valga comunque la pena. E' chiaro che è diventato un business-man, ma lo stesso è giusto dirlo - ad esempio - di Reinhold Messner, o dello stesso Paolini. D'altro canto una certa diffusione la puoi raggiungere solo attraverso certi compromessi. Mi scuso se parlo senza conoscere i termini del dibattito, e certamente vedrò di informarmi. Saluti.
11. Tiziano Dal Farra, Mercoledì 10 Ottobre 2007 ore 23:51
Copia/incolla:http://www.vajont.org/vajont_static/moduloIntervista.html
Grazie anticipate.Tiziano Dal Farra.
P.S. se credete, fate girare. Qui, ogni giorno si lavora per la Memoria.
Per Franco:"Ognuno costruisce e ricostruisce la propria esistenza lungo l'intero arco della vita in base alle esperienze che vive e che ha vissuto, ai fatti che gli accadono e gli sono accaduti. Realtà e fantasie, sogni e dolori fanno parte della vitalità d'una persona che li estrae dal proprio essere con maggiore o minore intensità, in base alla sua propria capacità di vivere".
Tina Merlin.
12. Tiziano Dal Farra, Domenica 3 Agosto 2008 ore 20:04
Ciao. Vi comunico che la seconda versione (aggiornata) del libro “Vajont, l’onda lunga” della Lucia Vastano è uscito nelle librerie, ediz. Ponte alle Grazie, euro 14. http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&idlibro=6307&titolo=VAJONT%2C+L'ONDA+LUNGA Imperdibile. E aggiornato (per ora) alla mia prima "condanna". Ve ne consiglio VIVAMENTE la lettura. E' l’UNICO libro sul “dopo”. Spiega molti motivi della "persecuzione" che colpisce chi "si occupa" della strage (dal 1964 a OGGI). Vastano compresa... Mi farete sapere.... (inf251k1ATud.nettuno.it) Grazie. P.S. = nei giorni 4,5 e 6 ottobre prossimi, in diga ad Erto si terrà la IIIa "Veglia di solidarietà" alle Vittime del Vajont, in schietta ANTITESI alle FARSE comunali di Longarone del 9. Di OGNI "9 ottobre"... da 45 anni a questa parte. Venite a trovarci.