E adesso, massacriamo l'Antartide.

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Non paghi di aver ridotto gli orsi polari all'annegamento nel Mare Artico, ora noialtri umani consumatori procediamo a trivellare tra i pinguini. Sarà che mi cullo nella fantasia che i ghiacci antartici nascondano le millenarie rovine atlantidee, ma l'idea di andare a rovinare l'ultimo continente intonso un po' mi disgusta.

Eppure, malgrado il trattato di Madrid proibisca lo sfruttamento dell'Antartide fino al 2048, parecchi Paesi stanno affilando le armi diplomatiche per andarci a piazzare la bandierina sopra. Motivo? Devo dirvelo? Ovviamente il petrolio. Secondo l'EIA Factbook sotto il Mare di Ross ci sarebbero 50 miliardi di barili, più o meno le riserve dell'Alaska.

E così, la Corea vuol metterci una base, il Venezuela ne occhieggia le risorse, il Cile manda il Ministro in gita e corre a riaprire la vecchia base, e anche la Gran Bretagna, qualche mese fa, ha sfacciatamente dichiarato che un pezzo di Antartide è roba sua (e no, gli argentini non sono contenti per niente). L'Australia esagera, e pretende addirittura il 42% del territorio, spingendosi fino ad aprire la prima linea aerea passeggeri del mondo a quelle latitudini.

Diceva Ali Bakhtiari: Spero che l'industria petrolifera non si spingerà fino in Antartide, ma oggi non ne sarei così sicuro. Sapete, quando il prezzo arriva a 200 dollari al barile, tutto può succedere…

Reggerà, quel trattato, fino al 2048?

 

 

 

 

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  • nickname Commento numero 1 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    50 miliardi di barili = 1,6 anni di rifornimento mondiale al ritmo di consumo attuale...miserie umane... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    E vorrebbero disastrare l'Antartide per nemmeno un anno di consumo mondiale di petrolio?Sapete, ogni giorno che passo a leggere i post di petrolio e crisis si rafforza la mia convinzione che la civiltà(?) umana stia andando incontro inevitabilmente al crollo peggiore della sua storia.Se in passato molte civiltà locali hanno collassato, oggi è la civiltà globale ad essere sull'orlo del collasso.E non vedo più appigli per un cauto ottimismo.Il nostro destino di esseri umani è in mano a delle elites dominanti fatte di pazzi pericolosi accecati dal profitto ad ogni costo.No, non c'è più margine per essere ottimisti... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 3 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    ....ed ero io il.... catastrofista! :( Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 4 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Ma di cosa ci meravigliamo?, si attaccano a tutto pur di riuscire a trovare ancora del petrolio, e mi meraviglia solo che ancora non facciano lo stesso pure al polo sud.Tra poco scoppierà la guerra per il predominio del polo nord, e questo non solo per il petrolio, ma anche perchè lo scioglimento dei ghiacci renderà navigabile il famoso "passaggio a nord ovest", che non è il documentario di Alberto Angela ma il passaggio dall'atlantico al pacifico per le acque dell'artico.  Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 5 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    bè, l'antartide è il polo sud... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 6 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Oggi essere catastrofisti  è una moda pseudoculturale sempre più quotata.Gli eventi e i presupposti purtroppo non lasciano molto spazio all'ottimismo.Anche la nostra padrona di casa ogni tanto fa trasparire dai suoi post i suoi momenti interiori di giustificato pessimismo :-)...  Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 7 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Vi prego: se c'è qualche motivo per essere ottimisti vi prego di dirlo. Qualcuno sa se effettivamente qualcosa o qualcuno si muove?Astenersi alghe per biofuel o simili. Grazie Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 8 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    su un numero di National Geographic di qualche mese fa viene spiegato lo scenario che si troverebbero gli orsi bianchi... non posso credere che siamo arrivati a tanto. L'orso bianco spariranno a breve e i nostri figli li vedranno in foto. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 9 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Cara agenzia comunicazione, hai idea di quante specie animali si siano già estinte per responsabilità diretta dell'uomo?Soprattutto negli ultimi 50 anni? Ti si drizzerebbero i capelli!L'orso polare non è la prima e non sarà neanche l'ultima purtroppo... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 10 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    "L'orso bianco spariranno a breve e i nostri figli li vedranno in foto." La maggior parte dei nostri figli non ha mai visto una gallina in carne ed ossa, figuriamoci un orso polare. dai banchi stracolmi degli ipermercati non si riesce certo a comprendere lo stato della natura ferita. c'e' chi pensa di non potersi estinguere:http://www.guardian.co.uk/business/2008/jan/31/royaldutchshell.oil1 Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 11 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    " Di fronte al pessimismo del pensiero preferisco l'ottimismo dell'azione". Non mi ricordo chi ha detto questa frase, ma riassume bene quello che voglio dire: ognuno di noi può fare qualcosa. Se vanno disperatamente alla ricerca di petrolio è perchè la domanda aumenta, ma la domanda aumenta perchè noi vogliamo fare i comodoni, avere i 30°C d'inverno in casa (formato Bahamas e canottiera sbracciata) e i 18°C d'estate quando fuori c'è il forno crematorio. Quindi, la mossa sensata, per chi vuole veramente fare qualcosa, è sopportare stoicamente il caldo d'estate (come faccio io, tenendo le serrande semi-abbassate e le pale al soffitto con un sorbetto di limone biologico della Esselunga da sorbire alle 17:00 come spuntino togli-fame) e coprirsi di più d'inverno, uno o addrittura due maglioni di lana, se proprio si è allergici al freddo. O perlomeno, se si vuole consumare energia per riscaldare/raffrescare la casa, almeno si possono mettere sul tetto gli impianti fotovoltaici, così l'energia usata non sarà quella derivata dalla combustione degli idrocarburi. Poi la macchina. Io è perchè evidentemente sono una mosca bianca, ma se ci si organizza per bene, anche tenendo conto dei ritardi dei mezzi pubblici a Roma, si può andare da ogni parte, il treno per andare in località lontane esiste, non c'è bisogno di prendere la macchina per andare da casa mia (Via Tiburtina 576) a Panorama (Via Tiburtina 757), è poco più di un km e ci si va agevolmente a piedi, lo stesso per andare da Auchan (a CasalBertone), sono 40 minuti a piedi a passo leggero, ci si fa anche una camminata. E' che se esiste questa mentalità che si deve prendere la macchina o il motorino per ogni cosa, anche andare dal tabaccaio sotto casa, è inevitabile che poi sorgano queste manifestazioni di disperazione/distruzione di ecosistemi vitali per noi e per l'ambiente.Gli italiani sono diventati un popolo di pigroni, gli fa male il culo a camminare anche solo per 500 m, e distanze superiori ai 500 m fatti a piedi li considerano una fatica, o una stranezza, visto che prendono la macchina o il motorino. Per forza diventano alla fine tutti obesi, magnano come maiali, si ingollano di carne, frutta e verdura non ne mangiano quasi per niente, non si muovono (quelli che ci tengono alla linea vanno in palestra - lontana, rigorosamente con la macchina - una vera assurdità, dato che potrebbero dimagrire semplicemente cambiando stile di vita e senza pagare un euro), certo che poi gli pesa il culo e a muovere le chiappe non ci pensano per niente. Parto dalla premessa - di stampo prettamente protestante - che si ha quel che si merita. E secondo me è veramente così. Data l'ignoranza che c'è in giro (intenzionale o meno non ha importanza, il risultato è lo stesso), la voglia di non sapere, di fregarsene di tutto, di essere indifferenti ai mali comuni, di non voler combattere (se non per i propri ristretti interessi, egoistici), questa situazione, in cui alla fine paghiamo e pagheremo sempre di più in futuro il prezzo delle nostre omissioni e non-azioni, ce la meritiamo in tutto e per tutto.Quando si fa tutto per non pesare sull'ambiente, tentando di essere come una piuma, mangiando moderatamente, quindi molti minestroni, frutta, verdura, patate e pochi prodotti carnei, andando quasi sempre a piedi o in autobus o in bici, disertando certi prodotti nocivi (Coca Cola, Nestlè, etc...) e facendo della morigeratezza e della sobrietà un principio di vita, un valore, è normale provare un senso di ingiustizia vedendo che le conseguenze delle male azioni degli altri ricadono pure su di noi, cioè su tutti, quindi anche chi al problema non ha affatto contribuito (pensiamo ai neonati, ai bambini piccoli, che non hanno nessuna colpa e tuttavia pagano più dei colpevoli i danni dell'inquinamento globale); questo senso di ingiustizia, però, non deve essere una scusa per mollare tutto, al contrario, deve spronarci a fare di più, a continuare sulla nostra strada, quella della sobrietà, perchè è quella giusta.Una certa branca della scienza delle decisioni ci dice che se gli altri mettono in atto azioni convenienti per il loro egoismo e dannose per tutti, allora la scelta più razionale è fare anche noi stessi quelle azioni, ma è una assurdità, una follia; che razionalità è mai quella che ci conduce verso l'autodistruzione ?? Nonostante i sintomi del collasso ci siano tutti e siano sempre più gravi, ebbene, la realtà non deve spingerci al pessimismo (perchè questo ragionamento al ribasso è frutto di una manipolazione mentale, il Sistema vuole che pensiamo così) , ma al contrario rinforzare la volontà di continuare lungo la strada della non-violenza, dell'amore verso gli animali, la natura, l'ambiente nel suo complesso. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 12 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Le azioni isolate, caro Gianluca Urbanelli, servono a poco se non sono accompagnate da iniziative globali di decrescita energetico/economica da parte di tutte le nazioni del pianeta.Certo, quelli di noi che hanno una coscienza ecologica possono sforzarsi di pesare di meno sul sistema terra, e molti lo fanno(me incluso), ma le cose continuano a peggiorare.Senza contare che le iniziative globali delle nazioni dovrebbero supportare la vera mossa vincente per la salvezza della nostra civiltà, ovvero la stabilizzazione e riduzione della popolazione umana mondiale(ovviamente con politiche serie e non con guerre e genocidi) in tempi brevi.Diversamente, come attualmente continua, lo schianto dell'umanità sarà tremendo... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 13 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    http://www.internetbookshop.it/code/9788882899868/pavlou-stel/codice-atlantide.htmlDebby ma che leggiamo gli stessi books??? Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 14 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    http://www.commondreams.org/headlines05/0928-02.htm tanto per creare altri allarmismi.Antichi virus negli ice cores antartici. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 15 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    D'accordissimo con Gianluca Urbanelli in tutto il suo pensiero. Che poi dice cose che siamo in grado di pensare tutti e che quindi possiamo e dobbiamo mettere in pratica. Spargiamo la voce con conoscenti, amici e parenti, facciamoci sentire nel nostro piccolo. Usiamo la bicicletta e raccontiamo agli altri quanto è bello spostarsi così, quanto è economico, ecologico e sano. Oltre che veloce. Un po' di intraprendenza e fiducia! Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 16 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    #12. Si, le azioni isolate servono a poco, ma è un buon inizio. Si tratta di arrivare, aggiungendo anche solo un individuo alla volta, alla "massa critica" che inneschi il cambiamento generale nei costumi. Non sono certo le leggi che provocano un cambiamento nei comportamenti, anzi, in genere regolano usi di fatto già radicati. Le leggi decise a tavolino che forzano i comportamenti delle masse e dei mercati, quando non c'e' un "substrato culturale ed economico" in grado di recepirle, in genere poi non vengono applicate.il "substrato culturale ed economico" favorevole si genera quando le masse cominciano ad essere in difficoltà. Guarda la situazione a Napoli. I cittadini Napoletani oggi sono pronti a recepire, salvo resistenze locali, le normative sulla raccolta differenziata, dato che senza di essa la loro qualità di vita si deteriora, e tutti i singoli ne pagano le conseguenze. Se guardo alla mia esperienza, fino a qualche anno fa non mi sarei sognato di comprare un'auto ibrida, oggi non comprerei altro, e se possibile, aspetterò fino a che non ci saranno modelli elettrici, altrimenti non comprerò nulla. Molti cominciano a pensare le stesse cose, e i produttori si dovranno adeguare, perchè insistere nel proporre auto costose, potenti e succhiabenzina nelle pubblicità non li porterà a nulla.Proporre un condizionatore a basso costo o una stampante economica, quando tutti sappiamo che "si paga poi" con elettricità o cartucce, diventa un controsenso.Io non credo che il popolo sia così bue.  Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 17 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Non sto dicendo che il popolo è "pronto a fare la rivoluzione", ma comincia a guardare insistentemente al portafoglio. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 18 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Altro esempio, il mandato ZEV in California:Nessuno era pronto: consumatori, produttori, men che meno petrolieri, governo e General Motors. Era pronta "solo" la tecnologia, l'auto. La legge era ottima, ma troppo restrittiva per le condizioni del mercato di allora.Oggi sarebbe diverso.  Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 19 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Saltando qualche post...  il discorso delle "azioni isolate", mi dispiace dirvelo, ma arriva un tantinello tardi. Quelle sono strategie di "inizio problema".... ovvero 100 anni fa.... o anche 50... quando qualcuno ha iniziato ad ipotizzare il problema della finitezza del petrolio e/o della crescita continua della popolazione, allora si che sarebbe servito a qualcosa attuare politiche di contenimento dei consumi.Ma ora che siamo arrivati a pochi metri (mesi o anni?) dal baratro non possiamo "iniziare" con politiche di decrescita dei consumi.... li dobbiamo proprio ELIMINARE! E' questa la cosa difficile da capire e accettare.... siamo ormai in una fase troppo acuta della malattia e non vi sono cure che possono risolvere il problema.... forse solo l'amputazione dell'arto malato puo' evitare la morte dell'individuo!  Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 20 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Infatti il mio discorso era proprio questo: il "dilemma del prigioniero" (chi conosce la teoria dei giochi sa di che si tratta), o, come ha descritto bene Harrett Gardin, nel suo libro "Tragedy of the commons", la situazione dei pastori irlandesi (o inglesi, ora non ricordo bene). C'erano i pascoli comuni, terra che quindi apparteneva a tutti, sopra di essa non c'era un vincolo di proprietà. I pastori andavano con le loro pecore a pascolare, ma si accorsero che erano in troppi perchè l'erba era sempre più scarsa, senza erba la terra veniva erosa dal vento, il vento si portava via cm di terra (per formare 1 cm di suolo fertile ci vogliono mediamente 100 anni) e quindi ogni pastore, invece di moderarsi o di mettersi d'accordo per prelevare di meno e far recuperare la natura, andava e faceva pascolare le sue pecore, senza nessun pensiero per il domani, nè tenendo in considerazione che c'erano anche gli altri pastori. Ovviamente anche gli altri pastori fecero lo stesso ragionamento, il cui esito fu facilmente prevedibile: la fine della pastorizia in quel luogo, desertificato dal pascolo eccessivo. Risultato: i pastori che fino a poco tempo fa mangiavano si trovarono di punto in bianco senza erba per le pecore e le capre, quindi con bestiame denutrito e mezzo morto. Ora, si possono capire dei contadini ignoranti che nulla sanno di ecologia (anche se qualche nozione pratica di agricoltura sostenibile in testa ce l'hanno) e tutto sommato non fanno un gran danno all'ambiente globale, i pastori hanno preso baracca e burattini e si sono spostati da un'altra parte; ma noi, che abbiamo fatto mercato tutto il mondo, con il 30% delle terre emerse adibite a pascolo, con il prelievo di pesce da tutti gli oceani (perfino quello Antartico), con le coltivazioni estese di soia, mais e colza da far mangiare come mangime al bestiame che poi dà la carne ad 1,1 miliardi di persone, con milioni di consumatori che stanno per avvicinarsi al mercato globale, forti del loro potere d'acquisto (parlo di Cina, Brasile, India, Sudafrica etc...), noi, dove ci spostiamo ??? Su un altro pianeta ???Non mi sembra che allo stato attuale ci siano pianeti disabitati su cui trasferirci. Questa è la prima ragione per cui ci dovremmo operare maggiormente per conservare al meglio questo che abbiamo ricevuto in comodato d'uso (non ne siamo i padroni, come dice una certa mentalità da Ottocento). Già solo questo, da solo, dovrebbe essere motivo di urgenza. Ma pare che alla follia umana non vi sia fine. Una seconda ragione è che i sistemi vitali, che sono profondamente interconnessi con i sistemi del carbonio, dell'azoto, del fosforo, con il ciclo delle acque, con il respiro della terra (foreste che assorbono Co2 e rilasciano O2), con la sua genetica stessa (i batteri che vivono nel nostro intestino, sopra la nostra pelle) non ubbidiscono ad una logica lineare, cioè, se io faccio oggi un danno di entità X, non ci sarà domani un effetto di entità pari a Y=X; non è così. Se io oggi faccio un danno X, domani non vedrò nulla, dopodomani nemmeno, questo però mi porta a pensare, erroneamente, che la resistenza della terra sia grande, quando così non è. Il danno X che ho fatto Lunedì, va a moltiplicarsi con i danni che farò Martedì, Mercoledì, Giovedì, e così via. I danni si sommano, poi interagiscono, si moltiplicano e incominciano a mettere in difficoltà i sistemi-tampone della terra (foreste, aria, idrosfera, Antartide, batteri del suolo); questi sono i primi a saltare, poi gli effetti, non più depotenziati, prendono ad assumere dimensioni ed entità più grandi, ma pare che pure qui vi sia completà cecità e sordità. Attualmente ci troviamo ad un punto di biforcazione, ovvero un sistema complesso è come un cerchio, al cui centro c'è un punto, che chiamiamo attrattore; questo è il punto di convergenza, di massima stabilità; se io sto vicino al centro e mi allontano, l'attrattore tende a riportarmi allo stato di prima; ma se mi allontano molto e vado vicino alla circonferenza, vi sarà fuori un altro cerchio, con un altro attrattore, che non è detto abbia valori o equilibri che garantiscono la vita. Tra la circonferenza e l'altra circonferenza del secondo cerchio c'è un'area di confine, noi siamo proprio lì in mezzo, e se non facciamo qualcosa, scatterà il cosìdetto colpo di grilletto, cioè ad un certo punto non sarà più possibile tornare indietro; noi abbiamo la mentalità del Lego, che se qualcosa si rompe la ripari; in biologia non è così. Se si rompono certi equilibri (genetici, ambientali, enzimatici, chimico-fisici) poi non è più possibile, se passa troppo tempo, riportare la situazione come era prima; io credo che la gente - governanti compresi - non abbia ben chiaro cosa significa irreversibilità di un processo bioecologico.Beninteso, non lo ha chiaro chi ancora ha un certo grado di salute. Chi ce l'ha compromessa, alla fine, e come, se ne si rende conto !Il punto è proprio qui: è come se si fosse perso il senso di continuità del tempo, o come se si fosse abbracciata, a livello globale, una filosofia di vita che porta solo a vedere il presente, un respiro corto, che non vuole vedere il futuro, forse perchè inconsciamente sa che sta facendo di tutto, nel presente, per non averlo, per distruggerlo.Come si risolve il dilemma del prigioniero ? Come evitare la tragedy of the commons? Non è facile rispondere, e purtuttavia è quanto mai urgente tentare di trovare una soluzione, foss'anche accettare, nel proprio spazio privato, indipendentemente da quello che fa la maggioranza, una rivalutazione delle proprie esigenze, un ridimensionamento delle nostre pretese che accampiamo quotidianamente sul mondo; quello che fece capitolare i pastori e che li constrinse ad andare altrove fu proprio l'incapacità di mettere in atto una visione coraggiosa, iniziare un cambiamento. Fu esattamente il pensare che : tanto, quello che posso fare sarà troppo poco, per cui, perchè sobbarcarmi io il costo di una riduzione ? Perchè tentare ? Tanto è tutto inutile, se sono solo io a ridurre le mie pretese, io ne risento e gli altri, continuando ad accaparrarsi le risorse, avranno di più. Se quello che non prendo io, alla fine se lo pigliano gli altri, tanto vale allora affondare tutti insieme. E' ovvio che questa non è razionalità, è casomai scemenza collettiva. Di fronte a questo ragionamento al ribasso è difficile controbattere, tuttavia si deve riconoscere che l'unico risultato cui tende è il disastro collettivo, quindi vi deve essere un'altra soluzione, e questa soluzione passa per una presa di coscienza; un viaggio di mille miglia, disse un saggio cinese, incomincia con il primo passo. Ora, se hai fatto il primo passo, perchè non fare anche il secondo ?? E' così difficile iniziare un cambiamento, quando questo, alla luce dei fatti, porta in sintesi vantaggi per tutti ??In fondo i cambiamenti sono sempre avvenuti. Una parte della risposta ci può venire dall'etica: guardare quello che vogliamo cambiare, e farlo prima di tutto in noi stessi, nel nostro ambiente di vita. Questo è il primo passo. Gandhi disse: "Siate il cambiamento che vorreste vedere nel mondo". Il secondo passo è più arduo, perchè è insito in noi l'istinto di lasciar perdere se non vediamo subito che gli altri fanno lo stesso; c'è come un rigetto di "ingiustizia" che ci impedisce di continuare a fare la cosa giusta, anche se gli altri rimangono imperterriti nelle loro male azioni. Ovviamente non sto dicendo che bisogna rimanere isolati, è chiaro che i malfattori vanno fermati, vanno denunciati, boicottati, in certi casi si deve per giunta ricorrere alla giustizia personale, bucargli le gomme, dargli filo da torcere. Su questo punto non è possibile transigere: o si salvano tutti o non si salva nessuno. Non è possibile avere democrazia del male (permettere che accada, indisturbato) e contemporaneamente la vita salva, l'ambiente intatto. Questo punto è stato recepito in maniera un pò alterata nel Corano, dove si parla di guerra santa contro gli infedeli, che vanno sterminati. Il principio che sta alla base di questo pensiero è che non è possibile tollerare il male, accettare la presenza di persone/enti/organizzazioni che attentano alla vita/stabilità del pianeta, dei suoi ecosistemi. L'organismo umano forse piange quando deve uccidere dei batteri che stanno per minacciare il sangue o il fegato ? Le cellule immunitarie forse concedono ai virus la loro presenza nel corpo ?No, distruggono l'invasore e basta. Ne va della sopravvivenza dell'intero organismo. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 21 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Il prendere iniziative di sobrietà, privatamente e indipendentemente da quello che fanno gli altri, non è' una questione solo di "risultati" (cioè, aspettare che la maggioranza faccia così e colà, poi noi facciamo il salto); è anche una questione di "valori e di coerenza interiore", il vedere, appunto, che gli altri continuano a rovinare l'ambiente quando noi non lo facciamo, è naturale, dicevo prima, che vi sia un senso di ingiustizia, e ci si domanda che senso hanno le nostre azioni di riduzione; allora, ebbene, questa domanda se la pongono coloro che vedono l'ecologia solo come "risultato finale" e non come "processo", come "coerenza, ovvero ho iniziato questa cosa, la faccio perchè lo voglio veramente e non solo e non tanto perchè lo fanno gli altri o perchè in seguito lo faranno anche gli altri, ma perchè credo in quello che faccio, credo che è giusto comportarsi così"; questo è il succo del mio discorso. Coloro che vogliono dipendere dagli altri per fare quindi la cosa giusta, ebbene, non so se il loro ragionamento sia "giusto" esso stesso, vi è sicuramente una falla, un errore fatale in questo tipo di ragionamento. Se vuoi fare una cosa perchè la ritieni giusta, falla e basta, senza aspettare che lo facciano prima gli altri.Invito chiunque a criticare quello che ho detto, a rifletterci sopra. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 22 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    1 anni di petrolio x gli usa è sempre meglio di niente... scommettiamo che la democrazia arriverà dapertutto ??? Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 23 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    @Gianluca,Discorso sacrosanto, il cambiamento parte dal singolo e dalla sua coerenza.La parola chiave è sobrietà, ma di quale sobrietà stiamo parlando? l'unica sobrietà che ci salverà dalla catastrofe è quella di Ghandi o di S.Francesco o di Gesù Cristo. Giganti della Storia, lo riconosco, pur non essendo credente. Uomini che hanno speso la loro vita per il Bene comune, dimostrandolo con i loro atti e con la loro coerenza, se ciò che ci è stato raccontato è vero. Persone che hanno mollato i beni materiali, per dedicarsi ai beni immateriali, in nome di un ideale.Crediamo davvero che tutti gli uomini, o almeno la maggioranza, o anche solo la maggioranza delle classi dominanti, possano agire con la stessa coerenza, per il bene dell'intera umanità e per il bene della terra?Noi stessi, che siamo qui a digitare davanti ad un PC, possiamo anche solo lontanamente avvicinarci a quel tipo di sobrietà? Con elettricità, acqua corrente, Internet, Bicicletta, pannello solare e quello che volete. Siamo, volenti o nolenti dei Consumatori. Anche se non abbiamo il SUV, facciamo ugualmente girare l'economia, e siamo parte del sistema che stiamo contestando, e che oggi riconosciamo come profondamente sbagliato. Siamo prodotti di questo sistema e siamo perpetuatori di questo sistema: possiamo ammetterlo o meno, ma è così.Con questo non voglio dire che non sia necessario perseguire la sobrietà. Ma è necessario usare le leve che questa società ci offre, per cambiarla dal suo interno, prima che crolli rovinosamente. Come dire che il fine giustifica i mezzi: Se convinco la maggioranza acritica dei consumatori che è "figo" andare in bicicletta perchè è ecologico (cioè sto vendendo l'ecologia come fosse un detersivo), o che l'auto elettrica è "trendy", ottengo migliori risultati rispetto ad una predica sulla coerenza ecologista, che solo pochi sono in grado di recepire, e pochissimi sono in grado di mettere in pratica, perchè ci vogliono intelligenza, conoscenza, soldi, intraprendenza, coerenza ..sobrietà.....     Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 24 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Concordo con Bernardo, il cambiamento a partire dal singolo è confinato ad inizio era petrolifera ed oggi, allo stato delle cose, è ormai superato.Non c'è più tempo per le iniziative dei singoli individui.Le strategie globali drastiche di decrescita sono l'unica speranza per attutire lo schianto, non per evitarlo(come qualche idealista crede ancora).Solo che per attuarle, da parte dei Governi, occorre necessariamente una predisposizione culturale della decrescita  finalizzata a salvare la baracca, delle masse, che è ancora di là a venire.Tutti siamo bravi a dichiararci ecologisti ma nei fatti quelli che lo sono davvero sono una sparuta minoranza.La folle corsa verso il muro continua... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 25 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    @ UrbanelliMi pare normale che quando si capisce il problema della sostenibilità si agisca di conseguenza, non è una risposta, è una premessa. L'estensione della consapevolezza è fortemente ostacolata. Ci sono elementi nuovi nello sviluppo umano che hanno alterato la nostra compatibilità ecologica. L'astrazione da un rapporto mediato personalmente, con la natura, ha favorito una visione incurante delle conseguenze ambientali delle nostre azioni. Recuperare questo rapporto è diventato più difficile, perchè siamo gia ad uno stadio nel quale la competizione per quello che resta delle risorse ambientali è esplosa senza possibili vie di sfogo orizzontali.  Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 26 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    mink.... urbanelli, sei forte, ma scrivi troppo..!!!;-) Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 27 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Aggiungo che l'uomo è fatto di emozioni. A chi di voi non piace volare?E' innegabile: le emozioni di un volo sopra l'oceano o sopra le montagne innevate. Un volo in elicottero....Siete mai andatia Le Bourget in Francia? A Farnborough in Inghilterra? Quante persone ad ammirare quei gioielli.Educare il mondo a trovare altre emozioni energeticamente sostenibili sarà un'altra sfida. Io sono un convinto assertore della teoria del peak oil. Però, signori, che peccato! Un vero peccato.Lo so, problemi insormontabili e più pressanti di questi incombono, ma rinunciare al volo sarà per molti uomini e donne molto dura.Un piccolo innamorato del volo. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 28 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    bè, c'è sempre la mongolfiera. slow flight...oppure il deltaplano Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 29 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Ed anche i dirigibili, da molti indicati come il futuro dell'aviazione civile... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 30 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Certo c'è Monica Bellucci e la Littizzetto. Due donne con caratteristiche eccezionali diverse. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 31 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Stendiamo un velo pietoso sulla Bellucci, a dire di qualcuno una grande attrice.Ma quando mai???  Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 32 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Il discorso sull'etica della scelta di vita sobria è aperto solo di recente e ci sono alcuni libri che ne parlano.Voglio sperare che a leggere le notizie (come quella che parla dei bambini piccoli sottoposti allo smog cittadino, con tosse insistente e bronchite cronica già a 10 anni) vi sia nella gente, specialmente in chi è genitore, una presa di coscienza; la bronchite cronica quando arriva poi è irreversibile; dopo che è venuta non si può fare nulla se non alleviare la situazione con farmaci o rimedi estemporanei.Anche se ci credo poco; certa gente è talmente presa dalla manipolazione che gli è stata inoculata che continuerebbe a prendere la macchina e ad abusare del mezzo privato anche se venisse a conoscenza che tutto ciò va a scapito della salute respiratoria del figlio. Per questo mi ci incazzo (e scrivo tanto): la scemenza individuale (e collettiva) non ha limiti; non si ferma nemmeno se vede con i suoi occhi che gli abusi del mezzo di trasporto che usa poi hanno come conseguenza un danno permanente della capacità respiratoria dei propri figli.A quelli che poi fanno shopping in macchina e parcheggiano in doppia fila (specialmente in Via Lorenzo il Magnifico, a Piazza Bologna e limitrofi), un giorno vado e gli sgonfio tutte e quattro le ruote. Poi vediamo se lo rifanno. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 33 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Innanzi tutto volevo ringraziare Urbanelli per quello che scrive.Secondo me tutto è possibile, questo è la premessa. Le difficoltà ci sono ma se le andiamo ad analizzare stanno solo nelle nostre teste. Rinunciare ai nostri comfort senza essere drastici è facile : al mattino invece di scendere in box, prendi la bici e vai al lavoro con quella. Abiti lontano? Allora recati con la bici in stazione e prendi il treno. Svegliarti mezz'ora prima al mattino ti rompe particolarmente? Vai a letto prima, non c'è bisogno di rimanere svegli fino alle 23.30 (!!!) per vedere l'ultima fiction clone di Rai Uno o Canale 5. Siamo tutti un po' stufi della nostra vita fatta di routine perchè ci sembra di essere ingabbiati. E lo siamo, ma da questa gabbia solo noi possiamo uscire. E non è neanche difficile. Sviluppiamo interessi diversi, prendiamoci del tempo per riflettere, fottiamocene altamente del sistema in tal senso. Usciamo per vedere il paesaggio (anche le bellezze delle nostre città, mica ciò che è cemento è merda automaticamente) e non per fare lo shopping del sabato pomeriggio. Non ho nulla contro lo shopping, ma è un'attività troppo materiale e dopo un po' stufa e porta a farne sempre di più. Dedicarsi troppo alle attività materiali lascia un senso di insoddisfazione più o meno conscio che ci porta a consumare sempre di più. E' vero e se non ci avete mai pensato potreste cogliere l'occasione per ritagliarvi un'ora per voi e pensare a questo o ad altre cose. La nostra cività è così attratta dai consumi perchè cerchiamo di riempire dei vuoti che abbiamo creato noi stessi. Ma chiusi nelle nostre vite frenetiche non lo capiamo, siamo solo capaci di patirne le conseguenze. Facciamo quello di cui abbiamo bisogno : un'uscita con amici veri, sinceri (qualcuno ne ha ancora? oppure siete convinti che non esistano? No perchè da millenni l'amicizia esiste, se la pensate così forse vi sbagliate...), una pedalata nel verde fregandocene del mondo, una mangiata in campagna. Lasciando l'auto nel box per qualche giorno, spegnendo la TV, usando internet con buon senso, e magari accendendo qualche candela quando è buio, giusto per provare quanto è bella la luce del fuoco, quanto è diversa da quella artificiale, non certo per fare le pulci con la bolletta :p  Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 34 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Fabio80s, ma ci credi davvero in quello che scrivi nella mail 33?Cioè, credi davvero che la massa, non i pochi, potrebbe trasformare il proprio stile di vita in quello sognato da te, volontariamente?Quando gli asini voleranno allora sarà possibile.Solo i Governi o la situazione contingente possono obbligare i popoli ad uno stile di vita veramente sobrio.Comunque la società opulenta occidentale, così come la concepiamo oggi, è agli sgoccioli...  Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 35 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Guarda Paolo, quello in cui credo io è indipendente dalla massa ed è proprio quello che dice l'ottimo Urbanelli. Siamo liberi di fare e pensare quello che vogliamo, sta solo a noi fare e pensare cose belle! Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 36 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Agenzia comunicazione: "L'orso bianco spariranno a breve e i nostri figli li vedranno in foto."I VOSTRI figli. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 37 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    @ Fabio80s"Siamo liberi di fare e pensare quello che vogliamo, sta solo a noi fare e pensare cose belle".Su questo concordo, ma rimangono comunque iniziative isolate... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 38 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    E' vero, ma ragionare solo in termini globali è pericoloso : vale così per l'economia, a quanto pare la globalizzazione si sta rivelando pericolosa e piena di insidie, ma anche e soprattutto per le nostre teste. Se reputiamo giusta una cosa, perchè non farla? Nessuno ce lo impedisce. E sono pronto a scommettere che se fossimo abbastanza a pensare più liberamente, questo sarebbe uno stimolo per tutti. :-) Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 39 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Salvo che per una cosa: il nostro ambiente è già fin troppo depauperato di risorse e compromesso perchè si abbia il tempo necessario affinchè la cultura della sobrietà e della decrescita si diffonda tra le masse.In parole povere, il tempo stringe.La strategia per attutire lo schianto deve essere per forza di cose globale, ma gli eventi ci stanno portando alla massima velocità verso il muro.Purtroppo è la realtà di fatto, oggi.Buona domenica Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 40 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    La strategia per attutire lo schianto deve essere per forza di cose globale, ma gli eventi ci stanno portando alla massima velocità verso il muro. Speriamo che lo diventi, ma non può sussistere per l'intervento di una forza magica; è come pretendere che Roma venga costruita in un giorno.Comunque, ribadisco il concetto: prendere coscienza della realtà serve per darci consapevolezza di ciò che è, non per fare valutazioni sull'immanità dell'impresa che ci attende; se dovessimo ogni volta che affrontiamo una sfida impegnativa atterrirci di fronte a quello che dobbiamo fare, allora come abbiamo fatto ad arrivare fino a questo punto?  Spiegatemelo. Avremmo dovuto rimanere per sempre nell'età della pietra.  La realtà, lo stato di fatto delle cose, è lo specchio dei nostri comportamenti e il bello è che essa non si lascia piegare, possiamo ignorarla; benissimo, ne pagheremo le conseguenze. Se avvertiamo l'urgenza di agire, e per questo attendiamo che siano prima gli altri a fare una mossa (con tutto il paradosso che ne consegue, in quanto anche gli altri "IO" faranno lo stesso ragionamento), dove sta il motore di avviamento ???? Chi sarà il primo a muoversi ? Allora, prendere coscienza della realtà è un passo, ovviamente serve, è necessario, ma saltare alla conclusione che quello che dobbiamo fare è troppo immenso, che le azioni singole non contano nulla, che tanto salteremo tutti per aria, allora, sparatevi, o buttatevi dalla finestra. Almeno saprete di che morte dovrete morire! Scusatemi se la butto su questo tasto ma è proprio così.   Non riesco a capire perchè il prendere atto di una situazione debba per forza di cose condurci allo sconforto.  Da qui al pessimismo e alle profezie che si auto-realizzano, poi, il passo è molto breve, tanto quanto il tempo che manca all'approssimarsi della catastrofe globale. Inoltre prendere coscienza della realtà è un punto di partenza e non di arrivo, per concludere che ci servono azioni immediate, globali, di vasta portata.  Questo lo vedono tutti, solo che manca la volontà di attivarsi per ri-creare la realtà che vogliamo. L'accusa di idealismo che viene in genere fatta dai realisti agli ottimisti è pressochè priva di fondamento, al contrario, è idealistico pensare che il magna-magna che accade qui in Italia e la situazione cronico-degenerativa che attanaglia la terra a causa della nostra ingordigia sia eterno, che vada avanti all'infinito.Sappiamo benissimo quale sarà il risultato, lo sappiamo noi cittadini e lo sanno i governanti. Loro hanno già calcolato quali e quanto estesi e irreversibili saranno i danni, hanno, penso, già pianificato tutto. Useranno le catastrofi imminenti come pretesti per accentrare su di sè più potere, per tenere sotto controllo le popolazioni, per accaparrarsi le poche fette di natura e territorio incontaminato. Però non sappiamo - o piuttosto non vogliamo ammettere - che ci sono variabili impredicibili, c'è una imprevedibilità nel sistema Terra, che spazzerà via ogni presunto calcolo di vincitori e vinti quando la catastrofe sarà giunta al suo epilogo. La stessa imprevedibilità che portato la Vita sulla terra sarà essa a colpirci nelle nostre malevolenze, la realtà che tanto diciamo essere foriera di sconforto, pessimismo, sarà lei ad avere l'ultima parola, perchè è lei che ci determina, non il contrario.  Ci aspettano molte sorprese. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 41 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    Gli interventi globali possono benissimo derivare da una somma di interventi locali. Se uno ha un orto, per piantare la lattuga non aspetta di vedere se il vicino fa o non fa lo stesso. La pianta e basta.In Italia dovremmo cominciare a pensare ad interventi LOCALI che permettano una rapida (ed incruenta) riduzione della popolazione tramite: 1. Revoca degli incentivi diretti e indiretti alla natalità e 2. regolamentazione stretta dei movimenti migratori, mirata ad equilibrare in pareggio ingressi ed uscite (comprendendo nelle quote anche stime realistiche delle migrazioni illegali: ad un aumento degli ingressi illegali dovrebbe corrispondere automaticamente e senza possibilità di deroghe una riduzione dei permessi di ingresso legale).In particolare per il punto 2. sono necessari vigore e fermezza estremi.Non si farà nulla del genere, dandosi la classica "zappa sui piedi" per poi lamentarsi delle "emergenze" ampiamente prevedibili che già abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 42 su E adesso, massacriamo l'Antartide.

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    @ Urbanelli "...Per questo mi ci incazzo (e scrivo tanto): la scemenza individuale (e collettiva) non ha limiti; non si ferma nemmeno se vede con i suoi occhi che gli abusi del mezzo di trasporto che usa poi hanno come conseguenza un danno permanente della capacità respiratoria dei propri figli..."Applausi.Personalmente, mi permetto di stigmatizzare i personaggi che sono fermamente convinti del fatto che tra l'automobile e la bicicletta non esista nulla. La mobilità individuale (tragicamente a petrolio) è una patologia psichiatrica: purtroppo al momento non disponiamo di farmaci adeguati.Con qualche tram ed un pò di randellate potremmo risolvere parecchi problemi, specie in Italia; ma so che il prossimo lunedì, a prendere il treno, saremo sempre i soliti.  Scritto il Date —