Uno sguardo dal picco
Questo film vi piacerà. Into the Wild, per la regia del bravissimo Sean Penn, è un racconto che dà molto da riflettere a tutti coloro che invocano il ritorno alla natura e la vita ridotta all'essenziale.
E' la storia, vera, di Christopher McCandless che decide di rinunciare alla sua vita comoda di laureato e benestante figlio di papà per mettersi alla prova nella selvaggia natura dell'Alaska.
La sua è una ribellione in primis alla famiglia, da giovane probabilmente ancora irrisolto, ma anche alla società che propone soldi, carriera e "cose" come unici parametri di felicità.
Non vi dico, naturalmente, come va a finire: ma se questo weekend avete voglia di riflettere...
Ho letto critiche su tutto qui,ma mi preme riflettere con quella che dice che i nomadi della citta,quelli che vediamo tutti nelle grandi stazioni ferroviarie,stiano meglio di quelli tipo il protagonista del film.Io ho visto e letto di aggressioni atroci nei confronti di questa gente,Nella giungla almeno non ti incendiano nel sonno!Porci figli di questa società,facciamo la fila al ristorante e critichiamo tutto ciò che ci va'.Almeno in questo film si vede la fine che faremmo tutti noi allo stato libero.Grazie.
beppe invece ha molto rispetto, neee....
Ciao Tapp, fai un pò il critico, un pò il tuttologo, probabilmente parli con parole prese qua e la da libri e giornali, sicuramente non hai mai raggiunto determinate sensazioni ed emozioni, se cosi fosse avresti sicuramente colto qualcosa di più e portesresti profondo rispetto nei confronti di certe espressioni della natura umana.
Per Tap : NON CAPISCI UN CAZZO.
avevi ragione: un film bellissimo!
stupende la fotografia e la colonna sonora.
Hirsh è proprio bravo - alcune opzioni di Pen, invece, non mi hanno convinto del tutto - ma, considerato il risultato complessivo, gli si può perdonare qualsiasi cosa
@ geppetto
Ecco bravo va in Toscana che magari con l'aiuto del contadino trovi pure il petrolio.
Salutami chi ti paga per insistere.
Giorgia, inizio Aprile sono in Toscana con mia moglie a trovare il contadino. Scrivimi, se ne hai voglia che magari ci si vede.
emilio punto conti chiocciolettina europe punto com
A te Dido, invece, ti vengo a trovare a Ottobre/Novembre. Il messenger non l'ho ancora installato (ma cosa e'?). Teniamoci in contatto, mi raccomando. Ci tengo molto.
Certo Giorgio, certo. Hai dimenticato il pozzo con l'acqua potabile nel cortile di casa e i pannelli fotovoltaici sul tetto.
Diciamola tutta Giorgio, quello con le chiappe piatte dalle ore passate davanti al pc non sarai tu, per caso?
Cara Giorgia non te la prendere, noi novizi dobbiamo subire e onorare i veterani, cosí stá scritto nel libro sacro del blog. Non hai fatto il militare? Ecco, Paolobi é il nonno.
A proposito della tua domanda invece, su dove emigrare, a mio parere se stai bene dove stai non ti muovere. Io sono emigrato piú di dieci anni fá... ma non stavo bene dove vivevo, vicino a Milano. Dove vivo adesso ho certamente guadagnato qualitá di vita ma, all'atto pratico, superato il primo periodo di novitá e adattamento ci si crea una nuova routine e ci si trova a fronteggiare i soliti problemi della vita.
Quindi, se il posto e la gente che ti circonda ti soddisfano é meglio restare dove si stá piuttosto che andare in cerca di una ideale, e inesistente, terra promessa. Rigorosamente imho.
Ah, Geppetto ... filati (filati?) che sennò Paolo B. ..... .....
@ Paolo B.
"grazie, grazie caro" ... invece il tuo tipico atteggiamento da veterano del blog è impeccabile e superbo! Evviva!
Che palle te e chi la pensa come te, detentore della verità assoluta .....
Con il mio commento dall'approccio SBAGLIATO (acciderboli, mettete nelle avvertenze che bisogna avere l'approccio preventivamente APPROVATO da Paolo B. per non urtare la sua sensibilità) non intendevo criticare nessuno, solo la curiosità di sapere come cercano di vivere questo periodo di transizione persone presumibilmente meglio informate di me e della massa caprona, se ho offeso qualcuno mi dispiace.
Io non ho dato lezioni di vita a nessuno, comunque sembra proprio che tu abbia la coda di paglia..... o forse davvero questo non è un posto per me, non disturberò oltre.
Cari saluti e baci da Giorgia la saputella ;D
"brava, brava!", mi verrebbe da dire per la tua sparata, Giorgia la saputella.
In fondo hai fatto il quadro di te dicendo che sei fortunata perchè hai già una famiglia semi-rurale, che ha un pezzo di terra, bla,bla,bla.
Se sai(come Cubano) che altrove si vive comodamente vuoi scappare dalla tua situazione poverissima, ma nel post picco forse saremo noi ex ricchi a vedere Cuba con un po' di invidia.
Continua col tuo stile di vita, vedrai che il tuo virtuosismo ecologico sarà ricompensato(forse).
Ma non cercare di dare lezioni di vita agli altri, hai già sbagliato approccio in questo blog criticando la presunta indolenza di noi altri blogger davanti al pc.
Il tipico atteggiamento presuntuoso di certi novizi del blog, che palle!
Filati Geppetto, te lo consiglio...
P.S. E' probabile che nel futuro mi metta a coltivare e a badare ad un pollaio ma per ora, con una moglie e una bimba di 5 anni a carico, mi tengo stretto il mio lavoro da impiegato "indolente" davanti al pc di un ufficio del profondo sud italiano, decisamente più difficile a livello industriale, economico e agricolo della verde Toscana.
@ Paolo B. - C'hai la coda di paglia che ti offendi?
"Che fai nella vita Giorgia? Dormi sotto le stelle, mangi quello che raccogli o coltivi, ti sposti a piedi o in bicicletta, ti lavi alle fontane pubbliche e scrivi in questo blog con un computer prestatoti da qualche amico o di un internet point?"
Ok, ammetto di essere fortunata, vivo nella campagna toscana e si, a volte dormo sotto le stelle, la mia famiglia possiede un pò di terra in parte coltivata e quindi sulla mia tavola ci sono le verdure di stagione, spesso mi sposto in bicicletta e ho anche un motorino elettrico, non possiedo una automobile personale, quando ne ho bisogno uso quella di famiglia ... il computer ce l'ho e lo uso prevalentemente per lavoro e per restare in contatto con i tanti amici sparsi per il globo.
Come qualcuno ha giustamente fatto notare, la vita di campagna è dura, quando la si vive oltre il tempo di un weekend "glamour" perde immediatamente la sua valenza romantica ... ricordiamoci che la Natura non è propriamente benigna, piuttosto direi matrigna e chi non ci nasce fa una gran fatica ad adattarsi.
"Hai fatto una marea di critiche ma non hai proposto nulla di costruttivo" Macchè critiche e critiche ... piuttosto, alza il sedere dalla tua postazione pc e vieni a stare un paio di mesi da me, ti affido il pollaio, oppure con un bel low cost fatti un giretto a Cuba, parla con la gente che ci vive, se vuoi poi al tuo ritorno discutiamo del "buon esempio di un'economia di tipo agricolo con scarso petrolio, però è anche vero che parte della popolazione ha possibilità di emigrare (ed è già emigrata) negli USA." E non dimenticare che chi va a Cuba con intenti ludo-sessuali, e moltissimi ancora lo fanno, spesso rientrano con ragazzine/i amanti disposte/i a tutto per andarsene...
Ed infine, ripeto, "Dove potremmo emigrare noi Italiani se la recessione globale dovesse assumere i connotati peggiori?" Ecco, questa si che è una bella domanda..... sarebbe interessante provare a dare qualche risposta!
@Vincenzo
Basterebbe che i genitori delle famiglie cittadine seguissero di piu' i propri figli, magari un girettino fuori porta nel weekend invece di passare il sabato nei centri commerciali, e la domenica davanti a sky a guardare la partita.
tap, vedrai che tra non molto i sostegni alle famiglie non saranno più contemplati nelle finanziarie...
@Aldo
Giustissimo Aldo, l'immigrazione irresponsabile porta e porterà solo enormi guasti sociali alla società italica attuale e post-picco.
La prospettiva di un paese che scoppia di persone, come l'Italia, alle prese con una recessione economica globale fa semplicemente rabbrividire...
Sinceramente anche a me i "sostegni alle famiglie" appaiono come una contraddizione. Tanto per cominciare il grosso va agli immigrati, che hanno una media di 4/5 figli. In secondo luogo si tassa indirettamente chi in futuro avrà più difficoltà perchè si ritroverà vecchio e solo, senza la remunerazione dell'"investimento" nei figli. A rigore non è un sistema fiscale equo.
volevo aspettare di vedere il film prima di commentare ma è impossibile resistere dopo tutte le c****te lette:
ma vi rendete conto che siamo schiavi di un sistema, quello tecnoindustriale?
che oltre a privarci della libertà, del tempo e della socialità ci rende anche dipendenti?
e comunque, ci sono bambini che non sanno da dove viene il latte o la roba da mangiare!
Agricoltura e allevamento dovrebbero metterli alle elementari.
e non soltanto per una questione di cultura di base, ma sopratutto secondo me perchè è la prima cosa da fare per cercare di cambiare questa società:
credo che sapere quanto lavoro ci voglia per veder spuntare un pomodoro o far crescere un animale aiuti non solo ad apprezzare e ad accontentarsi di ciò che si ha, ma anche a capire cosa importa davvero nella vita e cos'è la vita stessa, a rispettarla, assieme al mondo che ci circonda.
volevo aspettare di vedere il film prima di commentare ma è impossibile resistere dopo tutte le c****te lette:
ma vi rendete conto che siamo schiavi di un sistema, quello tecnoindustriale?
che oltre a privarci della libertà, del tempo e della socialità ci rende anche dipendenti?
e comunque, ci sono bambini che non sanno da dove viene il latte o la roba da mangiare!
Agricoltura e allevamento dovrebbero metterli alle elementari.
e non soltanto per una questione di cultura di base, ma sopratutto secondo me perchè è la prima cosa da fare per cercare di cambiare questa società:
credo che sapere quanto lavoro ci voglia per veder spuntare un pomodoro o far crescere un animale aiuti non solo ad apprezzare e ad accontentarsi di ciò che si ha, ma anche a capire cosa importa davvero nella vita e cos'è la vita stessa, a rispettarla, assieme al mondo che ci circonda.
Paolo B.: "Eppure nel nostro paese ci sono ancora politici (ed imprenditori interessati) che predicano ancora ed incoscientemente l'aumento della natalità dimostrando così di non avere la minima idea (forse) di quello a cui stiamo andando incontro..."
Paolo, oltre a predicare l'aumento della natalità, praticano anche concretamente l'aumento dei movimenti migratori in ingresso, spacciandoceli per di più come una "irrinunciabile risorsa" (e qui ci starebbe bene un improperio).
M. Persico: "E' vero che siamo in tanti, però forse non in troppi; nell' 1800 eravami in 36 mil; oggi 57."
Persico, oggi non siamo più 57 milioni, ma poco meno di 60 (poco di più se consideriamo i dimoranti illegali, non censiti). A occhio e croce, per tornare ai 36 milioni che riporti, per ognuno di noi che può campare un altro deve "fare spazio". Una lotteria al 50% non mi sembra un gran affare... forse sarebbe meglio smettere di pasticciare con le incentivazioni alla natalità e regolamentare le migrazioni in modo tale che, anno per anno, coloro che entrano nel nostro territorio siano un po' meno di quelli che ne escono.
Paolo B.: "Eppure nel nostro paese ci sono ancora politici (ed imprenditori interessati) che predicano ancora ed incoscientemente l'aumento della natalità dimostrando così di non avere la minima idea (forse) di quello a cui stiamo andando incontro..."
Paolo, oltre a predicare l'aumento della natalità, praticano anche concretamente l'aumento dei movimenti migratori in ingresso, spacciandoceli per di più come una "irrinunciabile risorsa" (e qui ci starebbe bene un improperio).
M. Persico: "E' vero che siamo in tanti, però forse non in troppi; nell' 1800 eravami in 36 mil; oggi 57."
Persico, oggi non siamo più 57 milioni, ma poco meno di 60 (poco di più se consideriamo i dimoranti illegali, non censiti). A occhio e croce, per tornare ai 36 milioni che riporti, per ognuno di noi che può campare un altro deve "fare spazio". Una lotteria al 50% non mi sembra un gran affare... forse sarebbe meglio smettere di pasticciare con le incentivazioni alla natalità e regolamentare le migrazioni in modo tale che, anno per anno, coloro che entrano nel nostro territorio siano un po' meno di quelli che ne escono.
Paolo B., in realta' mi entusiasma veramente solo chi dice la verita' (dove verita' e' termine da prendere cum grano salis) e Giorgia lo ha fatto.
@Paolo B. (33)
Non dimentichiamo che i problemi nella nostra società cominciano a farsi sentire in modo forte con la prima industrializzazione della fine del '700 con tutti i contadini/operai affamati, sfruttati e vessati con tutte le angherie dei padroni, dei banchieri, degli industriali, e dei politici corrotti abbagliati dal mito del progresso e della (loro) crescita economica senza fine. Nell'800 poi domina la filosofia positivista e si comincia a pensare che il progresso scientifico e tecnico (supportato dai combustibili fossili) avrebbe risolto tutti i mali dell'uomo. Beh, tutto questo alla fine ha portato a una vita molto comoda (per alcuni) e due guerre mondiali.
Il periodo di transizione sarà molto duro (secondo R. Duncan durerà fino al 2030 ma è possibile che duri molto meno) ma alla fine non potrà che produrre una società migliore (che non vuol dire più comoda). E' tutta una questione di cultura. Purtroppo adesso ognuno di noi è stato abituato a pensare fin da piccolo in certo modo, tanto che spesso crediamo che certi nostri pensieri (conformisti) sono realmente nostri e non subdolamente indotti dal sistema.
La natura non è solo quella inospitale dell'Alaska e della tundra. Se davvero si tratta di una storia vera, quel ragazzo andava aiutato. Mi sono informato un po' sulla storia e ho scoperto che si è fatto un mito su una tragedia umana. La maggior parte della popolazione ha la possibilità di vivere in climi temperati dove c'è abbondanza potenziale di cibo e dove la natura è più amichevole all'uomo, se questi è in grado di cooperare pacificamente, giusto un minimo. A differenza di Hollywood (e nonostante gli sforzi di Hollywood), il mito della frontiera non appartiene alla nostra cultura. Non siamo costretti a cacciare nella tundra e a vivere di improbabili piante selvatiche. Siamo costretti "solo" a recuperare un modello agricolo sostenibile perchè quello di oggi non lo è.
Guardare al passato? Certo, ma quale passato? I nostri nonni, e i nonni dei nostri nonni, hanno vissuto in una fase di transizione, già alla fine dell'800 la globalizzazione incalzava, la meccanizzazzione dell'agricoltura Usa mise in difficoltà il mondo agricolo, i prezzi erano quelli che erano. E poi c'era il padrone che dalla città esigeva la sua grassa quota di prodotto.
Eppure, nonostante tutte le vessazioni, si diceva che "in campagna non si fa la fame".
Questo è motivo di speranza.
E' la fase di transizione, come dice Paolo B., a fare paura.
Il solito Geppetto.
Per acquisire il suo sostegno basta criticare un po' di blogger pikkisti.
"Se il tuo nemico è il mio nemico, allora sei mio amico/a" :-)...
Nel 1800 eravamo 36 milioni, consumavamo tanto, tanto meno rispetto ad oggi, vivevamo decisamente meno di quanto viviamo oggi perchè la medicina era poco evoluta, mancavano gli antibiotici, la mortalità infantile era elevata, i contadini si spaccavano la schiena dall'alba al tramonto e si mangiava decisamente meno di oggi, a parte i nobili e i benestanti.
Difficile pensare che 60 milioni di abitanti potrebbero vivere meglio di quei 36, seppure ricorrendo alla tecnologia del XXI secolo e in un territorio tanto impoverito di aree coltivabili.
E' più logico immaginare che si vada verso una contrazione demografica generalizzata in tutto il mondo sviluppato e non...
Grande, Giorgia!
Al Paolo B. e ad altri avevo gia' proposto io Cuba (se a lor signori ci piacerebbe il mare. Se ci piacesse - o era giusto ci piacerebbe? - la montagna, proposi umilmente la Romania).
Ma sembra che nessuno voglia andarci per davvero.
Con la loquacita' da un lato si zittisce la coscienza e si aumenta il propria autostima, dall'altro si evita di fare, il che risparmia energie e dolori. Un circolo virtuoso psicologico, quasi impossibile da spezzare, e che guru da strapazzo sapientemente tengono in vita. Uno dei meccanismi tipici del popolo bue, insomma.
@Antonello
"Quando i tempi diventeranno difficili sono sicuro che sorgerà una grande quantità comunità attrezzate dove si vivrà in modo duro ma sano, collaborando insieme ognuno secondo le proprie capacità."
Già, ma quanto dureranno i tempi difficili e probabilmente caotici? E' questa fase oscura e sostanzialmente imprevedibile a fare davvero paura...
M. Persico ti quoto. Come dice Bernardo (25) è tutta una questione di cultura. Questi problemi non si possono certo risolvere con una cultura di tipo individualista. Quando i tempi diventeranno difficili sono sicuro che sorgeranno una grande quantità comunità attrezzate dove si vivrà in modo duro ma sano, collaborando insieme ognuno secondo le proprie capacità.
Ognuno avrà chiaro che la felicità non deriva dalle cose, ma dal lavoro e dall'orgoglio di ciò che si fà per la propria famiglia e la propria comunità.
Questo è solo un piccolo esempio di quello che ci potrebbe essere in grande scala in futuro:
http://www.mappaecovillaggi.it/article6102.htm
@fausto
per non parlare del fatto che facevano il bucato delle cose grosse (tipo le lenzuola) 2 volte all'anno, avevano i bacchi da seta in soffitta, e alla sera si ritrovavano nella stalla insieme al bel caldo delle mucche.
Se torniamo agli anni '50, mi prenoto per fare il mulitta.
E' vero che siamo in tanti, però forse non in troppi; nell' 1800 eravami in 36 mil; oggi 57. Magari se riusciamo a non impoverirci troppo culturalmente potremmo anche farcela a sopravvivere; soprattutto se manteniamo decente la produzione con l'uso di macchine agricole elettriche (mulini, seminatrici semiautomatiche...). A questo ci credo, basta poco per non piombare in pieno '700.
Regia geometrica, nessuna retorica, una marca adolescenziale che restituisce freschezza ad una storia che non insegna nulla, se non il puro coraggio, incosciente e libero di un giovane e ingenuo ragazzo alla ricerca. Suggerisco di portare rispetto per quel corpo martoriato, per quella sofferenza esorcizzata in un gesto estremo. Suggerisco di dimenticare la politica o il messaggio che arriva dalla regia, provando a vivere di pura emozione; magari, poi, prima di riprendere la personale strada, fermarsi e domandarci, semplicemente, quand'è che abbiamo smesso di esperire e cominciato a vivere di riflesso. Bello e permeante... per chiunque debba ancora vederlo.
Che fai nella vita Giorgia? Dormi sotto le stelle, mangi quello che raccogli o coltivi, ti sposti a piedi o in bicicletta, ti lavi alle fontane pubbliche e scrivi in questo blog con un computer prestatoti da qualche amico o di un internet point?
Hai fatto una marea di critiche ma non hai proposto nulla di costruttivo.
Per quanto riguarda Cuba, se è vero quello che vuoi far immaginare, prenditela con chi mette in giro false(se sono false) informazioni attuali su quel paese, le stesse che ho letto io.
Stai pur certa che la maggior parte di chi scrive su questo blog si sforza di seguire uno stile di vita meno sprecone(me incluso).
Bisogna saperla anche fare la morale...
A me pare che i più assidui frequentatori di questo blog .... passino la maggior parte del loro tempo comodamente seduti davanti al pc!!!! Non oso immaginare come si alimentano, quanto movimento fisico facciano realmente e quanto contribuiscano (sebbene tristemente consapevoli) all' inquinamento globale con il loro impeccabile stile di vita intellettuale. Immagino però che possiedano almeno una automobile e più di un cellulare, che sappiano agevolmente utilizzare tecnologie ultrafantastiche e che non rinuncino ad avere figli nè alle vacanze.
Quando leggo certe cose sul "tornare alla natura"... rabbrividisco!
Paolo B. ... l'esempio di Cuba pare un bello scivolone e mi lascia senza parole, sarà che ci ho vissuto per due mesi...
"Dove potremmo emigrare noi Italiani se la recessione globale dovesse assumere i connotati peggiori?" Ecco, questa si che è una bella domanda..... sarebbe interessante provare a dare qualche risposta!
Ieri sera navigavo in un mare di m***a davanti al pollaio, attorno a casa mia; ero andato a spaccare un pò di legna. Decisamente, non è il massimo. I nostri nonni non abitavano nell'eden, ve lo garantisco.
Però, da ex scout, devo dire che ogni tanto fa bene alla salute dormire su una pietra, o bestemmiare sotto l'acqua dopo una quarantina di km a piedi. In fondo ci insegna ad apprezzare le comodità della vita moderna.
E' ovvio che per limiti territoriali ed eccesso di abitanti(60 milioni nella penisola italica) non potremmo mai improvvisarci tutti agricoltori nel futuro.
Ci sarà meno disponibilità alimentare e quindi l'obesità e il sovrappeso scenderanno ai minimi termini numerici.
La Cuba odierna è un buon esempio di un'economia di tipo agricolo con scarso petrolio, però è anche vero che parte della popolazione ha possibilità di emigrare(ed è già emigrata) negli USA.
Dove potremmo emigrare noi Italiani se la recessione globale dovesse assumere i connotati peggiori?
Eppure nel nostro paese ci sono ancora politici(ed imprenditori interessati) che predicano ancora ed incoscientemente l'aumento della natalità dimostrando così di non avere la minima idea(forse) di quello a cui stiamo andando incontro...
Bisogna considerare comunque una cosa....
In media... una piccola famiglia contadina, puo' ritenersi autosufficiente per l'intero anno se ha almeno 10.000 metri quadrati di terreno coltivabile. Dico ALMENO perche' in tempi di siccita' e con l'agricoltura "povera", quella cioe' che non fa uso di fertilizzanti, concimi, pesticidi e quant'altro, credo che questa previsione puo' essere anche molto ottimistica!
In italia, pero', la superficie coltivabile e' nettamente inferiore.... E non sono molte le zone in cui la gente puo' permettersi 10.000 metri di terra coltivabile intorno alla propria casa!
Il ritorno alle tradizioni contadine e/o alla natura portera' inevitabilmente degli scontri... perche' vi saranno persone che vorranno cose che non hanno e/o che non sanno come procurarsi in modo "legale".... e questo portera' ad un'ulteriore inasprimento delle condizioni vitali!
Io, avendo piu' volte fatto esperienza di vita nella natura, posso dirvi che e' difficile, certo, ma non impossibile! E' solo una questione di "cultura"... del saper vivere.... dell'esperienza che ognuno si ritrovera' a fare.
Ovvio che se si ha il tempo di imparare... ma non dai libri... perche' servono a poco.... allora si hanno maggiori possibilita' di sopravvivere! Non dico che e' facile, anzi.... ma prima o poi saremo tutti quanti chiamati a questa grande prova!
La strada che l'umanità deve percorrere è quella del sistema sostenibile. Tornare alla natura non significa andare a fare gli eremiti in mezzo alle montagne o in mezzo ai ghiacci, significa tornare ad una vita rurale dove una famiglia vive in campagna in una fattoria con un pezzo di terra e degli animali, non le cose estreme che si vedono nei film. E' vero che la prospettiva che sto descrivendo è poco entusiasmante, ma affiancando a questo modello contadino delle tecnologie rinnovabili tipo solare o eolico già si ottiene un sistema di vita ragionevolmente confortevole. Non dobbiamo andare a cercare le cose estreme tipo vivere nella giungla o andare a cacciare gli animali con archi e frecce ma trovare quegli stili di vita percorribili, certi film non vanno presi come esempio.
"Comunque la vita tornando alla natura credo sia un pò cosi, fame, sporcizia, e richio di morte ad ogni angolo."
Quoto M.Persico al 100%, il ritorno alla natura, quello legato al post picco, avrebbe più queste fattezze piuttosto che alimentazione sana, ambiente salubre, salute, come ingenuamente credono in tanti.
Auguriamoci di andare incontro unicamente ad uno stile di vita decentemente sobrio ma che ci permetta di affrontare con dignità da esseri umani i tempi duri che ci attendono.
E in questo credo che M.Persico sia già sulla buona strada...
Christopher McCandless lo conoscevo in quanto ha vinto uno dei premi Darwin per la morte piu' stupida. Ho trovato il film carino, forse con qualche pretesa di troppo (troppi messaggi filosofici); bella la colonna sonora Eddie Vedder.
Comunque la vita tornando alla natura credo sia un pò cosi, fame, sporcizia, e richio di morte ad ogni angolo.
Giusto ieri pomeriggio, in coda, indecisi fra questo film sui massimi sistemi e uno sulla quotidianità.
Abbiamo scelto Cous cous. E non ci siamo pentiti (anche a questo servono le segnalazioni...)
Nel dubbio, comunque, è già sul p2p e si può ben scaricare a babbo morto... ;)
(Divx Ita) Into The Wild 2008-By Nero69.avi
Debora ha perfettamente ragione, per noi italiani che al max di lontananza dal mondo abbiamo almeno un paese a 50 km, immaginare di sopravvivere per più di qualche giorno in un mondo totalmente selvaggio è pura utopia....
secondo me ho letto trobbe sbobbe. Non credo che il Vero Chris quando ha iniziato il suo cammino verso l'Alaska pensava molto alla politica, alla globalizzazione o all'economia. Come ha ripetuto molte volte, aveva in testa solo l'Alaska. Alaska. Alaska. Terra priva di società, di corruzione o finti perbenisti. Rifiutava la società dove viveva. non condivideva molti ideali o finti eroi come altri ragazzi della sua età. Questo ragazzo è morto davvero lì, in quel bus. Tra flora e fauna...
A me (personalmente) non ha insegnato nulla. M'ha solo regalato belle immagini, bella storia e molti brividi. Non sono il tipo da avventure estreme. Non ho il coraggio ed ho paura della solitudine.
Il film era da guardare con gli occhi del protagonista non con i propri, che secondo me son corrotti da quella stessa società dalla quale fuggiva Chris, o Alex SuperTramp.
Va beh. Il messaggio che è piaciuto a me è quello che segretamente sospetto: che chi nasce come noi "pollo in batteria" non può illudersi di "tornare alla natura" come se fosse il ritorno all'Eden. Non è un Eden, e soprattutto non è una passeggiatina facile. Siamo noi ad immaginarla così... proprio perché non ne sappiamo niente.
Lo so che non condividete: ma per chiunque di noi è purtroppo molto più facile riuscire a sopravvivere facendo il barbone a Los Angeles che l'eremita nella giungla o nella tundra. Ogni pesce sa nuotare nella sua acqua.
Quindi secondo Vince dovremmo accettare di vivere nella metropoli-inferno così ben inquadrata nel film, in mezzo a una fauna da paura e degradata, il quotidiano prossimo venturo. O è bianco, o è nero, le vie di mezzo non esistono ci dice il film, esistevano ma in un futuro prossimo si assottilieranno sempre più. La mia città nel giro di 15 anni sta diventando come una Los Angeles "qualsiasi", questo film è destinato a quelli che si illudono di arginare i "benefici" effetti della società del consumo.
La cosa più intelligente l'ha detta Aldo al commento n. 7! Soltanto questo possiamo fare, e nessuno è mai morto o ha deciso di fuggire in Alaska per non essere andato a vedere un film hollywoodiano.
Ricordatevi sempre: ogni nostro commento su qualsiasi cosa della vita ,è puramente soggettivo.Quello che a me può portare emozioni indicibili per un'altro può essere assolutamente normale.Percui, ogni singolo commento,teniamolo per noi e chiediamoci se ci ha potuto regalare qualcosa di nuovo o di utile....ciao a tutti
Ricordatevi sempre: ogni nostro commento su qualsiasi cosa della vita ,è puramente soggettivo.Quello che a me può portare emozioni indicibili per un'altro può essere assolutamente normale.Percui, ogni singolo commento,teniamolo per noi e chiediamoci se ci ha potuto regalare qualcosa di nuovo o di utile....ciao a tutti
PS: ammaGliante???
Forse nel senso che il film faceva venire i brividi a vederlo senza maglia.
:-)
...e tanti saluti al finale a sorpresa.
PS: ammaGliante???
La storia è quella che si vede. Un ragazzo che ... bla ... bla ...bla. Mi interessa di più il messaggio del regista, che io ritengo sia: con tutte le contraddizioni e con tutte le forme che il rapporto di coppia (leggesi anche sociale) può contenere/avere, solo all'interno di esso la felicità individuale è tale in quanto condivisa. Fuori di esso c'è la morte. Morte che può venire anche dall'elemeto più affascinante per l'uomo - la natura - nel momento in cui la stessa è male interpretata dalla cultura umana (il ragazzo colto e intelligente muore per aver male interpretato il libro sulle bacche). La libertà rappresentata e impersonificata dal ragazzo è ammagliante (coloro che ne vengono a contatto restano influenzati), ma alla fine c'è per tutti il ritorno al quotidiano. Il ragazzo è l'unico che alla fine perisce.
ps.
ci si può anche suicidare così si contribuisce ancora di più al risparmio energetico...
io l'ho visto ieri sera e l'ho trovato stupendo...
è la storia (VERA) di un percorso personale, perchè scagliarsi contro così? se non piace basta limitarsi a dirlo ma farci sopra una polemica lo trovo alquanto stupido.
e poi criticare senza vederlo è il massimo. no comment
Una sera, uscendo dal cinema nel quale ero stato a vedere "STAR WARS"..... non mi ricordo quale.... dietro di me una ragazza commentava all'altra.... "eh.... si.... ma era tutta fantascienza!!!"
Certo che era fantascienza.... il film si intitolava "Star Wars".... che cacchio ci pretendi?
Per quanto riguarda questo film invece non l'ho ancora visto ma spero di andarci domani!
Una cosa pero' mi viene da consigliarla....: e' un film.... va interpretato ed ogni persona lo interpreta in un modo diverso! A tap non e' piaciuto.... Debora invece dice che e' molto riflessivo... qualcun'altro dice o dira' che e' straordinario!
Insomma.... non tutti la pensano allo stesso modo!
Di film belli ce ne sono tanti.... ma se ne volete uno pieno di messaggi politici allora andate a vedere "Alien vs Predator 2".... ve ne pentirete... ma contemporaneamente capirete anche il perche' di tante scelte politiche per risolvere i problemi!
P.S. Non andandolo a vedere contribuisco in modo consistente al risparmio energetico, riduco la spinta alla globalizzazione, deprimo un po' l'economia e tante altre belle cosette che nell'insieme giovano all'ambiente. :)
Posso tirare a indovinare? Mi vien da immaginare che l'avventura si risolva in un flop, dimostrando quanto fosse sciocco il protagonista a pensare di poter cambiare il mondo e, tra le righe, quanto sia invece meglio conformarsi e godersela più che (finché) si può.
Ho sbagliato di molto?
Il film non l'ho visto ma a leggere i commenti di tap e Debora forse l'ho già visto...
Va Bene ho capito... C'è qualcuno/a a cui piace fare il/la ribelle che ritorna alla natura selvaggia (previa merenda tra primo e secondo tempo) eh? Magari stile anni '70 tipo figli dei fiori...
A tutti i fan della natura estrema allora consiglio questo blog :)
http://blog.libero.it/Geoexplora/
Tipo che non bisogna andare da soli in Alaska? Ehehe, il globetrotter che brucia il denaro ed usa il fucile per cacciare, e che non riesce a tornare da mamma e papà perchè il fiume è in piena... mmmphh!
Tutto il film è una grande presa per il culo dei giovani d'oggi. Lo hippy scopa mentre il nostro eroe si masturba su Tolstoj, che evidentemente è dannosissimo, visto il finale.
Quanto ai messaggi politici, ebbene, l'agricoltore, un tizio che scoppia di salute e affabilissimo, invita il protagonista a non ribellarsi contro il potere ("i genitori, i politici") perchè... il perchè lo chiarisce subito slinguacciandosi la barista, senza dire una parola di più! Quindi, allinearsi con la società, seguire i politici e il modello di vita dei genitori, frustare l'istinto giovanile che suggerisce invece che il mondo sta cambiando... garantisce il possesso delle donne!! Elegantissima riflessione, bravo Sean, regista di Stato, come elegantissima è la battuta "si farebbe anche un paletto" buttata lì come un fulmine a ciel sereno.
Insomma, belle inquadrature, bei colori, 0 materia di riflessione. Anzi, più ci rifletti sopra peggio è!
neanche ai miei parenti che l'hanno visto e' piaciuto l'hanno trovato noioso .... io penso che stavolta passo .
p.s: vedetevi , "ho cuba survived peak oil" per un bel documentario sulla relazione tra uomo e natura ..
Sean Penn in genere tutto fa meno che filmacci. I messaggi politici non lo ho visti... e dire che anch'io tendo a vederli dappertutto. Quanto alle mietitrebbie, è probabile che il protagonista ci abbia semplicemente lavorato davvero... inoltre è significativo che mentre i colleghi pensavano alla produttività, lui apprezzava principalmente il panorama!
Il fatto che sia prodotto in USA, insomma, non lo rende automaticamente un brutto film. A me ha detto parecchie cose...
L'ho visto e non mi è piaciuto :-). Classico filmaccio tardo americano, un contenitore di messaggi politici che suscita repulsione, fondamentalmente un film sul conflitto fra la generazione pre e quella post picco. Pericoloso per il cervello dei giovani.
Notate la consuetudine hollywoodiana di fare l'apologia delle classi sociali "emergenti", per così dire. Nella fattispecie, significativa la scena delle mietitrebbiatrici e la rappresentazione dell'attività agricola Usa. Quale profonda e poetica ispirazione ha portato il regista a scegliere tale soggetto? Semplice: gli agricoltori con i rincari dei cereali stanno facendo soldi a palate, quindi si sono guadagnati anche loro una particina! Ahhahaha!
alle 17:45
AGNESE
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