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Le mille luci di Dubai... rischiano di spegnersi.

Lunedì 7 Aprile 2008, 00:00 in Energia di

dubai

Qualcuno avvisi i nostri amici in cantina, quelli con le valigie pronte per il Paese dei Balocchi: lo skyline notturno stile Blade Runner di Dubai rischia di tornare al buio di qualche anno fa.

Il problema? Non basta l'energia elettrica, puro e semplice. Pare che il fabbisogno sia destinato a quadruplicare nei prossimi dodici anni. Il Burj Dubai ad esempio, l'ennesimo mostruoso grattacielo in costruzione, consumerà da solo ben 150 megawatt.

La Electricity & Water Authority è nel panico: è costretta ad invocare fornitori esteri per l'approvvigionamento di gas che alimenta i giganteschi impianti di desalinizzazione dell'acqua. E sembra incredibile, ma per tenere le luci accese Dubai dipende dalle importazioni di sporchissimo gasolio da Abu Dhabi.

Che succederà? C'è chi teme per il business immobiliare: chi comprerà le migliaia di lussuose ville e appartamenti nel Golfo, se non c'è la certezza della fornitura elettrica e di acqua nel tempo? Vi assicuro: senza condizionatore e acqua a Dubai non si può vivere.

Quello che mi colpisce, della surreale situazione di Dubai, è come rappresenti una metafora del nostro mondo. Sapevano perfettamente di non avere abbastanza acqua, sapevano perfettamente che non potevano produrre sufficiente energia elettrica per i milioni e milioni di metri cubi che andavano costruendo. Perché, allora, hanno continuato a farlo?

 

23
23 commenti
22
08 Apr 2008
alle 15:39

Angel guitar

15:00 - Fmi: crisi nata negli Usa ma le conseguenze ormai sono globali



(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Washington, 8 apr - La crisi e'
nata negli Usa ma si e' ormai propagata tramite i rami della
finanza a tutte le altre principali economie mondiali. E'
quanto scrivono gli autori del Global Financial Stability
Report, presentato oggi dal Fmi. "Gli Usa rimangono
l'epicentro della crisi - si legge nel rapporto - perche' il
suo mercato dei mutui subprime e' stato all'origine
dell'indebolimento degli standard creditizi ed e' ora il
primo a pagarne il prezzo. Ma anche le istituzioni
finanziarie negli altri paesi ne sono state colpite a causa
delle medesime condizioni eccessivamente benigne dei mercati
finanziari in questi anni, e in varia misura, di un
indebolimento dei sistemi di gestione del rischio e di
supervisione interna".
cop

(RADIOCOR) 08-04-08 15:00:10 (0200) 3 NNNN

21
08 Apr 2008
alle 13:51

Angel guitar

OT

Questa sera su Report si parla di DERIVATI Finanziari

20
08 Apr 2008
alle 11:24

AndreaX

@18

"PS: A proposito, il capo progetto del Dubai Waterfront è un'ingegnera idraulica italiana (Claudia Giarrusso)..."

Sapete i soliti luoghi comuni?

pensavo fosse un bruttona invece... 

18
07 Apr 2008
alle 17:24

Francesco Bondi

Gli UAE non stanno affatto finendo il petrolio, hanno riserve per quasi 100 miliardi di barili che data la produzione attuale (circa 3 milioni di barili al giorno) basterebbero per altri 90 anni. Oltretutto il picco non è stato ancora passato.

Anche il consumo non mi pare sia cresciuto poi così tanto, la crisi attuale infatti non è dovuta alla scarsità di materie prime ma alla carenza di infrastrutture (centrali elettriche e desalinizzatori appunto).Questi sono i dati su cui mi sono basato:  IMMAGINE

Insomma io non mi scandalizzo affatto per certi progetti che fanno da quelle parti, andate a dirlo ai vari sceicchi/emiri che devono risparmiare il petrolio, che è la lora unica ricchezza... finché non ci saranno alternative competitive si continuerà a sperperarlo. Me ne sono convinto da tempo ormai, l'unico vero deterrente contro lo spreco è il costo.

 

PS: A proposito, il capo progetto del Dubai Waterfront è un'ingegnera idraulica italiana (Claudia Giarrusso)...

17
07 Apr 2008
alle 16:00

Diego d'Andria (dieke)

Ciao a tutti ^^ 

Ho letto proprio oggi un interessante articolo, che riporta alcuni dati sull'impiego dei proventi del commercio di petrolio.

Secondo le cifre, i Sauditi spendono $55 per barile di petrolio venduto solo per coprire la spesa in welfare. Il Venezuela di Chavez arriverebbe, nientemento, a $97 per raggiungere il pareggio di bilancio, mentre l'Iran necessita attorno ai $75 per lo stesso fine.

La questione interessante è che solo una frazione di tutti questi soldi è spesa in infrastrutture e investimenti a lungo termine (in questo senso, il governo Chavez sta costruendo metropolitane per mezzo Venezuela, i Sauditi sembra abbiano acquisito partecipazioni rilevanti in giro per il mondo, e l'Iran com'è noto pare puntare sul nucleare evoluto per i consumi futuri), mentre una grossa fetta dei proventi alimenta le spese correnti: bolletta energetica, stipendi, oneri finanziari, ecc. ecc.

Tutto questo ha due grandi conseguenze: 1) evidentemente le quotazioni del petrolio non scenderanno più di tanto nel prossimo futuro, a meno di non voler credere che i governi dei paesi produttori stiano pianificando un pesante deficit di bilancio; 2) non tutti i paesi produttori, e non tutti alla stessa maniera e con la medesima strategia, stanno reinvestendo in capital stock, in un'ottica di lungo periodo, i proventi del greggio. Quindi il problema della produzione energetica a Dubai è in effetti sintomatico di differenti approcci alla domanda: "come spendiamo tutti questi dollaroni che guadagnamo dal petrolio?". È una domanda che ha conseguenze sia per i cittadini sauditi, sia per noi, perché influirà sicuramente sul prezzo del greggio, che si manterrà rigido verso il basso. A meno che i paesi produttori, oggi, spendano in infrastrutture tali da renderli gradualmente più autonomi dalle esportazioni di idrocarburi.

P.S. a proposito di città illuminate di notte... avete visto questo bellissimo video su Youtube? Sono riprese dallo spazio, uno spettacolo incredibile. :)

 

16
07 Apr 2008
alle 15:22

Thomas

quanto manca a ritoccare il massimo $/barile?

Ciao 

15
07 Apr 2008
alle 14:57

Cataldo

Segnalo sul Drum questo , con l'avvertenza, per chi l'avesse perso, di leggere il post di avvio di questa cartografia degli scostamenti produttivi di grandissimo interesse; oltre a condensare i dati di produzione per gruppi omogenei nei trend, introduce quegli elementi storici, sul piano della produzione, che si possono agganciare alle evoluzioni del "prezzo" e delle ragioni di scambio, alla  geopolitica. 

Per chi ha seguito i ragionamenti su import ed export delle settimane passate, in modo da valutare lo spessore della crisi, si attendono i dati consolidati dall'US Census.gov di febbraio per un aggiornamento. 

In occasione del vertice Nato ho aggiornato vari dossier sullo status della corsa agli armamenti, lanciata dagli USA all'inizio di questo secolo. In particolare era sotto la lente la risposta Russa, in termini di recupero di capacità dei sistemi  e gestione dell'export. Le prime risultanze sono abbastanza chiare, e la debolezza Russa al vertice si comprende anche alla luce di queste. Non mancherà occasione di parlarne più diffusamente.

14
07 Apr 2008
alle 14:40

tyler

si sa più niente di questo progetto? : 

"Un grattacielo di 59 piani, alto 250 metri, che ruota e sfrutta la forza del vento per produrre energia elettrica: é il progetto
ideato e presentato a Firenze, alla Fortezza da Basso nell'ambito del X Congresso mondiale delle energie rinnovabili
(Wrec 2006) organizzato dall'Università,che sarà realizzato a Dubai"

"...in un anno la torre fornirà circa 190 milioni di kilowatt di energia, per un valore di oltre 7 milioni di euro".

Trovate facilmente la notizia completa su Google, purtroppo però non riesco a trovare altro..

13
07 Apr 2008
alle 14:39

Aldo

Roberta [#3]: "[...] come si giustifica il peak oil?"

Anche http://www.oilcrash.com/italia/bartlet2.htm può offrire spunti di rilievo, pur affrontando la cosa da un punto di vista differente.

12
07 Apr 2008
alle 14:38

Aldo

Roberta [#3]: "[...] come si giustifica il peak oil?"

Roberta, si giustifica come si giustifica il picco di ogni altro bene a fronte di una crescita esponenziale. Se poi quel bene è un bene primario indispensabile, sono dolori. Per meglio comprendere il meccanismo, secondo me è utilissimo quanto scrive Bartlett in http://www.oilcrash.com/italia/bart_ape.htm

11
07 Apr 2008
alle 13:17

Antonio

"Dubai dipende dalle importazioni di sporchissimo gasolio da Abu Dhabi"

Ma che cavolo dite? A Dubai petrolio e gas non ce ne sono mai stati, se non in minime quantitá.

Poveri padanicchi invidiosi...

State tranquilli, che voi rimarrete al buio molto prima di Dubai.

 

10
07 Apr 2008
alle 12:35

Giuseppe Corona

A proposito del gp del Barehin, ieri Gianfranco Mazzoni, commentatore Rai per la F1, ha detto che i primi giacimenti furono scoperti negli anni '30 e che le risorse petrolifere attuali dello stato arabo erano in esaurimento. Non è la prima volta che lo dice, in fin dei conti è quello che realmente sta accadendo, lo ha detto con obiettività e con un pò di coraggio. Molto bene.

9
07 Apr 2008
alle 12:33

Rolando G

Gabriele mi sa che quegli sport andranno avanti anche quando si estrarra solo 1 barile al giorno...... cosi come le risorse destinate all'esercito... l'ultima goccia sarà bruciata in un tank.

8
07 Apr 2008
alle 12:20

Gabriele

A proposito di desertici paesi arabi. Ieri dopo tanto tempo mi sono imabattuto a seguire il GP di F1. Per la prima volta ho ammirato ogni scena che la TV mi propinava, con gli occhi del picchista. Che scandalo! Che orrore! Al di là della quantità di carburante scialacquato solo per le prove e la gara vera e propria, ora comincio a vedere ogni opera umana in termini di barili di petrolio per realizzarla. Ma quanto costa, in termini energetici, realizzare e mantenere un circuito come quello del Barhein, in pieno deserto? Quanto costa, in termini energetici e di risorse, un treno di gomme per una monoposto, che dopo pochi km verrà sostituito? Quanta energia occorre per spostare tutti gli staff tecnici con tanto di officine, ai box delle varie scuderie?

Credo (e spero) che gli sport motoristici saranno i primi a risentire degli effetti del picco. Parola di un Emiliano dal cuore Ferrarista (ma realista).

7
07 Apr 2008
alle 12:15

fausto

@3

Per l'area in questione ad oggi pare che si disponga solo di uno stendimento di sismica (realizzato da non so chi): le notizie sui terreni al di sotto del fondale sono ancora poche.

Quel poco è anche poco bello: pare che si tratti di appena 400 m di sedimento terziario pressochè indeformato e debolmente degradante in direzione del Polo Nord. L'apparente mancanza di strutture trappola adeguate, e la modestissima estensione verticale del materiale, fanno evaporare quasi del tutto le speranze di reperire grosse concentrazioni di idrocarburi.

Naturalmente nei mesi a venire potrebbero presentarsi delle novità, e la situazione potrebbe cambiare. Dipende anche da quanto vorranno spendere i russi in prospezione in un'area del genere.

6
07 Apr 2008
alle 11:37

max

ed io che avevo prenotato una suite nel mega hotel a 7 stelle rischio di dormire al buio? Oddiooooooooooooo nooooooooo

5
07 Apr 2008
alle 11:11

Paolo B.

@3

Roberta, per informazioni vai in archivio all'indirizzo http://petrolio.blogosfere.it/2007/07/quanto-petrolio-ce-al-polo-nord.html .

A parte i tanti dubbi sulla reale consistenza e sfruttabilità di quel giacimento, sembra che i ghiacci polari artici non siano così malmessi come strombazzano molti giornalisti.

Putin(o chi per lui) dovrà aspettare davvero molto tempo per vedere(?) qualche goccia di petrolio artico...

4
07 Apr 2008
alle 10:19

AndreaX

@2

Ma davvero guarda, ma cosa aspettano?, finito l'oro nero hanno l'oro "luminoso", sfruttassero quello. Un aspetto da non trascurare: se mettono i pannelli solari sollevati da terra possono  anche creare un ombra per coltivare quelle piante a cui troppo sole fa male. 

3
07 Apr 2008
alle 10:16

Roberta

E' da qualche mese che seguo con vivo interesse questo interessantissimo blog e devo fare i complimenti a tutti per competenza e tempestiità di informazione.

Vorrei proprio per questo approfittare delle competenze di Debora per capire meglio la notizia che ho appreso ieri nella trasmissione macrosfere su Rainews24. La notizia riguardava alcune mosse di Putin e del suo esercito per dimostrare all'ONU che un pezzo di mare artico adiacente alla Siberia era ancora territorio loro, e sapete il perchè di tanto interesse? ORRORE!!! Siccome i ghiacci si stanno sciogliendo sarà più facile estrarre l'enorme giacimento (secondo il giornalista pari ad 1/3 di tutto quello esistente) di petrolio e gas presente lì sotto! A parte che invece di preocuparsi dello scioglimento dei ghiacci e delle drammatiche conseguenze pernsano solo ad emettere in atmosfera altra CO2, ma vi pare possa essere vero tutto ciò? E se sì come si giustifica il peak oil?

 

2
07 Apr 2008
alle 09:55

Paolo B.

Con tutto il sole del deserto che hanno, un vero tesoro, potrebbero minimizzare al massimo gli effetti del picco, senza più sprecare come fanno oggi ovviamente.

Anche lì c'è tanta immobilità politica sul fronte energetico rinnovabile come in Italia? 

1
07 Apr 2008
alle 08:42

luca

e le gare di motogp in qatar illuminate a giorno ?? :)


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