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Ma quali speculatori, sono investimenti da vecchiette.

Domenica 20 Luglio 2008, 14:01 in Current Affairs di

La domenica compro il giornale. Ed è già troppo, un giorno a settimana, spender soldi e sprecare carta per leggere robe che già so da giorni. Ma fa piacere, la mattina col caffé, è un'abitudine dura a morire.

Ho il sospetto che però l'abitudine morirà, se i miei soldi sono usati per pagare certi articoli. Nelle paginone centrali, due pezzi su "Scommettere sul crac", e in uno di essi tal Livini da Londra ci rende edotti sulla speculazione sul petrolio.

Bisogna saperli leggere bene, certi articoli, perché ciò che colpisce il lettore non sono tanto i contenuti (pur discutibili) ma il "taglio", ovvero il sapore di cui lo scrivente pervade tutto il pezzo senza però dirlo apertamente. In questo caso, è la sottile incredula ironia con cui si riportano e interpretano le parole del trader intervistato, vòlta a lasciar intendere che il trader menta, imbrogli per mestiere, sia un "pirata" (come recita il titolo) e la verità alligni invece nelle parole dell'articolista che sprezzante lo contraddice ottenendo il plauso del povero lettore.

Questa roba a me suona di manipolazione. Si usano parole come untori, filibustieri, barili immaginari, drogare artificialmente il prezzo, bollette dei consumatori, minimizza, lo pagano fior di quattrini. Sembra il testo del comizio di un politico.

Leggete invece cosa dice il trader, irriso dallo scettico autore:

"Se il pieno degli italiani costa 80 euro e se Wall Street va a catafascio la colpa non è nostra. E' la legge della domanda e dell'offerta. Il mondo consuma sempre più petrolio e sottoterra se ne trova sempre meno. Tutto qui."

Ma guarda guarda. Eppure Livini su questa frase non fa una piega, non si prende neppure la briga di esaminarla. E' un pirata, dice menzogne... e allora che lo intervista a fare? Ancora il trader:

Oggi la volatilità del petrolio ha attirato tanti nuovi attori. (...) Gente che di oro nero ne capisce qualcosa, pensano che non si possa scendere molto dai livelli attuali.

Quando qualche anno fa ci si chiedeva come mai la parola "picco" fosse così tabu, la risposta invariabilmente era che una volta annunciato il picco sarebbe scoppiato un casino in Borsa. Ovvio: è un gioco da bambini scommettere su una risorsa in esaurimento. Non occorre essere maghi, basta comprare e aspettare che salga. Se avessi avuto centomila dollari 4 anni fa, li avrei messi sul barile senza esitazione. Perché allora dobbiamo scandalizzarci se il picco diventa evidente e chi investe sceglie la via più facile per guadagnare? Non sarà colpa, forse, di un sistema economico assurdo e demenziale che ha messo sullo stesso piano una risorsa non rinnovabile e i semplici prodotti industriali?

Non sono "speculazioni" queste, sono investimenti. Facili, lisci, "citofonati", buoni anche per la vecchietta. Chi se ne scandalizza, e chi se ne lamenta, è responsabile: se qualche anno fa avesse scritto articoli sull'opportunità della decrescita e del risparmio energetico, adesso non sarebbe ridotto a simili inutili commenti.

 

51
51 commenti
50
25 Lug 2008
alle 21:06

redarrow

anche piovono rane ha linkato questo articolo... ;-)

49
23 Lug 2008
alle 22:51

PilotaDD

mi sono perso quest'ultimo articolo perchè ero all'estero ma il penultimo no (del 13 luglio)...

e ho pure scritto al giornale che ovviamente non mi si è filato per nulla:

" leggo l'articolo di Turani di oggi a pagina 20 e rabbrividisco. Ma i vostri giornalisti leggono almeno le notizie e le interviste pubblicate sul vostro stesso giornale?

Sul delineare le possibile cause del caro petrolio si inventa una improbabile fine imminente del petrolio, che non so da quale fonte avrebbe tirato fuori, e si dimentica di quella ormai dichiarata da tante e autorevoli fonti, più volte riportate anche sul vostro giornale: l'offerta di petrolio non riesce più a stare dietro alla domanda. Anche se la domanda cresce lentamente l'offerta ormai cresce ancora più lentamente; molti pensano che fra pochi anni inizierà lentamente a calare per l'esaurirsi progressivo dei giacimenti "facili".Il petrolio c'è si per molti decenni ma sempre più profondo o in posti inospitali, dove non solo i costi sono proibitivi ma è proprio difficile , ed energeticamente troppo dispendioso, tirarlo fuori rapidamente e in quantità, come servirebbe al mercato per accontentare tutti. Basta guardare a cosa succede nel Mare del Nord, con i pozzi più vecchi ormai esauriti sostituiti da ardite costruzioni artiche. Le parole chiave sono "Oil peak" ed "EROEI". Basterebbe una ricerca sul web per farsi una prima cultura. E per evitare di contribuire alla disinformazione in questo campo importantissimo per il nostro futuro.Buona giornata."Ma perchè mai Repubblica deve avere una politica editoriale di disinformazione su questo argomento? La proprietà ha interessi "petroliferi"?

 

48
23 Lug 2008
alle 09:46

david

Siccome il mio intento è capire se il prezzo è troppo alto per fare investimenti (sono daccordo sul fatto che ci sia il picco) o se invece con prezzi troppo alti si inducono sane pratiche di risparmio, per cui il prezzo diminuirà, mi sono letto con interesse (non mi ricordo dove) che i consumi della benzina sono calati del 10% nell'ultimo anno di fronte ad aumenti della benzina di un buon 30%.Per cui ne deduco che se il prezzo aumenterà di un ulteriore 30% ci saranno ulteriori riduzioni di consumo di un 10%.Per cui se il petrolio venisse a mancare per un 10% un incremento ulteriore del prezzo di un 30% dovrebbe equilibrare le cose.

In italia, significa che il prezzo del petrolio greggio, dovrebbe aumentare del 60% perchè metà del prezzo sono tasse.

Con questa analisi un po' sempliciotta significa che un petrolio a 300 dollari sarebbe ancora possibile per l'italia, e solo per i consumatori di benzina.bisognerebbe vedere cosa accade nel resto del mondo.Chi ha tanti soldi, se ne frega del prezzo del petrolio, mentre un poveracccio sicuramente rinuncia all'auto per sopravvivere.

47
22 Lug 2008
alle 13:57

massimo

paragonare Hubbert alle predizioni dei testimoni di Geova è una provocazione forte ma incoerente , un conto è sbagliare la durata di kualcosa che essendo sottoterra è COMUNQUE  aleatorio ma rimane una risorsa finita un conto previsioni apocalittiche da cervellotiche interpretazioni delle saccre scritture

46
22 Lug 2008
alle 11:04

francesco G

@45 ma vai a quel paese che non hai capito o ti rifiuti di capire cosa è il picco che non è la fine improvisa di una risorsa limitata semplicemente un punto di massimo della curva di produzione; gente come te deve essere bannata all'istante perchè fa solo disinformazione che non TOLLERO.

Infine ci sono stime aggiornate,la teoria se non lo sai è ufficialmente accetata è provata se tu non ci arrivi non è colpa di Debora!!! troll da quattro soldi non rompere se non hai intenzione di essere più serio...

45
22 Lug 2008
alle 10:00

POVERE VECCHIETTE

POVERE VECCHIETTE!!!

 

Se hanno investito nei futures sul petrolio, con il ribasso che c’è stato nell’ultima settimana avranno perso tutto! Sì perché sui futures si opera con il margine e con un ribasso del 10% perdi tutto, ma proprio tutto! Vedi che vuol dire a fidarsi degli esperti del c… ?!?

 

Adesso va di moda predire disastri. Tremonti ha scritto un libro che annuncia l’arrivo di un nuovo 1929, negli States che sono sempre un po’ più avanti,  di libri simili hanno cominciato a circolare a decine già dal 2000.

 

Vedi, cara Debora, tutti siamo d’accordo che prima o poi il petrolio finirà: il problema è sapere quando. Il tuo Dio, Hubbert, aveva previsto la fine del petrolio per il 1995. Figura di merda colossale!!!  Peggio dei Testimoni di Geova, che avevano previsto la fine del mondo nel 1914, poi nel 1975.

    

44
21 Lug 2008
alle 19:54

Gianluca Urbanelli

In che città abiti ? Secondo me potresti farti un pezzo con mezzi pubblici e un pezzo a piedi, 5 km non sono mica tanti.
Basta organizzarsi. Io sono più di 10 anni che non uso la macchina, per il motivo che non mi piace e mi stressa usarla, parcheggiarla.
Abito a Roma e sia per lavoro che per spostamenti privati mi muovo benissimo con autobus e metropolitana, pur con tutti i disservizi io semplicemente so organizzarmi i tempi di percorrenza e di attesa. Non è che ci voglia poi tanto.

43
21 Lug 2008
alle 17:21

lucaspazio

@35 Nel conto della macchina devi aggiungere anche manutenzione, tasse ed assicurazione.

Secondo me conviene la bici!

Per la spesa al super o per portare a spasso la famiglia  (cani/bambini) un bel carrettino...http://www.carrioles.com/mes_m_typ_s_marquecherche_Chariot%20Carriers_tricherche_3.html

42
21 Lug 2008
alle 16:50

AndreaX

@40

Beato te che hai il lavoro a 5 Km da casa!, come ti invidio!.

41
21 Lug 2008
alle 16:46

Ste

@40

per carità, non scusarti, non hai mica sbagliato.

che il prezzo possa aumentare (molto) nel prossimo futuro, è dato per scontato.

per quanto riguarda gli investimenti ideali, lascio la parola a chi ne sa più di me: io sono un sostenitore del materasso

40
21 Lug 2008
alle 16:30

david

@38

per cui secondo te val la pena comprare petrolio ora e immagazzinarlo con strumenti finanziari? Non dico futere (non ho i mezzi ) ma etf che investono sui future, o i prezzi attuali sono troppo alti? Scusa se sono di livello cosi' basso, ma per me è importante sapere cosa ne pensa la gente (voi che frequentate questo sito).Daccordo comunque sul fatto che potrei venire in bici (anche per la pancia) visto che il percorso è pianeggiante.

39
21 Lug 2008
alle 15:45

Ste

uff... che italiacano.... sorry

38
21 Lug 2008
alle 15:43

Ste

@35

le cose sono un attimino più complesse. una volta terminato il (breve) periodo del "plateau", comincerà la discesa della capacità produttiva mondiale.

la qualità sarà sempre peggiore, quindi estrarre il petrolio e raffinarlo sarà sempre più difficile e sconveniente, si in termini energetici (EROEI) che in termini economici (sono poche le raffinerie capaci di lavorare il petrolio ricco di zolfo e schifezze varie).

se rapporti questo scenario al fatto che il petrolio sia di fatto "la linfa" dell'economia mondiale, capisci che non si tratta solo di fare i conti del risparmio tra il trasporto privato e quello pubblico per andare in ufficio.

probabilmente tra non molto tempo non avrai più questo "dilemma", perchè la ditta per cui lavori chiuderà i battenti, come tante altre, del resto...

siamo in cima alle "montagne russe", solo che il nostro trenino non ha i freni...

comunque trovi tutto nei post precedenti

37
21 Lug 2008
alle 15:32

tiziano (schegge)

Grande Deborah ! Sempre la numero 1 ! (pure sul Messaggero ora)

36
21 Lug 2008
alle 15:32

Pierluigi

@35 scusa david ma 5 chilometri sono la distanza ideale per farsi una bella sbiciclettata... non dirmi che vai al lavoro in auto e poi vai in palestra 3 volte alla settimana? scusa se scasso l'anima ma a me non verrebbe mai in mente di usare un motore per percorrere 5 Km.

35
21 Lug 2008
alle 15:23

david

Mi piacerebbe capire quanto un prezzo alto aiuta al risparmio.

Io ne dubito fortemente che abbia un'incidenza decisiva sul modo di vita.

Porto un'esempio personale.Io alla macchina non rinuncio per andare al lavoro perchè i mezzi pubblici mi costerebbero di piu'.

Sono a cinque km dal lavoro e tra andare e venire mi costa circa un euro al giorno di lavoro.Andare coi mezzi pubblici, nella migliore delle ipotesi, con l'abbonamento annuale, mi costa 220 euro, che è la stessa cifra che spendo con l'auto e in minor tempo, considerando che non ho problemi a parcheggiare.

In piu' non vado a benzina ma a gpl per cui di fatto ho costi dimezzati rispetto al trasporto pubblico.

Per motivi economici non rinuncio all'auto.

Per cui il prezzo del petrolio mi sembra ancora bassino.

Per altri viaggi (supermercato, tempo libero e week end) la macchina ha una comodità che i mezzi pubblici non sono in grado di intaccare.

Queste sono mie considerazioni personali.

Per favore potete dire la vostra al riguardo: se cioè questo prezzo del petrolio vi sembra alto, rapportato alla possibilità di scelte alternative?

L'unica rinuncia che farò sarà quella di sceglire destinazioni piu' vicine per il tempo libero.

Che ne dice signora Debora di questa possibile discussione?

A me piacerre che ne parlaste per poter verificare se vale ancora la pena investire sul petrolio (per un suo continuo aumento) o se nel frattempo la corsa al prezzo del petrolio è destinata a rallentarsi per un ecesso di prezzo.

Sono mesi che leggo questo blog, ma mi piacerebbe valutare se anche il prezzo del petrolio ha raggiunto un "picco" o se è destinato a crescere, e quindi vale la pena fare riserve (in termini finanziari, non di autobotti)

34
21 Lug 2008
alle 15:05

Sandro kensan

<a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2008/07/21/economiaitaliana/016consumo.html"> Repubblica</a> pubblica un articolo estremamente catastrofista in stile "commenti del blog Petrolio" che parla degli scenari con il petrolio a 200$/barile e 300$/barile.

Tanto per dare un assaggio del livello di catastrofismo cito:

«Lo scenario 300 dollari appare, a chi scrive, incompatibile con un’economia capitalistica così come oggi la conosciamo.»

L'articolo è di affari e finanza di Repubblica a firma di un certo GIAMPAOLO FABRIS. Sinceramente non ho mai visto tanto catastrofismo su un media ufficiale.

33
21 Lug 2008
alle 14:59

Cataldo

Per oggi è meglio che mi scollego, mi accorgo di essere più antipatico e pedante del solito, sarà il cambio di tempo :) invio questo link rassicurante
 

32
21 Lug 2008
alle 14:47

Cataldo

Casaubon scrive

Il problema , però, è che per riempire i serbatoi di un'automobile non si usa petrolio future , ma fisico ; il cui prezzo non è salito (sono contratti che durano mesi, non è chi si fanno a singola petroliera) . Il prezzo del petrolio fisico , a quanto mi è dato capire , è semplicemente bloccato ; cioè, nessuno ne vende più un barile.

Questa affermazione non spiega l'evidenza: in USA da gennaio a maggio 2008 si sono spesi 190 miliardi di dollari per importare 1,48 miliardi di barili, nel 2007 ne bastavano 122 di miliardi di dollari per comprarne 1,52 miliardi di barili. Forse voleva dire che una parte sempre maggiore di petrolio è venduta attraverso contratti regolati fuori dal mercato "spot", ma se è per questo  sappiamo anche che c'è petrolio e petrolio, con prezzi diversi tra loro.  Alcuni mesi fa pensavo che il prezzo alto si sarebbe trasmesso lentamente alle economie per via di questa conformazione dei contratti, con il senno di poi era una idea solo in parte fondata, come stanno mostrando i dati a consuntivo.

31
21 Lug 2008
alle 14:39

Alberto

@30 l'ammoniaca puo' anche essere prodotta per via sintetica.. Se sei alle cozze con la produzione di fertilizzanti puo' anche essere un opzione..

30
21 Lug 2008
alle 14:09

francesco G

@29 per essere più precisi si produce ammoniaca dal gas quindi non solo alcuni tipi di fertilizzanti ...

29
21 Lug 2008
alle 13:53

Debora/Petrolio

Alberto, i fertilizzanti derivano dal gas, la zuppa l'è la stessa.

Max, sul frignare in modo commovente dai russi sono d'accordissimo anch'io! Qualcuno mi taccia di filoPutin, ma invece credo alla realpolitik: se devo frignare e leccare stivali, lo faccio a chi ha petrolio ed è disposto a venderlo, e non a chi non ne ha e quel poco se lo tiene!

Sarei curiosa anch'io di sapere chi è Casaubon. Sembra ben informato... 

28
21 Lug 2008
alle 13:38

Cataldo

@ Alessandro #25

E' un altro che non ha chiaro il concetto di futures, a sentirlo sembrerebbe che il petrolio non si venda più.

Un altro bombardiere casca, ormai è uno al mese più o meno, qui purtroppo ci sono anche dispersi, per il B2 di Guam dei mesi scorsi ho trovato questa foto, che ci dice qualcosa su come è costruito questo aereo.

27
21 Lug 2008
alle 13:21

Alberto

@25

I fertilizzanti non derivano dal petrolio. I pesticidi si. Ah.. e come pensa di costruirla la diga a gibilterra?

26
21 Lug 2008
alle 13:11

marco

Se uno fosse vissuto nello spazio fino ad ora e sceso sulla terra avesse appreso che il petrolio (la fonte energetica da cui dipende l'intera economia mondiale) è aumentato in maniera esponenziale in questo ultimo periodo, penserebbe subito che, visto che il petrolio è una fonte di energia formata da un lungo processo di decomposizione organica, non è più disponibnile in grande quantità...... In poche parole userebbe la logica. Ma dico io una persona dotata di una normale intelligenza indicherebbe come causa dell'aumento del petrolio, la diminuzione della quantità disponibile (a fronte invece di una richiesta sempre maggiore) e non certo nella "speculazione finanziaria" che esiste ma che non è certo la causa ma solo una conseguenza. Qualcuno ultimamente oltre ad essere confuso mi pare che abbia bisogno di un dizionario della lingua Italiana: non riesce più a distinguere il significato delle parole causa e conseguenza

25
21 Lug 2008
alle 12:50

Alessandro

raccatato sul forum di Blondet:

Casaubon85
FC , luglio 20, 2008 16:46

Riporto il parere di un forumista economo che amo spesso leggere, molto preparato in materia.
Un utente gli chiedeva uno scenario plausibile nei prox 5/6 mesi e la reazione europea alla crisi.

Ecco la risposta.
------------------------------------------------------------
Con il $accio a 1,9 su € , il barile sarebbe AUTOMATICAMENTE a 200 U$D ( applica la svalutazione del 20 % del fogliaccio verde all'attuale 147 , e sei già sopra i 180 ).

Però , ho la sensazione che il problema sia un altro. A quanto so, NESSUN PRODUTTORE DI PETROLIO HA PIU' VOGLIA DI ESPORTARE. Non - ovviamente - a 100 U$D barile, ma neppure a 200. E , probabilmente, se il prezzo arrivasse a 1.000, neppure a mille.

Prendiamo due esempi a caso - Indonesia ed Azerbajan. Grandi produttori all'inizio del XX Secolo, han scontato un primo picco produttivo decenni or sono. L'aumento di prezzo, ha reso sfruttabili giacimenti che decenni fa non erano competitivi, per cui la produzione ora è risalita.

Pero, che abbian tanto o poco greggio, certo è che NE HANNO IN QUANTITA' LIMITATA. Se vendono molto nel 2009, venderan poco nel 2015, o nel 2020.

Pertanto, vendere oggi significa scambiare greggio (esauribile, ed esaurendo) con U$D (inesauribili ; basta scrivere, su un biglietto da 100, tre zeri in più ... hai "creato" 99.900 U$D). Per quanto alto possa essere il prezzo dell'anno in corso ... converrà sempre e comunque vendere l'anno prossimo.

In queste condizioni, vende solo chi è COSTRETTO a vendere. Chi è a corto di denaro. Ma NESSUN PAESE ESPORTATORE DI RISORSE ENERGETICHE E' A CORTO DI DENARO ; la Russia ha un avanzato commerciale estero , che ha superato quello tedesco, e supererà aanche quelli di Cina e Giappone.

Venderebbero i paesi del 3^ mondo , anzi le loro classi dirigenti occidentalizzate e corrotte (Nigeria , Angola ....) ; ma le stesse popolazioni ignoranti, preferiscono sabotare gli oleodotti (in Nigeria ; in Angola è perlopiù offshore, e c'è poco da fare).

L'unico prodotto più primario e strategico delle materie prime energetiche, è il cibo ; ed infatti è in corso una evidente corsa all'accaparramento speculativo delle terre fertili, e delle produzioni cerealicole. Per cui, i prezzi dei cereali e dei latticini aumenteranno più del petrolio .

In queste condizioni , l'Europa, che esporta terziario avanzato, servizi finanziari etc., la vedo molto male (per parare la botta io, con i denari malguadagati speculando da anni sul crollo del $accio e l'aumento di oro e argento ho acquistato alcuni ettari di terra , con una serra, ed un transesterificatore per ricavare alcune decine di migliaia di litri di biodiesel dal sole, e mi faccio i cavoli miei , nel senso letterale del termine).

A livello meno egoistico, la PAC ha reso l'Europa autosufficiente dal punto di vista alimentare , per fortuna ; ma è un'autosufficienza nutrita di idricarburi, come propellente per trattori mietitrebbia etc., ma anche e soprattutto come fertilizzanti (mi dicono che un quintale del nostro grano contenga quasi venti litri di petrolio investito).

Poi , c'è il problema energetico. La Francia è autosufficiente con l'elettogenerazione nucleare ; Spagna e Danimarca con l'eolico, la Germania con le rinnovabili il carbone. A cazzo per aria c'è l'Italia, con l'aggravante di essere governata da un Piccolo Grande Gnomo , che propone di "fissare un prezzo massimo per il petrolio " ( alla faccia del liberismo ) sotto pena di "costruire centinaia di centrali nucleari " (quando ogni idiota sa, o dovrebbe, che un'antiquata centrale a fissione ha un EROEI eccellente nel trentennio (e può essere operativa per decenni) MA PROPRIO NEGATIVA PER I PRIMI CINQUE ANNI ; per cui, nel breve periodo non risolverebbero il deficit energetico, ma lo aggraverebbero).

In conclusione : nel medio periodo, l'unica speranza la vedo nella generazione di biogas dalla digestione anaerobica dei rifiuti (ho una mezza idea di realizzare in Italia qualcosa di simile a quelli che, nel terzo mondo, son già stati venduti in oltre 5.000.000 di pezzi , al modico prezzo di 10.000 rupie - circa 170 €uri - (www arti-india org). Occorre esser realistici, è trarre esempio dal Terzo Mondo, perchè lì ci condurrà lo Psiconano). E nella realizazione , come UE, di un grande sistema di dighe sullo Stretto di Gibilterra, sì da produrre energia idroelettrica ( forse un migliaio di TWh annui, mi dicono) e acqua dolce (l'altro grande problema del XXI Secolo) ; e parare gli effetti dell'aumento del livello degli oceani.

Nel breve periodo, l'unica soluzione è abbracciare le ginocchia di Putin (o Medvedev , fa lo stesso) e frignare in maniera commovente , stracciando ostentatmente il numero del telefono di George II The I.

-------------segue con:-------------
Casaubon85
FC , luglio 20, 2008 16:51

Questo invece il parere dello stesso forumista a riguardo del recente calo del prezzo del petrolio.
------------------------------------------------------------
Il calo del prezzo del petrolio di questa settimana ( - 10 % ) è inesistente , solo speculativo (cioè, scende il prezzo dei futures , anche per consentire le prese di beneficio).

Provocate dall'aumento di prezzo (di quasi il 50 % invece) dei mesi scorsi, esso pure solo speculativo, sui futures .

Come giustamente faceva notare qualcuno, le borse per la vendita di petrolio fisico in € e Rubli sono già operative, ma vendono poche decine di miliardi di barili all'anno. Ma il prezzo viene fatto e modificato dalle borse - esclusivamente in U$Dacci - che trattano i futures a trilioni di barili annui (che non esistono, ovviamente).

In queste condizioni , la spinta speculativa al rialzo non può che mantenersi ovviamente. Il problema , però, è che per riempire i serbatoi di un'automobile non si usa petrolio future , ma fisico ; il cui prezzo non è salito (sono contratti che durano mesi, non è chi si fanno a singola petroliera) . Il prezzo del petrolio fisico , a quanto mi è dato capire , è semplicemente bloccato ; cioè, nessuno ne vende più un barile.

Perchè devo privarmi di una risorsa (limitata, quindi esauribile) in cambio di U$D che oggi non mi servono (ne son abbondantemente fornito) , domani saranno inflazionatissimi (questo l'han capito pure i pinguini dell'Antartide) , per cui, quel che oggi non vendo a 147 (o 128, è uguaglio) U$D/barile, anno prossimo venderò a 300 ?

Mi conviene sempre e comunque differire la vendita , no ? Infatti , quando il
G8 o l'FMI suggeriscono all'OPEC di aumentare la produzione, quelli rispondono solo a pernacchie. (Rimarchevolmente idiota, in proposito, la proposta di Berlusconi per cui l'Europa dovrebbe imporre una moratoria sull'aumento dei prezzi).

Quelli il petrolio non lo vendono propio, che vuoi fare , prenderglielo con la forza ? (Con la Libia forse si potrebbe fare, ma noi importiamo soprattutto dalla Russia, potremmo avere problemi).

Che gli U$A credevano di aver risolto esportando la democrazia in Iraq e vorrebbero ulterrioremente risolvere esportandola pure in Iran , cosa che però, palesemente, desiderebbero ma non han la forza di fare.

------------Orbene, questo presunto forummista mi sembra mica male come analista, qualcuno sa ki sia ???

MAX_ALEX
isoladieden.wordpress.com
24
21 Lug 2008
alle 12:44

Pierluigi

@18 Cataldo sottoscrivo quello che dici sulla Repubblica, un giornale sempre piu Novella Duemila.

22
21 Lug 2008
alle 11:13

max

Deb e non hai comprato Repubblica di sabato!

c'era un articolone sul caro-greggio visto dalle compagnie aeree in cui si diceva che per far fronte a questo problema si vola con:    

il carburante contato a costo di atterrare urgentemente;        i ciccioni pagano due volte il prezzo del biglietto;       pubblicità ovunque e fusoliera pulita continuamente perchè aiuta a risparmiare gasolio; volare a quote che permettano di consumare meno.

io da cliente già al punto 1 sarei sceso a fare l'autostop

21
21 Lug 2008
alle 10:29

mamo

Si ma chi se li compra? Dopo le procedure di salvaguardia possono decidere quali titoli pagare e quali no.Se i titoli invece li butti nel cesso prima ,fai un grosso favore a quelli che li hanno solvibili e distribuisci una montagna di fregature per tutto il globo.Tra l' altro è perfettamente legale.

20
21 Lug 2008
alle 10:20

Cataldo

@ Mamo #8

la fec è un ibrido FED e SEC ?  :)
I due giganti non si sottometteranno alla FAS 140 aggiornata. La nazionalizzazione per via governativa, determina, molto semplicemente, che il costo del debito per gli USA salirà enormemente*. In pratica si crea un mercato parallelo di titoli che sono garantiti come certificati del tesoro, ma emessi a tassi molto maggiori. 

OT - Canada

Mi ero ripromesso di dare un occhio al Canada, come paese esportatore chiave degli USA, per classificare strategicamente il suo "rischio". Un occhio a questo blog, che offre interessanti spunti ed è facilmente leggibile.

* contrariamente alla parsimonia solita qui ci vuole un bold

 

19
21 Lug 2008
alle 09:58

paolo zamparutti

un anno fa il mio commercialista, amico di Prodi e ottimo professionista, liquidava i miei commenti sul petrolio e sul futuro dell'economia come sciocchezze.

sei mesi fa non liquidava più i discorsi, ma cercava di dimostrare che tutte  le mie (in realtà non mie, le leggevo qui e da altre parti eh xD) previsioni indovinate come caso, speculazione,bolla e soprattutto fatti temporanei.

ora è prossimo a diventare picchista.

chi è intelligente prima o poi si arrenderà ai dati di fatto, chi non lo è aspetta semplicemente l'illuminato di turno pronto a tranquillizarlo

18
21 Lug 2008
alle 09:22

Cataldo

Ho letto con stupore l'articolo di Repubblica, che tra le perle riportava anche uno Scalfari molto male informato sulla buffonata della monnezza napoletana.

Traggo la conclusione che il giornale non ha una linea sul problema fondamentale dei nostri giorni. Hanno Ricci che ha scritto cose via via più interessanti, sul petrolio, ma la cosa più importante da questi pubblicata (l'elementare considerazione che gli spot hanno regolarmente superato i futures nei prezzi finali) ha trovato spazio nelle brevissime di economia, mentre a questo articolo patetico hanno dato ampio spazio.

Fa tristezza vedere lo stato comatoso di quello che è stato un grande giornale. Sul tema abbiamo cercato, nel nostro piccolo, di dare ampia informazione  anche documentale, nel tempo, sul problema speculazione e sulle minacce reali, nel tentativo di avviare una discussione con degli azzimi di concretezza.

17
21 Lug 2008
alle 09:18

AndreaX

Il Sabato su rai1 vedete mai la trasmissione EasyDriver?, "cosa centra?" direte voi?, è presto detto: è un trasmissione che fa la recensione a due automobili scelte per ciascuna puntata, ebbene l'ultima puntata che automobili trattava?, una bella Ferrari ed una bella Maserati!, perfetto!, tanto tutti gli italiani possono comprarsi una Ferrari o una Maserati. Ma si dai, l'utilitaria solo quello sfigato di Fantozzi può andarsela a comprare, giusto?.

Ecco come stanno le cose, la TV continua a propinarci degli ideali di vita fatti solo di consumismo sfrenato, mentre tutto attorno a noi il mondo crolla...........

16
21 Lug 2008
alle 08:56

Cataldo

@ Aldo

Pensare che è uno dei pochi mammiferi selvatici che ancora si possono vedere in giro, grazie per la segnalazione, è più indicativo di quello che sembra a prima vista: stiamo perdendo il contatto con la realtà sempre più velocemente, l'esito sarà esiziale per le nuove generazioni. 

15
21 Lug 2008
alle 08:48

Cataldo

@ Coqui #12

Fugnoli inizia male,  e finisce peggio. La recessione è acclarata da moltissimi mesi, in USA e in gran parte della zona euro, purtroppo gli analisti mainstream non appprofondiscono questo elementare presupposto del quadro, se si fosse guardato, ad esempio, i grafici delle vendite al dettaglio degli ultimi 5 anni avrebbe scritto meglio ( e parlo di quelli con il deflattore ufficiale). Particolarmente fallace è l'analisi sulle reazioni dell'Iran, che sarebbero attribuite alla "fermezza" israeliana, mentre è  un dialogo con gli USA che dura dall'invasione dell'Iraq. Le scorte commerciali sono aumentate per il semplice motivo che gli acquisti per le riserve strategiche sono ai minimi (non sanno dove metterlo) ed i consumi sono diminuiti  più del previsto, anche se di poco. Sullo stato delle esportazioni USA su petrolio abbiamo fatto un quadro valido, sui numeri governativi,  che contraddice alla base quanto affermato dal citato. Cosi ad una prima  lettura penso che più che sforzarci noi di capire e lui che deve fare uno sforzo analitico sui dati di base.

14
21 Lug 2008
alle 02:05

Pierluigi

pero' anche Naomi Klein da tutta la colpa del prezzo del petrolio alla speculazione, dice che non c'e' nessun problema di supply-demand.... mah! boh?

13
21 Lug 2008
alle 01:55

Pierluigi

@10 interessantissimo il video di Naomi Klein. Bella tipa tosta. Ho comprato il suo libro "The Shock Doctrine" ma non ho ancora avuto il tempo di leggerlo.

12
21 Lug 2008
alle 01:19

Coqui

Ci sarebbe anche questo Fugnoli. Se qualcuno capisce tutto,può postare una traduzione semplice? :-) CRISI FINANZIARIA? NO, ECONOMICA di Alessandro Fugnoli  E’ il greggio ormai che muove il dollaro e non viceversa. Se non se ne ferma il rialzo, la recessione in Europa e America è inevitabile, le banche centrali non possono abbassare i tassi e la difesa del sistema diventa davvero difficile.

(WSI) – A ogni crisi rimaniamo affascinati dalle capacità di reazione del sistema quando l’acqua arriva alla gola. E’ come avere un pronto soccorso fantascientifico, dotato di personale qualificatissimo e altamente motivato, che dipende però da un ministro della sanità che fuma dalla mattina alla sera sostanze discutibili e trascura i suoi doveri più elementari come organizzare la prevenzione di massa dalle malattie più comuni.

Fannie e Freddie erano bombe atomiche vaganti da molti anni. Greenspan non perdeva occasione, ogni volta che andava in Congresso, per implorare che quei due mostri, se proprio andavano tenuti in piedi, venissero almeno ridimensionati. Niente da fare, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Arrivata l’acqua alla gola, però, la reazione è stata esemplare. Al punto da sfiorare il virtuosismo, come nel caso delle misure di sostegno tanto ampie quanto volutamente vaghe. Da uomo proveniente dai gironi infernali dei mercati, Paulson sa che se si indica una cifra precisa di sostegno gli short vanno subito a testarla per fare saltare il banco. Entusiasti e ammirati, i democratici applaudono il repubblicano Paulson.

Chi dice ancora che Fannie e Freddie possono saltare o, alternativamente, essere nazionalizzate e fare così saltare il bilancio pubblico e il dollaro o è short o è un provocatore alla Jim Rogers. I 5.3 trilioni di passività, nel caso estremo di nazionalizzazione, verrebbero bilanciati (quasi) totalmente da mutui o, alla peggio, da milioni di case. Lo sbilancio di quel "quasi" aumenterebbe il debito pubblico al massimo di uno o due punti percentuali, non di 50.

Quanto alle altre mine vaganti finanziarie, le banche d’investimento più fragili sono ora in terapia intensiva nell’eccellente pronto soccorso di cui abbiamo parlato. Quanto alle banche commerciali, le poche grandissime money center banks, a quanto dichiarato da Bernanke in febbraio, non falliranno e basta. Le altre 7mila e passa subiranno qualche perdita. L’Fdic che ne assicura parzialmente i depositi sostiene che le vittime saranno nell’ordine delle poche decine, molto meno delle centinaia che caddero nella crisi delle Savings and Loans all’inizio degli anni Novanta.

Probabilmente c’è un eccesso di ottimismo e un certo conflitto d’interesse in questa stima. E’ possibile un crisi di fiducia generalizzata e un bank run in stile ottocentesco? In teoria sì. La reazione a catena, inizialmente lenta e poi sempre più veloce, è partita (ma diciamo subito che verrà fermata in tempo). Si comincia con un analista che, dopo avere sonnecchiato qualche mese, riprende in mano i conti di una banca e annuncia al mondo che le cose non vanno molto bene e che si dovrà effettuare qualche svalutazione.

Il titolo inizia a scendere in modo fisiologico, ma poi arrivano gli short che lo fanno scendere ancora di più, facendo contemporaneamente notare che più il titolo scende e più difficile diventa la necessaria ricapitalizzazione della banca. La discesa del titolo induce la televisione locale a fare un servizio e a mandarlo nelle news della sera. La mattina dopo qualche depositante dai nervi fragili si presenta a chiudere il conto. La televisione locale lo intervista. Il giorno successivo la coda dei depositanti è più lunga e le immagini vanno sulle reti nazionali. A quel punto la banca è cotta e gli short possono passare all’obiettivo successivo. Se la reazione a catena non viene interrotta, il numero delle banche in difficoltà cresce in misura esponenziale. Non è necessariamente un complotto. Gli short fanno il loro lavoro ecologicamente utile, i media fanno il loro.

Poiché su alcune banche regionali l’acqua è arrivata non alla gola, ma al torace sì, ecco che si è avviata la reazione positiva, che verosimilmente salverà il sistema. Gli short vengono lasciati a piede libero, ma, metaforicamente, vengono accompagnati in ogni loro movimento da un pulmino della Sec con ampia dotazione di microfoni e telecamere. Il mercato e i suoi princìpi sono salvi, la banca, augurabilmente, anche.

La differenza tra reattività e proattività è molto evidente anche sul petrolio. Il greggio in questa fase è centrale. E’ il greggio ormai che muove il dollaro e non viceversa. Se non si ferma il rialzo la recessione in Europa e America è inevitabile, le banche centrali non possono abbassare i tassi e la difesa del sistema finanziario diventa davvero difficile.

Vediamo in questi giorni, da una parte, un lavoro alacre di preparazione di grossi cerotti da applicare sulla crisi energetica. Vediamo ancora, dall’altra, un sonno sereno e profondissimo sulle soluzioni strutturali di un problema potenzialmente esplosivo. In due giorni al Congresso Bernanke ha ricevuto una ventina di domande sul petrolio. Di queste ne abbiamo contate solo tre su come affrontare in modo strutturale il problema (che indebolisce progressivamente gli Stati Uniti non solo sul piano economico, ma anche strategico). Tutte le altre erano sulla speculazione.

I cerotti sono una legislazione che rende chiudibili d’autorità in qualsiasi momento gli short creati con swap Otc, un’Arabia Saudita che forza un po’ di più i suoi pozzi (è una pratica che a lungo andare li rovina) e magari (è solo un’ipotesi di fantasia) qualche carico in mezzo all’Atlantico spostato all’ultimo momento di destinazione da Rotterdam al Golfo del Messico per fare salire le scorte americane, le uniche che il mondo guarda e le uniche che spostano i prezzi nel breve termine. C’è poi il fatto più serio che il prezzo del petrolio e l’economia globale non ce la fanno più a crescere contemporaneamente. Nella gara a chi cede per primo rischiano di perdere entrambi e di afflosciarsi insieme.

Attenzione però. Bernanke ha detto che l’uno per cento di offerta di greggio in più (o di domanda in meno) fa scendere il prezzo del 10 per cento. L’uno per cento sono 850mila barili. La domanda mondiale non è scesa di così tanto. Anche in America, dove è scesa di più, si è ridimensionata solo la benzina, i distillati no. In Asia la domanda continua a salire. Questo significa che un secondo semestre di crescita vicina a zero in America ed Europa potrà fare scendere ulteriormente il prezzo, ma non appena ci saranno cenni di riaccelerazione, come forse in primavera, il greggio farà velocemente nuovi massimi.

Il petrolio fatica a scendere, come è noto, anche per l’Iran. L’Iran è reattivo come tutto ciò che è umano e la faccia scura di Israele sta producendo il miracolo di un dialogo diretto tra Washington e Teheran. L’Iran cercherà di tirare in lungo il più possibile per arrivare alla fine della presidenza Bush, ma dovrà davvero dare fondo a tutte le sue abilità diplomatiche. Nel breve avremo una confluenza di fattori positivi per i mercati. Il dialogo con l’Iran, il petrolio sotto controllo, qualche dato macro americano ancora positivo (eco dei rimborsi fiscali e di un secondo trimestre che alla fine è andato bene), l’allentarsi della pressione sui finanziari, gli short che si ricoprono, il dollaro che recupera, gli utili dell’America che esporta ancora una volta sorprendentemente positivi. E’ forse un tradable rally e molto probabilmente un fondo temporaneo che può durare qualche tempo.

Al di là di questo recupero, tuttavia, si prepara una fase difficile. Il Fondo Monetario dice che sta finendo la crisi finanziaria (dopo Fannie e Freddie sarà difficile trovare qualcosa di ancora più grosso e gli short dovranno accontentarsi delle banche regionali), ma inizia in compenso la crisi economica.

L’Europa è a crescita zero da tre mesi e ci resterà in sostanza per altri dodici. L’America, dal canto suo, avendo bruciato gli stimoli fiscali prima del previsto, avrà un terzo trimestre di transizione e un quarto a rischio di recessione. La Cina da sola non riuscirà a compensare il resto del mondo. In America si discute seriamente, in ambito accademico e di mercato, sulla necessità e ineluttabilità di una riduzione dei consumi dal 70 al 60 per cento del Pil, in modo da ricreare un 10 per cento di risparmio. E’ una trasformazione ampia e severa, che richiederà molti anni in cui la crescità sarà delegata in pratica alle sole esportazioni nette. Questo processo, di per sè già faticoso, sarà ancora più doloroso se sarà accompagnato da un petrolio in rialzo strutturale.

A un certo punto di questo processo il dollaro diventerà la valuta più interessante del mondo, ma nella prima fase dovrà mantenersi molto debole. Per l’Europa questo aggiustamento potrebbe significare il passaggio dal pareggio al passivo delle partite correnti, con rischi di deindustrializzazione nei settori più deboli. Se questo avverrà in un contesto di rincaro dei combustibili fossili l’intero apparato produttivo si troverà di fronte a una sfida gigantesca.

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11
21 Lug 2008
alle 01:10

Pierluigi

@7 Alessandro, rapidamente il prezzo tornerà a schizzare in alto verso nuovi record.

10
21 Lug 2008
alle 00:34

spocchioxocchio

Intervista a Naomi Klein

http://www.democracynow.org/2008/7/15/with_crises_in_fuel_food_housing

cliccate su real video stream

9
20 Lug 2008
alle 21:06

Giorgio

Ad oggi 20/7/2008:

Osservo pubblicità di Hammer sul gazzettino di Padova.

Osservo mio vicino di casa accendere condizionatore oltre ogni limite.

Osservo parrechie motociclette sfrecciare su e giù verso Castelfranco.

Mi osservo e mi vedo paranoico. Insonne e sudato. E che dire, tra poco nasce mia figlia....

In testa una canzone dei Marlene Kuntz, Uno. Troppo sensibile, troppo delicato, troppo fiacco. Ditemi che tutto ciò non è vero.

 Marlene Kuntz, Uno:

E' finita
E' finita
La nostra favola, è finita.
Semplice e tragico
è finita tutto qua.

Eri tu il mio amore la mia dolce metà
la nostra vita insieme un'armoniosa unicità.
Se penso a quelle cose che morranno perchè
non potremmo più condividerle
muoio anch'io.

8
20 Lug 2008
alle 20:58

mamo

Freddie & Fannie da venerdi sono sotto il security act 1933 e 1934 e devono consegnare alla fec tutti gli elenchi delle emissioni che a loro volta sono garantite dai titoli di stato.Vedono quelle che possono pagare e poi passano al safe harbour(ultima spiaggia)  e pagano solo i certificati del tesoro in mano ai residenti.In pratica una gran massa di dollari non esiste più nel mondo e il petrolio può anche scendere....

Per adesso sembra solo una minaccia ,ma vedremo se lo fanno quali saranno gli effetti. In ogni caso il prezzo del barile non è più così caldo.

7
20 Lug 2008
alle 20:41

Alessandro

Saluti, nell'ultima settimana il prezzo del petrolio ha fatto una brusca discesa quasi 20 dollari, secondo voi proseguirà questo trend o rapidamente il prezzo tornerà a schizzare in alto verso nuovi record? Qualcuno ha ipotizzato che il prezzo è sceso in maniera brusca per le pessime notizie sull'economia americana ma a me pare che l'eventuale riduzione di consumi negli Usa sia più che compensata dalla domanda dei paesi emergenti, quindi possiamo attribuire alla speculazione questo brusca discesa del prezzo del petrolio?

6
20 Lug 2008
alle 20:08

Fabio80s

Belle osservazioni Debora, non solo sull'articolo che hai letto ma anche quelle nei finale del tuo articolo!

Vado a comprarmi 100.000 euro di barili!!! (scherzo, magari potessi... forse una decina di barili al massimo :P)

5
20 Lug 2008
alle 19:37

Palomar

Forse han messo l'intervista firmata Odifreddi (sulla cui onestà non ho motivo di dubitare) a fianco, giusto per restituire un po' di serenità all'umana logica dei lettori più attenti… bah.

4
20 Lug 2008
alle 17:17

Aldo

Le tecniche di manipolazione tramite il linguaggio sono vecchie come il mondo e non dovrebbero più suscitare scalpore. Quel che è triste è che nonostante siano note e stranote ci sia sempre chi ci casca (né può essere diversamente: l'avvicendarsi delle generazioni fornisce anno per anno "carne fresca", ovvero gente priva d'esperienza e relativamente facile da gabbare almeno inizialmente). Certo, se si *insegnasse* fin da bambini la lettura critica il fenomeno sarebbe probabilmente meno marcato ma... tranquilli: non accadrà mai (ci provo ogni anno e posso testimoniare che la lettura critica interessa a una risibile minoranza dei ragazzini che incontro - troppa fatica sollecitare così duramente le sinapsi).

P.S. Nella prova nazionale dell'esame di stato conclusivo del primo ciclo di istruzione il ministero ha somministrato ai candidati una lettura finalizzata al rilevamento delle competenze linguistiche. In quella lettura il riccio era disinvoltamente definito un "roditore dei boschi". Già è grave che vengano scritte corbellerie simili in un testo d'esame (a meno che siano inserite per verificare se qualcuno le coglie, e non era questo il caso), ma ancor più grave è che NESSUNO, né tra gli esaminatori né tra gli studenti, si è accorto del fatto (nelle due scuole dove insegno, intendo). Tutti a fare le pulci a ballerini e poeti, ma del povero riccio roditore chi se ne frega?!?

3
20 Lug 2008
alle 16:19

Pinnettu

"Il mondo consuma sempre più petrolio e sottoterra se ne trova sempre meno. Tutto qui."

Ma guarda guarda. Eppure Livini su questa frase non fa una piega, non si prende neppure la briga di esaminarla."

è un classico...... Quando mi ritrovo a discutere su altri blog-forum, estranei al concetto di picco, ci fosse uno che di fronte ai dati venga colto dal dubbio. Mai!!!! Non uno che dica....acc..questa non la sapevo. Non li prendono proprio in considerazione, come se la cosa fosse irrilevante. Tu dici che sono già tre anni che la domanda supera l'offerta, e loro niente. Citi i problemi del mare del nord, e loro niente. Parli delle difficolta dei grandi giacimenti, e nulla.

E' sempre e solo un problema finanziario.

2
20 Lug 2008
alle 16:12

Lorenzo

Chi accusa la speculazione sui  future come causa dell'aumento dei prezzi del petrolio non ha evidentemente la più pallida idea di come questi funzionano oppure mente sapendo di mentire. In effetti i future non possono avere nessuna influenza sul prezzo del petrolio reale (prezzo spot) anche se il volume sui future fosse un milione di volte quello del petrolio reale.

E' un po' come se si dicesse che se io scommetto su una partita di calcio ne influenzo il risultato...

Leggete a riguardo:

http://krugman.blogs.nytimes.com/2008/06/23/speculative-nonsense-once-again/

1
20 Lug 2008
alle 15:07

Sandro kensan

Cerco "picco del petrolio" su google/blogserch e che trovo? un articolo di Debora Billi. Comunque ho visto che sul Messaggero è pubblicata una lettera dei lettori proprio sul picco e viene citato petrolio/blogosfere. Per trovare l'articolo cercate con google/news.

 Ritornando IT anche a me infastidiscono molto certi giornalisti e pare che siano molto comuni soprattutto nel mainstream, forse è per questo che è da molto che non compro giornali.

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