Uno sguardo dal picco
Qualcuno ha mai sentito parlare dei pozzi Bakken? Qualche mese fa, si suonarono trombe e campane negli USA: pozzi che avrebbero potuto produrre 3/4 miliardi di barili (dei 3/400 presenti) secondo l'US Geological Survey, da rivaleggiare con l'Alaska. E si trovano in Montana e in Nord Dakota.
E facili da estrarre, facili da distribuire: niente trivelle sotto chilometri di oceano o ghiaccio. Solo il Nord Dakota, lo scorso gennaio ha concesso ben 90 permessi a trivellare, arrivando a 425 pozzi. Insomma una festa, chiamata appunto il Bakken Oil Boom.
Però... c'è un però. La festa appare ahinoi già conclusa: per essere convenienti, i Bakken devono produrre con un prezzo del barile non inferiore ai 70$. Se scende, l'estrazione costa troppo e i pozzi si fermano. E il break-even è già stato toccato, molti investitori escono, la produzione rallenta.
Altri barili in meno sul mercato.
Che gli effetti finanziari della crisi non siano finiti nella finanza è un fatto, scritto nelle carte avvelenate dei contratti a scadere. Visto che c'è confusione sempre meglio volare bassi, il primo pensierino rasoterra è che gli strumenti che abbiamo usato per vedere la crisi che si avvicinava ora hanno perso, forse, importanza, cosi come le analisi di molti commentatori ormai trasudano di disperazione*. Restando al suolo c'è una analisi del dollar index di questi mesi che lascia a bocca aperta per le sue implicazioni. Questo rally sostenuto, che sembra non finire, è un segno di quanto sia grave la crisi, non è affatto positivo. Non si giustifica nemmeno alla luce dei condizionamenti di politica finanziaria internazionale, pur potenti in questa fase, a supporto del dollaro. La magnitudine e velocità della salita testimonia di una anomalia profonda, che sta generando effetti strutturali negativi che esploderanno prima di quanto si pensi. Il flusso principale sappiamo essere su titoli a breve, tre mesi per lo più, una massa enorme è dinamica, che sta risucchiando il panico gonfiandosi a dismisura. Tutto questo è molto pericoloso, sarebbe l'ultimo palloncino della giostra.
Giusta la notazione che vede la nave senza barra di comando: inflazione o deflazione, materie prime in rialzo o in ribasso, petrolio a 200 o a 10 $, dollaro in rafforzamento o in ribasso, case con valore in rialzo o in ribasso.
Questo è il sintomo del collasso. Non esistono più i legami che tenevano coeso il sistema, per così dire le mani forti sono divenute deboli, questo che inizia è "l'inverno del nostro scontento", il nostro Evo dopo il Postmoderno, buona fortuna friends...
a
per DEBORA :
facciamo un punto sul gas perchè l'uccellino mi ha detto che farsi la doccia fredda e mangiare cibi freddi potrebbe essere il primo grande cambiamento per qualche milione di europei ; ancora prima di perdere il lavoro e non poter pagare le bollette , potrebbero esserci sorprese di fornitura con ripercussioni diplomatiche e non voglio immaginare cos'altro... Al momento la situazione dei russi è a dir poco nera con Gazprom al tracollo industriale/finanziario e il picco evidentemente passato : http://www.energybulletin.net/image/uploads/38948/image024.gif
Va beh restano i vicini Algeria, Olanda, Norvegia, Libia... Ma anche loro non è che... Ecco... Facciamo un survey almeno sull'import italiano.
@12
La deflazione si ha se i prezzi calano perché la gente si tiene i (pochi) soldi e non compra. Sinora ciò non si è manifestato sui prezzi al consumo, ma occorre tempo. Io la vedo così:
Che cosa succederà in futuro? Nessuno lo sa con certezza. La salita del dollaro potrebbe fermarsi bruscamente se prevarrà la scarsa fiducia dei paesi creditori e la percezione che gli USA hanno esagerato oltre ogni limite stampando $. Però, con la crisi anche in Europa, Giappone, BRIC, il dollaro potrebbe rimanere forte ancora per molti anni.
Comunque, gli effetti del grande rientro dai fondi e dalle borse, e dei possibili fallimenti dovuti a impegni presi sui derivati secondo me devono ancora manifestarsi in pieno.
quello che sta succedendo non ha alcun senso, volete forse credere che i grandi manovratori non sapessero cosa sarebbe successo?Le analisi non contano piu' un C...o di niente. Spostiamo l'attenzione sugli scenari geopolitici e lì che bisogna capire cosa si muove veramente. Chi avrà la giusta intuizione sapra' cosa fare per salvarsi le chiappe.Stesso discorso vale per il petrolio non c'e' logica nel movimento dei prezzi .Qualcuno si e' fatto un idea dei prossimi eventi possibili? io no.
Qual è oggi il parametro di riferimento per calcolare l'inflazione o la deflazione? I valori della Borsa sono floating, l'indice della Borsa si misura rispetto al giorno prima, ma non si capisce se c'è o no un valore guida. L'Economia sembra navigare a vista.
La situazione economica/cambi/commodities è molto strana. Da una parte sembra ci sia una forte deflazione in atto, con crollo delle materie prime, petrolio e oro inclusi, e ritorno al dollaro come moneta rifugio.
Dall'altra, almeno per l'oro, non si riesce a trovare sul mercato il bene al prezzo delle borse. Per il petrolio non so, ma non sarei stupito che i contratti "veri", quelli delle grandi compagnie, siano fatti su prezzi slegati dalla borsa.
La deflazione sta facendo collassare anche l'economia: ad esempio il "Baltic Dry" index, che dà il prezzo dei noli per rinfuse tipo grano, carbone, minerali, è calato da 11500 del picco di giugno 2008 all'incredibile valore attuale di 1100: più del 90% in 5 mesi. Ci aspetta un Natale molto gramo, e un 2009 ancora peggiore!
Infine, una notizia potenzialmente esplosiva: sull'edizione cinese dell'organo del Partito Comunista Cinese un articolo in prima pagina scrive che gli USA hanno saccheggiato la ricchezza mondiale col dollaro, e ora è urgente trovare delle alternative (http://www.reuters.com/article/email/idUSTRE49N1XX20081024). Se alle parole seguiranno i fatti, ci aspetta anche una bella crisi del dollaro (che non necessariamente significa un aumento dell'Euro). Allacciamoci le cinture!
sento puzza di zolfo, non sarà che chi possiede pozzi ora se li tiene ben stretti tipo le puppe della gregoraci?
ciao Briatò
...e mi sono giocato il pass al billionaire
La recessione (che recessione non è) condurrà ad una regressione. Che il petrolio sia alla fine o meno non ha alcuna importanza. E' il meccanismo del consumismo che si sta ingrippando. Vi consiglio la lettura di un teorico della materia, Jean Baudrillard.
E se l'OPEC avesse diminuito l'offerta per il semplice motivo di non essere più in grado di raggiungere la solita produzione a causa del fatto che l'effettiva estrazione in alcuni siti non è ora più conveniente?
Più che di sovrapproduzione come ci fanno intendere, credo sia anche una problematica di carattere tecnico, non riusciranno più ad estrarre con tutta la facilità di prima.
In questo caso con il barile sotto i 60$, ci sarà un ulteriore taglio dell'offerta, e così via.
Se la recessione sarà molto lunga, si assisterá ad un assestamento del prezzo del barile, che lentamente tornerà a salire con una certa regolarità. E quello sará il momento peggiore.
Io non credo che ci sarà una "recessione" come la si intende normalmente. In una recessione normale l'impoverimento è unilaterale, si innesca un incremento delle sperequazione, parola entrata nel gergo comune ormai, e si crea un accentuato dislivello sociale che fa sì che l'economia (quella vera basata sulla produzione) continui a rullare. Vengono generati nuovi poveri e nuovi ricchi, durante una normale recessione. Dopo x anni, e magari qualche guerra, si tornava ad una condizione di nuovo equilibrio instabile. Questa non è una normale recessione, è una implosione di sistema. Le condizioni di ritorno all'equilibrio sembrano essere venute meno. Ciò è dovuto alla globalizzazione, che, attenzione, non è un'invenzione di Bush, è una situazione inevitabile creata dalla fine del vecchio mercatismo (negli ultimi 50 anni inteso soprattutto come lotta tra Comunismo e Capitalismo nel vecchio gioco dei contrappesi economici della Guerra Fredda) e dalla sempre maggiore efficienza delle tecnologie di produzione di massa, che hanno spalmato un surplus di beni di consumo su metà del pianeta. La rimanente parte di sfigati non conta niente in questo gioco al massacro economico, e passa assolutamente indisturbata attraverso la "recessione". Semplicemente non ha nulla da perdere. Non è, come ci vogliono far credere, la fine del mondo, è solo la fine di Monopoly. E se non è stavolta, sarà alla prossima crisi (di nervi).
@4 con la recessione in cui ci stiamo avviando, non credo che il petrolio tornerà a salire per un po', anzi probabilmente scenderà ancora di un 10-15%...
quello in bolletta intanto è aumentato...
e secondo voi il prezzo rimarrà basso ancora per molto? mah...
ho sentito che anche molte operazioni di estrazione di gas si stanno fermando, adesso che il gas naturale è sotto agli 8.5 $/MMBTU non sono più convenienti. E tante piattaforme offshore languono in un canile aspettando un padrone che se le pigli.
..e ieri un'altra banca fallita in usa, la Alpha bank in Georgia.
Fonte:fdic
Che fine ha fatto il petrolio Brasiliano?
non mi pare fosse economico.
la discesa dal picco può essere molto veloce
se cala la disponibilità di molte fonti per motivi economici
oltre al petrolio difficile , altre fonti FV ecc...
vengono fermate da un costo basso del petrolio attuale
come una Crisi potenzia l'altra.
alle 09:42
Cataldo
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Dimenticavo, qualcuno dica a Zampaglione che i titoli che hanno avuto una chiarificazione per Lehman sono solo una percentuale del montante conosciuto, l'unica cosa buona dell'"asta" fin'ora è che sono riusciti a tenerla in modo relativamente ordinato, ma la sua entità è esigua, ancora insufficente per essere positiva.