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Rifiuti: riciclaggio addio, c'è la crisi.

Giovedì 13 Novembre 2008, 12:44 in Risorse di

Crollano i prezzi delle materie prime. E tra le tante conseguenze di cui ci accorgiamo ogni giorno, ce ne sono di inaspettate.

Ad esempio, che il riciclaggio dei rifiuti sta andando fuori mercato. Lo riporta il Times:

Le aziende che raccolgono i rifiuti differenziati stanno finendo lo spazio per conservare la carta, le bottiglie di plastica e l'acciaio perché i prezzi sono così bassi da rendere invendibili i materiali (...) che ora non valgono più nulla. Il crollo dei prezzi è stato causato da una discesa della domanda per i materiali riciclati, specialmente dalla Cina, dove le industrie manifatturiere risentono della crisi economica.

Stuart Foster, di Recoup, racconta che il mix di plastiche si vendeva a 200 sterline a tonnellata, e in sole 4 settimane il prezzo è precipitato praticamente a zero.

In Inghilterra si progetta addirittura di stivare tutti questi rifiuti in basi militari abbandonate in attesa di tempi migliori. Il problema è paradossalmente esacerbato dal fatto che tutti i Comuni si stanno impegnando a fondo per la raccolta differenziata, aumentando a dismisura la quantità di rifiuti riciclabili ormai invendibili da dover sistemare da qualche parte.

A me sembra che il sistema stia rivelando tutte le sue assurdità: c'è ancora convenienza economica nel produrre e comprare plastica nuova, ma non ce ne è più per riciclare quella vecchia? Demenziale. In ogni caso, se la situazione è questa possiamo toglierci anche le residue illusioni di risolvere il problema rifiuti con la differenziata... non resta che sperare che lo stop sia momentaneo.

42
42 commenti
42
18 Dic 2009
alle 00:42

aldo cannavò

Ho brevettato un sistema di riciclo dei rifiuti solidi urbani che risolve a poco prezzo e senza inquinare, che consiste nell'incorporare i rifiuti in blocchi cementizi con misure e forme adattabili di volta in volta al loro impiego.Col mio sistema si potrebbe mettere in sicurezza i terreni franosi in tutta italia e risolvere in economia altre situazioni. Darò altri chiarimenti a chi ne sarà interessato.

41
18 Dic 2009
alle 00:29

aldo cannavò

rimane un ultimo sistema per risolvere la crisi rifiuti, a poco prezzo e senza inquinare. Incorporare i rifiuti urbani in blocchi di cemento con forme e misure adatte secondo l'impiego necessario. si potrebbero così mettere in sicurezza tutti i terreni franosi italiani con poca spesa e risolvere economicamente infiniti altri problemi. Spiegherò meglio, su richiesta il mio brevetto relativo. Aldo Cannavò - Genova

40
19 Nov 2008
alle 02:58

amedeo

mi occupo di raccollta differenziata da ventanni nell' azienda di famiglia, che si occupa di smaltimento e recupero<materiali riutilizzabili, visto l'andamento del mercato e i cali prezzi del mercato delle materie prime riutilizzbile penso che in pocho tempo la raccolta differenziata andrà a scomparire perchè le aziende come la mia non potrnno piu' coprire i costi di lavorazione e manodopera.

 

39
14 Nov 2008
alle 20:47

Paolo Marani

Fausto, è proprio così.

L'organico non sarebbe un rifiuto ma è contato nella RD dei comuni (incide fino al 40%), la carta non è un rifiuto ma è contato nella RD, i rifiuti industriali non sono generalmente contati nella RD, tranne quote di "assimilati" che rappresentano comunque fino al 30%.
Insomma, l'idea che ne traggo è che la RD serve a poco più che creare un indotto di lavoro e soldi per il gestore, da fare quindi al minore costo possibile (a cassonetti), mentre basterebbe una seria politica di compostaggio e di raccolta domiciliare delle frazioni più riciclabili per fare sparire il rifiuto urbano quasi completamente.

Il vero problema è il rifiuto industriale, che è quasi di un ordine di grandezza superiore, e che non è monitorato da alcuna RD

38
14 Nov 2008
alle 16:21

Surak 2.0

@37 fausto

Non è che l'articolo dell'Aspo sia il massimo della chiarezza (e non possono pretendere che uno si rifaccia tutta una serie di ricerche se si considerano "informazione"). Intanto credo che pochi considerino davvero un problema il rifiuto organico (lo mettono nei conteggi ma non è certo fonte d'inquinamento a meno di casi eccezionali) mentre li si parla di rifiuto urbano cosa che mi dà l'impressione che non si consideri quello industriale. Inoltre dà l'impressione che escluda la carta che é poi buona parte del rifiuto "imballaggio". Il tutto per trarre la conclusione che sia meglio la differenziazione.
Boh, mi sembra un articolo o strano o mal scritto

37
14 Nov 2008
alle 14:50

fausto

Bah. Allego una nota di Aspo sul pattume.

Per metalli, carta e vetro la differenziata esiste da decenni; era conveniente perfino col petrolio sotto i venti dollari. Rammento che la siderurgia italiana esiste ormai soprattutto grazie al ciclo del rottame. Le plastiche son difficili.

36
14 Nov 2008
alle 13:39

Alexhwoc

"Se non si costruiscono degli scalini gestibili per scendere dal piano attuale a quello futuro, dovremo fare l'analogo di buttarci da terzo piano. Senza materasso."

è quello che stanno facendo. Invece di usare le risorse disponibili per investire in una transizione da un sistema energetico basato sul petrolio (consumistico a ciclo aperto) ad un altro (rinnovabile a ciclo chiuso) , hanno speso lo spendibile per ostenere questo sistema insostenibile.

L' ipotesi di uso di alta tecnologia per compensare l' ammanco energetico in una situazione di crisi di energia e risorse è da escludere.

Si deve puntare su sistemi che richiedono elevata tecnica e semplice tecnologia.

Quindi si parla di sistemi di accumulo energetico meccanico o tramite lo sfruttamento del potenziale gravitazionale (es: centrali idroelettriche). Di produzione di energia e mezzo di macchine "termiche"

Tornando all' argomento in discussione: il sistema del riciclo dei materiali è qualcosa che va progettato IN PRINCIPIO. Durante lo sviluppo del prodotto e dei co-prodotti occorre tenere in conto anche la "riciclabilità". Cioè:

deve essere facilmente separabile nei suoi costituienti magari scegliendo di usare in esso parti termodegradabili che danno prodotti riusabili o smaltibili perchè biocompatibili

minimizzare l' approccio al monouso. Dove possibile usare vettori di conservazione e trasporto riutilizzabili più volte prima del loro riciclo

valutare il costo del prodotto non solo considerando la sua produzione ma anche il costo del suo smantellamento.

un prodotto , ove possibile, deve essere fatto per durare. Si devono definire i cicli di manutenzione. Quindi si identificano i pezzi che soffrono di maggior ricambio e si cerca di renderli facimente riciclabili.  

si devono minimizzare gli scarti e gli sprechi : si compra quello che serve. Usando distributori di liquidi ( alimentari e non) è possibile promuovere l' acquisto dello stretto necessario e allo stesso tempo si spingere all' uso di vettori di trasporto e conservazione di lunga durata

35
14 Nov 2008
alle 12:32

Phitio

In definitiva, la scelta migliore potrebbe essere quella di prepararsi, fisicamente e psicologicamente, ad una lunga nuotata in apnea.

Sarebbe a dire:

Pensare come inevitabile di perdere piu' della meta' dei propri beni, e forse la propria casa.

Pensare che sara' nell'ordine delle cose poter perdere il proprio lavoro,  e dover vivere in ristrettezze, arrangiandosi.

Pensare che potrebbe essere nell'ordine delle cose assistere al degrado irreversibile di tutti i servizi, dall' ordine pubblico all' igiene pubblica.

Non escludere dal proprio orizzonte la possibilta' di guerra, fame, malattie.

Non escludere la possibilita' di perdere amici o parenti in seguito a questi problemi. 

E' pura psicologia di guerra, mi rendo conto. Eppure, quando proietto la mia mente verso i prossimi 10 anni, e considero tutte quelle cose che so, osservo i trends per cosi' dire, non vedo molto di meglio di questo.

Tra 10 anni, il 2018, avremo probabilmente il 20% di petrolio in meno di adesso, questo perche' il declino dopo il picco sara' piu' rapido della salita prima del picco. In effetti, la salita e' stata eseguita in uno scenario abastanza ordinato. La discesa invece sara' contrassengata da traumi terribili. Credo che interi distretti produttivi energetici verranno semplicemente distrutti dalla lotta per impossessarsene, in base alla logica "se non posso averlo io, allora neanche tu". Vi ricordate o no i pozzi petroliferi dati alle fiamme dalle truppe di Saddam in ritirata, nel 1990 (prima guerra del golfo)? Vi dice niente sul futuro?

Secondo il rapporto Hirsch poi, ci vogliono 20 anni per una transizione economica da una sinfrastuttura energetica all'altra, con investimenti fortissimi. 10 sono insufficienti in ogni caso.

Non ci sono al momento nemmeno i sintomi di una intenzione reale di cambiamento. Solo chiacchiere, e vecchie politiche, tese  a cercare di perpetuare il presente ad ogni costo,  rimandare le decisioni, al massimo cercare di fare le stesse cose in forma "verde", ma sostanzialmente identiche a se stesse: uscire di casa, l'auto, l'ufficio, la fabbrica,il supermercato, le vacanze...

Se non si costruiscono degli scalini gestibili per scendere dal piano attuale a quello futuro, dovremo fare l'analogo di buttarci da terzo piano. Senza materasso.

34
14 Nov 2008
alle 12:01

Phitio

A quanto pare, c'e' un tale difetto fondamentale nel nostro modo di pensare, che anche le migliori intenzioni fanno cortocircuito.

Questo e' avvilente e terrificante al tempo stesso.

Mi fa pensare che la natura, in qualche sua nascosta legge sui sistemi complessi, abbia scritto che quando un sistema diventa troppo complesso ed insostenibile, QUALSIASI decisione presa al suo interno diventa  quella sbagliata, nel senso che non fa che contribuire alla semplificazione (disfacimento) dello stesso.

Ho come l'impressione che, come per chi viene preso in un gorgo, l'unica mossa valida ad un certo punto sia quella di nuotare al piu presto per andare verso il centro e venirne risucchiati, conservando le energie per  nuotare poi sott'acqua e sperare di tornare a galla abbastanza lontano.

Saluti 

33
14 Nov 2008
alle 12:00

Phitio

A quanto pare, c'e' un tale difetto fondamentale nel nostro modo di pensare, che anche le migliori intenzioni fanno cortocircuito.

Questo e' avvilente e terrificante al tempo stesso.

Mi fa pensare che la natura, in qualche sua nascosta legge sui sistemi complessi, abbia scritto che quando un sistema diventa troppo complesso ed insostenibile, QUALSIASI decisione presa al suo interno diventa  quella sbagliata, nel senso che non fa che contribuire alla semplificazione (disfacimento) dello stesso.

Ho come l'impressione che, come per chi viene preso in un gorgo, l'unica mossa valida ad un certo punto sia quella di nuotare al piu presto per andare verso il centro e venirne risucchiati, conservando le energie per  nuotare poi sott'acqua e sperare di tornare a galla abbastanza lontano.

Saluti 

32
14 Nov 2008
alle 11:39

Cataldo

@monica e Luca

Si, va molto bene, ed è un comparto attivo che dal 2003 è molto cresciuto, sia in patria che all'estero. Il problema è che adesso dopo la scuola "riformeranno" le forze armate. La corsa agli armamenti lanciata dagli USA negli ultimi anni ha spinto il settore in tutto il mondo.

31
14 Nov 2008
alle 10:26

Andrea.de

http://www.ft.com/cms/s/0/61708104-b1b3-11dd-b97a-0000779fd18c.html

"In a report, Wood Mackenzie, the industry consultant, concluded that only 30 of the 160 refining projects announced since 2005, which should be completed in the next two to seven years, would now go ahead."

30
13 Nov 2008
alle 23:00

Alexhwoc

Ricilare le plastiche è uno schifo perchè in commercio ci sono un sacco di polimeri di merda. Però dato che costa poco farli usano quelli.

Esistono plastiche molto stabili termicamente e chimicamente che possono essere riusate molte volte.

Il PVC è uno deti tanti polimeri alogenati da abolire ( considerando pure i suoi sotto prodotti)

 

I derivati del petrolio rappresentano meno del 10% del mercato petrolifero.  Il resto si brucia.

 

29
13 Nov 2008
alle 22:54

Alexhwoc

@25

Grazie di aver condiviso il tuo pensiero 

28
13 Nov 2008
alle 22:46

medo

( ... Caro Andrea come darti torto quando c'è qualcuno che sostiene ancora che "nel 2100 ci saranno computer coi nanotubi di cellulosa" ... )

27
13 Nov 2008
alle 22:43

medo

Sfatiamo il mito della plastica riciclata che bella

IN SINTESI

vi volevo ricordare che per riciclare la plastica la si "scalda molto" per riottenere una pappina che raffreddandosi ridiventa plastica. Poi ci sono gli scarti piu o meno tossici sia fumo che ceneri ed in ogni caso ad ogni ciclo si perde in media una percentuale che va OLTRE la metà del peso del prodotto originario. Quindi riciclare materie plastiche in generale NON è un riciclare infinito.

La bottiglia di plastica originaria nuova beh puo' essere riciclata non oltre tre o cinque volte a seconda della purezza del materiale , del compostaggio del CDR (quanto puro è il carico di ogni "scaldata" ovvero quanta plastica di un certo tipo c'è per calibrare la temperatura di cottura) e via via non rimane più nulla...

Poi chiamateli inceneritori o termovalorizzatori o macchine della morte... Come volete. Ma la plastica si fa da sempre cosi e finchè esisterà si farà cosi'. Poi ci sono paesi industrializzati con sistemi di filtraggio a camino e che vetrificano le ceneri per farne asfalto , etc. Ma hanno costi di esercizio folli e senza un mercato che usa plastiche di qualità , sono indotti a fare i furbi ed inquinare di piu per aver profitti lineari.

Chi vuole capire capisca. Al rifiuto che si avrà tra le mani bisogna pensarci prima di averlo fra le mani. Non comprandolo. E' complesso ma ci si riesce.

26
13 Nov 2008
alle 19:19

gianluca

puoi fare un riassunto quindi?

25
13 Nov 2008
alle 19:07

Andrea

Mai letto tante stupidaggini tutte insieme in cosi pochi commenti.

24
13 Nov 2008
alle 18:44

Alessio

Finche' si continuerà ad affrontare i problemi ambientali in termini monetari, non si andrà da nessuna parte. Si considera il denaro come fine a se' stesso, come se fosse una risorsa finita, non come un mezzo per soddisfare i bisogni della gente e misurare le reali capacità produttive/riproduttive del sistema. Non è un caso che i mezzi monetari in circolazione nel mondo capitalizzano 60 volte il valore reale del Pil, tralasciando ovviamente molti costi/bisogni di carattere ambientale e sociale. Questa alienazione nel denaro, che è in fondo l'essenza del neoliberismo economico, ha portato ad un gap tra produzione e potere d'acquisto dei consumatori(perchè il reale flusso monetario in circolazione corrisponde solo all'8% dei complessivi mezzi monetari), ad un sistema che vuole continuare a produrre con metodi arretrati, irrazionali, e piu' inquinanti. Questo succede soltanto perchè interessi precostituiti, e la loro ideologia, che è così diffusa nella società, hanno l'esigenza di conservare l'odierno paradigma economico/sociale, nel timore di qualsiasi cambiamento. Bisogna poi dire che l'attuale crisi economica, non dipende, come furbescamente qualcuno cerca di affermare, da dei limiti fisici, perchè questi ultimi sono e saranno semplicemente gli effetti del sistema che conosciamo.

23
13 Nov 2008
alle 17:49

Wiking78

Le nostre città di parlano di secoli di civiltà e di cultura ottenuti dall'uso e dal riuso di materie come pietra, marmo e legno. Dove c'è stata crisi (medioevo) abbiamo riusato quello che avevamo, quando le cose andavano bene abbiamo usato le cave e le miniere per estrarre. Ora il problema è diverso, nasce dalla cosapevolezza che non possiamo estrarre dalla natura tutto quello che vogliamo perchè c'è un limite finito. Riciclare, per quanto sia virtuoso sposta più il là nel tempo il problema della fine delle 'risorse', non la evita. Tra cento o duoecento anni che rimarrà da estrarre dal pianeta? E' possibile riciclare al 100% tutto quello che abbiamo estratto? NO, perlomeno perchè percentuali basse di materiali cmq si perderebbero nell'ambiente in densità talmente basse da non poterlo ricilicare. A parer mio l'unica via per progredire ed avere materiali per sostenere l'umanità è quello di puntare a materiali di origine biologica (legno, mais, cotone per intenderci) in combinazione con le nanotecnologie e nuovi materiali.

Nei computer del 2100 ci saranno ancora il rame e la plastica? Io penso più a un nano-tubi di cellulosa (magari copiati dal sistema linfatico del larice) e strutture in materiali biodegradabili. E dovrebbe durare un paio di generazioni come la cassapanca della nonna.

22
13 Nov 2008
alle 17:12

Omar B.

ti sei risposto da solo, intendevo che nessun singolo ragiona secondo schemi collettivi

 cmq suggerisco anche la via del "riuso", io la applico alle bottiglie in pet, che si comprano in qualche occasione (festicciole, natale ...) e le riuso per mesi sia per mettere l'acqua in frigo a freddarsi, per innaffiare(lo fa mia moglie, non ne so molto), per giocare (i bimbi), come contenitore generico di liquidi

21
13 Nov 2008
alle 16:58

Surak 2.0

19 Omar B.

Nessuno ragiona in termini di PIL? Dove sei stato negli ultimi 20 anni? Perchè mondo politico, banchieri, grandi istituti economici e tutti gli altri che in questi giorni stanno fallendo nonhanno fatto altro. Certo che poi il singolo industriale o cittadino ragiona per "tornaconto personale" ma è l'iniseme di quelo che fa il Pil se è monetario.
Eliminare gli imballaggi in modo assoluto sicuramente sarebbe scomodo oltre che poco igienico, ma con una tassazione intelligente si potrebbe benissimo spingere la gente ad acquistare il prodotto meno "imballato" invece c'è pure chi chiede incentivi alla "singola porzione". E questo senza rivoluzionare nulla, visto che ho già detto una volta di cosa sarebbe veramente risolutivo (e comodo)

 

20
13 Nov 2008
alle 16:57

M.Persico

2 cose:

- Parlo di quello che conosco, quindi posso fare l'esempio delle bottiglie di PETG (o plastica affine), per essere reciclate con successo devono essere tutte della stessa marca, altrimenti si perde il colore scelto per l'involucro. E questo e' comunque un grosso problema di marketing, in quanto per avere un colore univoco, dalla mescola di piu' bottiglie, l'unica e' utilizzare il nero. Quindi si preferisce il materiale nuovo che e' trasparente, e con una percentuale risibile di colorante prende il colore che si vuole.

- Esperienza personale, mio nonno e' preoccupato perche' i prezzi del rottame sono calati del 65-70%. 15 quintali d'acciao sono passati da 300 a 100€. Una bella botta in meno di 2 mesi. 

19
13 Nov 2008
alle 16:36

Omar B.

non sono daccordo debora

nessuno ragiona in termini di pil, ma solo di tornaconto personale

eliminare gli imballaggi sarebbe solo faticoso per molti, abituati alla comodità dell'usa e getta, darebbe grattacapi a chi produce questi imballaggi, ma mestieri ce ne sono tanti, perchè spendere per una cosa inutile? e poi spendere per il suo smaltimento? 

è uno dei tanti controsensi legati alla nostra pigrizia..

anche usare l'auto per fare poche centinaia di metri è un controsenso, certo, contribuisce al pil, ma ci sono molti modi più intelligenti per farlo

18
13 Nov 2008
alle 16:28

Surak 2.0

@16 Debora

Imporre delle tassazioni in modo tale da ridurre l'evoluzione di economie distorte non mi pare che sarebbe dittatoriale, ma anzi molto democratico. Il problema è che una volta che queste "industrie" (produzione e riciclaggio) nascono non significano solo PIL ma pure posti di lavoro e capitali (i quali usano i lavoratori come scudi umani) e difficilmente puoi metterci mano se non hai qualcosa di meglio da offrire in cambio. In piena crisi poi, non hai proprio nulla da offrire

@17 Omar B.

In realtà se i rifiuti si riducessero, credo, i costi del riciclaggio sarebbero spalmati su una scala molto minore e quindi sarebbe ancora meno conveniente. Probabile però che si potrebbe ridurre talmente tanto che questo "rifiuto" equivarrebbe alla percentuale persa anche nel migliore caso di riciclaggio possibile.

 

17
13 Nov 2008
alle 16:05

Omar B.

@15

 naturale che produrre meno rifiuti è meglio di ogni altra cosa,  come ridurre l'uso dell'auto è più efficace di qualsiasi tecnologia

 e poi eventualmente questi sono benefici che si sommano

  

16
13 Nov 2008
alle 16:03

Debora/Petrolio

Infatti surak. Se fosse per me renderei inutile la raccolta differenziata vietando per legge tutti gli imballaggi non indispensabili (il 90% probabilmente).

Ma è una roba dittatoriale che va contro il PIL, quindi teniamoci la monnezza.

15
13 Nov 2008
alle 15:59

Surak 2.0

@6 Janko

Non mi pare che il punto 1) cambi di una virgola il discorso.
L'industria si ritrova con uno "scarto" che può invece utilizzare
e lo fa in modo decisamente economico anche grazie al fatto che ci sono già tante infrastrutture apposite oltre che mercati ed abitudini e quantitativi in gioco.

I costi collettivi sonoe nromi basti pensare a tutta la struttura di raccolta che è messa in piedi per la differenziata, anche solo a titolo di occupazione di suolo pubblico, etc. Non parlo di giusto o sbagliato, ma faccio i semplci conti economici per cui il privato è sempre "ganzo" ed il pubblico inefficiente (per poi regalare soldi e servizi al privato).

Il riciclaggio perfetto ed economico vantaggioso era la riduzione della produzione degli eccessi (imballaggi, prodotti di bassa qualità, etc) ma questa che era la soluzione "semplice" avrebbe ucciso sul nascere il "business" del riciclaggio. Invece con sta storia della raccolta differenziata si sono arricchiti su lavoro gratuito.

 

 

14
13 Nov 2008
alle 15:54

Antonio na

Quando il tutto e' affidata alla disumana (nel senso che sfugge al nostro controllo) legge del profitto, quando l'economia e quello che facciamo non ha alcun senso, se non quello di accrescere il PIL, se in pratica non siamo noi a scegliere lo scopo delle nostre vite ma e' il Capitale, con le sue ferre leggi, capita anche questo.

http://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/00/patologieinvest.htm
13
13 Nov 2008
alle 15:54

Rossi Marco

Scusate, ma non capisco perchè bisogna smettere di fare la raccolta differenziata.. A parte essere un problema economico è proprio una scelta strategica per una migliore qualità di vita. Il riciclaggio serve a non avere prodotti in discarica e ad evitare la pessima pratica dell'utilizzo degli inceneritori.

12
13 Nov 2008
alle 15:48

gabibbo

guarda no mi stupisco, pensa che in liguria ci sono tutti i bellissimi cassonetti colorati per dividere la spazzatura in base al materiale. tutto bello peccato che poi prendono il contenuto di sti cassonetti e lo buttano tutto insieme perchè non ci sono centri di smaltimento dei rifiuti differenziati.questo è stato candidamente ammesso dalla sindaca di genova che però ha detto che per adesso in ogni caso è importante abituare i cittadini a fare la differenziata anche se alla fine ,nella pratica si butta tutto insieme...

 

CHE SCANDALO .ma perchè ci meritiamo sti politicanti che abbiamo fatto di male?

11
13 Nov 2008
alle 15:28

luca

@10 .. va che è una bomba :):):)

10
13 Nov 2008
alle 15:16

monica

OT. e l'industria bellica in italia come è messa? sta bene?

9
13 Nov 2008
alle 14:56

luca

napoli tornerà come prima ???? o + di prima ...

8
13 Nov 2008
alle 14:53

Omar B.

nel riciclaggio c'è un errore: è stato inteso come businnes in modo non-incentivante

mi spiego: fosse un businnes dove ci si guadagna a farlo allora tutti lo farebbero, e bene, a livelli da far impallidire chi oggi si vanta di farlo bene

invece è un businness perchè per legge si è stabilito che va fatto, quindi chi opera in quel settore ha guadagni garantiti per legge, gli utenti lo fanno per obbligo e i furbi risparmiano non facendolo - inoltre qualcuno nel settore si fa pagare per farlo e poi non lo fa....

 

7
13 Nov 2008
alle 14:46

riccardo

vedi che a napoli l'hanno sempre saputo!

6
13 Nov 2008
alle 14:36

Janko

> Surak: d'accordissimo sulle motivazioni della gente, ma sul resto i punti son due.

1. Quando parli di materie co-prodotte, suppongo tu intenda che il loro costo è già coperto da altri prodotti che han la stessa origine, ed in particolare ti riferisca alle materie plastiche (resine sintetiche) che son prodotte a partire dal petrolio. A parte la lavorazione supplementare di cui abbisognano per essere poste sul mercato (ma c'è certo anche per il riciclaggio), il loro ricavato non è trascurabile per la copertura del costo del petrolio, se non vi fosse i carburanti dovrebbero costare di più.

 2. I costi nascosti per la collettività son davvero consistenti proprio nell'assenza di riciclaggio, nella forma degli enormi costi di stoccaggio e gestione dei rifiuti (dove davvero si buttano anche i soldi). Anzi, il fatto che non siano contati, in quanto carico collettivo, è il motivo per cui possono essere competitivi i prodotti nuovi.

 

5
13 Nov 2008
alle 14:01

Omar B.

c'è anche da dire che la crisi dovrebbe ridurre il volume di rifiuti prodotti... 

4
13 Nov 2008
alle 13:37

Surak 2.0

E' demenziale se si smettesse di ascoltare gli pseudo ecologisti che di solito sono buoni a dire mezze verità e distorcendole a piacimento. La gente si muove solo per interesse (non necessariamente economico, ma è la stragrande maggioranza dei casi) e i prezzi delle materie prime "nuove" sono sempre stati più convenienti anche perchè spesso sono "co-prodotti" mentre quelli riciclati richiedono svariati passaggi di mano (quindi ricarichi e costi) che spesso hanno pure costi nascosti per la collettività. Il caro materie prime riduceva solamente questa differenza e tutto un insieme di leggi e leggine, oltre che incentivi etc, aveva creato un business che era abbastanza palese. Quando non si applica la soluzione più logica e semplice vuol dire che vi è un interesse dietro. Inutile stupirsi poi quando le cose vanno diversamente dal solito finiti i soldi da buttare

3
13 Nov 2008
alle 13:28

fausto

Marco, tranquillo: la tornerai a fare.

Il prezzo dei materiali di recupero è legato a quello dell'energia necessaria a sostituirli con un equivalente materiale nuovo. Il tonfo delle quotazioni dei combustibili (petrolio et similia) doveva obbligatoriamente forzare verso il basso i prezzi di plastiche, metalli, cereali, etc..

E' un fenomeno transitorio: come era insostenibile un petrolio a 150 dollari, così sono insostenibili quotazioni al lumicino, come quelle odierne.

Torneranno su. Ed è curioso osservare che queste instabilità di quotazione (parte integrante del picco) fanno più danni di un valor medio dei prezzi molto alto.

Il nostro è un sistema da buttare.

2
13 Nov 2008
alle 13:12

frank galvagno

Effetti patologici dell'economia, che è la scienza della comodità

1
13 Nov 2008
alle 13:08

marco

Bene,

da oggi fino a prova contraria, smetto di fare la differenziata.

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