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Abbiamo passato il picco... della domanda.

Lunedì 26 Gennaio 2009, 10:45 in Peak Oil di
barile2.jpg

C'è una concreta possibilità che la domanda di petrolio dei Paesi OCSE abbia raggiunto il picco. Peter Davies, capo economista BP.

Sempre più analisti condividono l'opinione che la domanda di petrolio USA abbia superato il picco nel 2007. La crisi dei mercati provocherà cadute della domanda non solo in USA, ma anche nel resto del mondo. Antoine Halff e Veronique Lashinski, analisti.

E' curioso come sia facile pronunciare la parola "picco" quando si tratta della domanda, e come sia faticoso, e mimetizzato da altri mille eufemismi, quando si tratta di produzione. Ma l'articolo del Financial Post non guarda in faccia nessuno ed enuncia anche l'altro fatidico concetto: Gli stessi mercati che si focalizzano sul restringimento della domanda cominciano ad incoraggiare un'altra visione altrettanto potente: che la produzione stia scomparendo ancora più velocemente di quanto la domanda sia in calo

Le due cose sono strettamente collegate, come andiamo dicendo da un po'. Il fatto che la domanda scenda, che diminuisca il consumo di petrolio su scala mondiale non significa che possiamo abbandonarci a balli per le strade perché il problema picco è rimandato a data da destinarsi.

La produzione mondiale potrebbe scendere di 20 milioni di barili al giorno nei prossimi tre anni se l'industria smette di investire nuovi capitali, che sia per nuovi progetti o per portare avanti i vecchi, perché il prezzo del barile è troppo basso. 

Paradossalmente, insomma, il prezzo a 140 dollari era la nostra migliore assicurazione per rimandare la crisi petrolifera. Stando così le cose, i giacimenti sono... abbandonati alla loro stessa depletion, nuda e cruda.

 

15
15 commenti
15
17 Apr 2010
alle 14:15

michele

Grande Gianni delpico si vede come sei totalmente ignorante sulla questione! Il tuo articolo e quel pregiudicato di Scaroni vanno contro la realtà, il barile non scenderà mai più a basso prezzo, il nuovo recupero sopra quota 80$ nè è una prova inconfutabile!

14
28 Gen 2009
alle 21:38

riccardo

è il baltic dry index

google ti trova una serie di link con grafici aggiornati... sta sempre a languire ai livelli di novembre...

un amico di una grossa azienda di trasporti nazionale mi dice inece che nelle ultime due settimane c'è un ulteriore drastico calo dell trasporto merci

13
27 Gen 2009
alle 21:56

Leonardo M.

Ricordo un articolo su questo blog sul crollo dell'indice che rappresenta il nolo per il traffico mondiale dei containers. Da più parti si parla di navi al largo delle coste cinesi in attesa di improbabili lettere di credito che non arrivano perchè le banche non hanno soldi. Non so quanto questo sia vero e quanto sia transitorio o strutturale, intanto vedo qualche difficoltà di riassortimento di prodotti dalla Cina sui banchi dei negozi. Se Debora continuasse a seguire l'argomento sarebbe di tutto interesse. Ci si chiede "la globalizzazione è finita?" per lo meno come l'abbiamo vista sinora, oppure tra pochi mesi il commercio internazionale riprenderà piano piano come prima (e quindi i consumi dei Paesi emergenti e la domanda di petrolio ricomincerà a salire)? Tutto questo avrà impatto sulla domanda globale che nel primo caso potrebbe avere veramente raggiunto il picco, ma nel secondo aver raggiunto solo un punto di massimo relativo.

12
27 Gen 2009
alle 11:50

Michele Bottari

Tutta questa inerzia nel far ripartire gli investimenti estrattivi non la vedo. Paradossalmente, potrebbe essere vero il contrario: se aspettiamo a estrarre la seconda metà del petrolio disponibile, quella più difficile, potremmo estrarla meglio in fututo in virtù di (presunte) nuove teconologie.

In ogni caso sono portato a ragionare in maniera molto più semplice: se estraiamo più petrolio, le riserve dureranno meno, e viceversa, e più aumenta il prezzo, più energia possiamo immettere per l'estrazione.

Speculazioni tecnologiche avverse a questa evidenza, ci portano lontano dalla verità.

11
26 Gen 2009
alle 19:42

Pinnettu

@ Cataldo

...."Alcuni flash, sul piano dell'offerta gli investimenti effettuati con le vacche grasse degli anni appena trascorsi non hanno prodotto (ancora?) un incremento della produzione significativo."......

Nel 2008 la produzione è comunque aumentata in maniera significativa. Anche se, a dire il vero, almeno i 3/4 dell'incremento è arrivato dal "crude". Insomma i petroli "difficili" non hanno dato un grosso contributo.

Nei giorni scorsi ho postato la situazione della produzione sul forum di crisis:

http://forum.crisis.blogosfere.it/viewtopic.php?f=5&t=937

10
26 Gen 2009
alle 19:31

Cataldo

OT - Segno dei tempi
La Svizzera fino ad aprile con la flebo pronta della banca centrale europea, che si somma agli accordi presi con la FED.

9
26 Gen 2009
alle 18:20

Alby

@4 il prezzo attuale non reggerà molto, nel frattempo millesimo dopo millesimo anche la benzina è tornata a toccare 1,10€/lt.

@8 ...Sara Palin avrà sbagliato bersaglio e invece di un cervo avrà preso a pallettonate un pozzo petrolifero ^_^

8
26 Gen 2009
alle 18:00

max

sto tornando ora a casa e vedo saipem +8% che è successo? guerra all'alaska?

 

7
26 Gen 2009
alle 17:51

Cataldo

@ Paolo B

L'equilibrio al momento è procrastinato, anche perchè la speculazione agisce sia al rialzo che al ribasso. Nei giorni passati abbiamo visto che il petrolio "ammericano" pagava 10 euro a quello di "Londra", segno che lo squilibrio è completo; ci sono ragioni contingenti per lo spread, ad iniziare dall'aumentato tasso di riduzione dei consumi in USA, ma anche azioni sul mercato cartaceo che abbiamo visto sgomitare anche sull'oro,  su Londra queste manovre trovano comprensibili difficoltà. La ragione di scambio è alterata, e l'alterazione è durata anche troppo, ci sono elementi sia nelle carte che nei fondamentali per confermare che in pochi mesi si arriverà vicino ai 70.

Su tutto grava l'ectoplasma del dollaro, che trova nutrimento dalla crisi per ora, se gli evocatori si distraggono o vengono meno per altri motivi, c'è l'alea di un brusco dissolvimento.

Alcuni flash, sul piano dell'offerta gli investimenti effettuati con le vacche grasse degli anni appena trascorsi non hanno prodotto (ancora?) un incremento della produzione significativo.
Quote di produzione, che erano crescenti, assorbite dai progetti ad alto costo ed eroei impalpabile ora si contrarranno.

Sul piano della domanda credo che sia tempo di verificare per bene il lato che ci interessa di più della riduzione dei consumi, che può essere inquadrato con il petrolio da importare, per i grandi consumatori-produttori  Cina ed USA l'equilibrio tra questi fattori è bifronte, stante il declino USA e l'espansione della produzione interna cinese. L'impatto sulle importazioni USA c'è stato, anche se non dirompente fino a novembre, con la chiusura dell'anno si farà un consuntivo. 

 

6
26 Gen 2009
alle 17:28

Lucio

Quoto Paolo B.

Evidentemente c'è chi pensa che il petrolio a quasi 150$/barile era una benedizione. Insomma della serie si stava meglio quando si stava peggio.

5
26 Gen 2009
alle 16:04

ioxcaso

Secondo me uno dei punti meno chiari e credibili, al volgo, della teoria del peak oil è proprio questo: perchè mai, si chiede l'homo qualunquis, dovrei temere il fatto che, a fronte di un minor consumo contingente della mia risorsa, in un momento futuro di maggior richiesta, non potrei andarmela a prendere là dove l'ho lasciata prima? Certo ci sarebbe una certa inerzia complessiva del sistema nel far ripartire investimenti e ricerca, ma tali investimenti, spinti dal prezzo corrente in rialzo, partirebbero comunque, o no?

Altro discorso è quello sulle alternative ( "rinnovabili" o meno): in questo caso è ovvio che un prezzo basso, dovuto ad una maggiore offerta e/o una minore richiesta, frena la ricerca di una qualunque "alternativa"... ricerca che, al rovesciamento delle condizioni di mercato, potrebbe ripartire, ma con modalità e urgenza che forse non ci metterebbero al riparo da un eventuale shock da carenza di risorsa...

4
26 Gen 2009
alle 14:46

Paolo B.

Vorrei vedere come sarebbe andata avanti la vita col petrolio a 140 $/b, col costo della vita alle stelle, con i prezzi dei carburanti proibitivi, con i costi di noleggio dei cargo sempre più alti, in definitiva, con la velocizzazione del crollo di questo paradigma economico.

90 $/b sarebbe un prezzo di equilibrio sia per il consumo che per gli investimenti in nuovi giacimenti, o nello sfruttamento di quelli esistenti e forse nelle rinnovabili.

Col prezzo attuale mi sa che ci stiamo giocando anche queste...

3
26 Gen 2009
alle 11:50

Andrea.de

Il problema é che la domanda cala in un periodo in cui la disoccupazione sale, quindi non per ristrutturazioni, ma per impossibilitá di consumare. Da un lato sará anche positivo, ma dall'altro mi sembra molto rischioso.

2
26 Gen 2009
alle 11:36

Pablo77

Ma che articolo è, sembra uno sketch di aldogiovanniegiacomo ...."ci sono 3 ordini di problemi..." Poi ne sono elencati due farlocchi, cioè in sostanza uno solo, la "qualità dei dati" (uahahahhahahaha) di cui non si prospetta soluzione.

Affari Italiani.... ma vava ...... :-D

1
26 Gen 2009
alle 11:10

gianni delpico

basta leggere questo articolo per capire tante cose ciao picconatori, una nuova era sta arrivando. quella del petrolio a basso costo e prezzo stabile.....addio energie rinnovabili, addio picconatori del picco

 

www.affaritaliani.it/economia/petrolio-new-deal-scaroni260109.html

 

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