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Ground zero Detroit.

Domenica 4 Gennaio 2009, 09:20 in Scenari di
detroitpackard.jpg

Nella foto,lo stabilimento automobilistico della Packard a Detroit, trasformato in dormitorio dai senzatetto.

Come sapete, sto seguendo appassionatamente le sorti di Detroit, città investita in pieno dalle conseguenze della crisi. Sul blog di Dmitri Orlov qualcuno la chiama "il ground zero" della situazione, ed effettivamente è così.

C'è un post molto significativo da un cittadino di Detroit, che racconta come in città sia addirittura diminuito il crimine per mancanza di cose da rubare, e che i detenuti a fine pena chiedono di restare in carcere piuttosto che uscire e trovarsi al freddo senza un tetto. Interi vicinati sono disabitati, ed il valore medio di una casa a Detroit è oggi di circa 18.000 dollari. Il 47,8% dei bambini vive sotto la soglia di povertà, un dato da terzo mondo.

E tutto ciò con le industrie automobilistiche bene o male ancora in funzione. Cosa succederà senza il bailout, se dovessero chiudere tutte insieme?

 

36
36 commenti
36
14 Gen 2009
alle 13:32

fausto

In questi giorni ho potuto fare qualche giro per negozi alla ricerca di pantaloni e camicie: solito folklore, roba bella sparita, scaffali pieni di immondizia improponibile e troppo costosa, finti saldi e così via.

Una cosa però era diversa: il grande magazzino specializzato in scarti e robette, fino ad un anno fa frequentato solo da immigrati, oggi è pieno di anziani italiani. La mappa della povertà cambia in fretta.

35
07 Gen 2009
alle 17:34

Aldo

No, Omar, non ho dati da proporre. Però sono convinto che l'Europa sia una realtà territoriale troppo vasta per poter essere considerata nel suo insieme. In altre parole, non è assolutamente detta che le merci possano continuar a circolare da una parte all'altra del suo territorio così come fanno ora, per cui ritengo che l'analisi sul grado di "autarchia in potenza" (quella in atto la ritengo utile per momenti molto particolari, ma sconveniente in condizioni "standard") vada effettuata sulle singole realtà locali.

Per "realtà locale" intendo ognuna di quelle realtà che stanno entro un ambito realistico di spostamento/trasporto non motorizzato -- diciamo tra i 50 e i 100 km a voler essere generosi. Per quanto riguarda l'Italia, sono CERTO che gli areali (intesi nei termini appena specificati) non autosufficienti neppure per quel che riguarda le necessità minime di sussistenza sono la maggioranza.

Anche considerando il territorio italiano come "unità locale" (ed è una vera e propria esagerazione, perché è un territorio troppo vasto) non si riesce a intravedere l'autosufficienza. Considera che ciascuno di noi, mediamente, ha al momento a disposizione appena 0,2 ha di territorio. In termini di autosufficienza, non ci arrivi neppure a metà febbraio... Se poi volessimo analizzare le singole realtà VERAMENTE locali, troveremmo situazioni ben peggiori (la maggioranza) affiancate ad altre sul filo del rasoio.

Un'ottima premessa per tensioni e scontri a non finire e in effetti, se ben ti guardi attorno, non è che siamo un popolo tanto affabile neppure adesso che di veri problemi di sussistenza non ne abbiamo. Figurati in caso di penuria cosa potrebbe succedere!

In caso di crollo dell'import, saremmo alla canna del gas. Anzi, neppure quella sarebbe un'opzione, poiché il gas dobbiamo importarlo.

P.S. In questo contesto, qual è la "soluzione" che ci viene proposta perfino dal nostro amatissimo (?) presidente? (discorso di fine anno) Accogliere allegramente i forestieri e vederli come preziose opportunità. Favorire e incentivare la natalità. Insomma, puntare ad un'ulteriore crescita. Ottimo, presidente: davvero acuto. Vien la tentazione di inviargli una busta non già con una pallottola, ma con una bella supposta di glicerina.

34
07 Gen 2009
alle 09:20

Omar B.

@aldo

il rapporto consumo/produzione medio per un americano è più alto (dati pre-crisi) di quello di un europeo, decisamente più alto (europa a 27)

intendevo insomma che in caso di crollo dell'import ce la passeremmo decisamente meglio noi di loro, se poi hai dati che dimostrano il contrario ben venga

33
06 Gen 2009
alle 21:07

medo

Francamente se Torino e Modena hanno puntato tutto sull'automobile , cioè cazzi loro. Sono 50 anni che "tra 50 anni" finirà il petrolio. Metti caso che fosse vero , quelle città si sono giocate tutto e percio' dal punto di vista biologico tutti coloro che hanno "creduto" a questo dovrebbero morire.

E' la specie animale e la benedetta giustizia di Natura che lo esige. Poi oh se si rimboccano le maniche e si piegano a coltivare la terra , ben venga , tutto di guadagnato.

32
06 Gen 2009
alle 20:35

Aldo

Omar B.: "[...] infine [l'Europa] è molto più autarchica"

Omar, non prendertela, ma questa mi pare davvero una grossa sciocchezza!

31
06 Gen 2009
alle 17:47

fausto

Divertimento GazpromLandia: i russi hanno cominciato a staccare le forniture di gas a tutti i loro clienti. Così nei prossimi giorni ricomincia il balletto sulle riserve di gas nostrane. Allegria.

Quanto a Detroit: mi vien da pensare a Torino ed a Modena, città concepite attorno all'automobile. Quanti schiaffi prenderemo. 

30
06 Gen 2009
alle 16:30

alessio spinelli

to denis:

alla panda nn ci avevo pensato....è più forte di me !! il mio eccessivo positivismo  che vedeva il  missile schiantarsi in solitaria senza recare danni alla comunità....anzi ....per la legge dei darwin arwads questo avrebbe portato all'eliminazione di un potenziale figlio idiota tra 20anni! quasi una manna dal cielo! devo imparare a tenere a freno questa mia vena di ottimismo! scusate   ;))))

29
06 Gen 2009
alle 15:16

denis

Grande Coqui! Tu che ne sai, la Jaguar utilizza gli iniettori di liquidità ad indice TZ con stop loss a Y?

@24 alessio, spero solo che non si schianti contro una Fiat Panda... (lo so che eri ironico)

28
06 Gen 2009
alle 13:37

alessio spinelli

@24

perfetto !!! con le nostre strade e i nostri limiti di velocità serviva proprio un'altro missile con 300cv che possa fare 250km orari(limitati)....... e se possibilie diamola subito in mano ad un bel 21enne così si spalma alla grande su un bel pilone della milano-bologna!

27
06 Gen 2009
alle 12:00

Coqui

Era ora, denis: da circa un secolo le case automobilistiche sono tra le prime corresponsabili del boicottaggio del trasporto pubblico, della proliferazione del suburbio e, direi, del proliferare di lavori pubblici con ovvio contorno di mazzette.

Andare a piedi farà bene all'ego ipertrofico degli americani e degli italiani, che hanno bisogno di riprendere familliarità con la terra. Mi spiace (ma solo un pochino) per quelli che si sobbarcano tre gradi di latitudine per portare la prole a Gardaland via autostrada... :-)

26
06 Gen 2009
alle 10:48

denis

Da un blog di finanza che leggo ogni tanto...

Chrysler praticamente fallita! 

Chrysler ha annunciato che le vendite di dicembre di auto sono state inferiori del 53% rispetto a un anno fa: 89,813 contro 191,423

Nessuna possibilità di salvataggio.... (nemmeno con bailout)

Detroit diverrà presto una città fantasma!!!!

Fonte: http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/

 

25
06 Gen 2009
alle 10:21

denis

La voglio la Jaguar diesel! :-)

Del resto... consuma poco meno della mia... Fiat Bravo 1900  TD 100 di 11 anni fa...

24
06 Gen 2009
alle 09:11

Coqui

Roma, 3 gen. (Adnkronos/Ign) – La Jaguar punta sul diesel ed amplia la gamma della XF con un motore a gasolio dA 3 litri, capace di 275 Cv e di una coppia massima di 600 Nm. Caratteristica fondamentale del nuovo V6 è l’adozione di due turbocompressori sequenziali montati in parallelo. Il turbocompressore primario, con girante a geometria variabile, è quello che attacca per primo e gestisce la maggior parte delle esigenze del motore. Un secondo turbo, a geometria fissa, più piccolo, entra in azione dai 2800 giri in poi ed attacca in 300 millisecondi, andando a coadiuvare l’azione del fratello maggiore. Questo schema di funzionamento è strutturato all’opposto di altri sistemi similari, che partono, quasi tutti, con il turbocompressore più piccolo. Il motore è estremamente leggero: le due testate, con quattro valvole per cilindro, sono realizzate in alluminio, mentre il blocco cilindri è in ghisa a grafite compatta (CGI). Accoppiata al cambio automatico a sei marce ZF, questa unità spinge la XF S ad una velocità massima, autolimitata, di 250 km/h, con un’accelerazione 0-100 coperta in 6,4 secondi. Il nuovo motore rispetta la normativa Euro VI e, stando ai dati della casa, garantisce consumi nell’ordine dei 6.8 litri per 100 km, su ciclo combinato.

23
06 Gen 2009
alle 08:56

Bernardo Mattiucci

Io conosco bene un esempio di zona agriola italiana ormai sterile. E' la piana del fucino, anticamente occupata da un lago naturale... poi prosciugato e convertito a colture intensive.

Oggi il terreno e' praticamente sterile e la produzione di ortaggi di qualsiasi genere e' affidato praticamente solo ai prodotti chimici.

Se lo si attraversa nel centro, l'odore tipico e quello di un laboratorio chimico nel quale non funziona il sistema di aspirazione dei fumi. Qualcosa di quasi tossico.

Eppure migliaia di persone continuano a coltivarlo, con costi altissimi e rese discrete.

E quest'anno, ma non solo, hanno avuto anche seri problemi con l'acqua!

22
05 Gen 2009
alle 19:56

Alessio

@Omar

Non si tratta di schemi ideali, io la filiera corta la faccio gia', aiutato anche con gli strumenti come internet, in modo da far combaciare perfettamente la domanda e l'offerta, senza sprechi(oggi invece, col cosidetto "libero mercato" si perde una quantita' di beni  equivalente al 10% dell'intero paniere dei generi alimentari). Io non ho mai detto che bisogna arbitrariamente imporre dei prezzi, io ho detto che il sistema della gestione e della sostenibilita' di molte risorse ambientali deve tener presente una certa "pianificazione"(poi che sia fatta da singoli o da collettivi non ha importanza)che guarda caso cozza con il cosidetto libero mercato. Per quanto riguarda l'agricoltura in Italia esistono molti terreni sterili, che vanno avanti soltanto grazie a dei dopanti, e molti altri inutilizzati. Sai quanti beni vengono prodotti senza tener presente il costo ambientale(ovvero l'impronta ecologica dell'attivita' umana), seguendo puramente la linea del cosidetto libero mercato, che è immediata e se ne frega della gestione razionale e sostenbile delle attivita' economiche e del loro peso sull'ecosistema ambientale? Vedi, la cosidetta impronta ecologica e la successiva pianificazione/gestione in maniera sostenbile e rinnovabile delle risorse, è palesemente in contrasto con le regole del mercato così come lo intendiamo oggi, e che si basano sul semplice "profitto" nominale espresso in denaro, omettendo il costo(reale) di una risorsa limitata e tendenzialmente "scarsa". Che poi il settore agricolo italiano e pure europeo è gia' "nazionalizzato"(infatti l'agricoltura, e non solo in Italia, riceve piu' trasferimenti dagli enti pubblici piu' di quanto poi restituisca come Pil), nel senso che la stragrande maggioranza delle aziende non riuscirebbe a stare nel "mercato" senza incentivi o sussidi. E' paradossale, lo so, ma si tratta di un sistema "nazionalizzato", che vive secondo le regole del "mercato", ovvero senza pianificazione per quanto riguarda l'impronta ambientale. Insomma, sa di I.r.i. l'agricoltura. Poi non sarebbe male anche diffondere e rendere pervasiva la produzione agricola, anche se paghiamo pesantemente dei forti errori fatti in passato: mi riferisco alla produzione agricola nelle citta', con orti, e piccole autoproduzioni(forni condominiali per il pane per esempio). Non vorrei sembrare velleitario, ma prova a pensare quanto riesce a produrre un vaso profondo 35-40 cm e vasto 2,5 mq. Provare per credere. Pomodori, melanzane e zucchine per tutta la stagione! E questi sono esempi micro, che si possono fare nel terrazzino, figuriamoci con dei veri orti condominiali. Purtroppo qua in Italia si sono fatte delle porcherie, delle scelte urbanistiche serializzate, pensate per accogliere dei semplici numeri. Come al solito i paesi scandinavi su questo fronte sono al top. Soltanto in Italia queste piccole cosette, ma che sommate potrebbero diventare importanti, vengono etichettate come "utopiste". Va be', speriamo bene. Ciao. 

 

21
05 Gen 2009
alle 18:05

Omar B.

@5

non l'ho mai creduto, so benissimo che una volta realizzato un impianto o un prodotto questo deve ripagarsi, e prima di essere sostituito o migliorato deve lavorare, del resto alcuni impianti industriali in giro per l'europa hanno qualche "pezzettino" tutto mio, insomma, non sono certo nuovo al settore

@17

bisognerebbe smettere di fare le cose secondo schemi ideali, altrimenti molte cose resteranno parole per sempre, e imporre i prezzi in base a principi non di mercato non ha mai funzionato, funzioan solo un'oculata tassazione (ma sempre in modo limitato) - bisogna far si che mercato ed ecologia si incontrino, la filiera cortizzima signica maggior margine per i produttori, maggior risparmio per i consumatori, è la via principale, la più naturale e la più vantaggiosa, e per attivarla basterebbe solo qualche piccolo incentivo

20
05 Gen 2009
alle 16:28

E.U.

L’Essere Umano “PATRIMONIO DELL’UMANITÀ”

«Ho deciso di spiegare ai miei simili perché chiedo loro di aiutarmi a far sì che L’UNESCO o LE NAZIONI UNITE dichiarino ufficialmente e solennemente l’essere umano “Patrimonio dell’Umanità”. Se ciò accadrà, come è accaduto per la Torre di Pisa o il Pantheon, l’essere umano diverrà intoccabile, inalterabile. Qualsiasi intervento dovrà tener conto che quando una realtà viene dichiarata “Patrimonio dell’umanità” diviene inalterabile. Così sparirà l’influenza malefica dei ruoli e delle professioni, ad esempio. E allora finalmente sì capirà e sarà evidente che non esistono gli operai, gli impiegati, i mariti, i Papi, i ragionieri, ma solo degli esseri umani costretti a fare l’operaio, il ragioniere, l’impiegato, il Papa, il marito etc. L’essere umano può esprimere a livello mondiale i propri diritti elementari e chiedere che vengano rispettati. Così mentre il diritto di un ragioniere si limita appunto all’essere ragioniere nove o dieci ore al giorno, avere un lavoro fisso che lo crocifigge alla propria assenza esistenziale, a farsi una moglie, magari anche un maschietto e una femminuccia e a svenarsi di lavoro per dare loro la sopravvivenza. Mentre il diritto di un Papa è di benedire dalla mattina alla sera e dire ogni tanto da una finestra o da un pulpito che bisogna perseguire la pace, mentre intanto mezzo mondo continua a uccidere, a distruggere, a lasciar morire ogni giorno 35.000 bambini di fame, e il diritto di un marito consiste nel rientrare straccamente la sera nell’alveo familiare, mangiare del cibo che forse non desidera, vedere i propri figli nel sonno o assenti, e magari consolandosi andando furtivamente a cercarsi una prostituta con la quale vivere il brivido di una minima diversità emozionale, i diritti dell’essere umano, cresciuto intatto sin dall’infanzia, è appunto il diritto a vivere, ad avere un numero infinito e crescente di amici, un territorio amoroso privo di confini, una creatività attiva e capace di testimoniare la propria unicità e soprattutto il diritto a conoscere il sapore dell’eternità, prima di lasciare il mondo all’evoluzione della vita. L’essere umano, nominato solennemente “Patrimonio dell’umanità”, troverebbe naturale che le strutture pubbliche del paese nel quale è nato si occupassero di lasciarlo crescere in pace fino a 18 anni, a procurargli quindi un’abitazione che lo renda indipendente dallo spazio familiare, un lavoro di breve durata quotidiana e la possibilità di conoscere il mondo. Uniamo dunque le nostre forze di alleati della vita per raggiungere lo scopo di far attribuire all’essere umano la qualifica di “Patrimonio dell’umanità” e vediamo se qualcuno avrà ancora il coraggio di affogare la dignità di questo capolavoro della natura che è appunto l’essere umano, in un oceano nerastro di petrolio e di potere». (Silvano Agosti)

19
05 Gen 2009
alle 13:57

Nio

Alle soluzioni ipotizzate ne manca una. La fine del capitalismo.

http://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/24/modello_dinamico_01.htm

A coloro che dimenticano che dopo Malthus c'e' stato Marx, suggerisco invece questo articolo:

http://www.quinterna.org/pubblicazioni/rivista/24/malthusianesimo_ricorrente.htm
18
05 Gen 2009
alle 12:47

listening

grazie gio, sempre molto gentile

17
05 Gen 2009
alle 11:54

Alessio

@ Bernardo Mattiucci

Ciao!

Certo, infatti l'impronta ecologica consiste nel registarare e programmare l'utilizzo delle risorse in base alla sua rinnovabilita', al tempo necessario per riprodurle, ed al costo ambientale; quindi si pone automaticamente come strumento che valorizza implicitamente la produzione locale. Purtroppo questo valore non viene considerato quando si stabilisce il prezzo nominale di un bene. Tuttavia in futuro questa determinazione dell'impatto ambientale, ed il calcolo di riproduzione/gestione sostenbile dei beni diventera' fondamentale. Alcune puntate fa su Report c'era una professoressa, mi pare dell'universita' di Bologna, che parlando appunto della cosidetta impronta ecologica diceva che gli italiani, allo stato attuale, consumano tre volte tanto quanto la natura(e mi riferisco sopratutto all'agricoltura)riesca a fornire. Infatti parlava della sterilita' di molti terreni agricoli, a causa di massicce concimazioni chimiche, che mantengono una soglia di produttivita' soltanto con concimazioni e trattamente sempre piu' invadenti. Bisognerebbe chiedersi fino a quando questa strategia potra' reggere.

Ciao!

16
05 Gen 2009
alle 11:33

gio_bass

Sempre grande linstening.....

15
05 Gen 2009
alle 10:32

home_generation

la crisi del '29 portò alle stelle fascismo e nazismo e pochi anni dopo fu guerra mondiale.

stranamente nessuno prende in considerazione un evento bellico mondiale considerando che in questa crisi le forze in gioco sono nettamente superiori agli anni '30 e doprattutto ci sono in ballo i vari picchi delle materie prime e una popolazione nettamente superiore.

ragionando sul passato viene da dire che un conflitto su scala mondiale è inevitabile con la differenza rispetto al passato che in questo momento non c'è una potenza positiva come lo erano gli USA di inzio '900.

14
05 Gen 2009
alle 00:12

listening

si tratta di inquinamento acustico ma se vuoi ci imbalsimi pure la chioma e ti ci zappi il salotto

13
05 Gen 2009
alle 00:03

Bernardo Mattiucci

@ 10 L'impronta non deve essere solo ecologica, ma anche e soprattutto SOSTENIBILE e LOCALIZZATA (cioe'... niente globalizzazione per i settori di base... cioe' di vitale importanza)!

@ 12 La musica crea e favorisce emozioni. E le emozioni sono energia. Ovviamente questa puo' essere positiva, quindi creatrice, o negativa, quindi distruttrice.
Io sento musica positiva... e quella che ho linkato mi rilassa...

L'altra che sento come un mantra e' "So Far Away" (Staind), colonna sonora dello splendido filmato qui linkato:

http://www.youtube.com/watch?v=Gy8-tcAQeSc

12
04 Gen 2009
alle 23:37

Surak 2.0

Non mi è chiaro...ma i complessi di Youtube citati devono essere considerati come esempi di inquinamento acustico, di alto consumo di balsamo per i capelli o di spreco di braccia sottratte all'agricoltura? ;-)

11
04 Gen 2009
alle 23:09

listening

renegade come il nomignolo che i servizi segreti hanno dato ad obama? le coriste comunque non sono male, fanno molto simple man: un problema, il cantante fa sfoggio di pallottole, che mi ricorda hamas saltellante, quindi per arrivare alle coriste devi impiegare l'aviazione. ora, se i s.l. sono l'ovulo dei metallica, come sganciare spermicida senza annientare il pubblico con le fiaccole?

10
04 Gen 2009
alle 23:09

Alessio

Mah, secondo me bisogna aspettare che si la crisi si manifesti in tutta la sua virulenza, ovvero fino all'azzeramento o quasi di tutti quei mezzi monetari che fino a qualche mese fa hanno gonfiato le borse di tutto il mondo. Inoltre c'è la questione dell'indebitamento enorme degli Stati Uniti, che nonostante tutto resta il maggior mercato di riferimento per la Cina ed in generale per l'officina industriale del sud-est asiatico. In caso di crisi spaventosa, la Cina puo' comunque tentare la carta di reindirizzare la produzione verso il mercato interno. Gli Stati Uniti invece rischiano invece un grosso ridimensionamento dei consumi(peraltro oggi sostenuti col debito) ed un' inflazione di dimensioni bibliche, dopo aver sperimentato un periodo di moderata deflazione. La stessa sorta spettera' a paesi in cui è predominante il capitale finanziario, come l'Inghilterra. Se non verra' seriamente regolato il mercato finanziario, con investimenti veramente indirizzati al settore produttivo, anche statali, e non verra' ridato potere d'acquisto ad ampie fasce della popolazione è impossibile che si verifichi una ripresa. Anche seguendo questa semplice ipotesi si rischia di avere una ripresa di breve durata, perchè subentreranno tanti picchi, da quello petrolifero a quello dell'acqua. Insomma, se non verra' presa in considerazione l'impronta ecologica delle attivita' economiche e se non ci sara' una riconversione/pianificazione della struttura economica e del modus vivendi, sara' davvero difficile poter parlare di "ripresa" o rinascita. Se poi questo declino avverra' in maniera drastica o lentamente, non ha importanza.

9
04 Gen 2009
alle 22:36

Bernardo Mattiucci

Io continuo a preferire questo genere...:

http://www.youtube.com/watch?v=sHQ_aTjXObs

...che, ovviamente... per chi non lo sapesse..., e' la colonna sonora del Film di Terence Hill "Renegade"!

 

8
04 Gen 2009
alle 22:11

listening

altro che detroit, io non riesco a staccarmi da repubblica, la bananiera, in questi giorni di gennaio. tra le banane di repubblica scelgo questa

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/donna-morta-liguria/donna-morta-liguria/donna-morta-liguria.html

e comunque stavo ascoltando questo rammaricandomi di non averlo richiesto alla dj nei miei momenti di picco di fine anno (perchè non lo metti? perchè sono scarsa, ha detto; sì furbina)

http://www.youtube.com/watch?v=eipuJPgHFZk 

7
04 Gen 2009
alle 20:50

Bernardo Mattiucci

In un periodo di crisi, quando le cose in cui hai creduto e sperato per una vita stanno per svanire sotto il tuo naso senza che tu possa farci niente, e' normale lanciarsi in previsioni piu' o meno realistiche.

Quelle descritte da Omar B. sono piu' che altro le proiezioni di un futuro che i rispettivi autori si augurano di "vivere" da qui a qualche anno. Non sono previsioni attendibili perche' pongono l'autore o la casta a cui fa parte l'autore, al centro del rinnovamento e come (piu' o meno) unico beneficiario del rinnovamento stesso.

Bisogna chiarire prima di tutto una cosa: non ci puo' essere ricrescita se prima non c'e' stata la stabilizzazione della crisi. E non puo' esserci la stabilizzazione della crisi se prima non c'e' stato il grande Tonfo!

E in questa crisi mondiale che stiamo vivendo il grande Tonfo non c'e' ancora stato!

Un assaggio lo riceveremo a meta' febbraio... ma riguardera' quasi esclusivamente gli Stati Uniti. Poi tocchera' all'Europa e poi alla Cina (o il contrario). E infine a tutto il resto del mondo!

Ma questo grande Tonfo impieghera' mesi per attuarsi... Seguira' poi una stabilizzazione della crisi della durata minima di un paio di anni... ma ci metterei la firma se si trattasse solo di 5! Infine la ricrescita.. la ripresa del tutto a livello mondiale.

Il tutto si sviluppera' lungo un periodo temporale di diversi anni, uno piu' terribile dell'altro, uno piu' critico dell'altro, uno piu' nero dell'altro.

Il "cosa" accadra' in questi anni, dipendera' essenzialmente da quali e quanti settori collasseranno contemporaneamente.

Questo collasso, nello specifico, verra' causato da una mancanza di liquidita' REALE che, di fatto, blocchera' i settori e li costringera' ad un rallentamento forzato della produzione. Tale rallentamento, poi, verrà accentuato dalla mancanza di materie prime e/o clienti finali.

La crisi, iniziata a macchia di leopardo, ora sta prendendo forma sempre piu' in quanto le varie "macchie" ora iniziano a fondersi tra di loro formandone altre via via piu' grosse. 

Cio' che sta accadendo a Detroit ne e' un valido esempio!

6
04 Gen 2009
alle 17:45

Brezzarossa

Su YouTube c'è del materiale a tal proposito, un esempio:

http://it.youtube.com/watch?v=T6WKMNmFsxM
5
04 Gen 2009
alle 15:28

Surak 2.0

@3 Omar B.

Continui a credere che "competitività tecnologica" e "industria" siano collegate. In realtà è da un pezzo che l'industria (buona parte) sta ponendo freni a molte tecnologie perchè non riesce a stargli dietro  (avendo necessità di speculare sull'investimento precedente fatto).

4
04 Gen 2009
alle 12:14

Alessandro

#3 Omar

La prima ipotesi è condivisibile e non credo sia un male assoluto.
La seconda è il nuovo American Dream ovvero appunto un sogno e come tale resterà.
La terza è la + sicura almeno in termini probabilistici e di come stanno veramente le cose.
Salvo follie e nuove disgrazie, l'Italia come al solito se la caverà abbastanza bene ma sarà pur sempre crisi. Il 2009 inoltre sarà l'esatto termometro della sua temperatura e ci dirà se sarà una lunga depressione o potremo vedere già dal 2010 sintomi di stabilizzazione e possibile riscrescita in futuro. Futuro ke cmq resterà critico x tutte le altre problematike all'orizzonte: Resource Peak, Climate Change, Sovrappolazione etc etc

MAX_ALEX
www.isoladieden.com

3
04 Gen 2009
alle 11:12

Omar B.

non conosco la situazione di detroit

so solo che l'industria automobilistica è il fulcro dell'intera industria, almeno ora, dunque le sorti dei giganti dell'auto non lasciano certo indifferenti altri settori

gli scenari futuri prospettati dalle persone più influenti sono tre

 

1) è la previsione di marchionne ( e a me sembra troppo idealistica) ovvero che le case automobilistiche mondiali si ritroveranno nel 2010 ad essere solo 6, con un gruppo americano, uno tedesco-europeo, uno giapponese, uno europeo (italia-francia ?) e due transcontinental: mi convince poco come cosa, se accadesse anche in parte non so se sarebbero di più i vantaggi che gli svantaggi, di certo a ciò ci si arriverebbe con una forte contrazione dell'uso dell'auto (positivo), ma il ridotto numero di protagonisti significherebbe meno occupazione, meno investimenti, meno ricerca, meno competitività tecnologica....

2)soluzione prevista dagli obamiani: crisi nera in tutto il mondo, ma USA più al riparo grazie a molteplici fattori, europa in crollo per assenza di una politica unitaria e per molte magagne finora nascoste, asia in difficoltà.... però poi dal 2010 rinascita cina-usa, praticamente estremizzando la situazione attuale di una dittatura produttrice e di una democrazia consumistica, il tuto esaltato dalla crisi nel resto del mondo... scenario quasi apocalittico per il globo, geniale per gli usa che da creatori della crisi diverebbero gli unici a guadagnarci in un accresciuta leadership, ci credo poco perchè mi sembra più plausibile il caso 3

3) tesi di un leader politico italiano che preferisce restare anonimo: crisi nera, ovviamente, ma in particolare in usa e cina, che non troveranno accordi complessivi di rilancio come nel punto 2, ma complessivamente entreranno in unaspirale negativa, sempre meno consumo in usa e sempre meno produzione in cina,il tutto aggravato da pesanti crisi politiche in entrambi i paesi, con scelte sempre più assurde(esempio sono i valzer sui bailout, ora promessi, poi negati, poi rigarantiti, poi destinanti ad altri, ai mercati tutto ciò porta oggi pesanti perdite, domani guadagni effimenri, ai licenziati non ridà lavoro); l'europa invece si salva maggiormente, visto che i pochi organi unitari con potere reale (bce, commissione) sono molto stabili, e i vari governi nazionali possono saltare, ma non tutti, c'è maggiore cansuetudine con l'intervento pubblico, infine è molto più autarchica

insomma, 

2
04 Gen 2009
alle 11:07

Karolina Teller

Americani in cerca dell'America? Il Sistema crollerà dovunque e non ci sarà più una America per nessuno.

1
04 Gen 2009
alle 10:52

Antonello

Ho letto il blog da te segnalato e c'è chi prevede il crollo degli USA per il 2010. Mi sà che tra qualche anno folle di americani affamati e disperati verranno da noi con dei barconi malmessi a cercare lavoro stile immigrati africani clandestini.

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