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Feb 09 4

E l'Arabia Saudita compra gasolio!

Pubblicato da Debora Billi alle 11:33 in Current Affairs


saudibenzina.JPGBeh è una notiziola, ma comunque un evento storico: l'Arabia Saudita ha firmato un accordo per comprare 3 milioni di barili di gasolio da una compagnia giapponese.

Finora il Regno arabo aveva comprato gasolio on the spot solo quando necessario, nella sua battaglia per l'autosufficienza nei carburanti. Pare che la battaglia al momento la stia perdendo... a causa dell'aumento della domanda sia per i motori diesel che costruiscono nuove infrastrutture, sia per la produzione di energia elettrica.

Insomma, un'ulteriore notizia che dimostra come la richiesta di carburanti in costante aumento nei Paesi petroliferi stia cominciando a creare problemi (vedi caso Iran).

 

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Commenti

1. AndreaX, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 12:46

altro che notiziola... e come se gli eschimesi comprassero frigoriferi

2. tulkas, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 12:59

naaaaa, come paragone non regge.

direi piuttosto che è come se gli eschimesi comprassero la granatina alla menta ...

:-))

3. Paolo Marani, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 13:11

Ma perchè mai comprerebbero petrolio e derivati, proprio loro, anzichè tagliare le esportazioni ed utilizzare quello che hanno già ? Ci trovo un profondo nonsenso in tutto questo. Non mi sembra che l'arabia saudita abbia insufficienti risorse di raffinazione del greggio. C'è qualcosa sotto, magari da domani cominciano a vendere acqua!

4. luca, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 13:54

@Paolo:

bisognerebbe vedere l'origine di quel gasolio (Diesel/D2 ?) per capire, visto che il petrolio/diesel saudita, all'origine, e' molto piu' sporco del petrolio/diesel russo, quindi bisogna aggiungere ulteriori costi di raffinazione alla tonnellata.

Cmq teniamo presente che 3 milioni di barili sono veramente uno sputo nei quantitativi scambiati mensilmente.

 

5. Bernardo Mattiucci, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 13:54

Forse perche' non sanno effettivamente dove prendere il petrolio?

Si mormora ormai da tempo che il petrolio saudita in realta' e' quello irakeno... :)

E forse al momento non hanno ancora le raffinerie per poter raffinare petrolio ricco di zolfo!

6. luca, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 14:03

@2  .. è come se gli usa si bombardassero da soli con le loro bombe :):):

7. Cataldo, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 14:26

Evidentemente il gasolio abbonda nei serbatoi di chi fornisce un mercato che ha visto crollare la produzione industriale, come quello Giapponese o Koreano.  Si muovono le navi e tutto il resto. In più le raffinerie della Itouchu hanno petrolio a buon mercato. Sicuramente c'è anche un aspetto da considerare sulla qualità del distillato, visto che è un contratto di un certo rilievo temporale penso che sia legato anche alla necessità di "tagliare" la produzione interna per entrare nei limiti di qualità.

Il business della raffinazione è indicativo del crinale che attraversiamo, qui si va molto insight nellarea di interesse.
Per chi avesse seguito le vicende Indiane della raffinazione, abbiamo visto come le scelte del governo siano in grado effettivamente di condizionare lo sviluppo, agendo sulla leva fiscale, tra le altre, qui un aggiornamento, che illustra la difficoltà delle decisioni nel settore, nello specifico di un progetto internazionale di rilievo. Un aspetto importante è che la nuova capacità di raffinazione è orientata ad assorbire una gamma di petroli molto ampia, questo elemento influenzerà una armonizzazione verso il basso nella quotazione dei greggi, specie se non si fermeranno gli investimenti in toto.

 

8. Paolo B., Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 15:14

A dimostrazione che si può avere tanto petrolio nel sottosuolo(???)  ma non la sufficiente capacità per raffinarlo.

Esiste anche un picco delle raffinerie nel mondo(la maggior parte obsoleta) per mancanza di capitali per costruirle mi pare, giusto?

9. Nicola, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 17:03

Bah, secondo me sono quei non-sense dell'economia per cui, ad esempio, in Giappone bevono acqua minerale italiana.

I costi di trasporto dei prodotti sono trooooooppo bassi!

10. ioxcaso, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 17:09

Io arabosaudita... :-) Ho tanto petroil sotto i piedi... fino a poco tempo fà mi bastava piantare una Bic a terra che subito avevo una bella fontanella di olio nero... Da qualche tempo non è più così però ne ho ancora tanto tanto da vendere a tutti voi... e continuo sempre a guadagnarci, e parecchio! Però ho bisogno anchio di un pò di benza e di nafta per far andare le Rolls e i trattori... Che faccio, mi metto a costruire raffinerie puzzolenti? Nooo... compro tutto già fatto dai miei amici ai quali ho venduto il grezzo... e ogni tanto mi conviene pure, perchè i miei amici, ogni tanto, fanno dei bei casini con la loro finanza creativa!! Però.. però... è da un bel pò che stò nel bissiniss.. ad averci pensato prima qualche bella raffineria ammericana me la sarei pure potuta comprare, tutta, chiavi in mano. E forse pure ora a prezzo di saldo visto che stanno con le pezze al c.... Ma mi conviene?

Mi converrebbe se e solo se sapessi quanto ancora ne ho, di oil, sotto le mie amate sabbie!!!

O no?

11. max, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 18:29

le raffinerie della Itouchu hanno petrolio a buon mercato e questo è risaputo però sulla questione nutro qualche dubbio. non è che c'è in ballo una sorta di oil for food nippo-saudita? chiaro che la crisi è dura per tutti 'indi occhio alle strategie... perchè se ho imparato qualcosa da sto blog è quello di non fidarmi mai delle apparenze e ricordarmi sempe che se uno crepa di fame c'è ne sono sempre due che godono come ricci.

12. Cataldo, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 19:00

@ max

Non ho capito il riferimento all'oil for food, ma di sicuro la contabilità attuale è che per ognuno che gode come un riccio ci sono almeno una dozzina che crepano di fame .

13. Cataldo, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 19:20

Sulla raffinazione Saudita una sintesi è qui . Che dire, c'è solo incertezza sui principali progetti di espansione della capacità di raffinazione. All'ingrosso direi che il supporto è maggiore in quei paesi che necessitano anche di strutturare una maggiore resilienza della catena di distribuzione interna, e delle riserve.

Vedendo le importazioni USA di petrolio che calano in modo meno che proporzionale al diminuito consumo interno è possibile che nel breve ci sia addirittura un USA esportatore di raffinati su vasta scala, il ragionamento è mitigato dal tasso di depletion interno in aumento, malgrado il "drill baby drill" indotto dai prezzi alti.

Allontanandosi dalle contingenze vediamo che la volatilità può incidere a lungo termine sulla capacità dell'offerta in molti modi, in primo luogo complicando oltremisura le valutazioni razionali degli attori.  La conferma di qualcosa che bene o male ci si aspettava, ma il senno "di prima" in questo caso aiuta come quello di poi :)

14. medo, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 19:27

1. BUSINESS AS USUAL + "STALLO" DEL RAFFINATO

Debora ma che notizia sarebbe ?? E poi perchè questo ulteriore scambietto dovrebbe dimostrare il grande collasso petrolifero saudita ? Quel che hanno comprato è una rimanenza di magazzino e per "chi sa le cose petrolifere" , sa anche che nessuna azienda petrolchimica assicura il raffinato oltre 6 mesi , ovvero quello che i sauditi hanno acquistato è un "last minute" a buonissimo prezzo. Poi sanno anche che fuori-garanzia il gasolio , il kerosene o le benzine stoccate anche con moderna tecnologia aumentano geometricamente la probabilità di stallare dopo i 12 mesi dalla raffinazione. E stallando e "gommificandosi" il carburante tipo lo puoi pure buttare (certo non credo che si possa stare li a raffinarlo ri-crackando i nuovi composti idrocarbonici creatisi).

QUESTO NON SIGNIFICA CHE I SAUDITI NON AVRANNO GROSSISSIME GRANE NELLA PRODUZIONE. Ci tengo a precisare.

Ma non è un qualcosa che è già dimostrato da tempo ?

Debora , se il tuo scopo è prendere ogni voce o notizia "oil" + "saudi" e confezionarla per creare una ri-dimostrazione pignola, beh che senso avrebbe ?

Possiamo stare sulle cifre , quando le avremo ? Possiamoi veramente parlare di consigli pratici sulla vita indipendente dall'auto ad esempio ? Con più assiduità ? Di esempi ne è pieno il web ! Forse facendo un poco di ordine salterebbero fuori dei post memorabili ed utilissimi !

2. ENI ALLA RISCOSSA

Intanto ENI trova 200 piedi di giacimento da estrarre nel Golfo del Messico (petro-denaro che fatturerà in Italia per il benessere del PIL italico e delle stock options del signor Scaroni) ed altri 300 piedi li trova sempre off-shore nel Mare del Nord (ma sti inglesi nemmeno l'hanno saputo trovare dappertutto? E poi si lamentano del loro primo grande default della storia..). Tutto cio' è bene : l'Italia sarà un paese di disoccupati ma la prima azienda italiana darà il pane ai suoi dipendenti ancora per una decina d'anni va'. Son contento, poteva andare peggio.  

15. Cataldo, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 19:44

Un aggiornamento del citato al #13 giace nel blog :) per i links.

In parole povere, in attesa di un eventuale ripescaggio, dei progetti esposti quelli rivolti all'esportazione sono "delayed", alcuni praticamente a tempo indefinito,  gli altri proseguono.

16. monica, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 19:48

 segue stralcio relazione semestrale 2008 nota raffineria italiana

Evoluzione prevedibile della gestione:
- Il rallentamento della crescita economica e il raddoppiamento dei prezzi del petrolio nell’ultimo anno hanno  portato ad una revisione al ribasso  della previsione di crescita della domanda di prodotti petroliferi.  Ciononostante, la crescita sostenuta delle economie emergenti e una certa difficoltà ad aumentare la  capacità produttiva, fanno prevedere un mercato dei prodotti sempre sotto pressione nel medio termine, in  particolare per i distillati medi.  
- La crescita della domanda di prodotti rimarrà concentrata nelle economie emergenti, con il 90% della  crescita suddiviso tra Asia, Sud America e Medio Oriente, a conferma delle migliorate condizioni di vita e  del conseguente incremento dell’uso di energia.
- I costi per investimenti nel settore della raffinazione sono sempre più elevati, pertanto i vari progetti in  corso subiranno inevitabilmente ritardi e molti di questi verranno messi in discussione viste le incertezze  sui ritorni.  
- In definitiva, sarà difficile per l’industria della raffinazione riuscire a soddisfare la crescente domanda di  distillati medi, domanda che pesa per oltre il 50% sulla domanda globale di prodotti petroliferi.
- Inoltre, la debolezza dell’economia Americana, unita al recente dibattito politico sull’efficienza energetica  negli USA, non potrà far altro che influenzare negativamente il mercato della benzina, già particolarmente  debole a causa di un eccesso di produzione enfatizzato anche dall’introduzione di biocarburanti quali  l’etanolo.  
- Anche il crack spread dell’olio combustibile continuerà ad essere particolarmente debole, a causa del  declino della domanda dovuto al maggiore utilizzo di combustibili a costo inferiore (carbone) e al maggiore  utilizzo di combustibili più puliti da parte dell’industria del trasporto marittimo.  
- Alla  luce  di  quanto  sopra,  lo  scenario  per  raffinerie  molto  sofisticate  (con  un’elevata  capacità  di  conversione) e orientate alla produzione di gasolio autotrazione (ULSD) si prevede continuare ad essere  favorevole. Il crack del diesel dovrebbe mantenersi al di sopra dei valori massimi storici grazie anche al  cambio di specifica, ovvero la riduzione del contenuto di zolfo a 10 parti per milione dall’1/1/2009.  
- Inoltre, il differenziale tra il prezzo del diesel e dell’olio combustibile è previsto mantenersi elevato con il  conseguente positivo impatto sul premio che Saras è in grado di ottenere sul margine di raffinazione  benchmark EMC.

Relativamente  al  segmento  Marketing,  continueremo  a  focalizzarci  sui  canali  di  vendita  a  più  alta  profittabilità, tra i quali i grandi supermercati e le stazioni di servizio prive di marchio.

Le previsioni vedono la domanda mondiale di carburante per trasporto in continua crescita, in  particolare il diesel continuerà ad essere il prodotto di riferimento anche nei prossimi anni. Tale  scenario lascia intravedere, come conseguenza, che i margini sul diesel continueranno ad essere  sostenuti.    La domanda di olio combustibile si stima in diminuzione, a causa di una minore richiesta per la  generazione di energia elettrica (dovuta al maggior utilizzo di gas, carbone ed allo sviluppo delle  fonti  rinnovabili)  ed  alle  nuove  specifiche  relative  alla  riduzione  del  contenuto  di  zolfo  nel  combustibile per navi (che gradualmente spingerà alla sostituzione dell’olio combustibile con il  gasolio).    In tale scenario, tutti gli investimenti finalizzati ad aumentare la conversione di olio combustibile in  diesel, genereranno ritorni importanti e sostenibili, grazie ad un ampliamento del differenziale di  prezzo tra diesel e olio combustibile.

17. Cataldo, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 20:01

@ monica #16

I costi per investimenti nel settore della raffinazione sono sempre più elevati

Uno dei progetti Sauditi più importanti ha raddoppiato il costo di previsione, in un singolo anno, nell'articolo citato al 13 # si stimavano 6 bd a gennaio 2008 che son diventati 12 bd nelle ultime news, intanto stanno fermi un giro e se ne riparla nel "second quarter" 2009.
Il collo di bottiglia del gasolio era ben noto, vediamo che cresce di significato col passare del tempo.

18. medo, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 20:45

Ah , Debora , poi visto che l'Arabia Saudita ha un deficit di bilancio pubblico solo sulle previsioni 2009 di 17 mld di dollari , semplicemente vogliono risparmiare comprando liquidi in liquidazione.

La crisi mica c'è solo per chi il petrolio lo consulma : http://domain-b.com/economy/worldeconomy/20081223_saudi_forecasts.html

19. Tello., Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 20:56

Ehi! Ehi, Medo!

Che cosa significa "stallare" e "gommificare".

Io ho duecento litri di benza in taniche.  

Si guasta?  E dopo quanto tempo? 

20. medo, Mercoledì 4 Febbraio 2009 ore 22:36

Che nessuno ha mai fatto dei test su carburanti (petrodiesel , benzine , kerosene) oltre i 24 mesi di conservazione. Ho visto un paio di tesi on-line su come usare certi additivi ma non danno risultati affidabili dopo i 16 mesi.

Il carburante ottenuto con la raffinazione del petrolio non è stabile in eterno ; la stabilità semmai è relativa al prodotto grezzo , prima della raffinazione , ma a particolari condizioni di temperatura e pressione oltre che di controllo del processo di ossidazione.

Nel carburante stoccato , che è materia inorganica attivata e ad alto potenziale energetico (MOMENTANEO) dal processo di raffinazione , avvengono procedimenti che ricombinano le molecole , fanno collassare le strutture idrocarboniche e creano una generale impurità dannosa anchein piccolissime percentuali , in generale il carburante anche conservato con additivi speciali ed a tutte le condizioni puo stallare perdendo la sua capacità calorica anche totalmente.

Nessuna compagnia garantisce lo stoccato dopo i 6 mesi (ed a patto che sia garantito a certe condizioni di pressione e temperatura, oltre che conservato a norma di legge, etc.) ; in generale qualsiasi raffinato va usato al massimo entro un paio di anni , i motori a scoppio "battono in testa" , hanno cali sensibilissimi di prestazioni e si danneggiano , la compressione del petrodiesel non avviene , etc.

"Andare in stallo" significa non essere più un carburante al potere calorico e carburante come lo si è fatto uscire dalla raffineria. Ovvero i carburanti sono MOMENTANEAMENTE ATTIVI. Che il momento duri giorni o mesi , nel mondo "business as usual" non è mai importato , tranne forse durante la seconda guerra mondiale dove spesso i motori (già spesso non "a punto") grippavano per scarsa qualità degli olii lubrificanti o battevano in testa per uso di carburanti "scarsi" con danni alle parti meccaniche , etc.

Per tutte queste ragioni è assolutamente una follia conservare quantità di carburante calcolando il proprio consumo tra 5 o 20 anni (leggo in giro sul web che anche in Europa molti pazzi si fanno fare preventivi per cisterne da piazzare nelle proprie proprietà , una pura follia). 

Se uno c'ha la terra meglio investire su come coltivare l'orto in maniera naturale (e senza attrezzi o prodotti chimici di ogni sorta).

I tuoi 200 litri sono una barzelletta, non certo uno stoccaggio di emergenza o sopravvivenza. Che ripeto : potrebbe riservare sorprese. Per stoccaggi (max 18 mesi) , i problemi minori li danno il kerosene ed il gasolio , per le benzine c'è anche il discorso ossidativo e di evaporazione... Meglio prevedere 9 mesi.

21. Cataldo, Giovedì 5 Febbraio 2009 ore 11:29

OT molto ot

I medici "devono" denunciare i clandestini. Oggi sono i clandestini, domani ..., il diritto alla salute non può essere condizionato. Sono provvedimenti che solo in apparenza sembra che non tolgano dei diritti a noi, ma la storia ci insegna che non è cosi. Quando si comincia a mettere mano su questioni fondamentali, come l'accesso alle strutture sanitarie di base,  bisogna un po svegliarsi.

22. Thomas, Giovedì 5 Febbraio 2009 ore 14:36

Balzano i sussidi a 626.000 e triplica la produttività rispetto l'atteso........c'è qualcosa che non mi torna...!!!

23. Thomas, Giovedì 5 Febbraio 2009 ore 14:42

poi leggo: produttività migliore dal 2003...!!!

24. Aldo, Giovedì 5 Febbraio 2009 ore 18:51

Quest'estate m'è capitato di verificare empiricamente ho quanto descrive Medo: nei carburatori della mia moto, lasciata ferma per 9 anni, la benzina si è trasformata in una specie di collante verdazzurro (nonostante si trattasse in origine di benzina super, rossa) dall'odore soffocante che ha "grippato" la valvola dei carburatori. Per sbloccare il tutto dissolvendo quella schifosissima sostanza e poter aprire i carburatori ho dovuto usare un solvente molto aggressivo (benzina avio) infiltrandolo attraverso il foro d'ingresso del cavo di trazione e lasciandolo agire per un paio d'ore. Neppure l'acquaragia s'è dimostrata in grado di dissolvere quella porcheria!

25. Aldo, Giovedì 5 Febbraio 2009 ore 18:52

Errata corrige: da "verificare empiricamente ho quanto" rimuovere "ho".

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