Uno sguardo dal picco
Ci perdonerà, la nostra "compagnia di bandiera" petrolifera, se cogliamo l'occasione per uno scooppino tutto italiano: l'ENI ha sospeso le operazioni del suo primo progetto in Alaska.
Si tratta del giacimento offshore di Nikaitchuq, con riserve stimate di 180 milioni di barili. I pozzi sono 70, l'avvio del progetto risale appena al gennaio 2008 e sarebbe dovuto entrare in produzione al termine di quest'anno. Invece, stop.
Il motivo è presto detto: prezzo del barile crollato, difficile situazione economica. Ma non si abbandona, e si spera di riaprire il discorso il prossimo anno.
Ma l'ENI non è l'unica. Come abbiamo più volte qui sottolineato, con la crisi del credito e il prezzo così basso sono molti i progetti che si fermano. A cominciare dai tanto decantati giacimenti brasiliani, che pareva dovessero salvare il mondo dalla catastrofe, per finire con un altro big, l'Arabia Saudita, che sta rallentando l'attività estrattiva fino ad un 20% alla fine del 2009.
Qualcuno parla di peak artificiale. E i peak artificiali, si sa, hanno la brutta abitudine di rivelarsi reali: ovvero è molto difficile, in seguito, risalire...
Ed in tutto questo casino, il consumo petrolifero ha accusato una flessione si, ma scarsina.
Questo vuol dire che la depletion avanza a passo di carica, indifferente ai problemi finanziari. Fra qualche anno, ci accorgeremo che anche rimettendo a regime tutto quello che abbiamo messo on hold adesso, la produzione non supererà quella dell'anno scorso(oppure quello prima). La depletion intanto andrà avanti a tromba. Il picco di estrazione ormai è consolidato, e ogni anno trascorso lo rende piu' solido.
Saluti
Nikaitchuq non è che l'ultima mazzata causata dal crollo del prezzo. il buon leonardo maugeri, almeno, ci aveva azzeccato.
@Medo: mi spiace contraddirti ma in questo momento va male anche per i recuperatori (sia sfasciacarrozze che rottamari c he recupartori della plastica): il crollo delle materie prime si riflette anche sulle materie prime secondarie ottenute dai rifiuti. Per dirne una il polipropilene da recupero è crollato da 3-400 €/tonn a 150-100 €/tonn. Fateci caso, le associazioni benefiche non raccolgono più i tappi di plastica, non si pagano neanche la raccolta.
@ Astroganga, #2:
Sì, sono proprio 180 milioni di barili. Ma estraendone 40000 al giorno si va avanti più di dieci anni...
la teoria del picco non si può applicare fuori degli USA.
Quando il prezzo del petrolio scende troppo non si investe creando le condizioni per una sua crescita viceversa se costa troppo .....
Infatti il limite che dice hubbert e' sia fisico che economico.
Fisicamente siamo messi male per il futuro
economicamenteabbiamo le pezze al culo nel presente
Per il resto concordo in pieno con il commento 5
Fermarsi è facile Ripartire ...
il picco rischia di presentare una discesa piuttosto brusca
poi magari le cause economiche mascherano o aggravano anche le cause geologiche
A 40 $/b non si investe una mazza in nuovi giacimenti per cui non è credibile che il prezzo del crude rimanga a tale livello ancora per molto.
Per cui mi sembra probabile un rialzo nei prossimi mesi fino ai 60-70 $/b; oltre, le già traballanti economie dei paesi consumatori non potrebbero sopportarlo mentre quelle dei paesi produttori(che dipendono da queste ultime ovviamente) crollerebbero di conseguenza.
In sostanza galleggeremo in piena fase di plateau ancora per un pochino di tempo(la vera incognita) prima dell'inizio del vero declino petrolifero.
E la recessione va...
OT : situazione banche e paesi dell'est, intervista a Giulietto Chiesa
180 milioni di barili mi sembrano un po' pochini: nemmeno tre giorni di consumo ai ritmi odierni. Siamo sicuri del dato?
Avevo letto non so più dove che erano "field" facili questi di Nikaitchuq (anche se le quantità sono scarsine) per questo infatti in solo una ventina di mesi potevano entrare in produzione.
Invece sotto i 50 dollari , niente : non si parte. Secondo me allora non è una questione di costo di estrazione , ma proprio che se "non ci guadagnano tanto" qua non rischia più nessuno nemmeno se i progetti sono a mega-credito di imposta statunitense e la manodopera a costo fisso da un decennio...
Qui veramente si è davanti non tanto e non più al problema geologico ma al ben più compromettente problema socio-economico e tutto questo genera come giustamente detto nel post un "acutissimo picco artificiale". Tempi d'oro per gli sfascia-carrozze specializzati nell'estrarre materiali preziosi dalle auto , in Italia il parco circolante è di 39 milioni di veicoli............ Sai quanti metalli (certo : se il loro prezzo risalisse non sarebbe male) ?
alle 15:21
Aldo
A quando una "bella" guerra più o meno globale (magari con connotati da guerra civile, più che da conflitto internazionale)? Perché se i problemi sono reali e non costruiti ad arte per specularci su, temo proprio che lì si andrà a finire. Sempre che quel che ci ha insegnato il passato valga ancora anche nel presente, e non vedo ragioni per dubitarne.
P.S. Sia ben chiaro: il mio non è un auspicio, ma un timore.