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Quando ho comprato una piccola stufa a legna per la casetta al paese, fior di espertoni mi hanno tormentato conti alla mano, onde dimostrare la mia personale obsolescenza. "Ancora con le stufe a legna? Ma guarda che hanno inventato i pellets! Ha ha!" Si sa, le donne. Che ne sanno di potere calorifico, efficienza, combustione?
Ho sempre guardato i pellets come si guarda un biglietto da tre dollari. Non mi garbava anzitutto di rendermi schiava di un mercato a me ignoto, trovarmi in balìa di rialzi di prezzo ingiustificati o, peggio, legati alla moda del momento e a qualche furbo speculatore. Inoltre perché utilizzare un prodotto industriale là dove il prodotto naturale sortiva quasi lo stesso effetto? Tutti sembrano credere che i pellets siano solo del sano legno tecnologicamente pressato et voilà, ecco un carburante miracoloso. Non mi sono mai fidata.
Purtroppo, e succede persino con i formaggi, ogni produzione in cui c'è manipolazione è esposta al pericolo del riciclaggio rifiuti. Chi istintivamente "non si fida" è in genere considerato un ingenuotto che non conosce il processo industriale, il fatto che "ma è impossibile che...", finché non succede qualcosa che dà ragione all'ingenuotto.
E solo ora si scopre che i pellets "ma è solo legna pressata! ha ha!" hanno in realtà misteriosa provenienza e ancora più misteriosi ingredienti. Prodotti in oscure fabbriche dell'Est europeo, importati da chissachi, sono perfino radioattivi. "Probabilmente è colpa dell'inquinamento limitrofo alla fabbrica", inventa la TV: molto più probabilmente, invece, nei pellets hanno trovato l'ennesimo modo per riciclare rifiuti speciali. Triturati in mezzo a tutto, impacchettati, spediti in tutta Europa, e bruciati poco a poco nei camini degli ignari cittadini. Una volta scrissi che i termovalorizzatori siamo noi, e non è mai stato così vero.
L'ingenuotta qui presente si tiene la sua "ignoranza tecnologica" e continua a preferire il basic. Dal cibo in poi.
(Nella foto: il pellets ottenuto dalla sana legnuccia dell'alberello. Manca solo la farfallina che svolazza. Chi è l'ingenuotta, adesso?)







1. Paolo B., Lunedì 15 Giugno 2009 ore 15:41
Hai tutta l'aria di chi si è tolto il sassolino dalla scarpa :-).
Comunque anch'io ho sempre guardato il pellet con molto sospetto tanto è vero che non ho mai pensato di comprarmi una stufa che lo utilizzasse.
Un termoventilatore che utilizzo molto parsimoniosamente e l'isolamento termico delle pareti perimetrali interne mi aiutano ad affrontare il prima e dopo il periodo di accensione dei termosifoni, almeno fino a quando Medvedev(o Putin) o Gheddafi avranno metano da darci.
Dopo si vedrà...
2. felis, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 15:53
Stamattina ho diffuso una dichiarazione proprio su questo! :P
Il sequestro avvenuto in tutta Italia (ben 30 tonnellate solo a Cagliari) del pellet radioattivo proveniente dalla Lituania deve tornare a farci riflettere sugli effetti a lungo termine dell'energia nucleare, come di molte altre pratiche industriali e militari. È infatti evidente come tecnologie e produzioni che lascino, o rischino di lasciare, residui radioattivi o chimici, rappresentano tante bombe ad orologeria che in tempi di crisi sarà sempre più difficile controllare. Queste pratiche devono essere abbandonate il prima possibile, non essendo capaci di controllare le esternalità prodotte, che come sempre ricadono sulla collettività e sull'ambiente naturale.
Il danno d'immagine è ancora maggiore andando a gettare un'ombra inquietante su un combustile alternativo o comunque più sostenibile dei tradizionali impianti a gasolio, a cui molti cittadini si stanno rivolgendo con la giusta convinzione di abbattare consumi ed inquinamento. Il primo consiglio che si può dare è quello di accettare di spendere non di più, ma il giusto, andando a cercare un prodotto locale e certificato: si sostiene la produzione forestale nazionale e regionale, si rispamia sui costi di trasporto e si incentivano le buone pratiche.
Su queste importazioni, è evidente che la sola provenienza comunitaria non si è dimostrata una garanzia sufficiente a tutela dei cittadini. Non occorrono protezionismi ma certificazioni obbligatorie, che vadano a tutela dell'ambiente, delle salute e dei diritti del lavoratori come dei consumatori, qualunque sia il paese di provenienza. Per non andare lontano, si auspuca a breve l'ingresso nell'Unione Europea anche dei paesi balcanici, in cui l'uranio impoverito, residuo dei bombardamenti della NATO nel Cossovo, potrebbe dare origine a problemi simili in molti prodotti.
3. Andrea.de, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 16:22
Giá 4 anni fa un operatore del settore "legno" mi ha messo in guardia sul prezzo dei pellets, in particolare mi diceva di stare attento perché produttori dell'est europa tritavano vecchi mobili, o comunque materiale trattato con solventi che, se bruciati,... beh se bruciati capite bene che effetto possono avere.
4. Alberto, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 16:27
Solo alcuni spunti di riflessione prima di ragionare di pancia.
- Non e' dato sapere di che quantita' di materiale radioattivo stiamo parlando ne la sua attivita'.
- Qual'e' l'uomo comune che in seguito a pellet che brucia male lo porta in un laboratorio di analisi a cercare qualcosa (?). Avete la minima idea dei costi di un analisi alla cieca?
- Qual'e' il laboratorio di analisi che si mette a cercare materiali radioattivi in un prodotto biologico (inteso come ricavato da scarti biologici)? Ma soprattutto poi si mette a tastare tutti i radioisotopi per trovare il cesio?
- Gia' mi aspetto tutti gli altri produttori dire.. solo noi abbiamo quello ipercertificato bla bla e te lo vendono a 4 euro al pacco.
5. Andreax, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 16:28
Quando ho sentito la notizia gia mi immaginavo i commenti su questo forum... comunque a parte tutto non ho parole, tranne una:
VERGOGNA
6. Alberto, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 16:30
Ah.. aggiungo.. non ho stufa a pellet.
7. Surak 2.0, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 16:39
Emh...se volevano far sparire legalmente eventuali rifiuti radioattivi gli bastava aggiungere più segatura nella mescola et voilà, non staremmo a fare questi discorsi.
Anzi, volendo basta che uno metta una manciata di quei pallets con 4 di quelle "nella soglia" ed ottieni lo stesso effetto.
Questa storia mi sembra piuttosto risibile.
Non che non ci sia stato un problema, dato che la legge stabilisce un limite ed è stato superato ma non è certo il caso di farsi troppi scenari fantascientifici.
Il cesio 137 può essere accumulato sia per le centrali nucleari che per test atomici che per incidenti di fabbrica in cui si usi il Cesio.
Quanto all'aspetto economico...sicuramente non è il massimo della convenienza e il gas lo batte...però poi c'è bisogno dei gasdotti. E questo se importiamo legno da altri Paesi se invece puntiamo all'autarchia...allora incomincerete a vedere molte stufe a pallets nelle discariche poichè il costo sarà ben più alto.
Insomma...un'altra "ecosoluzione" da combattere? Che poi di "eco" aveva ben poco pure prima visto che il fumo di legna è cancerogeno e non è certo il Cesio a farne la differenza.
8. Surak 2.0, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 16:41
Pellet ovviamente
9. Alby, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 17:04
@7: /se volevano far sparire legalmente eventuali rifiuti radioattivi gli bastava aggiungere più segatura nella mescola et voilà, non staremmo a fare questi discorsi./
ROTFL: se ne metti molta di quella buona il vantaggio economico di riciclare materiale di scarto e inquinante va a farsi benedire.
Questo sia che lo faccia il grossista sia che lo faccia l'utente finale.
10. francesco, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 17:32
Qualcuno conosce le caratteristiche delle stufe combinate legna/pellets ?
11. aven, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 18:24
Ancora una volta non concordo. Pur avendo la stufa a legna e non essendo interessato al pellet per le giuste ragioni esposte sui prezzi che non controlliamo noi, sono dell'avviso che non lo userebbero mai per smistare rifiuti radioattivi di proposito. Prima di tutto perchè trasportare roba radioattiva significa contaminare un intera filiera (e i controlli ci sono e con la radioattività si risale facilmente alla fonte), e poi perchè se lo dovessero fare si sarebbero limitati a mercati dove il controllo non c'è....
12. Gabriele M., Lunedì 15 Giugno 2009 ore 18:51
@11
E quindi ? Cosa mai sarà successo ?
13. Gianni Comoretto, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 19:25
Ho un vago sospetto. Da quelle parti quanche anno fa di cesio radioattive ce n'era parecchio. E' entrato nella biomassa e ora ce lo cucchiamo.
MI sa che ritiro fuori ed olio il mio geiger (costruito allora).
14. Surak 2.0, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 19:44
@9 Alby
Di che scenario stai parlando? Perchè se non ci si mette d'accordo su quello, uno dice "sono le 3" e l'altro "piove".
L'unica possibilità realistica volontaria è che i produttori sapessero che il legname iniziale era con alte concentrazioni di Cesio ed abbiano comprato tale legname a basso prezzo rispetto al legname "pulito"( e stiamo parlando di scarti).
Quindi il produttore, per esempio, compra 1000 q di legname contaminato e se ha una vendita di 5000 q gli basta mescolare quei 1000 q con altri 4000 puliti e abbassa la percentuale facendola rientrare nei parametri legali guadagnando la differenza sui 1000 q. Se invece ha una vendita minore, gli bastava smaltirla in più anni. Dato che il produttore è uno dei più grossi, non doveva essere difficile farlo e senza mettersi a rischio.
Più facile che in realtà semplicemente nessuno si è posto il dubbio di analizzare il legname originario (qualcuno ha mai visto un taglialegna con il contatore geiger?) e che sia stata solo una svista.
La parte sull'utente finale non mi è chiara
@11 Aven
Sottoscrivo in pieno
15. Paolo Marani, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 20:15
questo è un rischio comune di tutti, dico TUTTI i prodotti che a causa della globalizzazione, per mantenere bassi i prezzi, provengono da paesi sconosciuti e lontani. Non c'è trasparenza nei pellet quanto non c'è nei formaggi industriali, nei cordon-bleu (utilizzanti tipicamente pollo non adatto ad essere venduto sfuso) ed in generale qualsiasi cosa prodotta in modo industriale.
Qualche controllo in più, in ciò che le industrie producono, non farebbe male, non è vero ?
Da domani, tutti a schifare il pellet, ma tutti a comprare la mozzarella d'importazione...
16. Pippo, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 20:54
Ma Surak, tu che sei così esperto di nucleare e radiazioni mi fai questi ragionamenti così sciocchi?
Con la radioattività c'è poco da nascondere. E possibilissimo risalire indietro in tutta la filiera seguendo le evidenti tracce tipo pollicino e trovare il mascalzone che ha messo rifiuti radiativi nella macchina. Se c'è stato dolo è stato fatto da qualcuno che non aveva idea di cosa stesse facendo.
Più semplicemente il legnamene proveniva da zone ancora contaminate da Chernobyl.
P.S. Per l'economicità del pellet ti sbagli di grosso, è molto più conveniente del gas, ma la legna è ancora più conveniente.
(per ora)
17. aven, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 21:35
Ma qualche chernobyl!! Si parla di lituania, mica ucraina... chernobyl è "leggermente" lontano e se avesse contaminato una zona così lontana allora tutto il legname di mezza europa dovrebbe esserlo...
La Lituania ha centrali nucleari anche lei... se c'è stata perdita o dolo proverrà da lì.... o vi è più facile pensare che arrivi da 1000km più giù? Mah...
18. Greciudd, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 21:35
L'ideale sarebbe un impianto di riscaldamento geotermico oppure se siamo in condominio:
fotovoltaico (minieolico ecc..) + riscaldamento elettrico ad irraggiamento Cadif (o altra marca)
http://www.aspoitalia.it/blog/nte/2009/04/04/il-riscaldamento-elettrico-della-casa/
19. Debora/Petrolio, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 21:37
Paolo, non facciamoci illusioni. Le schifezze non vengono solo dai Paesi lontani.
Se leggi il post (linkato) sui formaggi ti accorgi che il mix di monnezza lo facevano grandi aziende italiane, e la stessa cosa per lo scandalo delle uova marce nelle industrie dolciarie... sempre italiane.
Per tacere dell'olio di semi colorato e spacciato come extravergine, ancora e sempre qui da noi. O delle navi che sversano rifiuti tossici italiani al largo della Somalia.
Illudersi che "comprare italiano" ci metta al riparo dalle sòle va bene giusto al tiggì.
Insomma: se gli altri hanno imparato, è perché siamo buoni maestri! :D
20. Nino, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 21:43
Del resto come si riciclano i rifiuti industriali italiani? facendone concime, rivenduto agli agricoltori, col quale ad esempio hanno irreversibilmente inquinato tutto il territorio campano. Tutta roba entrata nel ciclo alimentare, nei pomodori san marzano, nella mozzarella di bufala, nei tanti ortaggi che compriamo ogni giorno nei mercati sotto casa. E poi ci si chiede, ma come mai aumentano così tanto, oggi, i tumori.
21. aven, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 22:01
Vorrei cercare di mettere fine al discorso.
E' solo una mia considerazione ma vediamo che ne pensate.
http://www.zonanucleare.com/scienza/scorie_nucleari.htm
Le scorie nucleari:
Si ha, in media, la seguente composizione:
- 94% uranio 238
- 1% uranio 235
- 1% plutonio
- 0.1% attinidi minori (Np, Am, Cm) <<---- di cui fa parte il cesio
- 3÷4% prodotti di fissione
Ora, nel bel pellet hanno trovato solo cesio da quel che ne so, addio quindi alla teoria dello smaltimento di scorie nucleari nello stesso.
Si legge inoltre : "tuttavia bisogna tener conto anche di alcuni prodotti di fissione quali alcuni isotopi dello iodio, del tecnezio e del cesio, data la loro maggiore mobilità nella biosfera e la loro maggiore affinità biologica (vie di ritorno per l’uomo)."
Biosfera... alberi quindi, vi dice qualcosa?
Inoltre non considerando plausibile chernobyl come fonte, e sapendo che in lituania ci sono centrali nucleari, fate due conti voi di quello che può essere successo.
22. persenaro, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 22:03
Abito in una zona in cui ci sono migliaia di km di fossi le cui rive appena 40-50 anni fa, erano tutte piantumate per fornire legna da ardere ai contadini. Ora non esistono più le piante e si preferisce passare le rive con quelle diaboliche macchine che radono ogni vegetale perché non c'è più il tempo e convenienza di tagliare il legname.
Io però continuo a farlo, e i miei 300 metri di fosso mi compensano di legna sufficiente per i miei consumi. Non capisco perché questa risorsa sia così trascurata, viste le potenzialità di questi siti che nulla toglierebbero alle coltivazioni e nel contempo, ricostruirebbero quei piccoli ecosistemi in cui gli anfibi potrebbero ricominciare a riprodursi come in passato, con grande beneficio per la stessa agricoltura in quanto sono grandi cacciatori di una miriade di parassiti.
Niente da fare, anche la casa colonica è passata al gas e chi ancora possiede qualche tratto riva piantumato, arriva al punto di concedere il legname gratis a qualche volonteroso che non disdegna di lavorare per un sicuro risparmio.
Personalmente, mi auguro un paio di giri di vite alla valvola del gas da parte dei fornitori, in modo che qualcuno cominci a riprendere le buone abitudini, troppo presto dimenticate.
23. Pippo, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 22:04
@aven
In effetti non avevo la cartina sottomano, mi pareva fosse più vicino. Comunque l'ipotesi più plausibile è quella dell'utilizzo di legname contaminato. Non ha molto senso usare il pellet per nascondere il cesio, ci sarebbero altri mille modi meno rintracciabili che questo.
Certo che se il legname non proviene da boschi nei paraggi di Chernobyl (che non escluderei a priori) chissà da quale altro piccolo incidente (magari non segnalato) sarà stato contaminato.
24. aven, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 22:10
@22, il legname è stato chiaramente detto provenire dalla Lituania, non dall'ucraina, l'ho sentito con le mie orecchie da parecchi TG.
25. aven, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 22:12
Era x Pippo scusate...
26. Marco, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 23:39
Io ho una stufa a pellet e a questo punto probailmente il cancro o la leucemia....sapete dove me la sbatto la saccente frase .. "l'avevo detto io". ma ognuno ha le sue soddisfazioni.
27. Surak 2.0, Lunedì 15 Giugno 2009 ore 23:49
@16 Pippo
Già, cerco di adeguarmi allo stile dei miei interlocutori, altrimenti non afferrano il discorso.
Chi ha parlato di "nascondere"? Forse non ti è chiaro che viviamo in un mondo radioattivo (dove più, dove meno) ed il punto che dicevo è che se un limite è "percentuale" basta aumentare la percentuale della parte "indiscussa" perchè quella "critica" diminuisca rientrando nei parametri legali e quindi non ne staremmo a parlare.
Proprio perchè esisteva un semplicissimo meccanismo per rendere legale il tutto, escludeva quindi la volontarietà della questione.
Tra la'ltro credo che siamo di fronte all'ennesimo caso di "pandemia giornalistica" visto che sparano tutti percentuali a caso e ora qualcuno scirve pure che la percentuale presente nei pellet è nella norma ma il rischio è nelle ceneri e roba del genere.
Ora la domanda interessante sarebbe sapere come diavolo si fa a stabilire una percentuale "legale" nel prodotto da bruciare e una diversa nelle sue ceneri tenuto conto dei rapporti di riduzione, ovviamente.
Mi sa che siamo in una giungla legale di norme isteriche dove buonsenso e logica vanno spesso "sotto" a compromessi politicizzati e semplice ignoranza da umanisti delle nostre classi politiche europee.
Oppure è solo frutto della notoria ignoranza scientifica che pervade l'Italia e in particolar modo il mondo giornalistico e che li aiuta nel loro mestiere (facendo terrorismo mediatico).
@21 Aven
Il Cesio 137 non è solo frutto delle centrali atomiche, ed ovviamente la storia del voler far sparire le scorie nucleari delle centrali atomiche in quella maniera non è mai stata credibile.
Su dove provenga, non posso esprimermi, non avendo dati sufficienti per uan deduzione logica, però la Lituania non è molto vicina a Chernobyl ma quella zona fu investita pesantemente durante l'incidente e stiamo parlando sempre di "tracce" (non è che il pellet diventava fosforescente al buio, neh) quindi non è del tutto escludibile una relazione.
Solo per la precisione.
28. Ann, Martedì 16 Giugno 2009 ore 11:13
Ma porca miseria...io uso il pellet come lettiera per la coniglia, secondo voi sono due cose diverse, il pellet lettiera e il pellet combustibile?
29. Phitio, Martedì 16 Giugno 2009 ore 11:36
Dunque, il cesio radioattivo, se proveniente da Chernobil, deve essere il cesio 137, che ha una emivita di 30 anni, mentre gli altri isotopi radioattivi hanno emivite di pochi giorni.
La possibilità che sia cesio di Chernobil, purtroppo, è molto elevata. Il materiale radioattivo non si deposita come una patina uniforme, ma segue delle dinamiche chimiche, fisiche e biologice molto complesse. Questo epr dire che ci possono essere zone relativamente adiacenti in cui in una si rileva solo il fondo ambientale, mentre nell'altra c'e' stato un ACCUMULO straordinario (e letale). Inoltre, non tutti gli organismi risentono allo stesso modo della radioattività. Delle piante, per esempio, potrebbero tollerare livelli molto superiori a quelli che sarebbero già letali per un animale, o per l'uomo.
QUesta storia del cesio nei pellets è solo una delle conseguenze di lungo periodo di CHernobil. Noi abbiamo gia nei tessuti, e nelle ossa , parecchi isotopi radioattivi liberatisi in quel giorno, e ce li terremo per sempre, dato che i tempi di dimezzamento sono dell'ordine dei 50 anni.
Purtroppo discernere con una analisi epidemiologica l'effetto di questo avvelemanento radioattivo da quello dovuto al'inquenamento chimico, o alle scorrette abitudini alimentari, è difficilissimo. Pero state certi che ESISTE.
Differente è invece l'atteggiamento dei negazionisti o dei nuclearisti, secondo cui una cosa non discernibile NON ESISTE.
Purtroppo per loro, anche i negazionisti ed i nuclearisti si beccano le radiazioni. Le radiazioni sono equanimi, non fanno distinzioni.
Saluti
30. Phitio, Martedì 16 Giugno 2009 ore 11:43
Ah, un'altra cosa: ho sentito in radio un "esperto" che diceva sostanzialmente di non preoccuparsi, dato che solo una piccola frazione del matriale radioattivo sfugge con i fumi.
Ma che bravo!
E le ceneri? COnsiderando che gran parte della massa del pellet se ne va via dal camino, e supponendo che l'esperto abia ragione dicendo che il cesio non fuoriesce che in piccola parte, allora uol dire che le ceneri sono tre o quattro volte più radioattive del pellet di partenza, dato che aumenta in questo modo la concentrazione di cesio radioattivo per unità di volume. E dove va a finire la cenere? Magari nel pattume? o nelle fognature, nei corsi d'acqua, o addirittura a fertilizzare l'orto!?!
Ma che bell'esperto! A me si sono rizzati i capelli in testa, a sentire questo idiota.
Saluti
31. Phitio, Martedì 16 Giugno 2009 ore 11:47
Ulteriore aggiunta: secondo il medesimo "esperto" il cesio si sarebbe depositato sulla corteccia delle piante di origine, trasformate in pellet. Ora dovrei spiegare q euasto "esperto" che una pianta in 20 anni cresce, quindi il cesio non si è "depositato" come polvere sull'albero, ma COME MINIMO, ci è finito come processo biologico, con la formazione della nuova corteccia.
Oppure c'è stata un'altra Chernobil da quelle parti e non hanno detto niente.
Saluti
32. fabrizio, Martedì 16 Giugno 2009 ore 12:25
Vi ho letto con molta attenzione e non capisco. Mi sembrate tutti capaci di ragionare : allora perchè non ci provate ?
Tutti a partire da Deborah , che quando vuole sa trovare l'indizio giusto, sono cascati in questa trappola mediatica: una bella notiziola che ha come effetto la drastica messa al bando del pellets delle stufe a pellets.. per incominciare.Poi verrà il secondo passo e ci diranno quqlcosa sulle stufe a multicombustibile e infine anche sulle stufe a legno (già nei commenti qualcuno ne ha parlato male).
Non si tratta cara Deborah di una sensazione di fastidio per un prodotto , questa è una guerra commerciale e basta: il pellets e le stufe che lo usano stanno tirando molto sul mercato sono l'unico settore non in "crisi". I produttori del settore assumono personale e allargano gli impianti.
Mi pare giusto che "qualcuno" cerchi di bloccarne la crescita visto i consumi di energia e gas in calo .
Forse sono stato un pò troppo ironico , ma che volete , di questi tempi è necessario .... almeno spero di avere insinuato il sospetto......... che ci stanno manipolando andhe quando non sembra.........
ciao
33. Francesco, Martedì 16 Giugno 2009 ore 12:33
Debora,
fai bene a parlare, ma la stufa a legna non può essere installata in tutte le abitazioni: dove cavolo la metto 1 tonnelata di legna in un condominio? Il pellets, al contrario, è molto più comodo e posso facilmente stivarlo in cantina.
Che poi non sia un combustibile ecologico come vogliono farci credere sono assolutamente d'accordo: un qualcosa che viaggia per chilometri su un camion dentro a sacchi di plastica non può essere ecologico.
34. Gino, Martedì 16 Giugno 2009 ore 13:27
Salve a tutti, ho seguito un po la vicenda del pellet contaminato, cosa abbastanza preoccupante, anche se condivido il pensiero di Alberto, ieri alle 16:37, ma non avete pensato ad una cosa, tutti danno addosso alle stufe a pellet, ma la legna che si brucia nei camini che viene importata enche dai paesi dell'est? non hanno un controllo, certificazioni, voi che ne pensate?
35. androll, Martedì 16 Giugno 2009 ore 20:11
date uno sguardo al manzo criminale http://video.sky.it/videoportale/index.shtml?videoID=26258036001
36. sandro, Martedì 16 Giugno 2009 ore 22:31
tutti i materiali tritati e riciclati sono la via principale x disperdere legalmente sostanze tossiche disperdendole ai livelli acettatti x legge e poi vendute con attestati di certificazione a norma di legge.ad esempo ammendanti culturarli inerti macinati ecc. il tutto porta ad un generale e progessivo inquinamento di massa . riguardo al pellet a parte il contenuto non lo ritengo un prodotto energeticamente valido , non vi siete mai chiesti quanta energia serve per triturare la legna cosi fine e poi pressarla a tal punto . ritengo quindi anche il pellet un derivato del petrolio !!! ( oggi poi si e' arrivati all'assurdo di dare incentivi per coltivare pioppi da triturare x essere bruciati e non per farne assi o mobili o peggio a metterci dentro pure il mais ; il mercato pseudoglobale e' talmente pilotato da essere totalmente sottosopra ) ( ho ristrutturato casa o dovuto conferire i mattoni a centro apposito perche sono considerati rifiuti speciali il centro di raccolta li ha triturati e ho comperato inerti macinati per fare il fondo ,bene questi inerti puzzavano talmente tanto che ho subito denuncia dal vicino ma poiche io avevo il certificato della ditta che mi li ha forniti e' finito tutto li , ora io dormo tranquillo su una mini discarica a norma !!!)
37. Umberto, Mercoledì 17 Giugno 2009 ore 01:25
Ciao, io con il legno ed i pellets ci lavoro.
Il pellets proviene da uno stabilimento lituano di un'azienda estone, la Graanul invest AS il materiale e' con tutta probabilita' di origine bielorussa (che confina con la Lituania).
Essendo il pellet un prodotto di scarto della lavorazione del legno mi chiedo dov'e e' finito tutto il legno (pari ad almeno a 20 volte il pellet contaminato) da cui e' stata ricavata la segatura che ha dato origine al pellet. Magari e' stato utilizzato per i vostri mobili di casa :)
Oggi sono in Estonia e domani visitero' proprio quella fabbrica, magari vi mandero' qualche foto.
In ogni caso ho fatto una piccola ricerca, la societa' ha un capitale sociale di oltre 16 milioni di Euro e gli amministratori sono persone normali che lavorano seriamente e non criminali, penso abbiano comprato la segatura da qualcuno che li ha imbrogliati.
Ultime due cose, anche se il pellet che comprate ha una marca italiana o austriaca non c'e' scritto da nessuna parte da dove proviene la segatura e spesso neanche dove viene fabbricato il pellet quindi il rischio e' lo stesso.
L'ultima, come hanno inviato il pellet contaminato possono fare lo stesso anche con la legna da ardere.
38. Gino, Mercoledì 17 Giugno 2009 ore 11:04
Ciao Umberto, concordo con te in pieno, ho posto lo stesso quesito sul blog, ma tutti si preoccupano del pellet e nessuno della legna che compra, anch'io sono un'operatore del campo, ma vedo che c'é molta disinformazione sui prodotti, la maggior parte dei pellet che sono in commercio derivano dalla lavorazione dei tronchi per la produzione dei lamellari,tavole, mobili, ecc ecc, la maggior parte della segatura usata nei pellet e esente dalla corteccia che potrebbe essere inquinata, cmq serve più formazione e spiegazioni sul materiale in questione, sicuramente non bisogna subito criminalizzare il prodotto che a tutt'ora e una fonte valida di riscaldamento ed economica, tutto questo caos creato per questa notizia non serve che ad alzare i prezzi dei produttori italiani e a far sì che l'industria del settore si fermi, sono ormai oltre 25 anni che viene usato il pellet come riscaldamento, partendo dal Canada e arrivato poi in europa, cerchiamo di rimanere con i piedi per terra e ragionare sulle notizie che poi vengono gonfiate dai giornali e telegiornali, adesso la magistratura stà indagando e penso che a breve si avranno le idee più chiare riguardo alla vicenda, un saluto a tutti.
39. M.Persico, Mercoledì 17 Giugno 2009 ore 13:17
''inoltre perché utilizzare un prodotto industriale là dove il prodotto naturale sortiva quasi lo stesso effetto?''
Perche' sprecare del legno adatto ad altri scopi per farlo bruciare , quando si possono fare un po' di mobili, tetti ecc.. e con gli scarti fare pellet da bruciare??
Comunque.... ad ognuno la sua sostenibilita'.
Infine non e' cosi' semplice mischiare al legno altri elementi senza l'uso di collanti come l'amido di mais, quel pellet conteneva altri tipi di additivi?
40. Emiliano, Lunedì 27 Luglio 2009 ore 11:37
Ciao a tutti,
in effetti la problematica è assai complessa e bisogna considerare innumerevoli aspetti.
Io ho sperimentato la stufa a legna, preferendola al pellet, per motivi economici, di comfort termico e di maggiore indipendenza nel senso che potrei riuscire a comprarmi un piccolo bosco in futuro.
Il limite del riscaldamento a legna sta nella scarsa autonomia delle stufe, era fastidioso rientrare a casa trovandola fredda e con la stufa da riaccendere da capo...cosa che il pellet risolve pienamente!
Ho poi scoperto cheesistono stufe ad accumulo, ma sono troppo care per le mie tasche! Sono poi finalmente giunto a scoprire che esistono stufe a lunga autonomia di fuoco e braci, che garantiscono di rimanere accese per oltre 10, 12 e perfino 15 ore. Oggi mi scaldo con questa tipologia di stufa e mi dichiaro soddisfatto, è sempre accesa 24 ore su 24 e la casa al mio rientro non è mai troppo fredda.
Il pellet per contro, dopo lo scandalo della radioattività è diventato carissimo, mannaggia!
Ho da poco deciso di condividere la mia esperienza sul mio sito www.stufefocolari.com che invito a visitare.
41. Pippo, Giovedì 15 Ottobre 2009 ore 14:44
ma smettetela di deire cazzate! Un episodio non può pregiudicare un ottimo combustibile qual'è il pellet.
Basta comprare pellet di produzione italiana!
Finitela di polemizzare su tutto e cercare qualsiasi episodio per valorizzare le vostre cazzate!
42. andrea, Mercoledì 28 Ottobre 2009 ore 15:36
Come costi di esercizio la legna e' la migliore,
seguono geotermico e pellet.
Il pellet ha il vantaggio di essere ben stoccabile, automatizzare le accensioni, sporcare meno, rendere di piu' (20%).
Lo svantaggio di costare almeno il doppio della legna.
Andrea