Crolli, mammuth, catastrofisti e pronipoti.
Pubblicato da Debora Billi alle 11:29 in Post peak, Scenari
Qualche giorno fa qualcuno (non ricordo chi, ahimé) ha segnalato un post su un nuovo blog che mi sento di consigliarvi, Ottagono Irregolare. Il post in questione è molto divertente, una bella presa in giro ai catastrofisti “siamo al capolinea, fra qualche settimana torneremo a vivere nelle caverne e a cacciare mammuth. Ma i mammuth si sono estinti. Ommioddio senza cibo moriremo tutti!”
Ma oltre a sfottere, espone una teoria con dovizia di particolari: ovvero che sì, gli imperi sono crollati, i Greci tramontati, i Romani finiti, Federico Barbarossa kaputt, gli inglesi ritornati in due isolette e anche gli americani non si sentono tanto bene. Tutto ciò significa forse che "Aiuto! Escono dai fottuti muri! Crolla tutto domattina! Compriamoci arco e frecce!"? Niente affatto. Ogni crollo di civiltà, che sui nostri libri è raccontato in tre paginette (quando va bene in un volume) ha in realtà impiegato decenni per svolgersi, se non secoli. Questa in scarna sintesi la teoria dell'Ottagono (cita anche Titor, gli chiederò di fidanzarci) che conclude:
Questo per dire che è improbabile che dall'oggi al domani la realtà come la conosciamo finisca e ci si ritrovi tutti in un mondo tipo Mad Max. Ci saranno cambiamenti, ci sono sempre. Ma non li percepiremo, perché esisteranno solo nella mente dei redattori di testi scolastici del 2500 d.C.
Ottagono, tranquillìzzati: solo una minoranza dei "catastrofisti" pensa di risvegliarsi domattina in un mondo alla Mad Max. Un articolo del 2004 molto conosciuto tra i peakoilers, di John Michael Greer, affrontava proprio la questione: in The Long Road Down, Decline and The Deindustrial Future si chiarisce molto bene che la decadenza della civiltà industriale non accade dalla sera alla mattina. Greer racconta la storia di una donna nata nel 1960, che ha goduto di tutti i benefici della società industriale ma nella sua vita comincia anche a vederne le difficoltà, ovvero problemi energetici, guerre per le risorse, depressione economica. A 70 anni, vive in una città dove le baraccopoli aumentano accanto ai grattacieli, mentre i politici insistono che tutto è ok. La sua pronipote, nata nel 2030, deve vedersela con malattie, disordini, violenza e diffuso uso di alcool e droghe. Le sue conoscenze tecnologiche si limitano alla ricerca di materiali nelle discariche, case con frigo e riscaldamento sono un lusso, e la sanità è rappresentata da praticanti con qualche libro di medicina a disposizione. Quando raggiunge l'età anziana, gli Stati Uniti sono frammentati i miriadi di piccoli Stati e un pugno di prepotenti controlla carburanti ed energia.
C'è un'altra pronipote: quella nata nel 2100. Vive in un villaggio accanto alla città che usa essenzialmente materiali di risulta dalla ormai morta civiltà industriale. Epidemie e fame sono cosa di tutti i giorni, come anche guerre locali. Impara a leggere e scrivere, cosa poco diffusa, e i viaggi sulla Luna acquisiscono sapore di leggenda. Ma è l'ultimo suggestivo paragrafo che ripropone ciò che sostiene Ottagono:
Quando lei e la sua famiglia finalmente decidono di trasferirsi in campagna, lasciando le rovine della città a chi sa utilizzarle, non le passa neppure per la testa che i suoi silenziosi passi su un asfalto ormai in briciole segnino la fine di una civiltà.
Quando si viveva all'età della pietra, non si sapeva di vivere all'età della pietra. Quando la Grecia crolla, i greci neanche se ne accorgono. (Gli indiani d'America avevano invece una visione più concreta, furono catastrofisti fin da subito...). Roma intorno al 500 d.C. finì addirittura disabitata. E' evidente allora che anche un racconto terribilmente catastrofista come questo sa fare i conti con la realtà, misurando il crollo della nostra civiltà in quasi due secoli e non pochi giorni. I catastrofisti non sono una manica di imbecilli. Occorre ammettere anche, però, che se le signore in esempio non hanno dovuto cacciare mammuth, non è che se la siano passata alla grande in quei due secoli.
La minoranza di cui più sopra, en passant, ha inoltre almeno una ragione per temere il collasso improvviso: una società complessa, interconnessa, ad alta tecnologia ha una resilienza decisamente inferiore a quella di una civiltà "post-pietra" quale quella greca. Un esempio semplice è il sistema just-in-time per la gestione delle merci. Un supermercato ha scorte per tre giorni, per il resto si affida ad una catena perfettamente oliata di produzione, trasporti, consegne, refrigerazione calcolata al minuto. Un po' diverso dai carri a buoi dei greci. Basta un granello di sabbia perché il meccanismo si blocchi, e lascio alla tua immaginazione cosa accadrebbe coi supermercati vuoti. In quel caso, il posto di lavoro diventerebbe magicamente un problema secondario...
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1. Mimmo, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 13:59
Già. Molti sembrano aver già dimenticato qualche giorno di sciopero dei trasportatori per un gasolio troppo caro...
2. Thomas, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 14:10
Si ma il Baltic Dry Index???
siamo arrivati a 2163, la discesa continua imperterrita!
Quali saranno i risvolti di questa continua ridiscesa???
3. raccoss, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 14:35
o un blackout di 12 ore
4. Debora/Petrolio, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 14:53
Ragazzi, però, non posso parlare di Baltic Dry Index tutti i santi giorni!
Ma che razza di anomali lettori siete?
:-*
5. tulkas, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 15:25
ho cliccato per scrivere ... quello che ha detto mimmo.
la nostra cività cadrà col botto!
e noi assisteremo allo spettacolo.
BDI? arriva la seconda onda ... Baltic Wet Index :-)
6. Alex I., Venerdì 25 Settembre 2009 ore 15:34
Da quando ho scoperto della teoria di Olduvai io sinceramente sono preoccupato. Magari non si avvera, ma di mio sono pessimista...
7. Mario Serino, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 15:49
Ma se la teoria di Olduvai è corretta, o sono corrette le varie teorie (+ o - catastrofiste) delle varie cassandre picchiste...
Dov'è la seconda fondazione ?
Qualcuno ci avrà sicuramente pensato (qualcuno di importante...)
Dov'è e cosa stà facendo e come si stà organizzando ?
Non esiste la psico-storia... ma qualcosa di simile sì...
8. calmail, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 15:53
@6
Alex, avresti qualche link su Olduvai? Io per ora ho trovato solo quello di wikipedia, ma è piuttosto scarno. Mi piacerebbe molto approfondire con qualche articolo maggiormente argomentativo
9. Giovanni Orru', Venerdì 25 Settembre 2009 ore 15:55
Geniale il temine resilienza. Dà perfettamente l'idea.
Una cosa è certa. tanto piu' è veloce ed intensa una "caduta" tanto piu' è percepita come catastrofe. Se il declino è lento, anche se inesorabile, viene percepito come un abituarsi a tempi nuovi. La prima fase del declino sarà sicuramente la piu' percepibile perchè sara' il momento in cui ci sara' piu' da perdere.
10. J, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 16:16
eh eh eh, ho scoperto anch'io lo stesso blog (e lo stesso post) circa una settimana fa e ti dico anche da dove arrivavo: da un commento sul blog di Uriel ( http://www.wolfstep.cc/ ) che ora dovrà redirigere tutti i "farlocchi" che arriveranno da qui :-D . Siamo proprio una piccola famiglia.
Per tornare al tema, la penso anch'io come te e alcuni tra i precedenti. La nostra civiltà ha raggiunto delle velocità (di comunicazione, di spostamento, di evoluzione, ecc.) che non si erano mai viste prima e quindi, a differenza del passato, abbiamo anche la possibilità di bruciarci molto in fretta.
Questo non vuol dire che ci sarà il botto però è un'ipotesi da prendere in considerazione.
11. fran, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 16:21
La fine arriva all'improvviso.
http://it.wikipedia.org/wiki/Yonaguni
12. corrado, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 16:25
fresca fresca da energyresources@yahoogroups.com
link all'articolo
Higher oil prices brought on by a rapid increase in demand and a stagnation, or even decline, in supply could blow any recovery off course, said Dr Fatih Birol, the chief economist at the respected International Energy Agency (IEA) in Paris, which is charged with the task of assessing future energy supplies by OECD countries.
In an interview with The Independent, Dr Birol said that the public and many governments appeared to be oblivious to the fact that the oil on which modern civilisation depends is running out far faster than previously predicted and that global production is likely to peak in about 10 years ? at least a decade earlier than most governments had estimated.
catastrofista...
13. max, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 18:12
tra12oremoriremotutti
14. paolo zamparutti, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 18:12
si ma attenzione, niente in natura ha andamento lineare
quando la temperatura alla sera cala, non lo fa in maniera costante. scende di 4 decimi, riacquista 2, scende di altri 5 e così via. e un po tutto ha questo andamento.
così penso valga anche per le civiltà: nel complesso la caduta di un civiltà ha un andamento lineare solo "osservandola" alla lontana, ma se guardiamo da vicino, ci accorgiamo che è tutto un susseguirsi di crolli e parziali recuperi.
quest'anno la recessione è stata durissima, il pil è caduto del 5 per cento.
il prossimo anno ci sarà ripresa e aumenterà, pour parler, del 3
significa essere usciti dalla crisi che io credo sistemica?
no, significa che in due anni il pil ha perso il 2 per cento
pertanto attenzione al credere che il decadimento sarà una lunga strada che vabbeh, affronteremo piano piano adattandoci.
no, secondo me sarà costellata di momenti drammatici e parziali recuperi.
15. Alex I., Venerdì 25 Settembre 2009 ore 19:08
@calmail
http://www.oilcrash.com/italia/olduvai.htm
16. gio_bass, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 22:24
"Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta."
18 Marzo del 1968, Robert Kennedy.
Forse perchè la vita vale la pena di essere vissuta?
17. Velenux, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 22:37
Concordo con Debora: nella società greca la stragrande maggioranza delle persone lavorava in un "campo" che gli permetteva di sfamarsi: il campo.
D'altro canto secondo me il "crollo di un impero" (che in realtà è solo una modificazione di equilibri socio-economici, basti pensare all'Impero Britannico e al Commonwealth) non è confrontabile direttamente con il "crollo di un modello", che mi sembra una definizione più appropriata per la situazione attuale.
18. Tommy Angelo, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 23:20
Ciao Debora (mi permetto il tu) e grazie per la citazione del mio post.
Volevo solo aggiungere una postilla: il mio post non si riferiva a chi parla di un futuro, prossimo o meno, in cui la società basata sul petrolio scomparirà, ma a chi, in occasione della corrente crisi economica, pensa che fra due mesi saremo costretti a vivere come nel Medioevo. C'è gente che fa scorta di munizioni e programma di andare a vivere insieme a gruppi autosufficienti (anche se non so bene dove), perché pensa di non arrivare alla fine dell'anno. Voglio dire, di questo anno, il 2009. E questo succede in Italia, non in qualche Stato americano. Infatti io non li ho chiamati catastrofisti, ma millenaristi, perché hanno un atteggiamento più che altro superstizioso.
19. Debora/Petrolio, Venerdì 25 Settembre 2009 ore 23:44
Beh, Tommy, ma noi non ci facciamo mancare niente... :D
20. hackatao, Sabato 26 Settembre 2009 ore 08:56
La società contemporanea globalizzata viaggia a ritmi non paragonabili a quelli dei greci e romani. Se si ha da cadere si cadrà in velocità. E il botto sarà tosto. Ma non per tutti perché qualcuno sta collaudando il parapendio. Ecco.
21. redarrow, Sabato 26 Settembre 2009 ore 09:49
"La lunga discesa" è stato uno dei primi articoli letti sull'argomento crisi.. me l'ero stampato e letto fino quasi a impararlo a memoria, ottimisticamente spero che la strada che ci aspetta sia quella :)
22. massimo, Sabato 26 Settembre 2009 ore 11:05
Si, senz'altro non vivremo nelle grotte da qui all'anno prossimo.
Ma il crollo di una economia, o meglio di un sistema basato sul nostro tipo di economia, che si basa su strutture e sottostrutture altamente complesse, interconnesse e interdipendenti, per l' effetto domino puo' assumere velocita' vertiginose.
Tali strutture e sottostrutture non sono soltanto mutualmente dipendenti, ma essendo altamente specializzate hanno raggiunto una consistenza cristallina che puo' ridursi in polvere nel giro di mesi, se non di giorni.
L'agricultura stessa, tanto per fare un esempio, che potrebbe, come in passato lo e' stata, l'unico mezzo di sostentamento di una societa' in crisi, completamente dipendente dalla tecnologia, ha bisogno di un continuo supply di prodotti (chimici, pezzi di ricambio di macchinari, carburante ecc.) che soltanto un'economia funzionante puo' assicurare.
L'orto sul balcone di casa certo non potra' riempire i supermercati e sfamare le masse.
Presumo che se la crisi si dovesse intensificare, e non vedo come lo si possa' evitare, il crollo sara' rapido e doloroso.
23. nickvandeerpeers, Sabato 26 Settembre 2009 ore 11:31
Debby, una domanda/proposta, è da un paio d'anni che sento mio suocero che ha un pò di terreno coltivato lamentarsi dei prezzi dei prodotti agricoli che vanno a picco; l'anno scorso il grano era 25 euro il quintale, quest'anno si parla di 18 o meno, le pere le pagavano 10 cent al Kg quelle di prima scelta 1 cent lo scarto da composta (succhi etc) tanto che molti produttori facendosi 2 conti hanno preferito non fare la raccolta risparmiandosi la manodopera e scegliendo lo sradicamento delle piante. Poi Qui nelle mie zone vedo intere colline "ripettinate" per piantare vigneti di improbabile produzione vinicola, considerando che per arrivare ad una produzione interessante ci vogliono almeno 4-5 anni e che la coltura tra gasolio, trattamenti e prezzo di acquisto e il raccolto ci voglione 25 anni per rientrare nelle spese.
Mi sfugge qualcosa?
24. redarrow, Sabato 26 Settembre 2009 ore 11:33
Dimenticavo il link... http://www.martines.org/articolo_greer_futuro_deindustriale.html
25. fran, Sabato 26 Settembre 2009 ore 11:52
max non è questione di quando, ma di se e di come.
26. Debora/Petrolio, Sabato 26 Settembre 2009 ore 22:43
nick, i vigneti sono abbondantemente sovvenzionati.
;-)
27. Alby, Domenica 27 Settembre 2009 ore 00:02
@max... ci sei ancora???
28. fausto, Domenica 27 Settembre 2009 ore 16:14
Bah, i vigneti avranno sovvenzioni a casa vostra...sono sovvenzionati esattamente come ogni cosa che si fa in Europa! Anzi, magari meno. Al momento le sovvenzioni sono state concentrate sull'estirpo; non so se questo farà felice qualcuno, ma tant'è. Qui nel modenese perdiamo superfici vitate a ritmo forsennato.
Con la vendemmia andiamo bene: roba sana, e neanche poca. Con i lambruschi siamo entrati nel vivo proprio adesso. Poi i prezzi pagati a chi coltiva e si sporca le mani sono schifosi, si sa, ma credo che sia necessario tenere duro e non buttare via gli sforzi di decenni.
In fin dei conti, l'agricoltura è l'unica risorsa italiana. Svaniti i castelli di carte, chi sa dare da mangiare e da bere ai propri simili smetterà di patir miseria.
Per il post: bello. E i collassi sono sono sempre poco documentati, aggiungo io; ogni collasso finisce col distruggere gran parte della memoria storica di se stesso. Così è facile per i meno accorti raccontare che non si sono mai verificati...
29. nicoletta, Domenica 27 Settembre 2009 ore 18:31
il vino ha le etichette i dop i mercati globali con i valutatori globali che fanno e disfano la reputazione di un vino in un battere di ciglia. bella speculazione. Intanto sta sparendo tuttala biodiversità e i pomodori hanno fatto schifo tutta l'estate.
c'è chi teme di non arrivare a fine anno, e chi, molti di piu. di non arrivare a fine mese. proprio oggi sul giornale c'era la storia di una coppia che ha lasciato wall street per venire a vivere di agricoltura in italia. quella è la via e noi l'abbiamo dietro casa. il problema è che arriveremo troppo tardi quando gli avvoltoi di wall steet ci avranno comperato tutte le terre.Tutta l'acqua sarà stata privatizzata. E farsi l'orto o il campicello sarà semplicemente un lusso inaudito, poiché poi ci sono tutte le altre bollette (servizi privatizzati) da pagare.
30. fausto, Lunedì 28 Settembre 2009 ore 14:05
Un magnate di wall street con la vanga in mano vale come me e te.
Il domani non è degli squali che divorano la poca buona terra rimasta; semmai, è delle abili e gentili formiche che sanno ancora far fiorire un pezzetto di deserto dimenticato.
Meglio saper fare molto con poco che saper rubare molto.
31. pilotaDD, Lunedì 28 Settembre 2009 ore 22:55
e speriamo che solo il mio pronipote del XXII secolo si troverà in quelle condizioni...
Altro che secoli per vedere crollare gli imperi. Mi sembra una emerita stupidaggine. Se parliamo dell'impero per antonomasia, quello romano, nel 378 era ancora in ottima salute, almeno apparentemente, mentre 98 anni dopo non c'era più, almeno in occidente e in molte regioni non c'era più neanche la civiltà. A Roma Urbe c'hanno messo un altro mezzo secolo per finire alla tragedia completa (la città deserta evocata da Debora). Quindi in tutto un secolo (al singolare), massimo un secolo e mezzo.
Quello britannico nel 1914 era in pieno splendore sui cinque continenti, e mezzo secolo dopo praticamente non c'era più.
Quello sovietico nel 1985 sembrava ancora incrollabile e sei anni dopo era evaporato.
Andatelo a dire ad una badante ucraina, che magari da giovane si era laureata in astronautica, che ci vogliono secoli per avere cambiamenti radicali...
Oggi, come giustamente commentato sopra, basterebbero pochi giorni per far crollare il grosso della nostra civiltà.
Spero che non ci sia nessun crollo e che con intelligenza vireremo verso un sistema più sostenibile. Ma se giro per le strade extraurbane del nostro meridione colme di rifiuti o sento certe notizie alla TV di inerte coste o città contaminate dalle ecomafie, ho forti, fortissimi dubbi sulla intelligenza umana...
32. lalica, Domenica 4 Ottobre 2009 ore 23:58
per pilotaDD
sai cosa mi hai fatto pensare?
che la nostra tanto amata globalizzazione avrà l'effetto di globalizzare la catastrofe! se prima sparivano o cadevano gli imperi, domani sparirà il mondo (come lo intendiamo).