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Prezzi in salita. Si può aumentare la produzione?

Martedì 27 Ottobre 2009, 12:17 in Peak Oil di

opec1.jpgMentre il prezzo del barile veleggia intorno agli 80 dollari, l'OPEC prontamente annuncia di voler aumentare la produzione a Dicembre se per caso si dovesse arrivare a toccare i 100$. Tutti commentano la notizia come se niente fosse, ma a chi segue le faccende petrolifere da qualche anno l'annuncio appare un po' strano. Ma come, il prezzo cresce del 100% in appena sei mesi, e per aumentare la produzione si attende che salga di altri 20 dollari? Davvero insolito.

Insolito, perché anzitutto con tali aumenti di prezzo sono in genere i governi a chiedere a gran voce all'OPEC di aprire i rubinetti, mentre stavolta tutto tace malgrado le difficoltà della crisi; ma insolito anche perché fare simili annunci con tanto anticipo e su basi così aleatorie induce a pensare che diano quasi per scontato il prezzo a 100$ nel giro di breve.

Potrebbe essere: oppure, potrebbe essere come ha detto il Ministro del Petrolio kuwaitiano tre settimane fa.

Non mi aspetto alcun aumento di produzione in Dicembre. Quest'anno è impossibile, quest'anno, scordatevelo.

 

30
30 commenti
30
29 Ott 2009
alle 18:52

louise

#26  il fenomeno"invasione" si puo'limitare adottando politiche di contenimento delle nascite come si fece a suo tempo in cina.il che e' criticabile e per qualcuno anche crudele e inumano, ma e' necessario per evitare guerre e conflitti che porterebbero a molte piu' morti che non-nascite. in italia si potrebbe adottare la politica del max 2 figli per coppia (senza fare distinzioni tra italiani e stranieri, evitando cosi' la stupida accusa di essere razzisti)stabilizzando la popolazione. se diventiamo lo stesso in troppi si puo' adottare per una generazione la politica di un solo figlio, cosi'diventiamo la meta' senza uccidere nessuno. non credo che gli stranieri vogliano a tutti i costi avere cosi' tanti figli, semplicemente in molti casi (soprattutto nei loro paesi) non hanno accesso a contraccezione, assistenza sanitaria e istruzione. e finanziare questo e' molto piu' economico che sostenere i costi di una popolazione troppo numerosa. dobbiamo mandare affanculo il vaticano e fare educazione sessuale, civica e ambientale nelle scuole e nei luoghi dove si incontrano anche adulti, spiegando a tutti che troppe nascite sono un peso insostenibile per le famigile e per l'intera civilta'. garantire alle donne immigrate l'accesso ai contraccettivi, anche a quelle che non hanno i soldi per pagarli. preferisco che con i soldi che regalo allo stato si paghino programmi simili e non armi e soldati.

29
29 Ott 2009
alle 17:01

Hunter76Lima

Eco1,

in quel caso il viaggio non sarà più per vacanza bensì per un vero e proprio trasloco/trasferimento.

E sarà in corrispondenza di eventi fondamentali della propria vita.

L'unico effetto positivo è che il viaggio riconquisterebbe in questo modo la dimensione del sogno, dell'attesa e della speranza che si è oggigiorno perduta.

28
29 Ott 2009
alle 16:34

eco1

@27 arriverà il momento in cui si tornerà a viaggiare in mare penso per attraversare gli oceani, chissà

27
29 Ott 2009
alle 09:02

Hunter76Lima

Grazie Arturo e a tutti gli altri,

cmq vedo che un po' tutti quelli che hanno scritto in questo post hanno una visione d'insieme piuttosto chiara di ciò che ci aspetta, senza catastrofismi o illusioni

è bello e tragico condividere queste idee

Per Arturo, anch'io sono assolutamente soggetto al trasporto aereo per visitare i miei parenti lontani (il mio nickname già lo suggerisce, l'altra metà della mia famiglia sta in Perù) ... dalle notizie e delle conoscenze apprese in questi 2 anni di ricerche su internet ho purtroppo anch'io la certezza che i viaggi aerei intercontinentali, già ora proibitivi, mi saranno quasi totalmente preclusi nel prossimo futuro.

E' praticamente una certezza.

E ciò mi riempie di tristezza.

26
28 Ott 2009
alle 17:55

eco1

mettiamo in conto che la crisi ha l'effetto di ridurre il numero di nascite, esistono degli studi, per quanto riguarda i paesi con benessere, dove la natalità è funzione diretta delle prospettive di benessere (secondo me non ci vuole una scienza per dirlo ma qualcuno fa sempre le statistiche e i grafici per excel n_n)

questo è grave però nella misura in cui ci ritroveremo letteralmente invasi da popolazioni straniere dove la povertà e l'ignoranza portano a sfornare figli a volontà che alimentano la povertà, il disagno, lo sfruttamento e l'esaurimento delle risorse mondiali

25
28 Ott 2009
alle 17:32

Barbara M.

@23: sì i disoccupati saranno reimpiegati nell'agricoltura, anche solo ad uso domestico oppure come operai agricoli. però per me andranno sempre più anche l'artigianato e le riparazioni.

non credo che sarà necessario demolire le case per recuperare terreni, di terra incolta ce n'è tanta, però sarà impensabile continuare mangiare tanti cereali e carne come adesso. i cereali ed i foraggi per l'allevamento sono colture che richiedono troppo spazio ed energie.
via allora ad altri prodotti agricoli ad alto contenuto di amidi tipo legumi, mais per consumo umano, patate e castagne.

24
28 Ott 2009
alle 15:45

eco1

@ 22

per fortuna che c'è internet ;)

sperano di rilanciare la televisione grazie al digitale terrestre ma la tv, il suo modello, sta fallendo, presto sarà anacronistico

23
28 Ott 2009
alle 15:01

louise

la soluzione alla piaga della disoccupazione è l'impiego dei disoccupati nell'agricoltura: con la crisi energetica bisognerà anche rinunciare progressivamente alle macchine agricole e quindi si potrà di nuovo far lavorare tante persone. possibilmente senza tornare alla schiavitù e ai servi della gleba....

bisognerà anche demolire moltissime costruzioni per recuperare terreni coltivabili, altro che grandi opere e piano casa!

22
28 Ott 2009
alle 12:42

Arturo T

LA maggior parte della gente è anestesizzata dalla Tv e dai programmi spazzatura a tal punto che anche quando per caso sente parlare di problemi seri, come una probabile crisi energetica, preferisce cambiare discorso o canale, sopratutto i più giovani. Peccato che proprio i più giovani saranno quelli ai quali la crisi energetica toglierà tutte le speranze di una vita migliore, serena e più giusta. Ma chissà... se nello stravolgimento della vita che ci attende, qualcuna di queste cosa non possano, per puro caso, concretizzarsi.

 

21
28 Ott 2009
alle 12:27

eco1

comunque ci sono cose positive, l'energia diventa sempre più preziosa e questo ridimensiona le aberrazioni della globalizzazione: produrre a basso prezzo e spostare la merce costerà di più che produrre vicino a casa soprattutto facendo lavorare la gente a cui vuoi vendere ciò che produci

io compro quasi solo europeo e italiano ultimamente, sarà che cerco di dare il mio contributo per inquinare meno e bruciare meno petrolio

il settore dei rifiuti deve progredire, ma per davvero, lasciando perdere posti come napoli che si autocondannano con le loro pratiche, il recupero del vetro, recuperare le bottiglie intere, senza doverle rifondere, farebbe risparmiare quantità incredibili di energia elettrica, basterebbe un servizio di riconsegna ai supermercati con sconti o crediti, anche in un'ottica della fidelizzazione dei clienti

20
28 Ott 2009
alle 12:21

eco1

il mondo sta proprio cambiando, anche se la gente non se ne rende conto:

si comincia a percorrere meno chilometri in auto->scende la percentuale di immatricolazioni diesel e scendono le cilindrate->scendono i guadagni delle assicurazioni, dei benzinai e delle aziende automobilistiche

la gente mangia di più a casa per risparmiare->giu i guadagni di ristoranti

si viaggia meno in aereo, non so come farà alitalia a pareggiare il bilancio quando il settore mondiale degli aerei è in perdita di brutto

il settore primario crescerà di importanza e quello dei servizi (servizi inutili) si ridimensiona e via di licenziamenti

crollo dei consumi inevitabile e questo renderà ingestibile il bilancio dello stato soffocato dai debiti e con le entrate in calo

di anticiclico c'è ben poco, o meglio pochi settori a grande potenziale, rinnovabili e risparmio energetico prima di tutto, c'è un flusso di denaro che esce dai confini per via degli enormi sprechi e questi soldi ci servono e ci serviranno sempre più, esempio: una quantità incredibile di gas va sprecata perchè gli infissi fanno pena, i muri non tengono e non ci sono i pannelli solari su tetto, fai lavorare migliaia di persone con queste attività che si pagano con il gas risparmiato

il mondo cambia, la crescita è finita, la decrescita è obbligatoria possiamo solo gestirne la sofferenza che la accompagna

19
28 Ott 2009
alle 11:22

Phitio

Concordo con Hunter76Lima, la decrescita seria è cominciata l'anno scorso, anche se non sarà chiaro a tutti prima di un paio di anni.

Come per tutti i picchi, è un fenomeno da specchietto retrovisore.

Purtroppo le compensazioni e le strategie di mitigazione necessarie ad assicurare una transizione senza traumi andavano fatte partire 20 anni fa, o meglio andavano fatte partire quando si erano pronunciati quelli del Club di Roma.

Ma siamo fatti così, come popolo siamo mediamente molto stupidi e facciamo le cose solo se costretti dagli eventi.

 La mitigazione possibile al momento consiste principalmente nella riduzione permanente dei consumi e nel reimpiego in attività di base. Le  risorse dovrebbero essere dirottate pesantemente verso il riassetto della mobilità e le energie alternative. Da paese industriale manifatturiero, dovremo tornare a ridare il giusto peso al settore agricolo.

La transizione traumatica che ci attende e ci attenderà per i prossimi 5 anni buoni è una escalation della disoccupazione, un degrado crescente  dei servizi sociali (sanità, pubblica sicurezza, giustizia, istruzione) e l'instaurarsi di turbolenze politiche e sociali fortissime.

Non si scherza con la mancanza di soldi, lavoro, casa e sicurezza quando diventano endemici nella popolazione. 

Ovviamente in questa mota molte bestie troveranno il loro habitat naturale.

Quindi aspettiamoci una insorgenza ancora peggiore di malaffare, corruzione, crimine organizzato, e in generale criminalità spicciola. 

Terreno di coltura a sua volta per l'istituzione di governi "forti", nei fatti incapaci di combattere i fenomeni stessi ma in grado di dare un minimo di conforto psicologico alle masse.

Si dice che la storia non si ripete, pero' ama fare le rime .

E' molto deprimente per me sentirsi come membro della generazione che ha vissuto nel sogno abbagliante dei padri e ora scopre di dover imboccare l'oscuro tunnel del declino, un paesaggio pieno di pericoli e problemi, e che dovrà consegnarlo ai propri figli.

 

18
28 Ott 2009
alle 11:22

david c

La politica di risparmio è fattibilissima, invece aumentare le rinnovabili ha un costo maggiore.

Un terzo dei consumi totali energetici italiani è per il settore civile, case uffici, riscaldamento in genere.Come hanno dimostrato tante esperienze, questi consumi si possono portare praticamente a zero, con costi contenuti e senza cambiare il confort, anzi aumentandolo.

Un altro terzo sono i consumi per i trasporti merci e delle persone, che si possono ridurre tranquillamente di due terzi.Gli attuali trasporti pubblici sono inefficenti per gli utenti, per la poca frequenza e per la presenza di troppe macchine che rallentano il flusso.Con un aumento dei costi dei carburanti, queste cose, magicamente dovrebbero finire.Innoltre saranno meno cari (per lo stato) a causa di un maggior utilizzo.Non parliamo poi del trasporto merci su ferro, che diventerà immediatamente conveniente con l'aumento dei combustibili.Già in questi due vambi si puo' ottenere un risparmio complessivo di piu' della metà dell'energia.Non conosco il settore dell'industria, che consuma un altro terzo, ma sicuramente qui ci sarà da risparmiare senz'altro, e in piu' ci sarà un calo delle richieste, per cui non esito a dimezzarlo.

La necessità a quel punto dovrebbe essere meni di un terzo, a cui, solo in questo caso, si puo' far fronte con le rinnovabili.

 

17
28 Ott 2009
alle 11:17

Arturo T

Bravo Hunter, condivido in pieno quello che dici, come il taglio degli sperchi e sopratutto della mobilità basata sul'auto privata. Purtroppo anche gli aerei seguiranno la stessa sorte, anzi anche peggio, dato che un'auto elettrica si può fare andare avanti, ma un'aereo no!! Chi come me ha affetti e familiari MOLTO lontani, raggiungibili quasi esclusivamente con 3 o 4 aerei, arriverà il momento di non potersi vedere quasi più...

Sarà anche il tramonto di un'epoca per tutti con il crollo del turismo di massa, portantosi dietro milioni disoccupati addetti al settore... Mala tempora currunt...

16
28 Ott 2009
alle 10:11

Paolo B.

Le rinnovabili sono una parte della soluzione per ridurre la nostra dipendenza energetica dall'estero, l'altra, come giustamente fa notare hunter, é il miglioramento dell'efficienza energetica e delle politiche "coraggiose" di razionamento del petrolio impiegato nel trasporto individuale privato e nei consumi superflui in generale.

In parole povere, meno disponibilità di carburanti alla pompa con, ad esempio, distribuzione di una sorta di tessera annonaria benzina/gasolio/metano/GPL in base ai km percorsi mensilmente in automobile dai singoli cittadini, o alla sede lavorativa se servita o meno dai mezzi pubblici. Insomma,  in base al grado di necessità personale reale della quattroruote.

E' una mia personale idea alla quale però potremmo arrivare realmente in capo a pochissimi anni, e nulla potrebbero fare le pressioni contrarie di lobby automobilistiche e petrolifere e, per esigenze fiscali(accise), dei Governi.

Siamo solo all'inizio della decrescita economico/energetica ma all'orizzonte si intravede già il razionamento dei carburanti fossili...

 

15
28 Ott 2009
alle 08:48

Hunter76Lima

@Gio #13,

in effetti non penso neanch'io che si possa arrivare a sostentare l'intero fabbisogno energetico ridotto con le sole rinnovabili.

Io volevo focalizzare la situazione sul fatto che è inutile correre e affacendarsi per ottenere 2 obbiettivi irraggiungibili:

- assicurarsi entrate di idrocarburi (petrolio,gas,carbone) dall'estero per garantire lo stesso fabbisogno di oggi (tra solo 10 anni questo tentativo andrà completamente a vuoto)

- convertire il 50% di fabbisogno energetico alle rinnovabili (non esiste abbastanza tempo e materia prima e energia per adempiere a questo obbiettivo)

Quindi il mio proposito è: abbassiamo gli obbiettivi.

Cominciamo l'opera di riconversione alle rinnovabili non pensando ad un 50% bensì ad un 20%.

Riduciamo le importazioni di idrocarburi di un buon 50%.

Nel frattempo l'energia che non riusciremo più ad importare la si sostituisce non con surrogati (vedi l'elenco di al mio post 6) bensì per un % con rinnovabile e per la maggior parte con tagli e risparmio.

Questo fintantochè il petrolio tamponerà il nostro fabbisogno energetico.

Ovviamente il primo che dovrà risentire di questi tagli sarà il trasporto privato; l'industria automobilistica deve essere messa completamente in phase out perchè è una divoratrice di energia (prima nella produzione, poi con nell'uso e infine con lo smaltimento); il privilegio universale della mobilità individuale è una distorsione mentale della nostra società moderna che verrà cancellato, voleneti o nolenti.

Ciò genererà problemi di disoccupazione ma si deve cercare di riconvertire queste persone a lavori differenti, come nelle rinnovabili, nell'alimentare ... il nostro livello di retribuzione è destinato a calare come pure la nostra capacità d'acquisto, anche perchè ci saranno meno cose da comprare e la vita sarà un pochino + grama.

Questa è la decrescita che ci aspetta

14
28 Ott 2009
alle 08:21

Barbara M.

per me la maggior parte dei consumi attuali è non essenziale. pensiamoci: quanta energia si consuma per produrre prodotti (o anche servizi) di cui si potrebbe benissimo fare a meno? la stragrande maggioranza di quelli attualmente sul mercato in effetti. si riesce a vivere tranquillamente senza la crema idratante per gli angoli della bocca, il profumatore automatico per ambienti, il detersivo per capi scuri, la bibita gassata e via così all'infinito. per non parlare poi della sovrabbondanza di imballaggi.
il problema del taglio dei consumi non essenziali è però la riduzione dei posti di lavoro. sarebbe/sarà un bagno di sangue.

13
28 Ott 2009
alle 01:35

gio

@Hunter

Credi davvero di poter arrivare a consumare 1/10 di quanto consumiamo oggi?

(oggi il rinnovabile copre circa il 17% della sola EE... e tutti gli investimenti sin qui fatti hanno spostato la percentuale di uno zerovirgola: a livello mondiale il solo incidente alla diga in russia, che ci ha tolto 6.000Mw per qualche mese o trimestre, vanifichera' tutti gli investimenti fatti in FV)

Te lo chiedo senza polemica, perchè anche io ritengo che l'unica strada sia il risparmio: ma non facciamoci illusioni.. non basta tagliare la meta' dei consumi, e nemmeno la meta' della meta' rimasta.

12
27 Ott 2009
alle 20:46

vincenzo scr.

Scusate ma l'articolo è di Edward Morse...

11
27 Ott 2009
alle 20:15

louise

invadere anche gli emirati per le ultime gocce mi pare molto idiota e inutile perche' la quantita' non ricompensera' le spese....

10
27 Ott 2009
alle 20:15

vincenzo scr.

In realtà si può anche pensare che vogliano eviare forti investimenti in energie alternative che potrebbero ridurre i loro profitti di medio lungo periodo. Una crisi petrolifera, se aumenta le entrate nel breve, può portare nel medio ad una crescita dell'elasticità della domanda al prezzo e diminuire l"oil intensity" delle tecnologie usate nei paesi colpiti da uno schock petrolifero. Per quanto riguarda l'aumento della produzione rimando all'ottimo articolo "The age of Cheap Oil" di Charles Tripp sul Foreign Affairs di due mesi fa.

9
27 Ott 2009
alle 19:42

Goli

Non vorrei essere nei panni degli arabi. Se davvero tra qualche anno tutto il petrolio rimasto al mondo sarà a casa loro... A quando l'invasione degli Emirati?

E soprattutto: a opera di chi?

8
27 Ott 2009
alle 19:09

eco1

si comincia a risparmiare petrolio: mcdonald abbandona l'intera islanda, non c'è business con la moneta sprofondata

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/10/islanda-senza-big-mac-chiudono-mcdonalds.shtml?uuid=1fb56dfe-c2d5-11de-9d4a-3d859f78759c&DocRulesView=Libero

il mondo cambia un po' alla volta

7
27 Ott 2009
alle 18:36

Debora/Petrolio

Hunter, talmente negata sono con i numeri che sbaglio pure 'ste cavolate.

Grazie per la correzione! :D

6
27 Ott 2009
alle 17:24

Hunter76Lima

Ovviamente per riduzione della dipendenza energetica intendo nell'ordine:

- taglio dei consumi non essenziali

- riduzione dei consumi essenziali (implementazione di tecnologie e modalità di risparmio energetico)

- uso di fonti rinnovabili e alternative (eolico,solare,geotermico)

Vorrei sottolineare che la prima arma per ridurre l'indipendenza energetica non è la riconversione di tutto il nostro fabbisogno attuale alle fonti alternative (come qualcuno propugna), bensì la riduzione del fabbisogno, prima col taglio dei consumi non essenziali e poi con la riduzione di quelli essenziali rimasti con tecnologie e modalità di risparmio.

Non nomino neache nelle fonti alternative al petrolio : biodiesel o biocarburanti (un'oscenità ambientale e umanitaria), nucleare (irrealizzabile nei tempi richiesti, ingestibile, non rinnovabile) , gas (prossimo al picco), carbone (estremamente inquinante, non parlatemi di carbon-sequestration perchè è solo una favola tecnologica)

5
27 Ott 2009
alle 17:15

Hunter76Lima

Vorrei, rettificare Debora.

L'aumento in poco più di 6 mesi del prezzo al barile è stato del 100% (da 40 a 80$ al barile), non del 40%.

A parte questo, in effetti un po' di spare capacity ce l'hanno, ma di fatto solo l'Arabia Saudita può aprire i rubinetti più di quanto già fa con l'effetto collaterale di mandare in depletion accelerata i propri campi petroliferi che già hanno la parvenza di gruviera da tante trivelle ci stanno sopra.

La spare capacity non sarà forse quei 4-5 mbd dichiarati ma almeno 2-3 mbd dovrebbero averli ancora.

Insomma, accelerare la produzione significherebbe uscire più rapidamente dalla zona di plateau di Ghawar e quando si prende la china discendente l'esistenza stessa dell'OPEC perderebbe di senso.

Quindi è negativo anche per loro.

Devono fare di tutto per mantenere in stallo l'economia per continuare a tenerla dipendente dalla droga-petrolio (una vera ripresa non riuscirebbero ad accontentarla e quindi nuovo boom-sboom del petrolio, un aggravarsi della crisi riabbasserebbe il prezzo del petrolio costringendo ad altri tagli alla produzione e, soprattutto e ben + grave, agli investimenti)

I paesi arabi/mediorientali (escludo Angola/Nigeria/Venezuela che fanno solo presenza nell'OPEC) stanno esperimentando/coltivando la loro capacità di influenzare l'economia mondiale; sanno benissimo che il resto del mondo ha passato il picco, l'unico elemento di disturbo è la Russia ma solo per pochi annetti ancora, dopo anche loro toglieranno il disturbo.

Quando la dipendenza dell'approvigionamento sarà del tutto legata al petrolio mediorientale penderemo dalle labbra dello sceicco di turno anche quando racconterà barzellette ... non è meglio quindi ridurre ai minimi termini la nostra dipendenza energetica piuttosto che strisciare/implorare gas da Libia/Russia/Iran/Qatar e petrolio da paesi arabi in generis?

4
27 Ott 2009
alle 15:40

Pinnettu

@ 2 Phitio

Concordo.

Il calo della produzione mondiale, si è mosso parallelamente al calo della domanda.

Se si guardano i dati sulla produzione si nota che la maggior parte di quel 1,5 ml di b/g di calo sono a carico dei paesi OPEC (dell'Arabia Saudita in particolare). E difficile quindi pensare che improvvisamente non sono più in grado di rimetterne in produzione almeno una parte!!

3
27 Ott 2009
alle 15:28

Paolo B.

O il declino e le tecnologie attuali non consentono più aumenti significativi di produzione(ma sappiamo che spingere la produzione di un giacimento lo si esaurisce prima), o mantengono la produzione più bassa(magari perché proprio non possono aumentarla significativamente) per far salire il prezzo del greggio e stimolare la ricerca di nuovi giacimenti, ovvero raschiando il fondo del barile.

Certo é che con i giacimenti del mare del nord e Cantarell in piena fase di depletion, tra un po' sarà impossibile mantenere appoggiata l'economia globale, ai ritmi odierni, per oltre il 90% sui giacimenti mediorientali.

Anzi, già non é possibile, visto che siamo di fatto entrati nell'era della decrescita.

Con buona pace di chi ingenuamente crede che il metano(il cui picco non é lontano) o il carbone(picco intorno al 2025) possano sostituire in toto il re petrolio...

2
27 Ott 2009
alle 14:07

Phitio

Boh, mi sembra alquanto strano che non possano aumentare la produzione di almeno un paio di milioni di barili al giorno, se è vero che hanno ridotto l'output per via del calo della domanda.

Se davvero fosse diventato impossibile nel solo giro di un anno, vuol dire che la depletion sta avanzando con rapidità insospettabile.

 

1
27 Ott 2009
alle 13:01

AndreaX

Io non trovo la cosa così strana, semplicemente se il prezzo del petrolio è troppo basso i petrolieri ci guadagnano poco, invece se il prezzo del petrolio sale troppo la crisi rischia di ripartire e quindi i petrolieri ci rimettono comunque. Un prezzo attorno agli 80 $ al barile invece mantiene una situazione di equilibrio.

Piuttosto bisogna vedere se i petrolieri sono in grado di aumentare la produzione veramente, per me bleffano.

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