Molto interessante questo grafico che ci propone Seeking Alpha. Si tratta della produzione non-OPEC, Russia esclusa, a partire dalla fine del 2003. Gli ultimi 6 anni, insomma.
La chart viene mostrata, per dirla con il giornalista, per vedere come il mercato libero ha risposto alla salita del prezzo da 30 a 150 dollari ad oggi.
Il greggio non-OPEC ha perso due milioni di barili al giorno dal 2003 ad oggi, e non mostra segni di un'inversione di marcia. Se un economista o un quotidiano ancora sostengono che la produzione risponde alle oscillazioni di prezzo nel settore delle materie prime, inviategli questo grafico.







1. eco1, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 14:00
non serve la perequazione per individuare il trend, andiamo proprio male anche per il fatto che questa riduzione seria avvantaggia il monopolio OPEC
economista mode on: dal grafico si evince una ripresa incredibile nella produzione per la fine del 2009 un trend rialzista da rincorrere...
economista mode off: sveglia l'infelice decrescita è arrivata
ci faresti un articolo sulla politica del figlio unico? non trovo articoli aggiornati, credo che sia IT per via del non trascurabile consumo di risorse cinese
2. AndreaX, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 14:52
Probabilmente gli economisti diranno che i produttori OPEC sono in grado di compensare la diminuita produzione aumentando la loro.
3. Andrea.de, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 15:02
non tutti gli economisti sono ciechi
4. Phitio, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 15:08
@2
Questo è certo che lo faranno, se le economie ricominciassero a risalire.
In questo caso tutti si metterano chiedere più pertrolio dall'arabia e compagnia, e non potendo essere accontentati si ripartirà con la teoria del malvagio affamamento energetico da parte dei cattivi sceicchi.
Se invece la crisi permane (e credo proprio che ce la terremo per diversi anni) allora i paesi produttori avranno l'alibi e la copertura ideali per nascondere la depletion.
Mi sorge anche il sospetto che resteremo in stato di crisi in peggioramento per molti, moltissimi anni, se la depletion dovesse frozare in modo nascosto e costante la crisi delle economie.
Avremmo una sorta di "shifting recovery", un recupero economico che sembra sempre a portata di mano e mai raggiungibile, un po' come la base dell'arcobaleno.
5. eco1, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 15:26
la crisi è certo positiva per il fatto che, con il crollo dei consumi, l'esaurimento delle fonti energetiche viene rimandato dando spazio alle rinnovabili e al progresso scientifico
6. AndreaX, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 16:21
Credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che sia appena iniziata l'era post picco, in questa fase il declino è ancora molto lento, ma tra qualche anno comincerà ad accellerare inesorabilmente.
Inatnto il petrolio è a 80 dollari al barile, non è un valore ancora preoccupante, però bisognerà vedere se questa quotazione non comincerà di nuovo ad aumentare...
7. Anonimo, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 16:26
Intanto Marchionne presenta il piano-Chrysler per portare le Alfa e la 500 in USA...rigorosamente a combustibili fossili(anche a GPL)
8. Pinnettu, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 17:01
Ok....però non è che abbia molto senso dire NON-OPEC e poi togliere la Russia.....stiamo parlando del 1° produttore mondiale di petrolio con quasi 10 milioni di b/g di crude.
Tantopiù che proprio dal 2003 ad oggi la produzione di crude russo e salita di oltre 2 ml b/g.
In sostanza se ci rimetiamo dentro la Russia il grafico presentarà un lungo plateau.
Non affrettiamo i tempi il picco è li...vicinissimo....non c'è bisogno di fare artifizi contabili ;-)
9. eco1, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 17:09
il grafico (mondo - (opec+russia)) ha senso per il fatto che anche se la russia è fuori dal cartello comunque fa i suoi affari mentre il calo della produzione che possiamo chiamare accessoria fra un po' stringe il cerchio dei veri produttori mondiali e questo nella direzione di un sempre più forte monopolio (leggi dittatura dell'energia)
10. Hunter76Lima, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 17:37
Vorrei fare una piccola considerazione sul prezzo del petrolio.
I mercati hanno stornato (ribasso del 10% circa), il dollaro si è rafforzato da 1,50 a 1,47, ma il petrolio non ha subito sostanziali tracolli (solo da 82 a 77) e appena i mercati hanno lanciato un timido accenno di ritorno in su (vedi oggi) si è riattestato sulla soglia degli 80 al barile.
La mia previsione quindi è che ci sarà il solito rally di Natale dei mercati e in corrispondenza il ns caro petrolio si avvierà allegramente a quota 100 (sostenuto dal dollaro in calo e dalla speculazione, ma anche da una riduzione della spare capacity dell'OPEC, leggi Saudi Arabia, che ovviamente nessuno si sognerà di ammettere)
Non so quanto potrà un'economia mondiale in crisi come quella attuale un tale prezzo a 3 cifre, penso qualche mese, non di più.
Dopodichè si ripartirà col ciclo di ribasso delle borse, con la demand destruction e via dicendo, con fallimenti societari connessi e aiuti (o fors'anche nazionalizzazione) degli istituti bancari e assicurativi in genere.
Insomma si ripete di continua la solita storia, appena ci si riavvicina al punto topico (domanda che solletica i piedi al limite della produzione petrolifera), il sistema capitombola nascondendo di fatto la realtà agli occhi del mondo (infatti con la demand destruction e il conseguente calo del prezzo del petrolio, hai voglia di parlare di peak-oil alla gente)
11. fabio1979, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 18:43
@10
Non occorrera' parlare di peak-oil bastera' fotografare le macchine nei garage, e credo che avremo ben altri problemi.
12. persenaro, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 18:45
Il peak-oil sarà compreso benissimo, non appena i carburanti saranno razionati.
13. eco1, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 18:55
già quando la benzina torna a 1.50eu e smette di scendere sarà chiaro come si mette, ci sarà il vero crollo della mobilità privata con l'effetto positivo di potersi muovere con poco traffico e con meno inquinamento
14. Gio_bass, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 20:59
Appendiamo il crocifisso ad ogni auto ed ad ogni pozzo petrolifero non OPEC.
15. eco1, Mercoledì 4 Novembre 2009 ore 21:31
@14 fuori dalla giurisdizione UE :P
16. Phitio, Giovedì 5 Novembre 2009 ore 10:09
Questo grafico fa capire chiaramente che ormai i player in grado teoricamente di compensare il declino generale si contano sulle dita di una mano.
Questo declino, dal punto di vista di noi importatori, è costituito dalla composizione del normale svuotamento dei giacimenti PIU' quello derivante dal cosumo interno in crescita dei paesi esportatori.
Per quanto ci riguarda, come paesi importatori siamo già ben al di la del picco.
Voglio ripeterlo: siamo POST PICCO.
17. Phitio, Giovedì 5 Novembre 2009 ore 10:13
A supporto di quanto detto prima, quardatevi questo grafico e capirete tutto in un lampo.
http://4.bp.blogspot.com/_ix1qRsD71DE/St3ukErMn9I/AAAAAAAACLA/bIgdbdpJE2M/s1600-h/OECDconsumption.png
18. Pinnettu, Giovedì 5 Novembre 2009 ore 15:03
@ 17 Phitio
No Phitio, non sono d'accordo.
Il calo dei consumi OECD non è conseguenza di una minore disponibilità di greggio. Il calo nei paesi OECD va avanti già da qualche anno. L'ultimo calo è poi conseguenza dela crisi economica che ha fatto calare i consumi.
Nel 2009 si è invertita quella situazione che ha visto per alcuni la domanda superiore all'offerta. Ora siamo in una situazione di offerta che riesce a soddisfare la domanda.
Tecnicamente quindi non possiamo dire con certezza che il picco è alle spalle, semplicemente perchè è l'offerta che si stà adeguando alla domanda (e ci riesce altrimenti faremo la fila al distributore) e non viceversa.
Poi magari il picco è davvero alle spalle e il calo della domanda lo stà "nascondendo"....ma non possiamo dirlo con sicurezza!!
19. Pinnettu, Giovedì 5 Novembre 2009 ore 15:08
Errata corrige
"Nel 2009 si è invertita quella situazione che ha visto per alcuni anni la domanda superiore all'offerta"
20. marco, Giovedì 5 Novembre 2009 ore 16:59
Ad una occhiata superficiale la curva del grafico cala lievemente gia' nel 2005-6 per poi accelerare la caduta verso la fine del 2007, cioe' quando il prezzo supera una certa soglia. E diminuisce sia quandi i prezzi sono alti ma la produzione mondiale in aumento sia quando cala il consumo totale e di conseguenza la produzione ed il prezzo.Sarebbe interessante vedere quanto cambiano le proporzioni negli ultimi 4 anni tra il consumo dei paesi emergenti ( BRIC) e i paesi piu' industrializzati (vecchio G7).
21. Phitio, Venerdì 6 Novembre 2009 ore 10:10
@ pinnettu
Il calo è già visibile a partire dal 2006, e secondo me quel calo è dovuto agli alti prezzi generati dalla "depletion virtuale" costituita dalle minori esportazioni dei paesi produttori (per via dell'aumento della domanda interna) e dallo STALLO generaledella produzione.
Quindi quello che in quegli anni era complessivamente uno stallo produttivo, per noi paesi importatori era già un periodo di declino. Vorrei precisare inoltre che la distruzione di domanda, secondo alcuni, è cominciata a partire dai paesi poveri che meno potevano permettersi prezzi alti.
Io sono meno convinto di questa teoria, in quanto tali paesi facevano del loro petrolio un uso assolutamente essenziale (non lo usavano certo per alimentare traffico domenicale o produzione di beni voluttuari) e quindi sono abbastanza convinto che abbiano cercato di procurarselo in ogni modo.
Nei paesi sviluppati, invece esiste molto più margine di risparmio, in effetti i nostri consumi di benzina ed elettricità sono in flessione di crescita da anni, mentre sono addirittura in riduzione da un anno e mezzo a questa parte.
La crisi economica, a mio parere, è figlia di questa strozzatura energetica verso i paesi sviluppati.
in sintesi, i passi generali (cercando di tenere conto che poi esistono situazioni pregresse complesse e retroazioni anch'esse non lineari) della situzione per me sono stati questi
1) si innesca uno stallo produttivo petrolifero mondiale, che per noi è invece un lieve declino/stallo
2) i prezzi dell'energia aumentano, e aumentano tutti i costi di tutti i settori economici, da quelli energivori (estrazioni minerarie, industria dell'acciaio) a quelli agricoli a quelli del trasporto. Va fatto notare che esiste un effetto di composizione dei costi man mano che si risale la catena della trasformazione e distribuzione dei beni, un effetto leva che è lo stesso alla base degli aumenti di prezzo dal produttore al consumatore. Va aggiunto anche l'effetto combinato dell'impetuosa crescita economica asiatica, che ha esacerbato l'urto con il soffitto di fornitura energetica globale.
3) l'economia dei paesi sviluppati inizia a soffrire in maniera strisciante, ma questa sofferenza viene zittita con cospicue azioni di fornitura di credito. Insomma, dove un tempo ci sarebbe stata contrazione economica in seguito alla riduzione dei consumi, ora c'e' crescita poggiata sul debito. La finanziarizazione dell'economia, essendo svincolata temporaneamente dal dovere rispondere a bilanci generali, provoca addirittura crescita economica.
4) il prezzo da pagare per questo è una inflazione dei valori degli asset soggetti a finanziarizzazione: case soprattutto. QUesta pratica non è recente, c'era da parecchio tempo prima iniziasse la sofferenza energetica, ed era basata sul fatto che il potere d'acquisto delle persone era stagnante da molti anni, una volta rimossa l'inflazione, e per il fatto che economie non in crescita non riescono a generare interessi con cui continuare a funzionare. Ma tornando alla finanziarizzazione, pian piano la fame di utili ha portato all'inclusione di porzioni di utenza un tempo evitata come la peste:i cattivi pagatori. IN america era pratica diffusa, conoscerete i famigerati subprime, ma ci sono enormi quantità di altre tipologie di mutui solo appena un po' migliori di questi. Anche in italia ricordo di aver sentito sproloquiare su nuove forme di credito innovative a studenti, immigrati e lavoratori atipici.
5) La combinazione di finanziarizzazione e innesco della sofferenza dell'economia (già costituzionalmente tenuta su con gli anabolizzanti del credito) è stato il punto critico di rottura dell'insieme. I titolari di mutui subprime, ad esempio, hanno smesso di pagare perchè non avevano soldi, per via della sofferenza dell'economia. E' stato infatti il deteriorarsi del tasso di insolvenza a innescare il crollo dei titoli connessi alle case. L'effetto detonatore è stato innescato dalla pratica di mescolare nei titoli la spazzatura e la roba buona e rivendere l''insaccato in giro. A prescindere della stupidità (a posteriori) della cosa, va detto che questo sistema finanziario così iperesteso, iper-leverato, è comunque figlio di un mondo in cui, di fronte ai limiti di guadagno generati dai vincoli naturali di estrazione delle risorse dalla madre terra e di trasformazione delle stesse, si è inventato un modo di vendere aria fritta. L'aria fritta sembra essere la sola risporta dell'avidità umana di fronte ai vincoli di madre natura.C'è qualcosa di profondo inquesto.
6)A questo punto, le pedine del domino erano tute al loro posto. La crisi strisciante dell'economia ha fatto sgonfiare le bolle finanziarie. Queste hanno gettato il caos sul credito, sui finanziamenti, sul commercio, sulla produzione di beni, e la retroazione è stata pesante a sua volta sull'economia, aggravando il tasso di insolvenza sui debiti (di vario genere, dalle case alle carte di credito, al credito al consumo ecc) e facendo crollare il valore degli asset. E' scoppiata una dinamica di deflazione da debiti, in grado potenzialmente di disintegrare completamente tutta la crescita economica dell'ultimo secolo. Ho visto carte previsionali da paura, vi assicuro che fanno davvero paura. Per ora ci hanno messo un fermino, svuotando letteralmente tutte le casse statali e innescando una megabolla finanziaria. Io personalmente credo che in questo modo renderemo molto più rovinosa la crisi, ma tant'è.
6) a questo punto, con una crisi economica in grado di tranciare via in un anno il 20-25%della produzione industriale dei paesi sviluppati, è ovvio assistere ad un analogo calo dei consumi energetici. Quindi, secono me, il calo delle importazioni di petrolio del 2009 sono fuori scala rispetto al trend di depletion che avrebbe dovuto esserci (per noi importatori) senza la grave dislocazione della crisi. Presumo che, se non avverrà la probabile nuova ondata di crisi del 2010, i consumi risaliranno un pochettino.
Ma guardando su scale temporali più ampie, considerando che molti progetti per nuove risorse sono stati rinviati o cancellati, che la deletion non si è certo fermata, e che ora le economie potrebbero entrare in crisi non a 150 dollari al barile (modo di dire molto poco coretto e impreciso, ma per fare un'idea), ma a 100 , molto probabilmente vedremo formarsi col tempo, nei grafic, il famoso picco, dato che con molta probabilità non recuperemo MAI PIU' i livelli industriali ( e i consumi) pre-crisi.
Il picco, come ben dicono gli esperti, non è formato solo da un fattore geologico, ma dalla combinazione di fattori geologici, politici ed economici concomitanti, di cui quello geologico non è aggirabile.
22. eco1, Venerdì 6 Novembre 2009 ore 11:50
l'intero sistema economico e sociale mondiale è complicatissimo e solo parzialmente trasparente
il calo della domanda di energia in europa e america è frutto della crisi, soprattutto dei licenziamenti: chi non lavora non va a spasso in macchina, non va in vacanza in aereo, non compra una casa più grande ne una macchina nuova
la crisi dei mutui è proprio frutto della convizione che l'economia deve correre sempre verso l'altro e se i consumatori non ce la fanno gli si presta i soldi per comprare ancora e ancora anche se non c'è garanzia di ritorno del prestito, davvero aberrante
interessante il fatto che una parte importante delle obbligazioni e dei derivati (chiaramente in dollari) è in mano ai paesi come Arabia e Cina nelle famose riserve in valuta americana quindi questa crisi la pagano anche loro con la svalutazione di questi asset
la mentalità sta cambiando comunque: si diventa più risparmiosi e questo è un bene vedendo la dimensione dei debiti nazionali che hanno bisogno di essere sostenuti dal mercato
23. Pinnettu, Venerdì 6 Novembre 2009 ore 16:05
Ok Phitio
Sono d'accordo. Volevo solo dire che "tecnicamente" non è possibile avere la certezza di essere nel dopo picco perchè il calo di produzione del 2009 è diretta conseguenza del calo della domanda.
Poi certo il calo della domanda è conseguenza della crisi innescata in parte dal caro energia. Non possiamo però sapere se a parità di condizioni economiche rispetto al 2007-2008 la produzione non sarebbe stata in grado di proseguire sui livelli precedenti anche nel corso del 2009.
24. Hunter76Lima, Lunedì 9 Novembre 2009 ore 09:07
Phito, chapeau !
La tua panoramica è eccellente, pur restando una teoria che deve essere di volta in volta accertata e verificata.
Condivido in pieno il discorso sui 100 dollari/barile come innesco x la nuova ondata di crisi.
Passando invece dalla teoria alle sensazioni di pancia, mie personali, ho la sensazione che fino a Natale potremo dormire sonni tranquilli, nel frattempo il petrolio si impennerà e raggiungerà velocemente la fatidica quota.
Come ho già scritto in un precedente post, superati i 100 non ci sarà l'innesco immediato della nuova ondata di crisi.
Sempre secondo mie sensazioni personali, ci vorrà un petrolio sopra ai 100 per un circa 3 mesi per dare un nuovo scossone alle economie occidentali ... quindi a naso dal marzo 2010 ritorneremo nella bufera.