Uno sguardo dal picco
Esce il consueto rapporto ASPO sulla produzione petrolifera mondiale. Qui potete scaricarlo liberamente. Su TOD altri grafici e una bella discussione in corso.
A me basta pubblicare questo:
Una precisazione: i grafici sono basati su dati IEA ed EIA. Picco attuale: Luglio 2008, a 74,74 milioni di barili al giorno.
@Hunter76Lima
Si, in effetti da un po' di tempo mi sta prendendo un po' lo sconforto, soprattutto quando noto progressivamente come si stanno sgretolando tutte le cose che vedevo costituire la realtà attorno a me.
Stanno, progressivamente, iniziando i tempi duri. Ma non è propio questo che mi sconforta, quanto piuttosto l'incapacità di trovare una strada chiara da seguire e la forza di volontà per attuare le necessarie rotture di continuità.
Perchè mi rendo conto che agire per attutuire il colpo di domani richiede fare scelte importanti adesso, scelte anche costose in termini umani e familiari.
Il punto infatti è che questa visione che ho delle cose, e l'entità delle conseguenze che mi aspettano, non sono condivise dai miei familiari. Nono posso imporre scelte preventive finchè non sarà chiaro a tutti qual'è la gravità del problema e di conseguenza la gravità delle scelte da fare.
Mettiamo anche che esiste una profonda paura di sbagliare, di fare scelte difficili e alla fine inutili, metti caso che la mia visione sia scorretta.
E quindi: da una parte, è difficile capire per bene cosa fare e che strada prendere, specie se per ora non si puo' concordare con il proprio coniuge, e si ha in più paura di sbagliare valutazione; dall'altra, queste valutazioni si stanno facendo sempre più pesanti, circostanziate e fondate, le conseguenze paventate si stanno materializzando sotto i miei occhi, mi rendo conto che il tempo stringe.
E' un po' come sapere che sul mare, dietro l'orizzonte, con molta probabilità si è formato uno tsunami. Ma il mare adesso è calmo, il cielo spende e tutto sommato si stà benone.
La misura da prendere, sarebbe traslocare la casa, o almeno le masserizie, e magari l'idea iniziale sarebbe staata quella di far traslocare quanti più possibile.
Ma quest'ultima idea l'ho accantonata presto, non c'e' nulla di più inerziale e poco avvezzo a cambiare modo di fare della massa. Ma anche tragli amici, i parenti, e perfino tra i familiari, con gradi di sceticismo variabile, non c'e' molto successo.
Quindi, come ultima opzione, c'e' quella di studiare un sentierino da percorrere come un disperato dopo aver preso in collo i figli, quando l'onda apparirà ( e si spera di no) all'orizzonte.
Forse davvero non siamo fatti come specie per salvarci dai disastri in tutta comodità, ma possiamo almeno salvare l'essenziale, sempre se restiamo vigili, e se prepariamo almeno una via di fuga.
Solo, che frustrazione! Che spreco! Perchè gli uomini, come gruppo esteso, non agiscono, ma reagiscono soltanto? A che cosa diavolo serve loro il cervello, l'intelligienza? QUella cosa che dovrebbe farti prevedere un esito probabile nel futuro?
Perchè la gente fa case non antisismiche su terreno sismico?
Perchè costruisce case nel letto dei fiumi?
Perchè fa debiti che poi sa di non poter ripagare?
Perchè devasta il suolo e lo rende sterile, e poi soffre la fame?
Ecco, è questa pervicace e profonda stupidità collettiva che mi rende pessimista.
Desidererei tanto essere sorpreso in positivo.
@50 Paolo
Beh, certamente è difficile che sia lo stesso sistema a cambiare le regole.
Gli stessi sedicenti "alternativi" in molti casi non fanno altro che ricoprire la funzione di "cani pastore" poichè assorbono energie propagandando soluzioni inefficaci quando non proprio truffaldine facendo sì che solo altri fanatici li seguano ma tenendo alla larga gli altri, quindi facendo sì che aiutino il sistema stesso che dicono di non amare.
Quanto al discorso pensioni-tempo libero, non ne farei una questione generazionale (anche se alcune generazioni hanno davvero vissuto a sbaffo e fatto danno in modo particolare) ma visto quello che scrivi, direi che ti dovrebbe piacere la soluzione ad "ipersettimana" cioè un modo per redistribuire le ore che si lavorano in un arco di tempo più lungo, anche se ad una certa età non è che la "produttività" sia un granchè.
@49 Surak,
discorso un po' arzigogolato il tuo ma il senso è chiaro: "meno allarmismi, più piedi per terra"
Sul discorso delle risorse petrolifere in esaurimento siamo d'accordo, sull'entità della depletion a quanto pare no (tu propendi per il soft decline, io e molti altri su questo blog per un oil crash), sulla tipologia della sostituzione del petrolio neanche (tu propendi per il nucleare come soluzione globale, io per centrali solari (no fotovoltaico) e eolico, ma solo come palliativo che aiuti nella decrescita)
Vabbè, siamo su 2 piani differenti ma l'importante è che il confronto continui.
Alla prossima
@48 Surak
Dal sistema iniquo non c'è fuggi fuggi perché nessuno può uscire da solo, alla spicciolata, finché dall'alto viene un diktat di perseguire crescita e business-as-usual. Io vorrei lavorare meno, esser pagato meno, e tra l'altro godere di più della vita, ma non posso, perché il mio datore di lavoro, come nessun datore di lavoro, non ha nessuna intenzione di accordarmi il part-time, e i miei clienti mi subissano di richieste di prestazioni, un cocktail di high-demand contro il quale il singolo nulla può. Diverso sarebbe invece se dall'alto ci fosse un ordine di squadra di decrescita, inteso come fenomeno culturale, e istituzionale, per cui per esempio ci fosse una forte pressione sulle aziende perché passare i contratti al part-time, e sulla popolazione per spendere meno, consumare meno, comperare meno, avere meno figli, passare più tempo a far niente, più tempo con la famiglia, con i vecchi, con i malati... L'unico aspetto di decrescita che da sempre c'è è l'incentivo e la facilità ad andare in pensione, cosa che fa sì che al momento i lavoratori italiani mantengano il più colossale esercito di pensionati del mondo, e se permetti la logica del "a chi tutto e a chi nulla, tanto statisticamente abbiamo mezzo pollo per uno", e che a me tocchi il nulla a me non sta bene! Voglio che "la gente" vada in pensione a 70 anni, e si mantenga finché è in grado di lavorare, e che però tutti lavoriamo part-time, non che tanti siano in pensione da quando avevano 55 anni o meno, e io, il pirla della situazione, lavori come uno schiavo per mantenerli con il mio carico fiscale e contributivo da rapina...
Mi ero scordato
@45 Hunter76Lima
Non puoi stabilire cosa io abbia valutato, visto che non l'ho scritto ed al contrario è fin ad all'inizio che sostengo un sistema alternativo positivo (ed azzardo, positivista) che necessità di ben minori quantitativi di petrolio.
Non lo faccio nè per il picco né per la guerra alle altre potenze, ma perchè sapendo fin da bambino che il petrolio non sarebbe mai bastato per tutti, se uno vuole davvero un mondo più equilibrato, bisognava creare una società moderna e tecnologica ma meno "petrolifera".
Sono i petrolieri degli pseudo ecologisti che propongono topolinie, fattorie stile Heidi o vita alla Mulino Bianco.
Oggi posso solo ipotizzare che visto che manca la buona volontà per crearla, magari può essere creata "per forza" e nondico che debba essere come dico io, ma di certo è una strada migliore che non le alternative che ho sentito finora.
Quindi io mi limitavo ad ironizzare sui catastrofisti, cosa che non vuol dire che sminuisco i fatti, ma solo che li riporto più sulla realtà e per quanto riguarda me, se non tenete conto dell'insieme delle cose che dico, non cercate neanchè d'interpretare un singolo discorso ;-)
@44 Paolo
Ho visto, ma di quel che fa questo Stato non rispondo certo io ;-)
Aspe'...non è che la gente sia completamente vittima in parte perchè se siamo arrivati a questo è perchè si è fatta portare per il naso sfruttandone la "pancia" e dall'altro l'intero sistema finanziario si basa sul fatto che la gente comunque cerca gli interessi maggiori sui propri averi e risparmi e quindi il sistema bancario e finanziario cerca di sparare percentuali sempre più alte e investimenti sempre più fantasiosi.
Non per nulla se non si cambia pure questa cosa, non si va da nessuna parte.
Il sistema non te lo permette? Basta uscirne.
Se il sistema che proponi é valido ed efficiente, allora dal sistema iniquo ci sarà un fuggi fuggi continuo e prima o poi crollerà.
Il punto però è che è facile lamentarsi e vedere i difetti, ma più difficile è trovare soluzioni funzionali.
Stesso discorso per il debito pubblico..chiaro che finchè il sistema è questo, determina parecchio la nostra vita, ma se il sistema cambia quello diventa come quella parte di debito ai Paesi poveri che si "cancella" senza alcuan conseguenza visto che è debito fasullo ed insignificante per "sistemi" migliori.
In quel senso dico che non mi riguarda, ad oggi mi riguarda come a tutti gli italiani, ma siccome la mia mente è già su un altro sistema..."non mi riguarda" ;-)
Ciao Phitio.
Come ben sai condivido quasi sempre quello che scrivi nei tuoi interventi, sia in questo blog che su icebergfinanza, e anche questo è il caso.
Apprezzo molto la tua capacità di sintesi e focalizzazione del problema
Ho notato però, nei tuoi ultimi commenti, una recrudescenza di pessimismo (ben documentato, tra l'altro) rispetto ai tuoi interventi passati solitamente più orientati alla fase propositiva.
Le nostre fonti sono abbastanza simili, mi sembra di capire (non ne posso essere sicuro però), ma ho come l'impressione che da parte tua ci sia stata una sorta di rassegnazione all'ineluttabilità degli eventi.
Anch'io documentandomi e leggendo i dati sono sempre portato a dire: "Non c'è più niente da fare, il punto di non ritorno è già stato superato, il countdown è cominciato" però ho sempre tirato il freno a mano per limitare il più possibile la tendenza personale a visioni apocalittiche che sono connaturate nell'animo umano quando si fronteggiano periodi di difficoltà e di crisi.
Forse vedi anche tu quello che vedo io: c'è ancora spazio di azione, ci sono tecnologie per sopperire al picco degli idrocarburi, ci sono modi,mezzi e abitudini nuove (o vecchie che dir si voglia) da implementare per tagliare sprechi e consumi .... ma tutto ciò si scontra con la volontà umana, e di questa non ce n'è abbastanza.
Capisco il tuo sconforto quindi nel dire: noi uomini abbiamo la soluzione a portata di mano ma per pigrizia, indolenza, opportunismo, egoismo non abbiamo nè voglia nè intenzione di metterla in pratica.
Capisco anche il ragionamento che ti porta a dire: se siamo così inetti e così poco saggi, venga pure il peak-oil e la decrescita che ci facciano rinsavire, con le maniere forti purtroppo, e riporti consapevolezza al genere umano e l'abbandono dell'immenso sfruttamento delle risorse della terra perpetrato negli ultimi decenni.
In sostanza, è l'evento catartico che cerchi, quello che cambia le sorti del pianeta e la mentalità degli uomini in virtù di qualcosa di eccezzionale e rivelatore ...
Il problema grosso è che non abbiamo possibilità di discernimento sufficiente in quanto, essendo osservatori interessati e inclusi nel sistema che vorremmo misurare/comprendere, non abbiamo la possibilità di una valutazione sufficientemente oggettiva.
Penso che sia sogno comune di chi frequenta questo blog poter cavalcare il tempo, mettiamo fino al 2050, e guardando a ritroso per vedere come l'umanità ha affrontato e affronterà i problemi che ci affliggono ora ... purtroppo quest'opzione non ci è concessa e l'unica alternativa è quella di affrontare gli eventi della vita quotidiana per come si presentano cercando di volta in volta di interpretarli.
Le capacità divinatorie, invece, ci sono precluse
@Hunter76Lima
Si, ti ringrazio per quella segnalazione, perchè ritengo che in quei grafici sia delineata con precisione la strada che seguiremo.
Purtroppo, mi rendo conto che non tutti sono in grado di inferire, guardando grafici, le relazioni essenziali. Anzi, in sede ASPO qualche tempo fa si è parlato del fatto che sapere leggere anche un semplice grafico cartesiano non è per nulla scontato. Spesso chi parla ad un vasto pubblico commette questo errore: mostra un grafico che in apparenza dovrebbe essere lampante, e buona parte dell'uditorio non ci legge nulla, ma spesso non lo dice per non fare la figura dell'ignorante.
Cio' che mi ha sconvolto di quell'articolo sono in essenza queste cose: l'entità dell'overshoot finanziario, la proiezione dinamica del crollo, e infine l'impossibilità strutturale degli stati di agire usando la leva monetaria. Combinando alcune serie storiche, ci puo' tranquillamente dire che l'ammontare di ricchezza nel momento peggiore della crisi ventura sarà inferiore a quella degli anni 30. Questo non è un disastro, è proprio una catastrofe. Negli anni della grande depressione, che si estese dagli Usa in Europa, c'era genete che non aveva soldi per comperare il pane, e contadini che non avevano persone a cui venderlo, e quindi non avevano i soldi per fare le semine, comperare medicine e vestiti. Solo l'autoproduzione dava un quanche riparo.Oggi, siamo il triplo di persone rispetto al 1930.
La nostra società è molto meno resiliente di quella di 80 anni fa , e ritengo più che probabile un processo disgregativo delle infrastutture nazionali e sovranazionali. Quelle intercontinentali sono sicuramente condannate.
Credo molto probabile che ad un certo punto ci rtroveremo inchiodati ad una situazione che richiederà, come di solito accade, terribili sacrifici per essere gestita. La maggior parte del prezzo da pagare sarà accollato sui ragazzi e bambini che adesso hanno 5-15 anni .
E la responsabilità di questo è nostra, e dei nostri genitori in pari misura. Abbiamo perso la saggezza, ubriachi di benessere e progresso ritenuti entrambi illimitati.
Ora dobbiamo rinsavire, e prima lo si fa meglio è.Innanzitutto complimenti a tutti quelli che hanno partecipato alla discussione di questo post perchè leggendo mi è sembrata molto costruttiva e istruttiva
Faccio ancora i complimenti a Phitio; quel link di TOD te l'avevo segnalato io ma vedo che l'hai letto molto approfonditamente tanto da avere ora addirittura un timore reverenziale nei confronti di quell'articolo perchè se è vero ciò che vi è scritto (come è evidente che sia) allora le conseguenze sulla nostra vita reale potrebbero essere ben peggiori di quanto avessimo previsto in passato noi pessimisti del peak-oil.
Tornando all'argomento principale, ovvero l'articolo dell'Oilwatch Monthly, mi propongo di leggerlo quanto prima.
Un'osservazione sul grafico di produzione crude oil: confermoquanto detto da voi (picco annuale nel 2005, picco mensile nel 2008), se invece si considera la produzione globale di oil il picco si sposta (sia annuale che mensile) nel 2008.
Io vedo una discesa soft da qui sino al 2012 (non è ancora tempo di oil-crash), tra proclami di " la ripresa c'è, fidatevi, non si vede, ma arriverà, non preoccupatevi" e aumento lento della disoccupazione;di fatto ancora 3 anni per prendere e far prendere coscienza.
Dopodichè non vedo altra soluzione, come dice anche Phitio, se non l'Oil crash.
Il rapporto di Hirsch del 2000 e qualcosa parlava chiaro e con cognizione di causa; prendendo la data del picco come anno zero, muoversi sulle energie o fonti alternative 20 anni prima garantiva una transizione sicura e tranquilla, muoversi 10 anni prima permetteva cmq di operare la transizione ma con difficoltà, muoversi a partire dal picco (o peggio dopo) costringerà ad una sola scelta: gestire l'emergenza.
Quindi 2 cose certe le sappiamo: 1) abbiamo passato il peak oil 2) non ci siamo ancora mossi per rimpiazzarlo
Ergo sappiamo già che ci sarà un'emergenza e si manifesterà sicuramente entro il decennio che ci attende (il mio orizzonte personale temporale la colloca tra 3-5 anni): sarebbe vitale organizzarsi per evitare che tale emergenza non si trasformi in una catastrofe e le parole base su cui lavorare sono: cooperazione locale a basso livello (per basso livello intendo persone con cui instaurare rapporti,relazioni, e discutere e atturare scelte pratiche: lasciamo perdere stati,governi e multinazionali, non ci verrà mai niente da loro) e auto-imposizione alla decrescita (imporsi un codice etico personale di riduzione dei consumi de degli impieghi)
Vorrei far notare una cosa a Surak che sminuisce l'effetto del picco: OK, 75 milioni di barili adesso, 60-65 nel 2030, visto cosi 15% in meno in 20 anni non dovrebbe essere catastrofico.
Apri un po' la visione però: di quei 75, 40 al giorno d'oggi vanno ai paesi occidentali (Europa + USA/Canada + Giappone). Tu pensi che nel 2030 ai paesi occidentali ne spettino 35 (ovvero riduzione del 15% circa) !?!? Eh, no caro mio, saremo fortunati se la nostra fetta sarà di 20, perchè la Cina e l'India e i paesi emergenti nel frattempo si saranno appropriati della fetta di loro competenza che gli è sempre stata negata fino ad oggi.
Quindi, bada bene, la transizione/crollo che dobbiamo fronteggiare non è il 15% in 20 anni, bensì il 50%. Quindi l'effetto sarà ben più pesante di quanto tu hai prentivato.
Ultimo aggiornamento OT: differenziale benzina/gasolio stabile ormai da 2 mesi a 16 cent/litro. Di ripresa quindi neanche a parlarne(ci sarebbe se il gap scivolasse sotto i 10 cent/litro); per fortuna che non c'è la ripresa, dico io, dato che noi dobbiamo puntare alla decrescita, non più alla crescita: peccato che lo dovremo subire forzatamente e non volontariamente questo processo !!!
@43
Speriamo bene. Io ho visto che quando è scoppiata la bolla a fine 2008, penso per colpa della mazzata che ha coinvolto l'energia, il bene più prezioso al momento per la nostra società, i governi di tutto il mondo si sono affannatia buttare nel gabinetto migliaia di miliardi di dollari, per salvare attività che potevano essere lasciate affondare: banche d'affari, banche normali che avevano fatto investimenti dissennati e tossici, industrie automobilistiche, linee aeree... Questi due soggetti da noi si sono chiamati Fiat, aiutata con gli incentivi "eco", che di ecologico non hanno nulla, e Alitalia. Lo stato ha regalato i miei e i tuoi soldi, che facciamo fatica a guadagnarci e che ci vengono prelevati con le imposte, li ha REGALATI a un'azienda automobilistica che produce un bene che entrambi ci rendiamo conto essere obsoleto, anacronistico, inutile, antiecologico, e a una linea aerea con una gestione fallimentare, che fallirà comunque come tutte le linee aeree nel giro dei prossimi dieci anni... Capisci che la mano dello stato anziché premiare i comportamenti virtuosi, toglie ai virtuosi per regalare ai dissennati? Non abbiamo possiblità di scampo, perché il sistema non ci lascia sbarazzare delle attività parassite o dannose.
Noi siamo declassati a "consumatori" che devono lavorare come disperati, per comperare beni inutili, prodotti di altri lavoratori infilatisi in un vicolo cieco di un genere di prodotti che nessuno vuole? E' la logica del consumo a ogni costo, mentre "consumare" per me ha un'accezione negativa: che i consumi riprendano non è una buona cosa, e non dovrebbe essere perseguita!
Se tu sei un lavoratore inutile ti costringeranno a continuare a esserlo, regalandoti soldi pur di non metter in crisi la pace sociale, e se sei un virtuoso, ti porteranno via i tuoi risparmi, che servono a pagare le cicale... io non vedo via di scampo. Non c'è nessun paese al mondo dove si sia detto "c'è un eccesso di capacità produttiva di beni di consumo che non ha senso consumare" per cui anziché chiedere agli occupati di lavorare sempre di più, per produrre PIL che viene drenato da un fisco assetato che deve girare i quattrini a chi non lavora, o fa lavori inutili, dicesse che si invitano caldamente gli occupati a lavorare meno, e a guadagnare meno, perché i soldi servono a consumare, ma la vita non è consumo! Io lavorerei volentieri un terzo di meno, con un terzo meno di guadagno, ma il sistema non me lo permette.
Tu puoi ignorare il problema del debito pubblico, ma il debito pubblico non ignora te! A un certo punto i nodi vengono al pettine, e se il debito è eccessivo, o ti succhieranno ogni euro per ripagarlo, o lo consolideranno, e allora tutto il sistema economico imploderà, perché il denaro, che anche tu usi quotidianamente, non avrà più alcun valore. E ormai il debito è talmente gigantesco, che la speranza di tramandarlo ai nostri figli (una vera bastardata) non è più possibile. mah?
@42 Paolo
Sul debito pubblico non mi esprimo, visto che non è qualcosa che m'interessi ed è più una roba tipo PIL, cioè due robe come le banconote del monopoli, hanno un valore finchè giochi a monopoli ;-)
La cosa bella è che uno ci gioca con passione, nonostante sappia benissimo che siano soldi fasulli, che le case e gli alberghi altro non siano che pezzetti di legno, "sente" che hanno un valore.
Quindi il primo passaggio è quello di rendere la gente un po più logica e meno emotiva.
Quanto ai disoccupati, l'importante è che ci sia un sistema capace di mantenere la produzione di cose utili e pure di aumentarla e dato che sono per una società equa e civile oltre che meritocratica, ecco che basta cambiare gioco che tutto torna a posto e meglio di prima
@39 e 41
Anche se spero che Phitio esageri, non nascondo che gli scenari catastrofici mi preoccupano perché li vedo plausibili.
Per Surak, sono assolutamente d'accordo che mantenere un lavoro inutile sia inutile, ma questo significa fare i conti con milioni di disoccupati in più, nel nostro paese. Che possibilità di mantenimento della pace sociale vedi? E che possibilità di non dover consolidare il debito pubblico?
PIL in calo e occupazione in calo sono i refrain a cui conviene che ci abituiamo, le percentuali mettile pure tu secondo scienza e coscienza, ma chi pensa che "il peggio sia passato" è un illuso. Pericolosamente illuso. Il peggio ha da venì, e il peggioramento sarà costante. Soprattutto se, come sembra proprio, gli umani saranno miliardi in più di quelli che il pianeta può sostenibilmente mantenere...
@38 Paolo
Cosa ne farei degli esuberi nei vari settori? E' un po' troppo complesso da spiegare qui, ma basta partire dal presupposto che mantenere un lavoro inutile costa molto, ecco che girala come vuoi ma conviene che venga eliminato alla faccia dei devoti del Pil.
QUanto dico "dalla data del picco" intendo 10 o 20 anni PRIMA della data presunta del picco.
QUindi avremmo dovuto muoverci o nel 1995 o nel 1985.
Non siamo solo in ritardo. Siamo oltre ogni possibile tempo di non ritorno.
I tempi di adattamento per una transizione ordinata, e le risorse da applicare per ottenerlo, sono ben descritte nel rapporto Hirsch, prodotto ormai diversi anni fa e mai abbastanza letto.
L'ordine dei tempi per una tranzsizione regolata, con un investimento di circa L' 1% del PIL è 20 anni.
Si puo' ottenere una transizione, con investimenti di emergenza e con esiti molto meno soft, in 10 anni.
Ma da dove cominciare a contare, per questi intervalli temporali?
DALLA DATA DEL PICCO.
Ecco il problema.
NON avremo una transizione regolata
NON avremo una transizione bruca
NON avremo una transizione e basta
Avremo un impatto. Un crash.
Se proprio di transizione vogliamo parlare, dobbiamo passare dalle funzioni continue a quelle speciali, cioè avremo una dislocazione improvvisa.
Cosa credete avverrà nelle nostre società se le cose dovessere aggravarsi ancora, a dispetto delle rassicurazioni ufficiali?
Ricordate cosa successe in Italia con uno sciopero degli autotrasportatori di meno di una settimana? Tutto il sistema logistico in tilt, ci sono voluto mesi a riassorbire il danno.
Ora immaginate uno stop di quindici giorni. Avete benzina, cibo per andare avanti 15 giorni? No, non ce li avete. dopo la prima settimana, vedremo la nostra vita militarizzarsi di colpo, come in un incubo. Razionamento e precettazione forzata delle infrastutture, dai benzinai ai trasporti. E mi aspetterei anche disordini, fuori dai supermercati o davanti ai municipi.
La nostra vita occidentale scivola via sui binari dell'efficienza moderna, ma i binari sono costruiti su ghiaccio molto sottile.
Non oso pensare a che cosa succederebbe con 15 giorni di black out continuativi.
Badate bene, questi scenari non sono per domani, o dopodomani. Ma sono molto plausibili, in un mondo, fra qualche anno, che testimonia un crollo del 15% delle importazioni di energia. Oppure in preda di una deflazione titanica.
Se volete studiarvi un attimo qualche scenario deflattivo, su the oil drum sezione europa c'e' stato da poco un post.
http://europe.theoildrum.com/node/5917
A me ancora vengono i brividi a vedere i grafici.
Saluti
Phitio
@35 Surak
I numeri li ho chiaramente espressi a caso, è il concetto quel che conta.
La mia personale convinzione è che il modello di sviluppo che ha caratterizzato e trascinato avanti la società industriale per due secoli abbia gli anni contati, semplicemente perché in questo secolo ci si scontrerà inevitabilmente con l'esauribilità delle risorse, in primis l'energia e l'acqua potabile, e con la bomba demografica. I figli delle mie figlie vivranno sicuramente e necessariamente in una società molto diversa, MOLTO diversa dalla nostra, e il mio grosso timore, visto che da quando ho la facoltà della ragione non ho MAI visto una sterzata di intenti a livello programmatico, è che come un organismo vivente, un modello di società tenti disperatamente di sopravvivere uguale a sé stesso. E così da quando è iniziata la rivoluzione industriale, si persegue senza sosta la logica della crescita illmitata, del consumo, del profitto. E ci si trova ora di fronte al paradosso che il mondo ha un "eccesso di capacità produttiva", eppure a tutti noi ogni giorno viene chiesta più produttività e più impegno. Dove stiamo andando? Ecco, io sono convinto che il sistema debba profondamente ridimensionarsi, e ti sento vicino in questo, perché entrambi abbiamo delle spinte ideali piuttosto irrealistiche a vedere come vanno le cose al momento. Se è un sogno la mia speranza che si pianti una frenata decisa alla demografia e ai consumi, in modo di essere un paio di miliardi nel 2100 (io mi sarò levato di torno spontaneamente), anche tu sogni quando pensi che qualche politico promuova una cultura della proprietà condivisa dell'auto... E comunque, se tu ipotizzi che di auto ne servano molte meno, e hai pienamente ragione, cosa pensi di fare dei milioni di lavoratori che lavorano per l'industria dell'auto e per l'indotto?
Infine il mio grosso timore è che siccome non c'è alcuna capacità di anticipazione, né a livello mondiale, né tantomeno in questa povera italia (con l i minuscola ormai), nei problemi l'umanità ci si dovrà spaccare il muso, e le questioni climatiche, ambientali, energetiche e demografiche costituiscono un mix micidiale che rischia di portarci in pochi anni alla terza guerra mondiale, che sappiamo benissimo sarà l'ultima...
@36 ecoo1
No, ho detto tutt'altro e non sono entrato nel discorso sella disponibilità del litio poichè ho sentito diverse versioni ma soprattutto perchè di auto ne basta una frazione di quante ve ne sono oggi usando semplici sistemi (che ho già detto più volte).
Infatti ho scritto :
"ma la sostituisci eliminandone la proprietà ed il modo di usarla oggi"
vuoi dire che c'è litio per dare una batteria a tutte la auto oggi presenti?
@34 Paolo
Da dove escono quei dati per cui il Pil deve calare nei prossimi 30 anni e soprattutto la disoccupazione salire al 20%?
Il Pil sappiamo che è una stupidata anche se è preso a riferimento di molte cose e quindi non si può semplicemente ignorarlo, ma la disoccupazione è più un fenomeno che dipende dalla società e dall'equità della politica per cui può essere scollegato sia al Pil che al prezzo del petrolio.
Non ritengo neanchè che siamo sovrappopolati, anche se ovviamente non sono un fautore dell'incremento demografico quindi il raggiungere una stabilizzazione della popolazione è ovviamente utile, ma non per forza tale da giungere ad una decrescita (quella è l'ideologia dei Verdi e spazzatura simile che propone Topolinie che usano l'eolico che è realizzabile solo se l'umanità scende a milioni e non a miliardi di persone).
Un freno demografico ai Paesi più prolifici e più poveri (le cose sono spesso collegate) permette pure un loro rapido sviluppo quindi un mondo più equo ma con cui va diviso il petrolio (etc).
Per cambiare al società, bastano 20 anni volendo, il punto è se e quanti lo vogliono.
Tu stesso, sembra, vuoi cambiare tutto senza cambiare niente oppure riferisci semplicemente quell pseudo soluzioni che girano.
L'auto di oggi non la sostituisci semplicemente togliendo il motore a scoppi e mnetendoci quello elettrico, ma la sostituisci eliminandone la proprietà ed il modo di usarla oggi, quindi quello del litio è un falso problema* e così via.
Infine è più facile immaginare catastrofi che soluzioni
*sempre ammesso che lo sia
@30 e 31
Nemmeno io penso a scenari apocalittici alla Mad Max, però se un annetto di recessione con un calo del PIL del 5% e un passaggio della disoccupazione dal 6.5 all'8.5% dev'essere "la più grande crisi dai tempi della grande recessione del '29"... come definiremo il fatto che nel giro dei prossimi 30 anni il PIL deba scendere di un 30%, e la disoccupazione passare dall'8.5 al 20%? Due sono le cose che mi preoccupano seriamente: 1) Il fatto che chi governa il mondo continui a riproporre lo stesso modello di società, basato su crescita, consumo, produttività, mentre è chiaro che questo modello ha gli anni contati e 2) Il fatto che in un mondo follemente sovrappopolato, la pace è sempre più appesa a un filo.
FInché non si inzierà a ridurre la popolazione mondiale, a predicare e applicare modelli di vita sostenibili, e godere della decrescita, la vedo molto grigia. Teniamo conto che una società, un modello di sviluppo, le basi energetiche... non cambiano da un anno all'altro, ci vogliono 30-50 anni! Ammonisco chi pensa che "tanto qualcosa inventeranno", perché il problema non è "inventare" (l'auto elettrica, il riscaldamento solare, le coltivazioni di alghe per fare cibo...) è "applicare" ciò che s'è inventato! Fatemi capire nell'eventualità che cominciasse uno shortage serio del gas quanto tempo pensate che occorra per dotare 30 milioni di appartamenti in Italia di riscaldamento solare? O ammesso che si ponga la necessità di pensionare i motori a combustione, e ammesso che per un miracolo l'industria riesca a mantenere il ritmo di produzione di oggi, quanti anni ci vogliono per sostituire il parco veicolare italiano con veicoli elettrici? A poco più di un milione di auto prodotte ogni anno ci vogliono 30 anni. E il litio per le batterie contiamo di trovarlo sempre a buon mercato? E intanto noi che facciamo? Ci prenotiamo per avere l'acqua calda tra 5 anni, per riavere il frigo pieno fra 3 anni, o un'auto che ci possa portare a spasso fra 10 anni? No, bisogna pensare seriamente a un graduale ma deciso downgrading del nostro stile di vita nei prossimi 30 anni.
Sempre sperando che qualche governante "falco" maniaco delle armi, e stupido abbastanza da credere di poter risolvere militarmente un probelma globale (basta un Bush o un Ahmadinejad per iniziare) per necessità di acqua o petrolio, o carbone, o litio, o combustibile nucleare... non riesca a scatenare un guerrone, il che d'altronde risolverebbe la questione di come dimezzare la popolazione mondiale entro fine secolo...
@31 Pinnettu
Sulla sostanza concordo, anche perchè è evidente ma è anche vero che la domanda non salirà molto se i prezzi salgono, inoltre questo livello di società non è proprio così energivoro visto che noi abbiamo uno stile di vita decente nonostante consumiamo una frazione di petrolio porcapite minore di quello degli americani.
Ma anche in molti Paesi petroliferi la benzina viene quasi regalata considerandola un diritto acquisito della popolazione.
Quindi un aumento del prezzo del petrolio costringerà soprattutto a eliminare gli sprechi, cosa che non comporterà un allungamento delle riserve ma un uso del petrolio più diffuso se immaginiamo un modo più equilibrato.
Quindi il problema è soprattutto politico che tecnico per i prossimi decenni.
erratta corrige
"....ma l'eventualità di un salto indietro"
diventa:
"....ma la non eventualità di un salto indietro"
@ Surak
Personalmente non ho mai creduto che nel futuro immediato si presenteranno scenari apocalitici.
Del resto neppure la curva di esaurimento del greggio descritta nelle varie previsioni picchiste va giù in verticale.
Credo però ci sia un "ma" grosso come una casa che si chiama domanda e che in un arco di tempo appena più lungo del futuro immediato potrebbe causare problemi giganteschi!! Se la domanda dovesse continuare a salire il gap con l'offerta diverrebbe incolmabile. Oltretutto, in uno scenario non apocalittico, è certo che la domanda modiale salirà....
Ma sopratutto quello che conta è che gli attuali 85 ml di barili (ma fossero anche 90 o 100 non cambierebbe nulla), sarebbero pochissimi se nel mondo non ci fosse una incredibile diseguaglianza che fà si che una miliardata e mezza di popolazione mondiale si ciucci circa il 70-80% della produzione.
Se, come stava già accadendo prima della crisi finanziaria di questo anno, anche solo un'altra miliardata di poveri cristi (e ne rimarrebbero altri 4,5 miliardi, ancora più poveri cristi) dovessero innalzare la soglia dei loro consumi a valori anche solo vicini ai nostri, la produzione dovrebbe salire a valori vicini ai 140-150 milioni di barili......altro che 75, 80 oppure 105.
Quindi credo pure io che nell'immmediato non assisteremmo ad una apocalisse......ma l'eventualità di un salto indietro di 40-50 anni nello stile di vita nostrano è legata solo ed esclusivamente al fatto che viviamo in un mondo dove il 20% della popolazione si ciuccia l'80% del petrolio prodotto!
Questa crisi ha rallentato il processo di allineamento ai nostri standard di molti paesi emergenti.......se l'apocalisse o qualcosa di meno drammatico ;-) non ci sarà nei prossimi due, tre o anche quattro anni, l'economia mondiale riprenderà a crescere (sicuramente più lentamente) e vedrà aumentare i consumi di molti paesi fino ad arrivare al punto che semplicemente......non basta per tutti.....e allora si torna in dietro!!!
@29 Pinnettu
Ok, pigliamola per buona, ma fatto sta che al massimo in entrambi i casi il petrolio non "svanirà" ma al massimo sarà un po' meno quindi perderemo qualche abitudine e verranno usate altre fonti rese competitive, ma nessuno scenario da Mad Max nè simili per i prossimi 20 anni
@ 16 Surak
Non riccordo il messaggio.....ma è probabile che il riferimento fosse alla produzione totale e non al solo crude oggetto del post di Debora. Quindi, probabilmente, si contestava il fatto che la produzione, invece di salire dai circa 85 ml b/g di oggi ai 105 della previsione, sarebbe invece scesa a 75 ml b/g.
Le previsioni che danno il picco del crude già ragginto, prevedono per il 2030 una produzione di crude mi pare attorno ai 60-65 ml b/g.
@26
Le tue parole sono sagge: probabilmente la quasi totalità del greggio "fisico" viene estratto movimentato e venduto sulla base di contratti vincolanti a lunga scadenza. Ricordo che nel giugno 2008, con il prezzo spot a 147 dollari al barile, British Airways comprava jet fuel allo stesso prezzo di due anni prima, mentre Alitalia era costretta a reperirlo a prezzo doppio sul mercato...
Ciò non toglie che se i produttori di petrolio non fossero padroni dei pozzi, ma anche della borsa di wall street, non ci sarebbe motivo di non dare uno strattone e chiudere di un terzo i rubinetti: in una settimana il prezzo passerebbe a 150 dollari, e i loro guadagno sarebbero uguali, con un output più centellinato e risparmioso.
@27 eco1
Fossi un produttore direi che il mio petrolio costa 150 dollari al barile, se lo vuoi, altrimenti me lo tengo in attesa che il prezzo lieviti. Tempo di poco altri produttori farebbero cartello. Tanto tu e io, e tutti noi, il petrolio lo comperiamo anche a 200 dollari al barili, mugugnando un po', ma alla fine lo comperiamo. Basta vedere i consumi di petrolio del 2008, che nonostante i prezzi sono i più alti di sempre, per ora.
E per chi ha risparmi da parte... beh, investire in future, opzioni di acquisto di greggio, al prezzo di oggi ci sono molti pochi dubbi che convenga, fra 5 anni il greggio costerà molto più caro.
@paolo
il petrolio è una merce, il prezzo varia (a parte la speculazione) in base alla domanda e in un sistema non di libero mercato ma con più attori in scena e quindi se non sei l'unico ad avere il petrolio non lo vendi a 150dollari se il prezzo è mediato globalmente
@24 certo, l'economia collassa e si smette proprio di usare il petrolio a quel prezzo
domanda? ma chi ha risparmi da parte e in prospettiva ha un'iperinflazione per via dei costi energetici cosa dovrebbe fare?
@ Paolo
1) La volatilità del prezzo che vediamo dai grafici in dollari dei mercati "cartacei" influenza una percentuale non maggioritaria del petrolio effettivo venduto e comprato, molti contratti sono tenuti in piedi da accordi che non passano per le "quotazioni" ufficiali.
2) Poichè il prezzo è espresso in dollari, una moneta che è in piena volatilità per il disastro fiscale USA, il prezzo oscilla sulla base della moneta, più che del valore del prodotto scambiato, che sembra abbastanza stabilizzato da un po di mesi.
3) I produttori devono vendere, altrimenti vanno a scatafascio i loro bilanci, non solo, le oscillazioni verso l'alto che deprimono la domanda dei paesi "ricchi", deprimono i contratti più lucrosi, e le vendite spot, fanno meno male a chi ha in piedi contratti di lungo periodo sulla base di accordi strategici.
4) Il fronte dei produttori non è in grado di sostenere cartelli che abbiano un potere effettivo, anche se abbiamo visto che il giro di ruota imposto dall'aumento di prezzo ha traslato alcuni punti di snodo del potere economico. rimane la variabile geostrategica imposta dalla immanenza del potere militare del principale consumatore.
Sono solo alcuni dei motivi che spiegano perchè il petrolio non si puo trattare come la pizza :) ovvero come non possa essere analizzato con strumenti microeconomici .
Detto questo la cosa più evidente nei prossimi mesi sarà l'effetto sulle esportazioni dato dalla crescita interna dei paesi produttori. Purtroppo abbiamo visto che ci sono soluzioni drastiche sperimentate per questo nodo centrale della questione energetica, opzioni che restano in piedi anche sotto l'egida del demiurgo Obama.
@23 e 24
Quel che mi chiedevo era: ma se fossi un esportatore di greggio a me che me ne importa di mettere in crisi l'econimia occidentale e cinese? Vi faccio un esempio: un pizzaiolo vende la pizza, ne sfornerei 100 ogni sera e le vende a 6 euro l'una. E' chiaro che potendo la venderei a 60 euro, solo che così non me la comprerebbe nessuno... ma se sapesse di essere l'unico pizzaiolo sul mercato, e che almeno un cliente su dieci verrebbe ugualmente... beh, io credo che la pizza passerebbe a 60 euro al pezzo! Perchè dal punto di vista del raggiungimento del massimo risultato col minimo sforzo, meglio incassare 600 euro vendendo 10 pizze a 60 euro, piuttosto che incassarli vendendone 100 a 6 euro, no? Con una risorsa esauribile poi, c'è anche il fatto che facendola pagare cara dura di più e il tuo guadagno si protrae nel tempo molto di più... e quindi tornando al petrolio, sappiamo benissimo che alternative ai combustibili fossili sostanzialmente non ce ne sono in vista, per almeno 20 anni, per cui i produttori potrebbero tranquillamente vendere il barile a 200-300 dollari, glieli compreremmo ugualmente, meno (così la risorsa dura di più), ma dovremmo torcere il collo e pagare!
I deterrenti verso questo trend non sono lo sviluppo di energie alternative, che l'umanità non sta sostanzialmente considerando, soprattutto perché negli anni 70' solo la Francia ha avuto la lungimiranza di mettere in piedi un piano nucleare serio, che al mondo avrebbe potuto fornire l'energia per gestire la transizione alle energie rinnovabili, bensì il fatto che i produttori di combustibili fossili hanno enormi interessi economico-finanziari nelle economie occidentali, e la pace nel mondo è molto legata alla tranquillità del mercato energetico. Praticamente siamo seduti su una bomba innescata...
Infine per Barbara: il petrolio non sarà sfruttato fino all'ultima goccia, ma sarà sfruttato finché non ci sarà un'alternativa, e per costruirla ci vogliono 20-30 anni, e ci vuole un monte di energia. Non avere adesso un buon mix di fonti energetiche soprattutto nucleari, significa che l'energia per fare le centrali eoliche, solari, per sfruttare le maree, i biocarburanti, le alghe, o ancora il nucleare... negli anni dal 2040 i nostri figli ce la metteranno con gli asini, e con le braccia! La prospettiva è acida, perché in un'economia non retta dall'energia a buon mercato, il mondo può ospitare un terzo degli abitatni di adesso, e siccome le nascite non stanno affatto venendo regolate, miliardi di persone andranno prematuramente al creatore in questo secolo. Mi spiace per le mie figlie...
Ciao
@18+23: dice (http://www.theoildrum.com/files/Oil%20price%20and%20recessions.png http://www.theoildrum.com/node/5969) che l'economia entra in recessione quando si passano gli 80$ al barile, figuriamoci cosa succederebbe col petrolio a 200$! si fermerebbe tutto. dovresti far pagare le merci prodotte col petrolio (quasi tutte direttamente o indirettamente) delle cifre assurde che nessuno si potrebbe permettere. anche per questo io non credo che il petrolio sarà sfruttuto fino all'ultima goccia, ci sarà una soglia di prezzo oltre la quale non converrà più estrarlo dal sottosuolo.
@18
se spingi il petrolio a 200usd spappoli letteralmente l'economia: niente più auto per strada se non per lavoro, problema a rifornire supermercati e aziende
@21
il team Meadows nel 1972, nel loro famoso studio hanno chiaramente detto che il pianeta terra sarebbe andato incontro a scarsità di risorse dopo l'anno 2000, e non negli anni '90.
Inoltre i grafici parlano chiaro: http://aspoitalia.blogspot.com/2008/12/il-messaggio-travisato-aspo-come-i.html
buona lettura e buona notte a tutti
Sono d'accordo su molte cose che sono state finora dette ma ricordatevi che negli anni Settanta il petrolio doveva finire negli anni Novana, nei Novanta nel Duemila e via dicendo.
L'essere umano purtroppo è un animale gaudente....si muove solo quando oramai il pericolo è mooolto forse troppo vicino.
Come abbiamo fatto nei secoli e nei millenni passati affronteremo gravissime crisi socio-economiche e forse (speriamo di no) naturali ma come sempre ne usciremo e forse più forti di prima...un pò di ottimismo e soprattutto un pò di realismo non guasta gente
@ 18: Hai considerato la variabile.... Cruise?
(non Tom l'attore, ovviamente) :-)
Ho scovato un sito che tratta il mondo dell'energia, in particolare petrolio e relativo picco. Ci sono un bel po' di articoli, in inglese ma in forma abbastanza breve. Per chi mastica un po' la lingua anglofona non dovrebbe avere difficoltà nella comprensione dei contenuti.
Il sito è questo http://www.heatingoil.com/
ciao
Non capisco bene a chi giova tenere il prezzo sotto gli 80 dollari al barile: OK, la domanda è un po' scesa, ma siccome chi produce greggio ovviamente ha una vaga idea dell'entità delle sue riserve, anche ragionevolmente sa benissimo che esse sono finite. Quindi gli converrebbe centellinare l'estrazione un po' di più, giusto per tenere il prezzo sui 200 dollari, tanto non c'è problema per la domanda, non ci sono alternative, il mondo continuerà a comperare petrolio anche a quella cifra, ma la festa dei produttori durerà di più. Voglio dire che tanto il greggio lo succhieranno tutti dalla terra fino all'ultima goccia che potrà essere estratta economicamente, allora l'ultimo che lo estrarrà sarà quello che guadagnerà di più.
L'ipotesi che mi formulo da solo è che gli estrattori di petrolio sono anche quelli che detengono la proprietà azionaria di buona parte delle attività dei paesi consumatori, per cui il prezzo si forma al livello al quale concorrono gli interessi di produttori e consumatori che in fondo coincidono. Se l'OPEC guadagnasse 200 dollari al barile dal pertrolio che vende all'occidente, ci perderebbe sui profitti finanziari ed economici di cui partecipa in occidente. Secondo voi è così?
Una notizia molto interessante, e certamente indicativa della situazione.
Dal 1 gennaio 2010 la SEC cambia la definizione di "proven reserves" petrolifere. Sino a ora per poter dichiarare "proven reserves" le compagnie petrolifere dovevano dimostrare la presenza di petrolio con trivellazioni e analisi sismiche. Dal 1 gennaio basteranno modelli matematici e simulazioni al calcolatore! Come dire: il petrolio vero è sempre più difficile da trovare, ma per non far crollare il prezzo in borsa basteranno dei modelli creativi...
Il tutto è molto ben raccontato (in inglese) qui: http://www.cwsx.org/21darts.pdf
Quindi siamo sui circa 73-75 dal 2004?
Ah beh...qualche giorno fa qualcuno aveva scritto che nel 2035 (se non sbaglio*) un gruppo aveva stabilito che invece dei 105 milioni di barili, stabiliti da altri, ce ne sarebbero stati solo 75...
quindi quant'è che devo tenere 'sto benedetto oro in cantina per scambiarlo con fagioli e pansecco? ;-)
*non ricordo in quale messaggio era e non l'ho ritrovato, se qualcuno se lo rammenta, mi rinfreschi la memoria
il depletion del gas secondo me è quasi immediato, quando la pressione del pozzo di gas scende ci puoi soffiare aria per spingere su il gas (più leggero) tenendo il ritmo di estrazione ma poi il pentolone si svuota e non ci sono santi
@11 kurdt
è vero il gas in futuro ci darà una mano, ma ho letto da qualche parte che la velocità di depletion del gas è maggiore rispetto a quella del petrolio. Purtroppo non ho trovato ancora riferimenti in merito, però ho trovato questo http://www.theoildrum.com/node/3974
buona lettura
P.S.
se qualcuno trova dei riferimenti sulla depletion dei giacimenti di gas, potrebbe postare i links. grazie
Alcune considerazioni...
1). I grafici mensili vanno sempre presi con cautela....nell'arco di un anno ci sono flutuazioni anche consistenti. Tanto è vero che come dice Phitio il picco del crude risale al 2005 anche se di poco (73,720 ml b/g del 2005 contro 73,697 del 2008).
2). Considerare solo il crude non ha molto senso. La produzione totale (esclusi i biofuel) nel 2008 è stata di 85,370 ml b/g. Questo in definitiva è quello che conta.....costerà un botto estrarlo, il petrolio non convenzionale, ma sempre petrolio è.....!!!!
3) Il calo del 2009 è da ascriversi quasi interamente alla riduzione di crude da parte della Arabia Saudita, per evidenti motivi di calo della domanda. Se per caso nel corso del 2010 la fantafinanza riuscirà a tirare avanti (forse per l'ultima volta) la carreta come al solito, i Sauditi meteranno in circolazione quella milionata di barili che hanno smesso di produrre nel 2009, riportando tutto sul plateau di cui parla "ioxcaso" di cui condivido i tempi della durata.
Non e' che per caso ne producono meno perche' c'e' meno richiesta?
Se non sbaglio c'e' una grossa crisi...
E in ogni caso,dobbiamo ricordarci dell'effetto tampone che avrà il gas nei prossimi anni,non è cosi facile la realtà.
Il picco è tra noi,per restarci,ma analizzando tutto per bene vedete che il declino dei fossili è appena iniziato,e si aprono finestre di possibilità piuttosto ampie.
maramiao.
Madonna mia possibile che Tutti quanti ci mettiamo a starnazzare come galline appena il crude va su e poi farnetichiamo di apocalisse appena diventa ovvio che il picco è superato?
Scontato che sia un problema enorme,ma se deve arrivare la discesa ripida,meglio adesso che dopo,quando non ci sarà più la possibilità di un dirottamento energetico di transizione.
Altrimenti si va a finire come l'anno scorso,"ahhhh fine del mondo!!Moriremo tutti!!ahhhhhhhhhhhhhhhhhahhhhhhh"
Eh no eh...
Aiuto!!!!!!!!!!!!!!
non sapevo del portogallo, linkaci qualcosa
@ 5: miiii.... e meno male che oggi vuoi essere ottimista.... :-)
La mia sfera di cristallo (made in china) mi dice che siamo sul Plateau e che ci rimarremo per parecchio...almeno fino al 2012-14... poi inizierà il declino/vio e saranno "uccelli per diabetici" per tutti, altro che voli_lowcost.
Ad un certo punto però la cosa sarà talmente evidente che nessuno potrà più fare finta di nulla.
Adesso siamo all'inizio del tratto discendente del picco, ma da qui a non molto tempo la curva di discesa comincerà a farsi ripida e allora sarà chiaro a tutti come stanno le cose.
Guardando il grafico vedo che c'è ancora margine per vendere la seconda auto e comprarvi una terza bicicletta. Ma non per molto.
Sta per venire a mancare qualcosa del tipo proprio la terra sotto i piedi. Una ventina di mesi e tanti di noi che ancora (a che scopo?) qui si ritrovano e leggono e scrivono, avranno scelto di occupare il tempo in modi non compatibili con la lettura di blog e la consultazione di grafici e tabelle.
C'è poco da ridere. Il razionamento dei carburanti, razionamento armato, è alle porte in Europa (in Portogallo le stazioni di benzina di campagna e periferia urbana sono state pattugliate pesantemente dalle forze dell'ordine per tutto il 2008 a causa di attacchi e furti di carburante e bombole di gas, qualcuno ve lo ha detto? O pigliate solo i voli Ryan Air per bere lo spritz a Lisbona, tornare e dire "che bello!"?). Passata quella soglia (2010-2011), sarà tutto un crollo ed oggi voglio essere ottimista.
@Paolo B.
Tanto resterà solo fracasso, ahimè, di fatti concreti nessuno ha voglia...
E sì, sembra proprio che il picco del crude sia avvenuto a metà 2008 o giù di lì, un po' prima del record in dollari del barile. E' anche vero però che da quel momento in poi i consumi dei paesi industrializzati sono diminuiti, ma non in India e soprattutto in Cina.
Resta da vedere se il picco sia definitivo o dovuto anche alla mancanza di investimenti nello sfruttamento di altri giacimenti scoperti o da scoprire, il che é sempre più problematico per i costi sempre più proibitivi e per la tecnologia estrattiva oggi disponibile.
Del resto il pianeta é quello che é, un sistema a risorse limitate, e tutto il petrolio ancora sottoterra(la metà circa di quello consumato) ha EROEI sempre più vicino all'unità(in certi casi inferiore).
A mio avviso non superiamo più questo picco di produzione del crude.
Ormai siamo entrati nell'era post picco e della decrescita, le cui implicazioni sociali sono in gran parte imprevedibili.
Chi manovra i comandi globali é consapevole che questa età dell'oro(petrolifero) dell'umanità sia finita per sempre, però meno ne sanno i popoli, meglio é.
Questo fracasso mediatico sul riscaldamento globale é di una coincidenza tanto, tanto sospetta...
forse OT ma in qualche misura pertinente:
http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/alcoa-chiude/alcoa-chiude/alcoa-chiude.html
Aggiungiamo anche l'osservazione, molto più significativa secondo me, che il massimo di estrazione annuale è stato nel 2005.
Il max del 2008 è solo rumore.
alle 18:18
Paolo
@53 Phitio
Sconforto è la parola giusta.
E io aggiungerei ai tuoi quesiti: perché se la gente fa case non antisimiche su terreno sismico, costruisce case (abusive!!) sui vulcani, costruisce nei letti dei fiumi... poi quando com'era prevedibilissimo il sisma distrugge le case, il vulcano scoppia, il fiume esonda... lo stato anziché dire agli imprevidenti "siete dei pirla, fottetevi" prende me e da te, che abbiamo sempre detto che sul vulcano non si deve costruire, che abitiamo in case antisismiche costruite in zone non sismiche, che non compreremmo mai una casa in un'area golenale, e ci spreme come limoni, ricostruendo con i nostri soldi le case ai pirla che hanno costruito dove e come non dovevano?
Perché lo stato ci spreme e butta nel cesso i nostri soldi per salvare attività già morte, come le linee aeree o l'industria automobilistica?
Ciò che è sconfortante è che il sistema, come una nave che affonda, trascinerà tutti sotto, anche quelli più previdenti, che sanno nuotare,che si sono tuffati per tempo, che hanno il salvagente addosso. I cittadini che fanno la vita di sempre sono come gli avventori che chiedevano il caffè al bar del titanic, dopo l'urto con l'iceberg: loro si lamentano anche del ritardo nel servizio, e i baristi cretini (una parodia dei nostri politici?) che si affannano a dire di non cambiare bar, perché il servizio migliorerà presto, anzi, sta già migliorando!
E dove andare? Io emigrerei, ma dove, è un problema, tutto il mondo è paese...