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Interessantissima questa recente affermazione dell'ex Presidente della Saudi Aramco, Sadad Al Husseini:
Se arrivi, ad esempio, a 90 dollari al barile, vuol dire che stai usando il 4,5% dell'economia globale per il petrolio. Ciò è di per sé un limite insuperabile - non si può andare avanti indefinitamente e in più usare costose alternative senza distruggere l'economia e la domanda. Così, abbiamo questo limite sui prezzi e su quanti carburanti alternativi possiamo immettere sul mercato.
Un commentatore australiano si prende la briga di analizzare l'interessantissima questione. Ad esempio, nota che la maggior parte delle recessioni a partire dal 1970 seguono un periodo di grande aumento dei prezzi del greggio: l'economia non può evidentemente tollerare una spesa petrolifera superiore al 5/6% del PIL. Di conseguenza, si pensa che il record di 147$ al barile raggiunto lo scorso anno possa rappresentare una sorta di prezzo peak, che non sarà mai più raggiunto perché fisiologicamente uccide la domanda.
Quello che mi piace di più di questa teoria è che finalmente il concetto di "demand destruction" è ricondotto in termini più logici di quanto fatto finora, ovvero la semplice equazione meno soldi in giro=meno benzina nei serbatoi o meno prodotti petroliferi per l'industria. Tale equazione ha condotto a infinite diatribe, a discussioni sul filo dello zero virgola, e spesso persino a tentativi di smentita del peak sulla base di assurdità quali i chilometri percorsi dai vacanzieri disoccupati.
Il collegamento tra crisi e petrolio è così in una prospettiva completamente diversa. Ed accettando questo filo logico, potremmo usare il limite del 5% del PIL mondiale per prevedere agevolmente i prossimi aumenti/ribassi di prezzo del barile e persino le prossime recessioni. Che giochino interessante...







1. Cash, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 13:28
Credo sia una considerazione condivisibile, in fondo la crisi nella quale siamo non e' figlia dei mutui subprime. In fondo, se le persone si sono indebitate fino a quel punto, un motivo ci sara' pur stato, non credete?
L'enorme mole di debito accumulata dai paesi occidentali e' il fattore mancante per equilibrare una equazione ormai abbastanza chiara: mano d'opera e petrolio arrivano dall'esterno e stanno di fatto impoverendo le economie avanzate.
Credo che un altro fattore da tenere in considerazione sia la velocita' di salita del prezzo del greggio, di fatto, se l'aumento e' troppo repentino, affonda tutto cio' che e' ad esso correlato, ovvero l'intera filiera produttiva, legata in modo indissolubile ai precetti del 'just in time'.
In pratica, le aziende (e i paesi) si indebitano cosi' velocemente da non riuscire a reagire.
2. AndreaX, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 13:29
E' evidente che se il prezzo del petrolio sale oltre un certo limite l'economia crolla: nessuno trasporterebbe più merci su una nave se è più quello che spendo di carburante che quello che guadagno nel vendere la merce trasportata, idem su camion, aereo o quello che sia.
Quale è questo limite?, l'articolo suggerisce attorno ai 100 $ al barile, e probabilmente hanno ragione. Però è anche vero che ipotizzando anche un economia distrutta dal petrolio troppo caro comunque alcune funzioni essenziali dovranno sempre essere garantite. Ad esempio l'esercito, i mezzi di emergenza, la pubblica sicurezza, i trasporti pubblici ecc. ecc. . Quindi quando anche il prezzo al barile superasse i 100 dollari ci sarà sempre un minimo di domanda che non può comunque abbassarsi e che continuerà a spingere sempre più in alto il prezzo dell'oro nero.
3. Vil, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 13:45
http://www.repubblica.it/2007/03/gallerie/motori/indonesia-benzina-bottiglie/1.html
qui iniziano a vendere la benza nelle bottiglie della cocacolaz
4. Lorenzo Montini, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 13:46
E intanto Dubai va in fallimento o quasi...
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/dubai_world-immobiliare.shtml?uuid=24356196-d9e0-11de-a8b5-39ada1513d27&DocRulesView=Libero
pensate a tutti i sogni infranti di quelli che hanno fantasticato una vita da nababbi a Dubai nel post "Dubai: cose che voi umani non potete immaginare." (che è ancora tra i più letti)... poverini! :-)
5. marco, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 14:02
non mi convince completamente...
prendi un Paese Debora: se il tot % del prodotto che se ne va in spesa petrolifera entrasse nelle casse di una compagnia straniera, il ragionamento fila...se invece all'altro estremo la compagnia fosse pubblica e di proprietà di quello stato (l'eni di una volta), una spesa crescente potrebbe avere addirittura effetti redistributivi e riorientare la domanda piuttosto che distruggerla
6. persenaro, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 14:20
5@
Hai ragione marco, ma il "libero mercato" significa proprio questo; un paese si costruisce le reti di infrastrutture viarie, industriali, energetiche, telefoniche, etc. pagate dai cittadini e, quando è ora di ricavare un beneficio per questi ultimi, ti propinano la storia che è un enorme vantaggio regalarle a gruppi privati.
7. Surak 2.0, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 14:34
L'affermazione del tipo della Saudi, non vuol dire molto, sempre che ne abbia capito il senso*,sul prezzo visto che, come fai notare pure tu, tale prezzo se prendiamo un limite percentuale sul Pil mondiale dipende da quest'ultimo.
In sostanza se il Pil mondiale raddoppiasse, il prezzo del petrolio potrebbe benissimo essere 180 dollari, ma in realtà non è così poichè a quel prezzo molte energie alternative sarebbero convenienti (no, non il fotovoltaico ;-), quindi il suo peso sul pil sarebbe minore e a sua volta per raggiungere il 4,5%, essendo consumato meno in quantità, dovrebbe costare di più.
Quindi come parametro mi sembra poco logico.
Le batoste economiche si possono spiegare anche con il fatto che ci sono state ripide speculazioni che nulla hanno a che fare con il petrolio, però con la ricchezza virtuale la sua domanda è cresciuta ma quando i bluff sono stati scoperti è crollato tutto.
Quindi i prezzi alti del petrolio non sono stati causa dei tonfi, ma solo "ostaggi" della stessa speculazione che prima o poi lascia gli altri in mutande
*Dice che il petrolio a 90 dollari al barile, moltiplicato per i barili in un anno, è il 4,5% del pil mondiale?
8. A-A, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 14:47
@Surak
E il raddoppio del Pil quando dovrebbe accadere? entro il 2010 o il 2011? Mica sono variabili libere!
"speculazione" mi sembra un termine che si piazza quando non si ha niente di meglio, come "miracolo", "Divina provvidenza"... Va sembre bene e chiude il discorso.
9. Surak 2.0, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 14:56
@8 A-A
Mai sentito parlare di "ragionamento per assurdo"? Ho usato un'esagerazione per dimostrare che il discorso del petroliere non reggeva o almeno non reggeva la sua interpretazione.
Non importa se è quando il pil mondiale fosse raddoppiato, ma bastano crescite di una certa consistenza per arrivare alla stessa conseguenza che indicavo anche se in maniera meno accentuata.
Il termine "speculazione" può sembrarti quel che ti pare, ma non è che sia stato il vento a buttare giù le borse mondiali ;-)
10. eco1, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 15:07
@ surak #7
c'è stata speculazione nella corsa del petrolio a 147 dollari ma lo si comprava perchè c'era la convinzione che quel prezzo fosse sopportabile per le attività
11. Lorenzo, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 15:15
@ Surak
Surak, se il PIL raddoppia non e' necessariamente il prezzo che deve raddoppiare. Il prezzo potrebbe rimanere invariato e raddoppiare il consumo.
Prezzo*quantita'=?
Ciao
12. Piero, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 15:23
Semplicissimo...
per raddoppiare il PIL mondiale basta moltiplicare tutto x2....
per dimezzarlo basta dividere tutto x2
...........
13. A_A, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 15:40
@Surak
Il ragionamento per assurdo si fonda su una ipotesi assurda che porta ad una conclusione assurda. Ergo la premessa è sbagliata. (prima liceo)
Tu fondi un ragionamento su una premessa assurda e poi dici che la conclusione però è vera. Vedi te. Non è affatto un ragionamento per assurdo.
In un sistema dinamico le variabili sono anche non libere ed esiste anche il tempo. Altrimenti non esisterebbero i collassi. (sempre per assurdo ovviamente).
14. Pinnettu, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 16:54
Non che abbia capito il ragionamento.....ma secondo me è una cavolata.
Se ogni volta che il prezzo sale, diciamo sopra i 130-140$, abbiamo una distruzione di domanda, allora non ci troveremo mai in una situazione di carenza di greggio sui mercati.
Molto più probabilmente c'è un limite oltre il quale la domanda non può scendere........altrimenti vuol dire che tutto è andato in vacca.
Prima che questo accada mi sembra più probabile che anche in piena crisi il prezzo salga alle stelle...perchè per forza di cose tutti cercheranno di tirare la carretta, fino a quando il prezzo non sarà arrivato al punto di rottura....diverso per ciascun individuo.
15. AndreaX, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 17:38
Le principali testate giornalistiche stanno riportando la notizia dei debiti di Dubai e la sua conseguenza sulle borse mondiali.
Andiamo bene, se i soldi li hanno finiti persino loro...
16. daniele.spagli, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 17:39
@14
Non ho ben capito il ragionamento sulla carenza o meno del greggio... è chiaro che quantità di greggio e suo prezzo sono fortemente correlati
Ragionando in questi termini è chiaro che non ci sarà mai carenza di petrolio... così come non c'è carenza di qualsiasi altro materiale, visto che è il mercato che regola il prezzo di una qualsiasi merce.
Es. non c'è carenza di uova di storione, perché le persone che possono permetterselo a questi prezzi sono quelle.
Per assurdo non c'è neppure carenza di cibo in africa, perché il cibo ci sarebbe solo che le persone più povere non possono permetterselo, mentre noi ricchi occidentali possiamo permetterci di sprecarlo. ;-) ... :-(
In realtà il ragionamento è abbastanza semplice... un'incidenza dei costi energetici oltre il 5% non è sopportabile dal nostro tipo di ordinamento economico. Non che non sia possibile il fatto che sia superiore, ma questo non può precludere da un cambiamento molto grande della nostra struttura economica, del nostro stile di vita ecc.
Diciamo che se ad oggi questo limite è al 5%, domani potrebbe essere al 6... e via così. Dipende da quanto velocemente sapremo abituarci ad un cambio di paradigma epocale.
17. daniele.spagli, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 17:59
@15
Finito i soldi? Diciamo che hanno ben imparato da noi occidentali ed hanno evidentemente deciso di batterci sul tempo in vista di tempi di default.
18. marco, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 18:08
Anch' io sono dell' opinione che la conseguenza del picco petrolifero sara' una profonda crisi economica che speriamo non sfoci in una guerra. Pur non essendo un economista credo proprio che l' economia non regga un prezzo neanche doppio dell' attuale.Credo che la domanda possa scendere di moltissimo !!! Dovrebbe essere questo il principale obiettivo di chi vuole attenuare i problemi futuri. Si dovrebbe tagliare soprattutto i trasporti...con il mercato dell' auto gia' in crisi...ma la principale rivoluzione dovra' venire da quel settore.Per l' occidente una vera rivoluzione culturale insieme a una grande rivoluzione tecnologica. Scrivendo queste cose ho la sensazione di spararle grosse...ma forse sono i tempi attuali che necessitano di grandi cambiamenti...
19. luca, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 18:53
e i piastrelleisti e idraulici che sono andati a dubai ??? :)
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sbaglio o berlusconi è andato a dubai qualche fgiorno fa ?? :D
20. Bernardo Mattiucci, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 19:27
Ma se non erro e' "solo" la Holding Dubai World (statale) ad avere un buco di 59 miliardi di dollari!
21. Pirkalien, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 19:37
Dubai era un altro trivio di comucapitalismo in chiave sunnita ,una dittatura illuminata a giorno...viste le bollette.Andavano tutti vestiti con la vestaglia come la mia anziana nonna con la differenza che ci avevano la ferrari tempestata di diamanti.Adesso che ci penso l'idea non era male ,la prossima volta guido la macchina in pigiama.Beduini!!!!!!50 mild di buco ..ma neanche tanzi e madoff insieme ci riescono!
22. Debora/Petrolio, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 19:38
Surak, è esattamente come dici tu: se il PIL mondiale raddoppiasse, il petrolio potrebbe costare 180$ senza che nessuno faccia una piega.
E le energie alternative... col PIL mondiale raddoppiato, pensi che q qualcuno fregherebbe qualcosa di implementarle? Non sto scherzando ahime!
23. Surak 2.0, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 19:41
@10 eco1
Bah, mica è detto...anzi!
Chi agisce in borsa semplicemente compra quello che ritiene che renda di più a prescindere dagli altri settori (al massimo ne tiene conto vendendo gli investimenti) e dalle conseguenze "reali".
@11 Lorenzo
Non lo dire a me ;-)
Io sono partito dal discorso del petroliere ed è lui che ha legato il prezzo del petrolio al pil.
Io infatti argomentavo contro questo discorso sia come prezzo assoluto sia come percentuale del Pil.
@13 A-A
Non so come tu l'abbia letta, ma invece ho fatto proprio il classico ragionamento per assurdo anche se non proprio linerae.
La premessa assurda è che i 90 dollari al petrolio siano una soglia insuperabile poichè rappresentano il 4,5% del Pil.
Quindi per dimostrare che questo è assurdo ho detto che viene dimostrato falso dal fatto che se il fattore determinante è il pil non vi è alcuna soglia dato che pure il pil (in linea di principio) non ce l'ha.
24. Surak 2.0, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 19:58
@20 Bernardo Mattiucci
La cosa bella, soprattutto per chi domandava cosa fosse la speculazione, é che il debito di Dubai di 50 miliardi di dollari (30 di euro?) ha fatto "bruciare" nella sola Europa 160 miliardi di euro...per la serie...ma non facevano meglio a fare una colletta? ;-)
@22 Debora Billi
Sì, lo so che è come dico io, ormai lo so ;-)
Quanto alle alternative al petrolio (io le considero proprio tutte) è chiaro che se il petrolio sale troppo altre fonti diventano convenienti "di per sé", anche se gli investimenti seri partirebbero solo quando la cosa fosse valutata come stabile nel lungo periodo, oggi invece sembra tutto sulle montagne russe o come avrebbe detto Battisti "Le discese ardite
e le risalite" che non si accordano molto con la filosofia del guadagna subito seguendo l'onda.
25. monica, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 20:55
mmmh...ma non era lì, solo due giorni fa, il premier a raccomandarsi tanto con gli sceicchi di mantenere sui 75$ al barile...e le 400 aziende che si è portato al seguito?? inizia a portare sfortuna?
26. eco1, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 21:38
@surak #24
mi spieghi i 160mld di eu coinvolti nel default di dubai?
27. paolo zamparutti, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 21:44
eh? se il pil raddoppiasse, visto il grado di dipendenza dal petrolio, vorrebbe dire che l'uso del petrolio sarebbe raddoppiato, pertanto non cambierebbe di un centesimo il ragionamento
solo uno sviluppo fondato non sul petrolio, avrebbe il beneficio di elevare la soglia di crash da prezzo
perchè non esiste aumento pil senza aumento dell'uso dell'energia, a meno di violare non una legge economica, ma una legge fondamentale dell'universo!
e=mc2
togliete c2 che è una costante, e=m per emme potete tranquillamente considerare qualsiasi cosa
economia, trasporti, cemento, tutto!
28. Pinnettu, Giovedì 26 Novembre 2009 ore 22:29
@ 14 Daniele
Quello che intendevo è: se esiste un picco del prezzo, oltre il quale non si andrà mai, vorrà dire che la domanda riuscirà ad allinearsi alla produzione in maniera graduale, senza scossoni, con una economia che va indietro si.....ma lo fà serenamente!
Questo è quello che non capisco.
Il discorso vale sicuramente per le uova di storione......se ne può fare tranquillamente a meno. Cambia invece per il cibo in Africa.....fino a quando è possibile tirano la cinghia....poi muoiono.
Con il petrolio vale lo stesso....fino a quando è possibile tagliamo i consumi e la domanda riesce ad allinearsi all'offerta senza causare grossi rialzi del prezzo......quando avremo tagliato il tagliabile, per non morire economicamente, cercheremo di comprare il petrolio a qualsiasi prezzo.
Poi ovviamente ad un certo punto potrebbe arrivare a livelli siderali e improvvisamente crollare a zero perchè tanto a quel punto nessuno puo compralo e tutto si ferma.
29. Surak 2.0, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 00:55
@26 eco1
Mi riferivo ai crolli in borsa.
In pratica oggi come ieri, basta una notizia più o meno seria
che le borse impazziscono (sia per salire quando sembra buona, sia per crollare quando sembra brutta) facendo più danno della notizia stessa.
Ovviamente in linea generale, perchè nel singolo caso ci può pure essere chi "afferra" l'occasione e vende prima, per poi ricomprare domani quando "passata la notizia" le borse risalgono.
In fondo non credo che a Dubai manchino quegli 80 miliardi, ma che abbiano solo avuto difficoltà a pagare le "rate" e quindi non è manco un buco netto, anche se queste reazioni rischiano di
farlo essere. Ovviamente accetto smentite, ma se è così la reazione è stata ben più alta delle sole tre volte rispetto al problema, ma molto di più (e sempre considerando solo le borse UE).
Un sistema così irrazionale è motivato solo da volontà speculative
@27 Paolo Zamparutti
Non è mica vero...internet di petrolio ne consuma poco* e ci girano miliardi, certo consuma energia elettrica ma possono nacere società che valgono miliardi ma che sfruttano il consumo preesistente (chessò, oggi se uno usa un blog consuma la stessa energia che se visita un sito di servizi a pagamento o che sfrutta la pubblicità) oppure ne consuma una parte in più ma non proporzionale alla crescita del suo fatturato oppure ancora l'energia elettrica può provenire da fonti diverse dal petrolio soprattutto se il suo prezzo sale etc.
*rispetto ad un'industria classica a parità di fatturato
30. AndreaX, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 10:06
Suggerisco di aprire un post apposito su Dubai.
Prima o poi i nodi vengono al pettine.
31. Hunter76Lima, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 10:54
Vi rimando al mio commento #21 al post precedente (Sondaggio Reuters domanda-offerta) che, senza volervo dato che questo post non l'avevo ancora letto, sia allinea perfettamente a quanto dice debora in quato post.
Forse non è necessario che la domanda superi l'offerta, e neanche che il petrolio superi la soglia dei 100$ al barile, affinchè si inneschi il post-picco.
Il picco del petrolio genera riduzione della domanda, prima cosa con il prezzo alto (top a147$ al barile di luglio 2008) poi con la distruzione delle attività connesse e del business as usual.
Noi pikkisti ci eravamo sempre orientati verso lo scenario di prezzo del petrolio con fluttuazioni via via crescenti (picchi seguiti da cali repentini per effetto recessivo indotto) per effetto della sempre minor spare capacity che assotigliandosi incrementerebbe il prezzo.
E queste fluttuazioni le avevamo pensate con valor medio crescente (alla base il regionamento terra-terra, meno disponibilità maggior costo)
Ma, a ben vedere, questo approcio, pur se non ortodosso (ovvero non condiviso dal mainstream che pensava invece ad una crescità infinita), potrebbe essere affetto anch'esso dallo stesso virus del pensiero economico corrente, ovvero che ogni materia prima possa essere trattata solo in funzione della domanda e dell'offerta e della sua quotazione.
Ho invece in mente infatti un nuovo scenario, puramente deflattivo.
C'è infatti la possibilità che il picco del petrolio comporti in effetti un picco del suo prezzo (147$), ma le fluttuazioni susseguenti rimangono ma con picchi via via decrescenti perchè l'attività economica connessa via via si smantella anticipando con la demand destruction il calo dell'offerta petrolifera e rimandando a tempo indefinito la percezione di "scarsità" o di "mancanza"
Questo scenario deflattivo è autoalimentante perchè la riduzione dell'attività economica riduce non solo la domanda ma anche gli investimenti nell'Oil&Gas producendo riduzione dell'offerta in una rincorsa al ribasso.
Se nello scenario rialzista (pre-picco) l'offerta faceva da lepre rispetto alla domanda, nell'era post-picco (ribassista) è possibile che sia la domanda che faccia da guida e l'offerta, forzatamente, la segue.
Tutto questo perchè l'economia a debito ha prodotto un eccesso di debito per il quale non c'è abbastanza "valore" (assegnato alla moneta) per cui ricompensarlo. E il processo di riallineamento comporta riduzione di questo "valore" (deflazione) a scapito sia di creditori (che lo detengono) che di debitori (che lo pagano), in quanto i primi devono accontentarsi di meno mentre i secondi devono pagare con moneta che vale sempre di meno.
Tutto questo perchè il sottostante alla moneta (e al valore che se ne dà), si chiama energia e la principale fonte (petrolio) ha raggiunto e superato il punto in cui non può più generare "crescita di valore".
E' davvero iniziata la lunga decrescita (cosa se ne faranno adesso a Dubai dell'isola a forma di palma????)
32. Phitio, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 11:58
@Hunter76Lima
Si, il tuo scenario si era affacciato anche a me. Infatti, quello che va considerato, secondo me, non è un generico "prezzo" dell'energia in una qualche valuta, ma il rapporto tra prezzo e potere di acquisto: in soldoni, come dice Ugo Bardi : "non importa quanto costa, ma se possiamo permetterci o meno di pagarlo".
Qui sta il punto, e possiamo riallacciarci benissimo al discorso della percentuale di PIL che costa approvvigionarsi di energia.
Evidentemente, la macro-struttura economica ha bisogno di utilizzare le proprie risorse finanziarie in proporzioni ben definite, per poter funzionare nelle modalità previste dalla teoria della "crescita perenne".
Sempre come dice Bardi, i sistemi non sono in equilibiro statico, ma in equilibrio dinamico (omeostasi). Anche un corpo morto è in equilibrio perfetto, ma è un genere di equilibrio poco appetibile.
Ora, a quanto pare, un organismo non puo' dirottare più di TOT risorse per l'approvvigionamento, pena la riduzione sotto livelli di guardia di altre attività, magari più evolute ma meno necessarie alla sopravvivenza.
IN questi termini, il prezzo nominale in dollari del petrolio deve essere relazionato alla capacità di aquisto dei singoli operatori.
In uno scenario deflattivo, il prezzo puo' bene scendere e anche parecchio, e tuttavia rimanere fuori delle possibilità di acquisto, dato che questa scende ancora più velocemente.
In questo contesto, potremmo benissimo trovarci ora in una situazione di deflazione strutturale di lunghissimo periodo, interrotte di quando in quando da ripresine.
Alla fine dei conti, si era detto che la ricchezza e lo sviluppo economico erano rigidamente costretti dalla disponibilità energetica. CHe questo avvenga in uno scenario inflattivo (prezzi alle stelle) o deflattivo (prezzi in riduzione progressiva), il discorso resta lo stesso, e i meccanismi retroattivi (scarsità di investimenti per nuove sorgenti, depletion inarrestabile) che generano il picco storico di estrazione, restano intatti.
33. Mammifero Bipede, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 13:13
Mi piacerebbe riuscire ad intervenire in questa discussione, ma ho la sensazione che sia già partita per la tangente più e più volte (perlomeno con gli ultimi due post ha ripreso un corso sensato...).
Ragionare per assurdo di "raddoppio del PIL" lascia il tempo che trova dal momento che il PIL stesso è un parametro inventato dagli economisti che poco o nulla ha a che vedere col mondo reale. Il PIL aumenta con la distruzione di potenzialità produttive a fronte di manufatti inerti (campi vs. abitazioni), ed aumenta anche con le spese mediche. E', in sostanza, una misura del valore che assegnamo a quello che possediamo, non un valore legato a quantità misurabili ma semplicemente all'opinione corrente. Per assurdo una società cementificatrice e con una popolazione che si ammala facilmente (p.e. la nostra...) è premiata dal "parametro" PIL rispetto ad un'altra di gente che si ammali poco e curi il proprio territorio... sul cosa accadrà di qui a dieci, vent'anni né il PIL né gli "economisti della crescita perenne" possono dirci un'emerito ciufolo.
Il discorso dell'emiro è molto semplice: se mi costa troppo smetto di usarlo. Se non me lo posso permettere, ne faccio a meno. Ed è esattamente quello che accadrà alla nostra civiltà (?) col milione di str***ate (*) che ci siamo inventati nell'ultimo mezzo secolo. Punto.
Sono abbastanza vecchio da aver visto, o quantomeno "respirato", il "mondo di prima". Abbastanza da capire che viviamo all'interno di una "bolla tecnologica" che presto o tardi scoppierà perché non sostenibile. La domanda attuale verte solo sul "quando" crollerà (e come) e su "quanti danni farà" prima di riassestarsi.
(*) Consumismo, automobili, autostrade, cellulari, tv al plasma, PIL, finanza, economisti, derivati, libera circolazione delle merci, vacanze, seconde case, trash-food, fabbrichette, liberismo, stati sovrani, soldati ipertecnologici, esplorazioni spaziali, telecomunicazioni satellitari, ecc, ecc... forse si salveranno in qualche forma i computers ed internet (ma temo sia più un "desiderata" che una fondata speranza). ...e senza contare le cose buone che sprofondando si porteranno appresso: in primis sanità, scolarità diffusa e democrazia (parvenza di?).
34. Paolo B., Venerdì 27 Novembre 2009 ore 13:54
@31
Io credo che la percezione di scarsità generale si materializzerà molto presto nell'uomo della strada(o popolo bue, fate voi) e come ho già scritto in un mio intervento precedente coinciderà con l'impossibilità(per scarsità di carburanti più che per il loro prezzo elevato) di usare l'automobile quando si vuole, come accade invece oggi.
Il resto verrebbe e viene visto come generica crisi da cui prima o poi se ne esce, secondo la credenza diffusa, invece la penuria o il razionamento di carburanti a tempo indeterminato sarebbero un evento eccezionale per tutti, almeno per quelli che non hanno vissuto lo shock petrolifero del 1973(io c'ero già e lo ricordo benissimo).
Ovviamente, dopo questo avvenimento "spartiacque" seguirebbe tutto un collassare di questo assurdo paradigma economico(compresi, ahimé, gli stati sociali)...
35. Surak 2.0, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 14:52
@33 Mammifero Bipede
Bah, visto che sono stato ritirato in ballo mi tocca replicare.
Il mio esempio prenderà pure il tempo che trova, ma almeno io sono rimasto sul senso vero della frase che ha dato motivo alla Billi di scrivere il suo pezzo altri (praticamente tutti quelli dopo il mio che al momento arriva al 34) invece sono partiti in quarta con elucubrazioni poco collegate al tema.
Un po' come se io davanti alla Giocanda avessi detto:"c'è una tizia paffutella seduta con le mani conserte e vestita di nero o comunque di scuro, con dietro un abbozzo di panorama spoglio"...credo non faccia una grinza ed altri si siano espressi come fanno i critici d'arte che usano parolonie giri di parole, mettendo in testa all'autore concetti vari poiché tanto sanno che Leonardo non verrà a dirgli "vu'siete tutti bischeri!!".
36. fausto, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 15:20
Seguendo il collegamento all'analisi di Lardelli nel post, ci ho trovato dentro un link ad un testo di Orlov riguardo le cadute produttive attese nel campo del greggio.
Orlov, lo ammetto, mi ispira una forte antipatia. Mi produce la stessa reazione che mostro leggendo J. H. Kunstler. Non so perchè, però non mi piace. Neanche un pò.
Il testo è abbastanza valido, ed in pratica indaga il rischio che la caduta di produzione post picco sia più veloce di quanto non venga prospettato nelle analisi di Aspo et similia. Orlov prende il caso sovietico, ed arguisce che in mancanza di aiuti esterni la produzione crolla verticalmente. Destino nefasto che l'autore preconizza al mondo intero, per estensione logica, in mancanza di interventi degli alieni.
Eppure una cosa non mi gira bene: se osservate questa immagine (viene da TOD, ed è la stessa utilizzata da Orlov), salta all'occhio una faccenda: le velocità di raggiungimento del picco sono molto diverse per le varie aree estrattive dei russi. Le regioni antiche, esistenti già a primi '900, vengono sfruttate a ritmo veloce fino a metà anni '70 e declinano gradualmente. La loro parabola dura più di 50 anni. Le regioni estrattive recenti (specie Siberia Occidentale) divengono importanti a partire dai primi anni '70, ed in appena vent'anni vanno incontro ad un sostanziale collasso.
Come al solito, chi sale in fretta scende in fretta. La mia impressione è che i campi pozzi messi in opera dai russi negli anni '70 siano parenti stretti di quelli del Mare del Nord: tecniche estrattive più evolute hanno accorciato terribilmente i tempi di raggiungimento del picco locale.
Forse, nel mondo intero, queste recenti addizioni di capacità estrattiva ci porteranno una caduta iniziale abbastanza rapida: sono casi di sovrasfruttamento estremo. Il resto della curva discendente potrebbe essere poco inclinato, e paradossalmente gestito soprattutto tramite aree estrattive "vecchiotte", che oggi consideriamo malamente sfruttate, ma che potrebbero rivelarsi la vera riserva restante nel futuro non tanto lontano. Come dire che abbiamo passato il tempo a criticare tecnologie poco efficienti, dimenticando che saranno le ultime a spegnersi!
L'idea di Orlov di una produzione russa che cade fin quando non arrivano gli aiuti degli occidentali mi pare inaccettabile e stiracchiata: almeno osservando bene le diversità di comportamento dei vari protagonisti della loro produzione complessiva. E' più corretto dire che i russi hanno sovrasfruttato frettolosamente solo alcuni dei bacini disponibili, e non altri, generando quello strano andamento che abbiamo tante volte osservato nella curva somma delle produzioni. Una rapida caduta iniziale seguita da una stasi.
Il ruolo delle disponibilità di elettricità e macchine per campi pozzi già avviati mi pare marginale; la mancanza di attrezzature più che altro impedirà la messa on stream di nuove produzioni difficili. L'esistente verrà fatto funzionare facilmente, almeno in molti casi.
Ben accolte repliche ed osservazioni.
37. paolo zamparutti, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 15:30
ma mi sembra che le iea abbia fatto una buona analisi della depeletion dei pozzi, e mediamente siamo sul 6% (vado a memoria), attenuabile con l'entrata in funzione di nuovi pozzi grazie ad investimenti.
ma appunto il problema è quello degli investimenti
38. Phitio, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 15:33
@fausto
In sintesi, la versione petrolifera della lepre e della tartaruga.
In effetti, mi sembra di ricordare dai post tecnici su The Oil Drum letti un paio di anni fa, che una estrazione più tranquilla ha come lato negativo un flusso più basso, ma come lato positivo un tasso di recupero finale (in gergo URR) più alto.Il petrolio viene sospinto più dolcemente verso i pozzi di raccolta dalla pressione delle infiltazioni d'acqua latrali.
Questo è ragionevole, a meno di non aver sostituito col tempo la tecnologia vecchia con la nuova nei giacimenti giganti e supergiganti. E temo proprio che lo abbiano fatto.
39. K22, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 16:01
La visione catastrofista è giusta solo se analizzata dal NOSTRO punto di vista. Ovvio se non si troverà una fonte di energia altrettanto economica a breve, ci saranno delle riduzioni nei consumi e nel lifestyle generale nel 20% ricco del mondo.
Ovviamente seguirà una riduzione anche nel 40% del mondo che si sta svilupando in modo strutturato, seguito ad aiutato dal nostro modello consumista. (eg. est europeo, alcuni paesi sud americani (Cile))
Ma il 40% che non si sta sviluppando, i "black holes on the map" (Eg somalia, nord korea), o che si sta sviluppando in modo non omogeneo (più o meno tutti i paesi africani) subirà meno o per niente gli effetti negativi.
Le lampadine si possono spegnere solo se sono accesse.... http://apod.nasa.gov/apod/image/0011/earthlights2_dmsp_big.jpp
Quindi alla fine non la vedrei come una cosa così drammatica, forse è la volta buona che si abbatte anche l'inquinamento, una guerra ridefinisci i limiti e la sostenabilità del nostro sviluppo e alla fine ricominciamo a svilupparci come è sempre successo...(ovvio possiamo esserci o non esserci ma non possiamo pensare sempre e solo in modo così egoista "ci sarò" "non ci sarò"...)
40. Cataldo, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 16:34
Ogni struttura economica ha i suoi limiti, la storia ci mostrra molte di queste situazioni.
L'avvento dell'era petrolifera ha portato alla definizione di un paradigma economico basato sull'energia a basso costo, che prima non esisteva, l'energia ha sempre avuto un costo molto elevato, pensiamo a quando i trasporti avvenivano con la forza animale.
E' evidente che un paradigma deve cambiare se vengono meno i suoi presupposti, nel caso sembra proprio che ci siamo.
Senza farsi incantare dalle quotazioni del momento, la prospettiva è che l'energia costerà sempre di più, fino a quando l'equilibrio tra fonti rinnovabili e fonti esauribili non sarà raggiunto; tutti sono convinti che questo potrà avvenire ad un gradino di costo energetico molto più alto di quello attuale. La struttura di costo delle energie rinnovabili, infatti, non è paragonabile a quella ottenibile spremendo il petrolio dal terreno, senza parlare della concentrazione e della facilità di trasporto.
Cosi mi sembra meglio inquadrata la prospettiva della citazione nel post, il paradigma economico attuale sembra che mal sopporti un'incidenza del costo energetico superiore ad un x, che può essere visto in vari modi, utilizzando il metro spannometrico del pil diamo per buoni i numeri citati, tanto siamo sempre all'ingrosso.
Ora la questione del prezzo è del tutto secondaria, il prezzo del momento riflette le condizioni del momento, ma vedendo il tutto in fieri è sensato affermare che quando la ragione di scambio supera la soglia x automaticamente il sistema va in crisi,anche senza tener conto di altri fattori, ed è esattamente quanto accade oggi, per questo è corretto dire che questa prospettiva rimane sia in ambito deflattivo che inflattivo.
Non c'è nulla che ci potrà portare fuori dalla crisi se non la ridefinizione del sistema su una base nuova, che comprenda la fine dell'energia a basso costo.
Una drammatica complicazione attuale è data dallo sfruttamento intensivo di tutta una serie di materie non rinnovabili, che ostacoleranno il passaggio verso le rinnovabili, per via diretta ed indiretta.
Da questo discendono tutta una serie di corollari, compreso l'aumento generalizzato del costo per caloria alimentare prodotta, e il conseguente innesco di effetti malthusiani su larga scala.
La crisi indotta dall'aumento dei costi energetici sta facendo un giro completo, gli ingranaggi del sistema compiono la loro rotazione, il prossimo anno vedrà gli effetti riverberarsi sul mercato mondiale degli alimenti, con accellerazioni importanti date dal dissesto sistemico di molte aree di produzione primaria.
Nel 2010 iniziera una fase ulteriore della crisi, mano a mano che si dipanano i fili.
Anche la ripresa dei commerci internazionali, infatti è ancora debole, lo stop dei mesi passati verrà a consuntivo nella seconda metà 2010.
@ Surak
Se non si sa leggere un'opera d'arte non c'è bisogno di considerae un cretino parolaio chi ha la capacità di farlo, ognuno la fruisce a suo modo.
41. Phitio, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 18:29
In effetti, di questa crisi colpisce molto il numero di effetti collaterali imprevisti, dovute a correlazioni mai intuite prima.
Il famigerato stress test americano, prevedeva una disoccupazione attorno all 8%, e un caso peggiorativo con disoccupazione al 9.2%
Siamo di un punto percentuale sopra al peggiore dei casi previsti, e in peggioramento. L'economia usa è in una fossa come quelle delle formiche leone, più questa si agita e più frana giu'.
Davvero non so come si metteranno le cose nel 2010, 2011,2012
42. Paolo, Venerdì 27 Novembre 2009 ore 19:46
Se fosse davvero così non sarebbe tanto male: scivoleremmo nel fiume della distruzione della domanda in modo omogeneo e poco traumatico, una deflazione atraumatica in cui i redditi calano, mentre il costo dell'energia resta più o meno costante.
Ma io non credo che sarà così. Perché è molto più probabile uno scenario iperinflattivo, in cui il costo dell'energia cresce, e la domanda cala solo dopo, frenata dai costi in crescita. E soprattutto, siccome l'umanità è varia e i redditi sono molto diversi, ci saranno costi del barile che sono accettabili per alcune persone e per alcuni stati, e che nel contempo saranno inaccettabili per altre persone e altri stati. E quindi ci saranno stati e persone che tireranno il business-as-usual molto più avanti di altri, e questi altri lo sapranno e si incazzeranno a morte, per cui ci sarà un rigurgito guerriero, civile o militare per perequare la situazione.
Poniamo il caso che manchino all'appello 5 milione di barili al giorno, e supponiamo (c'è chi ha anche fatto i conti) che per distruggere la domanda di 5 milioni di barili al giorno il prezzo del barile debba aumentare di 90 dollari. Beh, a noi occidentali il barile a 170 dollari fa paura, dà fastidio, ci fa mugugnare pagare il gasolio 1.70 al litro, ma a un certo punto chissenefrega... nel 2008 con il gasolio a un euro e mezzo e il barile a 147 dollari viaggiavamo uguale, brontolando solo un po' alla pompa... ma agli indonesiani, o agli indiani, un prezzo del genere gli fa girare le palle in un modo vorticoso perché non hanno di che pagarlo. E allora agli indonesiani potrebbe venire in mente che sono i cinesi o i giapponesi che gli "rubano" il petrolio, perché sono loro che hanno un'eccessiva domanda, e agli indiani gli viene in mente che sono i cinesi che hanno intrallazzato nel delta del niger per accaparrarsi petrolio a buon prezzo, e che i pachistani in fondo non stanno male perché comprano barili a sconto dall'iran... E agli americani non gli va giù che i cinesi consumino così tanto da costringerli a far fatica a fare il pieno ai loro SUV, e che abbiano così tanti disoccupati perché l'industria soffre... secondo voi quanto ci vuole perché il primo squilibrato tiri il grilletto e faccia scoppiare una guerra?
43. marco, Domenica 29 Novembre 2009 ore 00:40
x Paolo
Il petrolio sopra i 100 dollari il barile c'e' stato nel 2008 solo 4 mesi . La stessa situazione per 12 mesi, con questa situazione economica non reggerebbe sicuramente. In Italia nel 2009 il Pil e' sceso del 5% circa, ma la produzione molto di piu'.Il disagio sociale e' in crescita continua, prima o poi arrivera' ad un punto di rottura. Il segno piu' evidente di questo lo vediamo nel dibattito all' interno della CGIL. Nonostante la mobilitazione di questi mesi, la rottura spesso con Cisl e Uil, c'e' uno scontro interno che sembra proprio aspro e se ,chi vuole piu' intransigenza, si salda con il malessere della gente.....Di solito a voler fare i profeti si rimediano figuracce....mah vedremo.
44. Paolo, Domenica 29 Novembre 2009 ore 09:45
@43 Marco
Sai, considerando i benefici che l'energia comporta, 100 o 200 dollari al barile non è una cifra spropositata. Se pensi che a Milano, dove vivo e lavoro, il pane viene venduto a 4.5-6 euro al chilo, pagare un litro di gasolio 1.098 (a 80 dollari al barile), 1.400 (a 140 dollari al barile) o 1.800 (a 200 dollari al barile)... fa un po' impressione ma non è un gran sacrificio. Se è una bella spesa fare il pieno con 80 euro invece che 50, è anche una bella sorpresa la volta che ti concedi un fine settimana sugli sci pagare 120 euro di giornaliero per 4 persone, o 120 euro di ristorante. E' solo questione di priorità: io sono molto stupito di come siano sempre strapieni i locali notturni, alberghi e ristoranti (oggetti di consumo decisamente voluttuari), e di come le autostrade siano dei nastri di camion, e di come si continuino a vendere auto che consumano come dei carri armati. Vabbè, che siamo consciamente o inconsciamente drogati dal sostegno demenziale che viene dato all'industria automobilistica e al trasporto su gomma... ormai per semplicità le auto te le regalano, mentre un vero ecoincentivo sarebbe regalare 10mila euro a chi rende la patente per 10 anni, ma è troppo "eco" per essere attuato. Certo, se fossi un mobiliere, un artigiano, un produttore di moto o di biciclette, un professionista qualunque... sarei indignato di come vengo discriminato rispetto a chi costruisce auto e case, che si inghiotte una bella fetta dei soldini tanto preziosi che noi tutti paghiamo di tasse... poveri noi.
45. eco1, Domenica 29 Novembre 2009 ore 17:23
beh metti il petrolio a 200usd e vedi come in qualche mese ti sale il prezzo di tutto che, inutile dire, arriva nei negozi, nei super e ipermercati percorrendo chissà quanti chilometri su mezi a gasolio
46. Paolo, Lunedì 30 Novembre 2009 ore 01:32
@45 eco1
Senz'altro. Ma quel che voglio dire è che noi come persone e l'italia come paese i 200 usd a barile è in grado di pagarli, almeno inizialmente. Solo dopo un po' di settimane o di mesi i costi demoliranno la domanda, Per questo io personalmente sono del tutto convinto che ci sarà purtroppo uno scenario iperinflattivo, e che il barile a 200 usd ci andrà, appena "la ripresa" sarà reale e inizierà a consolidarsi. In quella fase, prima della prossima depressione globale, che sarà peggiore di quella attuale, il pericolo è la pace sociale e militare, non la carenza della risorsa in sé. Vuoi mettere che se ci fossero milioni di persone che non arrivano alla fine del mese (non che si lamentano ma ce la fanno lo stesso come ora), ci sarebbe un clima da guerra civile? E vuoi scomettere che ci sarebbero interi paesi (USA in testa, ma anche Turchia, Egitto, Israele, Indonesia...) che deciderebbero di andare a presidiare i luoghi di produzione del greggio per accaparrarselo? Il che sinificherebbe guerra militare globale... questo è il pericolo. Secondo me. Gli scenari deflattivi sono veramente poco probabili, in un mondo governato dal denaro chi il denaro ce l'ha lo farà valere, facendo imbestialire chi non ce l'ha...