Uno sguardo dal picco
Arriva il meeting di Copenhagen, e pare che molti stiano sparando le loro cartucce. A partire dall'ormai celebre hackeraggio delle email degli scienziati, fino alle proteste OPEC.
Questo bel mondo liberista, che inneggia alla magica mano del mercato, proprio non vuole saperne di mollare i propri guadagni non appena le esigenze cambiano. Chi ha guadagnato finora pretende ostinatamente di continuare a farlo, e se la sua attività non funziona più, per qualsiasi motivo, ebbene che ci pensi lo Stato a sovvenzionare i miliardari in pensione.
L'ultima clamorosa pretesa del genere arriva nientemeno che dall'OPEC. Qualora al vertice di Copenhagen si decida di tagliare i consumi petroliferi per motivi climatici, ebbene gli sceicchi chiedono "una compensazione". In pratica, dobbiamo continuare a mantenerli nel lusso anche se il petrolio non ci serve più.
Non ci credete? Pare impossibile anche a me. Eppure lo riporta il Times. E la cosa più assurda è la motivazione con cui chiedono tali compensazioni: i Paesi petroliferi sarebbero "Paesi in via di sviluppo", e quindi non è giusto bloccare la crescita di queste povere nazioni e dei loro popoli.
Vien quasi da fare la lacrimuccia...
@ cataldo
mi pare invece che in termini assoluti e relativi, i due sistemi siano molto divesi.
ogni società moderna deriva da una società conservatrice e familiare che ha conosciuto la modernità grazie a varie rivoluzioni e cambiamenti nel corso dei secoli in quanto a tecnologia, istituzioni, diritti civili, individuali, organizzazione sindacale, etc....il cittadino arabo stenta a vedere la luce, per ora rimane il suddito arabo.
In italia ci sono molte inefficienze e difetti, ma il paragone non regge. Le due realtà sono lontane anni luce.
"...e' ovvio a tutti che il bel-mondo liberista e capitalista e' l'unico tipo di mondo possibile per avere ricchezza e benessere diffuso..."
Diffuso... LOL
".. il capitalismo e il libero mercato dev'essere alla base di ogni democrazia, cosa che infatti avviene oggigiorno!"
il profittare al base di ogni democrazia... l' accentramento di capitale che crea uguaglianza ... LOL
@ Marco
penso invece che sia oligarchie familiari, in cui il semplice denzione del potere statale comporti notevoli vanataggi economici e 'ovviamente' sociali, senza che vi sia alcuno sviluppo e concorrenza del sistema economico e produttivo
Mi sembra una definizione applicabile storicamente a vari sistemi di governo, nell'ultimo ventennio poi è di larghissima applicazione, basta andare a vedere la geografia e la storia dei colleggi elettorali USA o lo stato del parlamento italiano.
E' opportuno disboscare un po le travi che offuscano il nostro sguardo a quanto accade in quei paesi.
il frigorifero si comporta da meccanismo omeoterme, quindi necessita di energia per mantenere la tempratura a 0-4 gradi C.
se fuori c'è -20 o 30...è chiaro che mantega il cibo "caldo"
Guardate che gli eschimesi i frigoriferi li usano davvero per evitare che il cibo congeli. Non sto scherzando....
Non credo che la democrazia persiana o araba siano vere democrazie parlamentari, penso invece che sia oligarchie familiari, in cui il semplice denzione del potere statale comporti notevoli vanataggi economici e 'ovviamnete' sociali, senza che vi sia alcuno sviluppo e concorrenza del sistema economico e produttivo, in questo sta l'arretratezza di questi paesi. Ma che gli stessi detentori del potere i soggetti più privilegiati chiedano compenzasioni per se senza alcuna garanzia di riforma istituzionale appare almeno contaddittorio. che ottengano compensazioni è plusibile dato la loro forza economica e la riduzione futura degli utili dato dalle nuove innovazioni, ma la ratio è davvero mal scelta. avrai tentato la strada degli investimenti produttivi in teconolgie interne a Zero dipendenza da petrolio. grazie dello spazio.
beh con il global warming che avanza fare frigoriferi potrebbe essere segno di lungimiranza per gli eschimesi ^_^
comunque se gli emiri si buttano sulle rinnovabili fanno bene dato che quando si resta a secco di oro nero ben poco gli resta oltre al sole e al vento
35@ AndreaX
Non è tanto strano che un paese produttore di petrolio, si prepari per un futuro fatto di energie rinnovabili; loro hanno compreso che saranno i primi a rimanere a secco, perché le ultime riserve saranno contese non tanto con il denaro, quanto con i cannoni.
@25,26 l´europa non avra´un granche´da offrire a tutta questa gente, nel post-peak diventera´una regione del mondo davvero poco attraente... per quanto riguarda economia e tenore di vita.
l´unico fattore che mi preoccupa riguardo a possibili invasioni e´il pericolo che i paesi arabi restino senz´acqua, quello sarebbe si´un motivo per emigrare in massa verso il disgraziato nord. per cui spero che riescano a portare avanti le energie rinnovabili e a far funzionare abbastanza dissalatori!
puo´darsi che ne avremo bisogno anche noi, se non smettiamo di buttare litri di acqua potabile nel cesso!
Io invece dico un altra cosa: è come se gli eschimesi si fossero messi a fabbricare frigoriferi!.
Ci rendiamo conto?, in un paese strapieno di petrolio costruiscono una città basata tutta su rinnovabili, ecco questo si che è un esempio di ridistribuzione oculata e lungimirante della ricchezza, che era il tema iniziale del post.
Un altro aspetto notevole è che la dissalazione dell'acqua di mare avviene tramite impianti alimentati sempre a rinnovabili, quindi potenzialmente applicabile in tutti quei paesi assolati dove serve acqua potabile. Allora non è che nessuno fa nulla per prepararsi ad un futuro senza petrolio, il colmo (ma da una parte è anche logico) è che l'iniziativa parte proprio da un paese produttore.
Su Masdar, da Wiki:
"Partner famosi nel progetto includono il Massachusetts Institute of Technology, General Electric, BP, Royal Dutch Shell, Mitsubishi, Rolls-Royce, Total S.A., Mitsui, Fiat, e la tedesca Conergy, che sta pianificando una centrale solare termodinamica da 40 MW."
Sara' pronta da 10 anni (nei piani). Io dico...."Mah..."
Secondo Debka (agenzia di stampa israeliana legata al Mossad), la Giordania ha inviato commandos della Royal Special Force ad aiutare i Sauditi contro i ribelli sciiti. Tali commandos avrebbero già subito perdite nella regione di Jebel Dukhan, nel corso di violenti combattimenti.
Masdar... molto interessante il progetto di questa città futuristica.
Da molto da pensare che siano proprio gli sceicchi arabi, quelli carichi di petrolio, a finanziare il progetto di una città basata completamente sulle rinnovabili e senza auto private.
Ho cercato un po di informazioni in rete ed ho letto che è coinvolto anche l'MIT, strano che non se ne parli molto di questo interssantissimo ed ambiziosissimo progetto.
AAAAproposito.... questo weekend devo andare ad AbuDhabi un paio di giorni...
qualcuno e' mai stato a Masnar? e' tutto vero e vale la pena di visitarla?
http://www.masdarcity.com/en/index.aspx
Ciao
@29
Forse per calmierare il prezzo del petrolio hanno fatto un "cartello" segreto?
AndreaX #27,
pure io l'ho notato questo andamento altalenante apparentemente scorrelato dalla debolezza del dollaro (che per ora si è arrestato appena sotto 1,50 eur/usd e non sale più) nonostante l'impennata dell'oro venga giustificato con la debolezza del dollaro (e il petrolio intanto scende a 76 su questa debolezza, valli a capire i giornalisti)
La borsa non sembra abbia molta voglia di risalire e anche lei galleggia su livelli di compromesso (non si sta lanciando in nuova fiammata speculativa spinta dai tassi a zero come fatto fino a oggi, aspetta, non so che cosa, però aspetta)
Prove di ribasso delle mani forti secondo me (Goldman Sachs e soci), stanno sperimentando la tenuta del sistema.
Probabilmente stanno andando short e aspettano per sferrare l'attacco, al 99% non ci sarà prima di Natale.
@25
hai colto nel segno, con l'oil a volontà fai soldi e compri cibo e mezzi di ogni tipo, ma con meno oil e bilanci che scendono quel pseudobenessere degli emiri svanisci e ormai sono così tanti che le gobbe dei cammelli non bastano proprio più
Eppure, almeno per ora, il prezzo del barile è soprendentemente stabile, oscilla trai 76 e gli 82 dollari con un impressionante regolarità, chi o che cosa lo tengono così livellato?
@25 Purtroppo (o per fortuna) il livello di vita Europeo dipende molto dal petrolio che ci hanno offerto negli ultimi 50 anni. Se non si vuole militarizzare le frontiere (una acaso tra le molteplici, guarda la frontiera tra India e Bangladesh, 2000km di filo spinato e ronde militari) se non si vuole guerre per le risorse (una a caso tra le molteplici, Darfour) che per ora sono lontane anni luce dai nostri comodi (in parecchi casi) centri cittadini, bisognerá ri-investire la ricchezza che il petrolio ci ha "regalato" per far sviluppare le popolazioni dove risiedono. Noi perederemo un po' del nostro benessere, ma almeno non dovremmo scontrarci frontalmente con popolazioni molto piú numerose ed incazzose...
Sapendo naturalmente che (cifre di un rapporto ONU, non ce l'ho sottomano, ma l'hanno citato ieri sera nella trasmissione su France5 che ho linkato nel precedente commento) solo un 10% delle popolazioni in crisi lascia la propria terra d'origine e solo un 10% di questo 10% lascia il suo paese e continente per trasferirisi in un paese sviluppato.
l'arabia saudita punta ai 30.000.000 di abitanti
quanti se ne puo' permettere senza petrolio?
l'iran verso i 70.000.000
e via avanti
tutti pronti a partire verso l'europa una volta che entreranno molti meno soldi.
apparte che l'attuale regime saudita è destinato a saltare entro breve, quanto scommettiam che gli europei saranno ben contenti di elargire soldi?
@18 sorry data sbagliata era domani e non stasera...oggi su france 5 una trasmissione correlata più a crisis che a petrolio "Sale temps pour la planete" (che tradurrei come brutti tempi per il pianeta), desertificazione, crescita delle acque, sovrappopolazione, rifugiati climatici,...
Sulle faglie arabiche un interessante articolo per i non anglofoni :-)
http://it.peacereporter.net/articolo/19028/Prove+tecniche+di+Guerra+Fredda
@ Medo and Pinnettu
Mentre gli Israeliani vanno in Oman a parlare, ed in attesa di una fonte di prima mano in zona, un aggiornamento dalle faglie arabiche
Le richieste espresse dai paesi aderenti all'OPEC, relativamente alla eventuale imposizione di un regime di controllo internazionale delle emissioni, sono perfettamente ragionevoli, oltre che giuste sul piano storico e politico.
In primis, l'OPEC non si esaurisce agli arabi ed ai persiani.
Tornando al punto centrale, l'OPEC è un cartello, rappresenta interessi precisi, la difesa di una ragione di scambio del petrolio, che è sottoposta ad una pressione imposta da trattati internazionali cogenti; è evidente che deve giocare una politica attiva, stante la minorità geopolitica in cui versano i paesi membri, sulla quale eventualmente il cartello può trovare importanti sponde.
Non si deve dimenticare che l'attuale sistema del petrolio è un gigantesco banchetto di un bene appartenenti a paesi in via di sviluppo, che si vedono portar via giorno dopo giorno il loro futuro. Briciole soltanto sono redistribuite, ed in massima parte in paesi "canaglia" di cui l'eponimo era l'Iraq di Saddam, il più avanzato tra i paesi esportatori sul piano sociale e materiale, come standard di vita della popolazione.
La risposta dell'Occidente a chi ha voluto intraprendere uno sviluppo in proprio del bene petrolio è stata la distruzione.
Un conflitto continuo è gestito, come un immanente prodromo delle distruzioni future, da 60 anni, sulla sponda opposta del mare nostrum.
Le elite che controllano alcuni di questi paesi sono intrecciate nel sistema della finanza internazionale, uno strumento dell'esproprio, ma questo non toglie nulla alla legittimità della richiesta, non sono certo criminali più pericolosi dei loro amici in occidente ai quali reggono il sacco.
Su questo la storia non puo essere alterata dalle elucubrazioni opportunistiche di parvenu microeconomici.
Su cosa significhi "il mercato" nell'era della informazione digitale la confusione è grande. Si continua a parlarne dimenticando gli assunti di base, si prescinde, come direbbe il Principe, l'argomento centrale del "libero mercato" ovvero la parità di informazioni dei partecipanti, senza la quale il mercato non è ne libero ne funzionale. E paradossale che l'amnesia colga tutti proprio nel fiorire dell'era dell'informazione digitale, a riprova del danno terribile dell'ultraspecializzazione, che produce un pensiero mutilato, proprio per questo manipolabile su larga scala.
@ 19
Basta rimuovere la virgola finale dall'URL Saluti
#18
Il link non sembra funzionare
Stasera su France3 speciale Vu du Ciel dedicato alla fine del petrolio http://programmes.france3.fr/vu-du-ciel/data/saison03/index.php, per chi vede canali francesi e mastica il francese (senza intenti cannibali sia chiaro...)
"Questo bel mondo liberista, che inneggia alla magica mano del mercato, proprio non vuole saperne di mollare i propri guadagni non appena le esigenze cambiano"
Ma cosa vuol dire questa frase? e' ovvio a tutti che il bel-mondo liberista e capitalista e' l'unico tipo di mondo possibile per avere ricchezza e benessere diffuso. Non sto dicendo che non ci vogliano i controlli e le decisioni statali, e il problema petrolifero e' un esempio nel quale e' evidente che i mercati non si auto regolano, ma il capitalismo e il libero mercato dev'essere alla base di ogni democrazia, cosa che infatti avviene oggigiorno!
Basta guardare all'esempio della cina, che da quando ha aperto le porte al mercato internazionale negli anni 80 ha guadagnato in benessere per tutti! Hanno ancora tanta strada da fare ma il miglioramento per loro e' stato netto, la percentuale di persone sotto il livello di poverta' estrema e' passato dal 40% al 3% in 20 anni!
15@
Le popolazioni arabe non hanno mai chiesto nulla all'occidente, posto che la loro modernità è ferma da millenni ed è del tutto accettabile per loro.
E' sicuro che avranno qualche problema ad abbandonare il suv e ritornare al cammello, ma saranno senz'altro avvantaggiati rispetto a noi, visto che i loro ideali poggiano su altri valori che non si identificano di sicuro nel verbo della espansione infinita dei consumi.
Avendo avuto rapporti di lavoro con i Kuwaitiani sono d'accordo con Pippo. Hanno creato uno stuolo di fannulloni. Reggono perchè tutti i lavoratori "veri" sono indiani, pakistani, iraniani, etc.Appena dovranno ridurre la produzione ritorneranno all'età dei cammelli.
Parole loro, non mie.
#8
Visto il declino di Ghawar, i due milioni di barili sauditi , non sono stati tolti dall'uomo ma in gran parte non era possibile produrli alla rapidità a cui i sauditi avevano abituato i vari importatori mondiali. Il calo della domanda è stato anche causato dallo "stallo" di Ghawar e lo stesso calo della domanda sta mascherando la caduta produttiva di Ghawar e di altri grandi oil field. Si è già detto e ridetto da decine di osservatori e commentatori, da The Oil Drum, a Energy Bulletin ed ASPO.
Alla fine di questo inverno ci troveremo a passare durevolmente sotto la barra dei 70. Il calo medio dei prossimi anni, 2009 compreso) è di 2,2 milioni di barili giornalieri, ma lo scivolamento maggiore sta avvenendo in questi mesi e non sotto gli occhi del "termometro" del prezzo dei vari mercati.
Siccome voglio che le mie parole siano più utili che un semplice commento, invito coloro che stanno in standby per attuare misure del "dopo" (ognuno la sua, tipo vendere la seconda auto, non installare caldaia gas più potente, se cambio auto comprarne una supervirtuosa in consumi, vendere la casa al mare in cui non si va mai e con quei soldi isolare meglio quella in cui si sta sempre, oppure sostiuire il "pratino carino" con un piccolo orto biologico fatto anche alla cazzo...etc), beh ad attuarle intanto che giriamo attorno ai 75 $/b e le file ai distributori per ora sembrano solo causate da "chi cerca il miglior prezzo".
"Sembrerò un eretico, ma l'idea della redistribuzione della ricchezza è intrinsecamente sbagliata e crea solo parassiti."
La falla nel tuo ragionamento sta nell'ultima parola. Negli USA c'e' lo stesso problema...anche se il sistema di certo non tende troppo a creare parassiti. anzi, li crea ma nella parte alta (in termini di reddito) delal societa'.
Credo dovresti rivedere la tua (generica) affermazione.
Il processo del declino della produzione petrolifera avra' effetti meno disastrosi se sara' gestito secondo l'interesse generale e non secondo le leggi del (falso) libero mercato. L' Eni che fa i suoi interessi, talvolta in modo irresponsabile, fa da tempo proposte per una gestione "comune" della questione petrolifera. Prima prenderemo atto che una gestione neoliberista della attuale crisi sistemica (compresa questione energetica)sara' a breve tempo forse ingovernabile e meglio e'.
@6 Pippo
Cavoli, quindi la Thatcher e Reagan in realtà sono stati dei socialisti? Perchè non vi è mai stato un incremento così di parassiti che non lavorano da quando loro hanno dato il via al liberismo ottuso ed i cui effetti li abbiamo visti nei mesi scorsi
@7
Non è proprio così, il capitalismo per sua natura presuppone una crescita esponenziale:
guadagno ->investimento ->guadagno e così via
il socialismo invece, presuppone un attività economica vincolata e limitata dallo stato, quindi, almeno in teoria, sarebbe molto meno distruttivo quest'ultimo nei confronti dell'ecosistema.
All'atto pratico non è così, perchè di fondo l'essere umano è egoista e bada più alle sue esigenze personali che non al bene comune.
Comunque riguardo al problema della ricchezza essa non va tanto elargita in forma assistenziale quanto piuttosto investita saggaiamente in cose che possano migliorarci il futuro, ad esempio ricerca scientifica, diversificazione delle attività economiche ecc. ecc.
Hahahahahhaahahaha... si strozzino.
@ 3 Medo
Per il momento la produzione di "crude" del 2009 (mancano solo i dati degli ultimi mesi) ammonta a 72 milioni b/g.
Difficile prevedere nei restanti mesi dell'inverno un calo superiore ai 2 milioni di barili. Solo un improvviso disastro economico potrebbe causare un simile calo.....
Se non ci troveremmo di fronte a un tracollo dei consumi, il crude sarà in grado di restare su questi livelli almeno per tutto il 2010...non dimentichiamo che c'è una milionata buona di barili di crude saudita che è stato levato dal mercato in due/tre mesi per carenza di domanda.
@6
Quindi la ricchezza non va redistribuita? In tal caso che fine fa? Posso farti notare che il "libero mercato" è una forma di ridistribuzione della ricchezza?
Altra domanda: se tu bucando con la pala l'orto dietro casa trovi il petrolio e diventi ricco, non finisci col diventare un "fannullone"? In tal caso chi è che sarebbe titolato a toglierti la ricchezza e salvarti dall'amara sorte?
La questione, qui, sta nella percezione della transitorietà della ricchezza prodotta. Siamo diventati ricchi troppo in fretta, ed è una ricchezza durata troppo a lungo perché la generazione attuale si renda conto della sua transitorietà. Il dramma sarà quando ciò accadrà, troppo tardi per evitare la catastrofe, con un mondo sovrappopolato, e le terre agricole impoverite e degradate.
Non mi sento di fare un distinguo significativo tra socialismo e capitalismo perché nessuna delle due teorie economiche è mirata al raggiungimento di un equilibrio che tenga conto dei limiti dell'ecosistema, anzi, detti limiti non vengono proprio presi in considerazione.
@1
Aggiungo una cosa: l paesi OPEC hanno in realtà proprio redistribuito la ricchezza alle popolazioni... hanno fatto esattamente quello che prescrive l'ideologia socialista... si sono ovviamente trattenuti una buona fetta, ma hanno preferito regalare benessere alla propria popolazione in cambio solo di obbedienza. Tramite politiche assistenziali hanno creato un popolo di fannulloni che non sanno cosa vuol dire lavorare per ottenere quello di cui si ha bisogno... e ora che stanno per finire quella manna... iniziano ad aver paura.
Non sarebbe andata meglio se avessero distribuito di più.
Sembrerò un eretico, ma l'idea della redistribuzione della ricchezza è intrinsecamente sbagliata e crea solo parassiti.
Se guardate qui:
Dice chiaramente che si prevede un declino di 2,2 milioni di barili l'anno
@ medo #3
secondo "l'uccellino", che percentuale di decrescita annua dobbiamo aspettarci?
grazie
L'uccellino mi ha detto che la barra di produzione dei 70 milioni di barili di greggio giornalieri sarà passata quest'inverno e per sempre, al ribasso ovviamente, aprendo la fase di "scivolamento" che non è solo di disponibilità di energia pro-capite, ma di tenuta delle istituzioni anche e soprattutto in Europa.
Con un costante crollo di disponibilità energetica, come sarà possibile in tempi stretti distribuire la ricchezza - sempre minore - a disposizione?
La società industriale era un affare molto, molto fragile.
@1
Il mercato non serve a trovare il prezzo che soddisfi tutti... quella è la tipica e sciocca pretesa dello statalista di turno che, ignorando le elementari leggi economiche, crede che esista un prezzo giusto per tutti.
Ogni volta che qualcuno cerca di imporre un prezzo ad una merce differente da quello che si formerebbe in un libero mercato si ottiene l'effetto di una penuria o di un surplus... questo è vero nonostante uno non ci voglia credere.
Il meccanismo si rompe proprio perché gestito dagli uomini, se non ci fossero uomini a gestire l'economia, il meccanismo non si romperebbe... e per assurdo, neanche un robot o un super calcolatore sarebbero in grado di gestirlo.... ma soprattutto, l'economia funzionerebbe benissimo da sola senza il bisogno di gestori...
Putroppo la realtà è che ci saranno sempre uomini convinti di essere in grado di gestire... e ci saranno sempre uomini pronti a credergli.
e a proposito:
"Questo bel mondo liberista, che inneggia alla magica mano del mercato"
Questa frase è decisamente ridicola e inconsistente, in quanto non mi risulta che ci sia un solo governante che inneggi alla magica mano del mercato, anzi, mi pare che partendo da super Obama e proseguendo con il resto della governance mondiale, si inneggi alla magica mano dello stato.... tant'è vero che l'OPEC si rivolge proprio a quella governance espertissima nell'intervento a discapito del mercato che si riunisce (tanto per cambiare) per decidere l'ennesimo intervento distruttivo ai danni della magica mano del mercato.
Tutto folklore.
Il problema è che non hanno ridistribuito quando potevano, c'erano caste di super ricchi e il resto campava di sovvenzioni governative, senza farsi troppe domande.
Ora sono anche loro in un vicolo cieco: a stringere troppo i rubinetti, la domanda cala e ottengono ancora meno. Ad allargarli, il prezzo scende e le casse piangono, mentre i pozzi muoiono.
Ecco un caso in cui il mercato non riece a trovare un prezzo che soddisfi tutti, ma piuttosto un prezzo che scontenta il meno possibile tutti. Solo che questo è destinato a peggiorare, e la scontentezza destinata ad aumentare.
FIno ad un punto critico in cui il meccanismo si rompe da qualche parte, perchè alla fine le economie sono gestite da uomini, non robot.
alle 17:46
Cataldo
@ Marco #45
Si, hai ragione, ma oggi non siamo in grado noi di dare patenti di democrazia a quei paesi, impegnamoci a difendere gli azzimi residui della nostra.