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La corsa all'Iran, e l'eterna vicenda di Nassiriya.

Lunedì 18 Gennaio 2010, 12:22 in Geopolitica di

nassiriya2.jpg

Anche se spariscono dalle prime pagine, Iran e Iraq non scompaiono dalla carta geografica, e soprattutto il loro petrolio non svanisce dal sottosuolo.

Quei cattivacci degli iraniani, ad esempio, vengono puniti per il loro ardire ma soltanto a parole. Il ministro del petrolio Massoud Mirkazemi ha infatti appena annunciato di stare esaminando ben 20 miliardi di dollari di proposte straniere per investimenti nei giacimenti iraniani. Non ha precisato il nome delle compagnie coinvolte, ma si sospetta che non siano compagnie occidentali. Si tratta, con molta probabilità, ancora una volta dei cinesi che non si lasciano sfuggire mai un'occasione quando si tratta di energia.

Cosa significhi un Iran che stringe tali legami con la Cina è facilmente immaginabile: ovvero, che la famigerata guerra diventerà ancora più improbabile di quanto non sia già stata finora.

In Iraq, invece, continua l'eterna e alterna vicenda del giacimento di Nassiriya, che l'ENI ha perso qualche mese fa (dopo quel che ci è costato...) a favore della giapponese Nippon Oil. Ebbene: ora anche la Nippon Oil ha ricevuto un bell'ultimatum dal governo iracheno, stufo dei tentennamenti dei giapponesi sullo sviluppo del giacimento. Il ministro iracheno Hussain Shahristani ha dichiarato che o il consorzio guidato dalla Nippon si decide a prendere una decisione, oppure cominceremo il lavoro sullo sviluppo di Nassiriya da soli, e siamo perfettamente capaci di farlo. In pratica, si nazionalizza e buonanotte.

La sensazione da queste notiziole, magari sbagliata, è insomma che gli unici che hanno soldi da investire nel petrolio siano i cinesi...

 

12
12 commenti
12
20 Gen 2010
alle 00:00

maurizio

Per un Paese petroliodipendente come l'Iran  è fondamentale tenere alto il prezzo del petrolio e per far questo va bene anche la strategia della tensione. Peccato per loro che non c'è più Bush a spalleggiarli, ma Israele ogni tanto entra ancora in scena e spinge in alto la quotazione con soddisfazione dei petrolieri... Amici del peak oil, per ora, vista la crisi, saremmo ancora al petrolio a buon mercato  senza la speculazione degli hedge funds, hedge banks  e minacce di sfracelli... 

11
19 Gen 2010
alle 14:08

Hunter76Lima

Letto medo.

Davvero preoccupante.

E' in atto un processo di addensamento in pochi macro-gruppi mondiali, allo stesso modo di quello che va avvenendo nel mercato auto.

E' evidente che Auto e aerei sono le industrie più colpite dalla crisi (ovvero dal peak-oil) ma questo noi lo sappiamo già.

KLM-AirFrance-DeltaAirlines-KoreanAir-AirMexico probabilmente assorbiranno Jal nel gruppo SkyTeam, American Airlines è già alleata con Iberia-BritishAirlines-CathayPacific-Finnair-LAN-Qantas e altre con nel consorzio OneWorld.

Jal faceva già parte di OneWorld ma a quanto pare questo non l'ha risparmiata dalla bancarotta.

La nuova Alitalia forse è meglio che si muova prima di crollare anche lei sotto i colpi della "double dip recession"

Solo la coalizione in grandi gruppi può far sopravvivere le compagnie di bandiera che servono rotte internazionali, per adesso

Lufthansa sarebbe un buon alleato, KLM-AirFrance che si era già fatta avanti anche ... purtroppo mi sa che non c'è nessuna intenzione di perseguire questa via perchè gli interessi degli imprenditori che l'hanno presa in carico non sta nella continuità della stessa ma nella profittabilità di breve.

Appena avranno succhiato quello che c'era da succhiare abbandoneranno il cadavere al fianco della strada addossando allo stato Italia lo smaltimento del "corpo".

Sulle tratte continentali per ora non c'è concorrenza con le Low-cost (Ryan Air e Easy Jet sono le uniche candidate a sopravvivere, però)

Volevo segnalare anche una notizia che qua in Italia è passata inosservata. AirComet, una compagnia spagnola che faceva concorrenza alla Iberia sulle tratte per il sud-america con voli a prezzi praticamente dimezzate rispetto alla rivale, è fallita dal 21 dicembre scorso e da tale data sono annullati tutti i voli.

In Spagna ha fatto un bel casino per 3 motivi:

- la cosa è simile nei tempi e nei modi al fallimento di Air Madrid avvenuto con modalità simili 3 anni fa

- l'amministratore delegato era Gerardo Diaz Ferran, presidente della Confindustria spagnola, quindi anche per questo in Spagna la cosa ha fatto parecchio scalpore

- gli aerei AirComet sono stati bloccati a terra (aeroporto di Madrid) proprio nel periodo delle festività natalizie lasciando a terra parecchie migliaia di passeggeri che rimpatriavano in SudAmerica.Il bello che la AirComet, pur cosciente della propria situazione, fino al giorno prima del fallimento vendeva biglietti via Internet !!!!

10
19 Gen 2010
alle 10:08

medo

Il kerosene dal "futuro" petrolio iraniano non finirà certo negli aerei della Japan Airlines che ha appena dichiarato il fallimento:

...asianews.it/notizie-it/La-Japan-Airlines-annuncia-la-bancarotta-17383.html

"Era" la settima compagnia mondiale per risultato operativo. Non male. "Era" la prima compagnia aerea asiatica. 166 aerei di proprietà su 280. Aerei tra i più nuovi, più affidabili, meglio manutenuti. Un servizio invidiabile, tanti dipendenti ma anche passeggeri soddisfatti.

"Era" in salute perfetta fino a metà 2008.

In un anno e mezzo tutto andato a farsi benedire.

Arriveranno ora i soliti squali a recuperare i rottami. Poi sarà la volta degli altri giganti dai piedi di argilla (o di paglia). 

"Il 18 gennaio 2010 le azioni della compagnia sono scese al punto più basso in 59 anni di storia, facendo scendere il valore della Japan Airlines a 150 milioni di dollari Usa, più o meno il prezzo di un nuovo jumbo jet."

9
18 Gen 2010
alle 20:06

Io

E non vorrei scoprire che l'Iran ne ha di meno

8
18 Gen 2010
alle 20:03

io

Semplice abbandonano perchè ce ne è poco e non conviene.

 

7
18 Gen 2010
alle 18:41

medo

OT Grecia

Il governo greco fa fronte alla mancanza assoluta di denaro liquido e blocca i pagamenti agli agricoltori*, dopo aver annullato l'ordine di vaccini che non poteva pagare (12 mln di dosi), essersi beccata insieme al Portogallo la peggiore notazione sul debito e il verdetto di "Grecia e Portogallo avviate verso una morte socio-economica lenta e dolorosa"; i blocchi dei contadini riguardano tutte le frontiere stradali e pare impediscano soprattutto a cibo non-greco di entrare nel paese :

...monstersandcritics.com/news/europe/news/article_1526199.php/Greek-farmers-begin-blocking-border-crossings-with-Bulgaria

 

*(da notare che per la gran parte i medio-piccoli produttori agricoli greci sono tutti falliti negli ultimi anni e sono finanziati dallo stato per acquistare -guarda caso- carburanti, prodotti chimici e sementi; grazie a questo dumping, prodotti greci quali l'olio di oliva si sono venduti all'estero sottocosto a spese proprio del contribuente greco o, se volete, del debito pubblico...)

6
18 Gen 2010
alle 16:01

Paolo B.

Intanto il barile é sceso a 77,95 $/b. Il giochino dell'equilibrio del prezzo continua più che mai, l'importante é che quando si avvicina troppo agli 86 $/b, tanto da mandare a puttane l'economia USA odierna(almeno come sostiene james Howard Kunstler http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6677), scenda subito, meglio se sotto gli 80 $/b. E le borse ringraziano.

Se il greggio avesse seguito le normali logiche del mercato oggi costerebbe ben più di 100 $/b, forse sarebbe vicino ai 200 $/b.

Ma non può seguirle, ci sono troppi interessi in ballo, soprattutto c'é da prolungare ad ogni costo l'agonia di un paradigma economico moribondo...

5
18 Gen 2010
alle 15:20

medo

Prendiamo la nostra bella calcolatrice, 20 miliardi di dollari di "proposte" straniere sull'Iran, significano (al costo attuale di un barile di greggio) 250 milioni di barili circa, a fronte di riserve ufficiali dell'Iran di 140 000 milioni di barili con le solite moltiplicazioni di sto cazzo, "ufficiali", che ci significano 95 anni di produzione. Certo. Va beh.

Dopo varie letture, non solo dubito che ne sia estraibile in tale quantità, ma sarà grasso che cola se l'Iran ne potrà produrre ancora oltre i 20 000 milioni (meno di una ventina di anni di profittabilità, tra i 4 ed i 7 anni di esportazione possibile, con l'Iran che raziona già ampiamente sul mercato interno da 30 anni!!!), io quelle proposte là le accetterei rapidamente prima che il dollaro ritorni agli inferi rapidamente. Se veramente c'è qualcuno che è in grado di accettarle.

O come sempre il messaggio è per qualche altro amico occidentale, nel senso: "sappiamo che ci restano pochi anni per portar fuori il greggio, stampateci qualche banconota perchè di guerre non possiam più farne, vedi Iraq che non riusciamo a tenerci nemmeno sui 3 mb/giorno e ci vergogniamo che ci sputeremmo in faccia".

4
18 Gen 2010
alle 14:57

Paolo B.

Mi chiedo, dato che la Cina basa la sua "poderosa" economia di paese emergente sull'export del suo ciarpame alimentare e non(anche se ci sono prodotti tecnologici di buona qualità) verso i mercati occidentali, mercati che oggi sono saturi e boccheggianti tanto da non poter più assorbire tutto quell'export che non potrebbe mai riversare sul proprio mercato interno, per quanto ancora le tigri gialle potranno fare spese petrolifere in giro per il mondo?

In fondo non mi sembra campato in aria definire la Cina come una classica tigre di carta, no? 

3
18 Gen 2010
alle 14:55

Debora/Petrolio

Persenaro, gli italiani non ci sono più a Nassiriya, com'è scritto nel post. ;-)

D'altronde, se tu avessi un giacimento di petrolio e chiunque si offra per svilupparlo poi non produce un accidente, che faresti? Te lo svilupperesti da solo, piuttosto che lasciarlo a dormire!

(I cinesi non sono un'opzione: gli iracheni li odiano, dato che i cinesi sono presenti nel Kurdistan...)

2
18 Gen 2010
alle 14:28

persenaro

Ho dei dubbi che l'Irak abbia la forza di cacciare italiani e giapponesi per prendere la strada della nazionalizzazione.

Questo è un paese occupato a zero sovranità e può fare solamente  quello che dice il padrone. 

1
18 Gen 2010
alle 14:10

Phitio

Si potrebbe dire che abbiano soldi da gettare, ed in un certo senso fanno la cosa giusta: il petrolio e' moneta reale, mentre i soldi sono soldi solo finche' quello che li stampa ha qualche straccio di credibilita', leggasi dollari USA.

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