Uno sguardo dal picco
Negli ultimi giorni mi capita spesso di sentire idee per "risolvere" il problema della marea nera che continua a sfidare la tecnologia umana. Chi non ha una formazione tecnica evita ipotesi sulla chiusura del pozzo, preferendo concentrarsi sul tamponamento del disastro ambientale in superficie.
Scopro così che le persone non riescono proprio a capire come tutto l'ambaradam sia in realtà un sistema chiuso: pensano che basti togliere il petrolio dal mare et voilà, questione risolta.
Qualcuno mi parla delle balle di paglia, che riuscirebbero ad assorbire benissimo la parte oleosa lasciando l'acqua pulita. "Sono naturali! E' la soluzione ideale!" Ce ne vorrebbero centinaia di migliaia, obietto. "Ma costano niente! Ce ne è ovunque!" Non è un problema di costi: se ce ne vogliono centinaia di migliaia poi, dopo, dove le mettiamo? Tutte quelle balle di paglia impregnate di petrolio e inutilizzabili per alcunchè? Mi guardano basiti.
Altri suggeriscono di aspirare via tutto. "Una bella petroliera, un tubo aspirante, e via togliere tutto, acqua e petrolio!" Si, ma poi che ne facciamo delle petroliere piene? E quante ce ne servirebbero? "Beh, travasiamo la mistura dalle petroliere a dei barili e poi..." E poi dove li mettiamo, tutti quei milioni di barili di petrolio misto ad acqua di mare? Li sotterriamo... dove? Inquinano, eh. "Insomma, che trovino il modo di separare l'acqua dal greggio così lo riusano!" Ammesso che sia possibile e conveniente farlo, rimangono sempre tonnellate di acqua sporca, dove la buttiamo? Di nuovo in mare? Non si sa.
Siamo abituati ad affrontare i problemi a compartimenti stagni. Se è inquinato un tratto di mare, non riusciamo a capire che togliendo l'agente inquinante ripuliamo il mare ma ci tocca andare ad inquinare il territorio da qualche altra parte. Non c'è modo di liberarsi dell'inquinamento, una volta prodotto. Si può diluire, si può sparpagliare in giro, ma quel che se ne stava ben sigillato in una grotta a livello inferi ora è in superficie ed è destinato a restarci. Potremmo prenderci una balla di paglia sporca per ciascuno e metterla in salotto, ma quella roba non ce la toglieremo mai più di torno. Esattamente come per i rifiuti, d'altronde.
E intanto continua ad uscirne altra.
Dopo la paglia che produce diossine direi che posso andare a dormire!
Per fortuna che abbiamo tanto innocuo PVC in giro: lo metto subito nel caminetto....
A proposito di paglia, la mia famiglia ha un'azienda zootecnica ed alleviamo vacche da latte, lo scorso anno il costo della paglia era circa 11 euro a quintale, quasi quanto il grano, inoltre è massicciamente utilizzata come lettiera, e solo nelle zone in cui non ci sono allevamenti viene lasicata nel terreno, dove è anche un problema.
Di certo la paglia non è a costo zero.
Non credo che si sverseranno tutti i milioni di barili el giacimento, se davvero sta' sversano a 5000 barili al giorno, ma anche ammettendo il doppio ( e speriamo non di piu') sono circa 3.6 milioni di barili in un anno. Una cifra folle, ma si spera che in tre o quattro mesi possano fare queso benedetto secondo pozzo.
Ammettendo che non facciano esplodere anche questo, nel qual caso salutiamo baracca e burattini, il flusso potrebbe essere ridotto credo anche dell'80%. A questo punto, spero i margini di successo di un secondo intervento potrebbero crescere. Al limite, si perfora un terzo e un quarto pozzo, fino a prosciugare la regione della perdita, a costo di rovinare localmente il reservoir. 88 milioni di barili sono al cambio di 100 dollari al barile "solo" 8.8 miliardi di dollari.Buttarne via anche la meta' potrebbe essere comunque conveniente, per loro.
Una cosa e' comunque sicura: i costi per le estrazioni ultra-deep saliranno a razzo, perche' saranno richieste un numero maggiore di misure di sicurezza, e le compagnie di assicurazione chiederanno cifre folli come premi.
A questo punto, i ricavi potrebbero essere azzerati, e chi si imbarcherebbe in un impresa in perdita?
C'e' perfino caso che questo produca uno stop alle trivellazioni ultra deep. O quantomeno, un ritardo nei progetti di qualche anno.
Tutto si tiene, nelle relazioni geologico-politiche-economiche che modellano il picco del petrolio.
Intanto hanno pubblicato un resoconto sul numero di automobili in italia: 36 milioni!, quasi il 60% rispetto alla popolazione.
Anch'io sono per l'ipotesi spaziale.
La luna, questo parassita che ci ruota intorno da tempo immemore, lo vogliamo usare?
In ogni caso l'amministrazione Obama è sulla graticola e sarà sempre peggio finchè non chiudono la falla.
Qualcosa deve succedere perchè qualcuno dovrà prendere delle decisioni se la BP non riuscirà a bloccare la fontana oleosa.
Personalmente ritengo improbabile il totale sversamento del giacimento in mare(se non altro fin quando ci sarà pressione sufficiente nel pozzo a pompare il greggio nell'oceano) perchè riusciranno a turare la falla prima con qualche sistema, magari la "campanina" che hanno già posizionato sul fondo(lo spero ardentemte)...
La priorità assoluta in questo momento è chiudere la falla, poi si penserà ad un modo per recuperare il petrolio sversato. Al limite, ma proprio al limite, si perfora un altro pozzo accanto a quello danneggiato, però quanto tempo ci vuole?.
Non ci sono alternative, se lasciamo che tutto il petrolio si riversi in mare sarebbe una catastrofe ecologica peggiore di tutte le precedenti sommate assieme.
@21
cit. debora: "Insomma, che trovino il modo di separare l'acqua dal greggio così lo riusano!" Ammesso che sia possibile e conveniente farlo, rimangono sempre tonnellate di acqua sporca, dove la buttiamo? Di nuovo in mare? Non si sa.
@23
A quel che so bruciare paglia produce diossine in grande quantità, CO2 ed un bel po di cenere, poi bisognerebbe anche fare due conti di quanto ce ne vuole.
Comunque dalle mie parti la paglia si vende e non costa neppure tanto poco, viene usata nell'alimentazione animale o come lettiera.
Mai visto la paglia abbandonata sciolta nei campi... viene pressata e le presse vengno poi portate via. Piccole quantità possono essere riutilizzate nel campo ma solo piccole quantità.
Chiaritemi una cosa, ma un centesimo di imposta a barile così sbandierata dalla stampa come provvedimento educativo-punitivo per le compagnie, al costo di 50 dollari per barile non equivale a 1/5000 (un cinquemillesimo) del valore. Va be' che è una imposta e non una tassa, ma in percentuale noi siamo abituati a ben altro.
@24, l'ho scritto in una precedente discussione...sembra che là sotto ci siano 88 milioni di barili. Se uscissero tutti sarebbe circa 20-30 volte la precedente perdita dalla piattaforma Ixtoc 1, che avvenne nel 1979-1980 sempre nel golfo del Messico, la più grave finora nella storia umana.
Insomma una ipercatastrofe, magari si dovrebbe evacuare buona parte delle coste del Golfo. Una specie di The day After Tomorrow in piccolo e con la fanghiglia nera al posto del ghiaccio.
Però mettersi a far scoppiare testate nucleari a me sembra un ordine di grandezza peggio, a parte i rischi di radioattività e di tsunami, con gli strati di idrati di metano la sotto si rischia di innescare una reazione a catena apocalittica (il metano è pure un gas proeffetto serra molto più potente del CO2). Magari non succede nulla di tutto ciò ma nessuno al mondo ha esperienze in merito, qualcuno si vuol metter a fare esperimenti in corpore vivi?
Un risk assessment fatto così su due piedi mi dice che con una severità vicina a infinito anche una probabilità minima, ma ignota nella sua vera entità, non è accettabile...
Insomma per favore escludiamo i metodi alla dottor Stranamore.
Gospodini la cosa è semplice!
mie colleghi sovietici avere un metodo brevettato e pratico che pero non aspietta cinqua mesi prima di decidere.
solo americani molto orgogliosi e non accettare consiglio da noi russi perchè paura che noi giochiamo guerra fredda.
Tu butta missile picolo picolo, puff! tappo
solo una domanda:
E se non ci fosse soluzione? in altre parole se TUTTO il contenuto stimato del giacimento si riversasse in mare... che succederebbe?
Qualcuno dei presenti sa dare una risposta?
in effetti l'idea della paglia non avrebbe risvolti negativi, si possono bruciare o smaltire in discarica senza problemi, il problema è la quantità di cui parliamo, numeri insostenibili per ogni soluzione, non si tampona nulla purtroppo
bombardare il buco
Quante cavolate che dici debora!!
Il petrolio estratto pompando acqua dentro i giacimenti, esce assieme a sabbia e detriti che vengono separati senza troppi problemi.
La paglia (che non è fieno) è spesso lasciata nei campi tanto è abbondante ed inutile... Il costo è "solo"quello del trasporto.
L'unica cosa vera è che le quantita in gioco sono mostruose e comunque sarebbe come cercare di riempire un secchio bucato...
Bisogna tappare il buco!!
LOL Archimede! :D
La legge di Murphy applicata alla pulizia enuncia che:
"E' impossibile pulire qualcosa senza sporcare qualcosa d'altro".
Ed il corollario:
"In compenso, è possibile sporcare tutto senza pulire niente" :(
Spediamo tutto nello spazio.
@15
ahaha, sai che per un attimo ho letto "vaticano"
Lol ;-)
Se ai russi gliene avanzano un paio, non è che potrebbero pure bombardare il vulcano?
@12
Ma i Russi sanno degli idrati di metano? Atomica + clatrati =???
@11
Se la simulazione al computer su youtube(da oggi a tre mesi) si rivelasse fondata, sai che quisquilia a lasciar metabolizzare dai batteri una macchia oleosa nera estesa 8-10 milioni di km quadrati...
video della falla ..
http://tv.repubblica.it/mondo/louisiana-il-video-della-falla-spunta-in-rete/46962?video
E' giunta la proposta ufficiale dei russi di usare le bombe atomiche:
dal link che ci ha fornito beec traggo questa interessante frase:
Ricordiamo che il petrolio è una miscela di componenti naturali, quindi è biodegradabile.
Quindi questo vuol dire che è meglio lascirlo li, magari facendolo prima emulsionare e poi attaccare dai batteri e microorganismi che sono già presenti nel mare, senza usare metodi fanrtascientifici.
E' chiaro che sarà un processo più lungo ma alla fine secondo me ogni azione umana guasterà solo di più le cose.
Dal link del @6 (grazie beec) si evince che in caso di sversamento di petrolio in mare:
- la frazione più leggera evapora
- la frazione parzialmente miscibile forma con acqua tar balls che si staccano per depositarsi man mano sul fondo.
In particolare:
Trattare il greggio in mare prima che esso giunga alle spiagge è la miglior cosa. L'utilizzo di solventi che favoriscono la precipitazione sul fondo del mare è sconsigliato in quando i fondali necessitano poi di molti anni per recuperare, e inoltre le possibilità di rimuoverlo sono pressoché nulle
- la parte meno miscibile rimane in superficie.
Per eliminarlo ci sono vari modi:
- raccolta diretta
- dispersione in emulsione (differente dalla precipitazione perchè il prodotto emulsionato risulta essere attaccabile dai batteri e quindi bio-degradabile)
I disperdenti non sono altro che dei detergenti (o tensioattivi o surfactanti) che rimuovo lo strato superficiale di greggio dalla superficie per farlo precipitare nella colonna d’acqua a bassissime concentrazioni, favorendone la biodegradazione. Lo scopo è quello di ridurre l’impatto della chiazza oleosa sulle coste e in generale sull’ambiente. I disperdenti contengono mix di più molecole surfactanti, che sono chimicamente affini al petrolio (lipofilico) e all’acqua .... anche se nel 2005 sono stati messi a punto dei disperdenti ecologici che si degradano con il calore. In genere quelli utilizzati in mare sono anionici e non anionici, e in forme diverse, li troviamo anche nei comuni detergenti per uso domestico. Per ragioni poco chiare, nel caso della Deepwater Horizon in questi giorni si stanno utilizzando surfattanti meno efficaci e più inquinanti rispetto a quelli di nuova generazione, come il Coretix.
- bruciarlo. Quest'ultima opzione è valido solo per quantità limitate ed ha numerosi effetti collaterali, oltre a eliminare la sola parte volatile. Dalla combustione vengono prodotti infatti gli IPAh (Idrocarburi Policiclici Aromatici), altamenti tossici e cancerogeni e mutageni che entrano facilmente nel ciclo vitale di pesci e molluschi.
Gli unici agenti degradatori di questi IPAh sono funghi e alghe:
Le specie in grado di biodegradare gli IPAh sono quasi tutte di origine tropicale e rimuovono l'inquinante in condizione di elevata temperatura
Le alghe degradano gli IPAh in condizioni fotoautotrofe
Conclusione: "non esistono pasti gratis"
Le balle impregnate di petrolio possono essere benissimo bruciate, una volta asciutata l'acqua, ma è impensabile assorbire tutta quell'immensa quantità con il fieno, che inoltre verrebbe tolto all'alimentazione animale.
Dove le mettiamo, signora Debbora? Che ne pensa dei deserti dove si stoccano anche le scorie nucleari? Sono abbastanza sicuri per lei?
Francamente, quello dello stoccaggio mi pare al momento il problema minore.
@6
bel link, sintetizzando è un gran casino...
In genere cosa succede al petrolio in mare? Questo articolo non sembra male per avere una quadro della situazione.
Ci manca solo che ci mettiamo a distillare l'acqua di mare per recuperare il petrolio... non sarebbe conveniente neanche 100 anni dopo il peak!
:D
Se non fosse tutto clamorosamente tragico e sintomatico, vista da un marziano è davvero una comica. Sembra una di quelle candid con il buco nel muro da cui esce l'acqua...
OPS! ma come, la hallyburton (o Impregilo) possono costruire TUTTO ENORME, e non sanno nemmeno tappare un buchetto. che vergogna.
E dicono anche che gestire le scorie nucleari è semplicissimo. che cu vuole? speriamo che a Saluggia sappiano in futuro tappare i buchetti, visto che hanno un sacco di esperienza nel passato recente.
E continuano a non chiamare Bertolaso.
@2
mio nonno metteva dell'olio in cima alle bottiglie di vino per impedire che venisse a contatto con l'aria e che si trasformasse in aceto.
Ciò non vuol dire che l'olio che poi aspirava con l'apposito strumento lo usasse per fare la frittura.
Immagino che tramite l'uso di centrifughe sarebbe possibile recuperare una certa percentuale di petrolio poi utilizzabile... ma sinceramente non oso pensare quanto costerebbe sia in termini economici che energetici.
A me risulta che il petrolio non si scioglie in acqua ma vi galleggia sopra, essendo più leggero.
Pertanto aspirare il petrolio dal mare con dei tubi e poi separarlo dall'acqua non mi sembra niente di fantascientifico, l'acuq rimane sul fondo dei serbatoi ed il petrolio sopra, siccome nessuno fa nulla per nulla è chiaro che questo petrolio recuperato tornerà poi nel solito circuito di raffinazione e distribuzione.
Anche nei pozzi petroliferi con poca pressione vi iniettano acqua di mare per fare uscire il petrolio. Quel petrolio era comunque destinato ad essere estratto raffinato e trasformato in carburante, dovremmo forse lasciarlo in mare per sempre?.
"Beh, travasiamo la mistura dalle petroliere a dei barili e poi..."
C'è ancora qualcuno che pensa che il petrolio venga messo nei barili...
(Perdonate il momento di leggerezza)
alle 21:48
fausto
Intanto, per i disastri italici, beccatevi la terra dei fuochi.