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Marea nera, rimedi peggio del male.

Giovedì 13 Maggio 2010, 11:10 in Current Affairs di

Ho scoperto come si chiama il pozzo che continua a sputare 5000/25000/60000 barili al giorno (informazioni incerte) nel Golfo del Messico: Macondo, come il paesino di Aureliano Buendia che fu spazzato via dalla tempesta. Un "uragano", come quello che aspettano gli abitanti delle isole al largo dell'Alabama, che hanno cominciato a trovare in spiaggia palle di catrame delle dimensioni di una palla da golf ed ora attendono che la marea nera arrivi dal mare.

Intanto, gli uomini della BP procedono con il loro piano B (o era C? Chissà. Anche su questo informazioni incerte), ovvero il piazzamento di una cupola più piccola della precedente. Va avanti contemporaneamente anche il piano C (o D?), cioè lo scavo di un pozzo alternativo, un relief well -pozzo di sfogo- da cui insufflare cemento e bloccare Macondo. Leggendo di tutti questi piani, viene un po' il sospetto che sì, vogliono tanto evitare al Golfo del Messico e al pianeta tutto una catastrofe, ma se si riesce a salvare il mondo salvando contemporanemente il ricco giacimento, e riprendendo poi ad estrarre petrolio, non sarebbe mica un'opzione sgradita.

Il problema è che per salvare capra e cavoli si rischia di peggiorare grandemente la situazione, o almeno così riporta Bloomberg.

In un documento riguardante il secondo pozzo, la BP stima che un'altra esplosione potrebbe rilasciare fino a 240.000 barili di greggio al giorno nell'oceano. Questo rappresenta oltre il 50% in più delle stime peggiori per il primo pozzo e l'equivalente di due terzi della produzione di Proudhoe Bay, il più grande giacimento statunitense.

Comunque, fossi in voi non starei con le cinture di sicurezza allacciate, il relief well non sarà completato prima del 15 luglio. Nel frattempo, se la minicupola non funziona, Macondo continuerà a buttare greggio: magari dovremmo cominciare a pensare a come sigillare le Colonne d'Ercole...

 
(Un pellicano coperto di petrolio si avvicina ad una nave di soccorso)
 
 
15
15 commenti
15
27 Mag 2010
alle 17:48

VITO PIPITONE

A proposito dell’affondamento della piattaforma petrolifera che sta creando un disastro nel Golfo del Messico.

 Mi pare che questa mia proposta potrebbe essere facilmente realizzata e risolverebbe in modo completo il problema drammatico della fuoriuscita di petrolio.

 L’idea è questa:

 Si costruisce un cerchio di acciaio di diametro sufficientemente grande (per esempio 30 metri o anche di più).

 A questo cerchio si collega un involucro cilindrico di materiale plastico sufficientemente robusto, di diametro pari a quello dell’anello e di altezza pari a quella del mare sulla piattaforma affondata.

 Questo cilindro viene collegato da una parte all’anello di ferro e dall’altra ad un galleggiante circolare inizialmente sgonfio, il tutto opportunamente ripiegato e reso solidale col cerchio di acciaio per mezzo di legami opportunamente calibrati in modo di poter essere rotti con facilità.

 Si cala il dispositivo costituito dal cerchio di ferro opportunamente zavorrato, dal cilindro di materiale plastico opportunamente ripiegato e dal galleggiante, sul fondo del mare ed attorno alla piattaforma e si zavorra sul fondo.

 Quando il tutto è stato posizionato, si gonfia il galleggiante che, rompendo i legami, verrà in superficie assieme al cilindro di materiale plastico e che, fuoriuscendo dal livello del mare, impedirà al petrolio di spandersi.

 Si viene così a creare una parete cilindrica che isola la fuoriuscita e lo spargimento di petrolio che, venendo in superficie, può essere facilmente pompato all’interno di petroliere.

 Il tutto mi sembra funzionale ed economico.

 Un cordiale saluto.

 Vito Pipitone

14
14 Mag 2010
alle 11:23

Alessandro P.

"Semplicemente, lavorerete in perdita, se tutto quello che vi interessa e' vendere il filtrato."

Cavolo, certo, se volevo guadagnare investivo nei sistemi di sicurezza della piattaforma... Si tratterebbe di non farle arrivare, le palline da tennis di catrame, sulla spiaggia.

13
14 Mag 2010
alle 10:05

Phitio

La parte volatile, che e' quella poi con cui si fanno le benzine e financo i diesel, nel giro di 48 ore sono andati a quel paese. Restano le frazioni di oli pesanti e catrami. Se volete imbarcarvi a spazzolare milioni di km^2 di mare aperto per reuperare catrame e olio combustibile di pessima qualita', accomodatevi.

Semplicemente, lavorerete in perdita, se tutto quello che vi interessa e' vendere il filtrato.

12
14 Mag 2010
alle 09:51

Paolo B.

Il greggio a contatto con l'acqua salata ed a temperature tropicali si altera considerevolmente in poco tempo, tanto è vero che gli abitanti del golfo sono già alle prese con grumi di catrame sulla costa delle dimensioni di una palla da tennis.

Dubito che quello separato dall'acqua sia ancora utilizzabile...

11
14 Mag 2010
alle 08:59

andreaX

@11

Perchè mai dovrebbe essere inutilizzabile?, se il greggio lo recuperano lo utilizzano eccome.

10
14 Mag 2010
alle 08:33

Paolo B.

In un servizio sulla TV locale Antenna sud ho visto che c'è una ditta di Bari che ha contattato Vendola, il quale ha contattato Frattini, per informare la BP e Obama che hanno un macchinario in  grado di separare al 99,9% liquidi a densità diversa. Effettivamente nell'esperimento pratico, condotto da un  tecnico dell'azienda, in una vasca piena d'acqua viene versato un bel po' di olio che viene separato in seguito(dall'acqua) mediante un procedimento chimico-osmotico.

I punti critici sono due:

1) occorrerebbe almeno un mese per rendere operativo il sistema sul luogo del disastro ed il tempo è scarso.

2) tutto il greggio recuperato, e immagino inutilizzabile, che fine farebbe?

Speriamo che quel tubo da 15 cm di diametro collegato ad una petroliera sia una buona soluzione...

9
14 Mag 2010
alle 08:22

Hunter76Lima

Per #8

Ti immagini a infilare qualcosa dentro ad un getto superiore ai 100 bar che esce da uno squarcio 1500m in fondo al mare?

Sono le condizioni estreme che non lo permettono, non la fattibilità ipotetica.

Tra parentesi sembra che anche il progetto campana piccola stia per essere abbandonato.

Ho visto un grafico del pozzo petrolifero in sezione. L'idea della bomba atomica mi sembra un po' assurda ... però un siluro da un sommergibile che centra la base del riser potrebbe permettere di fare un po' di sconquasso e di ostruire il tubo che conduce al giacimento.

Un po' war games, però fattibile. Considerate che ci sono più 3000m di roccia tra il fondo del mare e il giacimento, quindi rischi di esplosione non ce ne sono proprio (e poi non esiste aria e/o ossigeno che possa innescare una qualsivoglia esplosione, quindi non preoccupatevi che il giacimento non esplode)

Come ultima ratio mi sembra un ipotesi da valutare .... piuttosto che lasciare uscire indefinitamente e indisturbatamente petrolio per mesi.

8
14 Mag 2010
alle 07:26

Livio

Ma non esiste un qualche reagente chimico da iniettare nella falla che possa "coagulare" il greggio e chiudere la "ferita"?

7
14 Mag 2010
alle 00:29

Alessandro P.

http://www.adnkronos.com/IGN/ext/Links.php?id=%20http://www.fluidotecnicasanseverino.com/

 

Forse separare il petrolio dall'acqua non è così un'idea azzardata, sempre ovviamente per ragioni di contenere il disastro... almeno vicino alle coste, magari confinando il petrolio con isole galleggianti... 

6
13 Mag 2010
alle 16:18

Jojo

@4

Teoricamente, ci sarà un momento (non si sa quanto lontano) in cui la pressione nel tubo sarà scesa tanto da diventare più o meno uguale a quella della profondità del mare.

A quel punto il flusso (macroscopicamente) dovrebbe annullarsi in entrambe le direzioni.

Il problema è che non sappiamo "quando" si arriverà a ciò. Un mese, un anno, un secolo... forse lo sanno alla BP...

5
13 Mag 2010
alle 14:16

Mario

@ 4

Ovviamente il flusso sara' minore, ma non cesserebbe del tutto se quello che ho scritto sopra ha senso

4
13 Mag 2010
alle 14:04

Mario

@ 1 Paolo B.

Forse e' una cavolata quella che sto per dire, ma la ho pensata e la dico lo stesso. Dire che la pressione che diminuisce dovrebbe fermare la fuoriuscita ha un risvolto che non mi convince. E' piu' un vezzo teorico che altro.

Mettiamo che, anche se ci vorrebbero secoli al ritmo di oggi, la pressione sia cosi bassa che il petrolio smetta di uscire dalla falla. Se il petrolio non esce nel buco entra dell'acqua, che e' piu' densa del petrolio, ergo fa la stessa cosa che si fa nei giacimenti in declino, cioe' spreme fuori ancora piu' petrolio.

O no ?

3
13 Mag 2010
alle 13:30

eco1

ma se le prospettive ora sono solo quelle di aspettare che si svuoti il giacimento perchè non fanno una trivellazione a fianco d'urgenza per estrarre petrolio a volontà da lì?

2
13 Mag 2010
alle 12:18

Paolo B.

@1

Rettifica, al consumo giornaliero globale di 85 milioni di barili, forse nemmeno un giorno di succhio...

1
13 Mag 2010
alle 12:15

Paolo B.

Figuriamoci se il primo pensiero di BP e governo USA non è quello di salvare l'ambiente e salvare anche il "ricco" giacimento(ai consumi globali attuali buono per 2-3 giorni di succhio).

Ora occorrerebbe qualche parere tecnico rigoroso perchè vorrei sapere fino a quando un pozzo sputa petrolio naturalmente in rapporto alla sua capacità in barili.

Detto in parole povere, se Macondo contiene 50 milioni di barili(così ho letto, qualcuno dice 88 milioni), arriverà il momento oltre il quale non ci sarebbe più sufficiente pressione a pompare "naturalmente" altro greggio nell'oceano? Su quale numero di barili rimanenti? Ovviamente in caso di fallimento di tutte le tecnologie per turare la falla...

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