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Peak oil. Lettera aperta di ASPO Italia alle amministrazioni pubbliche.

Sabato 15 Maggio 2010, 10:18 in Italia di

In questi giorni le autorità regionali e provinciali italiane stanno ricevendo una lettera aperta da parte di Aspo Italia, inviata con lo scopo di focalizzare l’attenzione sull’alta probabilità di un imminente crash petrolifero, e di aumentare l’informazione pubblica riguardo all’indissolubile legame tra crisi economica e disponibilità geologica di idrocarburi.

Si tratta di un riassunto di tutto quello che noi già conosciamo. Ma sappiamo benissimo che i nostri amministratori pubblici ne sono spesso completamente digiuni. Vi invito quindi a partecipare alla diffusione di questa lettera, e non soltanto su Internet, Facebook e i vostri blog, ma anche inviandola alle vostre amministrazioni locali. Anche se si tratta di un paesino: spesso i paesini si rivelano molto più sensibili delle grandi regioni o delle metropoli.

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Lettera aperta è inviata a tutti gli amministratori delle Regioni e delle Province, allo scopo di contribuire al miglioramento del quadro conoscitivo in materia energetica, con particolare riferimento alla disponibilità delle fonti fossili.

Oggetto: Nota informativa – Petrolio, economia e società

Egregio Sig. Presidente,
Ci permettiamo di sottoporre alla Sua considerazione la presente comunicazione, con l’obiettivo di contribuire al quadro conoscitivo nel settore energetico, che costituisce materia concorrente tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

LA DISPONIBILITA’ DI PETROLIO A BASSO COSTO E’ IN DECLINO

Sussistono ragioni molto fondate per ritenere che la crisi finanziaria, partita nel 2007 in modo graduale ed evoluta nel 2008 in un vero e proprio ridimensionamento dell’economia globale, tragga in gran parte la propria origine nell’incapacità di estrarre petrolio greggio in quantità sufficienti, e a costi sufficientemente bassi, tali da sostenere la crescita imposta dall’economia aperta di mercato ormai affermata in tutto il mondo.
La medesima crisi e la conseguente diminuzione dei consumi ha senza dubbio avuto l’effetto, molto temporaneo, di rallentare l’incipiente deficit di petrolio, ovviamente al costo di un relativo impoverimento di molti Paesi e degli strati più svantaggiati delle relative (e sempre crescenti) popolazioni; l’attuale stabilizzazione dei prezzi del barile di petrolio oltre gli 80 dollari testimonia tuttavia che i fondamentali scatenanti non si sono modificati.
La relativa e modesta ripresa in corso non potrà che accentuare e avvicinare il momento in cui l’offerta di petrolio non potrà più fare fronte alla domanda minima sufficiente a sostenere la crescita necessaria a uno sviluppo armonico e al benessere diffuso.
La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia e il Governo USA hanno diffuso per la prima volta un avvertimento che, se ben interpretato e seguito da azioni adeguate, potrà aiutare almeno ad attenuare gli effetti del prossimo “crash” petrolifero.

La nostra Associazione si permette di suggerire una particolare attenzione non soltanto al suddetto previsto evento, ma anche alla sua collocazione nel tempo, che è estremamente ravvicinata (entro 2-3 anni) e che di fatto rende difficilmente proponibili e praticabili programmi di riconversione a breve termine del sistema energetico e tecnologico.
Emerge qualche positivo elemento di speranza, almeno per il nostro Paese, rappresentato, a titolo d’esempio, dal vero e proprio “boom” del fotovoltaico, passato in pochi anni da una nicchia trascurabile a oltre 1.200 MW di potenza installata, e dell’eolico, la cui potenza installata presto raggiungerà i 5.000 MW, complessivamente contribuendo per quasi il 5% al fabbisogno nazionale di energia elettrica.
La via d’uscita è tuttavia stretta e lunga, e deve essere percorsa in fretta! Essa necessita un forte sostegno da parte di tutti i livelli di governo e amministrativi riguardo alla produzione di energia da fonti rinnovabili, al risparmio e all’efficienza energetica e al trasporto sostenibile.

QUALCHE DATO SUL PICCO DEL PETROLIO

Il grafico sottostante è stato prodotto dal Dipartimento dell’Energia (DOE) del Governo degli Stati Uniti d’America a partire dai dati dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), agenzia intergovernativa dei Paesi OCSE, dedicata allo studio e alle previsioni sul futuro energetico mondiale.

La stessa figura prospetta un futuro energetico molto preoccupante, caratterizzato a breve dal picco della produzione di combustibili liquidi.

Si tratta di un evento storico già in corso, il cui momento critico è collocabile, secondo i dati AIE, tra circa 18 mesi, intorno al valore di 87 milioni di barili al giorno.

La produzione di petrolio convenzionale, che è in pratica tutto il petrolio con cui è stato alimentato il metabolismo sociale ed economico mondiale almeno negli ultimi 50 anni, ha superato un picco di capacità nel 2008, ed è prevista declinare con un tasso annuo del 4%.

L’apporto di petrolio non convenzionale, essenzialmente sabbie bituminose e altri progetti simili, non coprirà che in minima parte il deficit che si sta aprendo tra domanda e offerta.

Tale deficit è rappresentato, nella figura, dall’area bianca classificata come l’insieme dei progetti produttivi ancora da identificare, che si trova tra la porzione colorata della figura data dalla somma della produzione delle varie categorie di liquidi combustibili e la curva in colore blu scuro, che rappresenta le previsioni dell’AIE sulla domanda da oggi al 2030.

In altre parole, la parte colorata della figura rappresenta la realtà, la parte bianca l’immaginazione.
Questa quantità di petrolio “immaginario” ammonterebbe, nel 2030, alla cifra stratosferica di 60 milioni di barili al giorno, pari alla produzione attuale di sei produttori come l’Arabia Saudita.

I problemi, tuttavia, inizieranno molto prima, allorché la domanda inizierà a superare definitivamente l’offerta.
Purtroppo le scoperte di nuovi giacimenti, lungi dal ripetere i fasti dei tempi in cui furono individuati i grandi campi petroliferi che ci hanno generosamente servito per diversi decenni, dopo un picco a metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono andate irregolarmente ma inesorabilmente calando e si attestano oggi intorno ad 1/5 dei consumi. Tali scoperte sono inoltre principalmente costituite da progetti petroliferi estremamente complessi dal punto di vista geologico e ingegneristico (per esempio in alto mare, in zone perennemente coperte da ghiacci, a profondità chilometriche, greggio di qualità scadente, contenente sostanze pericolose o da eliminare, complicate lavorazioni di enormi quantità di sabbie o di rocce).

Tale complessità si riflette, ovviamente e prima di tutto, in costi economici più alti e ritorni energetici minori (minore estrazione di petrolio per unità di energia spesa per estrarlo), aspetto, quest’ultimo, che, indipendentemente dalle quantità di petrolio ancora esistenti, definisce il “vantaggio” tramite il quale la struttura socio-economico-produttiva può continuare a svilupparsi.
Negli Anni Trenta del secolo scorso si utilizzava l’energia corrispondente a un barile di petrolio per estrarne cento, oggi con un barile se ne estraggono da dieci a quindici, e ciò pur tenendo conto degli enormi progressi tecnologici intervenuti nel frattempo!
La stessa crescente complessità della ricerca ed estrazione di petrolio si riflette anche, come purtroppo testimoniano le recenti cronache dal Golfo del Messico, in un aumentato rischio di incidenti dalle conseguenze particolarmente gravi e durature.
Da tempo la nostra Associazione ha divulgato ad ogni livello della società, dalle scuole elementari fino agli organi di governo dello Stato, delle Regioni e degli Enti Locali, l’entità, la tempistica e le possibili conseguenze del picco petrolifero, così come ora trovano conferma nel documento del Dipartimento dell’Energia del Governo degli Stati Uniti.
Il metabolismo sociale ed economico del nostro Paese, delle sue Regioni e città è ancora totalmente dipendente dalla fruibilità di combustibili liquidi a buon mercato.
Il panorama prevedibile nella fase di declino di disponibilità di tali combustibili è caratterizzato da costi crescenti degli stessi che si trascineranno dietro costi crescenti dell’energia in generale e delle materie prime (come si è visto nel periodo 2004-2008).
Tutti i settori produttivi, dai trasporti all’agricoltura, così come l’intero assetto economico e sociale soffriranno - in modo al momento imprevedibile - generando una riduzione delle disponibilità di beni, servizi e lavoro così come oggi li concepiamo.

Si rileva che l’attuale fase di sostituzione dei combustibili liquidi di origine petrolifera con il gas naturale può alleviare solo in minima parte i problemi per il settore dei trasporti.
La scrivente Associazione evidenzia quindi la necessità che l’azione politica e amministrativa si occupi nel più breve tempo possibile di garantire alla società il mantenimento dei servizi essenziali scoraggiando la deriva verso il superfluo e focalizzandosi verso la preparazione, sia materiale, sia culturale, di una comunità informata e resiliente, chiamata ad affrontare un periodo di diminuzione del flusso di beni e servizi senza per questo collassare o trasformarsi in qualcosa di diverso e sicuramente meno gradevole.
In questo quadro si evidenzia inoltre il carattere controproducente dei progetti di rilancio del paradigma vigente, rappresentati dall’ipotesi di incrementare l’uso del carbone e dal ritorno al nucleare, che sottendono l’idea non sostenibile della crescita materiale infinita.

Grati per la Sua considerazione, rimaniamo a disposizione per qualsiasi approfondimento.

Con Ossequio.

ASPO ITALIA, ASSOCIAZIONE PER LO STUDIO DEL PICCO DEL PETROLIO.

 

 

46
46 commenti
46
18 Mag 2010
alle 19:30

Pinnettu

@44 Antonello

Non ci capiamo fra picchiati.....pensa che impresa farlo capire agli altri :-)) .........e comunque giuro che non ti ho capito :-)

@45 Diego

Sopratutto non ha detto quanto ne consumeremo fra 70 anni........perchè, se per questo, di petrolio, ce ne sarà anche fra 1000 anni!!!!!

E poi.......i soliti giornalisti.......almeno si ricontrollassero quello che scrivono........1 miliardo di barili lo brucciamo in 12 giorni!

45
18 Mag 2010
alle 17:10

Diego

Dal sito de Ilsole24Ore:

«C'è petrolio sufficiente per coprire i prossimi 70 anni»: è quanto afferma l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, in un'intervista esclusiva al quotidiano economico spagnolo Expansion.[..]

D fronte alle preoccupazioni che il mondo stia per arrivare al limite della sua capacità di produzione di petrolio, Scaroni osserva: «C'è molto petrolio. Per ora, il nostro pianeta ha la disponibilità di riserve chiamate sicure di oltre un miliardo di barili». Queste riserve – nota il manager - sono maggiori di tutto il greggio consumato da quando è iniziata l'era del petrolio, alla fine del XIX secolo. A queste riserve sicure si aggiungono quelle probabili e le possibili riserve aggiuntive. In totale, secondo Scaroni, si può contare come minimo su circa cinque miliardi di barili, «sufficienti per coprire il consumo mondiale per i prossimi 70 anni».[..]

Non dice a che "profondita'" stia questo greggio, pero'... 

44
17 Mag 2010
alle 23:30

Antonello

Pinnettu come al solito siamo destinati a non capirci... :-)

Il problema ci potrebbe essere anche su base annua e non solo mensile. Se per esempio nel 2010 qualcuno decidesse di togliere dal mercato 2 miliardi di barili sul totale annuo e di immetterli per il 2011 avresti certamente un picco nel 2011 che non ci sarebbe stato senza questa operazione, chiaro? Ovvero un "picco artificiale". La curva interpolatrice (diciamo una hubbertiana o simile) invece interpreta i dati in modo da farne una media e fornire così un andamento continuo invece che a zig zag. Da tale curva possiamo ricavare un picco che non dipende da operazioni di "leva e metti".

43
17 Mag 2010
alle 22:06

riccardo

@30: caspita, complimenti e buon lavoro!

42
17 Mag 2010
alle 21:53

Pinnettu

@ Antonello.

Stiamo ovviamente discutendo di dettagli che non cambiano comunque la sostanza delle cose.

Non ho però seguito il tuo ultimo ragionamento.

I valori a cui sto faccendo riferimento non sono quelli mensili, bensì quelli su base annua. Solo i dati del 2010 sono una stima tendenziale basata sui primi 3-4 mesi. Tutti gli altri anni, se si esclude qualche prevedibile correzione per il 2009, sono ormai dati acquisiti su base annua (ovvero la media di tutti i mesi).

Per capirci:

All liquids: 85,459 milioni di b/g del 2008 è il dato su base annua mentre invece su base mensile abbiamo un record di 86,685 del mese di Luglio dello stesso anno;

Convenzionale: 73,719 del 2005 è il dato su base annua, mentre invece il record su base mensile non appartiene ad un mese del 2005 bensì a Luglio del 2008 con 74,673.

Prendere i considerazione i dati mensili avrebbe comunque poco senso....le oscillazioni possono essere anche sensibili e per i motivi più disparati.

41
17 Mag 2010
alle 21:18

Antonello

"C. Il 2008. Anche questa era una previsione del picco per gli all liquids. A rigor di numeri, per il momento anche il record di quell'anno non è stato superato. Anche se comunque (il plateau continua) è probabile che quast'anno verrà nuovamente raggiunto."

Attenzione Pinnettu che anche se si verificasse uno "schizzo" verso l'alto questo non vuol dire che si potrebbe considerare un picco. Se per esempio togli il 20% di petrolio da un anno e lo riversi nell'altro sai che bel "superpicco" che ti ritrovi? Di questi tipi di picchi se ne possono avere a ciclo industriale.

L'importante è la media ovvero la curva interpolatrice (che fornisce la produzione corretta per ogni anno) che dimostra se c'è il picco o no.

Tutto questo naturalmente senza tenere conto del valore intrinseco dei "volumi" come secondo me invece si dovrebbe fare.

40
17 Mag 2010
alle 20:30

Pinnettu

@ Antonello

Non sono d'accordo......

La follia del debito infinito sarebbe comunque scoppiata, picco o non picco!!

@ Tutti

E' giusto precisare che il grafico non è di ASPO ma dell'IEA!!

Quanto alle date, non è che ne siano state date tante:

A. Il 2005. Anno in cui si sarebbe verificato il picco del petrolio convenzionale. Beh...allo stato attuale delle cose non si può neppure dire che sia stata sbagliata. Infatti, è vero che anche per il convenzionale persiste il plateau, ma il massimo del 2005 non è stato mai più raggiunto.

B. Il 2012. Era la data che ASPO poneva, nelle sue prime analisi, per la produzione degli all liquids.

C. Il 2008. Anche questa era una previsione del picco per gli all liquids. A rigor di numeri, per il momento anche il record di quell'anno non è stato superato. Anche se comunque (il plateau continua) è probabile che quast'anno verrà nuovamente raggiunto.

39
17 Mag 2010
alle 20:03

Mario

@ n.19, HunterLima76

Tu prendi quello che scrivo e lo reinterpreti come vuoi tu.

Io sono d'accordissimo con questa lettera di Aspo. Anzi, dovrebbero essere ancora piu' aggressivi a mio parere.

Quello che temo e' che loro pensino che per essere credibili debbano per forza dare una data certa, per non passare per indovini, quando questo secondo me porta alla perdita di credibilita'. Da indovini ci passiamo perche' le date sparate fino ad oggi si sono rivelate imprecise. E a forza di sbagliare si perde autorevolezza.

Io so benissimo che spostando di due anni la data non cambia nulla, e che la realta' del picco e' innegabile. Credo anche che in fondo tutti sappiano che il petrolio non e' infinito, come tutti sotto sotto danno che i neri sono l'etnia piu' simile all'homo sapiens e che la religione sia una stronzata. Ma sono quelle cose che tutti pensano ma che per diversi motivi nessuno dice.

Insomma, bisogna far capire le cose come stanno senza voler fare i fenomeni a tutti i costi. Il picco non si puo' negare, ma ci sono troppe variabili per arrivare a dare date precise.

Della tua famiglia non mi interessa.

38
17 Mag 2010
alle 18:06

Antonello

Dire che la crisi (e relativa disoccupazione) è causata dal debito e non dal petrolio è come dire che l'affondamento del Titanic è stato causato dall'acqua che è entrata dentro e non dall'iceberg che ha prodotto lo squarcio nello scafo.

37
17 Mag 2010
alle 15:29

michele

Già provveduto ad avvisare il sindaco del mio piccolo paese... la mia parte l'ho fatta.

P.S. (a chi non crede al picco)

Le voci sul picco risalgono agli anni 50 come si può smentirlo ancora una volta, ma va bene, se non volete ascoltare chi ha lavorato una vita in quei settori fate pure, la situazione non cambia.

Inoltre è dal 1998 (anno in cui il barile ha toccato il minimo storico) che studi di Colin Campbell e Jean Laherre furono pubblicati in un libro in cui ci avvertirono che il petrolio a basso prezzo stà per finire.

I problemi si sono immancabilmente presentati ora, anno più anno meno non hanno sbagliato il collocamento temporale.

Ma dà un lato ci sono persone che hanno la memoria troppo corta e in un piccolo periodo di quiete smentiscono di nuovo il picco. Complimenti!

P.P.S.

Chi dice che nel 2012 andrà dal benzinaio e non troverà più benzina è perchè, chiaramente, non ha capito niente delle vere implicazioni di un declino della produzione petrolifera

sarà molto possibile che ancor prima di non potersi permettere il carburante, una persona, perda il lavoro ed ancora prima, magari, che l'Italia diventi un paese come la Grecia...

Tutti questi scenari sono fallibili poichè non è mai accaduto niente del genere nella storia dell'umanità. 

36
17 Mag 2010
alle 14:29

paolo zamparutti

@35, è tutto legato

picco energetico vuol dire picco di tutto.l'attuale crisi è legata ai limiti dell sviluppo, il problema è che  la nostra economia per come è strutturata non puo' reggere alla non crescita

buon video, rilanciato da wallstreetitalia

http://www.youtube.com/watch?v=eb1n1X0Oqdw&feature=player_embedded#at=93

35
17 Mag 2010
alle 14:09

barbara m.

@Pinnettu 27

infatti a me ora come ora fa MOLTA più paura il problema dei debiti pubblici che non il picco.

se c'è un crollo dei debiti pubblici a catena con corsa agli sportelli, fallimento delle banche, fine dell'euro, fine del dollaro probabilmente la crisi sarà talmente grave che ci scorderemo del petrolio per un bel po' o forse per sempre. voglio dire saremo talmente messi male che se ci sarà stato il picco o meno diverrà perfettamente irrilevante.

34
17 Mag 2010
alle 14:03

Francesco

Scusate, io non sono molto informato, però facendo 2 conti stupidi:

Ipotizzando un costo al kwp di 3500 euro, installando pannelli per 40GWp si hanno circa 140 miliardi di euro (3.500x40x1.000.000, giusto o sto sbagliando qualcosa?)

La cifra è enorme, ma quanto spendiamo all'anno per generare energia? Quanta spesa sarebbe necessaria per costruire centrali nucleari? Quella cifra rappresenta l'indipendenza dalle fonti esterne di energia, da pagare una tantum. (vabbè, solo di giorno, ma c'è anche l'eolico, il solare ternodinamico o altre tecnologie che stanno nascendo)

Ovviamente sono calcoli così alla cieca, senza tenere conto di dove installare tutti quei pannelli, ma è solo per capire l'ordine di grandezza dei soldi di cui si sta parlando, nè tenendo conto di tecnologie migliori, più economiche, più compatte.

Non so, a me sembra che la soluzione ci sia, solo che più si aspetta più avremo l'acqua alla gola quando sarà il momento di decidere cosa fare.

33
17 Mag 2010
alle 13:46

Dario

Manca il link <a href="http://www.aspoitalia.it/attachments/274_lettera_aspo_italia.pdf">link all'originale della lettera</a>.

Nel caso qualcuno avesse qualche amico amministratore da informare.

Ps: Non è più solo Aspo a modellizzare il picco e stimare date. Ormai lo fanno il DOE(da cui il grafico), l'AIE(da un paio d'anni dal WEO 2008), il pentagono, la confindustria inglese ecc... Sono LORO ad essere diventati allarmisti, non l'Aspo catastrofista. Nel 2012 troveremo ancora la benzina nei distributori, magari costerà un venti per cento in più, renderà difficile la ripresa economica, ci saranno altre rivolte in giro per il mondo per rincari negli alimentari di base, ma il mondo non finirà per questo(almeno non ancora) statene certi (e tranquilli).

32
17 Mag 2010
alle 13:34

Hunter76Lima

Beh, se pensi al Desertec, il nano sarebbe il primo a cavalcare questo cavallo di battaglia assieme grazie ai buoni rapporti col suo amicone Gheddafi.

Guarda caso per svilupparlo l'Europa del Nord avrebbe assolutamente bisogni dei PIGS mediterranei (Portogallo, Spagna, Italia e Grecia) per trasferire al continente, via cavo sottomarino HVDC, tutta l'energia del deserto ai nostri cari amici mittel-europei.

A tedeschi e francesi conviene pertanto non tirarsela troppo. Agli inglesi invece la risposta più convenienti da dare sarebbe questa: attaccatevi ! (alla presa di corrente, e che avevate capito ;-))

31
17 Mag 2010
alle 13:10

fabrizio73

@ pinnettu

la tua analisi è come sempre corretta. Ma permettimi di aggiungere una cosa molto semplice partendo dalla lettera e dal grafico pubblicati da ASPO. Si delineano 3 possibilità:

1- il grafico è CORRETTO e dal 2012 inizierà una depletion di circa 4-5 milioni IN MENO di barili al giorno. Quindi è come dire ad uno che è andato a farsi una TAC che ha 6 mesi di vita. Davanti avrà due possibilità (parlando di un male incurabile) o si dà alla pazza gioia, o passa i restanti 6 mesi a piangersi addosso.

2- il grafico NON è corretto quindi quando arriverà il 2012 e non  ci saranno file davanti al distributore (perchè alla fine alla gente interessa quello), ASPO e chi ha diffuso la lettera verrà tacciato di catastrofismo non prendendo più in considerazione le future raccomandazioni sulla depletion.

3- il grafico messo così non ha senso ma ASPO più che avvertire del picco e della depletion, dovrebbe dire se vi è una soluzione alla FUTURA crisi petrolifera! Perchè un discorso è pubblicare un grafico così dove c'è una domanda che schizza a 100 milioni di barili (!!!!???) e un offerta che TRACOLLA, un 'altra è proporre soluzioni.

La mia soluzione è il solare TERMODINAMICO nel SUD d'ITalia o nei paesi amici del Nord Africa (Tunisia o MAroccco).Si possono fare studi di fattibilità, piani di ammortamento, etc  e poi si può proporre il tutto ai candidati premier per le prossime elezioni (tranne al nanetto ovviamente).E' di questi giorni la notizia che Margherita Hack e altri studiosi hanno scritto una lettera a Bersani sull'UTILITA' del NUCLEARE!! Noi non potremmo fare altrettanto con un progetto simile a Desertech???

30
17 Mag 2010
alle 12:12

Cristiano

@ Pinnettu

Qualcosa si muove invece, approfondite appena potete questo tipo di esperienza, al momento sembra la strada con più potenziale. Questo è uno degli effetti pratici:

http://transitionitalia.files.wordpress.com/2009/12/delg0092-09.pdf

Se volete vedere un cambiamento, potreste considerare l'idea di crearlo voi. Abbiamo circa 400 esperimenti in corso in tutto il mondo e sembrano funzionare meglio di tante altre strategie provate fino ad oggi.

29
17 Mag 2010
alle 12:06

riccardo

zaia non mi ha ancora risposto :(

nickvanderpaper... hai visto la mia mail ?

28
17 Mag 2010
alle 11:42

Phitio

Se andate a leggervi il libro "collasso" di Jared Diamond, soprirete come intere popolazioni, pura vendo chiari segnali di insostenibilita' del loro modo di vita, abbiano perseverato a vivere nel loro modo. E' un fattore di identita' culturale, molto, molto tenace. Solo la forza della natura e' in grado di spezzare questi atteggiamenti, e maggiore e' la tenacia e resistenza al cambiamento, maggiore e' il disastro.

Noi, dalla cultura occidentale, non saprei definire quanto siamo duttili. Se lo saremo come i Groenlandesi o gli abitanti di Rapa Nui, allora periremo come mosche. Se lo saremo come i Maya, ci ritroveremo in bruttissime acque, e vivremo molto male. Se lo faremo come altre popolazioni piu' sagge, soffriremo ma andremo avanti.

Come regoletta, in inglese si direbbe rule of thumb, mi sembra di capire che piu' una societa' e' potente ed avanzata, e piu' basa il suo successo sullo sfruttamento intensivo e sulla conflittualita', piu' e' avverso al cambiamento e quindi fragile, prono al collasso.

Ad esempio ci sono degli studiosi che prevedono entro un decennio un collasso economico negli USA sulla falsariga di quello storico dell'URSS, ma con esiti molto piu' pesanti, in quanto la societa'  americana e' strutturalmente molto meno resiliente di quella sovietica.

 

Purtroppo non possiamo far altro che il nostro piccolo, e guardare, finche ci permettono di farlo (comunicare via web o con faciltia' non e' assicurato per il futuro), gli eventi mondiali.

27
17 Mag 2010
alle 11:38

Pinnettu

Però attenzione.....

....le difficoltà dell'economia, in questo momento, sono da ricondursi perlopiù ai cedimenti di quel gigantesco castello di carte formato dal debito (pubblico e privato), che negli ultimi 30 anni ha messo in piedi un sistema fasullo.

Il greggio ha avuto il suo peso, anche consistente (in fondo il petrolio a 70$ è pur sempre alto rispetto al decennio passato). Probabilmente i prezzi alti sono stati la scintilla che ha fatto scoppiare il caos finanziario ma in questo momento i problemi sono altri.

Quindi direi che è il caso di non ricercare nel petrolio la causa della disoccupazione.

Io un lavoro duraturo e sicuro non l'ho mai avuto, anche quando il petrolio stava a 25$ ;-)

I guai derivanti dalle difficoltà di approvvigionamento di petrolio saranno purtroppo ben più gravi.

26
17 Mag 2010
alle 11:33

nickvandeerpeers

@24 Eggià, è un po' come matrix, o te ne stai buono buono assopito nel mondo artificiale delle news Ufficiali o fai il ribelle facendoti guardare male da quelli con cui cerchi di parlare!

 

25
17 Mag 2010
alle 11:30

eco1

qualcosa si è incrinato nel rapporto stretto tra industria automobilistica e industria petrolifera: la coscienza ecologista (o ecochic anche) sta portando verso le auto a consumi ridotti e il markenting segue il trend per il mercato dell'auto e in crollo, prima tutti vendevano a mille quindi viva i macchinoni fighi che consumano un sacco, adesso i carburanti costano tanto (nel bilancio familiare) quindi si cambia strada

24
17 Mag 2010
alle 10:41

miskatonic

 @21.22

Quello che sconcerta è il silenzio mediatico che circonda questa faccenda, e la convinzione delle persone comuni che il petrolio ci sarà sempre, è come se fosse dato per scontato. Quando provo a spiegare a qualcuno che è una risorsa in via di esaurimento e che dovremo prima o poi farne a meno mi guardano come se fossi un marziano o un complottista... 

23
17 Mag 2010
alle 10:23

Claudio

@22

Io sono convinto del fatto che si stiano aprendo delle piccolissime brecce , invisibili ai più.

A mio avviso è in corso una battaglia epocale che deciderà le sorti dei secoli a venire.

Saluti  Claudio

22
17 Mag 2010
alle 10:07

andreaX

@21

Sono perfettamente conscie del problema però proprio come i petrolieri ed i governanti fanno finta di niente e continueranno a produrre macchine a benzina finchè sarà economicamente conveniente. Insomma tirano tutti avanti arraffando più che possono, poi chi vivrà vedrà.

 

21
17 Mag 2010
alle 09:19

miskatonic

Ciao a tutti,

sono anche io un lettore fino ad ora silenzioso di questo blog, che ritengo molto interessante..

volevo porvi una domanda... se è vero che stiamo andando incontro ad una scarsità sempre maggiore nella disponibilità di petrolio.. secondo voi le case automobilistiche sono conscie di quello che sta succedendo e si stanno preparando?oppure anche loro fanno finta di niente, e continueranno a produrre macchine a benzina finchè sarà economicamente conveniente... e soprattutto, che fine faranno i milioni di veicoli circolanti quando non si saprà più come muoverli?  non credo che attualmente ci siano combustibili alternativi (in quantità) in grado di sostituire il petrolio...

20
17 Mag 2010
alle 09:06

andreaX

I politici il problema lo conoscono benissimo, fanno finta di non saperlo perchè ammettere di avere un problema senza averne la soluzione scredita l'immagine della classe dirigente.

E' un po quello che è successo con la marea nera, cosa questa che non si poteva nascondere: la BP non trovava soluzioni al problema e quindi la brutta figura è stata colossale.

19
17 Mag 2010
alle 08:38

Hunter76Lima

Mario,

forse confondi la propaganda con i fatti.

Non si tratta di convincere la gente ad aderire a un idea, si tratta di renderli edotti di fatti che stanno avvenendo.

Il timore di non essere creduto/capito non è un giustificativo sufficiente per non comunicare ciò di cui si è a conoscenza.

E poi quando si parla di date non sono date sparate a caso bensì contestualizzate e valutate attentamente. E per di più attendibili, lo scostamento di un paio d'anni non è la smentita, perchè non è una previsione della fine del mondo.

Basta con questa strategia di debunking di dire "ce l'avevate già detto in passato ma nn è successo niente" .... non è un processo apocalittico da Ultimo giorno bensì un processo latente di continua decrescita e questo è utile saperlo per affrontare una corretta programmazione delle proprie sceltte e progetti sia dal punto di vista individuale che sociale.

E poi 'sta cosa di dire che non è ancora successo niente a me fa incazzare !!!

Mia moglie è disoccupata da più di un anno e si arrabatta con lavoretti in nero, mio fratello è passato al precariato in pianta stabile passando da un contratto a tempo determinato all'altro, mia cognata (che è straniera), anche lei rimasta senza lavoro dopo la maternità, ha deciso di tornare al suo paese assieme a suo marito e suo figlio neonato portandosi i risparmi di una vita di lavoro.

Ah, sì! E non è cambiato nulla per te!??! Per te che vai in giro col SUV, forse!

18
17 Mag 2010
alle 07:50

Thomas

intanto il petrolio torna sotto quota 70, ma che succede sant'iddio.....brrrrrr

17
16 Mag 2010
alle 22:36

Mario

@ Antonello

Scusa, chi tra di noi sta dicendo che non sta succedendo niente di particolare ?

16
16 Mag 2010
alle 22:17

Antonello

Desidero congratularmi con chi dice che in fondo non stà succedendo nulla di particolare. Evidentemente chi lo dice deve fate proprio una bella vita, probabilmente non è un operaio in cassa integrazione o peggio licenziato, e non è tra i 40000 insegnanti precari che dopo una vita passata sui libri l'anno prossimo non ci saranno più a causa della crisi, e probabilmente non è neanche parente di quella infermiera morta che si tirava il sangue per protestare perché non riceveva lo stipendio...

15
16 Mag 2010
alle 19:01

Claudio

@ 12

Ti quoto in pieno .  :-)

Saluti  Claudio

14
16 Mag 2010
alle 17:24

Phitio

la gente ed i politici hanno bisogno che sia "troppo tardi", per fare le cose "in tempo".

In pratica, a prevenire le vere tragedie sono sempre in pochissimi, e' un meccanismo implacabile della psicologia collettiva.

Quindi, fate pure quello che  è giusto, avvisando prima, ma non aspettatevi di prevenire il disastro. Anzi, la logica delle cose è che a prendersi le colpe siano chi avvisava, perfetto stile cassadra.

Avere ragione prima, e colpa poi.

Le vere tragedie greche sono fatte cosi', di successivi atti perversi di un destino ineluttabile.

13
16 Mag 2010
alle 16:56

nickvandeerpeers

Nessuno qui si aspetta una dta precisa, ma dai dati ufficiali che stanno uscendo è abbastanza prevedile, che poi sia 2012 2015 o 2018 non cambia assolutamente nulla; l'importante sarebbe fare qualcosa per prepararsi e non SPERARE che vada sempre tutto bene!

 

12
16 Mag 2010
alle 15:56

Pinnettu

@ 10 @11

Si è vero e ho sempre sostenuto che parlare di date precise ha poco senso.

Personalmente continuo a sostenere che siamo su un plateau produttivo che, stante la situazione attuale, andrà avanti sicuramente per tuto il 2011.

Solo dopo (senza novità dal fronte mega project e da quello dalla spare capacity) potrebbe e sottolineo potrebbe, iniziare la fase calante della produzione.

Basterebbe comunque poco per allungare il plateau ancora di qualche anno.

Attenzione però....il problema può comunque venire dal lato domanda. Ovvero, se la domanda si riporterà al di sopra dei valori del 2007, picco o non picco, la produzione potrebbe comunque non stargli dietro (vedasi triennio 2006-07-08) e quindi gli effetti sarebbero comunque gli stessi.

In generale però, se i dati di cui parlavo sopra non subiranno modifiche sostanziali, è difficile pensare che il plateau (all'interno del quale non sono da escludere anche nuovi masssimi assoluti) possa andare avanti ancora per moltissimi anni.

Infatti, ora, a lanciare gli allarmi non sono più quelli di ASPO, ma i dipartimenti governativi e le agenzie che si occupano di energia che, fino a qualche anno fà, non ne parlavano neppure.

Insomma aldilà dei millenarismi (prima dei razionamenti e degli assalti alle pompe di benzina arriveranno i rincari dei prezzi) penso sia utile parlarne per tempo.

11
16 Mag 2010
alle 15:14

Mario

@ fabrizio73

Infatti, io penso lo stesso. Nel 2012 non forse non sara' cambiato nulla, e Aspo mandera' una lettera che ci avvisa della fine del mondo moderno nel 2014. 

Non per incolpare l'autrice, che fa uno splendido lavoro, ma su questo blog si respira un po' quest'aria di al lupo al lupo. Forse e' inevitabile quando si parla di queste cose. 

E' innegabile che si parlava di picco nel 2007, 2008, 2010 e forse altre date che mi sono perso. Ora, noi sappiamo che con la crisi la domanda scende e bla bla bla. Ma uno della strada pensa "eh ma ogni anno dicono che il petrolio sta finendo e poi non cambia mai nulla, al limite costa un po' piu. Non ti ricordi gli anni 70, o quando Carter diceva che il petrolio sarebbe durato altri dieci anni....Questi qua sono come quelli della fine del mondo predetta dai Maya"

Insomma parlatene del picco petrolifero, ma non cercate a tutti costi di attaccarvi a una data, che poi viene costantemente smentita. Almeno fatelo per la vostra credibilta'

10
16 Mag 2010
alle 14:38

fabrizio73

sò di andare controccorrente ma secondo me rischiate che a forza di gridare "AL LUPO AL LUPO" poi non vi prendano sul serio.E mi spiego meglio.

Siete sicuri che dal 2012 andremo dal benzinaio e non ci sarà più benzina? O che inizierà un razionamento della stessa? Perchè se così non sarà (e i più onesti di voi lo sanno) allora nessuno vi prenderà più sul serio. 

 

9
15 Mag 2010
alle 20:01

Claudio

@4 nickvandeerpeers

Innanzitutto un caro saluto a tutti . Ho seguito la discussione e purtroppo per tè ti debbo dire che hai sprecato il tuo tempo.

Quelle sono persone che pur avendo la capacità e la possibilità di analizzare dati , si fermano all'analisi del passato e del presente senza avere capacità prospettiche , in più mi sono fatto l' idea forse sbagliata , che abbia una forma di risentimento verso quelle persone che l' hanno costretto a suo modo di vedere ad emigrare per trovare occupazione.

Appartiene alla stessa categoria di persone che dicevano che la televisione non sarebbe mai diventata per tutti perchè costava troppo !

Un caro saluto a tutti .    Claudio

8
15 Mag 2010
alle 19:51

Mario

Bella iniziativa quella di Aspo.

Pero' concordo con Pinettu, finche' non si scottano pensano che vada tutto come prima e che sara' cosi' in eterno.

7
15 Mag 2010
alle 19:38

gallago

@4

niente di nuovo... purtroppo

6
15 Mag 2010
alle 18:02

Pinnettu

Direi che non c'è nessuna probabilità che qualche aministrazione prenda in considerazione anche la sola eventualità di discutere della faccenda.

 

@ Rec

Lo storno del prezzo fino ai 70$ era ampiamente prevedibile.

Allo stato attuale delle cose non ci sono fondamentali che giustifichino prezzi costantemente superiori agli 80$.

Come già detto altre volte, nel 2010 era possibile solo avvicinarsi ai 90$ ma non andare oltre.

Un aggiustamento al ribasso era ovvio. In questo momento l'offerta è tranquillamente in grado di tenere il passo della domanda. E cosi sarà per i restanti mesi del 2010 e probabilmente anche per tutto il 2011. Solo dal 2012 (considerando lo stato della spare capacity, dei mega project, della domanda ecc...) si può pensare ad una prima fase di calo della produzione e relativo gap fra domanda e offerta.

Nel frattempo si possono nuovamente testare i 90$ e forse anche i 100$ ma solo per brevissimi periodi.

Solo successivamente i prezzi potrebbero salire in maniera più decisa.

 

Tutto IMHO naturalmente!!!

 

5
15 Mag 2010
alle 17:04

LupoLuponis

Ciao a tutti , sono un lettore silenzioso del vostro blog che ho trovato utilissimo per comprenderel'entità del peak oil . Volevo ringraziarvi e mi sono permesso di citare il vostro blog in un mio post. 

 

Complimenti ancora 

4
15 Mag 2010
alle 14:30

nickvandeerpeers

Non per togliere clienti alla Debby, ma guardate che mi tocca fare; nickwest è un altro mio nick che usavo quando mi registrai su kataweb; se vi interessa vedere che gente c'è in giro...cliccate QUI

 

3
15 Mag 2010
alle 13:37

gio_bass

intendevo scrivere "approccio"....

2
15 Mag 2010
alle 13:33

gio_bass

Se l'approcio di tutta l'Italia al fotovoltaico è lo stesso del mio comune: resiliente, burocratico, elefantiaco e scassacazzi; allora che arrivi la decrescita e la sua tremenda falce il prima possibile.

 

1
15 Mag 2010
alle 13:23

Rec

Ultimamente il greggio WTI è stornato un po'...siamo sui 71 $...bassino no?

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