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Grafico storico prezzo del barile - Maggio 2010.

Giovedì 3 Giugno 2010, 12:05 in Current Affairs di

Eccoci al consueto appuntamento con il grafico storico degli ultimi 9 anni, aggiornato al 31 maggio 2010. Notevole volatilità del prezzo nell'ultimo mese. (Cliccate per ingrandire).

storico05%3A10.jpg

 

 

13
13 commenti
13
05 Giu 2010
alle 18:27

fausto

Allego un pò di grafici, sembrano interessanti.

Mi colpisce molto il fatto che negli ultimi mesi il prezzo del greggio stia salendo per gli europei, ma non per gli americani; la causa è il deprezzamento dell'euro.

Il costo effettivo dei carburanti alla pompa sta raggiungendo rapidamente i livelli che innescarono la tempesta del 2008; mi sa che avremo dei problemi.

12
04 Giu 2010
alle 14:51

michele

@ fabrizio @ Mario

Voi scrivete su questo blog senza neanche informarvi...

Lo sanno tutti che nel 2008 le perdite erano propio per l'industria petrolifera, caso strano molti progetti sono stati prorogati o addirittura chiusi e le compagnie petrolifere perdevano miliardi in borsa!!

Quindi si la risposta è: se la domanda scende sotto l'offerta di molto il prezzo deve per forza adeguarsi in proporzione  arrivando anche ai livelli dei tanto temuti 30 dollari al barile del 2008 in cui le compagnie che operano in off-shore o petrolio difficile erano andate in perdita.

Come potete dire di essere informati se poi non sapete neanche cosa è successo? 

il fatto è che ve la possiamo spiegare in tutte le salse ma tanto rimanete della vostra stessa idea senza neanche informarvi come si deve.

11
04 Giu 2010
alle 11:11

Hunter76Lima

Piccola nota di economia "reale".

Differenziale benzina-gasolio al distributore si è ulteriormente abbassato a 13 cents al litro.

Nei periodo di massima virulenza della crisi finanziaria (da fine 2008 a inizio 2009) tale gap si era ampliato a 20-21 cents al litro.

Lo considero come un indicatore (assolutamente empirico) per testare un effettiva ripresa della domanda di carburanti.

Un incremento dei traffici, soprattutto dei mezzi pesanti (quindi delle merci), tende a incrementare la quota di gasolio consumato e a ridurre il gap di prezzo con la benzina. Da qui l'idea che differenziale di prezzo in abbassamento significhi segnale di ripresa. All'abbassamento del differenziale concorre anche la vendita di auto a GPL/metano/ibride ma questo fattore ha effetto più sul lungo termine.

In base a quanto visto quindi sembra di poter dire che siamo in moderata ripresa, anche se non è valutabile se tale ripresa sia sostenibile o meno nel tempo.

Io sono sempre dell'ipotesi che si tratti di un semplice intervallo prima di una nuova discesa

10
03 Giu 2010
alle 19:50

Pinnettu

@ Paolo @Fabrizio @ Mario.

Secondo me le cose stanno così:

1. I costi di estrazione medi sono stimati attorno ai 45$. Mi pare naturale che il prezzo possa andare sotto questo valore per brevi periodi senza che le compagnie ci rimettano, visto che comunque per la maggior parte del tempo si vende a prezzi abbondantemente superiori ai costi di estrazione.

2. E altrettanto naturale poi che il prezzo (depurato dalle oscillazioni di breve termine) lo creano le dinamiche legate alla domanda e all'offerta. Quindi è possibile che, se la domanda è superiore all'offerta, il prezzo vada ben oltre i costi di estrazione!

3. Lo spike a 147$ è stata la conseguenza di un intero triennio in cui la domanda era NETTAMENTE superiore all'offerta. Ma anche dal fatto che per cercare di soddisfare la domanda si è cercato di pompare sempre più da giacimenti con costi estrattivi anche vicini agli 80$, con la conseguenza che (bisognerebbe però chiedere ad un economista) alla fine ad essere considerato non era più il costo estrattivo medio ma quello più alto.

4. Quanto al resto, credo che nel 2008 la situazione finanziaria fosse comunque vicina ad esplodere, ma sottovalutare il peso enorme di un petrolio a 147$, che per esempio stava soffocando lo strategico settore dei trasporti, sia una visione miope.

9
03 Giu 2010
alle 18:53

daniele.spagli

Penso che il concetto sia noto a tutti... il mercato si regola su domanda-offerta, quindi investimenti e prezzi si regolano sul margine che il prezzo di mercato permette.

Il petrolio non fa eccezione: se la domanda sale, sale il prezzo e con ogni probabilità salgono gli investimenti per produrne di più.

se la domanda scende il prezzo scende e, diminuendo i margini, si diminuiscono anche gli investimenti per avere un'offerta adeguata.

La situazione è piuttosto preoccupante, perché la domanda non cresce, il prezzo è abbastanza costante ma man mano diminuiscono i margini delle compagnie e quindi si investe di meno per la produzione futura.

riguardo poi il non vendere se ci i rimette anche qui la cosa non è molto corretta: il problema è che la produzione non è regolabile e lo stoccaggio del petrolio non è attuabile oltre un certo limite... quindi si, è anche possibile che in situazioni particolari possa verificarsi che la produzione di qualche pozzo risulti antieconomica.

Ciò non vuol dire che questo sia accaduto o che accadrà, ma dello stoccaggio del petrolio nelle maxipetroliere inutilizzate ne aveva già parlato il blog.

Vedremo come si evolverà la situazione, ma la logica vorrebbe che il prezzo di una risorsa tanto importante in via di esaurimento non sia destinata a calare a lungo termine.

Il petrolio poi è solo una delle cause della crisi di un paradigma di crescita insostenibile... ma certo l'esaurirsi delle risorse (non solo del petrolio) ha evidenziato quei limiti che si sono poi esplicitati nella crisi di tutto il sistema. 

8
03 Giu 2010
alle 18:14

Mario

@ Paolo B

Anche io concordo con l'amico fabrizio73.

Se ho ben capito secondo te in sei anni, dal 2002 al 2008, i costi di estrazione sono aumentati tanto da giustificare un aumento del prezzo da 20 a 150 dollari al barile ?

Quindi ogni volta che il prezzo scende sotto a un certo livello le compagnie vanno in perdita ?

Non credo proprio, ma forse ho interpretato male quello che volevi dire...

7
03 Giu 2010
alle 18:05

fabrizio73

@ paolo b

Frequenterò il blog da meno tempo di te ma ne capisco molto di più. Come fai ad affermare che il barile è schizzato a 147 $ al barile per i costi di estrazione sempre più elevati. Quindi ad inizio 2009 col barile a 40-50 $ ci rimettevano???

Ah ah che ridere, in quale ufficio pubblico lavori per non sapere che non ti vendono neanche l'acqua senza guadagnarci...figurati il petrolio.

Il prezzo è schizzato per la speculazione e per un picco della domanda subito rientrato.

6
03 Giu 2010
alle 16:35

Paolo B.

@5

Certo, la crisi è stata causata dai costi sempre più elevati dell'estrazione di petrolio convenzionale il cui prezzo del barile è volato fino a 147 $/b nel 2008.

Ed effettivamente di crude oil ce n'è sempre di meno in rapporto alla domanda mondiale.

Non venire a fare lezioni con le "tue" teorie quando sei presente in questo blog da poco tempo... 

5
03 Giu 2010
alle 16:15

fabrizio73

@ paolo b

ancora non ti sei reso conto che il sistema se e quando collasserà ,non sarà per mancanza di petrolio, ma per le stesse contraddizioni che lo distinguono dalla sua nascita.

L'aumento del prezzo del barile e il conseguente aumento delle materie prime, è stato un catalizzatore di questa crisi non la causa. Tanto che è dalla fine del 2008 che paghiamo in media un prezzo del barile più che abbordabile se confrontato coi valori degli anni 70.

Però se ti piace dire che la crisi è causata dalla carenza di petrolio, sei pregato di dimostrarlo.

4
03 Giu 2010
alle 14:56

medo

#3

I destini son sempre di morte.

I 75 mln di barili da tirar fuori venerdi, sono sulla carta il giovedi sera fino a mezzanotte. Cosi come le melanzane che uno ha piantato, i fiori di ciliegio che fruttificheranno...

Domani siam sempre morti. Nel 21esimo secolo semplicemente si riscopriranno sostanzialmente tre cose: la fragilità del vivere umano, la violenza che questa scoperta si porta dietro/dentro, la bontà delle erbe selvatiche che crescono tra i crepacci di asfalto e cemento.

3
03 Giu 2010
alle 14:52

Paolo B.

L'occidente ha ridotto le importazioni di petrolio, un po' per la crisi, un po' per le riconversioni delle centrali termoelettriche da olio combustibile a metano(e carbone purtroppo); di contro Cindia ha aumentato le importazioni di greggio(specie la Cina) per l'espansione vertiginosa del mercato automobilistico e del settore industriale in generale.

Stante queste condizioni mi sembra logico che l'offerta riesca a fronteggiare la domanda, altrimenti senza gli effetti della crisi non ci sarebbe stato petrolio per tutti e ce ne saremmo accorti sicuramente dal fronte prezzo(caldissimo).

Del resto è il quadriennio 2011-2015  che tutti gli indicatori economici e geopolitici indicano come quello decisivo per i destini(di morte) dell'attuale paradigma economico...

 

2
03 Giu 2010
alle 13:48

Pinnettu

Il ritracciamento sotto gli 80$, che attenua la salita del trend generale, dimostra (come già detto nei mesi scorsi) che quast'anno non ci sono grossi problemi sul fronte offerta.

La produzione, in salita rispetto allo scorso anno, riesce a star dietro alla domanda senza particolari problemi.

Difficilmente nel corso del 2010 il prezzo potrà andare oltre una brevissima puntatina in area 90$.

1
03 Giu 2010
alle 12:53

francesco ganz

...Col cambio euro dollaro a  1,21 il petrolio a 70 dollari al barile ci costa quanto 84 col cambio euro dollaro 1,44

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