Uno sguardo dal picco
![]()
ENERGIA RINNOVABILE.
Né il carbone né il petrolio hanno mai inseguito qualcuno fino a ucciderlo...
Per sostituire i combustibili fossili con le rinnovabili ci vogliono tempo e soldi, e potremmo trovarci in debito di tutti e due questi elementi. Per questo sarebbe meglio un lungo periodo di crescita dei prezzi del petrolio che una relativa calma per poi trovarsi a fronteggiare uno shock dei prezzi improvviso.
Le due variabili in gioco sono la capacità produttiva, il picco in senso stretto, e l'aumento della domanda; personalmente credo che l'aumento dei prezzi del 2008 fosse dovuto alla crescita della domanda non seguito da un corrispondente aumento di produzione, il tutto amplificato dalla speculazione, se ci dovessimo trovare in una fase di post-picco con un aumento della domanda e una diminuzione di produzione i prezzi schizzerebbero, per questo è importante sapere quanta spare capacity ha esattamente il mondo.
anacho, mi sembra che sia proprio la crisi economica la prima minaccia alle energie rinnovabili.
i fatti:
spagna:
"
Ha già annunciato tagli ai sussidi agli impianti termici solari — che usano degli specchi per concentrare i raggi del sole in un sistema di ricezione centrale, che genera del vapore che mette in moto turbine elettriche — e impianti eolici. Ma questi sono costi relativamente bassi — ci sono pochi impianti termici solari, e l’energia eolica ha sussidi molto inferiori a quelli delle centrali d’energia solare. Il primo agosto scorso il governo ha annunciato un piano di regolamentazione per tagliare del 45 per cento i sussidi per le centrali fotovoltaiche che verranno costruite in futuro.
Le associazioni a favore delle energie rinnovabili hanno protestato contro la decisione: il piano del governo copriva un arco di 25 anni e un taglio del genere sarebbe quindi retroattivo."
perfino in germania ci sono problemi: "
In Germania, i consumatori pagano i sussidi per l’energia verde direttamente nella bolletta dell’elettricità. Il ministro dell’economia tedesco Rainder Brüderle ha detto che i prezzi dell’elettricità sono destinati ad aumentare del 10 per cento, a causa dell’aumento rapido delle aziende che producono fonti d’energia rinnovabile. [...] Di conseguenza, l’ammontare dei sussidi è diventato molto più alto rispetto a quanto fosse all’inizio.
Allo stesso modo della Spagna, il governo tedesco ha deciso di tagliare del 16 per cento gli aiuti economici all’energia solare, per cercare di fermare l’espansione e non alzare i prezzi a livelli sconsiderati"
io credo (sperando di sbagliarmi) che uno dei settori piu' colpiti dal peak oil, sarà quello delle energie rinnovabili.
non esiste una coscienza collettiva, esiste l'evoluzione che con le sue leggi agisce ovunque, sui microorganismi come sui mercati
il capitalismo non ha vinto perchè i "grandi maestri" hanno voluto così , ma perchè è stato l' "organismo" che meglio ha risposto alle condizioni venute in essere. Il turbocapitalismo è succeduto al capitalismo classico perchè la selezione naturale così ha imposto.
con ritorni energetici in calo quale sarà modello economico vincente? non lo sappiamo, possiamo speculare. Di sicuro come sempre non sarà quello che sceglieremo noi o qualche grande maestro (così come nn sono stati i topi nel fine del cretacico a voler diventare uomini o balene o ippopotami), ma quello che sarà piu' adatto alle nuove condizioni, e secondo me un modo per dare concretezza alle nostre speculazioni ci è dato dall'osservazione del passato.
direi che la globalizzazione è agli sgoccioli, per cominciare.
altro nn saprei.
@22
Allora vuol dire che tutti sono complottisti del picco geologico del petrolio.
Pentagono, IEA, Guardian, Aspo, Petrolio e parte dei blogger, Crisis e parte dei blogger, Beppe Grillo, Governo UK, ecc,ecc, ecc, ecc, ecc, ecc.
Un po' troppi mi pare...
@ gianni comoretto
il paragone con le mele non regge.Perchè se il mercato mi chiede 120 mele e io al massimo ne produco 100 quest'ultimo sposterà la sua domanda su un'altro frutto, se il mondo ha bisogno di 88 milioni di barili, e io ne produco 87 COSA SUCCEDE??? Con cosa sostituisci il tuo bene?? Il petrolio è per l'economia come l'acqua per noi è un bene primario e se non ne bevi una certa quantità muori. IDEM per l'economia, se ha bisogno di tot milioni di barili OGGI non è che domani ne può fare a meno.
IN sintesi io penso che QUEL FAMOSO PICCO DEL 2008 FU UN PICCO DEI FUTURES, quindi un picco di "carta" più che un picco "reale".
Se fosse come dici te saremmo in depletion e fino a prova contraria ancora non lo siamo.
Spingere l'auto dopo un litro di consumo? Lo sapevo che sbagliavo a prendere una Insight, con un litro i venti chilometri li paso di un bel po'. :-)
In effetti la situazione non è rosea, la ripresa (che secondo me è in atto, vedi indice baltic dry che si sta rialzando dopo il minimo) contiene i germi per una nuova crisi, temo che si tratti davvero di una crisi a W.
Il discorso che gli operatori economici staranno attenti al prezzo del petrolio vale sino a quando la domanda eccederà l'offera, allora nessuno rinuncerà al petrolio, a nessun prezzo.
Una vita interessante in tempi interessanti, diceva l'antica maledizione.
Stock market crash in arrivo ? L'indice Hinderburg Omen si è materializzato più volte, le prossime sedute potrebbero portare ad una sua conferma.
(ora dormo più tranquillo...)
Per Fabrizio
Su questo punto sono d'accordo, Fabrizio.
Calmierare la speculazione sula quotazione del petrolio avrebbe un effetto benefico per contenere le oscillazioni di prezzo e, di converso, un effetto benefico in termini di programmazione finanziaria (projetc financing) e riduzione di rischi di collasso (non di decrescita, quella è inevitabile)
In effetti il ridurre la spare capacity a soli 3 paesi come ho fatto io è una forzatura, cmq la percentuale in mano a questi 3 è elevata e il totale globale non è di molto superiore a quei 2 Mb citati (ammettiamo anche che siano 4Mb, sarebbe il doppio ma cmq poco se confrontato al tasso di crescita cinese e al valore totale attuale, ovvero 87Mb: in sostanza abbiamo, a livello mondo, "gioco" solo per un 5% di incremento, non di più)
Per Anacho
Più che tumultuosa, io parlerei di ripresa a più velocità e turbolenta.
Pur nell'irreprensibile Cina succedono fatti tipici della disorganizzazione da turbo-capitalismo. Che ne dite dei 100km di coda di automezzi bloccati per strada da 9 giorni ??? E' un caso isolato ma topico. Ovvero, i cinesi possono incanalare quanto vogliono l'economia ma il dogma della crescita continua determina sempre gli stessi effetti, in qualsiasi parte del mondo.
E per questo motivo che penso che la Cina (e l'India) si mangeranno la spare capacity residua in un battibaleno (anch'io sono dell'idea dei 6 mesi come Phitio)
E poi sarà un gioco continuo di corsa al ribasso con ricostituzione periodica della spare capacity (dopo il crollo della domanda) e taglio continuo degli investimenti nell'Oil&Gas (dopo il crollo del prezzo, soprattutto Oil)
Per Mario
Eh, dai, enrico sta proponendo Ecovillaggi.
Puoi trovarti in disaccordo, ma perlomeno è una proposta sensato.
Lo sappiamo già che secondo te è come nascondersi dietro a una foglia di fico, però, ripeto, secondo me meglio che niente.
@14
Alla ripresa tumultuosa credo come agli asini volanti, semplicemente perchè non ci sono più le risorse per qualcosa di "molto lontanamente" simile al boom economico anni '60.
Certo c'è l'esempio cinese, ma che va a scapito dei diritti lavorativi e dell'ambiente, e checchè ne dicano, le sacche di povertà in quel paese sono ancora oceaniche.
E poi la crescita insostenibile del 10% annuo porterebbe la Cina in appena 7 anni a consumare il doppio( semplice legge matematica) di quello che consuma oggi, ma questo è impossibile per i limiti del sistema Terra.
La realtà teorica è che per il principio dei vasi comunicanti il nostro stile di vita continuerebbe a decrescere fino ad incontrare quello crescente dei paesi emergenti in un nuovo punto di equilibrio, ben prima del raddoppio reale dei consumi cinesi ovviamente.
In pratica però i picchi diffusi delle risorse impediranno qualsiasi "ripresina" vera, almeno secondo questo paradigma economico neoliberista.
La decrescita è alle porte, anzi è già iniziata per l'Occidente...
@fabrizio: condivido abbastanza il tuo primo post, per niente il secondo.
È vero che i mercati non operano razionalmente, ma esiste una "coscienza collettiva". Nel 2008 tutti gli operatori ignoravano cosa sarebbe successo con il petrolio sopra i 100$, ora lo sanno, e han paura ad andarci. Ongi singolo operatore lo sa, e quindi esiste una "prudenza" di branco che emerge.
È vero che si cerca tutti di tenere una spare capacity, e quindi magari non c'è solo quella di quei paesi. Ma qui comincio a aver dubbi, questa spare capacity temo si stia erodendo.
Il modello "export land" nonmi sembra così campato in aria. Vedi indonesia, che ha esaurito la sua export capacity, o le rivolte in Iran quando il prezzo della benzina diventa realistico (meno irrealistico). Il petrolio è una droga, quando ti assuefai è difficile tornare indetro.
@anacho: spero proprio tu abbia ragione sullo sviluppo delle rinnovabili. Ma la vedo in salita, e lunga.
@poldo: agli 8 miliardi di schiavi devi dar da mangiare. Per capire quanta energia c'è in un litro di petrolio, usalo nella tua auto per fare un po' di strada (10 km? 20?), poi girala e SPINGILA fino a casa.
@Enrico: belli gli ecovillaggi e anch'io faccio il possibile per minimizzare i miei consumi, coltivo pomodori sul balcone, ecc. Ma non mi faccio nessuna illusione. Il primo risultato di una VERA crisi, se Anacho non ha ragione a sperare (un sacco di energie rinnovabili), sarà un calo della popolazione mondiale di un bel fattore (a un terzo-un quinto dell'attuale). Fame, acciaio, malattie, per parafrasare Diamond.
I prezzi a 150$/barine non riflettono costi di estrazione, ma costi di scarsità. Se hai 100 mele e 120 acquirenti il costo delle mele finisce per non riflettere troppo il costo di produzione. Ma se l'albero ti da' 100 mele, sono 100 mele, e se la domanda sale sopra le 100 mele il prezzo sale, punto. Il crollo del prezzo del 2009 deriva dal fatto che la gente si era impegnata le mutande per pagare la sua mela, e quindi per un po' ha fatto senza, e poi si è accontentata di tre quarti di mela. Certo, le oscillazioni (in alto e in basso) sono ANCHE di natura speculativa, ma non poi tanto. Il grafico prezzo-produzione di TOD riportato anche qui è illuminante.
x Phitio
penso anche io che l'economia mondiale non si un'organismo pensante..anzi che alla fine prevalga il profitto.
Ma secondo me, dietro all'impennata del prezzo del petrolio dal 2003 al 2008,non vi sono solo ragioni economiche riconducibili alla variabile domanda e/o produzione.
Molto seplicemente vi è stata una speculazione.
E questo si capisce dai dati non me lo invento io.
Il primo vero step di prezzo vi è stato dal 2003 (prezzo medio 30$) a metà 2005 (prezzo intorno ai 65$). Come mai?
la risposta più semplice è l'aumento della domanda ..ma se guardi i dati NON è stato cosi o almeno vi è stato un'aumento ma non tale da giustificare un'aumento del prezzo del 100%.
Inolte l'offerta teneva il passo con la domanda.
Che si è trattato di bolla speculativa lo si evince inoltre dal calo di prezzo fino ai 45$ avvenuto tra dicembre 2008 ed aprile 2009.
Se vi fossero dei costi estrattivi tali da giustificare un prezzo di 90 o 100 $ col cavolo che te lo venderebbero a 50 o 60$.
Quindi , per conlcudere, penso che dietro al petrolio si stia scatenando una speculazione selvaggia e che a mio avviso andrebbe regolamentata con una sorta di autorithy mondiale che stabilisca un prezzo equo per i produttori , e uno equo per i consumatori.
Infatti propio i cervelloni che muovono il mercato delle materie prime ,si sono accorti che un aumento del prezzo del greggio ha ripercussioni negative sull'economia mondiale, e questo alla lunga non giova nessuno.
Lo so che è utopia ,perchè il mercato vuole le mani libere, ma secondo me sarebbe una bellla soluzione per i prossimi anni.
Saluti
Se ci basassimo solo sulla spare capacity OPEC penso anch'io che nel 2012 saremmo alla frutta, ma giocando a fare gli ottimisti la situazione migliore sarebbe un lento aumento dei consumi e un altrettanto lento innalzarsi dei prezzi. Questo darebbe tempo per mettere in linea più rinnovabili possibili e fare di queste lo stimolo per una ripresa basata su un modello di sviluppo meno devastante.
Se viceversa la ripresa economica dovesse essere tumultuaosa ci si ritroverebbe "a secco" di colpo, con prezzi alle stelle e nuova crisi, con poche risorse per installare rinnovabili, e questo non sarebbe affatto bello.
Va bene demolire le illusioni, ma temo che le nostre saranno investite da un caterpillar, e di quelli grossi.
Comincia tu
Beh ... allora adesso vaneggio un po' anch'io ^_^ :
e se fosse invece il momento buono per tentare un cambio di paradigma ? Un periodo per tentare di costruire una realtà/società/mondo realmente differente? Le crisi portano rivoluzioni ... per una volta buttiamo nel lago le ghigliottine e la polvere da sparo e concentriamoci in noi stessi, scopriamo le nostre abitudini, i nostri vizi ... proviamo a raccolgiere il coraggio per ammettere che siamo sepolti da inutilità (a parte qualche oggetto per esempio un pc connesso alla rete, dico bene Debora? :). Il "progresso" non ha più alcun significato ... se chiedi ai politici odierni il significato di "progresso", non sanno risponderti ... è rimasto solo il concetto di crescita continua, fine a se stessa ... e via tutti di corsa per andare al lavoro in un noioso ufficio o in una puzzolente fabbrica, chiusi minimo 8 ore (ma guai se ne fai solo 8 :)
Un "progresso" che tiene solo conto della crescita dei fatturati anzichè del reale benessere dell'essere umano e dell'ecosistema
...che è "solo" ciò che ci mantiene in vita eh ... nulla di importante! ^_^
Chiudo con due cose:
1) "CRISI" in cinese si scrive con due ideogrammi che significano -pericolo- e -opportunità-
2) Si registra un boom di nuovi ecovillaggi, non solo in Italia ma un po' ovunque nel mondo "industrializzato" e nelle grosse città c'è molto fermento per gli orti urbani ....
... che sia la volta buona che demoliamo le illusioni in cui viviamo immersi?
Quale esaurimento dell'energia a basso costo, vi illudete come al solito: con 8 miliardi di schiavi a pane e acqua e a furia di cinghiate l'energia non finirà mai. Certo, andiamo verso un futuro in cui nessuno sarà obeso ma nel quale chi non riesce a pagare i propri debiti diventa schiavo del creditore, come è giusto che ne abusa come crede. Vaneggio? Vedremo...
Caro Fabrizio, anche a me piacerebbe pensare che le economie ed i mercati siano cosi' facili da regolare, e che gli operatori agiscano lucidamente pensando alle conseguenze: ahime, purtroppo, non e' cosi' praticamente sempre.
La logica che agisce costantemente non e' quella di un ipotetico "bene comune del mercato", ma sempre il tornaconto utilitaristico personale.
Non si capisce, senno', come possano accadere i disastri che sono accaduti. Stress test suona rassicurante, ma ti assicuro che questi qui stanno facendo lo stress test licidamente, cosi' come quelli della centrale di Chernobil facevano esperimenti sul funzionamento del reattore senza corrente.
Metti poi in conto che esistono forze ingovernabili , nel mondo. Perfino la Cina, con tutto il dirigismo che ha, riesce a malapena a tenersi in sella alla propria economia, e solo perche' il popolo cinese e' disciplinato.
Saluti
Phitio
@ hunter
come ben sai la penso diversamente sul picco e sulla depletion più o meno prossima.
Non per questo però non apprezzo la tua capacità di sintesi e di analisi.
Su alcuni punti però non sono d'accordo.
1- il 2008 a mio avviso è stato uno stress test, attuato in maniera più o meno consapevole dai produttori e dagli speculatori internazionali. Pensaci: fino a che punto l'economia mondiale può reggere un prezzo del petrolio superiore ai 100 $? Prima del 2008 quelle quotazioni erano impensabili (anche se picchi di prezzo si erano già visti) e ora chi vende il petrolio NON ha alcuna intenzione di scatenare un double dip. Basta vedere le quotazioni da fine 2008 a metà 2009 (una media di 55$) per capire che a NESSUNO conviene superare i 90$ al barile.
2-la spare capacity è di per se una leva in mano ai produttori per adattare la produzione alla domanda; ma è per forza di cose temporanea perchè anche il consumo come ben saprai varia moltissimo a seconda dei mesi e a seconda delle condizioni socioeconomiche (che a ben vedere sono ancora sul rosso). Quindi restringere la spare capacity solo ai 3 paesi citati mi pare una forzatura.
3- l'export land model è una teoria affascinante ma NON è applicabile a tutti i paesi esportatori, ed inoltre non può essere vista come un equazione del tipo :" più esportazioni di petrolio=più benessere generalizzato=più consumi interni=meno petrolio da esportare".
Essendo infatti paesi che praticamente vivono solo di petrolio NON possono permettersi il lusso di NON venderlo più o di venderne meno; e ,riprendedomi al concetto di prima, NON possono nenache più permettersi di venderlo ad un prezzo tropo alto.
Ovviamente questo avrà, in quei paesi, ripercussioni notevoli dal punto di vista sociale, ma questa è una altra storia..
In pratica, ci aspetta uno sconfortato vivacchiare per un anno e mezzo (dato che la gran fetta di crescita disponibile residua andra' alla cina e all'india) sempre a seguire miraggi di "ripresicchie" ed esiti " meno peggio del previsto", per poi ritrovarci di fronte un nuovo muro di oscillazioni folli dei prezzi, seguito da una nuova picchiata delle economie.
E badate bene, questo termine di un anno e mezzo va inteso come estensione massima possibile del periodo di bivacco , secondo me dovrebbe succedere qualcosa di poco buono entro sei mesi.
Se questo dovesse succedere, ovviamente la spare capacity si ricostituira' in seguito al nuovo crollo dei consumi.
Saluti
Phitio
Peak oil alarm revealed by secret official talks
http://www.guardian.co.uk/business/2010/aug/22/peak-oil-department-energy-climate-change
Nel frattempo le energie rinnovabili naturali si stanno scatenando:
in arrivo uragano Danielle nell'Atlantico (ma rimarrà in mare aperto) e l'uragano Frank nel pacifico (le coste occidentali messicane sono in pre-allerta)
Phitio, ho letto l'articolo su TOD da te suggerito sulla probabile depletion della spare capacity dell'OPEC entro fine 2011
Metto il link:
http://europe.theoildrum.com/node/6859
In effetti l'articolo è molto ben fatto (autore Rune Likvern) e, lontano da sensazionalismi e senza cavalcare l'onda emotiva dei picchi di prezzo del petrolio, riesce a correlare, al termine di un'analisi approfondita e puntuale, prezzo medio del petrolio con il livello di spare capacity disponibile.
Questo mi conforta perchè conferma come il valore medio a 3 mesi del prezzo del petrolio (valore che ho sempre seguito con attenzione) sia in effetti un valore molto indicativo della capacità dell'economia e non solo determinato da fattori speculativo (che risulta un elemnento amplificante delle oscillazioni ma solo nel breve termine).
La sostanza dell'articolo è questa, se mi permettete di ridurlo ai minimi termini:
- la spare capacity dell'OPEC è tutta localizzata nei 3 paesi Kuwait, Emirati Arabi e Arabia Saudita ed è pari a circa 2Mb (pari al calo di produzione dei 3 paesi dopo il picco, e successivo crollo del prezzo del petrolio)
(Iran e Iraq non hanno spare capacity, perchè questa è intesa come quantità disponibile di produzione da mettere in atto entro 30 giorni e che può durare almeno 90 giorni. L'Iraq potenzialmente può espandersi, con tutti i se e i ma del caso, ma solo in ottica di lungo termine, quindi anni, quindi non è spare capacity)
- la crescita di prezzo sostenuta, durata 3 anni (dal 2005 al 2008) non ha prodotto aumento di produzione dell'OPEC, che era in plateau, quindi il 2008 è effettivamente un massimo
- questi 2Mb di spare capacity si vanno via via erodendo per: aumento consumi interni, declino pozzi esistenti, aumento domanda paesi non OECD (Cina e India, sopra tutti), ripresa consumi OECD (Europa e USA) attualmente bilanciata da temporaneo aumento di produzione non OPEC
La verità quindi è che i 5Mb di spare capacity dichiarati dall'OPEC sono veri solo sulla carta. Motivo: gli impianti esistenti potrebbero garantire effettivamente di aumentare fino ad un flusso di quel quantitativo, ma i pozzi non sono d'accordo (perchè hanno piccato) e la popolazione locale neanche (perchè si stanno abituando bene).
L'Export Land Model sarà probabilmente un must nel 2011 !!!
La situazione è di per sè satura e vicina al punto critico, non vedo come possa essere evitata.
Diffidate quindi di qualsiasi rosea previsione economica prossima futura.
Aoh Fabrizio, Debora e' in ferie, ringrazia che almeno di quando in quando mette qualcosina sul suo blog... :)
Stakanovista :P ;)
Saluti
Phitio
E' diventato un blog di vignette?????
Bò speriamo che ci sia al più presto qualche input diverso....
Forse dovrebbero guardarsi filme come "La macchina nera" e "Duel" e poi ne riparliamo :-P
Saluti :D
che stronzata.... vabbe', è agosto!
alle 08:57
Hunter76Lima
Concordo Anacho.
E siccome la reale spare capacity non la sapremo mai (solo una stima è possibile con una forbice piuttosto ampia), siamo costretti a dedurre questo dato da domanda, offerta (produzione) e prezzo del petrolio, cercando di depurare quest'ultimo dalle componenti speculative (per quanto è possibile)
Per fare questo, ovviamente, ha poco senso seguire gli andamenti intraday o weekly. Molto più indicative sono le variazioni mensili, la media a 3-mesi e aggiustare considerando i trend stagionali e degli stocks (petrolio e distillati).
Un lavoro un po' difficile e molto empirico.
Abbiamo a disposizione solo indicatori per decifrare i dati reali, purtroppo. Però è già qualcosa.