Uno sguardo dal picco

Maria Ferdinanda Piva, su Blogeko, segnala che è si è appena concluso un vertice straordinario della FAO sulla nuova crisi alimentare, causata dall'aumento del prezzo del cibo sui mercati mondiali. Nonostante quello di quest'anno si annunci come il più grande raccolto di riso della storia umana, e le scorte alimentari siano superiori al 2008, il costo del mais è aumentato, da luglio, del 40% e quello del grano addirittura dell'80%.
Business Insider ha esaminato la situazione per capire quali Paesi soffriranno maggiormente per una crisi alimentare, incrociando tre parametri: il solito PIL, la percentuale di spesa per il cibo delle famiglie, e le esportazioni alimentari. I risultati sono davvero sorprendenti. Tra chi ha più da temere, troviamo Paesi ricchi, Paesi europei e molti Paesi produttori di petrolio. Ecco la classifica, potete leggere cifre e dati da qui.
1 - Bangladesh
2 - Marocco
3 - Algeria
4 - Nigeria
5 - Libano
6 - Egitto
7 - Sri Lanka
8 - Sudan
9 - Hong Kong
10 - Azerbaijan
11 - Angola
12 - Romania
13 - Filippine
14 - Kenya
15 - Pakistan
16 - Libia
17 - Repubblica Dominicana
18 - Tunisia
19 - Bulgaria
20 - Ucraina
21 - India
22 - Cina
23 - Latvia
24 - Vietnam
25 - Venezuela.
Comunque tralasciando la sovrapopolata Italia e in generale l'Europa, al mondo ci sono ancora tanti posti dove poter coltivare il mais, il problema è che nessuno ha voglia di coltivarli.Credo tuttavia che in futuro grazie all'aumento del prezzo di questi prodotti qualcuno deciderà di investire i propri soldi anche nell'agricoltura.Magari qualcuno si scomoderà anche dalla comoda poltrona in ufficio e comincerà a lavorare i campi.Credo anche che si dovrà rivedere il detto "Braccia tolte all'agricoltura", ci sono fin troppe persone studiate che fanno lavori poco gratificanti, sarebbe meglio mandarle a "lavorare i campi".
ecco come si affrontano i problemi demografici del pianeta Terra
è la nostra maria?
WOW !
La speculazione funziona meglio quando le materie prime sono scarse.
Per il Riso nel Pavese mi sembra che siamo sotto di un 20%, non parliamo poi di grano ecc...
La variabilita climatica sta colpendo l'agricoltura
mettendo ancor più in crisi un sistema ormai al limite.
"Non c'è l'Italia, quindi non c'è problema" penserà in segreto la gran parte dei lettori.
Quindi, avanti cosi con villette di sto cazzo costruite in 6 mesi, rotatorie, cavalcavia, capannoni, tunnel, parcheggi sopra sotto, metropolitane, centrali a gas, ...
@5
Sono soprattutto problemi climatici (gelo, siccità ed eccesso di piogge negli USA, in tempi e luoghi diversi) e siccità/incendi in Russia. Inoltre, nel 2009 gli agricoltori in molti peasi avevano seminato di meno per problemi di prezzo e di difficoltà a ottenere prestiti.
Adesso con l'aumento dei prezzi c'è incentivo ad aumentare la produzione ma, ripeto, stiamo raggiungendo i limiti.
Se il costo del barile si mantiene da mesi nel range 70-80 $/b e quello del gas é basso, perché aumenti così alti del prezzo di grano e mais? Quali le cause precise? Diminuzione dei terreni coltivabili? Aumento della quota di biocarburanti? Siccità? Distruzione dei raccolti russi a causa dell'inferno di fuoco recente? Declino della produzione di fosforo?
Magari un mix di tutte queste...
Il raccolto di riso sarà anche stato ottimo, ma quello del grano è stato disastroso, e anche mais e soia non sono andati bene.
Personalmente, sono totalmente d'accordo a riservare il trading di materie prime e relativi derivati solo agli operatori del settore, escludendo gli operatori finanziari, però credo che il vero problema è che si sta raggiungendo il limite della produzione, a fronte di un incremento costante della popolazione e soprattutto dei nuovi benestanti che, ovviamente, mangiano di più.
L'unica soluzione sarebbe privilegiare la politica (quella vera) sugli interessi della finanza, ovvero il bene comune sugli interessi privati, ma prima di arrivarci passerà ancora molta acqua (e sangue) sotto ai ponti.
Alcuni giorni fa non avevano annunciato che il numero di persone nel mondo al limite della sopravvivenza era, sebbene di poco, diminuito?.
Mi sembra che riceviamo continuamente notizie contrastanti, un giorno ci dicono che la crisi è passata il giorno dopo dicono che la crisi c'è ancora, lo stesso con le scorte alimentari.
Avevo già letto l'articolo del Guardian sulla questione, che tocca anche altri aspetti:
http://www.guardian.co.uk/environment/2010/sep/24/food-crisis-un-emergency-meeting-rome
Mors tua, vita mea. L'aumento dei prezzi delle derrate alimentari potrebbe rivalorizzare il comparto agricolo frenando la dissennata cementificazione del territorio.
alle 12:02
andrea
il settore agricoltura nel mondo è al collasso gia da qualche anno, e per alcuni Paesi addirittura da decenni.
il sistema delle monoculture, e per di piu con un approccio intensivo, con conseguente perdita di produttività netta per ciclo di produzione agricola, ha mandato in crisi il settore, che ora richiede sempre piu input tecnologici (fertilizzanti, acqua, petrolio per mandare avanti le macchine,..) per mantenere costanti se non addirittua maggiori i tassi di produzione annuali!
da ciò si intuisce che si crea di volta in volta un gap pazzesco tra il tasso di produzione netta annuale (quello che realmente produciamo) e il tasso di produzione potenziale (quello che potenzialmente posso produrre l'anno seguente), che diminuisce a causa della perdita di fertilità del suolo..di anno in anno la produzione è destinata a calare (tralascio la questione della qualità del prodotto agricolo), se tale trend non venisse controbilanciato dall utilizzo di nuovi terreni produttivi.
Ma questi terreni non sono poi cosi tanti, rimangono alcune zone della fascia equatoriale a discapito della foresta equatoriale, e alcune terre dell europa orientale. Le zone piu favorevoli all agricoltura (in relazione all ottimale areale del prodotto agricolo) sono in uso da parte dell uomo già da centinaia o migliaia d'anni.
quindi la soluzione cade sulla riconversione e riqualificazione di zone e terre che irresponsabilmente sono state adibite ad altri usi (urbani, civili, militari,...), decentralizzazione del ciclo produttivo (consumare prodotti di stagione e della propria terra) e introduzione di specie piu efficienti (per acqua, clima e nutrienti) per fascia climatica.
se vogliamo scongiurare una crisi alimentare almeno nel nostro paese dobbiamo diventare autosufficienti, consumare quello si produce, senza ricorrere alle importazioni, tra poco non cosi facilmente reperebili (riguardo al prezzo) sul mercato!