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Grafico storico prezzo del petrolio / Agosto 2010

Mercoledì 1 Settembre 2010, 14:08 in Current Affairs di

agostochart.jpg

Ecco il consueto grafico storico del prezzo del barile, aggiornato al 31 Agosto 2010, a partire dall'Agosto 2001. Cliccate per ingrandire. Qualche pronostico azzardato, vista l'apparente stabilità?

 

50
50 commenti
50
18 Ott 2010
alle 18:10

giorgia

interessante

49
04 Set 2010
alle 15:24

Gaetano

Cosa ne pensate di questo articolo di Gianluca Freda?

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7412 

48
04 Set 2010
alle 11:56

Cataldo

Pardon

Fabrizio73 #20 e non francesco

47
04 Set 2010
alle 11:53

Cataldo


E' opportuno come fa J Sebben al #46 ricordare i limiti dell'informazione contenuta nel grafico, i più assidui perdoneranno la pedanteria.

Oltre ai fattori citati al #46 alcune considerazioni vanno fatte sulla natura dei contratti legati ad accordi commerciali e politici di lunga durata, ci sono anche altre considerazioni, che relegano il grafico ad una utilità relativa ad una parte dei contratti spot: ci serve comunque, ma solo in un contesto; ad ogni modo è ormai un appuntamento per riflettere.

Il discorso di metodo di Francesco73 è da apprezzare, ci vuole una base di comprensione per appendere il resto, ma vedo che si mette in poco risalto il motore primo della determinazione della ragione di scambio del petrolio.
Il segreto è in quello che Francesco chiama il "trasporto" non è indispensabile possedere un bene se ne posso controllare la distribuzione, il modello di governo basato sulla produzione centralizzata di energia trae la sua linfa dalla gestione dei flussi.  
Questa realtà, intrinsecamente geopolitica, del commercio del petrolio si traduce in una alea complessiva, che spinge alla gestione dei flussi sempre più basata su accordi politici di lungo respiro ed alleanze formali e meno formali; una inevitabile catalizzazione che porta a stress il mondo unipolare del dopo guerra fredda, delimitando delle faglie di attrito.
Lo sconto su un dato come quello del grafico è espresso sempre in un mark up, che nel tempo ha oscillato in vario modo a compensare od esarcebare i differenziali tra andamento di domanda ed offerta.

E' evidente che ci sono conseguenze generali sull'andamento delle monete, la gestione dei flussi significa anche gestione del numerario e possibilità di agire sul fronte dell'informazione prezzo per avere vantaggi dalle posizioni di controllo nei gangli vitali del sistema, a ben vedere questo è un altro punto che rafforza la tendenza di cui sopra ad una sempre più spinta gestione politica, per liberarsi dal parassitismo insito nel sitema attuale.

Il quadro di riferimento, nel quale la valutazione del petrolio in dollari è un tassello, è solido fin quando sarà permanente la possibilità di interdizione e controllo, è solo questo a mantenere la ragione di scambio nei parametri attuali; un equilibrio fortemente instabile che vede l'unica superpotenza globale proiettarsi sempre più all'esterno per mantenere gli assetti interni.

Mentre negli anni passati questa proiezione di potenza aveva un supporto granitico nell'economia interna e nella sua capacità di produzione e consumo, ora si fa troppo affidamento all'enorme accumulo effettuato negli anni nell'apparato militare e nelle basi all'estero.

Le guerre neocoloniali che hanno acceso l'arco di crisi attuale sono il fuoco che manda avanti la caldaia della corazzata USA, ma ormai si butta nel fuoco anche il mobilio di bordo, in una corsa comunque inane.


46
03 Set 2010
alle 23:16

Jimi Sebben

I futures sul petrolio sono un'astrazione borsistica, il vero prezzo dell'estrazione e raffinazione del greggio lo si vede sul costo della benzina alla pompa.

Inoltre ciscuna società petrolifera gestisce diverse licenze di estrazione in varie zone del mondo, in cui si trovano giacimenti con diverse caratteristiche; il costo del carburante prodotto varia da società a società anche in funzione di questo.

Il prezzo unico rappresentato in borsa non è realistico, è solo indicativo e suggerisce una tendenza generale soggetta a speculazioni sia al rialzo che al ribasso.

45
03 Set 2010
alle 21:43

marco p.

Il neoliberismo, cioe' lasciare solo al mercato il compito di gestire le situazioni, non potra' funzionare nel processo del picco petrolifero. Ammesso che qualche volta sia davvero solo il mercato a decidere e non le elite economiche, si verificheranno presto degli shock. Ma non sara' cosi', come dimostra la crisi dell'industria dell' auto, con questo settore tenuto su in questo momento artificialmente(finche' riuscira'), il mercato non ha mai regolato le nostre economie ma queste sono state sempre dirette dall' elite economiche, finanziarie, statali, militari.

44
03 Set 2010
alle 19:19

corrado

@Hunter76Lima

le conseguenze geopolitiche possono essere le piu' svariate, e' il gioco delle parti, e' puro Risiko, variabile, dinamico...

...e' finita la guerra fredda, e' iniziato il periodo especial globale

...curiosi i riferimenti alla "pianificazione" e al ruolo dello stato...

 

43
03 Set 2010
alle 16:11

Hunter76Lima

Scusate .... errata corrige, leggasi "possibili effetti", non "possibili cause" nel commento precedente

42
03 Set 2010
alle 16:08

Hunter76Lima

Grazie del link corrado.

Vorrei porre risalto su 2 aspetti evidenziati nell'articolo da te linkato come possibili cause del peak oil:

- possibili razionamenti come risposta ad un oil crisis (che non vuol dire nè mancanza nè penuria bensì limitazione del libero uso e libero scambio)

- politica accomodante verso Russia e paesi medio-orientali e abbandone delle politiche filo-israeliane.

In effetti l'isolamento di Israele (o l'abbandono a sè stesso) sarebbe contro-producente perchè avrebbe lo stesso effetto di scoppiare un sacchetto di carta vicino ad un elefante in una stanza piena di cristalli. Addio cristalleria !!!

La diplomazia internazionale, andata in letargo dopo la caduta del muro, tornerà in auge nel prossimo futuro e deciderà le sorti del mondo.

41
03 Set 2010
alle 11:22

corrado

il DOD USA tempo fa, i crucchi oggi...

 http://www.spiegel.de/international/germany/0,1518,715138,00.html

 

40
03 Set 2010
alle 10:41

Paolo B.

Un declino graduale potrebbe apparentemente portare ad una sorta di adattamento dei popoli, ma se non supportato da coerenti politiche per favorire questo "adattamento" prima o poi si arriva al collasso rapido e disastroso.

Ecco, io credo che questa nostra inetta classe politica( ma anche tante altre occidentali) ragionino in questi termini,  pensando di delegare le rogne gigantesche, che inevitabilmente arriveranno, a chi governerà nel futuro burrascoso post paradigma, quanto distante nel tempo non è dato saperlo oggi, magari 1/2 decenni.

Nel frattempo il nostro stile di vita sta già subendo e continuerà a subire un processo di continua erosione che porterà alla fine della (in)civiltà consumistica... 

39
03 Set 2010
alle 09:56

Phitio

Sebbene siamo per lo piu' affascinati da immagini di catastrofi, ha ragione Hunter76Lima, quello che ci attende e' lo sgretolamentto progressivo della nostra qualita' della vita, non un botto.

E" cosi' che funziona anche negli organismi viventi, in maggioranza: tante piccole cose iniziano a non andare per il verso giusto, e tra alti e bassi, il trend va verso il basso. Si chiama non a caso declino.

Ovviamente pero', quando un declino e' ben maturo, allora i collassi sono sempre piu' probabili: rivoluzioni, guerre, catastrofi umanitarie assortite. 

38
03 Set 2010
alle 09:13

Hunter76Lima

Tra piattaforme che esplodono nel golfo del Messico e uragani che han deciso di spazzolare la costa est per rinfrescare un po' le idee agli yankees nel fine-settimana, volevo segnalare questa notizia economica che non mi pare di poco conto:

http://it.finance.yahoo.com/notizie/theolia-nel-i-semestre-la-perdita-si-amplia-a-24-2-mln-10-fatturato-spystock-f04dc08dd2ca.html?x=0

In un periodo di trimestrali luccicanti da inizio ripresa e di brevissimo respiro (grazie taglio costi/personale, riduzione scorte di magazzino e aumento forzato della produttività), il settore delle fonti rinnovabili si distingue per debolezza.

Contro tutti i pronostici, la fase recessiva colpisce più i settori che dovrebbero trascinarci fuori da questa crisi e da qyesto paradigma perchè ovviamente si tratta di settori meno consolidati e più rischiosi. Ne è un esempio anche il taglio degli incentivi per impianti solari in Spagna in conseguenza all'austerity.

In sostanza il silver bullet delle rinnovabili non funzionerà come sperato perchè con questo paradigma del libero mercato in periodo depresso il denaro si convoglierà / si sta convogliando solo su porti sicuri (oro, commodities, attività tradizionali,servizi) rafforzando il circolo vizioso di caduta.

Solo dirigismo statale e imposizioni legislative potrebbero cambiare la tendenza. Ovviamente nessuno se lo augura perchè ciò comporterebbe una limitazione consistente della libertà d'azione individuale.

Temo però che sia un compromesso transitorio non negoziabile per svincolarsi da questo cul de sac energetico.

A meno di accettare passivamente il procedere imperterrito della spirale deflattiva in atto e il fenomeno continuo di impoverimento generalizzato. Anche questa è una soluzione ma con 2 controindicazioni: tempi più lunghi di attuazione e effetti collaterali indesiderati (smantellamento lento e inesorabile della ricchezza personale per ognuno di noi)

37
03 Set 2010
alle 07:39

Mario

@ 36

No. Adesso potete usare l'auto con la coscienza a posto.

36
02 Set 2010
alle 23:13

persenaro

35@

Quindi non dovrebbe ripetersi il dramma della piattaforma Horizon.

 

35
02 Set 2010
alle 23:06

Anacho

Nelle piattaforme di produzione ogni string di produzione ha una safety valve che viene tenuta aperta da una linea pneumatica, se manca la pressione la valvola si chiude automaticamente, quindi non penso che ci sia stata una perdita di idrocarburi rilevante.

La società operatrice afferma che non si stava producendo, probabilmente si era in fase di work-over di un pozzo e gli altri erano stati fermati per sicurezza. 

34
02 Set 2010
alle 22:49

mia

Un Flash sul prima e secondo evento, non so come chiamarlo.

The explosion of Mariner Energy's (ME.N) platform in the Gulf of Mexico on Thursday prompts comparisons to the blowout and spill at BP's (BP.L) Deepwater Horizon rig in April.

Here's how the two compare.

* SHALLOW VERSUS DEEP: The Mariner platform was located in 340 feet (103.6 metres) of water, while BP's Deepwater Horizon platform was in 5,000 feet (about 1,500 metres) of water.

* STATIONARY VERSUS BUOYANT: Mariner's platform is on pylons sunk into the sea floor, which keeps it stationary, some 102 miles (164 km) from the Louisiana coast; the BP's Deepwater Horizon was a semi-submersible drilling rig, which floated about 41 miles (66 km) until it blew up on April 20.

* PRODUCING VERSUS EXPLORATORY: The Mariner platform was a producing well, but was shut off for maintenance at the time of Thursday's blast; Deepwater Horizon was drilling an exploratory well at the Macondo site on the sea floor.

* FLOW RATE: During the last week of August, Mariner Energy said production from this platform averaged about 9.2 million cubic feet of natural gas per day and 1,400 barrels of oil and condensate.

The most recent official estimate for the flow rate from BP's broken Macondo wellhead just before it was fitted with a temporary cap on July 15 was 53,000 barrels a day. The flow rate diminished over time and is estimated to have been 62,000 barrels a day at its maximum.


http://www.reuters.com/article/idUSN0223390420100902

33
02 Set 2010
alle 22:39

mia


La piattaforma era attiva - sta a 200 miles dal
pozzo BP.

The platform was producing 58,800 gallons of oil and 900,000 cubic feet of gas per day. The platform can store 4,200 gallons of oil.

Louisiana Gov. Bobby Jindal said Mariner Energy officials told him there were seven active production wells on the platform, and they were shut down shortly after the fire broke out.

Ma non sanno se con successo!

Più dettagli:


http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/09/02/AR2010090202733.html?hpid=topnews

32
02 Set 2010
alle 21:40

luigi

La piattaforma è considerata dall'articolo della bbc impegnata in non meglio identificate operazioni di maintenance, ma si sarà trattato di qualche intervento sul pozzo, la profondità è da acque convenzionali (circa 100 m), nulla da spartire con la Deepwater Horizon. 

31
02 Set 2010
alle 20:54

wu-ti

Si ricomonicia... = si ricomincia

30
02 Set 2010
alle 20:53

wu-ti

Si ricomonicia...

Piattaforma esplosa: Striscia di petrolio lunga 1,5 km
http://www.laprovinciadivarese.it/stories/apcom/152008_usa_piattaforma_esplosa_striscia_di_petrolio_lunga_15_km/

29
02 Set 2010
alle 20:46

poldo alias marco

Sono i terroristi di Al Qeda che ci attaccano! Sono i nemici della democrazia che bombardano le piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico! Moriremo tutti se non ci sottometteremo all'Islam, i seguaci del Profeta ci massacreranno presto. Come abbiamo fatto a sottovalutarli in questo modo, riescono a distruggere i nostri grattacieli, ci massacrano nelle metropolitane ed ora ci colpiscono nei punti deboli. E mò chi l'attacca l'Iran?

28
02 Set 2010
alle 20:00

daniele.spagli

esplode una piattaforma inattiva? cos'è esploso allora se non estraevano petrolio?

27
02 Set 2010
alle 19:08

mia

Tutti a focalizzare il nuovo disastro,
nel frattempo la BP ha tolto il tappo.

Possono lavorare in santa pace immagino.

Scusate ma sono cattuarata dagli eventi..

Però, per tornare in tema:

“We’re rallying because of the explosion on the oil platform,” said Carl Larry, president of Oil Outlooks and Opinions LLC in Houston. “It’s clear that the government now has the ammunition to move ahead with a drilling moratorium. There will be higher costs and a slowdown in production from the Gulf.”

http://www.businessweek.com/news/2010-09-02/crude-oil-increases-after-blast-on-gulf-of-mexico-platform.html

26
02 Set 2010
alle 18:43

mario2

sulla base dell'analisi tecnica il petrolio tornerà ai valori del 2002, quindi circa 20 dollari

dal grafico è più che evidente la correlazione con gli indici di borsa, l'eurusd e tutti quegli assets che hanno beneficiato della bolla di credito di questo decennio appena passato. è evidente che c'era una bolla enorme e che è scoppiata. insomma, è un'analisi piuttosto elementare

 

25
02 Set 2010
alle 18:27

marco

In questi giorni l' Opec ha diminuito la sua offerta di greggio, sembra perche' ci sono problemi per la produzione in Nigeria. Ma in Nigeria le multinazionali, compresa l' Eni, possono fare tutto. Forse anche noi lettori di questo blog siamo convinti che i nigeriani abbiano oltre che meno ricchezza anche meno diritti degli statunitensi. Intanto negli Stati Uniti  le scorte sono ai massimi dal 1990, nonostante questo il prezzo fino ad oggi pomeriggio era sempre sui 74 dollari. In questo momento ogni giorni arrivano negli Stati Uniti 600.000 barili il giorno di greggio dall' Irak. La guerra e' stata impopolare ma non inutile.

24
02 Set 2010
alle 18:08

mia

A due passi ...
che coincidenza però...


BBC News - Explosion on Gulf of Mexico rig

http://www.bbc.co.uk/news/world-us-canada-11014645

23
02 Set 2010
alle 18:01

mia

Cosa???E dove?

Proprio ora che si sta istallando un sistema di Anti-Esplosione in queste ore?

...un sistema che dovrebbe prevenire le esplosioni ma che, nel caso del pozzo della BP da cui è fuoriuscito il petrolio, non ha funzionato.

Il sistema, noto anche come Bop, è una prova di fondamentale importanza per le indagini penali e civili sullo scoppio del 20 aprile che ha causato l'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, ........

Gli scienziati del governo e della società britannica pensano che non si verificheranno fuoriuscite di petrolio durante il cambio del "preventer".


Mica QUI?

22
02 Set 2010
alle 17:50

luca

Golfo del Messico, esplode un'altra piattaforma

la sfiga ci vede benissimo..  o no .. ?

http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/02/news/golfo_del_messico_esplode_un_altra_piattaforma-6713145/?ref=HREA-1

 

21
02 Set 2010
alle 17:42

thomas

intanto pare esplosa una piattaforma nel golfo del messico!!

20
02 Set 2010
alle 17:21

fabrizio73

Di previsioni su questo blog ne sono state fatte a bizzaffe più o meno corrette.

Il vero nodo sarebbe invece capire (e qui il buon Anacho ci piò dare qualche dritta), quali sono i fattori che determinano il prezzo del greggio.

In un mercato "perfetto" il prezzo sarebbe legato ai costi estrattivi (diciamo in-shore 15-20 $ al barile e off-shore 30-35$???);

ai costi di trasporto;

ai vari costi legati alle royalities etc,

alla quantità di petrolio disponibile.

Quindi se sono questi i fattori che dovrebbero determinare il prezzo ,il greggio non sarebbe MAI schizzato sopra i 100$.

Guardate che quello che è successo nel 2008 è stata un anomalia a mio avviso irripetibile.

Il prezzo NON potrà mai più andare oltre una certa soglia perchè allora si viene incontro alla teoria di quelli che pensano che di petrolio nel mondo ce n'è anche troppo ..basta avere i soldi e le tecnologie e il gioco è fatto.

E' dal 2005 che seguo il fenomeno del picco e tutte le volte si da la colpa dell'aumento del prezzo, all'aumento della domanda e alla diminuzione dell'offerta. Sulla prima siamo tutti più o meno d'accordo ma sulla secondo sfido chiunque a dire che negli ultimi 10 anni la produzione non a tenuto il passo con la domanda. 

E questo neanche nel 2008, perchè i barili venduti sul mercato non sono disponibili immediatamente quindi NON dovevano coprire nessun fabbisogno IMMEDIATO, ma sono stati la leva economica della speculazione.

D'altronde nessuno qua in mezzo si sogna di pensare che i barili scambiati ogni giorni siano immediatamente disponibili.

Lo diventano dopo settimane se non mesi. Quindi il mercato e la quantità di barili venduti ogni giorno non è di per se un elemento valido per determinare da solo il prezzo del petrolio.

Per concludere penso che l'attuale quotazione (tra i 70 e gli 80$) si quella "giusta".

19
02 Set 2010
alle 16:33

Alby

La lettura è semplice: il cartello che si è riunito subito dopo la crisi per sostenere le entrate dei Paesi produttori funziona a dovere e il petrolio rimane a prezzo pressochè costante tra i 70 e 80 dollari/barile.

Tale il prezzo rimarrà finchè non ci sarà una determinata ripresa dei consumi, nel frattempo Arabi e co. hanno stabilito che si vende nel range 70-80 e quello è il prezzo che gli permette di continuare a guadagnare senza tirare troppo il collo alla gallina dalle uova d'oro (l'automobilista medio).

Ogni altra previsione è fuffa: il mercato del petrolio è in mano di nuovo all'offerta, e a nessun altro meccanismo di mercato o altro.

18
02 Set 2010
alle 14:38

medo

@17

A conferma di questa analisi di caseyresearch, il fatto che appena finite le vacanze, la paura generale ha ripreso il controllo dei mercati e non solo è ricominciata l'ondata di "SELL" a destra e a manca, ma sono ripresi i licenziamenti soprattutto sul mercato USA che dopo i "falsi progressi" dovuti ai lavori stagionali e alle assunzioni per il censimento, pare perderà almeno un 0,75% di impiego al mese fino a gennaio! Una catastrofe, dovuta non solo alla paura ma all'abnorme indebitamento US che sta bloccando tutte le grandi opere e chiudendo cantieri uno dopo l'altro... C'è ormai chi parla di un recupero economico ad L, ma che razza di recupero è una L? E' solo un tonfo che butta fuori per sempre XY milioni di persone dal salario, dallo status sociale, dalla vita.

17
02 Set 2010
alle 13:52

mia

Da tenere conto che siamo in un passaggio storico , accentuato forse dal disastro nel golfo di cui ancora non si capisce ne la cause ne le consenguenze :-( .......
L'evolversi di alternative incide sull' andamento dei prezzi e viceversa.

Di questo ed altro parla questo articolo:

If the BP oil spill had happened three years ago, the price of oil would have skyrocketed. At that time, oil had been trending up for years because worldwide economic growth seemed unstoppable.

But it’s a different world now. Economic uncertainty – especially in Europe – has investors scared to death. They now look for any reason to sell. The BP disaster has only heightened that fear.

So instead of causing oil prices to explode, the oil spill and economic uncertainty in Europe have created a tumultuous energy market that’s opened the door for unprecedented profit opportunities.

.......as the price of oil shoots back up, interest in alternative energy will increase as well... boosting not only share prices but shareholder profits

http://www.caseyresearch.com/crpmkt/crpSolo.php?id=193&ppref=ATP193ED0910A

16
02 Set 2010
alle 12:41

guastatore

@9

Non può che essere un processo lento ed attuabile nei grandi centri urbani (causa poco spazio e necessità di non fare lunghi spostamenti). Le zona interne e rurali non credo ripiegheranno su motorizzazioni minori e soprattutto non credo che l' americano, a parità di prezzo, opterà su una 500 invece che sul pick-up, suv o berlinoni vari... una Mustang negli usa costa meno di 20.000 dollari.

Si potrebbe pensare ad un forte cambiamento se sussistessero le condizioni economiche attuali. Visto il rinnovato tonfo  del mercato auto americano sono aumentate le compravendite di mezzi usati, quando diverranno eccessivamente obsoleti e costosi da riparare saranno passati anni, chissà che i grandi costruttori, allora, non si convertano alla costruzione di mezzi meno costosi e meno assetati di carburante.

15
02 Set 2010
alle 10:43

Paolo B.

@6

Interessante.

Effettivamente la razionalizzazione delle pompe dei carburanti la si può inquadrare benissimo nell'ottica del peak oil. Meno pompe, meno possibilità che diverse stazioni di servizio(quelle piccole nelle città) rimangano senza rifornimento periodico di carburanti, ma con buone possibilità che quelle del dopo razionalizzazione si vedano nell'impossibilità di soddisfare tutti gli automobilisti(e succederà)...

14
02 Set 2010
alle 10:31

Cataldo

@ poldo #8

Non si tornerà mai più ai 40 dollari al barile, il perchè lo capisci se vedi l'andamento dell'oro, sempre espresso in dollari.

Io che vendo petrolio, che è un bene reale, voglio una contropartita altrettanto reale, quando il petrolio valeva 40 l'oro valeva 500 ora l'oro vale 1200 ....

Il prezzo del petrolio è temperato solo dalla distruzione di domanda operata dalla crisi, che a sua volta è innescata anche dal caro petrolio, è un circuito di autocausazione che non si spegnerà mai più.

Quando sento che il petrolio è sopravvalutato per via della speculazione mi viene tristezza a vedere la cecità di questi economisti da batteria, specie quando  mi accorgo che credono a quello che dicono.

13
02 Set 2010
alle 10:22

Cataldo

Ricordo a tutti che l'espressione del prezzo di un bene nel tempo, in una data moneta come numerario, risente anche dell'andamento del valore della moneta. In futuro è indubitabile che il valore delle monete cartacee prima o poi dovrà risentire dell'avvenuta svalutazione operata dalle banche centrali con l'emissione di moneta per consentire alle banche insolventi di restare a galla. In altri termini prima o poi la velocità della moneta aumenterà, ora è molto bassa, e l'infllazione nascosta verrà fuori, diciamo che per i primi del 2011 cominceremo a vedere questa realtà.

Detto questo, ad occhio il grafico mostra una accumulazione laterale che, a scanso di ulteriori depressioni epocali delle economie dei paesi più industrializzati, si sfogherà vero l'alto, con un ritorno a valori intorno ad 85 90.

Ricordo che la distruzione di domanda negli USA ed in Europa è stata di grandissima portata e ulteriori importanti riduzioni sono possibili solo nel caso di una crisi grave, molto grave.

 

 

12
02 Set 2010
alle 10:02

smaz

Sarebbe interessante vedere lo stesso grafico convertito in euro...

11
02 Set 2010
alle 09:30

Hunter76Lima

Per Anacho #9,

ok, vero, gli USA risparmierebbero 4mbl/d però per farlo dovrebbero seguire una di queste strade:

- rinnovare almeno metà del parco macchine quindi nuovi investimenti e, soprattutto, nuovo consumo di materie prime e di energia (delocalizzabile, ma fino ad un certo punto) per costruirle che compenserebbe il risparmio del ridotto consumo. Il tutto in un arco almeno decennale.

- passare al trasporto su rotaia quindi nuovi investimenti e ancora materie prime e energie per costruire tutte le infrastrutture mancanti. Il tutto in un arco almeno ventennale.

- rinunciare al pendolarismo quindi ri-conversione a nuovi tipo di lavoro (p.es. agricolo a bassa meccanizzazione) con effetto di riduzione reddito, mobilità e consumi (come ovvio effetto del primo punto)

Ecco, tra le 3 strade sopra indicate, solo l'ultima è quella veramente perseguibile.

Morale: tutti a zappare la terra con la macchina in garage solo x i giorni di festa

10
02 Set 2010
alle 09:00

Hunter76Lima

Per Paolo #5

scusa, solo per capire, ma da dove arriva questa " teoria della ciclicità delle oscillazioni instabili in presenza di non linearità"

Hai qualche riferimento?

9
02 Set 2010
alle 01:58

Anacho

#7 se per privato intendi le autovetture siamo intorno al 50% o poco più per gli USA e al 30% in Europa.

Se le auto americane si allineassero ai consumi europei gli Stati Uniti risparmierebbero circa 4 milioni di barili al giorno... mica male, vero?

8
02 Set 2010
alle 01:03

poldo alias marco

Te lo dico io che succede: torniamo a 40 dollari al barile perchè il ceto medio almeno in occidente deve rinunciare alla macchina (stà già rinunciando alla macchina, la usa sempre di meno gli immigrati non la comprano proprio neanche dopo 15 anni che stanno qui). Quindi speriamo che tenga almeno il gas, il cui prezzo appare stremato, perchè l'elettricità l'acqua calda ed il riscaldamento forse ce li teniamo prima di morire di fame e freddo o puzzare, ma il petrolio per i trasporti... Come lo vedo male!

7
01 Set 2010
alle 18:37

guastatore

Una domanda:

in quale quantità incide l'utilizzo del carburante per uso privato rispetto al totale di petrolio estratto giornalmente e trasformato nei più svariati prodotti

6
01 Set 2010
alle 17:52

medo

Si dimentica sempre un fattore importante.  Ovvero la distribuzione dei carburanti.

Perchè mentre gli automobilisti europei stanno con un occhio sulle quotazioni del barile e con l'altro sulle proprie disponibilità monetarie, dall'altro chiudono A RAFFICA i distributori di prossimità, in favore di multi-pompe collocate in snodi strategici per la distribuzione.

Il risultato è che dal 1970 ad oggi dove c'erano 4 pompe di benzina in Europa (parlo di EU-15), ce n'è una. In tutti i paesi il numero di stazioni di servizio per superficie e per abitante è calato, tranne in Spagna, dove pero' il trend si è invertito nel biennio di crisi nera che attraversa la penisola iberica.

E che in paesi come la Francia si è a ridosso del valore "limite" di 2 stazioni di servizio per 100 kmq, con code pressochè costanti di 3-4 auto ad ogni pompa e tempi di rifornimento triplicati negli ultimi anni con obbligo di carta di credito sul 90% delle pompe. Dopodichè ci dovrà pensare il poliziotto o il soldato a regolare la fila.

Quindi, come molti ipotizzavano, la "fine" dei carburanti inizia per la fine delle stazioni di servizio, l'inizio della militarizzazione privata o pubblica e tutto questo senza che il barile o il litro siano schizzati a chissà quali valori... Nella indifferenza generale delle rane bollite che devono farsi 100 km ogni giorno per racimolare tre spicciolini. 

Qui i dati fino al 2008 sull'Europa, ci sono anche altre tabelle più aggiornate su altri argomenti: 

...www.ufip.fr/?rubrique=1&ss_rubrique=323&inner=326&ss_inner=398&id=d_37

5
01 Set 2010
alle 16:55

Paolo Marani

Se la teoria della ciclicità delle oscillazioni instabili in presenza di non linearità è fondata, prevedo un periodo breve di stabilità, poi un decremento dei prezzi fino attorno a 65 dollari al barile, poi una nuova impennata fino a 150 dollari e oltre. Poi giù in picchiata e si ricomincia, stavolta con l'asticella un po più in su.

Uno schema autosomigliante a quello del 2006-2008.

Vediamo se ci azzecco.

4
01 Set 2010
alle 15:51

tulkas

L'economia globalizzata non si può permettere un prezzo del greggio così stabilmente alto.

La prossima ondata di crisi dovrà per forza distruggere altra domanda: le nostre abitudini cambieranno e il prezzo scenderà, anche perchè i "consumatori" da una parte non hanno più molto denaro disponibile e dall'altra non hanno possibilità concrete di chiedere prestiti.

3
01 Set 2010
alle 15:28

Paolo B.

E' evidente che l'offerta per ora riesca a far fronte alla domanda, in crescita quella delle economie emergenti ed in calo o stabile quella delle economie occidentali.

Siamo in piena fase di plateau petrolifero ed è presumibile che duri ancora per qualche anno perché all'aumento delle importazioni petrolifere dei paesi emergenti si contrapporrà(a mio avviso) la stagnazione od il calo di quelle dei paesi occidentali(+ il Giappone).

Per come la vedo io, l'Occidente è già in fase di decrescita strutturale mentre le economie emergenti hanno ancora qualche margine di crescita(vorrei vedere quanto per la Cina a fronte di una crescita annua del 10% e di un raddoppio del PIL tra 7 anni!).

Il prezzo del barile per ora, ed a causa della stagnazione delle economie occidentali, non raggiungerà valori eclatanti per un po', almeno fino all'inizio del declino della produzione globale, ben prima dei fatidici 7 anni del raddoppio del PIL cinese.

Saranno anni difficilissimi per la tenuta degli stati sociali, del potere di acquisto delle retribuzioni(per chi ancora un impiego stabile ce l'ha/l'avrà) ed in definitiva dell'integrità degli stati nazionali e non sono molto ottimista in merito.

I prossimi 4-5 anni saranno molto interessanti...

2
01 Set 2010
alle 14:49

Hunter76Lima

Stabile in fascia 70-80 nei prossimi 3-4 mesi, calo pronunciato verso 50-60 in corrispondenza dei rovesci finanziari di inizio 2011 che dovrebbero certificare il ritorno in recessione.

Plausibile un nuovo picco nella 2° metà del 2011 - 1° meta del 2012 causato da Cina e India e paesi arabi che nel frattempo continueranno a far crescere i loro consumi incuranti della debolezza USA-Europa.

Propendo per un valore di picco cmq non superiore a 100 causa effetto frenante delle quotazioni "forti" sull'economia mondiale in ambito recessivo (ne abbiamo visto un esempio con il plateau 70-80 di quest'anno)

1
01 Set 2010
alle 14:38

guastatore

Se si volesse guardare la simmetria nel grafico, la possibile penuria di greggio e lo sviluppo dei paesi emergenti si potrebbe pensare ad un nuovo picco a metà 2012

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