Uno sguardo dal picco

E' bello, ogni tanto, trovare qualcuno che la pensa come te. Stavolta l'ho trovato in Guy McPherson, professore dell'Università dell'Arizona, scienziato e docente di biologia. Come riporta il giornalista Kurt Cobb, che ha fatto una chiacchierata con McPherson, il professore ha sempre considerato il picco del petrolio come una specie di deus ex machina che ci salverà all'ultimo momento.
La scoperta di una miracolosa, economica, evoluta nuova fonte energetica permetterebbe al nostro sistema di vita di durare più a lungo. Ma un tale sviluppo rappresenterebbe una sentenza di morte per la razza umana, perché porterebbe alla totale distruzione dei sistemi di sostegno alla vita su cui contiamo, sistemi che al momento sono già in affanno. Il risultato sarebbe un'ulteriore esplosione della popolazione, del consumo delle risorse inclusi suoli e acqua, e ulteriore distruzione delle specie su cui contiamo per la nostra sopravvivenza.
Per tacere dell'inquinamento dell'ambiente, qualora il sistema industriale dovesse durare con l'andazzo odierno. La scoperta della teoria del picco, racconta ancora il professore, ha prodotto su di lui lo stesso effetto che ha fatto a me: ottimismo, anziché pessimismo. Le conseguenze del picco potrebbero salvarci le penne, consentendo l'esistenza umana sul pianeta per un periodo più lungo, rispetto alla condanna che ci pende sul capo per l'esaurimento delle risorse e di tutti gli ecosistemi.
Certo, qualcuno prende questi discorsi per ecologismo da tastiera, e da poltrona al calduccio. Il crollo della civiltà industriale non è una pretty picture, ne siamo consapevoli, non è un futuro di belle pastorelle col pannello solare. E' un disastro epocale. Ma mentre tutti riusciamo ad immaginare con una certa facilità la catastrofe rappresentata della fine del nostro modo di vivere, facciamo fatica a figurarci la catastrofe che accadrà se questo stile di vita e di consumi dovesse continuare, anche per poco. Personalmente, penso che sarebbe peggio: una catastrofe, e senza neppure la prospettiva di un futuro.
(Nella foto: mare di monnezza sul fiume Citarum in Indonesia)
@Debora
il mio era un commento ironico, rivolto a coloro che in fondo si "eccitano" a parlare di immani tragedie senza rendersi conto che dietro ci sono vite umane e dolori. chi dice di essere felice del raggiungimento del picco e che esso ci salverà mi pare che si metta appunto in quest'ottica mettendo in conto che i sacrifici saranno sempre e solo a carico dei più poveri.
Quando con gravità ci annunciano "sacrifici necessari" per non avere come alternativa la mancanza di futuro - sottintendendo però che tali sacrifici saranno esclusivamente a carico di altri - non si sta facendo un discorso da radical chic?
@2
Concordo e speriamo che il fondo sia in perfette condizioni, il sistema frenante sia ottimo ed aggiungerei anche un po' di fortuna
Cari Walter e Bat,
le miliardate di morti le sta già facendo la società della produzione, del consumo e del rifiuto. O pensate che quegli indonesiani in foto campino 80 anni? E i milioni di malati di tumore intorno a noi? E i morti nelle guerre per le risorse? Solo che questi non vi fanno impressione, vi sembra "normale", o semplicemente pensate che non toccherà a voi.
Esattamente come i catastrofisti...
L'uomo non si estinguerà, ci sono almeno un miliardo di persone che il petrolio non lo usa e non ne dipende... sarà la fine della civiltà industriale, la fine del credito, delle banche, delle assicurazioni, delle pensioni, del lavoro così come oggi lo conosciamo, della sanità, dell'istruzione a tutti, dei consumi, delle vacanze, ma anche dell'energia elettrica in paesi dove è molto abbondante.
Io sono propenso per un collasso molto violento ed improvviso con i primi squilibri dovuti dal deficit che si creerà trà domanda e offerta, vedremo le borse col segno negativo, inizialmente, poi problemi per il default del credito con chiusura di molte banche e poi il sistema industriale -> i posti di lavoro -> calo dei consumi -> riassestamento tra domanda e offerta, ma in quel caso ci sarà un periodo di deflazione (vedi Nicole Foss) il deficit si apre di nuovo -> il barile alle stelle -> borsa -> credito -> banche (anche assicurazioni, istituti di credito) -> industrie -> lavoro -> tagli alle pensioni e al sistema di beni e servizi del paese.
Tutto peggiorato dalle emozioni con cui affronteremo tutto ciò: davanti a un tal scenario gli azionisti avranno molte incertezze ad investire il loro denaro limitandone la circolazione sopprattutto nei settori energetici a cui non si potrà nascondere un calo considerevole dei volumi scambiati di combustibili fossili facendo perdere la fiducia negli investimenti in tal settori.
Senza contare la crisi sistemica, interventi politici, guerre ed i paesi produttori di petrolio che decideranno di tenerselo per sè!!
Non è finita qui purtroppo potrebbe andare molto peggio!
OT collasso finanziario sistemico Italia :
Estrapolo da articolo
" rischio default Italia vale 26 000 000 000 $ su mercato derivati "
" nozionale netto dei CDS sul debito italiano è il più alto al mondo "
" il crack di nessun altro paese al mondo renderebbe di più "
" il debito pubblico, a luglio nuovo record di 1 838 200 000 000 € "
" 1° semestre 2010, ogni giorno comprati e venduti swap su Italia per valore medio di 575 milioni di dollari. Dietro l'Italia, i paesi simbolo della crisi dei debiti sovrani : Spagna (525 milioni), Grecia (425 milioni), Portogallo (350 milioni) "
...ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-09-07/ecco-quanto-vale-rischio-192356.shtml
"Solo una catastrofe ci salverà", scrivevo qualche anno fa. Ora non so più se siamo una specie che valga la pena salvare.
@12
Lo temo anch'io, non ci fermeremo mai finchè avremo ancora un po' di combustibile per alimentare la caldaia del consumismo sfrenato.
Tutti insieme più o meno allegramente verso lo schianto finale.
Non é pessimismo il mio, é la consapevolezza di quanto sia ingordo l'homo sapiens...
@ 11 Non volevo fossilizzarmi sull'articolo che parla dell'ITER, che pare fuffa mainstream buona come pezza d'appoggio per i debunkers professionisti alla Paolo Attivissimo (prossimamente sui nostri schermi, in alternativa ai primi blackout, il nuovo gioco gentilmente sponsorizzato dagli informatori ufficiali: il tiro al peakoiler! Scommettiamo?). Piuttosto sentire i vostri pareri...
Sulla fusione nucleare l'ineffabile Corriere scriveva appena un anno fa:
...quanto alla speranza di arrivare a una filiera operativa di centrali a fusione nucleare, non si parlerebbe più di qualche decennio ma addirittura di un secolo.
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_giugno_18/fusione_nucleare_aumentano_costi_b2f02ab4-5c05-11de-b8d9-00144f02aabc.shtml
Si accettano scommesse su quello che scriverà tra un anno... ;-)
Sono perfettamente d'accordo con Paolo B.
Proprio questo mi dà la certezza matematica che, visto l'andazzo, qualsiasi pallida possibilità di continuare con il business as usual anche solo per una settimana in più dei limiti imposti (anche al prezzo dell'annichilazione successiva) verrà perseguita con ogni mezzo...
Nello stesso articolo parla, ottimisticamente e se tutto va bene, di avere i primi reattori commerciali poco (quanto poco?) oltre la metà di questo secolo!!! Quindo dopo il 2050
@8
Per quanto mi riguarda non presto fede alla notizia del Corriere sulla fusione in quanto la credibilità di quel giornale, al pari delle altre testate nazionali, é zero.
Ed anche se la fusione fosse dietro l'angolo(si fa per dire), non potrebbe sostituire la versatilità del petrolio nell'agricoltura, per le materie plastiche, in campo farmacologico.
Energia elettrica infinita sì, ma i picchi diffusi delle altre risorse planetarie(terreni coltivabili inclusi) ci porterebbero comunque verso il collasso di questa inciviltà, magari poco più in là nel tempo.
La morale é che qualsiasi "miracolosa" tecnologia energetica prolungherebbe solo di un po' il business as usual, ma sicuramente renderebbe più disastrosa e repentina la decrescita.
In fondo non siamo diversi da una colonia batterica in un ambiente limitato...
@8
E' tutto da vedere se il famoso reattore ITER, quello di cui tu accenni, verrà realizzato per quella data, se verrà realizzato, se funzionerà, e se funzionerà come sperato.
Troppi se, da non farci affidamento, prima ancora di preoccuparsi di quello che potrebbe succedere SE questo ITER funzionasse tutto come sperato.
@ 2: se non ci siamo capiti, le conseguenze drammatiche ancorchè salvatorie del picco (cui guardo anch'io con un rassegnato ottimismo, come quello di un vecchio malvagio che in punto di morte si spegne sereno intravedendo una speranza di salvezza per i suoi nipoti) starebbero lì a ricordarci che è proprio il concetto di "larga scala" il seme del male.
E che il concetto di benessere come lo conosciamo oggi noi umani è insostenibile: attenzione, non parlo dell'abitudine occidentale alle 2-3 auto per famiglia e all'iPhone da comprare un modello sì e un modello no, parlo di miliardi di persone che punteranno, presto o tardi, ad arrivare tutte a campare 80-90 anni con 10-20 di pensione.
Piutosto Deborah, dato che ormai anch'io guardo al picco come al deus ex machina, l'unico colpo di scena in grado di tirarci dolorosamente fuori (come umanità, non come singoli) dal vicolo cieco dove ci siamo infilati... hai considerato la possibilità che questa oscura speranza possa renderci dei "fondamentalisti della catastrofe"?
Mi spiego: e se la nostra cupa speranza ci dovesse rendere ciechi (quindi meno credibili agli occhi del grande pubblico) ad eventuali novità che rischino di rinviarla aggravandola?
Faccio un esempio: l'altro giorno leggevo sul Corriere (per quello che può valere quel giornale come credibilità) che un team di scienziati conta di mettere in funzione il primo reattore a fusione nucleare entro il 2019.
Ora: qui dentro sappiamo benissimo che l'arrivo di una nuova fonte energetica del genere si tradurrebbe automaticamente in una catastrofe ben peggiore della decrescita forzata (e probabilmente anche violenta) che arriverà come conseguenza del picco.
Non è che, dato che noi "speriamo" in una catastrofe da 75 adesso per evitare quella da 100 tra 50 anni, rischiamo di diventare sordi a notizie come quella del reattore a fusione nucleare?
Mi piacerebbe sentire l'opinione della comunità di Crisis e Petrolio a riguardo.
Io invece concordo con Walter. Le parole che ho leto sono infantili. Giustifico questo comportamento solo perchè sono state scritte da gente davanti al Pc a cui probabilmente non manca nulla e che probabilmente sa di avere le energie per esserci ancora dopo il peak oil. gli altri si arrangino... noi tanto avremo un mondo migliore....Non voglio essere polemico o offensivo ma l'articolo mi dà questa impressione.
Concordo con l'"ottimismo" di Debora.
La decrescita, per l'inattività odierna delle elite di potere e la passività delle masse, sarà un disastro epocale, anche se io credo avverrà per gradi piuttosto che repentinamente. E semmai la fusione nucleare diventasse fattibile sarebbe tra molti decenni.
Lo "sboom" demografico diventerà realtà e forse chi resterà, dopo avrà una nuova chance di sviluppo secondo canoni più vicini alla sostenibilità.
Ma temo non riguarderà nemmeno la generazione di mia figlia(8 anni)...
@tutti
in fondo, 3 o 4 miliardate di morti ... basta essere dalla parte giusta no?
@2
il problema è che sono ancora troppo pochi quelli che se ne sono accorti...
Sì, condivido Debora.
Non sono d'accordo però con il tuo ottimismo (l'articolo di Cobb parla di un esempio di comunità sostenibile, un tale paesino nominato Monticello in Virginia, tanto caro a Perkins, onestamente esempio bucolico e paradisiaco poco ripetibile su grande scala) bensì concordo con il discorso: "il peak oil ci permetterà di evitare il peggio del peggio".
Questo sì, te lo concedo.
Meno peggio non vuol dire però benessere, purtroppo.
Quello che rammarica è che comunque si poteva fare ancora meglio, ovvero trasformare quel "meno peggio" in "accettabile".
Siamo andati troppo lunghi, come si dice in gergo automobilistico, e la frenata dolce dovrà diventare una bella inchiodata per evitare di uscire di pista.
E vedendo a che punto siamo arrivati penso che siamo stati ciechi e sordi per non essercene accorti prima.
Questo stile di vita e di consumi non può continuare, perchè è arrivato all'esaurimento. La crisi petrolifera è una crisi epocale su scala planetaria, non si scappa.
Prepariamoci quindi alla catastrofe della fine del nostro stile di vita.
alle 08:07
pilotaDD
Debora, scusa se per una volta ti contraddico ma se ho capito il senso della battuta (?) di Walter le miliardate di morti di cui parla lui sarebbero più o meno tutti di fame o morte violenta dovuti alla catastrofe post picco. Non li puoi paragonare con i tanti che muoiono nel loro letto a 50 anzichè 80 anni solo perchè non hanno la ventura di nascere in un paese ricco.
Certo fare distinzione tra morti e morti è campo della filosofia e della psicologia, tutti si deve morire prima o poi, e per esempio i morti di un disastro aereo non sono più morti dei tanti che nel mondo muoiono ogni giorno di fame o malattia, ma sarai d'accordo che la prospettiva di una riduzione drastica (per esempio dimezzamento) della popolazione in Europa Occidentale nel giro di pochissimi anni suoni abbastanza terrificante. Anche perchè non ci sarebbe nessun posto dove rifugiarsi e quindi "riduzione" sarebbe sinonimo di morte prematura.
Io spero che non avvenga e se dovrà avvenire di non vederlo ma razionalmente mi rendo conto che è purtroppo una prospettiva possibile di fronte ad un crollo verticale dell'economia e quindi dei servizi pubblici.
E' poi una cosa già avvenuta alla fine dell'antichità, gli storici ti dicono per es. che la popolazione di Roma crollò da centinaia di migliaia a decine di migliaia durante la guerra gotica, qualcuno di quei cittadini abituati a terme e distribuzioni di grano forse si salvò riconvertendosi ad una vita in campagna ma il grosso, evidentemente, dovette morire di stenti ai margini di qualche strada... brutta prospettiva!
Detto questo dobbiamo veramente augurarci che non costruiscano centrali a fusione o che non trovino qualche sistema per tamponare il picco del petrolio? E per chi? Forse per i posteri dell'anno 10000 AD sarebbe meglio che tutti i miliardi attuali di esseri umani muoiano di colpo tranne uno su cento (perchè le risorse del pianeta si conserverebbero fino a loro) ma per i contemporanei e i loro figli e nipoti certo no.
Io non riesco a fare questo ragionamento e spero che la tecnica ci fornisca in tempo un salvacondotto per sopravvivere come civiltà organizzata. Ma certo senza che riduciamo questo pianeta come si vede nel film Wallie.
E' già successo in Europa due secoli fa, quando si passò dal tagliare boschi (che stavano finendo) per scaldarsi e costruire al bruciare carbone e usare acciaio. E ora l'Europa è di nuovo coperta da alberi!
Spero che accada ancora e che magari come nei migliori romanzi di SF si colonizzino altri mondi per il beneficio dei posteri di cui sopra... :-)
Buona giornata!