Uno sguardo dal picco
Beh, non è difficile scoprirlo. Basta guardare questo significativo grafico: la dipendenza dal petrolio nei Paesi UE, in particolare per i trasporti, compresi quelli pubblici. Prima è la Grecia, poi l'Irlanda, poi il Portogallo, poi la Spagna e poi l'Italia.
Ancora convinti che l'energia non c'entri nulla con la crisi?

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Non esiste nessuna certezza assoluta sui rapporti di causa effetto, ma solo un nesso logico di ragionevole certezza.
I fatti della vita e gli eventi della storia non possono ascriversi alla fenomenologia deterministica ed è per questo motivo che il secondo approcio è quello che dobbiamo essenzialmente seguire in questi casi.
Partendo da quest'assunto è ovvio che la crisi energetica sia la causa primordiale (non unica) di quanto sta succedendo. La cattiva gestione dell'uomo (politica, ecomica, sociale, morale) ne ha enfatizzato gli effetti.
L'economia non conosce assolutamente sè stessa, è semplicemente espressione della capacità (ottima) di adattamento dell'uomo ai vari ambienti/situazioni che si trova di fornte . Da ciò non deriva necessariamente che trovi sempre la soluzione ottimale o sia in grado in ogni caso di trovare una via d'uscita.
Nel contesto attuale sembra infatti essersi infilata in un vicolo cieco.
Rammento che la congiuntura è critica perchè il petrolio spinto dalla ripresa turbo degli emergenti (Cina in primis) e da USA e Germania che fanno capolino da sott'acqua, stanno infiammando la quotazione del petrolio nonostante un euro indebolito dalla crisi dei periferici europei (correlazione mai verificatasi negli ultimi 3 anni a questa parte).
La quotazione odierna è a 85$ al barile con euro a 1,30 contro il dollaro. Significa 65 euro al barile, valore massimo da 2 anni a questa parte.
E' quindi possibile un ritorno prossimo futuro della famosa stagflazione anni '70 con ripresa moscia e asfittica e commodities che s'impennano (questo parlando d'Italia). Assomiglierà però più ad una deflazione perchè solo le commodities (benzina,metalli, preziosi e alimentari per essere chiari) saliranno con tutto il resto che nel contempo calerà (azioni, immobili, asset in generale) tenendo di fatto basso il tasso d'inflazione.
A livello mondiale è invece ormai consolidato come entro il 2011 la spare capacity OPEC sarà esaurita dalla sete degli emergenti e l'Italia dovrà affrontare un'austerity sempre più spinta (dovuta ai tagli di bilancio che verranno imposti dall'Ue nel corso del 2011) che soffocherà ogni germoglio di ripresa e che sarà schiacciata definitivamente da una prossima crisi globale con ogni probabilità entro il 2012
Concordo con chi sostiene che il grafico dice tutto e nulla. Chissà quanti altri grafici simili esistono o dicono l'esatto contrario. La società è un sistema troppo complesso per essere parametrizzato da una sola variabile. E' ovvio che l'energia c'entra con la crisi ma siete sicuri che ne sia la causa e non una conseguenza? Come potete definirlo con certezza assoluta? Non sarà un gatto che si morde la coda?
L'economia è come una nube di elettroni che si muvoe sul tessuto sociale. Al momento il polo attrattivo è in oriente, ma questa corrente lo consumerà come ha fatto con noi per poi passare ad altri. Ci vorrà ancora del tempo perché si possa avverare una catastrofe globale. Se poi dovesse finire il petrolio si troveranno delle alternative, ove possibile. E comunque penso che salteranno fuori delle opzioni quando la situazione sarà matura, ossia quando la gente avrà bisogno di un motore non a benzina; ora il motore elettrico è utile, amico dell'ambiente, una scelta di coscienza ma è un surplus, uno sfizio, in taluni casi un impaccio. Tranquilli che l'economia conosce sé stessa e saprà rigirarci la frittata prima che si bruci.
Penso che tutti o quasi coloro che frequentano questo blog siano assolutamente persuasi del fatto che il petrolio centra eccome.
Forse non sarà l'unica causa, ma di sicuro ne è la principale.
Il grafico è significativo e mostra che la variabile petrolio c'entra molto con la crisi dei conti pubblici dei PIIGS, anche se nel caso italiano quello che fa paura è la paurosa esposizione degli enti locali oltre al debito pubblico (considerando però che l'indebitamento personale degli Italiani è significativamente basso).
Poi c'è sempre chi continua a negare il picco e le sue picconate devastanti al paradigma economico attuale, o perchè non vuol vedere i fatti, o perchè trolleggia.
Vabbè, tanto non fa testo in questo blog e crisis...
# fabrizio73
Il grafico resta interessante, ma è chiaro che uno stato europeo che non abbia un vero welfare e una grande spesa pubblica, per quanto esso sia dipendente dal petrolio, non puo' realmente crollare. E tutti gli stati dell'Est, tipo Ungheria, Bulgaria, che dipendono "poco" dal petrolio, alla fine sono tutti andati di fatto a gambe per aria nello scorso biennio, ma essendo stati di alcuna rilevanza e con pochi interessi finanziari esteri, cioè sono poco considerati.
Chi abbia viaggiato in Portogallo o Spagna, ha visto quanta disparità c'è con paesi quali Germania e Francia: c'è una rapidissima e cementatissima speculazione dell'ultimo ventennio che ha capitalizzato malamente, dilapidato tutto il profitto della leva finanziaria e l'opportunità dei fondi europei. Stessa cosa è accaduta in Italia, ma il nostro è un triplo e quadruplo paese che non ha uno stato sociale vero rispetto ai paesi di cui sopra, le famiglie sopportano tutto il peso della crisi grazie agli ultimi trent'anni di risparmio, il possesso della casa... Et cetera.
e poi Uk, Francia, Germania e Spagna hanno il nucleare...non sono dipendenti dal petrolio, ma dall'uranio. cosa è meglio? forse è meglio per gli slovacchi che consumano meno e basta!
Come al solito si cerca di forzare su un argomento questioni (dipendenza estera dal petrolio e crisi finanziaria) che hanno ben poco in comune (almeo in questo frangente). Dire che i paesi a più alto rischio di default sono quelli che dipendono maggiormente dal petrolio è affermare una cosa NON vera. E come dire che quelli che hanno una minore dipendenza dal petrolio hanno i conti in ordine e l'economia che tira...un po di onesta intellettuale ogni tanto non guasterebbe.
Mi sa che il picco ve lo sognate anche di notte
...Sarebbe bello capire se si tratta di petrolio importato o petrolio in se...Su TOD poco tempo fa ho letto che la bolletta energetica della Gran Bretagna fra 6-7 anni sarà peggiore di quella italiana....Beato o dannato Mare del Nord ? ( inteso come giacimenti petroliferi )...Stavo ascoltando la colonna sonora di inception, e sempre più mi sto convincendo che se l'effetto serra, nei suoi primissimi effetti ( alluvioni giganesche e variazioni di pluvioletria locale ), contribuisse ad un collasso della carbon footprint umana entro i prossimi 10 anni, invece che fra 100, sarebbe molto lungimirante nell'eliminare le " forze del male " : io sto con Gaia.
sigh!
Diciamo che questo grafico dice tutto e niente.
L'instabilità finanziaria di questi stati è stata messa a repentaglio dalle decisioni UE di spostare il debito dalle banche private ai conti pubblici degli stati che ne fanno parte.
Poi ovviamente più un infrastruttura statale dipende dall'energia (petrolio-carbone-gas) più è esposta alla volatilità dei prezzi che tanto conosciamo di questi ultimi tempi...
Secondo napolitano euro a rischio ma che cosa succederebbe se l'euro dovesse fallire??
Vado a fare le valigie: Estonia aspettami!
Ma aspetta un attimo: l'Estonia ha avuto nel 2008 un crollo del PIL di 3,6% poi nel 2009 del 14,1% ed è fallito lo stato sociale... Allora questo grafico serve un po' a capire alcune cose, ma anche no!
alle 15:07
corrado
ma un gruppo di studio come ai tempi che furono e che mi sa ritornino no, eh?