Uno sguardo dal picco

In Angola, ENI è presente dal lontano 1980. Sia mai che ci facciamo scappare qualcosa.
L'annuncio di ieri, è l'acquisizione dei diritti di esplorazione e operazioni nel Blocco 35, l'ennesimo posto impervio ultra-deep-water offshore a 150 km dalle coste Angolane, 4800 km quadrati di potenziali riserve pre-salt. L'ENI trivellerà due pozzi e condurrà esplorazioni 3D su 2500 km quadrati.
Pre-salt significa "semplicemente" che queste potenziali riserve giacciono sotto 2 chilometri di sale che a sua volta sta sotto 2 km di roccia che a sua volta se ne sta 2-3 km sotto la superficie oceanica. Una passeggiatina. Riuscite ad immaginare l'immane sforzo economico e la superiore competenza tecnica necessari per intraprendere una simile avventura? Forse cado dal pero io, ma a me sembra un impegno pari all'andare sulla Luna.
Faccio i miei più sentiti auguri all'ENI e soprattutto ai suoi eccellenti tecnici. E penso che, comunque, stiamo proprio raschiando il fondo del barile planetario.
xx
L'Angola come scolarità di base è messa abbastanza bene, inoltre il governo persegue una politica di concessioni molto particolare, che concede esenzioni fiscali dagli 8 anni (mi pare solo per Cabinda) ai quindici (per le province più malmesse). che prevede di sostituire gli stranieri con il personale locale a tutti i livelli.
E' evidente lo sforzo per passare da paese da materie prime a paese avanzato, un cammino molto lungo, ma credo che l'Angola sia sulla buona strada, anche se permangono numerosi problemi, dalla corruzione alle mine, che hanno spinto moltissimi a inurbarsi (Luanda ricorda molto Rio de Janeiro, una città bellissima con le favelas).
Un fenomeno curioso è l'immigrazione portoghese, molti giovani arrivano dall'Europa per cercare lavoro in Angola, una vera e propria emigrazione al contrario, che sta assumendo proporzioni notevoli.
@ Anacho, grazie per le info di prima mano, sui giovani il concetto era legato alla scolarità dibase, gli ultimi anni hanno visto un miglioramento della situazione e la riduzione dell'analfabetismo, ma la strada è lunga, ti auguro buon lavoro.
PS
E' triste vedere che ancora qualcuno non ha capito che il nostro è il pianeta delle scimmie e che siamo tutti africani, volenti o nolenti.
Non ho capito quali sarebbero le problematiche legate alla perforazione in evaporiti, dopotutto abbiamo fatto decine di pozzi nei domi salini, una accurata pressure predict e una buona scelta del fango (a olio o saturo di sale) e non dovrebbero esserci più problemi di un normale pozzo in deep water.
Le piataforme petrolifere in Angola devono essere rimosse a cura delle compagnie petrolifere, che le devono smontare e portare a terrra.
Io sono per bonificarle e poi affondarle nei pressi della costa, che è un'ottima soluzione per l'ambiente, ma evidentemente non fa girare abbatanza soldi.
I giovani in Angola non mancano, ne sto appunto addestrando un gruppo, il vero problema sono le migliaia di mutilati a causa delle mine.
"Senti, non ho capito dove vuoi arrivare. Hai fatto una domanda e ho risposto"
Da nessuna parte, soprattutto se consideriamo che la mia domanda era abbastanza retorica...
@ Hiei
Senti, non ho capito dove vuoi arrivare. Hai fatto una domanda e ho risposto, premettendo che la mia conoscenza si limita al Mare del Nord.
@Mario
"Nel momento in cui una compagnia invia alle autorita' il piano per la messa in produzione di un giacimento, deve gia' aver pensato a come disfarsi delle installazioni, altrimenti non gli viene concessa la licenza."
Già. E i politici non devono rubare perchè è contro la legge.
"Quindi, nella valutazione dei costi che si fa prima di decidere se vale la pena far partire la produzione, i costi di rimozione e smantellamento sono gia' compresi."
Proprio come per le centrali nucleari, giusto? Ricordami un po' com'è finita in quel caso...
"Ripeto, non so se nel pianeta delle scimm.. ehm volevo dire Africa, le procedure sono diverse."
E un tocco di razzismo, così, per dare atmosfera...
@ Hiei
Nel momento in cui una compagnia invia alle autorita' il piano per la messa in produzione di un giacimento, deve gia' aver pensato a come disfarsi delle installazioni, altrimenti non gli viene concessa la licenza.
Quindi, nella valutazione dei costi che si fa prima di decidere se vale la pena far partire la produzione, i costi di rimozione e smantellamento sono gia' compresi.
Ripeto, non so se nel pianeta delle scimm.. ehm volevo dire Africa, le procedure sono diverse.
"Mi risulta che la rimozione delle installazioni offshore sia a carico delle societa' operatrici, che la appaltano di solito a societa' di servizi come Aker o Halliburton.
Nel Mare del Nord la procedura e' questa, non so se altrove le regole sono diverse."
Certo. Le società operatrici però finito il petrolio non avranno ragione di sobbarcarsi una spesa "inutile", anzi non avranno nemmeno più ragione di esistere, giusto?
La cosa importante, per loro, non e' riuscire nell'impresa... ma dimostrare che l'impresa la stanno facendo... anche a costo di spendere il doppio. Tanto che gli frega... a rimetterci sono le banche e i poveri investitori... oltre a noi. Non loro.
L'Eni e' un colosso che muove decine di milioni di dollari ad ogni suo respiro.... e grazie ad essa mangiano e vivono migliaia di famiglie. Poco importa quali siano i reali e concreti risultati. L'importante e' che sia attivo.... e propositivo!
OT - Un dinosauro nel frigorifero, ovvero InFlazilla cerca alleati !!
Ogni tanto affiora, chi ne vede un'mpronta, una scaglia, una testa ...
Ancora non si palesa nella sua interezza.
Come ogni scienziato babbeo che si rispetti ho una mia teoria sulla Bestia.
Credo che in questo momento stia cercando alleati, ha sentito l'odore di un enorme dinosauro nascosto, di cui abbiamo qui una foto
Questo pericoloso reperto è tenuto in animazione sospesa dentro un gigantesco frigo, in America: penso che InFlazilla abbia trovato il modo per liberalo, riportarlo in vita e farsi dare una mano, anzi, il lavoro è iniziato da diversi mesi,
-ttp://research.stlouisfed.org/fred2/series/MULT
Non si sentono i rumori degli scavi perchè il feastuono del moltiplicatore che sta utilizzando è coperto dagli strepiti cartacei della ripresa del PIL americano, ma lo scavo continua, e se arriva sotto il frigo basterà una alitata del Leviatano per rianimare il dinosauro della Riserva.
Le prospettive per l'Angola di fruire del petrolio che verrà estratto sono minate alle basi, basta guardare al trattamento fiscale per l'industria petrolifera.
Da "Fisco oggi" sull'Angola
Il regime tributario speciale per l'industria petrolifera
Introdotto dalla legge n. 13/2004, prevede, tra l'altro, con riferimento all'imposta sul rendimento da petrolio che è del 50% sugli utili, la possibilità di dedurre dalla base imponibile, come costo riconosciuto di investimento, fino al 50% del petrolio prodotto; mentre quanto all'imposta sulle transazioni del petrolio, che si applicherebbe sui rendimenti con un'aliquota del 70%, le deduzioni dalla base imponibile sono previste sia come incentivo alla produzione (in pratica un aggiustamento dei costi di produzione), sia come incentivo agli investimenti (riconosciuto secondo i costi storici dell'investimento).
Va ricordato che paesi come l'Angola sono ricchi di risorse ma carenti del capitale umano necessario a sfruttarle; la storia degli ultimi secoli ha visto un dissanguamento continuo, dalla tratta degli schiavi alla guerra imposta dall'UNITA e dai suoi padrini oltreatlantico. Generazioni intere di giovani sono state spazzate via.
La speranza è che possano equilibrare rapidamente, in qualche modo, il grave deficit nella produzione agricola, in modo da mettersi al riparo dalle fluttuazioni sul mercato; garantire insomma una base fiscale adeguatamente stabile per la ricostruzione del paese.
@ Hiei
Mi risulta che la rimozione delle installazioni offshore sia a carico delle societa' operatrici, che la appaltano di solito a societa' di servizi come Aker o Halliburton.
Nel Mare del Nord la procedura e' questa, non so se altrove le regole sono diverse.
"Per liberarci della dipendenza dal petrolio passerà ancora molto tempo purtroppo..."
Io invece mi chiedo chi ci libererà da tutte le varie piattaforme petrolifere sparse per i sette mari quando saranno diventate inutile ferraglia...
Proprio come previsto da mitico "Limits to growth"! Man mano che le risorse diventano più scarse, si devono dirottare sempre maggiori capitali ed investimenti per ottenere lo stesso quantitativo di materie prime. Col risultato che finisce prima il capitale per estrarre il petorolio che il petrolio stesso. Qundi, non finirà in assoluto il petrolio, finirà il capitale necessario per estrarlo. OK?
Lasciali fare, Debby, lasciali andare.Stanno solo succhando il midollo, fino in fondo. Mmmmh, che buono, che squisitezza! Poi resterà solo l'osso.....
Un amico
cmq la nostra economia è davvero strana, se nno cresci sempre crolla tutto..... davvero alla lunga collassa per forza niente sale sempre.
La febbre di ricerca c'e' proprio perchè siamo alla frutta e si cerca di far slittare piu' avanti possibile il punto in cui l'offerta andrà irreversibilmente sotto la domanda....visto che di comprimere l'offerta non ne parla nessun governo ne tantomeno nessun economista.
Io gli auguri li faccio agli Angolani e a tutte le popolazioni che si affacciano sul tratto di mare interessato dalle manovre Eni, affinchè non ci sia un macondo 2.
Comunque è inquietante pensare che questa febbre di ricerca dell'oro nero potrebbe causare i peggiori disastri ecologici di fine era petrolifera.
Per liberarci della dipendenza dal petrolio passerà ancora molto tempo purtroppo...
Mi chiedo come fanno a guadagnarci con i costi che dovranno sostenere per l'estrazione.... forse forse sanno che ormai sotto gli 80$ non scenderà più....
alle 17:58
Andrea
...credo che Anacho abbia spiegato alquanto esaustivamente e in maniera oggettiva quanto viene svolto in Angola...a chi critica senza sapere, invito di recarsi a Soyo (Kwanda Base per JV Sonangol-Eni Saipem, Angola LNG Project per la Bechtel) e dopo vedere se si ha da dire qualcosa...un appunto a Mario: la storia del pianeta delle scimmie fa pietà, spero tu abbia meno di 15 anni perchè sennò fossi in te qualche domanda me la porrei...
Saluti dal Mozambico da chi ha l'Angola e la sua gente nel cuore...