Uno sguardo dal picco
Qualcuno per caso qui si sta chiedendo se il prezzo del barile è destinato ad aumentare ancora?
Beh, ecco un po' di numeri che non promettono per niente bene. Naturalmente non teniamo in considerazione gli speculatori, i rally sulle Borse eccetera, visto che non ne sappiamo nulla: ma i "fondamentali" qualcosa sanno rivelarci.
Ricorda Tom Whipple, che sul piccolo ma autorevole Falls-Church News si occupa spesso di petrolio, che al momento la produzione mondiale di petrolio è a 88,1 barili al giorno, con un consumo corrispondente di... 89,1 barili al giorno. Qualcosa non torna? Infatti. E infatti è confermato come le riserve OCSE siano calate di 8 milioni di barili a Novembre e di altri 33 milioni a Dicembre; come le "riserve galleggianti" mantenute illegalmente nelle petroliere dagli speculatori stiano magicamente svanendo, e soprattutto come l'Arabia Saudita sta aumentando la produzione.
Fino a quando potrà bastare tutto ciò a tamponare la situazione? Se non ci sarà una ripresa economica possiamo farcela, ma cosa accadrà se la ripresa dovesse stimolare la domanda di greggio di altri 2,5 milioni di barili al giorno come previsto, arrivando a sfiorare i 92? Per tacere del fatto che è molto, molto improbabile che i sauditi siano in grado di immettere sul mercato un ulteriore milione di barili e passa così, dalla sera alla mattina.
Non una bella situazione. Per fortuna eravamo stati avvisati da tempo...
xx
Guardate che bel grafico, ci sono due potenti supporti al numerario del petrolio, che possono essere testati prima di ripartire.
Scuotitura del tappeto anche nell'oro ? déjà vu ...
......petrolio a 20$ !?!?!?!?
....i costi di produzione dei vari greggi oscillano dai circa 30$ al barile della produzione onshore dei paesi dell'aerea del golfo, ai circa 80$ dei vari oil-shale e ngl. Passando per i circa 60$ delle produzioni deepwater e ultradeepwater.
Considerando che i greggi a 30$, difficilmente rappresentano più del 50% della produzione totale e che questi sono dati del 2007, mi pare azzardato pensare a prezzi anche solo al disotto dei 60$ se non per periodi brevissimi.
Seguendo i fondamentali (fra i quali ricordate che la domanda mondiale stà iniziando nuovamente a staccare la produzione) il prezzo "giusto", in questo momento dovrebe essere fra i 70 e 90 $. Se poi la domanda contunua a salire si va anche oltre.
@20
sicuramente raffreddare è difficile, ma se riuscissero davvero a far partire una nuova bolla sull'azionario il petrolio se ne torna a 20$
se poi davvero di petrolio ne resta poco, il mercato sa che gli usa non hanno esitazione ad andarselo a prendere. il prezzo lo fanno loro, e lo fanno sulla base dei loro interessi
"ma nel mondo capitalista i fondamentali non contano una beneamata mazza"
Ed infatti questo capitalismo sta chiudendo il suo ciclo, sulla pressione dei fondamentali ignorati.
Comunque l'analisi è fallace anche nel breve, come abbiamo visto nello studio comparato della ragione di scambio del petrolio.
Raffreddare diventa difficile se si stampano 76 miliardi di dollari al mese solo in USA per coprire le mancate emissioni di debito corrispondenti che, si sa, non sarebbero digerite bene dagli "investitori".
@17
Sono ricresciute l'esportazioni i consumi natalizi 2010 rspetto al 2009 hanno subito un calo del 12%
Per consumare meno carburante basta ridurre le gite fuori porta ed andare piu' piano quando si viaggia.
bah, forse una vera ripresa abbasserebbe il prezzo perchè finalmente i capitali se ne tornerebbero sull'azionario. l'attuale impennata delle materie prime è in buona parte il frutto della disperata ricerca di profitti e di assicurazioni contro i vari default. in effetti tutto quel che stanno cercando di fare è di far ripartire l'azionario e raffreddare oro, argento e materie prime... capisco il discorso sui fondamentali, ma nel mondo capitalista i fondamentali non contano una beneamata mazza
Non è vero, l'Italia nel 2010 ha consumato meno petrolio che nel 2009 nonostante la ripresa, quindi non è possibile che nel resto del mondo la domanda aumenti. Sarebbe come dire che l'Italia è in recessione ma è un assurdo, la crisi è finita all'inizio del 2009 perchè nel 2010 abbiamo consumato di meno? Perchè ci siamo comprati tutti la macchina elettrica, già!
@14
Sono aumentate le scorte
http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?code=701&dt=2011-01-20&src=TLB
Le raffinerie chiudono perché il consumo è calato e perché sono state messe in funzione grandi raffinerie in paesi come l'India. Certamente, non chiuderanno tutte, ma quelle che hanno investito si rafforzeranno.
Piuttosto, è vero che il governo non fa nulla per cercare di gestire questa e tante altre emergenze nazionali, essendo il altre faccende affacendato (difendere B. in giorni come questi, andare a p.....e quando la situazione è più tranquilla).
Oggi il petrolio è sotto i 90, e anche l'oro ha preso una bella botta, ma siamo sempre nei limiti normali di oscillazione per beni che si sono molto apprezzati negli ultimi tempi.
Come mai il prezzo del greggio sta calando bruscamente?, ho appena visto che è sceso ad 88 al barile...
@6 Paolo b.
Già paolo hai visto? De Vita è ormai la seconda volta che lancia l'allarme, prima l'anno scorso, poi quest'anno dicendo che il settore della raffinazione è destinato a ridimensionarsi.
Ma l'Italia fà le orecchie da mercante e la voce di Pasquale non arriva a chi deve arrivare e tac!! chiudono la Tamoil di Cremona (dove abito)... e ci si dispera perchè dall'oggi al domani saltano 1000 posti di lavoro!
Ma io mi chiedo: è mai possibile che De Vita parla e nessuno lo caga?? com'è possibile che per le amministrazioni locali sia stata una sorpresa tutto ciò??
Il picco si manifesta subdolamente e noi non possiamo stare che a guardare! frà non molto non converrà neanche più raffinare in Europa ed occorrera importare a costi esorbitanti, ed a me viene da pensare che alcuni posti rimarranno a secco per ragioni logistico-strutturali.
@11
Dimentichi le guerre per le risorse. Se davvero pensi che le economie emergenti si papperanno la torta petrolifera (e non solo) rimanente senza fare i conti con i paesi occidentali militarmente ben dotati, allora sbagli alla grande.
La società cambierà al ribasso forzatamente da qui a pochi anni perchè il pianeta non ha più le risorse in quantità sufficiente per mantenere in piedi questo insostenibile paradigma, almeno esteso alle masse popolari.
Oggi come oggi la catastrofe più plausibile nell'ipotizzare la decrescita non dolce è una serie di guerre per le risorse, checchè ne dicano di GW, pandemie casuali o provocate, ecc.
Nel frattempo la decrescita è già iniziata in una buona fetta di mondo, grafici e cifre alla mano, ed é ancora relativamente dolce.
Ma già all'orizzonte si profila lo spettro di una crisi alimentare mondiale...
@7
Medo capisco che il mio discorso da "vecchio" capitalista possa suonare strano e non essere condivisibile. Ma sinceramente, sebbene l'anelito ad un mondo retto da energie rinnovabili e massima efficienza nella gestione della res pubblica (meglio se governato da una AI) non mi manchi, penso che la società capitalista come l'abbiamo intesa dal dopoguerra ad oggi sia ancora lunghi dal morire. Le risorse sono finite ma c'è ne è ancora, e verranno sfruttate se non da noi dai paesi emergenti.
La società in toto non è pronta per un cambiamento come quello che spesso qui si auspica. La storia ci insegna che certi cambiamenti avvengono in conseguenze solo di catastrofi, guerre o rivoluzioni. Altrimenti la gente preferisce lo status quo imposto dall'alto.
@10
La famosa "domanda". Visto che quando parliami di petrolio, nonostante gli usi sintetici e plastici, soprzattutto parliamo di una fonte energetica sotto forma di carburante, la domanda attuale è ben maggiore di 90 milioni di barili al giorno... Pensateci bene, la domanda è strettamente correlata in realtà alla potenza installata in tutto il mondo, fate conto al nostro tipo di modello di sviluppo e riflettete: già oggi, per far funzionare correttamente tutto il sistema economico ma anche istituzionale e sociale, quindi ri-aprire gli ospedali e le fabbriche ancora chiuse, riaccendere i macchinari spenti per fallimento, riaccendere bruciatori, caldaie, gruppi elettrogeni di qua e di là vorrebbe dire forse un consumo mondiale pari a 140 o 150 milioni di barili al giorno.
Quello che contesto di questi studi sulla domanda petrolifera è che sono falsi e falsati, adagiati esattamente sulla offerta possibile e sulla produttività industriale (petrolifera) possibile.
In un mondo che sa produrre 120 milioni di barili di petrolio al giorno, con riserve disponibili forse 5 o 6 volte maggiori a quelle mai stimate, Detroit non sarebbe mai stata abbandonata, Alfa Romeo, Lancia, Innocenti, non si sarebbero mai unificate in una sola Fiat. Le merci andrebbero tutte su tripli camion da 120 tonnellate.
Non dico assolutamente che sarebbe un mondo migliore, ma diffidate di questi sciocchi studi sulla domanda, quello petrolifero è da decenni un sellers' market in cui la domanda è assolutamente schiava ed analizzabile solo a posteriori (ed anche nei posteriori, dei buyers).
Magari aumentasse la domanda a 92milioni di barili.
Obbligherebbe i paesi OPEC a scoprire le carte e dimostrarare se sono o meno in grado di fornire petrolio a tutti, che' di dietrologie saremmo anche stufi.
88,1 e 89,1 milioni di barili al giorno, ovviamente
@5
Più petrolio prodottto globalmente non vuol dire più occupazione. Ed in ogni caso la produzione stagna da ormai quasi 7 anni, mentre la demografia fa il suo corso ed i motori di milioni di auto vendute dieci o venti anni fa sono ancora pronti a funzionare (certo fare il pieno costa 3-4 volte tanto...).
Più petrolio disponibile per il consumo pro-capite, a volte è stato sinonimo di "più lavoro", ma come ci ricorda Jared Diamond, questo tipo di società capitalistica o pseudo-tale ha confuso la valorizzazione di una risorsa prima estorta alla natura, insieme al lavoro di uomini e macchine per "staccarla" da essa, come il pilone portante di una società.
Quindi, davanti all'ultimo albero l'uomo ha il dilemma: lavorare o lasciarlo dov'è?
Più alberi o più lavoro?
Simile il ragionameto sulle riserve petrolifere. Più rapidamente si estraranno, minore sarà la distribuzione di valore-lavoro, favorente un capitalismo sregolato ed i poteri di oligarchie. Il "dopo" di questa surproduzione è sempre il dramma sociale ed economico, solo che le menzogne aumentano fortemente il danno ed avvicinano i classici problemi delle società umane: battaglie, rivolte e guerre tra comunità rivali e tra comunità e governanti, carestie, malattie. In più si aggiungano gli effetti di cambiamenti imprevedibili del clima regionale o continentale...
Il lavoro scomparirà, soprattutto quello "stabile". La solidità economica svanirà, come concetto. L'unico capitale esistente è quello naturale, il contratto di lavoro le pensioni le carte bancomat il portafoglio titoli sono già dei ricordi che faranno piangere i più tra molto meno di una generazione.
E mi fa sorridere vedere che uno del '78 ragiona come un vecchio che "spera" in un ulteriore progresso consumistico dell'oggi, in barba comunque a generazioni future... Io sono del '79 eh.
@4
Come sempre l'informazione di medo (e di 3-4 altri blogger) è un prezioso completamento di Petrolio e Crisis.
@5
E' questa filosofia, "meglio il qui e ora che il futuro (ormai prossimo)", supportata dalla ricerca sfrenata del profitto, che ci sta portando al collasso della (in)civiltà globale.
E se De VIta dell'UP lancia l'allarme sul grande rischio di default 2011 della produzione di raffinati italiani pari a 3-4 raffinerie (ma anche in Europa), il futuro prossimo è proprio dietro l'angolo...
Ma speriamo ci sia questa ripresa economica. Io non mi lamento direttamente ma penso a quei tanti giovani (tra cui la mia fidanzata) che cercano un lavoro stabile che permetta di costruire con solide basi economiche una nuova famiglia.
E chissene se consumeremo più petrolio. Sinceramente sto iniziando a pensare che è meglio pensare al qui e ora piuttosto che ad astruse seppur affascinanti teorie di devolution. Quando il petrolio finirà ci penseremo, non noi ma chi realmente decide le sorti dell'economia.
C'è un errore sull'Arabia Saudita. Non esiste nessuna prova che stiano aumentando la produzione "reale", ma oltre alle petroliere con prodotto estratto, Aramco dispone di siti di stoccaggio (bunkeraggio), alcuni di questi inaugurati durante il 2010 e riempiti di greggio. Il giacimento Ghawar, 7% della produzione mondiale attuale, è ormai riempito di acqua, svuotato e una parte di quella che è considerata estrazione attuale dal giacimento è estrazione che data di alcuni mesi.
Ricordiamoci che una volta estratto il greggio è stabile per un tempo indeterminato, al contrario del raffinato "vivente" e tendente a ricombinare le sue molecole in modi bizzarri e non propizi ad un uso corretto e che nessuna compagnia garantisce oltre i 6/12 mesi ne' kerosene, ne' benzine, ne' gasoli.
Si', Aramco sta imbrogliando doppiamente. Ma se tutti imbrogliano, allora nessuno imbroglia. Ma qualcuno la paga, la fattura intendo.
@1
Il petrolio ormai contribuisce in minima parte alla generazione di energia elettrica e seppure sul mercato "irrompesse" la fusione fredda (ma ho qualche dubbio in proposito), questo inciderebbe poco sugli effetti generalizzati del picco. L'automobile elettrica? Si è già discusso sul blog e su Crisis di quanto siano insufficienti le risorse per sostituire il miliardo di autoveicoli oggi circolanti nel mondo.
Soprattutto oggi ci nutriamo grazie al petrolio applicato massicciamente all'agricoltura.
Si può mangiare l'energia elettrica?
Tornando al post, fino a che punto i Sauditi potrebbero aumentare la produzione quando hanno l'obbligo di soddisfare una domanda interna sempre più vivace? Una situazione comune a molti altri paesi opec...
...Essenziale e chiaro ; che tipo di quotidiano on line è il Falls-Church News ?
Dove si posono vedere i prezzi aggiornati del greggio ?
Last but not least :non credo molto alla capacità della Cina di svincolarsi rapidamente e decisamente dal suo modello di esportatore a scarso consumo interno : secodo me il primo anno che il PIL cinese scende sotto il 5 % vuo, dire che noi abbiamo perso il treno per reindirizzare risorse alla ricerca e sostenibilità energetica/suoli/filiera corta senza vere lacrime e sangue, altro che cassa integrazione...
Secondo last nut not least : leggevo recentemente nel blog di Kunstler una osservazione molto interessante : la concimazione organica dei terreni, e la biodiversità con specie autoctone, a resa più bassa dei cereali ed altre colture attuali ma a maggiore resistenza a variazioni climatiche e spesso anche con apporto nutritivi di maggior pregio, sono io miglior modo per prepararsi ai primi effetti dll'effetto serra goià visibili : serve una filiera alimentare non massimamente efficiente, che significa anche pericolosamente sensibile a siccità/inondazioni/freddo /caldo, ma con un buon equilibrio fra efficienza e resilienza : anche per questo, la produzione alimentare dei paesi occidnetali che hanno subito la rivoluzione verde è meglio che cali in fretta e guadagni in qualità,sostenibilità e resilienza,appunto...Poi ovviamente c'è il discorso dei GAS...
e se ci fosse una soluzione?
http://sciencebackstage.blogosfere.it/2011/01/fusione-fredda-italiana.html
alle 12:22
marco p.
Qualche dato sicuro che per molti e' scontato ma non e' noto a tutti: il consumo dei paesi emergenti, BRIC (Brasile,Russia,India,Cina) ma non solo, e' in crescita abbastanza sostenuta. Il consumo dei paesi piu' avanzati OCSE tende a diminuire. Le energie rinnovabili sono una alternativa al petrolio e ai fossili gia' relativamente valida nella produzione di energia elettrica e nel riscaldamento mentre il problema maggiore e' rappresentato dal settore trasporti. Nel World Energy Outlook 2010 (sintesi in italiano) l' Iea scrive che "La crescente concentrazione del consumo di petrolio nel settore trasporti e lo spostamento della domanda verso mercati sussidiati limitera' la possibilita' che i prezzi facciano diminuire la domanda, ricorrendo a combustibili alternativi". Che il problema principale sia nel trasporti dovrebbe risultare anche dai dati dei paesi UE verso l' obiettivo 20-20-20, gli obiettivi di energia pulita nella produzione di energia elettrica sono piu' vicini per quasi tutti i paesii mentre rimane lontano l' obiettivo di energia pulita nei trasporti.